giovedì 21 settembre 2017

Il babau sotto il letto

Riassunto del controllo: sempre in bilico.
La TAC dice che va quasi tutto bene, ma c'è un'alterazione dell'osso del bacino nella zona dell'ultimo intervento, proprio dove il chirurgo aveva rilevato un'infiltrazione tumorale.
Potrebbe essere l'esito del raschiamento effettuato durante l'operazione per staccare il tumore e prelevare il tessuto da analizzare, potenziato dall'effetto distruttivo della radioterapia, ma potrebbe anche essere una ripresa di malattia. Non si sa, ogni valutazione sarebbe prematura.
Bisogna aspettare, per vedere se e come evolverà la situazione. Se ne riparla fra tre mesi, questa volta con la risonanza magnetica.

Continuo a camminare, cercando faticosamente di mantenermi in equilibrio su questo sentiero impervio, con un'ombra sempre incombente che oscura l'orizzonte e impedisce di guardare più avanti del prossimo controllo. Un'ombra che mi ruba la voglia di fare progetti, di iniziare qualcosa di nuovo.
Viviamo, Renato e io, con la consapevolezza di un mostro nascosto sotto il letto che potrebbe uscire da un momento all'altro, che prima o poi uscirà.

Lo ha confermato il chirurgo: non è questione di "se", ma di "quando". E anche se questa attesa è logorante, speriamo che duri più a lungo possibile.

lunedì 18 settembre 2017

Il rito

Io - Ho freddo.
Me - No, dai, ci sono 21,5 gradi nello studio, una temperatura più che adeguata.
Io - Ma io ho freddo!
Me - Ma insomma! Nel periodo del liceo, durante il giorno il termostato della zona notte era a 16° e, quando non ero in palestra o all'oratorio, passavo i pomeriggi nella mia camera a studiare, leggere, suonare o ascoltare musica.
Io - Sono passati 35 anni...
Me - Infatti adesso ci sono 5 gradi in più di allora. Basta e avanza.
Io - Ok, sono vecchia e malandata. Ma ho freddo. Posso accendere il riscaldamento?
Me - Non si accende il riscaldamento prima di metà ottobre. Non esiste, non se ne parla proprio. Lo dice anche la legge.
Io - Il climatizzatore in modalità riscaldamento?
Me - No. E neanche il caminetto!
Io - Ma io ho freddo!
Me - Arrangiati!
Io - D'accordo, vado a mettermi uno scialle.

Sono da poco passate le 17, è l'ora del tè.
Il tè non è solo una bevanda, è una coccola, un momento di benessere.
Oggi ho deciso che sarà un vero tè. Non posso concedermelo tutti i giorni, perché nelle ultime settimane il mio reflusso è peggiorato e devo evitare gli alimenti che favoriscono l'acidità gastrica, ma ogni tanto si può fare.

Inizia il rito.
Metto a scaldare l'acqua e apro la dispensa per scegliere: fra tè e infusi, ho almeno una ventina di opzioni diverse. L'occhio scorre sopra scatole, sacchetti e barattoli, la mano lo segue sfiorando, mentre la mente richiama gli aromi di ogni confezione. Tè nero con arancia e zenzero? Non oggi. Tè verde al gelsomino? Nemmeno. Chai indiano speziato? No. Ah, ci siamo! La mano si ferma su una scatola decorata con gufi e sceglie uno dei sacchetti che mi ha regalato ZiaCris: tè nero con vaniglia e petali di fiori.

Ora la tazza.
Sì, perché anche la tazza dipende dal tè o dall'infuso. I profumi delicati come il gelsomino vanno nella tazza rosa con decori di caramelle. Quelli semplici, con un solo ingrediente, nelle tazze di terracotta smaltata. Gli aromi freschi e allegri della frutta nelle tazze Disney, gialla o arancione. Per sapori più decisi ci vuole la tazza con il gufo. E gufo sia!

Anche per l'infusore ho diverse possibilità, ma la scelta cade quasi sempre su quello a forma di fragola che mi ha regalato Anna e non c'è bisogno di spiegare perché.
Riempio l'infusore con la miscela di foglie e petali, assaporandone il profumo, e controllo il tempo di infusione: questa richiede 3 minuti a 90°. Imposto il contaminuti, ma non ho il termometro, quindi per la temperatura vado a occhio.

Poco prima che l'acqua inizi a bollire spengo il gas, immergo l'infusore e faccio partire il contaminuti. Nel frattempo preparo il vassoio piccolo di legno e ceramica gialla, dove ci stanno giusti giusti la teiera, la tazza, un tovagliolo di carta e due biscotti due, di numero, che sono grandi e hanno millemila calorie solo a guardarli, ma il tè è la morte loro.
Aggiungo un cucchiaino. Non lo uso mai perché non metto lo zucchero, ma si può scommettere che la volta che me lo dimentico, si rompe un biscotto e non so come ripescare i pezzi.

Il contaminuti mi avverte che il tè è pronto. Tolgo l'infusore, riempio la tazza, appoggio la teiera sul vassoio e porto tutto di sopra, nel mio studio.
Seduta alla mia scrivania, annuso il profumo che sale dalla tazza, con la nota di vaniglia che spicca, ma senza coprire l'aroma del tè. Bevo qualche sorso, tuffo il primo biscotto, finisco la prima tazza e la riempio di nuovo.
Riprendo le attività al computer: lavoro, videogame, navigazione, posta, contabilità, blog... Quello che serve. La pausa finisce dopo la prima tazza, ma il rito continua fino alla terza, che esaurisce il contenuto del bollitore.
Non ho più freddo, ora.


PS: la coda di Gandalf sta bene, ha recuperato quasi completamente la mobilità, è solo un po' più lenta sulla punta, ma in modo quasi impercettibile.

PPS: questo post è dedicato a Rita!

venerdì 8 settembre 2017

Diario felino - 6

Caro diario,
Mercoledì è stata una brutta giornata. Il mercoledì è sempre una brutta giornata perché lei è fuori dalla mattina alla sera, ma questo mercoledì è stato proprio bruttobruttobrutto, bruttissimo.

Al mattino gli umani sono usciti. Prima lui, che inizia a lavorare presto e se non si alza appena suona la sveglia ci pensiamo io e Aki a tirarlo giù dal letto, anche nei giorni di festa, quando la sveglia non suona, perché non si sa mai. Lei si alza circa un'ora dopo, e mercoledì è andata via in gran fretta, senza nemmeno fare colazione, perché mentre era in bagno a lavarsi sono arrivati un sacco di allarmi sul telefono, a indicare c'era un problema al lavoro da risolvere urgentemente.
Io sono rimasto a gironzolare per casa, triste, solo e abbandonato (mio fratello non conta, tanto è sempre fuori a caccia e poi non vuole che io giochi con le sue prede, ma io ci gioco lo stesso).

Poco dopo mezzogiorno e mezzo c'è stata una sorpresa: lei è tornata! Zoppicava tanto, la gamba le faceva male e ho pensato che fosse venuta a casa per stendersi sul divano, invece ha solo posato il computer aziendale e preso il suo ed è tornata fuori. Non ho nemmeno fatto in tempo a intrufolarmi dentro la sua macchina per cercare di accompagnarla.
Sono rimasto di nuovo triste, solo e abbandonato vicino al cancello, ed ero così triste che non mi sono accorto che si stava chiudendo e mi ha schiacciato la coda.
Mi ha fatto malissimo! E non riuscivo a liberarmi!

Sono rimasto lì una mezz'ora a lamentarmi, prima che i ragazzi della casa accanto, quelli che hanno due cani e un gatto, si accorgessero di me. Hanno cercato di liberarmi, ma il cancello era bloccato e, vedendo che ansimavo, mi hanno dato una ciotola d'acqua.
Volevano telefonarle, ma non avevano il numero, allora hanno chiamato un'altra vicina, quella con i due cani grigi che mi abbaiano sempre, che l'ha avvertita.
Lei ormai era a 50 chilometri di distanza. Angosciata, ha chiamato un'amica che ha le chiavi di casa chiedendole di venire a liberarmi e ha telefonato a lui, che lavora in un posto meno lontano, perché corresse subito a casa. Lui ha preso tanta paura quando dall'ufficio gli hanno detto che c'era lei al telefono, temeva che le fosse successo qualcosa, invece ero io la vittima, che mi pare almeno altrettanto grave, se non di più.
Per fortuna il lavoro di squadra ha funzionato: dopo l'intervento dei vicini sono stato liberato abbastanza in fretta e sono corso a rintanarmi in casa, spaventato e dolorante. È bello avere vicini di casa così gentili e amanti degli animali; nelle ore successive hanno chiesto come stavo e qualcuno addirittura è passato a trovarmi.
Poco dopo è arrivato lui e poi anche lei e mi hanno sommerso di coccole, che ho ricambiato con entusiasmo, rassicurandoli un poco sul mio stato di salute... ma non a sufficienza, visto che mi hanno comunque portato dal veterinario, perché non riuscivo a muovere bene la coda né a sollevarla.
La dottoressa è stata abbastanza brava, mi ha fatto un po' male, ma non troppo, per controllare se c'era sensibilità nella coda e ha prescritto delle pastiglie di antidolorifico che sono buonissime. Mercoledì mi hanno dato la prima, mescolata con l'arrosto di tacchino; quando hanno visto che ho mangiato anche il pezzetto che era scivolato fuori dall'arrosto, giovedì hanno provato a darmene un quarto senza carne: non solo l'ho mangiata, ma ho chiesto se ce n'era ancora!

Adesso sto molto meglio: la coda si alza fino in verticale, anche se la punta si muove ancora poco, mangio con appetito e mi comporto come al solito. Ieri sono riuscito anche a restare chiuso per una decina di minuti nel vano delle scope, in cui mi ero intrufolato clandestinamente quando lei l'aveva aperto per prendere il panno per pulire il parquet. Per segnalare la mia presenza ho rovesciato tutte le bombolette spray che sono riuscito a trovare, così lei mi ha sentito ed è venuta a liberarmi.
Sembra che gli umani siano più tranquilli, però vogliono riportarmi dal veterinario lunedì per un controllo... se riescono a prendermi!

Stamattina ero tutto felice perché nessuno dei due era uscito per andare al lavoro, mi pregustavo già una giornata di felicità domestica, invece in tarda mattinata se ne sono andati tutti e due insieme: lei doveva fare la TAC.
Un sospetto l'avevo avuto stanotte, perché alle tre e mezza era ancora sveglia a graticolarsi sul letto, cosa del tutto insolita per una dormigliona come lei, ma ieri aveva preso un bel po' di cortisone per evitare la reazione allergica al mezzo di contrasto e qualche volta le provoca insonnia. Comunque ha funzionato perché oggi non ha avuto segni di allergia. In compenso, ha tanto sonno.
Per l'esito dovrà aspettare fino al 21.

                           Gandalf