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martedì 9 gennaio 2024

È di nuovo Natale

Ieri sera è arrivato il referto della PET: situazione quasi invariata rispetto a quattro mesi fa, con ulteriore riduzione della captazione a livello della costola. La chemioterapia continua a funzionare e impedisce la progressione della malattia.
Oggi ho fatto la visita con l'oncologa: naturalmente si prosegue con la terapia, squadra che vince non si cambia! Giovedì sarò di nuovo a Padova per l'infusione, abbiamo già programmato anche quella di febbraio e in aprile farò di nuovo la PET per rivalutare la situazione.
È arrivato un paio di settimane dopo Natale, le luminarie erano ormai spente e le decorazioni riposte, ma è il regalo più bello che potessimo desiderare: c'è dentro ancora futuro, tempo, strada da fare. Forse, chissà, anche un altro Natale da vivere.

credits: Grimarika (la mia creatrice di sfondi preferita)


La strada di Stefania, invece, si è interrotta il 29 dicembre.
Ci eravamo conosciute venticinque anni fa, collaboravo come consulente per l'azienda di cui era dipendente, abbiamo lavorato benissimo insieme e siamo rimaste in contatto anche dopo il completamento del progetto, passavo sempre a trovarla in ufficio quando ero da quelle parti. Quando si è ammalata, abbiamo continuato a scambiarci messaggi di affetto e incoraggiamento. Le nostre diagnosi di metastasi sono arrivate a pochi giorni di distanza una dall'altra, ma per me c'era ancora la carta della chemioterapia da giocare, mentre lei aveva già esaurito le opzioni terapeutiche nei due anni precedenti.
In uno degli ultimi messaggi, quando la situazione era ormai disperata, le ho augurato tutto il coraggio necessario e tutta la serenità possibile. Spero siano arrivati.



martedì 8 novembre 2022

Prericovero

Il prericovero è stata una faccenda lunga e faticosa.

Avevo messo la sveglia alle cinque e mezza, ma le elettroformiche fantasma, sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, hanno pensato bene di svegliarmi poco dopo le quattro. 
Partenza alle sei e mezza e arrivo in ospedale a Padova poco dopo le sette e mezza, con largo anticipo per avere tempo di trovare parcheggio. Pensavo che a quell'ora sarebbe stato semplice, invece erano già tutti occupati e c'erano alcune auto in attesa, ho dovuto aspettare circa un quarto d'ora, ma alla fine si è liberato un posto anche per me, proprio lo stesso dell'ultima volta, il migliore possibile, vicino all'ingresso.
La rampa di accesso al Policlinico era chiusa per lavori, bisognava percorrere una discesa abbastanza ripida fino al seminterrato e da lì prendere un ascensore.
Seguendo le indicazioni ricevute ho raggiunto facilmente il reparto di chirurgia toracica, al primo piano del Policlinico, dove una delle segretarie (credo quella con cui avevo parlato al telefono, ma non sono sicura) mi ha dato le istruzioni per la giornata:
  1. scendere al day hospital di pneumologia per la spirometria
  2. spostarsi al centro prelievi di via San Massimo per prelievi ed elettrocardiogramma
  3. fare colazione
  4. tornare in chirurgia toracica per il colloquio con il chirurgo, in tarda mattinata
  5. rimanere in chirurgia toracica per il colloquio con l'anestesista, nel pomeriggio
In realtà il mio programma era un po' più complicato, perché dovevo infilarci anche il tampone in vista del ricovero di mercoledì e già che ero lì, volevo fare un salto a chiedere se era pronta la copia della cartella clinica del ricovero per la broncoscopia.
  1. ritirare le prenotazioni in chirurgia toracica
  2. scendere al day hospital di pneumologia per la spirometria
  3. passare in pneumologia a ritirare l'impegnativa per il tampone
  4. tampone al centro tamponi
  5. prelievi ed elettrocardiogramma al centro prelievi di via San Massimo
  6. colazione al chiosco davanti all'ingresso
  7. passaggio allo sportello cartelle cliniche
  8. tornare in chirurgia toracica per il colloquio con il chirurgo
  9. rimanere in chirurgia toracica per il colloquio con l'anestesista



Fate due conti di quanta strada ho dovuto fare, non c'è da stupirsi se adesso sono stanchissima. Per fortuna mi ero fatta accompagnare dalla zia - santa subito! - che mi ha aiutata a portare la documentazione e ha spinto la carrozzina nei tratti in salita.

Memore della precedente esperienza, ho chiesto di poter vedere uno dei bagni del reparto, per capire se fossero presenti tutti gli ausili necessari. Impossibile: non è consentito agli estranei l'accesso alle stanze dei degenti. Ma mi basta dare solo un'occhiata... No, niente da fare.
Idea!  


Non potreste farmi vedere una foto?
Detto, fatto: la segretaria è entrata in una delle stanze, armata di telefonino, e dopo un minuto mi ha mostrato le foto: WC rialzato con maniglioni su entrambi i lati, doccia a filo pavimento con sedile. Ci siamo.

Al punto 2 le prime sorprese: prima di tutto un prelievo arterioso dal polso per l'emogas analisi, piuttosto doloroso e simpatico come un riccio nelle mutande. Poi la spirometria non era quella semplice che conoscevo dalle visite di idoneità sportiva, ma quella globale, articolata su varie prove in condizioni di respiro diverse, più un test della diffusione alveolo/capillare.

Per arrivare in pneumologia ho fatto il giro per via San Massimo: dalla mappa non si vede, ma alcune zone sono rialzate e i collegamenti interni tra le aree ospedaliere a destra e a sinistra di via Giustiniani avvengono tramite sottopassaggi, con pendenze decisamente impegnative per la sedia a rotelle: il giro per via San Massimo è l'unico tragitto senza dislivelli.
Non che sia un percorso particolarmente comodo, tra irregolarità del fondo stradale e capolavori di inaccessibilità: niente rampe per salire o scendere dal marciapiede, peraltro interrotto da un'impalcatura che mi ha costretto a percorrere un tratto di circa 150 metri sulla strada, sperando di non essere investita dalle auto. E vorrei davvero incontrare il genio che ha collocato un cestino dei rifiuti in modo da occupare metà del marciapiede.

  

In pneumologia ho chiesto a che ora devo presentarmi mercoledì. Non si sa, mi chiameranno. Cioè due giorni prima non sai ancora se il ricovero è previsto al mattino o al pomeriggio? Capisco che l'organizzazione di ingressi e uscite sia complessa e con molti fattori di imprevedibilità, ma trovo poco rispettoso lasciare in sospeso i pazienti fino all'ultimo momento, dando per scontato che siano sempre a disposizione, come se il loro tempo non avesse alcun valore.

Al centro tamponi c'erano poche persone in coda, ho fatto in fretta, nonostante un imprevisto: ho scoperto di non avere con me la tessera sanitaria. Renato l'aveva presa qualche giorno fa per ritirare i miei rifornimenti di medicinali in farmacia e si era dimenticato di rimetterla a posto, nel mio portafoglio. Fortunatamente hanno accettato la carta d'identità elettronica.

Altre sorprese al punto 5: oltre alle analisi del sangue, era previsto anche l'esame delle urine e mi hanno consegnato il contenitore da riempire. A saperlo prima avrei potuto raccogliere il campione a casa, dove so come organizzarmi. In un bagno privo di piani per appoggiare il contenitore, mi ha salvato ancora una volta la presenza della zia. Santa subito l'ho già detto?
Mentre aspettavo il mio turno, ho dato un'occhiata all'elenco degli esami: fattori di coagulazione, parametri epatici e renali, glicemia, elettroliti, controllo del gruppo sanguigno, in caso dovessero servire trasfusioni, epatite, tampone retta... COSA?!? 
Ebbene sì: non solo mi hanno cavato il sangue, un sacco di provette, ma ho dovuto mettere a disposizione anche il mio posteriore. Devo riconoscere però che le infermiere sono state bravissime, sia quella che ha dei prelievi, che ha centrato perfettamente la vena, senza provocarmi ematomi, sia quella del tampone rettale, eseguito con grande delicatezza. 

Pausa rigenerante al punto 6, con un toast per rompere il digiuno, poi di nuovo verso il Policlinico. Sosta allo sportello cartelle cliniche, la mia non è ancora pronta, e ritorno in chirurgia toracica, dove un giovane specializzando ha raccolto tutte le informazioni relative alla mia storia clinica e mi ha illustrato l'intervento previsto.
Sarà asportato tutto il lobo medio destro. COSA?!?


Io pensavo che togliessero solo l'area del nodulo... 
Ma secondo il chirurgo non c'è da preoccuparsi, il lobo medio è piccolo, circa un quinto del volume del polmone, con una modesta perdita di funzionalità respiratoria che l'organismo sarà in grado di compensare, e potrò proseguire l'attività sportiva. Meno male!

Questo tipo di intervento viene di solito eseguito in toracoscopia, una tecnica poco invasiva che si esegue con tre tagli relativamente piccoli, richiede una degenza di 5/7 giorni e tempi di recupero contenuti.


Solo in rari casi, circa il 4%, questa metodica risulta insufficiente ed è necessario ricorrere alla toracotomia, con un taglio chirurgico molto più grande e l'apertura delle costole, ricovero più lungo e diversi mesi di convalescenza. Spero di rientrare nell'altro 96%.

Un paio d'ore di attesa, poi è toccato all'anestesista, anche lui un giovane specializzando, che ha raccolto informazioni, con particolare attenzione alle trasfusioni ricevute e alle precedenti reazioni alle anestesie (che si possono riassumere in due parole: nausea e vomito).
Mi ha poi spiegato le possibili tipologie di anestesia: anche da questo punto di vista l'intervento in endoscopia risulta più leggero, perché richiede tempi più brevi e permette l'utilizzo di procedure con meno effetti collaterali. Quel 96% appare sempre più attraente.

Concluso finalmente l'iter, abbiamo recuperato l'auto e siamo tornate a casa.
Nel complesso sono soddisfatta: la concreta possibilità di un intervento in endoscopia rende tutta la faccenda meno complicata di quanto temessi. Sono ovviamente consapevole che si tratta comunque di un intervento importante e c'è sempre la possibilità che qualcosa vada storto. 
Ma, ancora una volta, scelgo di sperare

domenica 15 maggio 2022

Vittorie

La settimana appena trascorsa è stata particolarmente intensa, fisicamente ed emotivamente, e ho vinto alcune cose molto speciali.



Una medaglia che per me vale oro, ma l'esperienza del Campionato Italiano di sitting volley mi ha regalato cose ancora più preziose: l'accoglienza della squadra di Cesena, le persone splendide che ho conosciuto, tante grandi atlete, ma soprattutto tante grandi donne, l'orgoglio di aver partecipato a un evento sportivo di altissimo livello, la possibilità di scendere in campo con le atlete che fino a qualche settimana fa ammiravo in televisione, l'abbraccio finale con Monica, la nostra coach, abbondantemente annaffiato di lacrime di gioia e gratitudine per aver avuto la possibilità di vivere questa straordinaria avventura.


Non è tutto.
Lunedì avevo le visite di controllo a Padova: e ho vinto ancora. Mi hanno allungato da tre a quattro mesi l'intervallo tra i controlli di follow up oncologico, e vuol dire tanto: non solo più tempo per riprendere fiato e smaltire gli effetti della TAC con contrasto, ma anche un segno di fiducia e speranza, condiviso sia dall'oncologa che dall'ortopedico. I prossimi controlli saranno a settembre, posso rilassarmi per tutta l'estate!

E allora possiamo finalmente pensare di nuovo a una settimana di vacanza, la prima da... ho dovuto andare a controllare, non me lo ricordavo: l'ultima è stata nel 2013, nove anni fa. Poi ci sono stati solo brevi intermezzi: il weekend a Londra nel 2017, tre giorni a San Candido nel 2018, il fine settimana per il matrimonio in Piemonte lo scorso anno.
Il nuovo lavoro di Renato non lo vincola più alle ferie obbligate in agosto, che lui è ben felice di lasciare ai colleghi: ci siamo presi una settimana a fine giugno e nei prossimi giorni decideremo in quale parte dell'Alto Adige andare a ricaricarci.


Come sempre, non vinco solo cose belle. Continuano gli attacchi feroci di formiche fantasma, da circa un mese sono terribilmente aggressive e purtroppo ho perso qualcosa di molto prezioso: la signora che mi faceva le pulizie ha dovuto lasciare il lavoro per problemi di salute. Come sempre, mi rimbocco le maniche e vado avanti.

venerdì 18 marzo 2022

Fate partire la ola!

Ho aspettato di avere in mano il certificato medico che autorizza il mio ritorno in campo dopo il Covid per l'annuncio ufficiale, ma adesso ci siamo: ho fatto la visita stamattina e l'ho superata con lode, con una prestazione da sforzo nettamente migliore rispetto alla prima visita, senza dubbio grazie all'impegno di questi mesi di allenamento. 

Sarò quindi in campo in panchina nel campionato italiano di sitting volley femminile 2022 con le straordinarie ragazze del Volley Club Cesena 


Sarà un'occasione per imparare da atlete molto più forti di me e per vivere un'esperienza sportiva meravigliosa, che solo pochi mesi fa non avrei mai nemmeno osato immaginare.

La prima fase si giocherà in forma ridotta perché una delle squadre del girone purtroppo si è ritirata. Ci sarà dunque solo un weekend di gare a Cesena, nella palestra Collodi in Via Recoaro 77:
  • sabato 2 aprile ore 17:30 Cedacrì SV GiocoParma - Volley Club Cesena
  • domenica 3 aprile ore 10:00 Cedacrì SV GiocoParma - Volley Club Cesena
  • domenica 3 aprile ore 13:00 Volley Club Cesena - Cedacrì SV GiocoParma
Il ritiro della terza squadra del girone ci qualifica automaticamente per la fase successiva, la Final Six che si giocherà nel fine settimana 6-8 maggio, in località ancora da definire.

Cioè, vi rendete conto?
Parteciperò alle finali nazionali del campionato italiano di sitting volley!!!
Sarò in panchina perché tutte le altre ragazze della squadra sono nettamente più forti di me (e anche più giovani, più magre, più esperte, più veloci...), ma ci sarò. Ed è una gioia immensa.

Venite a fare il tifo?


lunedì 20 dicembre 2021

Leggeri

La visita con il Dott. Prof. Prim. Ort. Chir. Onc. ha aperto spiragli di luce oltre le aspettative.
L'oggetto misterioso più grande è stato liquidato - letteralmente - come versamento, una raccolta liquida, l'ennesima "palla" nella mia pluriennale carriera di paziente chirurgica.
Al nuovo nodulo invece è stata dedicata maggiore attenzione, ma dopo aver esaminato le immagini e ispezionato direttamente il moncone, il professore ritiene che possa corrispondere a una protuberanza sulla cicatrice, un "bottoncino" che ho fin da quando mi sono stati tolti i punti dopo l'intervento e che non si è mai modificato da allora. Potrebbe dunque trattarsi di una formazione completamente innocua.
Per sicurezza, il professore ha richiesto una nuova TAC da fare tra circa un mese, ma mi ha detto di stare tranquilla. Obbedisco!
E qui ci sentiamo tutti molto, molto più leggeri.





P.S. ancora una volta grazie Betta e tu sai perché!

domenica 8 agosto 2021

Un'altra Olimpiade


La fiamma di Tokyo si è spenta, ammainata la bandiera a cinque cerchi: cala il sipario sui Giochi della XXXII Olimpiade.
Un'edizione realizzata con un immane sforzo collettivo di migliaia di persone che si sono date da fare per superare enormi difficoltà organizzative e logistiche, adattandosi a situazioni inedite e spesso sgradevoli. Ricorderemo i posti vuoti dello stadio olimpico, l'eco che rimbalza sulle gradinate deserte dei palazzetti, i volti nascosti dalle mascherine. Ma grazie alla collaborazione di tutti, abbiamo qualcosa da ricordare, e non è poco.



Nelle ultime due settimane ho sfruttato selvaggiamente lo smart working, che non è solo telelavoro, ma lavoro agile, flessibile. Ho portato a termine tutte le mie incombenze tra una gara e l'altra in orari talvolta assurdi, mi sono alzata nel cuore della notte, ho dormito a intermittenza sul divano.
Ho preparato e aggiornato giorno per giorno il mio calendario delle gare, perché nessuno di quelli disponibili on line era adeguato alle mie esigenze. Ho seguito più di 25 discipline sportive, sfruttando appieno la pay TV che offriva - finalmente - la possibilità di visualizzare quasi ogni singola gara. Ho corso, saltato, lanciato, nuotato, cavalcato, pedalato, tirato, volteggiato, sparato, palleggiato, remato, combattuto... Ho vinto e ho perso. Mi sono divertita, incuriosita, emozionata, entusiasmata, avvilita. Ho esultato e sofferto.
È stato bellissimo.



Ho vissuto un'altra Olimpiade: è una grande vittoria. 



Posso sognare ancora.


mercoledì 7 aprile 2021

Avanti ancora

Anche questa TAC è andata bene, nessuna variazione rispetto alla precedente.
L'attesa questa volta è stata brevissima, esame al mattino e referto nel primo pomeriggio, l'apprensione non ha avuto nemmeno il tempo di iniziare a salire, bene così. 
Non era scontato, non è mai scontato, la recidiva è sempre una possibilità molto concreta. Per questo ogni controllo è un'incognita, ogni esito favorevole un dono da accogliere con entusiasmo e gratitudine e da festeggiare come si può, in questo periodo di isolamento.
Niente feste, niente abbracci, ma tanti messaggi e telefonate che scaldano il cuore. E una merenda con tè verde e una fetta di semifreddo al pistacchio, mentre iniziano a formarsi idee e progetti, ancora confusi nella sonnolenza indotta dall'antistaminico, ma pieni di futuro e di speranza.


È passato un anno e mezzo, si va ancora avanti.

mercoledì 6 gennaio 2021

Godersi la vita

Sono stata lontana dal blog per qualche giorno perché ero molto impegnata a godermi la vita, letteralmente. In questo periodo festivo, con più tempo libero a disposizione, ho apprezzato particolarmente il semplice fatto di essere viva e di stare (quasi sempre) bene.

Ho assaporato ogni minuto di benessere, e sono stati tanti. Mi sono incantata a guardare l'albero di Natale sbrilluccicante e a rivedere la saga di Harry Potter. Ho passato ore sul divano con Renato a seguire in TV film e programmi di cucina. Mi sono intenerita abbracciando Ettore e tuffando il naso nel pelo morbido di Fergus, mi sono persa mille volte negli occhioni dolci di Penny, ho sentito ogni notte il calore di Aki acciambellato dietro la mia gamba, ho sorriso alle pose buffe di Edison, sono rimasta rintanata fino a tardi sotto al piumone con Matilde. Ho bevuto tanto tè e mangiato meno pandoro di quanto avrei voluto. Ho cucinato cose buone.


Ho sopportato con filosofica pazienza i momenti di disagio, mi sono rassegnata ai farmaci per superare qualche notte di troppo infestata dalle elettroformiche, ho accettato i miei limiti con una buona dose di stoicismo.
Mi sono tenuta lontana da polemiche e discussioni. Ho ascoltato e osservato, in silenzio, una società in cui le difficoltà legate al coronavirus amplificano le polarizzazioni ed evidenziano gli estremi, facendo risaltare, in modi diversi, le persone straordinarie e quelle meschine. 

Ho lavorato nei giorni feriali e un po' anche il giorno di Natale, perché non può essere festa se una famiglia rimane al freddo.
Mi sono fermata ogni tanto senza fare nulla, solo ad ascoltare il tempo che passava, ma senza per questo perderlo, gustandone invece ogni minuto.
Ho vissuto intensamente pur senza muovermi da casa, perché sono così ricca, che non ho bisogno di uscire per sentirmi viva. Posso mangiare quando ho fame, bere quando ho sete, dormire (quasi sempre) quando ho sonno, curarmi quando sto male, scaldarmi se fa freddo. Ho qui con me Renato e i gatti. Posso leggere, scrivere, giocare, navigare in rete, guardare la televisione. Ho la fortuna di vivere in un'epoca in cui la tecnologia mi permette di mantenere i contatti con le persone care anche senza incontrarle di persona. Posso addirittura fare acquisti senza muovermi dal divano. 
Sono immensamente grata per tutto questo. 


Provo grande tristezza per coloro a cui il virus ha portato via familiari e amici, per chi è separato dai propri affetti e ha dovuto trascorrere queste settimane da solo, per chi ha perso il lavoro e si trova in condizioni economiche difficili. A tutti loro auguro di trovare la speranza.

lunedì 21 dicembre 2020

Solstizio d'inverno

21 dicembre, solstizio d'inverno: un giorno che amo particolarmente, che per me ha sempre avuto un significato speciale: è la fine del percorso verso l'oscurità e l'inizio di quello verso la luce. 
È il giorno della speranza, in cui si guarda al futuro.


E quando proprio il giorno del solstizio d'inverno arriva il referto della TAC che dice che va tutto bene, il futuro appare luminoso e pieno di promesse.

lunedì 2 dicembre 2019

Bilanci

È passato un mese dal mio ritorno a casa, e domani saranno tre mesi dall'intervento, è tempo di fare un primo bilancio.


Innanzitutto sto piuttosto bene, considerata la situazione.
Percepisco ancora l'arto fantasma con molta precisione, ma fa meno male, a volte quasi niente. Ho anche elaborato una teoria neurologica casalinga: credo che al risveglio il cervello faccia l'appello delle varie parti del corpo. Se rispondono correttamente, non succede niente, se invece arrivano segnali non coerenti, il cervello li interpreta come pericolo e li trasforma in allarme, cioè dolore. I segnali che arrivano dal mio moncone sono alterati e strani, probabilmente è per quello che a ogni risveglio si diffonde un'ondata di dolore nella coscia fantasma e considerato che mi sveglio almeno 4/5 volte per notte, non è divertente, ma pazienza, dura solo una decina di secondi per volta.
L'esercito delle formiche ha smobilitato diversi battaglioni, ora sono meno aggressive: arriva ancora qualche morso cattivo, di quelli che mi fanno guaire per il dolore, ma la frequenza è notevolmente diminuita, più o meno un paio ogni ora rispetto ai dieci di un mese fa o ai quaranta di due mesi fa. E senza antidolorifici né antiepilettici.
Tuttavia sono ancora ostaggio di una fastidiosa quantità di farmaci e integratori: alcuni servono per prevenire ulteriori attacchi neurologici o cardiaci e li rivaluteremo dopo le visite di controllo, altri per supplire a carenze che ancora non riesco a compensare con l'alimentazione, pur mangiando ormai di tutto (anche troppo!). Le ultime analisi del sangue erano abbastanza buone, ma l'emoglobina è ancora un po' bassa, e allora avanti con il ferro due volte al giorno. Invece il potassio era ben più che sufficiente, ho dimezzato la dose e tra una decina di giorni farò un altro controllo per capire se posso andare avanti così o addirittura eliminarlo del tutto.

Ci sono tante, tantissime cose che non posso più fare, alcune molto visibili, come camminare senza ausili, altre meno evidenti ma altrettanto limitanti, come usare un bagno privo di maniglioni o sostegni di altro tipo. Però mi muovo agevolmente con il deambulatore, la carrozzina o le stampelle e riesco a essere abbastanza autonoma nelle attività quotidiane.
Dipendo da altri per molte cose: ho bisogno dell'aiuto di Renato per tante incombenze domestiche, dei miei autisti per gli spostamenti (a proposito: grazie, grazie, grazie e ancora grazie!), dei colleghi per le attività che non è possibile svolgere in telelavoro, ma mi arrangio per quelle indispensabili e posso restare sola in casa anche per tutta la giornata.
Le uscite teatrali sono state l'occasione per saggiare la mia resistenza e scoprire che va meglio del previsto, sono riuscita a stare anche sei ore fuori casa adottando uno stratagemma tanto semplice quanto efficace: ogni venti/trenta minuti mi alzo per un po' dalla sedia a rotelle per dare sollievo a schiena e glutei. Spero che il cuscino sagomato di cui l'USSL ha appena autorizzato l'acquisto possa aiutarmi ulteriormente a rendere più confortevole la seduta. Intanto posso comunque affrontare un'uscita al ristorante o al cinema.
Reggo bene il lavoro da casa, credo che dal mese prossimo potrei anche andare in ufficio almeno mezza giornata alla settimana, se qualcuno mi viene a prendere e poi mi riporta a casa.
Continuo con profitto le sedute di fisioterapia, sempre tanto faticose ma davvero utili; credo che sarà opportuno prevedere dei richiami periodici, magari un paio di volte all'anno, perché alcuni degli esercizi non si possono riprodurre a casa, altri richiedono assistenza e molti non mi verrebbero mai in mente, senza la fisioterapista a suggerirli. Per esempio, avreste mai pensato che potessi fare questo?


Stamattina ho fatto la TAC e la prossima settimana ho le visite di controllo con oncologa e ortopedici. Non voglio nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi che qualcosa non vada, ho davvero bisogno di una tregua, possibilmente molto lunga. 
La mia qualità di vita nel complesso è buona e voglio godermela, almeno per un po'. Ho voglia di guardare avanti, di fare progetti con un orizzonte un po' più lungo di un mese, di prendere due gatti, di pensare a un "dopo".
Sono soddisfatta dei risultati che ho raggiunto in questi mesi e mi spaventa l'idea di perdere troppo presto quello che sono riuscita a costruire con tanta fatica e tanto dolore.

venerdì 29 novembre 2013

Facciamo i conti

Meno male che sono ingegnere, quindi un minimo di matematica dovrei conoscerla! Però chiunque può confermare che quando mi chiedono in cosa sono laureata, rispondo che sono ingegnere elettronico, ma non professo.
A marzo ho festeggiato i cinque anni liberi da malattia. Che magicamente, a ottobre, sono diventati sei e mezzo.
Da dove è spuntato quell'anno in più? Mistero!(*)
E mica me ne sono accorta subito, noooo! Mi ci è voluto quasi un mese per realizzare che 2013 meno 2008 fa cinque e non sei.
Ecco, intanto vado a correggere il post del 30 ottobre, da sei e mezzo a cinque e mezzo, perché con un errore del genere la sufficienza proprio non me la merito.

Ho fatto due conti anche con l'oncologo, oggi.
La visita era prevista due settimane fa, ma era stata rinviata perché il medico era assente, quindi tutti i pazienti di quel giorno sono stati ridistribuiti tra giovedì scorso e oggi e questo ha fatto aumentare a dismisura i tempi di attesa, già solitamente lunghi: sono entrata in ambulatorio più di tre ore dopo l'orario dell'appuntamento.
Ero ben attrezzata con e-reader e tablet perché conosco bene il mio oncologo, so che è sempre in ritardo con le visite, soprattutto quelle previste in tarda mattinata e non perché sia poco efficiente: semplicemente, lui dedica ad ogni paziente tutto il tempo necessario.
Visibilmente soddisfatto, ha preso visione dei risultati degli ultimi esami e ha sottolineato che mi trova veramente bene, nonostante ci sia sempre una punta di preoccupazione per la palla, che negli ultimi controlli sembra leggermente aumentata di volume. Non è soltanto lui, praticamente tutti i medici che mi hanno visitata in questi anni hanno storto un po' il naso di fronte a questo corpo estraneo che potrebbe diventare fonte di future complicanze. Radiologi, ginecologi, chirurghi, ortopedici... forse gli unici che non hanno detto nulla sono stati l'otorino e l'oculista, ma tutti gli altri mi hanno chiesto se non abbiamo tentato di eliminarla. Sì, abbiamo tentato. E no, non ha funzionato.

Mi ha fissato il prossimo controllo tra sei mesi. Pensavo che passati i cinque anni mi avrebbe concesso una libera uscita un po' più lunga, ma evidentemente preferisce essere prudente e tutto sommato mi va bene così, sono più tranquilla anch'io.
Gli ho chiesto conferma del fatto che il mio follow-up durerà dieci anni. Sembrava quasi in imbarazzo, forse pensava che dopo cinque anni io mi aspettassi di aver finito e fossi delusa, così mi sono affrettata a rassicurarlo. "Guardi, lo so che i sarcomi sono piuttosto insidiosi ed è meglio controllarli un po' più a lungo rispetto ad altre forme tumorali...". Ma avevo frainteso.
Il suo disagio nasceva dal dovermi comunicare che anche se va tutto bene, il mio follow-up durerà più di dieci anni.
Forse per via della recidiva o forse perché ho partecipato ad una sperimentazione clinica e vogliono monitorare la situazione più a lungo, fatto sta che hanno in programma di continuare a tenermi sotto controllo ancora per molto tempo. Prospettiva che tutto sommato mi pare accettabile, dato che implica che io viva ancora per "molto tempo".
La visita si è conclusa con una prova concreta dell'attenzione del medico verso di me. Nonostante in tutti i documenti clinici io sia identificata come Lazzarini Camilla, nella comunicazione per il mio medico di base l'oncologo ha scritto La sig.ra Lazzarini Mia. Perché lui ascolta. Ascolta sul serio, presta attenzione a ciò che gli viene detto. Magari può dimenticare i dati della cartella clinica, ma si ricorda di quello che gli racconto di me, del lavoro, dei miei hobby... E si ricorda del mio nome, quello vero.


(*) Ma che mistero d'Egitto! Lo so benissimo da dove arriva quell'anno in più: suo padre si chiama Ottimismo e sua madre Speranza.


mercoledì 2 ottobre 2013

Auguri non convenzionali

Carissima amica,
Da quando le nostre strade si sono incrociate, prima virtualmente e poi anche di persona, hai conquistato un posto speciale nel mio cuore.
Ora più che mai i miei pensieri corrono a te, ogni giorno, più volte al giorno.
Non sono credente, lo sai. Se credessi ai miracoli, ne chiederei uno per te, con tutte le mie forze, invece l'unica cosa che riesco a fare è esserti vicina con il pensiero e soprattutto con il cuore.

Vorrei poterti augurare una lunga vita piena di salute, ma sarebbe una presa in giro.
Allora voglio mandarti un augurio diverso, uno di quelli che le persone "normali" non fanno mai, perché non sta bene parlare di certe cose.
Ma tu sei molto di più di una persona normale, lo dimostri ogni giorno, e io sono sicura che capirai.

Ti auguro braccia forti per sorreggerti.
Ti auguro mani premurose per spostare ogni ostacolo che disturba i tuoi passi.
Ti auguro sorrisi, intorno a te e dentro di te
Ti auguro serenità e pace.
Ti auguro un cammino lieve e pieno di luce.
Ti auguro tanto, tanto amore per accompagnarti fino in fondo.


giovedì 21 marzo 2013

Metodo scientifico e interrogazioni di anatomia

Il metodo scientifico, applicato con rigore per la prima volta da Galileo Galilei, consiste nel raccogliere evidenze sperimentali ed utilizzarle per formulare, dimostrare o smentire ipotesi e teorie.

Proviamo ad applicarlo alle reazioni avverse che ho manifestato in occasione delle Risonanze Magnetiche Nucleari (RMN).
  • quando mi hanno infuso sia il mezzo di contrasto che il Buscopan senza premedicazione (il trattamento preventivo per le allergie a basa di cortisone e antistaminici) mi sono ricoperta di grosse chiazze rosse e gonfie su spalle, braccia, torace e addome: robe che la Pimpa al confronto mi fa un baffo
  • quando mi hanno infuso sia il mezzo di contrasto che il Buscopan con premedicazione sono comparse alcune chiazze rosse
  • quando mi hanno infuso solo il Buscopan, senza mezzo di contrasto e senza premedicazione, sono comparse le chiazze rosse
  • quando mi hanno infuso solo il mezzo di contrasto, senza Buscopan, e con premedicazione (cioè l'altroieri), non sono comparse le chiazze rosse
L'ipotesi che il gadolinio sia innocente e che le macchie rosse siano da imputare unicamente al Buscopan mi pare sempre più ragionevole. Una rigorosa applicazione del metodo scientifico richiederebbe un'ulteriore verifica sperimentale, cioè l'infusione del solo mezzo di contrasto, senza Buscopan né premedicazione: chissà se la prossima volta mi lasciano provare.

Di Galileo, della scienza e delle mie macchie da dalmata in Technicolor vi importa poco o nulla e vorreste sapere com'è andata la risonanza? Be', vorrei saperlo anch'io, ma dovrò aspettare la metà della prossima settimana.

Intanto però stamattina ho avuto un'esperienza introspettiva straordinariamente interessante ed istruttiva.
Ricordate quando parlavo di guardarsi dentro? Ecco, oggi ho avuto la possibilità di farlo, e con una guida davvero squisita.
Era la prima volta che incontravo questo radiologo, ma mi ha fatto subito un'ottima impressione per la cortesia e l'attenzione che mi ha rivolto mentre si informava sulla mia storia clinica.
Deve avermi inquadrata subito come paziente curiosa, perché appena mi sono stesa sul lettino per l'ecografia, ha girato il monitor verso di me, affermando con sicurezza: "Lei vuole vedere". Sgamata subito...
Non si è limitato a lasciarmi guardare, ma ha instaurato un dialogo, fatto di spiegazioni ma anche di domande: "Ecco, questo è il fegato. Vede come appare chiaro? È per via della steatosi, la presenza di goccioline di grasso. Un fegato normale avrebbe un'immagine più scura, simile a questo che è...?"
"Il rene?"
"Esatto. Ora sposto un po' la sonda per esaminare un altro organo che si trova a ridosso del fegato..."
"Cistifellea? Pancreas?"
"Il secondo, brava. Ha forma allungata e questa è la coda".
E via così. Ha esaminato scrupolosamente il mio addome, spiegandomi passo passo tutto quello che veniva visualizzato sul monitor e interrogandomi di tanto in tanto sui nomi e le posizioni degli organi interni.
Abbiamo esplorato la milza, seguito l'aorta e le sue biforcazioni, perché - mi ha spiegato - bisogna esaminare con particolare attenzione i linfonodi vicino ai grandi vasi sanguigni. Ho dovuto distogliere lo sguardo dal monitor per un po' quando mi sono girata sul fianco, ma ha continuato a raccontarmi quello che vedeva. È stato davvero illuminante, finalmente sono riuscita a cogliere almeno alcuni degli elementi oggettivi di un'ecografia, a dare un senso a quelle macchie indistinte che agli occhi di chi non è addetto ai lavori possono far sembrare il lavoro del radiologo quasi più vicino alla stregoneria che alla scienza.

Sulla palla ha avuto un'esitazione: gli avevo spiegato che c'era un linfocele, ma credo non se l'aspettasse così grande: per farsi spazio, ha spostato la vescica, l'utero e i grandi vasi iliaci. Per spiegarmi cosa intendeva, mi ha fatto confrontare l'immagine della parte sinistra, in cui i vene e arterie sono al loro posto, con quella destra, evidenziata dall'ecodoppler, dove sono evidenti lo spostamento verso il basso e la compressione esercitati dalla palla con conseguenti... "Formicolii, problemi di circolazione e parestesie" ho concluso io.
Sempre con assoluta delicatezza, mi ha fatto notare lo spessore del mio strato di grasso addominale, indicandomi quale dovrebbe essere in condizioni normali. No, non ve lo dico quanto ne ho in più, ma fidatevi: è troppo!
Ha preparato il referto subito dopo l'esame e me l'ha consegnato dopo pochi minuti. Probabilmente la procedura di invio a domicilio che era stata introdotta qualche mese fa, oltre ad essere sgradita ai pazienti, non ha migliorato l'efficienza (e come avrebbe potuto, dato che introduceva attività aggiuntive?): spero sia stata abbandonata definitivamente.

Tutto a posto, nessuna anomalia, niente di preoccupante.
Per completa tranquillità devo aspettare l'esito della radiografia al torace e della risonanza, però a questo punto sono decisamente ottimista.

PS: Rita, avevi ragione: dalle stalle di ieri alle stelle di oggi...

giovedì 4 ottobre 2012

Grazie, ma basta!

Stamattina ho concluso il giro dei controlli semestrali con la visita dall'oncologo, praticamente una formalità, dato l'esito degli esami precedenti.
Quasi tre ore di attesa per una chiacchierata di un quarto d'ora, in cui ho infilato il resoconto di tutti gli eventi relativi alla mia salute degli ultimi sei mesi: le visite e gli esami di controllo, i problemi con la schiena, l'infezione, la palla... Robe che a sentirle da fuori uno si poteva figurare che in ambulatorio ci fosse una novantenne evasa da una casa di riposo.
Ma ho riferito anche buone notizie: che sto bene, innanzitutto. E che gli effetti della radioterapia sui nervi della gamba destra si sono ulteriormente attenuati, in barba alle previsioni del chirurgo che aveva stimato circa un anno di tempo per i miglioramenti, dopodiché la situazione si sarebbe stabilizzata.
Un rifornimento di impegnative per la prossima volta e l'appuntamento esattamente tra sei mesi.
Arrivederci e grazie: sono ufficialmente in libera uscita!

Sono certa che qualcuno di voi in questi giorni ha pensato a me molto intensamente, che mi ha trasmesso vibrazioni positive eccetera, eccetera...
Ecco, io vi sono molto grata di tutti questi pensieri, sinceramente. Però adesso, per favore, rivolgeteli altrove. Non vorrei sembrare scortese, ma mi fischiano le orecchie.


No, non è un modo di dire: si chiama acufene, ne soffro in modo più o meno discontinuo da quasi un anno (ne avevo parlato qui) e da ieri pomeriggio si è riacutizzato in modo fastidiosissimo, pare di avere una pentola a pressione nell'orecchio.
Quindi, siate gentili, ora pensate ad altro.

Per esempio, pensate a lei.

martedì 18 settembre 2012

Ancora un po' di panico... e poi basta!

Stamattina sono andata a fare l'ecografia addominale di controllo.
Ieri avevo talmente tanti impegni, per lavoro e per diletto, che la giornata è passata senza lasciarmi il tempo di rimuginare troppo sui miei malanni, quindi me la sono cavata solo con tanto bruciore di stomaco.

Stanotte ho dormito come un sasso e quando è suonata la sveglia ci ho messo un po' a svegliarmi; credo di essermi resa conto oggi per la prima volta che la sveglia del mio cellulare in realtà è una musica, non una semplice serie di bip: in tre anni non mi era mai capitato di ascoltarla tanto a lungo come stamattina.

Un po' di tensione durante il viaggio verso il CRO, ma soprattutto un momento di panico quando ho consegnato l'impegnativa allo sportello: "Le arriverà il referto a casa per posta".
"COME PER POSTA?!? I referti delle ecografie si consegnano SUBITO!"
"No, li mandiamo a casa per posta."
E io dovrei tenermi addosso questa tensione ancora per chissà quanti giorni?
Evidentemente sì.

Piuttosto mogia, sono andata in sala d'attesa.


L'ecografia va fatta con la vescica piena, quindi mi avevano raccomandato di bere abbondantemente prima dell'esame. Come se ce ne fosse bisogno: la mia vescica è già piena molto più spesso di quanto vorrei... Ma è noto che qualsiasi fenomeno indesiderato tende a non verificarsi proprio l'unica volta che ne avresti bisogno, così, per non correre rischi, durante il viaggio in macchina avevo comunque bevuto un bel po'. Per fortuna mi hanno chiamato puntualmente all'ora prevista, altrimenti non avrei retto...

La dottoressa mi è parsa molto scrupolosa. Prima dell'esame aveva letto la mia cartella e ha scandagliato accuratamente la mia pancia in lungo e in largo, scusandosi per il disagio quando premeva un po' di più con la sonda, prima di concludere: "Tutto a posto, ci vediamo al prossimo controllo".

Adesso posso anche aspettare che arrivi il referto a casa.
Intanto devo programmare un viaggetto a Montecatini per i primi di ottobre...

mercoledì 13 giugno 2012

Pensare oltre

Dopo il saggio di fine anno del corso di lettura interpretativa, ho iniziato a sfogliare il programma dei corsi 2012-2013 e mi sono ritrovata a valutare, scegliere, programmare...
E poi mi sono resa conto che stavo pensando alla prossima stagione, ai corsi che iniziano a ottobre, tra quattro mesi e mi è sembrato così strano! Non sono più abituata a pensare in là nel tempo, a proiettare la speranza oltre il prossimo controllo.
Però sapete una cosa?
È stato bello.

giovedì 15 marzo 2012

Torna a casa, Cistie!

È tornata!
La mia colecisti è di nuovo al suo posto, lo so per certo: l'ho vista sul monitor.
In occasione dell'ecodoppler del collo ho fatto presente l'anomalia al radiologo che, comprensibilmente imbarazzato per l'errore, ha ricontrollato, rilevando la presenza della sacca biliare, bella, pulita, senza segni di calcoli né altre anomalie.
Son contenta, perché se proprio doveva mancare qualcosa dal mio addome, era moooolto meglio perdere la palla!
E già che ci siamo, anche le mie carotidi sono pulite, nessun segno di placche né tantomeno ostruzioni che possano giustificare il fischio all'orecchio, che a questo punto entra a far parte della famiglia, come un ospite indesiderato che non si riesce a mandar via. Per fortuna almeno non puzza.

Stamattina ho portato tutto l'armamentario di referti all'oncologo che era visibilmente felice e soddisfatto per l'andamento del follow up e mi ha concesso altri sei mesi di libertà vigilata. Abbiamo programmato una ecografia di controllo poco dopo la metà di settembre, così teniamo d'occhio pure la steatosi fantasma, e la visita oncologica a inizio ottobre. Punto e basta.
Niente risonanza né TAC, già fissati gli appuntamenti, per sei mesi non ci penso più.

E sapete una cosa?
Son contenta.

mercoledì 29 febbraio 2012

Sul filo dell'ansia

Oggi dovevo ritirare l'esito di risonanza pelvica e radiografia del torace. Questa volta ero così spaventata dal riacutizzarsi dei fastidi nella zona dell'intervento che stamattina, per la prima volta, ho preso in considerazione l'idea di rinviare il momento della verità, di rimanere appallottolata sotto il piumone, al sicuro, invece di andare a ritirare i referti.
Idea stupida. So benissimo che la cosa più difficile da sopportare è proprio l'incertezza dell'attesa, quindi mi sono alzata, ho fatto colazione e sono partita.
Ci vogliono circa quaranta minuti da casa mia per arrivare al centro oncologico e in quei quaranta minuti c'è tutto il tempo per immaginare scenari più o meno favorevoli. Ma, per fortuna, c'è anche il tempo per guardare fuori, per sentire che c'è odore di primavera, che la natura è di nuovo pronta a esplodere di vita; c'è stato il tempo per notare che sulle montagne c'è troppo poca neve, e questo vuol dire riserve d'acqua ridotte per la prossima estate.
Man mano che la distanza si riduceva, però, era sempre più difficile pensare ad altro e quando sono arrivata nel parcheggio, mentre scendevo dall'auto e mi incamminavo verso l'ingresso, ero ridotta a negoziare con il destino: "Va bene tutto, purché non ci siano metastasi".
Una volta varcata la porta d'ingresso, i pensieri si sono spenti e ho attivato il pilota automatico fino alla radiologia. Tirare fuori il foglio per il ritiro. Controllare per la duemillesima volta che la data di disponibilità dei referti sia proprio oggi. Consegnare il foglio allo sportello. Osservare l'addetto mentre fruga nel raccoglitore delle lastre.
Poi torna e mi dice: "Qui non ci sono, se ha un po' di pazienza e attende, appena posso le vado a cercare".
No, non ho pazienza, ma non ho nemmeno alternative e allora sorrido, dico che va bene. E intanto in testa frulla di tutto: "Li avranno già passati all'oncologo perché c'era qualcosa da valutare con urgenza...", "Li hanno persi e devo rifare tutto...", "La situazione è così drammatica che vogliono farmeli consegnare di persona da un medico...".
Però... però prima di me in coda c'era un'altra signora che mi aveva detto di andare pure avanti, perché lei stava aspettando un referto. E allora, vuoi vedere che... forse... magari...
Ci sediamo insieme e la signora mi conferma che anche i suoi esiti avrebbero dovuto essere pronti oggi, ma non ci sono e lei sta aspettando già da più di dieci minuti che l'addetto vada a cercarli, però lui non si può allontanare perché allo sportello continua ad arrivare gente.
Nel frattempo, un'altra persona viene invitata ad attendere. Allora è vero: non manca solo il mio referto, sono semplicemente in ritardo. L'ansia cala di qualche punto.
Finalmente, dopo circa un quarto d'ora, il flusso di persone allo sportello si interrompe e l'addetto riesce ad andare a recuperare i nostri referti.
Prendo le buste con le mani che tremano, controllo che siano proprio le mie, apro, inizio a leggere e alla seconda riga mi rendo conto che sto scorrendo le parole senza capirle. Mi fermo, ricomincio e il testo appare finalmente chiaro e comprensibile. L'esame odierno, confrontato con precedente del 30 agosto 2011, non fa rilevare modificazioni significative.
C'è il linfocele, la "palla", più o meno sempre uguale. E basta.
Riprendo a respirare, accorgendomi solo ora che avevo trattenuto il fiato.
Ferma. Non è finita. Vediamo il torace.
Non evidenziate alterazioni, ombra cardio-mediastinica regolare.
È andata!
Lo so, manca ancora l'ecografia che permetterà di controllare il fegato e la parte alta dell'addome. Intanto però mi godo queste buone notizie.

sabato 20 agosto 2011

Pomeriggio in beauty farm

L'avevo già deciso prima di partire per le vacanze: dato che l'incontro previsto a fine luglio era saltato a causa del ricovero di Anna Lisa, al rientro da Londra sarei andata a trovarla.

L'invito al matrimonio mi era arrivato in Inghilterra, un'emozione grande e insieme il dispiacere di non poter partecipare, perché il mio aereo sarebbe atterrato a Venezia proprio all'orario previsto per la cerimonia.
Appena arrivata in aeroporto avevo subito riacceso il telefono e iniziato a tempestare di SMS e telefonate ZiaCris: come stava andando? Com'era la sposa? E potevo chiamarla?
Il giorno dopo avevo cercato in rete, sicura di trovare notizia di questo straordinario matrimonio. C'erano migliaia di pagine che ne parlavano, alcune semplicemente riportando la notizia ANSA, altre con articoli più dettagliati, foto e addirittura un video. L'ho guardato tre volte e ogni volta ho pianto di commozione, di tenerezza, di gioia nel vedere la felicità traboccare dal volto della mia Nina.
Temevo però che la giornata l'avesse stancata, che avrebbe pagato lo sforzo, quindi ho lasciato passare un paio di giorni prima di andare a trovarla.

Giovedì mattina ho preso il treno poco dopo le otto, armata di libro, videogioco e netbook, tutto il necessario per riempire diverse ore di treno. Ma ero distratta, il pensiero correva continuamente avanti, verso di lei.
Come l'avrei trovata? Forse stanca o assonnata per via della morfina? E i dolori le avrebbero dato tregua? E se la mia visita fosse stata un disturbo?
Quando sono arrivata alla reception della beauty farm, poco dopo le due del pomeriggio, sembrava che i miei timori fossero fondati, perché l'infermiera mi ha detto che stava riposando e forse non era il caso di disturbarla. Ma no, di che mi preoccupavo? Anna Lisa mi aspettava, le avevo chiesto se potevo passare, e appena ha saputo che ero arrivata ha detto di farmi entrare.

Pareva una bambola, con il pigiamino rosa e i fiocchi di tulle da sposa attaccati al letto, ancora circondato dai palloncini colorati: che tenerezza!
Certo, c'erano i lividi della caduta del giorno prima, c'erano il tubo dell'ossigeno e l'elastomero con la morfina a ricordare che stavamo a Cure Palliative, non nel salotto di casa.
Ma dietro al dolore, dietro alla malattia, c'è sempre lei, Anna Lisa, la mia Nina dagli occhi belli, con un grande sogno appena realizzato e tanti altri ancora in tasca, con la curiosità di sapere cosa succede "fuori" e tanta voglia di normalità, con la battuta sempre pronta e il cuore grande.
Abbiamo parlato del matrimonio, del bellissimo abito arrivato quasi per miracolo, del bouquet, del rinfresco e della torta realizzati grazie alla straordinaria gara di affetto di tanti amici, che le ha permesso di essere una sposa stupenda e di avere la cerimonia che aveva sempre desiderato.
Mi ha chiesto della vacanza a Londra, dei miei prossimi controlli, di Renato e del Ciccio.
L'ho avuta tutta per me per più di due ore, con una interruzione solo quando l'hanno chiamata dalla BBC per un'intervista.
C'era anche la sua Mamy, una donna minuta e grandissima, con il cuore diviso tra il dolore per le sofferenze che la malattia impone alla sua bambina e l'orgoglio per il modo straordinario in cui Anna Lisa riesce ad affrontarle.
Purtroppo non ho avuto la possibilità di incontrare Qualcuno, che era andato a casa dei genitori per qualche ora.
Ma mi sono riempita gli occhi e il cuore di lei, di Anna Lisa, della sua grinta e della sua voglia di sorridere, di amare, di vivere.
E sono tornata a casa più leggera.

giovedì 21 aprile 2011

Prevenire, di corsa!

Il cancro è qualcosa che molti vorrebbero poter ignorare, per non doversi confrontare con la sofferenza e la paura. La malattia è uno dei grandi tabù della società moderna, una cosa di cui non bisogna mai parlare perché finché non se ne parla si può fingere che non esista. O che capiti solo agli altri.
Ma il silenzio e l'indifferenza sono due grandi alleati del cancro.
Fanno male ai malati, che oltre a dover affrontare un'esperienza difficile si ritrovano a portare sulle spalle anche il peso della solitudine, ma fanno male anche alle persone sane, perché se non si parla di malattia, non si può parlare di prevenzione.
Allora bisogna parlarne, a voce alta, e non soltanto negli ospedali e nei convegni medici. Bisogna parlarne per strada, in piazza, bisogna farsi sentire e farsi vedere, per ricordare che si può guarire, ma c'è bisogno di prevenzione, di ricerca, di cure e di aiuto per affrontare le difficoltà della malattia.
La Race for the cure è una corsa per la vita, un percorso di 5 km oppure di 2 km, per portare la voce delle Donne in rosa, quelle che hanno dovuto affrontare il tumore al seno, e di tutti coloro che le sostengono e vogliono dare un messaggio di coraggio e di speranza.
La Race for the cure è a Roma il 22 maggio, a Bari il 29 maggio, a Bologna il 25 settembre e a Napoli il 9 ottobre.