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martedì 9 gennaio 2024

È di nuovo Natale

Ieri sera è arrivato il referto della PET: situazione quasi invariata rispetto a quattro mesi fa, con ulteriore riduzione della captazione a livello della costola. La chemioterapia continua a funzionare e impedisce la progressione della malattia.
Oggi ho fatto la visita con l'oncologa: naturalmente si prosegue con la terapia, squadra che vince non si cambia! Giovedì sarò di nuovo a Padova per l'infusione, abbiamo già programmato anche quella di febbraio e in aprile farò di nuovo la PET per rivalutare la situazione.
È arrivato un paio di settimane dopo Natale, le luminarie erano ormai spente e le decorazioni riposte, ma è il regalo più bello che potessimo desiderare: c'è dentro ancora futuro, tempo, strada da fare. Forse, chissà, anche un altro Natale da vivere.

credits: Grimarika (la mia creatrice di sfondi preferita)


La strada di Stefania, invece, si è interrotta il 29 dicembre.
Ci eravamo conosciute venticinque anni fa, collaboravo come consulente per l'azienda di cui era dipendente, abbiamo lavorato benissimo insieme e siamo rimaste in contatto anche dopo il completamento del progetto, passavo sempre a trovarla in ufficio quando ero da quelle parti. Quando si è ammalata, abbiamo continuato a scambiarci messaggi di affetto e incoraggiamento. Le nostre diagnosi di metastasi sono arrivate a pochi giorni di distanza una dall'altra, ma per me c'era ancora la carta della chemioterapia da giocare, mentre lei aveva già esaurito le opzioni terapeutiche nei due anni precedenti.
In uno degli ultimi messaggi, quando la situazione era ormai disperata, le ho augurato tutto il coraggio necessario e tutta la serenità possibile. Spero siano arrivati.



sabato 11 marzo 2023

Cronaca di un sabato

Oggi sono a casa da sola, Renato ha lavorato tutto il giorno e poi è andato a recitare. 
Avrebbe potuto essere un tranquillo sabato di relax e invece...

Ore 9: sveglia, passaggio in bagno, vestizione, colazione.
Ore 9:50: carico carrozzina in auto e coccole a Ettore nel bagagliaio della macchina.
Ore 10:10 partenza da casa verso la piazza del paese (prego notare il tempo trascorso rispetto all'attività precedente perché Ettore non mi mollava).
Ore 10:25: parcheggio a più di 500 metri dalla mia destinazione, perché i parcheggi per disabili in centro erano tutti occupati (e ho il dubbio che almeno una delle auto non avesse il contrassegno). Trasferimento in piazza a forza di braccia, superando qualche saliscendi e alcuni tratti di marciapiede sconnesso.
Ore 10:35: interessante laboratorio sul gioco d'azzardo con il progetto Fate il nostro gioco.


Ore 13:00: pranzo con carciofo e stracchino.
Ore 13:30: carico prima lavatrice, svuotamento primo stendino, suddivisione dei due chili e passa di ragù che avevo preparato ieri in vaschette da 2/4 porzioni e spostamento degli stessi in freezer, cambio acqua nelle ciotole dei gatti, riempimento ciotola di Edison, riempimento ciotola di Fergus.
Ore 14:15: breve relax sul divano.
Ore 14:30: carico carrozzina in auto e partenza verso la chiesa del quartiere (questa volta Ettore non si è fatto vedere).
Ore 15:00: funerale di un uomo buono e generoso a cui ero molto affezionata. Ciao Tini, mi mancheranno i nostri baci!


Ore 16:15: rientro a casa e coccole a Ettore nel bagagliaio dell'auto.
Ore 16:30: svuotamento prima lavatrice, riempimento primo stendino, carico seconda lavatrice, svuotamento secondo stendino, riempimento ciotola di Edison.
Ore 17: pausa con cioccolata calda.
Ore 18: svuotamento seconda lavatrice, riempimento secondo stendino (questo è stato impegnativo perché c'era roba grande, lenzuola e tovaglie), cambio lenzuola (non rinviabile perché stanotte è arrivato Fergus in versione mostro-della-palude e ha inzaccherato tutto), doccia, riempimento ciotola di Edison, riempimento ciotola di Edison (no, la ripetizione non è un errore), riempimento ciotola di Penelope. Se nella lista di riempimento ciotole mancano Ettore e Matilde non è perché io li faccia morire di fame, ma loro mangiano quasi esclusivamente croccantini, che sono sempre a disposizione in una ciotola molto grande che viene riempita ogni 3/4 giorni.
Ore 20: cena con melanzane e polpette.
Ore 20:30: crollo sul divano. E non so mica se riesco a rialzarmi...



sabato 10 settembre 2022

Emozioni

Grandi emozioni al concerto di Roberto Vecchioni, domenica scorsa.
Avevo saputo quasi per caso di questo evento a pochi chilometri da casa mia, grazie a un manifesto appeso all'ingresso della piscina di San Vito, a cui sono adesso felicemente abbonata, e non mi sono lasciata scappare l'occasione.


Ho scoperto Vecchioni nel 1982, avevo tredici anni e la canzone Dentro gli occhi mi era piaciuta al punto da farmi decidere di acquistare Hollywood Hollywood, il vinile a 33 giri, un investimento notevole per me, perché il prezzo di un LP a quei tempi era ben superiore alla mia paghetta mensile.
Negli anni successivi, poco per volta, mi sono procurata altri album: un paio avuti in prestito per qualche giorno e registrati su musicassetta, altri acquistati su CD, Blumùn chiesto e ricevuto come regalo di laurea. Ora le vecchie musicassette e sono state sostituite da CD, in totale ne ho una ventina, e diversi brani sono inseriti nella playlist che ho chiamato Masterpieces, capolavori.

Renato aveva il turno di pomeriggio fino alle 22 e comunque non ama quel genere musicale: mi ha accompagnato la mia amica Chiara.
Nonostante fossimo arrivate con largo anticipo, abbiamo faticato un po' a trovare parcheggio e quando abbiamo raggiunto l'area del concerto, i posti a sedere, un migliaio, erano già tutti occupati: l'evento gratuito ha attirato tantissimi spettatori.
Non vedendo un'area per le carrozzine, ho chiesto ai ragazzi dello staff dove potevo sistemarmi senza dare disturbo: gentilissimi, hanno spostato una sedia e ci hanno dato i posti in prima fila, una posizione bellissima da cui ho potuto apprezzare appieno lo spettacolo e anche una stella che brillava in fondo, dietro al palco.

Vecchioni appartiene al piccolo gruppo di cantautori "non professionisti", insieme a Enzo Jannacci, medico, e Paolo Conte, avvocato: lui è stato a lungo insegnante di lettere al liceo classico e ora, a 79 anni, è in pensione, ma tiene ancora corsi all'università. 
L'impronta della sua professione si sente in diversi testi, ispirati a personaggi storici, letterari o mitologici, ma anche nel suo dialogo con il pubblico durante il concerto, in cui dimostra una grande capacità di trasmettere concetti e un'assoluta padronanza della lingua italiana: ascoltare i suoi racconti è piacevole quanto sentire le sue canzoni.
Il concerto era incentrato soprattutto sull'album più recente, L'infinito, ma non sono mancati brani di altri dischi, anche se è ovviamente impossibile condensare in due ore cinquant'anni di carriera. Non ho avuto la fortuna di ascoltare alcune delle canzoni che amo di più, come Figlia o Euridice, ma tanti altri brani splendidi, tra cui Le rose blu, la straziante preghiera di un padre perché al figlio malato di sclerosi multipla sia concesso di realizzare i suoi sogni: quel dolore è così vivo che è stato impossibile per lui trattenere le lacrime, e anche per me.
Altre lacrime mi sono arrivate inattese. Le mie ragazze è un pezzo che ho ascoltato decine di volte e mai mi aveva fatto piangere. Ma quel giorno sì. Perché il concerto era a Rivignano, il paese di Sara. E la canzone finisce così:

Una me la ricordo più di tutte:
che strano, è proprio quella che non c'è;
manca una luce sola questa notte;
però la vita, che gran cosa è!

E quella luce manca, manca sempre tanto.



sabato 26 dicembre 2020

Fine di un viaggio

Il tuo cammino, quello che mai avrei voluto che tu percorressi e che hai affrontato fino in fondo con coraggio e dignità, è giunto al termine la mattina di Natale. 

Una vita di lavoro, famiglia e volontariato, quello vero, fatto in silenzio, che non cerca la luce dei riflettori ma porta tanta luce nel mondo. 
Anni di impegno in AVIS e AIDO, ore e ore ogni mese davanti al computer, in un angolo del magazzino o nella taverna di casa tua, ad aggiornare gli archivi, a preparare le cartoline di chiamata per i donatori, gli elenchi per le benemerenze, le convocazioni di assemblea. Mi piace pensare di esserti stata d'aiuto, in questo.

Spero che prima di addormentarti per l'ultima volta, tu ti sia voltato a guardare indietro, alla tua vita, e abbia visto quanto è stata buona e ricca.
Sei stato un grande dono per tutti noi; ora riposa, caro amico mio.



domenica 9 novembre 2014

Il riposo del guerriero

Hai combattuto con coraggio, con grinta, con ironia.
Hai lasciato il campo con onore, a testa alta, consapevole di avere fatto e dato tutto il possibile.
Ci hai lasciato bellissime parole, piene di spirito e di saggezza.
Ci resta il tuo ricordo. Resta il rimpianto di non averti avuto accanto più a lungo. Restano le lacrime e un dolore che non se ne va.
Ora riposa, Alessio, la tua guerra è finita.
Ciao, mio troppo giovane amico.
Ciao guerriero, non ti dimenticherò.

giovedì 7 agosto 2014

Ciao,Gabriele!

Volevi consegnare alla morte una goccia di splendore
hai regalato al mondo torrenti di simpatia
fiumi di sorrisi
un lago di fede
un mare di saggezza
un oceano d'amore.

Ciao, gigante buono. 
Grazie per aver camminato al nostro fianco.


venerdì 4 luglio 2014

Ciao zia!

Io non sono credente e non lo so se c'è un "dopo".
Ma se c'è, sono sicura che adesso la Maria sta facendo gli onori di casa, dandosi un gran daffare ad accogliere, a presentare, a spiegare come funzionano le cose lì. E che sta aiutando la nuova arrivata - sua sorella - a sentirsi meno sola e meno triste per la separazione.

Ciao, dolce zia Nelia.

lunedì 9 dicembre 2013

Il compagno luminoso e la sua stella

Sapevo che il compagno luminoso di Anna-Wide doveva essere per forza una persona speciale, lo sapevo anche prima di conoscerlo di persona; lo si capiva dalle parole di Anna, quando raccontava di come percorrevano insieme quel cammino così difficile che riuscivano, nonostante tutto, a riempire anche di felicità. Solo un uomo straordinario avrebbe potuto camminare al fianco di una donna così straordinaria.
Ne ho avuto abbondanti e ripetute conferme, soprattutto in queste ultime settimane. Dalle parole splendide e strazianti che ha pronunciato al funerale, in cui ha saputo mettere tutta la gioia di averla avuta vicina, senza nascondere nulla della fatica della malattia e del dolore della separazione. Dai visi di Sara e Lea, le cui espressioni raccontavano al di là di ogni parola il grande, meraviglioso e sicuramente difficilissimo lavoro che lui e Anna hanno compiuto perché la vita delle loro bambine fosse - e sia ancora - il più possibile serena.
Dal post di ieri, in cui ha voluto ricordare che dietro alle parole di Anna, sempre piene di saggezza, di ironia e di luce, in questi sei anni di convivenza con la malattia c'è stata anche tanta fatica, c'è stato anche tanto dolore. Perché forse qualcuno, leggendo il blog di Wide, potrebbe pensare che quelle parole spesso lievi raccontassero un cammino altrettanto lieve, ma non è così.
Dalla risposta che ha dato alla domanda su come ricordare Anna. Avrebbe potuto indicare qualche ente o associazione a cui destinare donazioni alla memoria, sarebbe stato sicuramente più facile, per lui e per noi: uno o due nomi, un bonifico e la coscienza è a posto.
Angelo invece ha voluto raccogliere l'eredità di Anna in modo vero e profondo e ha chiesto ad ognuno di noi un progetto, un impegno da portare avanti nel tempo, qualcosa attraverso cui prenderci cura di noi stessi e/o di altri.
Ci sto pensando, molto seriamente. Ci sono alcune cose che dovrei o vorrei fare per me stessa, per il mio benessere fisico e psicologico. Ci sono cose che potrei fare per gli altri e nelle quali esito ad impegnarmi. Forse questa è l'occasione giusta per raccogliere questi fili di idee, per vincere la pigrizia e iniziare a trasformarne almeno uno in qualcosa di vero.

Nel suo post, Angelo ci ha regalato anche la foto di Anna che era esposta vicino alla bara durante il funerale, questa foto.
L'avevo notata subito, appena entrata all'Aranciera di San Sisto, e mi aveva colpito perché mi era parsa insolita, priva di quella punta di ironia birichina che ho sempre associato allo sguardo di Anna. Ma poi ho pensato a quando parlava delle sue bimbe e di suo marito e allora mi sono detta sì, anche questa donna fatta di assoluta dolcezza è Anna, la mamma e moglie che ha amato immensamente la sua famiglia.

giovedì 21 novembre 2013

Addio Wide



Addio dolce amica dagli occhi belli e dal cuore grande.
La tua vita è stata un sentiero troppo breve, ma così pieno di luce da illuminare il mondo.

Addio grande donna, che hai saputo trovare un senso ad ogni tuo giorno e riempirlo di vita.
Grazie per averci permesso di camminare al tuo fianco, per aver condiviso con noi tanta saggezza, tanti sorrisi, tanta speranza e tanto amore.

Addio Anna, rosa d'inverno.
Ogni parola che mi hai lasciato rimane nel mio cuore come un tesoro prezioso, ogni ricordo di te è un dono per il quale posso soltanto dirti


grazie




mercoledì 2 ottobre 2013

Auguri non convenzionali

Carissima amica,
Da quando le nostre strade si sono incrociate, prima virtualmente e poi anche di persona, hai conquistato un posto speciale nel mio cuore.
Ora più che mai i miei pensieri corrono a te, ogni giorno, più volte al giorno.
Non sono credente, lo sai. Se credessi ai miracoli, ne chiederei uno per te, con tutte le mie forze, invece l'unica cosa che riesco a fare è esserti vicina con il pensiero e soprattutto con il cuore.

Vorrei poterti augurare una lunga vita piena di salute, ma sarebbe una presa in giro.
Allora voglio mandarti un augurio diverso, uno di quelli che le persone "normali" non fanno mai, perché non sta bene parlare di certe cose.
Ma tu sei molto di più di una persona normale, lo dimostri ogni giorno, e io sono sicura che capirai.

Ti auguro braccia forti per sorreggerti.
Ti auguro mani premurose per spostare ogni ostacolo che disturba i tuoi passi.
Ti auguro sorrisi, intorno a te e dentro di te
Ti auguro serenità e pace.
Ti auguro un cammino lieve e pieno di luce.
Ti auguro tanto, tanto amore per accompagnarti fino in fondo.


lunedì 8 ottobre 2012

Struggenti

Dal Dizionario Treccani
struggènte agg. [part. pres. di struggere]. – Detto di sentimento, passione e sim., che è intenso, tormentoso e dolce nello stesso tempo.

Ecco come sono stati questi due giorni a Montecatini: intensi, tormentosi e dolci nello stesso tempo.

Intensi di contenuti, con il convegno dell'Associazione Annastaccatolisa nel quale si è parlato di carcinomi triplo negativi in termini scientifici, di blogterapia e medicina narrativa, con parole più semplici, e di Anna Lisa con il cuore.

Dolci di incontri con le altre bloggers di Oltreilcancro: Cris,  RosieGiorgia, Milva, Wolkerina. E del viaggio in auto con Elisa e la sua splendida famiglia. Ma soprattutto dell'abbraccio infinito con Alecomeale, di quel momento in cui i nostri cuori, uniti ormai da anni, per la prima volta hanno ascoltato il battito l'uno dell'altro.

Tormentosi di ricordi, perché non era possibile non sentire quel vuoto, quell'assenza. Perché nello sguardo di mamma Roberta c'è un dolore che taglia il cuore. Don Alessandro ha detto che Anna Lisa era lì con noi, presente ma invisibile. Forse è vero, ma io avrei voluto poterla abbracciare.

martedì 29 maggio 2012

Rose e spine

In questi giorni stavo elaborando un post sulle rose, sul fatto che la fioritura di questo periodo mi riporta alla mente tanti ricordi.
E invece eccomi a parlare di spine, di dolore pungente, assurdo, che picchia, morde, si attacca al cuore e non se ne vuole andare.
Scava nei miei pensieri, cerca uno sfogo e non lo trova. Non riesco a trasformarlo in parole né in azioni, non riesco nemmeno a trasformarlo in rabbia.
Mi sento inutile di fronte alla sofferenza di un'amica, impotente davanti all'angoscia di una mamma, piccola al cospetto della grandezza di questa donna.
Ancora una volta leggendo ciò che scrive mi incanta la sua tenace dolcezza, quel tocco delicato che il suo cuore grande riesce a dare anche alle parole più difficili, perché si preoccupa di non farle pesare su di noi che le leggiamo.

Sapete? Alla fine mi viene ancora in mente una rosa.
Ma non una rosa qualunque: una rosa ben precisa, che ho visto tanti anni fa nella casa in cui sono cresciuta, e che non ho mai dimenticato.
C'era un rosaio rampicante sul muro esterno della mia camera e tra una potatura e l'altra i rami a volte arrivavano a toccare il vetro della mia finestra; da maggio in poi, per tutta l'estate, era un'esplosione di colori, giallo e rosa, e di profumo.
Ormai però era novembre, la stagione della fioritura era finita da un pezzo, faceva freddo ed era arrivata anche la neve. Ma una mattina in mezzo alla neve che si era posata sul davanzale della mia finestra è sbocciata una rosa.
Era un po' più piccola delle sue sorelle estive e non aveva i loro colori accesi: era di un rosa pallidissimo, quasi bianco. Ma era lì, in mezzo alla neve di novembre, incredibile, ostinatamente bella e profumata, delicata eppure fortissima.
Ho ammirato senza riserve il suo coraggio e la sua bellezza, il suo essere diversa e unica.
E oggi mi inchino davanti alla dignità di questa donna, allo splendore di questa rosa che l'inverno non riesce ad offuscare. E se mi scivolerà una lacrima, facciamo finta che sia una goccia di rugiada.


giovedì 28 luglio 2011

Navigando nella notte...

Ho tirato tardi stasera, pensavo ad Anna Lisa, in questi giorni torno continuamente sul suo blog in cerca di notizie. E navigando qua e là il tempo è passato ed è già domani, è già il 28 luglio.
Buon compleanno, mamma.

lunedì 4 luglio 2011

Definitivamente

È periodo di scadenze fiscali: dichiarazioni dei redditi e tasse da pagare.
Mi avevano raccomandato di verificare il CUD della mamma, perché anche se lei non aveva altro reddito che la sua pensione, era possibile che ci fossero alcune imposte residue da versare.
Di solito il CUD arrivava a marzo, ma non avendolo ancora ricevuto all'inizio di maggio, sono andata all'INPS, dove l'ho potuto ritirare solo dopo aver insistito a lungo con l'impiegata, che è riuscita a stamparlo soltanto dopo vari tentativi e giustificazioni più o meno assurde, da "Qui non risulta: evidentemente si tratta di una pensione sociale..." (Signora, mia madre ha lavorato trentacinque anni proprio per l'INPS, può controllare, ma le assicuro che NON aveva la pensione sociale!) passando per "Se qui non lo vedo, significa che non è previsto" (Certo che è previsto, l'abbiamo sempre ricevuto!) per finire con il classico "Sarà un errore del sistema" (O__O).
Alla fine ho ottenuto quel benedetto documento, dove però per qualche motivo a me incomprensibile, le addizionali IRPEF sono certificate come trattenute sulla pensione, ma c'è anche una lettera allegata che dice che in realtà non sono state trattenute e devono essere versate dagli eredi nel caso in cui non venga presentata la dichiarazione dei redditi. Poi però ho scoperto che compilando la dichiarazione dei redditi con i dati del CUD, come indicato nelle istruzioni, risulta che non c'è nulla da pagare e la cosa mi è parsa sospetta: possibile che se presento la dichiarazione non pago nulla e se invece non la presento devo sborsare qualche centinaio di euro?
Per chiarire questo mistero fiscale, ho perso inutilmente un paio d'ore all'ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate, dove mi sono trattenuta a stento dal mandare a quel paese un paio di impiegate che, incapaci di rispondere ai miei dubbi, mi hanno suggerito di "provare", che tanto se sbagliavo poi mi sarebbe arrivata la sanzione. Poi ho perso un'altra oretta per cercare di prendere la linea con il Call Center dell'Agenzia delle Entrate dove, dopo tre chiamate a vuoto e una lunga attesa musicale, ho finalmente trovato una persona che mi ha chiarito la situazione, confermando che le addizionali IRPEF sono effettivamente ancora da versare e che per l'eventuale dichiarazione dei redditi bisogna considerare a zero i relativi importi.

Insomma, ai primi di giugno ero ragionevolmente certa di quanto e come dovevo pagare. Mi sono messa una nota ben visibile sullo schermo del PC, però continuavo a rinviare.
Una volta perché non avevo tempo, un'altra volta perché dovevo verificare se potevo fare il pagamento per via telematica, poi perché ormai era vicina la scadenza per i versamenti della mia dichiarazione dei redditi e  tanto valeva fare tutto insieme...
Erano scuse, ma me ne sono accorta solo due giorni fa, quando mi sono finalmente decisa a compilare il modello F24.
Ho digitato il codice fiscale della mamma, me lo ricordo ancora a memoria dato che per circa trent'anni ho curato tutte le sue pratiche, ma mi sono resa conto che questa era davvero l'ultima.
Ci ho messo un bel po' prima di riuscire a premere INVIO.

Nel periodo immediatamente successivo alla sua morte, ho gestito tutte le pratiche funerarie e di successione ma avevo attivato il pilota automatico, facevo quello che era necessario quasi meccanicamente, senza pensarci. In passato a volte mi ero chiesta come sia possibile organizzare il funerale di una persona cara proprio nel momento in cui il dolore è più schiacciante, mi pareva quasi crudele costringere chi è in lutto ad occuparsi di aspetti pratici e burocratici. Quando è successo a me, mi sono resa conto che in realtà avere qualcosa da fare mi aiutava a superare quei primi, durissimi giorni; le incombenze pratiche mi costringevano a distogliere almeno un po' l'attenzione dal mio dolore, mi impedivano di chiudermi completamente nel lutto, facevano passare il tempo un poco più in fretta.
Ma con il passare delle settimane e dei mesi mi è diventato sempre più difficile affrontare tutte quelle attività che in qualche modo confermano che lei non c'è più: non ho ancora finito di sistemare i suoi armadi, di smistare la grande mole di vestiti e oggetti che lei continuava ad accumulare perché potrebbero servire.
E quando mi sono trovata a scrivere ancora una volta i sedici caratteri del suo codice fiscale, ho realizzato che non c'è altro, che con quest'ultimo atto ufficiale, lei cessa di esistere per lo Stato.
Scrivere quella stringa è stato come mettere la parola FINE.

martedì 1 febbraio 2011

Cose nuove

- la notte prima della TAC dormire saporitamente e senza fare sogni strani, svegliarsi tre quarti d'ora prima della sveglia e riaddormentarsi come un sasso invece di stare a rigirarsi pensando a come andrà
- fare colazione la mattina della TAC
- andare a fare la TAC da sola
- trovare posto nella prima corsia di un parcheggio strapieno
- entrare dal nuovissimo e luminoso ingresso del CRO (e poi fare i giri dell'oca per arrivare alla radiologia perché ci sono ancora lavori in corso per l'apertura della nuova ala)
- guardare senza la minima traccia di invidia (anzi, trattenendo a stento un sogghigno soddisfatto) gli altri pazienti che vanno a farsi infilare l'ago nel braccio e/o tracannano il beverone pre-contrasto prima della TAC o RMN
- fare la TAC in sette minuti netti, compreso il tempo per svestirmi e rivestirmi
- sentirmi dire "può andare" immediatamente, anziché dopo una o due ore di osservazione post-contrasto
- pranzare a casa da sola, salando la ricotta con una lacrima, perché le altre volte trovavo la mamma ad aspettarmi

domenica 23 gennaio 2011

Per sempre libera

Il sole l'ha voluta salutare ancora una volta.
Stamattina c'era freddo, ma il cielo era azzurro e l'aria limpidissima, dal mare si riuscivano a vedere le montagne innevate.
Siamo usciti con la barca messa gentilmente a disposizione da alcuni amici; da Trieste soffiava la bora, il mare era agitato e non ci si poteva allontanare troppo, ma non importa, non c'era bisogno di raggiungere un posto in particolare, il mare non ha confini.
Ha voluto essere se stessa fino alla fine, originale e anticonformista: niente tomba, niente fiori. Il suo spirito doveva rimanere libero come era sempre stato, non poteva essere costretto nei confini di un cimitero, il suo ricordo doveva rimanere nel cuore di chi l'ha conosciuta, non essere legato ad una lapide.
È scivolata via, catturata da una corrente forte che la porterà lontano e che si è mescolata alle mie lacrime.
Libera fino in fondo, libera per sempre.

mercoledì 19 gennaio 2011

Malinconia

Pomeriggio salato, condito con le lacrime. Un po' perché ho iniziato a sistemare alcune cose sue, un po' perché evadendo la posta arretrata mi sono passate sotto gli occhi tante parole intense di emozioni con cui è stata ricordata.
Quando arrivano le lacrime le lascio scorrere, non ha senso cercare di respingere il dolore e la nostalgia, li accetto sapendo che il tempo darà loro la patina più dolce dei ricordi.
Oh, non fatevi venire strane idee: non mi sono trasformata in un salice piangente, anzi! Ci sono stati e ci saranno ancora tanti momenti di allegria.
Ad esempio, ho deciso di dedicare quasi un'intera settimana ai festeggiamenti per il mio quarantaduesimo compleanno, iniziati lunedì sera con le torte per gli amici del Club, proseguiti ieri con un regalo speciale arrivato da Anna Lisa, un invito a pranzo da parte della mia amica Chiara e un aperitivo a base di tramezzini e bibite alla scuola di musica; domani si prosegue con un'altra torta per gli amici del teatro e il gran finale sarà la festa di sabato sera.
Ma oggi va così...

mercoledì 29 dicembre 2010

L'ultimo saluto

L'abbiamo salutata lunedì.
È arrivato per primo il sole a dirle addio, per ringraziarla di averlo portato sempre con sé e di averlo regalato a tante persone, con il suo sorriso.
Sono stata con lei al mattino, per guardarla ancora un po', per dirle grazie, per un'ultima carezza. Sapevo che non era più là, che quel corpo adagiato sul raso era solo il suo ricordo, che ormai se n'era già andata, lasciando su quel volto ancora l'ombra di un sorriso. Ma mi sono aggrappata all'illusione di poter condividere ancora quelle poche, ultime ore, di poterla salutare un'ultima volta.
L'avevano ricomposta, con l'abito nero che avevo trovato sul tavolino della sua camera il giorno dopo il ricovero, evidentemente lasciato in piena vista proprio per questo scopo, dato che non lo indossava da tempo. E la sua wiphala, la coloratissima sciarpa delle Ande. Tra le mani qualcuno le aveva messo un rosario, io ci ho aggiunto un fiore, un'orchidea che le avevano regalato gli amici del Club qualche giorno prima.
Le ore passavano troppo in fretta, come in quell'ultimo pomeriggio in unità coronarica in cui sapevo che se ne stava andando e non potevo fare nient'altro che cercare di renderle più dolce l'ultimo tratto di strada, riscaldando le sue mani con le mie.
Ma ormai non c'era più nulla da scaldare e quando l'addetto delle pompe funebri si è avvicinato per dirmi che era il momento di chiudere la bara, il pensiero è stato "No! Non ancora, non sono pronta!". Perché non importa quanto il distacco fosse previsto e accettato: quando il momento arriva, l'unico pensiero è "NO".
Lo è stato anche alle 2:30 di giovedì, quando è suonato il telefono e ho sperato contro ogni speranza che mi annunciassero che si era ripresa o anche solo che la trasferivano in un'altra stanza dove avrei potuto starle vicino. E quando la voce dall'altra parte ha detto "Sono il dottor N.", ho cercato di rinviare, dicendo che sì, mi ricordavo di lui, perché l'aveva visitata diverse volte in ambulatorio di cardiologia. E mentre parlavo, sapevo già quali parole avrei sentito subito dopo, e pensavo "NO".
Quando il coperchio si è chiuso, una parte di me è rimasta lì, strappata per sempre dal mio cuore.

E poi sono venuti in tanti, in tantissimi.
Qualcuno sicuramente ha partecipato solo per rispetto verso di me o gli altri parenti, ma quasi tutti erano lì per lei, perché l'avevano conosciuta di persona e la ricordano con affetto.
È proprio quello che abbiamo cercato di fare: ricordare la sua allegria, la sua generosità, la sua disponibilità.
Ci hanno aiutati loro, con l'intensa emozione di voci e musica, e i nipoti della "zia Maria" e gli amici che l'hanno voluta ricordare con parole piene di affetto, di tenerezza, di simpatia.
Siamo tutti addolorati per averla persa.
Ma siamo orgogliosi e felici di averla avuta con noi.

sabato 25 dicembre 2010

Ma tu sei forte

"Ma tu sei forte".
Me lo hanno detto o scritto in tanti in questi due giorni, facendomi le condoglianze.
Come se fosse un vantaggio.
Essere forte non ti fa soffrire di meno, ti permette soltanto di sopportare sofferenze ancora più grandi.

giovedì 23 dicembre 2010

Ciao, mamma!

Questa notte alle 2:30 il grande cuore della Maria ha smesso di battere.

Il funerale sarà celebrato lunedì 27 dicembre alle 14:30 nella Chiesa Parrocchiale di San Nicolò, in Viale Pordenone 28 a Portogruaro.

Ricordate che la Maria non vuole assolutamente fiori!

Chi desidera lasciare un segno tangibile del proprio affetto, può effettuare una donazione per attività di ricerca medica e/o per l'Associazione In Famiglia di Portogruaro.