lunedì 8 ottobre 2018

Ci vuole un fisico bestiale. E anche un chimico eccezionale.


Un weekend al Malnisio Science Festival è un'esperienza straordinaria. È un fine settimana di brevi conferenze con relatori di altissimo livello, integrate da laboratori per bambini e ragazzi, all'interno della centrale idroelettrica Pitter di Malnisio (PN), ora trasformata in museo e sede di eventi di divulgazione.
Il programma di quest'anno, incentrato sul tema dell'acqua, era ricco di appuntamenti interessanti, tanto che in alcuni casi non è stato facile scegliere quale conferenza seguire tra quelle che si svolgevano in contemporanea.
Gli eventi speciali del Festival hanno raccolto un pubblico numerosissimo: il resoconto dell'astronauta Umberto Guidoni del suo viaggio fino alla Stazione Spaziale Internazionale e le curiosità su Leonardo Da Vinci presentate da Massimo Polidoro hanno riempito l'auditorium anche oltre la sua capacità.

  

Ma al di là dei nomi più noti, due conferenze in particolare sono state a mio parere davvero straordinarie, combinando perfettamente argomenti di grandissimo interesse ed eccezionali capacità espositive dei relatori.

Federico Forneris, docente universitario e ricercatore dell'Università di Pavia, ha raccontato con grande chiarezza e proprietà espositiva come nuovi metodi e tecnologie consentano di studiare in dettaglio la struttura delle proteine, il primo passo per la creazione dei farmaci a bersaglio molecolare che stanno rivoluzionando la cura di alcune forme tumorali.


L'argomento mi interessava particolarmente, sia come paziente oncologica, potenziale beneficiaria di queste nuove scoperte, sia perché la mia tesi di laurea, nel lontano 1995, è stata proprio lo sviluppo di un programma software per l'analisi e il confronto delle strutture tridimensionali delle molecole proteiche contenute in una banca dati archiviata dall'Università di Trieste.
Alla fine della conferenza, sono andata a complimentarmi con il relatore per l'eccellente esposizione e gli ho detto che molto tempo fa mi ero occupata di questo tema. Non vi dico la soddisfazione quando ha detto che conosceva il software, l'aveva utilizzato una ventina d'anni fa durante un periodo di studio a Trieste.
Sono straordinariamente orgogliosa di sapere che quel mio lavoro, a cui ho dedicato tante energie e tantissime notti davanti al computer, ha dato almeno un piccolissimo contributo alla ricerca sanitaria.

L'altra conferenza a cui eravamo particolarmente interessati a partecipare aveva un titolo irresistibile per due appassionati di fantascienza come noi: La fisica di Star Trek.


L'astrofisico Fabio Peri, curatore del planetario Hoepli di Milano, ha illustrato in modo semplice e avvincente concetti complessi come le teorie della relatività di Einstein e la curvatura dello spazio-tempo, spiegando con grande entusiasmo come le tecnologie immaginate dai creatori di Star Trek, come la velocità a curvatura, gli smorzatori inerziali o il teletrasporto, abbiano in effetti un fondamento almeno teorico nelle leggi della fisica. Un'esposizione competente e divertente: se vi capita l'occasione di assistere a una sua conferenza, non lasciatevela sfuggire.


Anche altri interventi hanno lasciato il segno.
Finalmente ho capito cosa sono i bitcoin grazie ad Alberto Montresor, docente universitario di informatica.
Il fisico Enrico Gazzola ha parlato di pseudoscienza: errori, falsità, studi poco rigorosi, scoop sensazionalistici su teorie ancora non dimostrate e soprattutto la scienza patologica, cioè i casi - purtroppo tristemente frequenti - in cui qualcuno, per orgoglio o ingenuità, ma più spesso a scopo di lucro, continua a sostenere teorie di cui è già stata dimostrata l'infondatezza.
Il chimico Luigi Garlaschelli ha parlato di come analisi scientifiche ed esperimenti rigorosi abbiano permesso di demolire alcuni falsi miti collegati all'acqua: i miracoli di Lourdes, l'omeopatia e la rabdomanzia.
Claudio Casonato ha parlato di mostri acquatici veri, quasi veri e completamente inventati mentre il biologo marino Giovanni Bearzi ha descritto come in pochi anni i cetacei siano passati nell'immaginario collettivo da mostri pericolosi da sterminare a giganti buoni da proteggere.
Di nuovo Fabio Peri, sempre con una verve irresistibile, ha raccontato come si possono analizzare i corpi celesti per valutare se possono ospitare la vita.

Insomma, sono stati due giorni entusiasmanti, pieni di cose nuove e di nuovi amici con cui condividere la nostra passione per la scienza e il pensiero critico.

Il prossimo anno venite anche voi.

venerdì 5 ottobre 2018

L'uomo dei sogni

Nel 1987, all'inizio di una storia importante, avevo messo subito le cose in chiaro con il mio ragazzo.
Non potevo promettere di amarlo per sempre, ma mi impegnavo a essergli assolutamente fedele per tutta la la durata della nostra relazione, con un'unica, possibile eccezione.


Ho sempre trovato straordinariamente affascinante quest'uomo.
All'epoca io avevo 18 anni e lui 50, ma non mi importava: se mai mi fosse capitata l'occasione di un'avventura con Robert Redford, non me la sarei lasciata sfuggire.

Il mio ragazzo non aveva fatto obiezioni, probabilmente confortato dalla statistica.
A occhio e croce, la probabilità che io riuscissi a incontrare Robert Redford poteva essere una su un milione. Ancora più esigua la probabilità che Robert Redford potesse essere attratto da me: benché trent'anni (e trenta chili) fa io non fossi proprio da buttar via, non ero certo il tipo che faceva voltare gli uomini per strada. Diciamo una probabilità su dieci milioni. Dato che la probabilità che si verifichino due eventi è il prodotto delle probabilità dei singoli eventi, abbiamo un totale di una probabilità su dieci miliardi.
Il ragazzo non aveva certo motivo di preoccuparsi e mi aveva facilmente concesso la mia licenza di cornificazione, un bonus che mi sarei potuta giocare soltanto con Robert Redford.
C'è bisogno di dirlo? Non ho mai avuto l'occasione di usarla.
E quando ho conosciuto Renato, un anno e mezzo dopo la fine di quella relazione iniziata nel 1987, avevo ormai chiuso il cassetto di questo sogno e non gli ho richiesto la licenza di cornificazione.

Stamattina però...
Nell'azienda per cui lavoro c'era una convention importante, a cui partecipavano diversi VIP.
Non so esprimere l'emozione di vederlo a pochi metri da me, con tutti i suoi 82 anni, le rughe e i capelli tinti, ma sempre straordinariamente affascinante.

Quando mi sono avvicinata, mi sembrava di camminare su una nuvola. Imbarazzata per la mia mediocre pronuncia inglese e assolutamente incantata da quello sguardo ancora straordinariamente azzurro, gli ho detto solo: "Your blue eyes are a gift to the world. Thank you."
Mi ha regalato uno dei suoi meravigliosi sorrisi, roba da sciogliere in un secondo tutti i ghiacci dell'Himalaya, altro che riscaldamento globale!
E poi...

...

... è suonata la sveglia.


Oggi effettivamente c'era una convention di VIP in azienda, ma si trattava di rappresentanti di alcuni tra i più prestigiosi marchi del Made in Italy.
Quanto a Robert Redford... Beh, lui è l'uomo dei sogni, quindi si trovava esattamente al suo posto.

venerdì 28 settembre 2018

Sono un'idiota - Lettera aperta al Governo Italiano


Al Presidente del Consiglio, Vice-Presidenti, Ministri, Sottosegretari, Deputati e Senatori della Lega e del Movimento 5 Stelle
e p.c. al Presidente della Repubblica

Mi presento.
Sono una libera professionista dal 1999.
Invalida dal 2007, disabile dal 2016; a titolo di informazione per la Ministra della Salute, anche immunodepressa.
Nel 2016 ho accettato un lavoro dipendente part-time in un settore completamente nuovo per me e con uno stipendio molto inferiore ai miei compensi abituali, perché le mie condizioni di salute non mi consentivano più di svolgere la mia attività a tempo pieno. Ora ho uno stipendio netto di circa 850€ al mese, che integro con qualche attività di consulenza, compatibilmente con le mie limitazioni fisiche.

Sono quella che nel 2006 ha ricevuto dall'INPS un'indennità di ben 330€ a fronte di una sospensione di due mesi e mezzo dell'attività lavorativa per malattia e nel 2008 addirittura 1.100€ per una sospensione, sempre per malattia, di otto mesi. Importi lordi, su cui ho poi versato imposte e contributi.
Sono quella che anche con il 100% di invalidità non ha mai avuto diritto a sussidi, perché mi sono sempre data da fare per lavorare ed essere economicamente autosufficiente.
Sono quella che si tiene la contabilità da sola, perché un commercialista costa più di 1.000€ all'anno e per me sono tanti. Ogni tanto sbaglio a compilare qualche dichiarazione e pago le sanzioni, perché è giusto che chi sbaglia paghi.
Sono quella che nel 2009 e 2010 ha perso il 30% del fatturato, ha stretto i denti ed è andata avanti, continuando a pagare puntualmente tutto il dovuto.
Sono quella che a dicembre 2010 ha pagato interessi e sanzioni per un giorno di ritardo nel versamento dell'acconto IVA. Il giorno della scadenza c'era stato il funerale di mia madre.
Sono quella che a fine novembre 2016 si è fatta portare il computer in ospedale per versare puntualmente gli acconti di imposte sui redditi e contributi, acconti di cui sto ancora aspettando il rimborso, perché erano calcolati sul reddito dell'anno precedente, quando ancora lavoravo da professionista a tempo pieno. Lo sapevo che erano troppo alti, ma è un po' difficile fare il ricalcolo quando sei sotto oppiacei per controllare il dolore.
Sono quella che poche settimane fa ha versato quasi 50€ di interessi e sanzioni per un ritardato pagamento IVA solo perché l'Agenzia delle Entrate aveva scartato l'intero modello F24, presentato puntualmente, per un errore di indicazione dell'anno di competenza in una riga del valore di 3€.
Sono quella che appena si è accorta di aver commesso un errore formale nelle comunicazioni periodiche IVA, ha provveduto a sanarlo versando oltre 70€ di sanzioni, senza attendere una contestazione dell'Agenzia delle Entrate che forse non sarebbe mai arrivata.
Sono quella che ha sempre pagato le tasse e i contributi, perché è giusto che ognuno faccia la sua parte.

Con i provvedimenti che con tanto orgoglio annunciate di avere inserito nella Legge di Bilancio, voi mi insultate e insultate tutte le persone oneste.
Ci state dicendo che siamo stupidi, tonti, imbecilli, idioti perché lavoriamo e paghiamo le tasse e i contributi.
·       Volete regalare il reddito di cittadinanza a chi non trova lavoro, ma anche a chi lavora in nero e a chi il lavoro non lo cerca, perché senza la riforma dei Centri per l'impiego non c'è modo di valutare se una persona stia effettivamente cercando un lavoro né di applicare la lodevole clausola per cui chi rifiuta tre offerte di lavoro perde il diritto al sussidio.
·       Volete regalare la pensione di cittadinanza agli invalidi, ma anche a tutti quelli che non hanno mai pagato i contributi o ne hanno pagati pochissimi.
·       Volete regalare l'ennesimo condono agli evasori fiscali. Ma davvero avete il coraggio di guardarvi allo specchio e dire che la "Pace fiscale" non è un condono? Anche se in fondo non dovrei sorprendermi. Cosa ci si può aspettare da quelli che hanno rubato 49 milioni di euro e vogliono restituirli in 80 anni di comode rate? E da quelli che urlavano Onestà, onestà! ma da quando si sono accomodati sui seggi del Parlamento hanno tradito tutti i loro principi, da uno vale uno alla democrazia dal basso, dalla trasparenza a gli indagati devono dimettersi?

Non è una guerra tra poveri, è tra onesti e furbi.
Forse io sono un’idiota perché nonostante tutto sto dalla parte degli onesti.
Voi, invece, state dalla parte dei furbi. E ve ne vantate pure.

venerdì 31 agosto 2018

Rimandata a dicembre

Ieri giornata di ritiro referti e visite oncologiche.
Renato ha voluto accompagnarmi, anche se fisicamente non era necessario, per non lasciarmi affrontare da sola l'eventualità di brutte notizie. Che non ci sono state. Quasi.

Secondo il radiologo, il nodulo al polmone si è leggermente ridotto, da 10 a 8 mm. Secondo me, confrontando le immagini, ha solo cambiato leggermente forma, ma le dimensioni sono le stesse. In ogni caso, se non aumenta, non ce ne preoccupiamo.

Quello che ci è piaciuto poco è il peggioramento delle alterazioni nella zona inguinale, che coinvolgono sia i muscoli, con zone che iniziano a captare il mezzo di contrasto in modo differente rispetto ai tessuti circostanti, sia l'osso del bacino, che presenta una deformazione sempre più marcata in prossimità dell'inserzione del femore.
La posizione dei medici è ancora di attesa: nuovo controllo fra tre mesi, anzi quattro, perché non c'è disponibilità per la TAC fino a metà dicembre.
Potete immaginare come dormiremo tranquilli...



venerdì 17 agosto 2018

Dalla cima del monte Elmo


A volte basta cambiare punto di vista per capire qualcosa che sembrava incomprensibile.
Ieri, sui tabelloni vicino alla funivia della Croda Rossa, leggevo i nomi delle cime delle Dolomiti di Sesto: Tre Scarperi, Paterno, Baranci, Tre Cime di Lavaredo, Croda Rossa, Croda dei Toni… e poi una serie di numeri: Cima Nove, Cima Dieci, Cima Undici, Cima Dodici, Cima Una... 

Mi sono chiesta se gli abitanti del luogo avessero esaurito la fantasia, un po’ come è successo con le stelle: quelle conosciute fin dall'antichità hanno nomi evocativi e ricchi di significato, mentre per le scoperte più recenti si utilizzano fredde combinazioni di numeri e lettere.
Però mi pareva strano. La montagna è qualcosa che non si può ignorare, incute rispetto e soggezione, non credo che si possa vivere sotto la sua ombra considerandola solo un anonimo pezzo di roccia.


Stamattina siamo saliti sul monte Elmo, da cui si ammira un panorama straordinario. A pochi passi dalla stazione della funivia, la vista si apre sulle Dolomiti di Sesto e tutto è diventato chiaro.
Cima Nove, Dieci, Undici, Dodici e Una sono il quadrante del più straordinario orologio del mondo: la Meridiana di Sesto. Durante la mattina, il sole illumina in sequenza queste cime, ciascuna nell'ora corrispondente al nome.

 
Anche oggi ho affrontato una passeggiata, breve e facile; un sentiero per famiglie, che si può percorrere anche con i passeggini. Anche oggi abbiamo proceduto a passo di formica, il mio, con tante soste per riposare la gamba. E alla fine ero davvero tanto stanca.
Il sentiero non era di quelli che avrei scelto quindici anni fa, troppo affollato e rumoroso. Ma guardiamolo da un altro punto di vista...


Dalla cima del monte Elmo, circondata da cespugli di erica e mirtillo, mentre guardavo il cielo attraverso i rami di un larice, ho ricordato che esattamente due anni fa, il 17 agosto alle 13:30, stavo affrontando una seduta di radioterapia, in preparazione all'intervento chirurgico di ottobre, dopo il quale non era affatto scontato che avrei potuto camminare ancora. O che avrei avuto ancora entrambe le gambe.
Se lo guardo da questo punto di vista, quel sentiero così facile per tutti e tanto impegnativo per me, è un traguardo straordinario.



giovedì 16 agosto 2018

Nella salute e nella malattia


Ho sempre pensato che chi sceglie il rito matrimoniale cattolico dimostri grande incoscienza. 
Secondo me, moltissimi sposi non valutano realmente la portata della formula matrimoniale, la pronunciano perché è bella e suggestiva, o magari solo perché “si usa così”, ma senza capire davvero quanto sia profonda e impegnativa.
Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia 
e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita
Tutti i giorni della vita significa sempre, in ogni caso. Amare anche se l’altro ti abbandona, essere fedele anche se tradisce, onorare anche se si comporta male. Come si può fare una simile promessa? Mi stupisce sempre che qualcuno abbia il coraggio di pronunciarla, per di più davanti al proprio Dio.


Ma c’è anche chi non fa promesse e non si nasconde dietro parole altisonanti ma vuote. Chi cammina al mio fianco da sedici anni, nella salute e nella malattia, soprattutto nella malattia, adattando il suo passo al mio, con infinita pazienza.
Oggi abbiamo fatto una bellissima passeggiata ai Prati di Croda Rossa. Un percorso molto breve e molto facile. Piano, pianissimo, con la mia andatura da formica. Probabilmente ci abbiamo messo almeno il doppio rispetto agli escursionisti più lenti. Nei tratti in discesa, lui teneva stretta la cinghia del mio marsupio, per sostenermi se avessi perso l’equilibrio.

A un certo punto gli ho chiesto se non gli pesava dover procedere così lentamente. 
Ha risposto, semplicemente: “Siamo in due”.


mercoledì 15 agosto 2018

Un grande regalo (post lungo)


Alla fine di giugno, in occasione di una cena con alcuni dei miei numerosi zii e cugini, si parlava di vacanze estive.
Noi, niente. Renato sarebbe stato in ferie soltanto la settimana di Ferragosto e io il 14 avevo la TAC. Se anche avessimo trovato un hotel disposto a darci una camera solo per 3 o 4 notti nella settimana più gettonata dell’anno, avremmo dovuto affrontare una spesa proibitiva per ritrovarci in mezzo a una folla di turisti. No, grazie.
Ma a quel punto è arrivato un regalo del tutto inaspettato.
Uno dei miei cugini, Carlo, durante l’inverno fa l’istruttore di snowboard a San Candido, in Alto Adige, mentre d’estate gestisce una scuola di windsurf a Bibione. La sua compagna, Erika, ci ha offerto la possibilità di utilizzare il loro appartamento di San Candido, che durante l’estate rimane vuoto: un’occasione da non perdere!

La prospettiva di qualche giorno nel mio amatissimo Alto Adige mi ha coinvolto al punto da oscurare quasi completamente il pensiero della TAC imminente. Nei giorni scorsi sono stata concentrata esclusivamente sul lavoro e sui preparativi per questa mini vacanza, con le mie solite liste: cose da fare e da vedere, cose da portare, posti in cui mangiare.
La nostra gentilissima vicina di casa anche questa volta si è resa disponibile per occuparsi dei gatti, che abbiamo cercato di tenere all’oscuro dei nostri progetti di partenza più a lungo possibile. Gandalf, in particolare, si agita sempre molto quando capisce che stiamo per uscire – e di solito lo capisce prima che iniziamo a prepararci: lui sa! – quindi, per non farlo preoccupare, abbiamo rinviato la preparazione delle valigie all’ultimo momento. Alla fine, a preoccuparsi è stato Aki. Gandalf dormiva pacificamente sul tettuccio della mia auto, in garage, e non si è accorto dei preparativi, mentre Aki è arrivato in camera proprio mentre riempivo la valigia e ha iniziato ad aggirarsi sul letto, agitatissimo. Povero piccolo!
Alla fine anche Gandalf ha capito cosa stava succedendo e sono rimasti tutti e due sul vialetto di casa a guardarci partire, sconsolati.

Avevo messo a tal punto in secondo piano l’idea della TAC che ieri mattina, impegnata a riempire la valigia, avevo dimenticato di prendere uno dei farmaci necessari per la preparazione al mezzo di contrasto e me ne sono resa conto soltanto quando sono arrivata all’accettazione della radiologia e ho consegnato il modulo di consenso in cui era indicato che avevo fatto la premedicazione. Mortificata, ho segnalato il problema all’infermiera che inserisce le agocannule per l’infusione del mezzo di contrasto, una persona gentilissima, che ormai mi conosce da anni e non manca mai di chiedermi come stanno i miei gatti. Poco male: è un farmaco che va preso poco prima dell’esame, quindi me l’ha dato lei e abbiamo ritardato di circa un’ora la TAC perché avesse il tempo di fare effetto.
Dopo la TAC, erano ormai passate le 14, siamo scesi a mangiare un panino al bar dell’ospedale, poi di nuovo in radiologia per togliere l’ago, che mi fanno tenere sempre per almeno mezz’ora dopo l’esame per via dell’allergia al mezzo di contrasto, che potrebbe provocare reazioni ritardate, poi finalmente siamo partiti.

Non avevamo fretta, così abbiamo scelto di evitare l’autostrada e attraversare la Valcellina: Montereale, Barcis, Cimolais, Erto e Casso e infine la diga del Vajont, un monumento all’arroganza e all’avidità, che si affaccia su Longarone, la nuova Longarone, perché la vecchia è stata spazzata via il 9 ottobre di 55 anni fa da quell’ondata d’acqua che in pochi minuti ha spento quasi 2000 vite.
Dopo Longarone il paesaggio cambia: le valli si fanno più larghe e luminose, la roccia grigia e ripida delle Dolomiti friulane lascia spazio a quella più chiara del Cadore, che il sole accende di riflessi rosa, trasformando le cime frastagliate in delicati merletti.
Avevo pensato di attraversare Cortina e da lì il passo di Carbonin-Schluderbach, il cui doppio nome già racconta il passaggio dal Veneto all’Alto Adige, per arrivare a Dobbiaco, invece Google Maps suggeriva come strada più veloce quella che attraversa Pieve di Cadore e poi il Comelico. Ci siamo fidati… e non è stata una buona idea. Anziché un solo passo, ne abbiamo dovuti superare due, Sant’Antonio e Monte Croce Comelico, con abbondanza di tornanti e tratti ripidi che mi mettono a disagio (ne avevo parlato anni fa qui). La valorosa Yaris di Renato ha superato brillantemente anche questa prova, ma abbiamo deciso che la prossima volta che affronteremo la montagna, sarà con un’auto ibrida e con il cambio automatico.
Arrivati a San Candido, Google Maps ha di nuovo dato i numeri, facendoci girare in tondo fino a che ho preso in mano la situazione e ho individuato da sola la strada più breve per la nostra destinazione, che abbiamo finalmente raggiunto verso le 17:30.

L’appartamento di Erika e Carlo è delizioso, con un meraviglioso solarium, da cui sto scrivendo in questo momento, che si affaccia sui boschi e sulla cima del monte Elmo.

Dopo esserci sistemati e riposati un po’, abbiamo cenato in un ristorante poco distante, una struttura in legno molto caratteristica, in perfetto stile tirolese. Abbiamo scelto un antipasto - carpaccio di cervo con burro ai mirtilli e rucola - un primo – tris di canederli - e un secondo – rosticciata tirolese - oltre alle insalate dal buffet e siamo riusciti a malapena a finire tutto, declinando la proposta di dolci, che pure sembravano molto invitanti. Normale, direte voi: antipasto, primo e secondo sono più che abbastanza per un pasto! Già, solo che noi abbiamo preso UN antipasto, UN primo e UN secondo. In due. Le porzioni erano decisamente generose, oltre che buone. Ci torneremo anche stasera per assaggiare qualche altra prelibatezza locale.
Volevo evitare di mettermi a letto con la cena ancora in fondo alla gola, ma non ho resistito a lungo: alle 22:30 avevo già gli occhi a mezz’asta e ho ceduto a un lungo sonno, favorito dalla temperatura finalmente fresca, dopo settimane di afa di pianura.

Al risveglio, questa mattina, la cappa grigia di pioggia che ci aveva accompagnato per tutto il pomeriggio di ieri era sparita e nel cielo si inseguivano soffici nuvole bianche con cui il sole ha giocato a nascondino per tutta la giornata, regalandoci una temperatura gradevolissima.

Ci siamo alzati tardi, con tutta la calma che si addice alle vacanze, e siamo andati a fare colazione in centro, ammirando il curioso affollamento di chiese nel centro di San Candido, dove a pochi metri di distanza si trovano la chiesa barocca di San Michele e la splendida architettura romanica della Collegiata.
Abbiamo incontrato per un aperitivo Claudia, una cara amica che vive qui e che non vedevo da tempo, poi, in auto, ci siamo diretti verso il lago di Braies. La strada è ad accesso limitato, ma grazie al mio contrassegno di disabile abbiamo potuto arrivare fino ai parcheggi più vicini al lago. Lungo il tragitto abbiamo raccolto una vulcanica signora francese che faceva l’autostop, straordinariamente allegra e loquace: in pochi chilometri ci ha raccontato mille cose, un po’ in inglese e un po’ in italiano, per poi salutarci con tantissimi ringraziamenti e abbracci.

Il lago di Braies è un gioiello, uno smeraldo incastonato fra le Dolomiti.

C’era moltissima gente, ma il giorno di Ferragosto non ci si poteva aspettare niente di diverso. Un turismo comunque educato e rispettoso dell’ambiente e delle altre persone. E tanti, tantissimi cani. Cani grandi e piccoli, cuccioli giocherelloni e anziani dai movimenti lenti, vivaci terrier, husky eleganti, allegri barboncini, pincher minuscoli… Tutti felici di essere insieme ai loro padroni. Un beagle, forse, più felice di tutti e sicuramente molto amato. L’abbiamo incrociato con la sua famiglia umana sul sentiero che gira intorno al lago, trotterellava verso di noi, con le zampe anteriori allegramente in movimento e le posteriori, inerti, assicurate a un carrellino con ruote che gli permetteva di muoversi nonostante la sua menomazione. Uno spettacolo bellissimo.

Mi sarebbe piaciuto fare il giro del lago, una passeggiata semplicissima di circa 2 chilometri e mezzo, ma mi sono presto resa conto che sarebbe andata oltre le mie attuali possibilità, sia per la distanza, sia per la presenza di un paio di passaggi in pendenza, così ci siamo limitati a costeggiare la riva per un breve tratto, prima in una direzione e poi nell’altra, molto lentamente, con il supporto dei bastoncini da nordic walking.

Mi dispiace costringere Renato a questa andatura lentissima a cui io stessa fatico ad adattarmi. Io che ho sempre camminato con falcate lunghe e decise, ora sono costretta a muovermi poco e piano, a passettini piccoli piccoli, per evitare i crampi alla coscia e le fitte all’inguine che partono subito se solo mi distraggo un attimo e allungo appena appena l’andatura. Mi pesa, ma questo è il meglio che sono in grado di fare ora. Alle prime avvisaglie di fastidio siamo tornati alla macchina: non volevo rischiare di rovinarmi il resto della giornata, o addirittura della vacanza, per aver esagerato. Forse domani riuscirò a fare qualche passo in più, oppure no, non importa.
Sulla via del ritorno, ci siamo fermati in pasticceria per due fette di torta, un tè per me e un caffè per Renato. Una merenda in anticipo o un pranzo in ritardo, come preferite: i nostri pasti, in vacanza, raramente seguono gli orari e le strutture canoniche, ma è proprio la libertà dagli schemi consueti che rende tale una vacanza.

Ci godiamo questa occasione di relax, questo regalo inatteso e tanto gradito, che dimostra come i doni più grandi non siano necessariamente i più costosi.


PS: il post è lungo, sapete che amo raccontare i miei viaggi e in vacanza ho tutto il tempo di farlo.