giovedì 23 maggio 2019

Il premio della lotteria

Ricordate l'ultima lotteria?
Bene, direi che ho vinto premio numero
La gamba destra ha recuperato pochissimo dopo la rimozione del gesso, di fatto è ancora un peso morto.
Riesco a controllare bene il piede, un po' i muscoli del polpaccio e con grande sforzo arrivo a produrre un tremolante principio di contrazione del quadricipite. Fine.
Non ho nessun controllo dei muscoli interni perché il nervo che li comandava è stato reciso, quindi la gamba cade costantemente in fuori. Riesco a piegare il ginocchio, senza sollevarlo, ma non a raddrizzarlo.
In più la coscia è ancora gonfia e pesante, e rende faticosi anche i movimenti passivi.

Sui muscoli che mostrano almeno qualche minimo segno di vita stiamo lavorando ogni giorno con il fisioterapista, con faticosissimi tentativi di sollevare il ginocchio o portare la gamba verso l'esterno. L'obiettivo è recuperare tono e costruire nuovi percorsi neuromuscolari per compensare il danno al nervo femorale, che non è stato tagliato, ma è praticamente distrutto. Ci vorranno anni, ammesso che sia possibile.
Nel pomeriggio faccio qualche esercizio da sola, lavorando anche su addominali e glutei.

Quando potrò di nuovo caricare sul bacino, proveremo altre cose, ma il mio futuro sarà sulla sedia a rotelle, per il cui acquisto ci stiamo già muovendo.


Se tutto va bene, e ci spero davvero molto, riuscirò a fare qualche metro con il deambulatore, questo mi permetterebbe una sufficiente autonomia in casa. Se va proprio di lusso, ma tanto, riuscirò anche a fare le scale. Altrimenti bisognerà installare un montascale, se tecnicamente possibile, oppure creare una camera da letto al piano terra.
Poteva andare peggio, certo, ma anche così non sarà facile, la mia vita cambierà profondamente.
Uffa.

sabato 18 maggio 2019

Aria di mare

Sia pure con qualche ritardo, alla fine sono approdata a Jesolo.
Viaggio scomodo, tanti scossoni, ma tranquillo.
Sistemazione in camera doppia, piccola rispetto a quelle di Portogruaro, con spazi molto più ridotti intorno al letto. 
Niente vista mare. O meglio: Renato ha detto che guardando verso sinistra dall'angolo della finestra, si intravede, ma dal mio letto la vista comprende solo alcuni grossi pini marittimi e altri alberi sullo sfondo. Che comunque non è male. 

La stanza sarebbe luminosa se il personale non manifestasse una vampiresca resistenza a sollevare completamente le tapparelle. Stamattina la coinquilina aveva chiesto di alzarle: le hanno sollevate di circa un terzo e al mio successivo sollecito siamo faticosamente arrivati a tre quarti.
Il letto ha i comandi elettrici, per fortuna. Peccato per il telecomando sul lato destro, che rende più complicato l'accesso al comodino, ma con qualche contorsione arrivo a prendere tutto quello che mi serve. 

Ho vinto il braccialetto identificativo bianco, che è meno bello di quello color ciclamino, ma mi identifica come paziente lucida e presente, condizione non troppo frequente in questo reparto di lunga degenza, popolato per lo più da persone molto anziane. 
La coinquilina a occhio mi sembra sui novant'anni. Una signora distinta e gentile, la cui proprietà di linguaggio suggerisce un'estrazione sociale elevata. 
Mi ricorda un po' la professoressa McGranitt nella straordinaria interpretazione di Maggie Smith. 


Ma soprattutto NON RUSSA!!! La prima notte è stata assolutamente silenziosa da parte sua, anche se mi sono svegliata più volte perché le infermiere vengono spesso a controllare se ha bisogno di essere cambiata.

Purtroppo la cucina è la stessa dell'ospedale di Portogruaro, ben poco gratificante per il palato.
Ieri sera la mia cena non era arrivata, ma il personale di reparto è riuscito a mettere insieme un pasto anche per me: Pastone di stelline al pomodoro (uh!), carote lesse (bleah!) e stracchino (l'unica cosa che ho mangiato). 
Oggi, riso quasi crudo, immangiabile, carne arrosto a cui ho dovuto togliere un sacco di grasso, fagiolini sconditi e mela aspra. 

Per chi avesse tempo e voglia di venire a trovarmi, sono nel reparto URT dell'ospedale di Jesolo, letto 11 e gli orari di visita sono molto ampi. 


Non portatemi niente
Non mangio dolci né cioccolatini, leggo solo e-book e non c'è spazio per fiori o piante.
L'unica cosa che potrei gradire è una pizzetta, un tramezzino o un mini panino col salame all'ora di merenda.

lunedì 13 maggio 2019

Si va

A Jesolo, venerdì.


  • Spero che la compagna di stanza non russi (o - ancor meglio ma quasi non oso superarlo - di non avere coinquiline). 
  • Spero che la gastrite non si faccia mai più sentire. 
  • Spero che la camera abbia la vista sul mare.
  • Spero che ci sia il letto con la regolazione elettrica.
  • Spero che siano attrezzati per la doccia in barella.
  • Spero che si mangi bene. 
  • Spero che qualcuno venga a trovarmi nonostante la distanza. 
  • Spero che la frattura si sistemi

Se tutto va bene, la villeggiatura al mare durerà "solo" tre/quattro settimane, poi torno qui a completare la riabilitazione.
Intanto sto familiarizzando con quella che probabilmente sarà mia compagna di vita negli anni a venire.



mercoledì 8 maggio 2019

Senza fretta

Ci sono, ci sono, non preoccupatevi. Solo non ho aggiornamenti di rilievo.
Mi trasferiranno a Jesolo, ma non so quando e se non hanno fretta loro, figuriamoci io: più tempo passa, meno giorni dovrò trascorrere là.


Nel frattempo, le mie giornate sono più intense al mattino (igiene, colloquio con il medico, fisioterapista), e assolutamente pigre nel pomeriggio (pisolino, lettura, guardare le gocce della flebo che scendono, visite...).
Le compagne di stanza sono state dimesse e ne sono arrivate di nuove, cordiali e gentili. Una purtroppo russa, ma meno della precedente, riesco a dormire un po' di più.

Continuo ad avere difficoltà a mangiare e soprattutto a bere, con la nausea sempre in agguato, anche se meno delle settimane passate.
Nei giorni scorsi ho scoperto l'acqua gelificata, praticamente un budino di acqua che riesco a mandare giù più facilmente dei liquidi. Solo che le scorte del reparto sono finite; Renato me ne ha comprate un po' in farmacia, ma ne servirebbe una quantità industriale e costano pure un botto. E allora andiamo di flebo idratanti.
Ho fatto una gastroscopia lunedì, per valutare la situazione dello stomaco. Sorvoliamo sull'interpretazione del concetto di "sedazione": non so cosa mi abbiano dato, ma non ha funzionato, ho sentito tutto ed è stato piuttosto fastidioso.
Non c'è nulla di grave, il mio solito reflusso gastroesofageo e, new entry, un po' di reflusso biliare, forse la causa dei fastidi.

Aspetto, senza fretta. Tanto devo far passare il tempo e qui si sta bene.

sabato 27 aprile 2019

Mazzate e sorrisi

Io ci sto provando ad affrontare tutta questa storia con il sorriso, davvero. Ma sembra che ogni volta che arrivo, faticosamente, a raggiungere un risultato positivo, sia pronta una nuova mazzata.


Dopo la frattura a sorpresa che mi ha fatto vincere otto settimane a letto, mi ero quasi messa il cuore in pace. Va bene: dobbiamo rivedere il programma di fisioterapia e posticipare gli esercizi da fare in piedi. Pazienza, faremo quello che si può.
Almeno sono vicino a casa e in un ottimo reparto. Ieri mi hanno addirittura fatto la doccia in barella, una goduria che solo chi ha passato più di due mesi senza una doccia può capire.
E LadyTrump va a casa in permesso ogni giorno festivo, così qualche volta riesco anche a dormire come si deve.

Ma scherziamo? Quando mai ne va dritta una?
Mi hanno detto che non posso restare qui.
Questo reparto è riservato alla fisioterapia intensiva e fino a quando non potrò di nuovo caricare sulla gamba, la mia ULSS mette a disposizione solo l'ospedale di Jesolo.
Fronte mare, stesso primario, stessa organizzazione... a quasi un'ora di strada da qui. Strada per niente bella, tra l'altro, e che con l'avvio della stagione estiva diventerà un incubo. Impossibile che Renato venga ogni giorno a trovarmi come fa ora. Sarebbe come finire in isolamento.
Possibili alternative: organizzarsi a casa, ma la gestione di una persona allettata non è propriamente semplice, oppure una residenza assistita, cioè una casa di riposo, dove comunque l'assistenza medica non è certo al livello di quella ospedaliera. Per non parlare della retta, a carico dell'ospite.

E già, perché a me l'assistenza medica serve. Sto ancora combattendo con la gastrite. Per ora, vince lei.
Nausea, conati di vomito come se piovesse, digestione lunghissima e fastidiosa, un costante pantegana party in bocca. 'Na meraviglia proprio.


Noi ci proviamo a prenderla bene.
Oggi Renato era particolarmente in forma, o forse ha visto che io stavo cedendo e ha tirato fuori tutto quello che aveva per farmi sorridere.
Mi ha fatto sbellicare dalle risate proponendo per la mia futura sedia a rotelle (sì, quella la vinco di sicuro) lampeggianti luminosi e copriruota decorati con l'immagine di una fetta di mortadella gigante.
Solo che le risate mi fanno ripartire i conati di vomito, allora Renato ha simulato di posizionarsi con una bacinella in fondo al letto, per raccogliere ipotetici getti degni dell'Esorcista. E giù a ridere ancora.

Poi però ho dovuto chiedere lo Zofran perché i conati erano davvero pesanti, e non c'era più niente da ridere.
Perché nelle ultime due settimane lo stomaco mi ha concesso solo due giorni di tregua e sono pochi. Pochi per ricaricare le batterie, pochi per fare il pieno di sorrisi e prepararsi alle prossime mazzate.

domenica 21 aprile 2019

Dracula suite

Siano benvenuti i giorni festivi con le coinquiline che vanno a casa in permesso!
Ieri pomeriggio la stanza si è svuotata e mi sono ritrovata felice unica titolare, per 48 ore, di una suite ampia e (finalmente) luminosa.
Perché passi che di notte si chiudano le tapparelle. Passi pure che si abbassino per il pisolino pomeridiano  Ma se le abbassi alle dieci del mattino c'è una sola spiegazione possibile: sei un vampiro.


Io ci patisco quando mi tolgono la luce, di giorno e di notte. Perché amo la luminosità splendente di mezzogiorno e il chiarore argentato della notte e nessuno dei due disturba il mio sonno. A differenza dei concerti per trombone, per dire.
OSS e infermiere che ieri e oggi avevano iniziato a chiudere le tapparelle sono state gelate da un: "Ferma lì, non ci provare nemmeno. Queste rimangono alzate fino al ritorno di Vampiro e Trombone".

Mi sto godendo ogni momento nella suite singola. Dalla possibilità di avere qualche visitatore in più senza timore di disturbare alla cena romantica a due con Renato.


E poi le chiacchiere con un collega, lavoriamo per lo stesso gruppo aziendale, ma ci siamo conosciuti qui e quasi ogni giorno si ferma a salutarmi. Ieri sera c'era anche la sua ragazza, siamo rimasti a parlare un bel po'.

Infine la notte: luminosa, meravigliosamente silenziosa e piena di sogni. La notte scorsa ho dormito più di otto ore. E dalle tapparelle alzate, finalmente, ho rivisto la luna.

sabato 20 aprile 2019

Quello in cui credo

Il cappellano dell'ospedale qui è troppo molto presente. Almeno tre volte a settimana fa il giro delle camere per impartire una benedizione e chiedere chi vuole la Comunione che passa a distribuire il mattino seguente... alle 6:45, diolofulmini!


Al primo passaggio, gli ho detto che non sono credente. C'è di buono che se lo ricorda, a differenza di quello di Milano, con cui ogni settimana si ripeteva la stessa conversazione.
"Ci siamo già visti?" 
"Sì, sono qui da (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7) settimane."
"Recitiamo una preghiera?" 
"Non sono credente."
"Posso recitarla io per lei?" 
"Se le fa piacere.. "

Il prete di qui, dicevo, ha la memoria più fresca. Al secondo passaggio, dopo aver chiesto alle coinquiline se desideravano la Comunione, mi ha squadrato e ha detto:
"Ah, lei è quella che non crede a niente."
"Non è vero", ho ribattuto. "Io credo nelle persone buone."

In questi mesi c'è stato chi si è preso cura di me con infinita tenerezza, chi mi sopporta e mi supporta ogni giorno anche quando sono tanto, ma tanto rompiballe, chi mi fa compagnia su WhatsApp, chi stira la mia biancheria, chi mi porta l'acqua buona da bere, che quella fornita dall'ospedale non mi piace, chi si è fatto carico di commissioni burocratiche per me, chi mi ha fornito consulenze mediche a distanza e da vicino, chi la prossima settimana accompagnerà Renato ad Aviano...
Affetto, amicizia, solidarietà.
Io ci credo, perché le sento ogni giorno.