domenica 13 maggio 2018

Mi porto avanti

Domani alle 13 ho la TAC di controllo.
Dato che sono allergica al mezzo di contrasto, oggi devo imbottirmi di cortisone e domani di antistaminico.
Dato che la prima reazione che mi provoca il contrasto è una gran botta di nausea, anche se in teoria domattina potrei fare una colazione leggera, è meglio che rimanga a digiuno dalla mezzanotte di oggi.
Dato che il cortisone crea una fame chimica che in confronto Obelix nella taverna del cuoco dei giganti pare un anoressico a dieta...

Oggi a pranzo mi sono sbafata un piatto di rigatoni al pesto di zucchine e menta, una ciotola di finocchi, un po' di patatine fritte, una quantità industriale di crostini con il paté della zia e una banana, a merenda tè con tre biscotti e a cena un taco ben farcito con chili con carne e un altro po' di chili insieme ai nachos.


Noooo, che dite, non sono golosa!
Sono solo previdente: faccio scorta per i momenti difficili che arriveranno.



PS: la scena di Obelix, tratta da Le 12 fatiche di Asterix, secondo me è un capolavoro!

sabato 12 maggio 2018

Il ladro

Due settimane fa sarei dovuta andare a Venezia, in piazza San Marco, alla cerimonia di proclamazione di laurea di mia nipote. Il programma prevedeva viaggio in treno, vaporetto dalla stazione a San Marco, cerimonia di un paio d'ore, con una sedia a disposizione, spostamento a piedi verso Rialto per il rinfresco e rientro: uno sforzo impossibile da sostenere per la mia gamba e con immenso rammarico ho dovuto rinunciare.
Ladro, me l'hai rubata!

Lo scorso weekend siamo stati a Monza, per la comunione di Chiara, la figlia di mia cugina. Ho dovuto noleggiare una sedia a rotelle per gestire la trasferta: non mi sarebbe stato possibile restare seduta sul banco della chiesa per la durata della funzione e non avrei potuto affrontare due visite a cui tenevo molto: il roseto della Villa Reale di Monza e il Duomo di Milano.

Martedì, siamo andati a Gardaland. La scelta era strategica per trovare poco affollamento, giorno infrasettimanale e scuole ancora aperte, e ha funzionato alla perfezione: tempo splendido, poca gente, code per le attrazioni brevi o inesistenti. Peccato che il parco non sia affatto a misura di disabile, con pendenze che hanno messo a dura prova la forza e la resistenza di Renato, che pure è tutt'altro che gracile, e pochissime attrazioni accessibili. E quando dico pochissime non esagero: su quattordici attrazioni per adulti (Adventure e Adrenaline), solo tre - ripeto: TRE - sono utilizzabili da chi arriva in carrozzina, anche se, come me, è in grado di alzarsi e camminare per qualche decina di metri. È stato come trovarsi davanti un sontuoso buffet e poter assaggiare solo un po' di riso in bianco.
Ladro, me l'hai rubata!

Oggi abbiamo fatto un giretto in centro, c'è una manifestazione enogastronomica. La parte "eno" non mi interessa, ma ero curiosa di quella "gastronomica". Parcheggio perfetto, proprio a ridosso del centro, attraversamento del parco, a passi piccoli e con l'aiuto del bastone, visita alla mostra di orchidee dello zio, proseguimento fino alla piazza. Totale: 500 metri, poi sosta su una panchina perché avevo bisogno di riposare. Ma non troppo, perché se resto seduta sul rigido più di 10 minuti, inizia un dolore che dalla parte posteriore della coscia si irradia a tutta la gamba. Ripartiamo. Meno di 150 metri dopo, sosta al bar, che ha le poltroncine con il cuscino. Dopo un drink sorseggiato con calma, affrontiamo l'ultimo tratto, un centinaio di metri, e poi il ritorno al parcheggio. Una bazzecola di passeggiata, che una persona normale può fare agevolmente in quindici, venti minuti. A me ci è voluta un'ora e mezza e mi è costata il resto del pomeriggio sul divano e un analgesico.
Ladro, me l'hai rubata!

Il cancro è un ladro bastardo.
Devo solo sperare che si accontenti di rubarmi queste piccole cose e non tenti mai il colpaccio.

giovedì 10 maggio 2018

Io ci vado


Perché mi fa sempre piacere rivedere gli amici di Biella.
Perché è la volta buona per incontrare finalmente di persona Rita.
Perché se riesco ad attaccarci qualche giorno di ferie, magari ci scappa anche una visitina a Torino per il Museo Egizio e il Museo del Cinema.
Perché se riesco ad attaccarci qualche altro giorno di ferie, ho in sospeso da otto anni un invito per un tour gastronomico nel basso Piemonte.
Perché il mio racconto ha vinto il primo premio nella sezione "Pazienti".

martedì 17 aprile 2018

Sono come...

Sono pesante come una balena
Tonica come una medusa
Veloce come una cozza
Aggraziata come un ippopotamo

Ma sono anche allegra come un delfino che gioca
Implacabile come uno squalo a caccia
Testarda come un capodoglio
Ostinata come un salmone controcorrente

Sessanta vasche in un'ora.
Io brava.


giovedì 12 aprile 2018

Un problema in meno

Finalmente, dopo qualche sollecito di troppo, oggi pomeriggio abbiamo ricevuto l'esito dell'esame istologico dell'orecchio di Gandalf. L'ho aperto con il cuore in gola e credo di aver trattenuto il fiato fino all'ultima parola, prima di lasciarlo andare in un sospiro di sollievo.
Con tutte le cautele di una lettura autonoma, senza l'interpretazione dell'oncologo veterinario, mi pare molto buono: il tumore è stato completamente asportato e non ha infiltrato le cartilagini circostanti. Questo non garantisce che la malattia non coinvolto anche i visceri, ma è comunque un problema in meno di cui preoccuparsi.
Con l'occasione, la clinica mi ha inviato anche le immagini delle ultime radiografie.
Anche in questo caso, non ho la competenza per una valutazione clinica, ma una cosa è chiarissima e conferma ciò che già sapevamo: Gandalf ha il cuore grande.


sabato 7 aprile 2018

Che coppia!

Renato ed io stiamo insieme da 16 anni.
Ogni volta che andiamo a letto, sotto le lenzuola inizia una danza di posizioni creative, accompagnata da una sinfonia di aaah!!! mmmh... oooh!!! uuuh...
Succede sempre, tutte le sere.
E continueremo così, perché siamo una coppia affiatata.

Tra la mia gamba e la sua artrosi, stendersi è una faccenda complicata.

lunedì 2 aprile 2018

Con il fiato sospeso

Gandalf è stato bravissimo. Quasi.
Dopo i primi esperimenti positivi senza collare elisabettiano, lunedì abbiamo deciso di liberarlo definitivamente e lui è stato sempre ben attento a non grattare né strofinare i punti sull'orecchio.
Abbiamo fatto altre passeggiate all'aperto, con il guinzaglio, ma non è bastato a fargli accettare di rimanere chiuso in casa. In realtà non credo che avesse tutta questa smania di uscire, di solito è un gatto molto casalingo. Sospetto, più che altro, che abbia considerato la gattaiola chiusa come un affronto personale, una sfida da vincere.
C'è bisogno di dirlo? L'ha vinta.
Avevo bloccato la gattaiola della lavanderia mettendoci davanti il cesto della biancheria da lavare con sopra cinque volumi dell'enciclopedia. Giovedì è riuscito a spostarla. Allora ho aggiunto altri quattro volumi, per un peso complessivo ben superiore ai 25 chili. Lui pesa circa cinque chili. È riuscito a spostarla di nuovo e venerdì, tornando dal lavoro, l'ho trovato che mi aspettava in giardino.
(anche la devastazione del rivestimento è opera sua, ma non è recente, anche se di tanto in tanto ci lavora ancora)

Venerdì pomeriggio l'ho portato in clinica veterinaria. In ambulatorio, ha resistito gagliardamente alla sedazione per oltre 25 minuti, prima di crollare finalmente quasiaddormentato, quel tanto che bastava per togliere i punti dall'orecchio e sottoporlo a radiografia ed ecografia. Nel frattempo, io aspettavo in ambulatorio, seduta su una sedia che già in condizioni normali sarebbe stata scomoda per me, ma in quel momento mi pareva un letto di chiodi o un braciere ardente. Più probabilmente entrambe le cose insieme.
Renato mi ha raggiunto dopo il lavoro e qualche minuto dopo è tornato l'oncologo veterinario: punti tolti senza problemi, radiografia negativa, ma all'esame ecografico, la milza risultava un po' ingrossata e con una struttura "a nido d'ape" che è spesso indicativa di una patologia tumorale. Approfittando della sedazione, gli avevano fatto un prelievo citologico e l'oncologo ha chiesto un po' di tempo per esaminare i vetrini.
Io e Renato siamo rimasti lì a guardarci, inebetiti. Ricordavo di aver letto che il mastocitoma dei gatti spesso coinvolge la milza ed è necessario asportarla per aumentare l'aspettativa di vita; mi sono sentita morire al pensiero di dover sottoporre il nostro patatorsetto a un altro intervento chirurgico, per di più molto invasivo.
Mentre cercavamo di metabolizzare la notizia, senza molto successo, uno degli assistenti ha riportato Gandalf. Era agitatissimo, tremava e ansimava, con la bocca aperta e il respiro accelerato: ci siamo spaventati. Abbiamo cercato di rassicurarlo con tante coccole e un po' per volta si è calmato: evidentemente la situazione era stata molto stressante per lui e probabilmente era infastidito dal forte odore di disinfettante che gli era rimasto addosso.
Dopo circa mezz'ora, l'oncologo è tornato a dirci che non sarebbe riuscito a esaminare subito i vetrini: potevamo portare a casa il micio e ci avrebbe telefonato entro sera.
Al rientro, quando Gandalf è uscito dal trasportino, un altro colpo al cuore: per fare l'ecografia gli avevano rasato quasi completamente la pancia. Le zone senza pelo erano salite cinque: la pancia, l'area intorno all'orecchio operato, due zampe e la gola da cui gli avevano fatto prelievi del sangue e anestesia.
Faceva male vederlo così spelacchiato e ancora un intontito, ostinatamente piazzato vicino alla porta della cucina perché era a digiuno dalle sei e mezza del mattino e voleva mangiare, ma il veterinario aveva raccomandato di aspettare ancora un paio d'ore.
Ho faticato a trattenere le lacrime, pensando a quante ne aveva già passate e al futuro difficile che lo attende, che se tutto va bene, c'è sempre la FIV con cui fare i conti.
Quando finalmente lo abbiamo lasciato mangiare, è tornato il solito Gandalf: ha spazzolato i croccantini, si è lavato per bene ed è venuto ad acciambellarsi sulla mia gamba sinistra. Sì, perché lui lo sa che la destra ha problemi e non ci si è mai appoggiato sopra dopo il mio intervento di un anno e mezzo fa.
Il veterinario non ha chiamato e noi siamo rimasti a tormentarci in un'attesa carica di angoscia. Quando sono andata a dormire, mi sono rigirata a lungo sotto il piumone, cercando un pensiero felice a cui aggrapparmi per non crollare. Ma come potevo, se lui è uno dei miei pensieri felici? Alla fine mi sono concentrata sulla determinazione di farlo stare bene più a lungo possibile e sono caduta in un sonno inquieto e disturbato.

Sabato mattina finalmente l'oncologo ha chiamato, scusandosi per il ritardo. Non ero molto incline a perdonarlo, considerato lo stato di ansia in cui ci ha lasciati, ma mi ha dato buone notizie: l'esame citologico è negativo. Si è consultato anche con i colleghi e ritengono che l'ingrossamento della milza potesse essere dovuto semplicemente alla sedazione, di cui è un possibile effetto collaterale. La situazione sarà da rivalutare tra un paio di mesi, anche alla luce del referto istologico dell'orecchio che non è ancora arrivato, ma possiamo tirare il fiato, almeno per un po'.
E goderci i nostri pensieri felici.


domenica 25 marzo 2018

Non è (tutta) colpa mia

Innanzitutto rassicuro chi fosse preoccupato per Gandalf: sta benone.
Gli hanno asportato la punta dell'orecchio destro, che ora, prendendo in prestito la deliziosa definizione di Rita, sembra quello di un orsetto.

La giornata dell'intervento è stata pesantissima, per noi e per lui, perché un susseguirsi di urgenze ha fatto rinviare la sua operazione fino alle 19:30. Noi a casa in ansia, lui in clinica, in gabbia e a digiuno dalla sera prima. Quando ce l'hanno riconsegnato era furibondo.
Durante i pochi minuti necessari per tornare a casa, è riuscito a togliersi il collare elisabettiano che doveva impedirgli di toccare l'orecchio o tentare di togliersi i punti ed era così nervoso che temevo di non riuscire a rimetterglielo. Per fortuna dopo aver divorato una quantità industriale di croccantini ed essersi lavato, sotto strettissima sorveglianza per evitare che toccasse la ferita, ha accettato di nuovo il collare, certamente non felice, ma rassegnato.
Il giorno seguente l'abbiamo di nuovo liberato dal collare tre o quattro volte per dargli la possibilità di lavarsi: lo tranquillizzava molto e in realtà non ha mai tentato di togliersi punti, quindi nei giorni seguenti abbiamo allungato progressivamente le ore di libertà.
Gli pesano il divieto di uscire e la conseguente necessità di usare la cassettina, che detesta, ma alla fine se ne fa una ragione. Oggi pomeriggio si è goduto qualche minuto in giardino, con guinzaglio e pettorina per evitare che si allontanasse.
Venerdì devo portarlo a togliere i punti e con l'occasione, dato che sarà necessario sedarlo, farà anche radiografia ed ecografia addominale.

Martedì invece io ho fatto l'ecodoppler. Confermata la fistola artero-venosa in zona inguinale, per il resto la circolazione è buona.
Moderato linfedema, ma soprattutto un importante lipedema. E che è?
Si tratta di una patologia cronica che provoca un aumento abnorme di cellule adipose con alterazioni patologiche soprattutto su fianchi, natiche e cosce.
L'origine è genetica e/o ormonale. Quindi - udite udite! - se ho il sedere che fa provincia e le cosce come sequoie NON È COLPA MIA!!!
(Il resto sì, però)
Il medico mi ha prescritto nuoto, che avevo già iniziato il mese scorso, massaggi (Renatooooo!), e due integratori, uno per favorire il drenaggio linfatico, l'altro per aiutare la rigenerazione dei nervi.
Dopo avere acceso un mutuo in farmacia, posso confermare quello che sostengo da tempo: il vero business delle case farmaceutiche non è la chemioterapia, come sostengono tanti complottisti e diffusori di fuffa, sono gli integratori: praticamente un euro a pastiglia, e vanno presi per mesi.
Diciamo che ho fatto un investimento per la mia salute... Anche se sono convinta che l'abbonamento alla piscina abbia un rapporto costo/beneficio molto più favorevole.


PS: Se qualcuno se lo fosse chiesto, non abbiamo l'abitudine di portare a spasso il gatto al guinzaglio. Glielo metto quando lo porto in macchina senza usare il trasportino, per lasciarlo libero di muoversi sul sedile posteriore e sulla cappelliera senza che possa arrivare ai sedili anteriori, dove potrebbe disturbare il conducente. A lui piace da matti girare in macchina con la possibilità di guardare dal finestrino.

mercoledì 21 marzo 2018

Angoscia

Ho sempre sostenuto che è più difficile assistere un proprio caro ammalato che essere malati. Lo confermo ancora una volta.
Un paio d'ore fa ho portato Aki e Gandalf in clinica veterinaria.
Aki doveva fare il test FIV, Gandalf invece deve essere sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere un nodulo che si è formato sul padiglione auricolare destro e che all'esame citologico è stato classificato come mastocitoma, un tumore maligno. E incrociamo le dita che ci sia soltanto quello, perché potrebbe essere una metastasi di un tumore viscerale.
Ce ne sarebbe già abbastanza così, ma secondo l'oncologo veterinario il tumore è l'ultimo dei problemi di Gandalf. I globuli bianchi sono scesi parecchio rispetto a gennaio, ormai sono meno della metà rispetto al valore minimo considerato normale, e non è un buon segno: significa che la FIV è progredita e sta distruggendo il suo sistema immunitario.

Al momento di caricare in macchina il trasportino ero in ansia, molto più di quanto non lo sia mai stata per i miei interventi chirurgici.
Il pensiero di Gandalf sul tavolo operatorio e di Aki in ambulatorio con gli occhioni sgranati per la paura, il timore che il tumore di Gandalf possa essere diffuso in altre sedi, per non parlare della sua situazione immunitaria, mi hanno messo in uno stato di angoscia infinitamente più difficile da gestire rispetto a ognuno dei miei ricoveri. La paura per gli altri è molto più dura da affrontare di quella per se stessi.

Però abbiamo iniziato bene: il test FIV di Aki è negativo, non è stato contagiato. Sospirone di sollievo.

Gandalf è ancora in clinica, probabilmente ne avrà fino al primo pomeriggio.
Deve fare prima di tutto una radiografia e forse un'ecografia per verificare l'eventuale presenza di masse addominali. Speriamo di no: mi pare che stiamo già esagerando con la storia dell'animale domestico che finisce per assomigliare al suo umano; facciamo basta, per favore.
Poi l'intervento: dovranno tagliare un pezzetto di orecchio. Per fortuna il nodulo è in alto e vicino al bordo, quindi la mutilazione non dovrebbe essere troppo estesa. Ma mi spezza il cuore il pensiero del mio patatone sofferente.
E ogni volta che affondo le mani nel suo pelo morbido, ogni volta che mi appoggia la zampa sulla guancia nel cuore della notte per chiedermi di fargli posto sotto le coperte non posso fare a meno di chiedermi per quanto tempo ancora potrò averlo con me. E fa tanto male.

domenica 11 marzo 2018

La buona medicina

Ieri ho fatto la visita nell'ambulatorio di terapia del dolore.
All'accettazione mi hanno detto che prima dell'incontro con il medico è previsto un colloquio con la psicologa, se il paziente acconsente. Ho immaginato che questa procedura fosse stata introdotta perché i pazienti di questo servizio spesso sono a uno stadio di malattia avanzato, in cui il supporto psicologico può essere molto importante. Ero abbastanza curiosa di vedere come la psicologa si sarebbe relazionata con me, che fortunatamente non mi trovo in quella situazione, così ho accettato. 
L'approccio è stato molto professionale, cordiale ma non troppo confidenziale, forse anche perché c'era una tirocinante ad assistere, comunque mi ha fatto una buona impressione. La psicologa mi ha spiegato che lo scopo del colloquio è valutare la situazione emotiva del paziente rispetto al dolore e la sua disponibilità ad assumere farmaci che potrebbero alterare le sue capacità cognitive, in modo da supportare il medico nella proposta di un trattamento personalizzato. Mi sembra una strategia molto intelligente, a cui ho aderito con entusiasmo.

Abbiamo iniziato con una sintesi della mia storia per passare poi a un questionario strutturato per valutare, tra le altre cose, la memoria a breve termine, con alcune sequenze di parole e numeri da ascoltare e ripetere. 
Non ho alcuna difficoltà a raccontarmi, di solito lo faccio volentieri e questa occasione non ha fatto eccezione. Ho risposto a tutte le domande e la conclusione, condivisa, è stata che in questo momento il dolore non è tale da farmi accettare farmaci che possano alterare le mie facoltà mentali.

Pochi minuti di attesa e sono stata chiamata nell'ambulatorio di terapia del dolore. L'anestesista mi era familiare, l'avevo già incontrato. Un breve scambio di informazioni ha confermato il riconoscimento reciproco: era quello che mi aveva visitato e prescritto l'oppiaceo quando ero stata ricoverata con l'infezione alla gamba.
Già dopo i primi minuti di colloquio ho capito perché il mio oncologo aveva voluto che fosse proprio lui a vedermi: è stato molto scrupoloso, attento a ciò che gli dicevo e chiaro nelle spiegazioni.

Gli ho descritto tutti i dolori che ho alla gamba, all'inguine e nella zona pelvica: sono di cinque tipi diversi, ma tutti riconducibili ai danni che chirurgia e radioterapia hanno provocato a muscoli, legamenti e soprattutto nervi.
Aiutandosi con alcune immagini, il medico mi ha mostrato il percorso dei due principali nervi sulla parte anteriore e interna della coscia: corrisponde esattamente alle due zone in cui sento dolore soprattutto quando c'è brutto tempo. Mi ha spiegato che la rigenerazione delle guaine di rivestimento delle fibre nervose richiede almeno due anni, ma può essere ostacolata da infiammazioni, edema, infezioni... Considerate le traversie che ha dovuto affrontare la mia gamba, il processo sarà più lungo. Inoltre i muscoli rimasti sono costretti ad un superlavoro, per supplire alla mancanza di quelli asportati e anche questo è uno stress per i nervi. Mi ha raccomandato di continuare con la fisioterapia, per migliorare il tono muscolare e mantenere una postura corretta.
Per il momento non ritiene che ci sia il rischio di dolore cronico e non riscontra la necessità di un trattamento continuativo, che richiederebbe l'uso di dosi massicce di un farmaco dagli effetti collaterali piuttosto importanti. Abbiamo concordato che la soluzione migliore adesso è l'assunzione di analgesici in caso di necessità, cioè quasi mai (negli ultimi 8 mesi li ho usati ben tre volte).
È stato un colloquio molto interessante e istruttivo e, nell'insieme, un'esperienza di buona medicina, quella che ascolta il paziente e si centra sulle sue esigenze.

mercoledì 28 febbraio 2018

Quando va bene

Tour di controlli trimestrali completato. Più o meno.
Dal punto di vista oncologico, i risultati degli esami sono sostanzialmente buoni. L'ecografia non ha rilevato noduli sospetti, solo edema e fibrosi dei tessuti in tutta la zona interessata dall'ultimo intervento. C'è però un sospetto problema di circolazione venosa, per cui ho vinto la prescrizione per un eco doppler. Le analisi del sangue non sono belle, ma nemmeno preoccupanti: globuli bianchi bassi (sai che novità...), colesterolo alto (idem), parametri epatici "un po' mossi", secondo la definizione dell'oncologa.

La visita oncologica di ieri era partita male.
Sono arrivata puntuale, in tempo per passare allo sportello dell'accettazione e sistemarmi in sala d'attesa cinque minuti prima dell'orario previsto per la visita. In previsione di un'eventuale ritardo, mi ero attrezzata con la saga completa di Harry Potter in e-book, una lettura che riesce sempre a rallegrarmi.


Dopo un'ora e mezza abbondante di attesa durante la quale erano stati chiamati tutti i pazienti arrivati prima di me e anche diversi che erano arrivati dopo, nemmeno Harry Potter riusciva più a conservare il mio buonumore. Ormai piuttosto seccata, dopo aver chiesto notizie ad alcune infermiere di passaggio che non sapevano darmi risposta, sono finalmente riuscita a intercettare quella giusta, che ha identificato l'ambulatorio a cui ero destinata e ha verificato con l'oncologa, rassicurandomi: ero la successiva in lista. Quando finalmente è arrivato il mio turno, la dottoressa ha detto: "Ma io l'avevo già chiamata e lei non si è presentata: numero 20!" Peccato che io avessi il 19.
Comunque poi si è fatta perdonare. Fin dall'inizio del colloquio è stato chiaro che aveva letto la cartella e conosceva la mia situazione, cosa che dovrebbe essere la regola, ma non è affatto scontata nei reparti che scelgono di non assegnare i pazienti sempre allo stesso medico. Ha preso visione dei referti, li ha confrontati con gli esiti degli esami precedenti e mi ha prescritto la ripetizione delle analisi del sangue tra un mese, con la raccomandazione di stare un po' a dieta, e il prossimo controllo oncologico, con TAC, a maggio.
Quando le ho detto che sarei dovuta tornare giovedì, cioè domani, per le altre due visite, radioterapica e chirurgica, ha sbarrato gli occhi: "Ma non è possibile! Perché non le hanno fissato gli appuntamenti tutti insieme?". Dopodiché è partita con il piglio di un bulldozer verso un ambulatorio poco distante, dove stava visitando il mio radioterapista, e l'ha convinto a ricevermi il giorno stesso. Le ho chiesto come dovevo fare per la visita chirurgica e ha risposto che due visite sono più che sufficienti per una valutazione collegiale e ci avrebbe pensato lei a riferire ai chirurghi.
Ancora una mezz'ora in compagnia di Harry Potter, poi il radioterapista mi ha chiamata. Pensavo che la visita sarebbe stata quasi una formalità, invece si è soffermato sui dolori alla gamba: sospetta una neurite e teme che possa degenerare in dolore cronico, quindi vuole farmi visitare dal suo collega che si occupa di terapia del dolore. Ha anche prescritto una visita urologica.

Riepilogando: il controllo trimestrale è andato bene, quindi ho vinto:
  • analisi del sangue fra 1 mese e a inizio maggio
  • eco doppler arti inferiori il mese prossimo
  • TAC torace/addome/gamba a maggio
  • visita antalgica in data da stabilire
  • visita urologica in data da stabilire
  • visita oncologica a fine maggio
  • visita radioterapica a fine maggio
Figuriamoci se fosse andato male...

sabato 17 febbraio 2018

Cose da venerdì

Premessa: il mio lavoro dipendente consiste nella gestione di una piccola rete di teleriscaldamento, per la quale mi occupo anche del Servizio Clienti.

Ieri, tarda mattinata, ufficio.
Una collega dell'Amministrazione mi telefona perché un'utente che è lì per pagare la bolletta avrebbe alcune domande tecniche relative all'impianto di teleriscaldamento. Le dico di mandarla nel mio ufficio: non è giorno di Sportello Clienti ma, entro i limiti del mio orario part-time, sono sempre a disposizione degli utenti, è il mio lavoro.
Ci vuole qualche minuto, perché gli uffici dell'Amministrazione sono in un altro edificio. Nel frattempo apro l'anagrafica cliente e mi collego al sistema di telecontrollo per visualizzare l'impianto della signora e prepararmi a rispondere alle sue domande.
Il software mi chiede nome utente e password.
Io, candidamente, digito il nome utente. Quello della signora. E mi stupisco pure quando il programma non si apre.
Meno male che è venerdì e manca solo mezz'ora alla fine della giornata lavorativa, così le probabilità di fare danni sono abbastanza ridotte.

Il fisico invece ha ancora da lavorare: ultima seduta di fisioterapia, con esercizi faticosi e a tratti dolorosi.
Questo ciclo, a cui ho affiancato anche il ritorno in piscina e l'utilizzo di uno speciale bendaggio notturno per aiutare la circolazione linfatica, non ha prodotto tutti i risultati sperati. Ho migliorato la mobilità dell'anca e ridotto i problemi al quadricipite, ma i dolori all'inguine ci sono ancora tutti, forse anche più forti.
Speravo meglio, ma pazienza, giriamo pagina e andiamo avanti, che c'è ancora molto da fare.
Domattina si parte presto, prestissimo: destinazione Velletri!



venerdì 2 febbraio 2018

Intorno alla morte


La morte, intesa come momento in cui la vita finisce, non mi spaventa.
Mi seccherebbe parecchio se arrivasse prima della vecchiaia, ma è un'ipotesi che mi crea fastidio, non paura. In fondo, tutti dobbiamo morire, prima o poi: tanto vale farsene una ragione.
Non credo nell'aldilà, nella sopravvivenza dell'anima o nella reincarnazione. Immagino che morire sia una specie di blackout definitivo: a un certo punto la mente si spegne e finisce tutto. Niente più pensieri o sensazioni, niente dolore, rimpianto o nostalgia. In un istante, si smette di esistere e basta; non mi pare qualcosa di cui avere paura.

Ma pensare alla morte solo come al momento in cui la scintilla della vita si spegne è riduttivo: la morte ha un prima e un dopo, ha un protagonista e tante comparse.
Il vero dramma non è nella morte, ma tutto intorno.
Nella sofferenza del corpo, che può diventare un buco nero di tormento in cui ogni altra cosa si annulla.
Nel rimpianto per ciò che non è stato e nel rammarico per ciò che non potrà essere.
Nel dolore lacerante della separazione.

Un amico pochi giorni fa ha perso la compagna della sua vita e della sua anima. Non ho nemmeno il coraggio di immaginare la sua sofferenza, la fatica di affrontare un giorno dopo l'altro senza un pezzo di cuore.
Mi angoscia pensare a quanto sia stato doloroso per Anna sapere che non avrebbe visto crescere le sue figlie, quanto sia difficile per Angelo andare avanti senza di lei.

Non ho paura della morte. Ho paura di quello che c'è intorno.

domenica 21 gennaio 2018

Su e (molto) giù

Un altro compleanno è arrivato e passato: quota 49.
Giovedì era il mio giorno libero dall'ufficio e ne ho passato buona parte in cucina, a preparare il rinfresco da offrire il giorno seguente ai colleghi: panini, tramezzini e una torta che era la realizzazione di un sogno di bambina.
Non so l'avevo vista nel ricettario del Dolce Forno, nel Manuale di Nonna Papera o da qualche altra parte, ma avevo il ricordo insistente di una torta al cioccolato a strati farcita con una crema rosa.
Et voilà: base di torta al cioccolato, doppia farcitura di crema al latte e lamponi, copertura di frosting al philadelphia, crema al latte e lamponi. Un bel risultato, che ha raccolto molti apprezzamenti e mi ha dato grande soddisfazione.


Alla sera ho festeggiato con Renato in un ristorante a una ventina di chilometri da qui, il cui chef ha mostrato di meritare appieno la sua stella Michelin.
Un compleanno sereno.

Venerdì pomeriggio dovevo portare Gandalf dal veterinario per una verifica del cavo orale da effettuare in sedazione.
Da qualche tempo sospettavamo che avesse un problema in gola o in bocca: a volte sembrava che avesse difficoltà a deglutire e l'alito era cattivo.
L'avevamo fatto visitare un paio di mesi fa e poi di nuovo la settimana scorsa, ma pur essendo socievole e di buon carattere, Gandalf non tollera di essere tenuto fermo o manipolato e reagisce con una violenza insospettabile per una bestiolina di cinque chili o poco più, quindi non era stato possibile ispezionargli la bocca. La veterinaria sospettava una stomatite, ma per esserne certi, e poterlo curare, bisognava addormentarlo.
Venerdì l'avevo tenuto a digiuno dal mattino per prepararlo all'anestesia. Al momento di partire si è infilato allegramente nel trasportino, come sempre. Una cosa che non finisce mai di stupirmi, dato che il trasportino serve solo per andare dal veterinario e non è precisamente una gita di piacere, ma lui lo ama lo stesso.
Nonostante avessi preso appuntamento, ho dovuto attendere una buona mezz'ora, perché la clinica veterinaria era molto affollata. Attesa resa sgradevole dalla conversazione con un'altra cliente che, di sua iniziativa e senza alcuna sollecitazione da parte mia, ha pensato bene di deliziarmi con ipotesi diagnostiche catastrofiche sul problema di Gandalf, un po' come quelle vecchiette che dal medico o in ospedale ti descrivono con dovizia di particolari tutte le sofferenze a cui stai andando incontro, dato che loro, ovviamente, hanno già avuto la tua malattia, qualunque essa sia.
Da quanto ci aveva detto la veterinaria, la stomatite felina è una patologia molto fastidiosa, la cui cura spesso richiede l'estrazione di diversi denti. Pazienza: i gatti masticano poco e ne ho conosciuti diversi che riuscivano a mangiare di tutto pur essendo quasi completamente senza denti.
Ma le fosche previsioni della compagna di sala d'attesa mi avevano messo addosso una certa inquietudine.
Quando finalmente è arrivato il mio turno, ho firmato il consenso per l'anestesia e il preventivo che comprendeva sedazione, pulizia dei denti e analisi del sangue, e ho affidato Gandalf alla dottoressa, con l'accordo di tornare a prenderlo quando si fosse svegliato.
Sono tornata a casa con una certa preoccupazione per il nostro gattone, tutto solo in clinica.

Dopo un paio d'ore, la veterinaria mi ha telefonato per dirmi che potevo andare a riprenderlo.
C'era effettivamente una stomatite e i denti posteriori avevano molto tartaro. Uno aveva la radice molto indebolita ed era caduto praticamente da solo, avevano pulito gli altri.
Vabbè, la perdita di un dente non sarebbe stata un problema per il Patato, anzi probabilmente gli avrebbe dato sollievo, forse era proprio quello a fargli male.
Ero d'accordo per l'iniezione  di antibiotico a rilascio lento? Certo che sì, non saprei proprio come somministrare un antibiotico a Gandalf senza farmi squartare.
Ah, le analisi del sangue indicavano che è positivo per la FIV.

Mi si è fermato il cuore.
Perché la conoscevo già, la FIV. È quella che diciotto anni e due giorni prima mi aveva portato via George, il mio grande amore gatto. È una sentenza di morte.
La tipa in sala d'attesa aveva visto giusto, 'fanculo a lei.
Ho mandato un messaggio a Renato, che usciva dal lavoro, di raggiungermi direttamente in clinica e sono uscita come un automa, la mente che cercava un appiglio, il cuore che sprofondava.

Gandalf, ancora un po' intontito, ci è stato riconsegnato da un altro dei veterinari della clinica, che ha cercato di rassicurarci spiegando che la positività al virus può durare anche diversi anni prima che la malattia diventi terminale.
Il sistema immunitario di Gandalf però è molto debole, quindi dovremo tenerlo più possibile al riparo dal rischio di infezioni e controllare con attenzione, per intervenire subito in caso di problemi.

Non dite niente.
Non ho voglia di parlarne, fa troppo male.
Voglio solo cercare di dargli la migliore vita possibile per il tempo che avremo a disposizione.
Che poi è quello che dovremmo fare tutti, ognuno di noi, sempre, per coloro che amiamo.



P.S. Se qualcuno ha in mente frasi del tipo "È solo un gatto", se ne vada da questo blog. Subito.

lunedì 15 gennaio 2018

Compiti per casa

Oggi ho iniziato la fisioterapia: una sessione di valutazione preliminare in palestra e una applicazione di ultrasuoni.
Ho vinto subito una bella vagonata di compiti per casa:
  • ripetere alcuni esercizi che ho fatto in palestra
  • fare 10 minuti di cyclette al giorno
  • riprendere i trattamenti di linfodrenaggio
  • andare in piscina
La mobilizzazione attiva e passiva mi aveva provocato sul momento solo un po' di fastidio, che però nelle ore successive si è intensificato, creandomi qualche difficoltà di movimento.
Ho pensato che fosse solo l'effetto di uno sforzo a cui non sono più abituata. Ma quando ho eseguito a casa il primo esercizio, un semplice piegamento sulle gambe, alla seconda ripetizione mi è partito un crampo molto doloroso ai muscoli addominali.


Dopo provo la cyclette: speriamo che vada meglio.