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giovedì 16 agosto 2018

Nella salute e nella malattia


Ho sempre pensato che chi sceglie il rito matrimoniale cattolico dimostri grande incoscienza. 
Secondo me, moltissimi sposi non valutano realmente la portata della formula matrimoniale, la pronunciano perché è bella e suggestiva, o magari solo perché “si usa così”, ma senza capire davvero quanto sia profonda e impegnativa.
Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia 
e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita
Tutti i giorni della vita significa sempre, in ogni caso. Amare anche se l’altro ti abbandona, essere fedele anche se tradisce, onorare anche se si comporta male. Come si può fare una simile promessa? Mi stupisce sempre che qualcuno abbia il coraggio di pronunciarla, per di più davanti al proprio Dio.


Ma c’è anche chi non fa promesse e non si nasconde dietro parole altisonanti ma vuote. Chi cammina al mio fianco da sedici anni, nella salute e nella malattia, soprattutto nella malattia, adattando il suo passo al mio, con infinita pazienza.
Oggi abbiamo fatto una bellissima passeggiata ai Prati di Croda Rossa. Un percorso molto breve e molto facile. Piano, pianissimo, con la mia andatura da formica. Probabilmente ci abbiamo messo almeno il doppio rispetto agli escursionisti più lenti. Nei tratti in discesa, lui teneva stretta la cinghia del mio marsupio, per sostenermi se avessi perso l’equilibrio.

A un certo punto gli ho chiesto se non gli pesava dover procedere così lentamente. 
Ha risposto, semplicemente: “Siamo in due”.


mercoledì 2 ottobre 2013

Auguri non convenzionali

Carissima amica,
Da quando le nostre strade si sono incrociate, prima virtualmente e poi anche di persona, hai conquistato un posto speciale nel mio cuore.
Ora più che mai i miei pensieri corrono a te, ogni giorno, più volte al giorno.
Non sono credente, lo sai. Se credessi ai miracoli, ne chiederei uno per te, con tutte le mie forze, invece l'unica cosa che riesco a fare è esserti vicina con il pensiero e soprattutto con il cuore.

Vorrei poterti augurare una lunga vita piena di salute, ma sarebbe una presa in giro.
Allora voglio mandarti un augurio diverso, uno di quelli che le persone "normali" non fanno mai, perché non sta bene parlare di certe cose.
Ma tu sei molto di più di una persona normale, lo dimostri ogni giorno, e io sono sicura che capirai.

Ti auguro braccia forti per sorreggerti.
Ti auguro mani premurose per spostare ogni ostacolo che disturba i tuoi passi.
Ti auguro sorrisi, intorno a te e dentro di te
Ti auguro serenità e pace.
Ti auguro un cammino lieve e pieno di luce.
Ti auguro tanto, tanto amore per accompagnarti fino in fondo.


sabato 1 ottobre 2011

Le mamme che lavorano

Ho sempre avuto tanta stima e rispetto per le mamme che lavorano.
Non me ne vogliano le donne che non hanno figli né le mamme casalinghe, ma conciliare maternità e lavoro è un'impresa davvero straordinaria, soprattutto quando il lavoro impegna fuori casa per sei-otto ore al giorno (o anche di più) e c'è più di un figlio da gestire, magari senza il supporto dei nonni.
Osservando alcune amiche che vivono questa condizione, ho elaborato alcune considerazioni.

Le mamme che lavorano sono sempre a spasso
Al mattino accompagnano i bambini a scuola, all'asilo o al nido... oppure in tutti e tre i posti, organizzando i percorsi con l'abilità dei migliori rappresentanti di commercio. Lasciano i più grandicelli davanti al cancello, insieme agli altri bambini e alle loro mamme, quelle che hanno il tempo di restare fino al suono della campanella e che le guardano con disapprovazione perché non si fermano fino all'arrivo delle maestre.
Poi corrono al lavoro, pregando di non trovare tutti i semafori rossi, perché all'orologio dell'ufficio o della fabbrica non importa proprio niente né dei tuoi figli, né del traffico, e se timbri un minuto dopo, ti scala un quarto d'ora dalla giornata.
All'uscita dal lavoro, altro giro per recuperare la prole, pregando di nuovo il dio dei semafori, perché se arrivano un minuto dopo l'orario di chiusura, trovano la maestra o la bidella inferocite per essere dovute rimanere con il bambino fino al loro arrivo; oppure trovano il pargolo che le aspetta sconsolato sulle scale, che fa ancora più male. Se il loro orario di lavoro finisce dopo la chiusura della scuola/asilo/nido, il recupero va fatto presso la baby-sitter, dai nonni o da qualche altra mamma che gentilmente ha accettato di tenersi a casa il bimbo per qualche ora. Ma dato che i figli hanno età diverse, è possibile che uno sia all'asilo, uno dai nonni e l'altro a casa di un amichetto.
Quando finalmente hanno finito di raggruppare le creature, è già ora di smistarle di nuovo: uno va a nuoto, l'altra a danza oppure a musica. Se tutto va bene, mentre i figli sono a lezione le mamme riescono a fare la spesa, ma di solito gli orari sono incastrati in modo tale che tra uno e l'altro restano 10-15 minuti che non bastano nemmeno per arrivare al negozio e allora si va dopo, tutti insieme, cercando di mantenere la lucidità mentre pilotano il carrello tra gli scaffali, con una che si lamenta che è tardi e deve fare i compiti e l'altro che frigna perché vuole la merenda.

Le mamme che lavorano sono ipertecnologiche
Quando finalmente le mamme che lavorano arrivano a casa è ormai tardo pomeriggio.
Aiutano i figli a fare i compiti.
E intanto preparano la cena.
E intanto caricano la lavatrice.
E intanto annaffiano le piante.
E intanto controllano la posta.
E intanto fanno la lista della spesa.
E intanto apparecchiano la tavola.
E intanto si fanno raccontare dai bambini quello che hanno fatto oggi. E li ascoltano.
I computer di nuova generazione riescono ad eseguire più di operazioni contemporaneamente, ma in confronto alle mamme che lavorano, sono dei dilettanti.

Le mamme che lavorano fanno spesso le ore piccole
Alla sera, le mamme che lavorano lavano i figli, li mettono a letto e leggono loro una storia.
Poi sistemano la cucina, raccolgono i giocattoli, stirano, attaccano un bottone al grembiulino, preparano il pranzo da portarsi in ufficio il giorno dopo, le cartelle per i bambini e la presentazione per la riunione di lavoro. A volte riescono anche a scambiare qualche parola con il padre dei loro figli prima di crollare addormentate, molto dopo la mezzanotte. E al mattino dopo alle sei e mezza sono in piedi per stendere i panni, preparare la colazione, svegliare e vestire i bambini.

Le mamme che lavorano giocano tutto il giorno.
Le mamme che lavorano giocano tutto il giorno a rincorrersi con il tempo.
E giocano a fare i puzzle, per incastrare le ferie con i giorni di chiusura di scuole e asili.
E siccome sono mamme, trovano anche il tempo di giocare con i loro bambini.

Le mamme che lavorano fanno un sacco di sport
- Corsa ad ostacoli con il passeggino su strade e marciapiedi che sembrano campi minati.
- Salto del giocattolo che ci si trova tra i piedi nei posti più impensati.
- Sollevamento pesi: bambini +  borse della spesa.
- Tuffi, per prendere al volo il pargolo (o un oggetto fragile) prima che cada.
- Equitazione; la mamma è il cavallo.
- Lotta libera, per lavare e vestire i figli.
- Arrampicata sugli specchi, per giustificare i ritardi e le assenze alle riunioni scolastiche (che sono sempre, rigorosamente, in orario di lavoro).
- Ginnastica artistica, per trovare l'equilibrio fra tutti gli impegni.
- Pallacanestro, per centrare il cesto della biancheria sporca dalla porta della lavanderia.
- Apnea, per trattenere il fiato e non far uscire quel "ma vaff..." che nasce spontaneo quando l'amica senza figli (e stronza) dice: "Dovresti proprio venire anche tu in palestra, ti farebbe tanto bene!"

Le mamme che lavorano si godono il weekend
Nel fine settimana, le mamme che lavorano fanno le pulizie.
E dato che il sabato e la domenica sono gli unici giorni in cui si riesce a pranzare a casa, preparano qualcosa di speciale.
E dal momento che non devono andare al lavoro, potranno ben andare a salutare i genitori e/o i suoceri, che ma-insomma-non-ti-si-vede-mai!
E il sabato è anche l'unico giorno in cui non lavorano e i negozi sono aperti, quindi vanno a fare le spese per i figli, che hanno sempre bisogno di qualcosa, e li portano a tagliarsi i capelli.
E siccome la domenica è l'unico giorno in cui si può fare qualcosa tutti insieme, portano i bambini in gita.

Le mamme che lavorano...
Hanno una mano sul mouse e l'altra sul biberon.
Hanno una macchia di pappa sul tailleur o un giocattolo che sbuca dalla tasca del camice da officina.
Hanno le foto dei figli come sfondo sul desktop del computer e i loro disegni appesi in ufficio o in reparto.
Hanno un vagone di pazienza sempre in tasca.
Hanno una vita così piena che non si accorgono nemmeno di non avere nemmeno un secondo da dedicare a se stesse.
Hanno sempre mille sensi di colpa perché vorrebbero fare di più.
Non hanno più visto l'estetista dal giorno del loro matrimonio e vanno dal parrucchiere due volte l'anno, ma...
Le mamme che lavorano sono sempre bellissime


Per Catia e Maria Cristina: sì, sto parlando anche di voi. Soprattutto di voi.



AGGIORNAMENTO
Ho scoperto che più di qualcuno ha frainteso questo post, interpretandolo come una critica alle mamme casalinghe oppure ai papà.
Mi dispiace, non pensavo che un elogio per qualcuno potesse essere letto come un'offesa per altri.
In realtà volevo solo evidenziare la differenza tra me che lavoro, oltretutto con molta flessibilità, ma non sono mamma e le donne che lavorano, anche con orari molto più rigidi dei miei, e che in più sono mamme attente e presenti con i loro figli e per questo hanno tutta la mia più sincera ammirazione.

sabato 20 agosto 2011

Pomeriggio in beauty farm

L'avevo già deciso prima di partire per le vacanze: dato che l'incontro previsto a fine luglio era saltato a causa del ricovero di Anna Lisa, al rientro da Londra sarei andata a trovarla.

L'invito al matrimonio mi era arrivato in Inghilterra, un'emozione grande e insieme il dispiacere di non poter partecipare, perché il mio aereo sarebbe atterrato a Venezia proprio all'orario previsto per la cerimonia.
Appena arrivata in aeroporto avevo subito riacceso il telefono e iniziato a tempestare di SMS e telefonate ZiaCris: come stava andando? Com'era la sposa? E potevo chiamarla?
Il giorno dopo avevo cercato in rete, sicura di trovare notizia di questo straordinario matrimonio. C'erano migliaia di pagine che ne parlavano, alcune semplicemente riportando la notizia ANSA, altre con articoli più dettagliati, foto e addirittura un video. L'ho guardato tre volte e ogni volta ho pianto di commozione, di tenerezza, di gioia nel vedere la felicità traboccare dal volto della mia Nina.
Temevo però che la giornata l'avesse stancata, che avrebbe pagato lo sforzo, quindi ho lasciato passare un paio di giorni prima di andare a trovarla.

Giovedì mattina ho preso il treno poco dopo le otto, armata di libro, videogioco e netbook, tutto il necessario per riempire diverse ore di treno. Ma ero distratta, il pensiero correva continuamente avanti, verso di lei.
Come l'avrei trovata? Forse stanca o assonnata per via della morfina? E i dolori le avrebbero dato tregua? E se la mia visita fosse stata un disturbo?
Quando sono arrivata alla reception della beauty farm, poco dopo le due del pomeriggio, sembrava che i miei timori fossero fondati, perché l'infermiera mi ha detto che stava riposando e forse non era il caso di disturbarla. Ma no, di che mi preoccupavo? Anna Lisa mi aspettava, le avevo chiesto se potevo passare, e appena ha saputo che ero arrivata ha detto di farmi entrare.

Pareva una bambola, con il pigiamino rosa e i fiocchi di tulle da sposa attaccati al letto, ancora circondato dai palloncini colorati: che tenerezza!
Certo, c'erano i lividi della caduta del giorno prima, c'erano il tubo dell'ossigeno e l'elastomero con la morfina a ricordare che stavamo a Cure Palliative, non nel salotto di casa.
Ma dietro al dolore, dietro alla malattia, c'è sempre lei, Anna Lisa, la mia Nina dagli occhi belli, con un grande sogno appena realizzato e tanti altri ancora in tasca, con la curiosità di sapere cosa succede "fuori" e tanta voglia di normalità, con la battuta sempre pronta e il cuore grande.
Abbiamo parlato del matrimonio, del bellissimo abito arrivato quasi per miracolo, del bouquet, del rinfresco e della torta realizzati grazie alla straordinaria gara di affetto di tanti amici, che le ha permesso di essere una sposa stupenda e di avere la cerimonia che aveva sempre desiderato.
Mi ha chiesto della vacanza a Londra, dei miei prossimi controlli, di Renato e del Ciccio.
L'ho avuta tutta per me per più di due ore, con una interruzione solo quando l'hanno chiamata dalla BBC per un'intervista.
C'era anche la sua Mamy, una donna minuta e grandissima, con il cuore diviso tra il dolore per le sofferenze che la malattia impone alla sua bambina e l'orgoglio per il modo straordinario in cui Anna Lisa riesce ad affrontarle.
Purtroppo non ho avuto la possibilità di incontrare Qualcuno, che era andato a casa dei genitori per qualche ora.
Ma mi sono riempita gli occhi e il cuore di lei, di Anna Lisa, della sua grinta e della sua voglia di sorridere, di amare, di vivere.
E sono tornata a casa più leggera.

lunedì 7 marzo 2011

Cose che non hanno prezzo

Un uomo che quando alla sera ti infili a letto così ghiacciata da fare invidia alla Findus, invece di innalzare una (legittima) barriera di filo spinato per tenerti a distanza, viene ad abbracciarti e ti tiene stretta fino a che ti scongeli.
E che quando lavori fino a tarda notte o addirittura all'alba, e vai a dormire cercando di fare piano piano per non disturbarlo, perché poi lui si deve alzare alle sei e mezza, il giorno dopo ti rimprovera perché dovevi svegliarlo, perché lui ci teneva ad abbracciarti, a qualsiasi ora del giorno o della notte.