Anche oggi mi sono dedicata al giardinaggio.
Gli ex suoceri mi hanno regalato una bellissima pianta di lamponi, prelevata dal loro orto e alta già circa un metro e stamattina mi sono armata dei miei fedeli attrezzi per metterla a dimora.
Ero partita con l'idea di usare la vanga per scavare, ma l'ultimo spazio libero che mi era rimasto nelle aiole esposte al sole è infestato dalla gramigna, che sviluppa un sistema intricatissimo di radici sotterranee per cui dopo un paio di inutili tentativi nei quali la vanga si fermava contro le radici e non bastava tutto il mio peso per farla affondare più di pochi centimetri, mi sono rassegnata ad un lavoro più lungo con gli attrezzi piccoli, che mi permettevano di affrontare e tagliare una radice per volta, fino a liberare uno spazio sufficiente per la zolla con i lamponi. A questo punto però mi serviva un altro attrezzo. Data la circonferenza elefantiaca delle mie cosce e polpacci, ho da anni difficoltà a restare a lungo accucciata, sto scomoda, mi si comprime la cellulite e si blocca la circolazione nelle gambe; dopo l'ultimo intervento, e con l'ulteriore impedimento della palla, quando devo lavorare raso terra mi è ormai indispensabile lo sgabellino basso, quello che qui chiamano scagnetto.
Ho lavorato con la zappetta e la palettina, è stato un po' come svuotare la vasca da bagno con un cucchiaino da caffè, perché mi serviva una buca abbastanza grande e alla fine con la terra che ho spostato ci ho riempito fino all'orlo un grosso secchio. Ma soprattutto è stata una battaglia titanica con la perfida gramigna, che tra l'altro devo stare bene attenta a non toccare a mani nude, perché nei punti di contatto la pelle mi si arrossa e prude ferocemente. Ogni pochi minuti dovevo interrompere lo scavo per estirpare a forza qualche pezzo di radice, tirando energicamente per liberarla dalla terra.
Ed è stata in una di queste occasioni che lo scagnetto mi ha tradito.
Poveretto, non è stata colpa sua, c'era una radice particolarmente tenace e mi ero sollevata per tirare più forte facendo forza con le gambe; quando finalmente la radice ha ceduto, mi sono sbilanciata all'indietro e ho urtato lo scagnetto, che si è capovolto. E io ci sono finita sopra, seduta sì, ma dalla parte sbagliata.
Avete presente le farfalle chiamate Vanessa io, che hanno quelle belle macchie di forma circolare, disposte simmetricamente sui due lati delle ali e intensamente colorate di rosso, giallo, blu e viola?
Ecco, adesso io uguale, ma non sulle ali.
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giovedì 21 aprile 2011
domenica 10 aprile 2011
Grazia
Il reato di menticidio è stato derubricato a lesioni colpose gravi: la mentuccia non è morta e fortunatamente siamo proprio nel periodo di massima vegetazione, quindi ha già messo fuori le prime foglioline e ho buone speranze di riuscire anche ad utilizzarla prima della fine dell'estate.
Data la minore gravità del reato, il sincero pentimento e la condotta esemplare dell'imputato (che ha appena finito di passare i pavimenti con il Vaporetto), il giudice ha stabilito di concedere la grazia.
A proposito di vegetazione: queste sono le mie piante di timo in fiore.
Data la minore gravità del reato, il sincero pentimento e la condotta esemplare dell'imputato (che ha appena finito di passare i pavimenti con il Vaporetto), il giudice ha stabilito di concedere la grazia.
A proposito di vegetazione: queste sono le mie piante di timo in fiore.
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domenica 3 aprile 2011
Menticidio!
L'obiettivo della spedizione al Mottaflor era il completamento dell'aiola dedicata alle aromatiche e alle piante da giardino roccioso; in particolare, cercavo fiori blu e gialli e qualche altra piantina di menta, che essendo infestante riempie bene gli spazi tra i fiori, oltre ad essere uno dei miei aromi preferiti in cucina.
Ho avuto la fortuna di ritrovare un vivaista che avevo visto qualche anno fa alla fiera Ortogiardino di Pordenone e che mi aveva colpito per la straordinaria varietà di piante aromatiche: ho preso la salvia variegata, la salvia ananas, una salvia a foglie scure, origano greco, menta piperita, menta glaciale, mentuccia romana, menta bergamotto e liquirizia.
Ieri con un ultimo sforzo sono finalmente riuscita a mettere a dimora le ultime piantine. La foto non rende giustizia al risultato, che dal vivo è molto più bello, ma dato che l'avevo promessa...
Il ciuffo verde al centro della foto è erba cipollina, sulla sinistra si vede un bel cespuglio di melissa, n fondo c'è il mirto nano, poi ci sono diversi hiberis bianchi, violette cornute gialle, bianche e viola, verbene rosse e mesembriantemi arancioni, lithodora blu, sedum giallo, liquirizia, timo, campanule violette, artemisia, nontiscordardime e un paio di altre piante di cui non ricordo il nome.
L'aiola prosegue sulla destra con una zona interamente dedicata alle aromatiche, tappezzata da tre o quattro diverse varietà di timo, con piante di rosmarino e i nuovi acquisti aromatici, strategicamente posizionati in modo da essere facilmente accessibili anche senza dover camminare sull'erba, che di solito quando serve una pianta in cucina è invariabilmente bagnata.
In particolare, avevo deciso di mettere la mentuccia proprio davanti al marciapiede, nella posizione più comoda per la raccolta, pregustandone già l'utilizzo su carciofi e zucchine.
Oggi Renato ha passato il rasaerba. Anche sulla mentuccia.
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lunedì 16 agosto 2010
Ostinatamente avanti
Dopo tre giorni di pioggia insistente, ieri mattina Giove pluvio sembrava aver deciso di concederci una tregua, così ci siamo armati di zaino (con dentro acqua, maglie pesanti e giacche impermeabili perchè - si sa - gli dei sono capricciosi), scarponcini da montagna e bastoncini da nordic walking e siamo partiti alla volta del santuario di Pietralba, accompagnati da un presagio beneaugurante.
Percorso su strada forestale in mezzo ai boschi, dislivello modesto, tempo di percorrenza circa un'ora e mezza per l'andata e altrettanto per il ritorno. Insomma, una cosa facile, che poteva essere alla mia portata.
Beh, non era proprio così facile. Il dislivello tra il punto di partenza e quello di arrivo è effettivamente modesto, circa 200 metri, però nel mezzo ci sono un bel po' di saliscendi, con qualche tratto di pendenza non indifferente, almeno rispetto alle mie scarse capacità atletiche.
Ma ce l'ho fatta.
Avanti, ostinatamente avanti, un passo dopo l'altro, piano piano in salita, pianissimo in discesa.
Con una piccola deviazione per vedere l'eremo di Leonardo.
Con una deviazione un po' più lunga per la Grotta di Lourdes, sotto uno scroscio di pioggia di dieci minuti, giusto il tempo di tirare fuori le giacche impermeabili e mettere al riparo la macchina fotografica.
Avanti.
Su per la salita e per le scale del santuario.
Avanti.
Giù dalla parte opposta, in mezzo ai prati e poi nel bosco.
Avanti.
Fino in fondo, guardando con sorpresa la mia gamba destra che si muoveva appena un po' più lenta e più debole della sinistra, ma l'ho capito solo alla fine, sentendo il braccio e la spalla destra indolenziti perchè ho usato il bastoncino un po' di più da quella parte per compensare.
Avanti, guardando l'orologio per scoprire che al ritorno abbiamo impiegato cinque minuti in meno rispetto al tempo indicato sul cartello del sentiero.
Avanti, quasi come se gli ultimi tre anni fossero stati solo un brutto sogno e quella passeggiata in Cansiglio di fine ottobre 2007, che credevo sarebbe stata la mia ultima escursione in montagna, fosse solo di pochi giorni fa.
Avanti, anche se stanotte ho dormito male per troppa stanchezza, anche se oggi i muscoli sono indolenziti. Ma è un dolore buono, che mi dice che finalmente mi sono mossa, che il vero limite non è la malattia, ma l'idea di essere malati.
PS: e oggi? Indovinate un po'? PIOVE!
Percorso su strada forestale in mezzo ai boschi, dislivello modesto, tempo di percorrenza circa un'ora e mezza per l'andata e altrettanto per il ritorno. Insomma, una cosa facile, che poteva essere alla mia portata.
Beh, non era proprio così facile. Il dislivello tra il punto di partenza e quello di arrivo è effettivamente modesto, circa 200 metri, però nel mezzo ci sono un bel po' di saliscendi, con qualche tratto di pendenza non indifferente, almeno rispetto alle mie scarse capacità atletiche.
Ma ce l'ho fatta.
Avanti, ostinatamente avanti, un passo dopo l'altro, piano piano in salita, pianissimo in discesa.
Con una piccola deviazione per vedere l'eremo di Leonardo.
Con una deviazione un po' più lunga per la Grotta di Lourdes, sotto uno scroscio di pioggia di dieci minuti, giusto il tempo di tirare fuori le giacche impermeabili e mettere al riparo la macchina fotografica.
Avanti.
Su per la salita e per le scale del santuario.
Avanti.
Giù dalla parte opposta, in mezzo ai prati e poi nel bosco.
Avanti.
Fino in fondo, guardando con sorpresa la mia gamba destra che si muoveva appena un po' più lenta e più debole della sinistra, ma l'ho capito solo alla fine, sentendo il braccio e la spalla destra indolenziti perchè ho usato il bastoncino un po' di più da quella parte per compensare.
Avanti, guardando l'orologio per scoprire che al ritorno abbiamo impiegato cinque minuti in meno rispetto al tempo indicato sul cartello del sentiero.
Avanti, quasi come se gli ultimi tre anni fossero stati solo un brutto sogno e quella passeggiata in Cansiglio di fine ottobre 2007, che credevo sarebbe stata la mia ultima escursione in montagna, fosse solo di pochi giorni fa.
Avanti, anche se stanotte ho dormito male per troppa stanchezza, anche se oggi i muscoli sono indolenziti. Ma è un dolore buono, che mi dice che finalmente mi sono mossa, che il vero limite non è la malattia, ma l'idea di essere malati.
PS: e oggi? Indovinate un po'? PIOVE!
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giovedì 12 agosto 2010
Il giardino delle rose
LA LEGGENDA DI RE LAURINO
La leggenda narra che sul Catinaccio si trovava il giardino delle rose di Re Laurino; da questo il nome tedesco del Catinaccio: Rosengarten (giardino delle rose).
Re Laurino era il monarca di un popolo di nani che attraverso scavi nella roccia delle montagne, trovava cristalli, oro e argento. Oltre a queste ricchezze, il re possedeva due armi magiche: una cintura che gli dava la forza pari a quella di 12 uomini e una cappa che lo rendeva invisibile.
Un giorno il Re dell'Adige decise di maritare la sua bellissima figlia Similde, e per questo decise di invitare per una gita di maggio, tutti i nobili delle vicinanze. Tutti tranne Re Laurino, che decise comunque di partecipare come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco vide finalmente la bellissima Similde, se ne innamorò all'istante, la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì con lei.
Tutti i nobili invitati si lanciarono all'inseguimento del fuggiasco, schierandosi poi all'ingresso del Giardino delle Rose per bloccargli il passaggio. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli dava la forza di dodici uomini e decise di combattere. Quando si rese conto che non poteva battere tutti quegli uomini e stava per soccombere, indossò la cappa che lo rendeva invisibile e si mise a saltellare qua e là nel giardino, convinto di non essere visto. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo catturarono, tagliarono la cintura magica e lo fecero loro prigioniero.
Re Laurino, arrabbiato per il destino avverso, si girò verso il Rosengarten che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione: "né di giorno, né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti". Ma nell'enfasi della rabbia Re Laurino si dimenticò dell'alba e del tramonto e così, da allora, accade che il Catinaccio, all'alba e al tramonto, si colori come un giardino di ineguagliabile bellezza.
La leggenda narra che sul Catinaccio si trovava il giardino delle rose di Re Laurino; da questo il nome tedesco del Catinaccio: Rosengarten (giardino delle rose).
Re Laurino era il monarca di un popolo di nani che attraverso scavi nella roccia delle montagne, trovava cristalli, oro e argento. Oltre a queste ricchezze, il re possedeva due armi magiche: una cintura che gli dava la forza pari a quella di 12 uomini e una cappa che lo rendeva invisibile.
Un giorno il Re dell'Adige decise di maritare la sua bellissima figlia Similde, e per questo decise di invitare per una gita di maggio, tutti i nobili delle vicinanze. Tutti tranne Re Laurino, che decise comunque di partecipare come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco vide finalmente la bellissima Similde, se ne innamorò all'istante, la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì con lei.
Tutti i nobili invitati si lanciarono all'inseguimento del fuggiasco, schierandosi poi all'ingresso del Giardino delle Rose per bloccargli il passaggio. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli dava la forza di dodici uomini e decise di combattere. Quando si rese conto che non poteva battere tutti quegli uomini e stava per soccombere, indossò la cappa che lo rendeva invisibile e si mise a saltellare qua e là nel giardino, convinto di non essere visto. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo catturarono, tagliarono la cintura magica e lo fecero loro prigioniero.
Re Laurino, arrabbiato per il destino avverso, si girò verso il Rosengarten che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione: "né di giorno, né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti". Ma nell'enfasi della rabbia Re Laurino si dimenticò dell'alba e del tramonto e così, da allora, accade che il Catinaccio, all'alba e al tramonto, si colori come un giardino di ineguagliabile bellezza.
il Rosengarten martedì al tramonto
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Amici da lontano
Martedì abbiamo passato la giornata con Lorenzo, Daniela e le loro bimbe, Giada e Sara.
Ho conosciuto Lorenzo e la sua famiglia attraverso il forum Mondo OT Disneyland e poi di persona durante le mie visite a Roma, sono persone deliziose con cui ho trovato subito un ottima affinità. Quando abbiamo saputo che ci saremmo trovati in vacanza nello stesso periodo a una sola valle di distanza (loro sono in Val di Fassa) abbiamo deciso che era sicuramente il caso di programmare almeno una giornata insieme, così martedì mattina ci siamo incontrati alla stazione di valle della funivia di Predazzo.
Per prima cosa abbiamo cercato di consolare la povera Sara che era appena stata punta al viso da una vespa, poi abbiamo preso la funivia e dopo la seggiovia fino a Passo Feudo, alle pendici del Latemar.
Una breve escursione guidata ci ha fatto scoprire le curiosità geologiche di questa zona e alcuni bellissimi panorami.
L'escursione era molto breve, ma con una salita piuttosto ripida che mi è servita per mettermi di nuovo alla prova. Ce la faccio. Piano, con calma, ma ce la faccio. Ed è più di quanto osassi sperare.
Finita l'escursione, abbiamo ripreso la seggiovia fino a Gardonè dove la sosta per gli appassionati come noi di parchi divertimento era d'obbligo: Alpine Coaster! Un'attrazione simpaticissima, slitte su rotaia che scendono velocissime tra curve e dossi.
Uno spuntino in baita, canederli in brodo e fragole con la panna, poi un altro giro sull'Alpine Coaster in attesa di poter scendere con la funivia, che era stata bloccata per il rischio di fulmini, dato che nella Val di Fassa imperversava un temporale con i fiocchi.
La funivia è ripartita giusto in tempo: recuperate le nostre auto abbiamo raggiunto il passo di Lavazè, dove le bambine hanno vissuto in prima persona l'esperienza emozionante della mungitura delle vacche e l'incontro con gli animali della malga.
Ormai era arrivato il momento di salutarsi, ma abbiamo portato con noi la gioia dell'incontro con questi amici così piacevoli e del meraviglioso sorriso delle loro bambine.
Ho conosciuto Lorenzo e la sua famiglia attraverso il forum Mondo OT Disneyland e poi di persona durante le mie visite a Roma, sono persone deliziose con cui ho trovato subito un ottima affinità. Quando abbiamo saputo che ci saremmo trovati in vacanza nello stesso periodo a una sola valle di distanza (loro sono in Val di Fassa) abbiamo deciso che era sicuramente il caso di programmare almeno una giornata insieme, così martedì mattina ci siamo incontrati alla stazione di valle della funivia di Predazzo.
Per prima cosa abbiamo cercato di consolare la povera Sara che era appena stata punta al viso da una vespa, poi abbiamo preso la funivia e dopo la seggiovia fino a Passo Feudo, alle pendici del Latemar.
Una breve escursione guidata ci ha fatto scoprire le curiosità geologiche di questa zona e alcuni bellissimi panorami.
L'escursione era molto breve, ma con una salita piuttosto ripida che mi è servita per mettermi di nuovo alla prova. Ce la faccio. Piano, con calma, ma ce la faccio. Ed è più di quanto osassi sperare.
Finita l'escursione, abbiamo ripreso la seggiovia fino a Gardonè dove la sosta per gli appassionati come noi di parchi divertimento era d'obbligo: Alpine Coaster! Un'attrazione simpaticissima, slitte su rotaia che scendono velocissime tra curve e dossi.
Uno spuntino in baita, canederli in brodo e fragole con la panna, poi un altro giro sull'Alpine Coaster in attesa di poter scendere con la funivia, che era stata bloccata per il rischio di fulmini, dato che nella Val di Fassa imperversava un temporale con i fiocchi.
La funivia è ripartita giusto in tempo: recuperate le nostre auto abbiamo raggiunto il passo di Lavazè, dove le bambine hanno vissuto in prima persona l'esperienza emozionante della mungitura delle vacche e l'incontro con gli animali della malga.
Ormai era arrivato il momento di salutarsi, ma abbiamo portato con noi la gioia dell'incontro con questi amici così piacevoli e del meraviglioso sorriso delle loro bambine.
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Cominciamo bene
Quando si inizia qualcosa di nuovo di solito si parte pieni di buoni propositi: lunedì mattina alle 8:15 ero in palestra, pronta per lo stretching dei 12 meridiani con Jole, atletica ed elegante responsabile del wellness e titolare dell'hotel insieme al marito Luis.
Ho messo le mani avanti, non sapevo se sarei riuscita a fare tutti i movimenti, ma i miei timori si sono rivelati infondati: gli esercizi erano alla mia portata e la palla mi ha dato solo un po' di fastidio, niente dolore.
Molto soddisfatta, sono tornata in camera a svegliare Renato per affrontare insieme la sontuosa colazione altoatesina.
Come primo giorno, volevo mettere alla prova le mie capacità fisiche senza esagerare, così abbiamo optato per una passeggiata in paese.
Già che ci siamo... avanti allora!
Siamo rimasti subito affascinati dal paesaggio. Già domenica, arrivando, mi ero fatta l'idea di aver scelto bene la località per le nostre vacanze: non una valle stretta e scura, ma grandi spazi da cui la vista può correre lontano, verso splendide cornici di montagne.
È bastato allontanarsi di un centinaio di metri dal centro del paese per trovarsi immersi nell'ambiente montano.
Ma già che ci siamo... perchè non fare una deviazione per arrivare fino alla chiesetta di S. Agata? In fondo non è lontana, la strada diventa un sentiero, ma è facile e breve.
Avanti ancora!
Alla fine la nostra passeggiatina in paese si è trasformata in una mini-escursione di circa tre ore, ma ne è valsa la pena.
Al ritorno in albergo, una bella sguazzata in piscina con sosta nella zona idromassaggio, merenda con yogurt, frutta e una fetta di torta al cioccolato (menzione speciale per Andrea, la chef de patisserie, che propone dolci-non-troppo-dolci, con poco zucchero proprio come piace a me) e poi mi sono rintanata sotto l'ombrellone, perchè il sole del mattino aveva già iniziato ad arrossarmi braccia e collo, in attesa del primo trattamento nel centro benessere: un peeling ayurvedico con minerali esfolianti ed oli profumati seguito da un impacco caldo di latte e cocco, che ha mi lasciato straordinariamente rilassata, morbida e profumata.
Per finire la giornata, un'altra sontuosa cena; questa volta la menzione speciale va ai tagliolini fatti in casa con i finferli.
Ho messo le mani avanti, non sapevo se sarei riuscita a fare tutti i movimenti, ma i miei timori si sono rivelati infondati: gli esercizi erano alla mia portata e la palla mi ha dato solo un po' di fastidio, niente dolore.
Molto soddisfatta, sono tornata in camera a svegliare Renato per affrontare insieme la sontuosa colazione altoatesina.
Come primo giorno, volevo mettere alla prova le mie capacità fisiche senza esagerare, così abbiamo optato per una passeggiata in paese.
(ah, da qui in poi, le foto sono tutte mie!)
Passando davanti all'ufficio informazioni abbiamo visto una mappa dei sentieri con alcune passeggiate consigliate, una denominata semplicemente "giro del paese", breve e facile, su strada. Quale migliore opportunità per testare gambe e fiato? Anche se non eravamo attrezzati per un'escursione, avevamo scarpe comode e in fondo si trattava solo di allungare un po' la strada per tornare in albergo.Già che ci siamo... avanti allora!
Siamo rimasti subito affascinati dal paesaggio. Già domenica, arrivando, mi ero fatta l'idea di aver scelto bene la località per le nostre vacanze: non una valle stretta e scura, ma grandi spazi da cui la vista può correre lontano, verso splendide cornici di montagne.
È bastato allontanarsi di un centinaio di metri dal centro del paese per trovarsi immersi nell'ambiente montano.
E incontrare alcuni simpatici abitanti del luogo...
Ma già che ci siamo... perchè non fare una deviazione per arrivare fino alla chiesetta di S. Agata? In fondo non è lontana, la strada diventa un sentiero, ma è facile e breve.
Avanti ancora!
Alla fine la nostra passeggiatina in paese si è trasformata in una mini-escursione di circa tre ore, ma ne è valsa la pena.
Al ritorno in albergo, una bella sguazzata in piscina con sosta nella zona idromassaggio, merenda con yogurt, frutta e una fetta di torta al cioccolato (menzione speciale per Andrea, la chef de patisserie, che propone dolci-non-troppo-dolci, con poco zucchero proprio come piace a me) e poi mi sono rintanata sotto l'ombrellone, perchè il sole del mattino aveva già iniziato ad arrossarmi braccia e collo, in attesa del primo trattamento nel centro benessere: un peeling ayurvedico con minerali esfolianti ed oli profumati seguito da un impacco caldo di latte e cocco, che ha mi lasciato straordinariamente rilassata, morbida e profumata.
Per finire la giornata, un'altra sontuosa cena; questa volta la menzione speciale va ai tagliolini fatti in casa con i finferli.
Partenza!
Sono in VACANZA, sì, proprio scritto così, con tutte le lettere maiuscole.
Questa volta niente preparativi in anticipo, la valigia l'ho preparata domenica mattina perchè sabato ho lavorato fino all'una di notte per ridurre almeno un po' la montagna di cose da fare che avrei comunque dovuto lasciarmi alle spalle. Alla fine però si è rivelata una scelta saggia, perchè siamo partiti con tutta calma verso l'ora di pranzo e per tutto il viaggio ci siamo chiesti se non avessimo per caso sbagliato data, perchè non abbiamo trovato traccia dell'esodo estivo: strade libere e traffico praticamente inesistente. Un po' del nostro ce l'avevamo messo evitando quasi completamente le autostrade, ma non prendiamoci meriti che non ci competono: abbiamo semplicemente seguito le indicazioni del navigatore.
Viaggio tranquillo dunque, a parte il tratto del passo San Pellegrino, ma quello è solo un problema mio: le strade in forte pendenza mi creano un'ansia terribile, sono tesa, mi irrigidisco al punto che mi fanno male collo e schiena, ho sempre paura che l'auto non riesca a salire oppure che non riesca a fermarsi in discesa. È una paura irrazionale, non so da dove diavolo mi sia arrivata e saltabeccando in rete ho scoperto che ha addirittura un nome, si chiama batmofobia, e su una strada che arriva al 18% di pendenza, esplode in tutto il suo angosciante splendore. Pazienza, al mondo ci son cose peggiori, in fondo si tratta di razionalizzare e controllarsi, ce la posso fare, tanto prima o poi si arriva.
E dopo il San Pellegrino iniziano le Dolomiti più belle, quelle che mi fanno restare a bocca aperta davanti al finestrino della macchina.
Per raggiungere la nostra destinazione c'era ancora da superare il passo di Costalunga, ma la pendenza non è così terribile e si cominciano a vedere i favolosi panorami che accompagneranno tutto il nostro soggiorno, i massicci del Latemar e del Catinaccio e, più giù, il lago di Carezza, incastonato come uno smeraldo tra le montagne.
Ancora pochi chilometri, poi la voce di Oriano Ferrari/Marco della Noce che Renato ha scelto per il navigatore (fenomenale!) ci ha avvertito che "mo siamo arrivati nè, non ci avrei scommesso un cicciolo! La prossima volta però prendiamo il treno...".
Alla reception una gradevole sorpresa: mentre l'addetto procedeva alla registrazione, ci hanno invitati ad accomodarci ad uno dei tavoli esterni con un drink di benvenuto, come sempre per me rigorosamente analcolico.
Una breve visita guidata dell'hotel, molto grazioso e curatissimo, poi abbiamo sistemato i bagagli in camera e ci siamo fiondati ad inaugurare le piscine. Unica delusione, sono più piccole di come sembravano dalle foto, soprattutto quella esterna, difficile nuotare come si deve, anche se con un po' di creatività... chi ha detto che bisogna per forza andare avanti e indietro? Si può anche girare in tondo, ed è quasi meglio.
Un po' di relax sui lettini sul prato, poi doccia e aperitivo in giardino, con cui la famiglia Brunner ci ha dato il benvenuto all'hotel Erica.
La cena è stata deliziosa, con menzione speciale per il risotto al limone con carpaccio di merlano (che è un pesce, ma non so altro di lui) e il parfait di fagiolo tonka (e questo non chiedetemi proprio cos'è) in pasta fillo con ragù d'ananas e mango, una specie di gelato fritto, ma molto più leggero e delicato.
Non so voi, ma io questo lo definirei proprio un buon inizio!
Questa volta niente preparativi in anticipo, la valigia l'ho preparata domenica mattina perchè sabato ho lavorato fino all'una di notte per ridurre almeno un po' la montagna di cose da fare che avrei comunque dovuto lasciarmi alle spalle. Alla fine però si è rivelata una scelta saggia, perchè siamo partiti con tutta calma verso l'ora di pranzo e per tutto il viaggio ci siamo chiesti se non avessimo per caso sbagliato data, perchè non abbiamo trovato traccia dell'esodo estivo: strade libere e traffico praticamente inesistente. Un po' del nostro ce l'avevamo messo evitando quasi completamente le autostrade, ma non prendiamoci meriti che non ci competono: abbiamo semplicemente seguito le indicazioni del navigatore.
Viaggio tranquillo dunque, a parte il tratto del passo San Pellegrino, ma quello è solo un problema mio: le strade in forte pendenza mi creano un'ansia terribile, sono tesa, mi irrigidisco al punto che mi fanno male collo e schiena, ho sempre paura che l'auto non riesca a salire oppure che non riesca a fermarsi in discesa. È una paura irrazionale, non so da dove diavolo mi sia arrivata e saltabeccando in rete ho scoperto che ha addirittura un nome, si chiama batmofobia, e su una strada che arriva al 18% di pendenza, esplode in tutto il suo angosciante splendore. Pazienza, al mondo ci son cose peggiori, in fondo si tratta di razionalizzare e controllarsi, ce la posso fare, tanto prima o poi si arriva.
E dopo il San Pellegrino iniziano le Dolomiti più belle, quelle che mi fanno restare a bocca aperta davanti al finestrino della macchina.
Per raggiungere la nostra destinazione c'era ancora da superare il passo di Costalunga, ma la pendenza non è così terribile e si cominciano a vedere i favolosi panorami che accompagneranno tutto il nostro soggiorno, i massicci del Latemar e del Catinaccio e, più giù, il lago di Carezza, incastonato come uno smeraldo tra le montagne.
Ancora pochi chilometri, poi la voce di Oriano Ferrari/Marco della Noce che Renato ha scelto per il navigatore (fenomenale!) ci ha avvertito che "mo siamo arrivati nè, non ci avrei scommesso un cicciolo! La prossima volta però prendiamo il treno...".
Alla reception una gradevole sorpresa: mentre l'addetto procedeva alla registrazione, ci hanno invitati ad accomodarci ad uno dei tavoli esterni con un drink di benvenuto, come sempre per me rigorosamente analcolico.
Una breve visita guidata dell'hotel, molto grazioso e curatissimo, poi abbiamo sistemato i bagagli in camera e ci siamo fiondati ad inaugurare le piscine. Unica delusione, sono più piccole di come sembravano dalle foto, soprattutto quella esterna, difficile nuotare come si deve, anche se con un po' di creatività... chi ha detto che bisogna per forza andare avanti e indietro? Si può anche girare in tondo, ed è quasi meglio.
Un po' di relax sui lettini sul prato, poi doccia e aperitivo in giardino, con cui la famiglia Brunner ci ha dato il benvenuto all'hotel Erica.
La cena è stata deliziosa, con menzione speciale per il risotto al limone con carpaccio di merlano (che è un pesce, ma non so altro di lui) e il parfait di fagiolo tonka (e questo non chiedetemi proprio cos'è) in pasta fillo con ragù d'ananas e mango, una specie di gelato fritto, ma molto più leggero e delicato.
Non so voi, ma io questo lo definirei proprio un buon inizio!
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