domenica 5 luglio 2020

Statistica e logica aristotelica

Premessa maggiore
In una distribuzione statistica di tipo discreto uniforme applicata ad un insieme di due eventi, ciascun evento ha esattamente il 50% di probabilità di verificarsi

Premessa minore
La probabilità di trovare il bugiardino aprendo alla cieca una scatola di compresse ha una distribuzione statistica di tipo discreto uniforme

Conclusione
La statistica non funziona





domenica 28 giugno 2020

Diario felino - Micio felicio

Caro diario.
Ho fatto 'micizia con i due piccoletti, soprattutto con Penelope, che ha sempre voglia di giocare e di fare dispetti.


Adesso giochiamo tantissimissimo!
Alla mattina, verso le sei, facciamo una sessione nelle camere: corriamo avanti e indietro sul parquet come una mandria di bufali, saltiamo su e giù dai letti, sbattiamo molto sonoramente contro i mobili e i termosifoni, ci rotoliamo, corriamo sopra agli umani e attacchiamo i loro piedi... Insomma, uno spasso! Qualche volta facciamo il bufalamento nelle camere anche alle due di notte e gli umani si divertono un sacco.
Giochiamo anche in giardino e io, da bravo fratello maggiore, controllo che i piccoletti non vadano a pericolare.
Con tutta questa fatica, a volte sono così stanco che mi devo fermare per riposarmi.


Alla fine però si stancano anche loro e allora dormiamo. Insieme.


Gli umani dicono che sono diventato grandissimo, peso già quattro chili e sono più lungo di Aki. Quando gioco con i piccoletti ci vado piano, non voglio far male a nessuno. Qualche volta mi scappa un morso un po' più forte e Penny piange, allora mi fermo subito. Anche Edison fa piangere Penny, molto più spesso di me, ma lui non si ferma e gli umani lo sgridano. Però poi Penny torna subito a fargli i dispetti, lui la morde di nuovo e lei ricomincia a piangere. Mah!

Aki continua a non voler giocare con noi. Uffa.
Quando entra in casa, viene sempre ad annusarci, me e i piccoletti, ma poi si allontana. L'umano dice che sembra il nonno di Heidi, burbero e solitario, ma in fondo buono. Chissà se riusciremo a conquistarlo?


Io comunque sono contentissimo di questi due nuovi a-mici e ringrazio tantotanto gli umani che me li hanno regalati: siamo proprio una famiglia bellissima!


Sono il micio più felicio del mondo!


 Fergus


venerdì 19 giugno 2020

Il bagno per disabili

Il mio ingresso da protagonista nel mondo della disabilità è piuttosto recente, ma ho già avuto qualche esperienza, più o meno felice, con una struttura fondamentale: il bagno per disabili.
Vorrei quindi proporre qualche spunto di riflessione per i proprietari e i progettisti di questi ambienti, perché ho l'impressione che più di qualche volta non abbiano la più pallida idea di quali siano le esigenze delle persone con disabilità e si limitino ad applicare pari pari le quattro regolette su altezze e distanze, senza ragionare sulle necessità che ci stanno dietro.

Water e dintorni
Lo riconosci subito e, se puoi, te ne tieni alla larga. Quando potevo scegliere, evitavo per quanto possibile di usare i bagni per i disabili perché c'è quasi sempre dentro questa cosa orrenda fatta più o meno così:


Mi ero chiesta per anni a cosa servisse quella strana apertura anteriore, formulando ipotesi fantasiose e completamente sbagliate (confessate: anche voi!). Finalmente l'anno scorso l'ho scoperto, la prima volta in cui ho usato il bagno dell'ospedale durante il ricovero in riabilitazione: serve a far passare la doccetta igienica per fare il bidet.
La doccetta è una cosa bellissima, meravigliosa, indispensabile per chi come me è impossibilitato a usare il bidet. Santa subito!
È stato uno dei miei primi acquisti da disabile, insieme allo sgabello da doccia, l'avevo ordinata durante il ricovero in modo da trovarla già a casa al mio rientro, e appena ho avuto la possibilità di tornare a utilizzare anche il bagno della camera da letto, me ne sono fatta regalare un'altra.
Grazie allo spazio lasciato libero dalla gamba mancante, ho anche il vantaggio di poterla usare con un WC normale, senza apertura anteriore, così non ho dovuto fare grandi modifiche nei miei bagni.


Però...
La doccetta serve per fare il bidet sul water, quindi ha senso installarla dove è pensabile che si faccia il bidet.
Ora, non so voi, ma io non ho mai sentito l'esigenza di fare il bidet nel bagno di un cinema o di una pizzeria, dove peraltro di solito non sono disponibili detergenti per l'igiene intima né salviette per asciugarsi. Quindi se siete il gestore di un locale e nei bagni "normali" non sentite la necessità di installare un bidet, non c'è motivo di installare la doccetta nel bagno per disabili.
A questo punto, vi svelo un segreto: se nel bagno non c'è la doccetta, potete evitare di installare il WC con apertura e sceglierne uno più bello, è sufficiente che la seduta sia alta, almeno 45 cm da terra, cosa che lo renderà più comodo per tutti, non solo per le persone con disabilità. Si possono installare sanitari sospesi, semplicemente fissandoli un po' più in alto, ma ci sono anche bellissimi modelli a terra con altezza tra 45 e 50 cm, come quello che abbiamo nel bagno dell'ufficio.

Il WC del bagno per disabili di solito ha un altro, enorme problema: quasi sempre manca il sedile copriwater.
Per quale motivo qualcuno possa pensare che alle persone con disabilità possa far piacere sedersi direttamente sulla ceramica del water, per me rimane un assoluto mistero. Che poi quel bagno spesso lo usano anche maschietti la cui disabilità consiste solo nel non riuscire a fare centro, quindi quella ceramica non è proprio il massimo dell'igiene.
Ma installatelo questo sedile, santa pazienza! E magari metteteci vicino un dispenser di disinfettante, per poterlo pulire prima dell'uso, che con la storia del virus, ci fate pure bella figura.


Restiamo nei dintorni del water.
Maniglioni.
Plurale.
Due.
Entrambi sollevabili, uno fisso e uno mobile, dritti, obliqui, di plastica, di acciaio, bianchi, colorati... come vi pare, ma uno per parte.


I maniglioni servono da entrambi i lati del WC, perché non potete sapere che tipo di difficoltà avranno gli utilizzatori, quindi dovete prevederle tutte. Io, per esempio, non posso semplicemente sedermi sul WC, perché non avendo più le ossa del bacino da un lato, ci cadrei dentro, quindi devo tenere sollevata la parte destra del corpo. Capite che se il maniglione è solo a sinistra, per me è un problema? Allora metteteli, che costano anche poco.
Fidatevi: anche voi che adesso vi sedete e vi rialzate come niente fosse, quando diventerete vecchi mi ringrazierete.

Lo so che adesso vi sconvolgerò, ma devo proprio dirvelo.
Un'altra cosa che deve sempre essere presente nei dintorni del WC, non solo per disabili, è la carta igienica. Davvero.
Potete usare i rotoli normali, quelli giganti oppure i dispenser di fogli pretagliati, la quattro veli super soft in tinta con le piastrelle oppure quella marroncina e un po' ruvida, ma mettetela, per favore. Magari anche uno o due rotoli di riserva. E deve essere a portata di mano, quindi, gentilmente, non sul davanzale della finestra dietro al WC a un metro e mezzo da terra, perché non ci arrivo.
Grazie.



Il lavabo
Il lavabo è un altro elemento caratteristico - e spesso orribile - del bagno per disabili.
Di solito è fatto più o meno così:


A cosa servano tutte quelle scanalature se non a renderne più difficile la pulizia, non mi è chiaro. Se qualcuno mi potesse illuminare in proposito, lo apprezzerei sinceramente.
Ma soprattutto: perché è così lungo?
Le persone con disabilità sono - appunto - persone, non oranghi, quindi hanno braccia di lunghezza normale. Inoltre spesso devono utilizzare il lavabo restando sedute e questo limita parecchio la possibilità di raggiungere punti lontani. Quindi prima di installare uno di questi cosi, provate a metterci davanti una sedia, sedetevi e lavatevi le mani. E poi provate a lavarvi i denti. E la faccia. Poi mi dite.


Del lavabo per disabili esiste anche una variante a inclinazione variabile che ho già incontrato un paio di volte e di cui vorrei davvero conoscere l'inventore per capire come gli sia potuta venire in mente.


Guardatelo bene.
Ma bene bene.
Proprio bene bene bene.
E adesso ditemi come si fa ad infilarci sotto le gambe stando seduti in carrozzina.
Grazie.

Vorrei attirare la vostra attenzione anche su un altro dettaglio caratteristico dei lavabi per disabili: il miscelatore


Notate qualcosa? No? Volete un aiutino?
La leva del miscelatore è particolarmente lunga per consentire alla persona in carrozzina di manovrarla con facilità, sempre per via del fatto che non siamo oranghi (vedi sopra).
Vi si è accesa la lampadina?
Ebbene sì: per lavarmi le mani, non mi basta arrivare al miscelatore, devo poter arrivare anche al rubinetto, per infilarci sotto le mani, sempre restando seduta. Vi assicuro che se il rubinetto è corto e basso, è un'impresa.

Allora fate una bella cosa: scegliete un semplice lavabo sospeso, poco profondo, e montatelo solo un po' più basso. Aggiungete un bel miscelatore alto, come quelli che ho installato a casa mia quasi vent'anni fa e che benedico ogni giorno, e sarà perfetto.


Per finire, una breve panoramica nei dintorni del lavabo.
Per lavarsi le mani, di solito, serve il sapone. Altrimenti si possono sciacquare, ma non è la stessa cosa.
Se il sapone si trova in un dispenser sulla parete dietro al lavabo, da seduti può essere molto difficile arrivarci. Provare per credere.
Idem per gli asciugamani. Per chi può camminare non è un problema fare un passo di lato per arrivare all'asciugamano, ma molte persone in sedia a rotelle hanno bisogno delle mani per spostarsi - io posso spingermi anche con il piede, ma non tutti hanno questa fortuna - ed è fastidioso dover manovrare la carrozzina con le mani bagnate.
Prendete nota.



Note
  1. Le valutazioni di questo post sono frutto esclusivamente della mia personale e limitata esperienza, non hanno alcuna pretesa di universalità; mi farebbe molto piacere sentire il parere di altre persone con disabilità, magari con più esperienza e situazioni diverse dalla mia, che possano confermarne o smentirne la validità.
  2. Nessun progettista e nessun bagno è stato maltrattato per realizzare questo post; qualcuno però se lo meriterebbe.

giovedì 11 giugno 2020

Felicità inattesa

Ho passato una notte difficile, le formiche ieri sera si sono fatte sentire pesantemente e ho dovuto prendere l'analgesico. Ero partita con una dose molto ridotta che aveva funzionato la volta precedente, sette gocce (la dose normale è 20 gocce), ma non è bastata. Dopo un paio d'ore senza miglioramenti evidenti, ho preso altre sei gocce, ma non sono state sufficienti nemmeno quelle. Alle quattro del mattino non avevo ancora chiuso occhio e mi sono rassegnata a prendere altre sei gocce e finalmente il dolore si è ridotto abbastanza da permettermi di prendere sonno, con i minifelini acciambellati sul letto.
A proposito dei piccolini: lei si chiama Penelope, detta Penny, lui invece è Edison, perché adora rosicchiare i fili elettrici e appena lo tocchiamo si accende e inizia a fare le fusa.


Nonostante la nottata difficile e il risveglio più mattiniero del previsto per una telefonata di lavoro, mi sono alzata di buon umore.
Ho spolverato per bene il primo piano senza accusare troppo la fatica, anche se è un lavoro impegnativo, perché di sopra non posso usare la carrozzina e mi devo muovere con il deambulatore, restando a lungo in appoggio sulla gamba.
Nel frattempo Renato mi ha montato un maniglione di sicurezza aggiuntivo nella doccia, che mi permetterà di alzarmi dallo sgabello, almeno per qualche minuto, per farmi scorrere liberamente l'acqua addosso. Sto anche valutando la possibilità di ristrutturare il bagno al piano terra per renderlo più facilmente accessibile con la sedia a rotelle e inserire una doccia più grande, analizzando diverse soluzioni per sfruttare al meglio lo spazio disponibile.
Finito di spolverare, sono scesa e mi sono messa davanti al PC per scegliere un aspirapolvere senza fili, perché mi è praticamente impossibile manovrare quello a traino dalla carrozzina.
I quattro gatti si aggiravano tra casa e giardino. I piccolini hanno già imparato a usare la gattaiola e Penny in particolare esce molto spesso a giocare in giardino con Fergus, mentre Edison è più casalingo.
È passato il corriere a consegnare la nuova gattaiola, quelle vecchie sono molto rovinate dal tempo e dalle intemperie e quella posteriore ha una crepa sullo sportello.
Ho regolato l'elastico delle nuove mascherine che mi ha regalato Renato, gialle con il mio nome scritto in caratteri eleganti con i colori da stoffa.
Nel pomeriggio avevo appuntamento dalla parrucchiera, per potare il cespuglio che mi ritrovavo in testa dopo più di sei mesi dall'ultimo taglio, e poi volevo passare in negozio per provare l'aspirapolvere, dovevo verificare che fosse sufficientemente leggero e maneggevole, ed eventualmente acquistarlo.
Piccole, soddisfacenti attività quotidiane.

Mi sentivo inspiegabilmente felice.
Mi sarei aspettata almeno un filo di ansia, in attesa dell'esito della TAC di ieri, invece ero serena e contenta.
Mi sono chiesta il motivo di questa felicità inattesa. e dopo un po' ci sono arrivata: ero felice perché stavo facendo progetti.
Portare a casa i gattini, investire sull'aspirapolvere, disegnare il nuovo bagno, riprendere la ricerca dell'auto... Cose per guardare avanti.
Era questo a rendermi felice, stavo pensando al futuro.


E poi è arrivato il referto della TAC: situazione sovrapponibile a quella di tre mesi fa, nessun segno di ripresa di malattia.
C'è un problema all'articolazione sacroiliaca sinistra, ma lo sapevo già, sono stata io a chiedere alla radiologa di controllare con attenzione quella zona, in cui ho forti dolori ogni volta che cambio posizione a letto, ma si tratta di una questione ortopedica, non oncologica.
Ho vinto un altro po' di futuro.


P.S. a proposito di auto, un paio di settimane fa ho fatto la visita in Commissione Medica Patenti e sono stata dichiarata idonea alla guida di auto con acceleratore e freno al volante e cambio automatico, adesso devo "solo" decidere il modello di auto, comprarla al miglior prezzo e far realizzare gli adattamenti.

sabato 6 giugno 2020

Diario felino - Gli alieni

Caro diario,
Sono già passate due settimane da quando sono comparsi in casa mia i due piccoli alieni neri.
All'inizio non capivo cosa fossero, li ho annusati un sacco di volte, avevano un odore estraneo, anche se non sgradevole. Loro hanno provato subito ad avvicinarsi, ma ho soffiato e li ho tenuti a distanza: non do confidenza agli sconosciuti, io.
Ho capito presto che si trattava di un'invasione.

I due alieni hanno occupato il divano



Distrutto i miei giochi


Preso il cibo dalle mie ciotole


Sottomesso gli umani


...anche in modo cruento!

(l'umana ci tiene a precisare che si tratta senza dubbio di un caso di violenza domestica, ma il responsabile non è l'umano)

Conquistato il tiragraffi


 Però tutto sommato non mi danno fastidio e sono anche tanto carini


Il divano è grande, c'è posto per tutti


Ci sono abbastanza ciotole e sono sempre piene. E noi ci divertiamo a vuotarle, anche sul pavimento.


Gli umani mi amano


Ma soprattutto, ho capito finalmente a cosa servono quei due alieni...


Sono giocattoli per me!!!
Che bel regalo mi hanno fatto gli umani, sono proprio contento!


sabato 30 maggio 2020

Costruire felicità

Raramente la felicità arriva gratis, di solito va costruita e spesso richiede fatica: bisogna uscire dall'autocompatimento, accettare i cambiamenti, impegnarsi per realizzare i propri sogni, rinforzare le relazioni, allontanare le negatività, superare i propri limiti, coltivare la speranza.
La felicità non si realizza una volta per sempre, va continuamente rinforzata, riparata quando si incrina, ricostruita quando viene distrutta.
La costruzione della felicità è un lavoro difficile, che dura tutta la vita.


La felicità si costruisce con i mattoni grandi - relazioni personali, salute, lavoro...  - ma anche con quelli piccoli: il profumo dei gelsomini in fiore nel mio giardino, la pizza sul divano, un film di Harry Potter...
Ho sempre cercato di coltivare i pensieri felici e di tenerli a portata di mano per affrontare i momenti più difficili. Ora più che mai, l'avevo scritto anche qualche settimana fa, ne ho bisogno per affrontare la vita con il sorriso.
Cerco ogni giorno di fare scelte che mi portino più vicino alla felicità e ho pensato che una scorta supplementare di pensieri felici avrebbe potuto essermi di aiuto.
Me li sono procurati.



sabato 23 maggio 2020

Diario felino - Giocare

Caro diario,
io voglio giocare!
Ho quasi completato la distruzione del giochino di Aki, sto rapidamente portando all'estinzione le lucertole del giardino e inseguo con entusiasmo mosche e farfalle, ma non mi basta.


Aki continua a rifiutarsi di giocare con me, al massimo mi tira due o tre zampate, ma niente di più. Allora ci provo con gli umani.
Stamattina verso le cinque e mezza ho recuperato un foglio appallottolato, il bidone della carta straccia è sempre un posto molto interessante, e l'ho portato di sopra. L'ho proposto prima a lui, ma non gli interessava. Allora sono andato da lei e ho iniziato a giocare con la palla di carta proprio sopra la sua gamba. Lei si è svegliata e mi ha salutato, poi ha allungato la mano per controllare con cosa stavo giocando, ha preso la palla, ha verificato che non fosse un documento importante e me l'ha rilanciata. Io l'ho assalita con tutta la ferocia necessaria, ne ho strappato qualche pezzetto con i denti e poi l'ho riportata vicino alla sua mano. Lei me l'ha lanciata di nuovo. Sono partito come un razzo e l'ho presa al volo, ne ho strappato ancora un pezzo, tanto perché fosse chiaro chi comanda, e l'ho riportata di nuovo. Siamo andati avanti a lanci, assalti e riporto per almeno un quarto d'ora, alla fine della palla era rimasto pochino, in compenso il letto era tutto pieno di pezzettini di carta.
Mi sono divertito tantissimissimo a fare il gatto da riporto!
Dopo mi sono addormentato sul letto, ma più tardi mi è tornata la voglia di giocare. Gli umani ormai si erano alzati e mi hanno aiutato un po'.


Adesso vado in giardino, lì ci sono sempre tante cose con cui giocare. Bru!

 Fergus