sabato 26 novembre 2022

Diario felino - Insopprimibile voglia di coccole

Caro diario, credo di essere malato. 
Io mi sento bene, però l'umana dice che ho attacchi terribili di coccolite ferox, che non so cosa sia, ma sembra grave.
Non posso farci niente: in certi momenti, ho un assoluto e insopprimibile bisogno di coccole.
Questi attacchi si manifestano quasi sempre in situazioni ben precise: quando l'umana parte o arriva con la sua auto oppure quando va in bagno. Qualche volta, più raramente, anche in altre occasioni, per esempio quando lei sta lavorando.


Io so sempre quando l'umana sta per uscire, lo capisco e inizio subito ad agitarmi. Io non voglio che l'umana esca! Se non riesco a seguirla quando entra in garage dalla porta, faccio il giro, così appena il basculante inizia a sollevarsi, mi fiondo dentro, gnaulando con tutta la disperazione micesca possibile, e appena lei apre il bagagliaio per caricare la sedia a rotelle, io ci salto dentro, per evitare che possa andarsene senza di me.


Quando anche l'umana si siede nel bagagliaio, inizio a strofinarmi contro di lei, faccio le fusa, miagolo, la riempio di baci... insomma, cerco di convincerla a restare a casa con me.


Qualche volta, quando finalmente riesce a farmi scendere dal bagagliaio, provo a salire nell'abitacolo, sul sedile del passeggero, e faccio gli occhioni dolci. 


E niente, non funziona. Mi fa un sacco di coccole, mi dice che mi vuole bene, ma poi mi fa scendere e va via lo stesso. Però quando va in ufficio, deve mettere la sveglia un quarto d'ora prima per tenere conto della nostra sessione di coccole da bagagliaio.
Anche quando ritorna salto nel bagagliaio per una dose di coccole, miagolando sonoramente per darle il benvenuto. Di solito dopo un po' lei chiede se possiamo andare dentro e continuare sul divano, soprattutto adesso che inizia a fare freddo, ma io voglio le coccole nel bagagliaio!

L'altro momento di insopprimibile voglia di coccole è quando l'umana va in bagno.
Se sono in casa, la seguo appena mi accorgo che va in quella direzione, mentre se sono in giardino e vedo accendersi la luce dentro la finestra del bagno, mi precipito subito dentro.
Al piano terra, lei di solito usa la sedia a rotelle, che ha un cuscino tutto morbidoso, e appena si trasferisce sul WC, io ci salgo e comincio a fare le fusa e a chiedere coccole.


Il problema è che quando lei si alza dal WC, rivuole il suo cuscino, mentre io non voglio saperne di scendere. Se in casa c'è anche l'umano, lei lo chiama e lui viene a prendermi, mentre quando è da sola deve arrangiarsi: mi chiede gentilmente di scendere, mi lancia qualcosa da inseguire, prova a prendermi in braccio, ma è difficile perché lei può usare solo una mano, l'altra le serve per tenersi in equilibrio dato che le manca una zampa, e peso anch'io quasi sei chili, come Edison, anche se lui è più grosso, invece io sono alto e lungo. Di solito l'umana finisce semplicemente per spingermi giù, ma deve stare attenta, perché il cuscino è pieno d'aria e se ci pianto le unghie, si buca.
Al piano di sopra, l'umana non può usare la carrozzina, non c'è abbastanza spazio, quindi si muove con il deambulatore. Peccato, niente cuscino morbido. Ma io voglio lo stesso le coccole e allora cerco di saltarle in braccio, che non è semplicissimo perché io sono grande e lei ha una coscia sola su cui posso acciambellarmi, non è facile restare in equilibrio, ma in qualche modo ci riesco sempre. No, le foto di questo non ve le faccio vedere!
Anche quando entra nella doccia cerco di seguirla, ma lei mi chiude la porta a vetri sul muso. Pazienza, la aspetto fuori, gnaulando, e appena esce mi precipito a strofinarmi su di lei.


L'umana dice che tutta questa roba si chiama coccolite, che forse è anche una malattia grave, ma non credo, perché bastano un po' di carezze e grattini per farla passare. Un bel po' di carezze e grattini, in effetti. 

                       Ettore


  
PS: Grazie Martina!



venerdì 25 novembre 2022

Daccapo

Sono arrivati i referti di biopsia e TAC e... indovinate?


Ho vinto di nuovo!


Dopo la fastidiosa broncoscopia e la difficilissima biopsia polmonare, siamo al punto di partenza: non c'è una diagnosi.
La TAC del cranio non evidenzia anomalie (anche se io non sono così sicura che il mio cervello sia normale...) e mostra una situazione stabile a livello di torace e addome, e queste sono ottime notizie. Però c'è un linfonodo ingrossato nell'ascella destra e in chirurgia toracica vogliono saperne di più.
Questa volta niente ricovero, ma tra una settimana devo tornare a Padova per una biopsia ecoguidata.
La faccenda sta diventando davvero molto faticosa.

mercoledì 23 novembre 2022

Giornata terribile

Ci sono giorni pesanti, in cui è tutto tanto difficile. Ieri, per esempio.

So che mi aspetta una giornata impegnativa: al mattino c'è il funerale di Anna, a Gemona del Friuli, nel pomeriggio ho la TAC all'ospedale di Padova. 
La sveglia suona alle cinque e mezza, devo prendere la seconda dose cortisone in preparazione alla TAC. Non riesco più a riaddormentarmi. Fuori piove a dirotto e fa freddo. Proprio oggi che devo muovermi.

Oggi sono in permesso dal lavoro, ma verso le sette arriva una chiamata sul cellulare aziendale, seguita da molte altre: gli utenti chiamano e inviano messaggi per segnalare di essere senza riscaldamento e senza acqua calda. Il numero e la distribuzione delle chiamate mi fanno capire subito che c'è un guasto generale, il servizio è completamente interrotto. Non ho piena visibilità della situazione, perché il sistema di telecontrollo è guasto, dovrebbero venire domani a ripararlo, nel frattempo sono praticamente cieca. Chiedo ai colleghi dell'ufficio tecnico di controllare in centrale. Uno è ammalato, tre sono fuori sede per un corso di formazione, il quarto è in arrivo, ma ci vorrà più di mezz'ora perché abita lontano. Nel frattempo fioccano le chiamate.


Per tamponare, invio un centinaio di messaggi agli utenti che hanno WhatsApp, informandoli che c'è un guasto e stiamo cercando di risolverlo nel più breve tempo possibile. Almeno le telefonate si calmano e quando il collega arriva, poco prima delle nove, riesce a far ripartire l'impianto.

Potrei fare colazione, la TAC è alle 17:30 e sono sufficienti otto ore di digiuno, ma c'è qualcosa che non va. Sono di nuovo alle prese con la poliuria, solo che dura già da tre giorni, con una moltitudine di spedizioni verso il bagno per svuotare la vescica. Era già successo nel 2009, nel 2012 e poi qualche altra volta, ma le analisi non avevano mai evidenziato anomalie significative. Però mi era rimasto il dubbio che qualcosa non funzionasse a dovere nel mio metabolismo del glucosio. Questa volta c'è anche un aumento spropositato delle vampate di calore, per le quali già da tempo sospetto una correlazione con l'aumento di zuccheri nel sangue, perché si intensificano sempre quando consumo alimenti ricchi di carboidrati, come pizza o dolci. Decido di verificare con uno stick glicemico, dato che abbiamo in casa un apparecchietto per questa misurazione. 


133. A digiuno. 
Un valore da diabete.

Non ho tempo di occuparmene adesso, sta arrivando Mila che verrà con me al funerale.
Ho verificato la posizione della chiesa e dei parcheggi circostanti su Google, ieri sera: non promette bene. La chiesa è su una collina, circondata da stradine e vicoli in pendenza, con pochissimi parcheggi e un solo posto per disabili, proprio di fronte. Abbiamo programmato di partire presto nella speranza di trovare libero quell'unico parcheggio.
Mila mi aiuta a caricare la carrozzina in macchina, per me vige ancora il divieto di sollevare pesi, e a far uscire Ettore dal garage. Porto fuori l'auto e premo il pulsante del telecomando per chiudere il garage. Non funziona. Capita, a volte: si raccoglie un po' di sporco sulle barre di sicurezza, basta dare qualche colpetto per liberarle. Ci prova Mila, senza successo. Scendo dalla macchina con le stampelle, sotto la pioggia, e ci provo io. Niente da fare, il garage non si chiude e il tempo scorre inesorabile. Mi viene da piangere. Alla fine Mila si arrampica sulla scala e sblocca i fermi del garage, in modo da poterlo chiudere manualmente. Riusciamo a partire.

Ci vuole circa un'ora per arrivare a Gemona. Il parcheggio per disabili è già occupato. Provo a proseguire, nella speranza di trovare un altro posto. Circa 250 metri di salita più avanti intravedo delle strisce gialle: un parcheggio per disabili, libero. Meno male. Parcheggio e Mila mi aiuta a scaricare la carrozzina, poi affrontiamo la discesa verso il Duomo, in strada, perché il marciapiede è inaccessibile per la sedia a rotelle. È abbastanza ripida, ma riesco a gestirla, frenando la carrozzina con le mani e il piede. Il ritorno, in salita, sarà un problema, ma me ne preoccuperò dopo. Per fortuna ora non piove tanto e ho messo il piumino con il cappuccio, impossibile usare l'ombrello con la sedia a rotelle, quindi all'arrivo sono umida, ma non inzuppata. 
In chiesa una folla composta e triste, il dolore è palpabile, si respira, soffoca. Non si può trovare un senso per questa morte così ingiusta. Arriva il feretro, una bara color avorio e grigio, con l'intaglio di un soffione che rappresenta straordinariamente bene questa vita volata via troppo presto.


Disconnetto quasi subito il cervello dalle parole del prete, inadeguate e inopportune. Fisso lo sguardo su quel soffione, ascolto la musica, piango. Non riesco a realizzare che Anna non ci sia più, non posso accettare questo pensiero. Mila mi tiene la mano. Cerco con lo sguardo il marito, dovrei dire vedovo, ma non mi pare possibile. Non è lontano da me, ma è nascosto da un gruppetto di persone. Forse è meglio così, non so se riuscirei a reggere l'immagine della sua indicibile sofferenza. Alla fine vado ad abbracciarlo ed è poco, troppo poco, vorrei poter fare di più. La mamma di Anna mi ringrazia per essere venuta. L'otto dicembre di nove anni fa eravamo a tavola insieme, a festeggiare le nozze di Anna. 
All'uscita diluvia. Cerco qualcuno a cui chiedere di spingermi lungo la salita, c'erano dei Carabinieri vicino a noi in chiesa, ma ora non li vedo. Mila si offre coraggiosamente di fare da sola. La aiuto come posso, ma le mie mani bagnate scivolano sui cerchi di spinta bagnati e non riesco a spingere come vorrei. Dobbiamo fermarci un paio di volte a prendere fiato, ma alla fine raggiungiamo la macchina, inzuppate fino al midollo. Durante il viaggio di ritorno, ricordo Anna a modo mio, raccontando a Mila qualche episodio simpatico della nostra amicizia.

Appena arrivata a casa mi tolgo gli abiti bagnati e mi infilo sotto il plaid per riscaldarmi, ma non faccio in tempo a rilassarmi: è già ora di partire per Padova. Continua a piovere. 
Prima di andare in radiologia, devo passare in chirurgia toracica a ritirare i documenti per l'esame. Pensavo che a quest'ora del pomeriggio ci sarebbero stati diversi parcheggi vuoti, invece dobbiamo attendere. Se ne libera uno quasi subito, ma è troppo stretto, non riuscirei a scendere con la carrozzina. Attendiamo ancora un po', poi Renato si accorge che l'auto che occupa il parcheggio più spazioso ha il conducente a bordo, gli spiega il mio problema e gli chiede se può spostare la sua auto nel posto più stretto e lasciarci libero quello largo. L'autista, gentilissimo, accetta immediatamente. 
In reparto, un infermiere mi consegna l'impegnativa e le prenotazioni per la TAC: sorpresa! Non ci sono solo torace e addome, ma anche cranio ed encefalo, in pratica tutte le zone in cui potrebbero esserci metastasi. L'infermiere mi dice che è procedura standard indagare a fondo in caso di patologia oncologica, ma non è molto incoraggiante.
So che in ogni reparto hanno il glucometro, quindi spiego la mia situazione e chiedo se possono farmi un altro stick per la glicemia. Arriva un'infermiera, mi punge il dito e raccoglie la goccia di sangue sulla striscia di misurazione. Sono a digiuno ormai da venti ore, il valore dovrebbe essere sceso... Invece no.
137. Centotrentasette. Inizio a preoccuparmi sul serio.
L'infermiere cerca di rassicurarmi, potrebbero esserci diversi fattori che influenzano la glicemia: eccessi alimentari (in effetti sono reduce da un weekend di bagordi con la squadra di sitting volley), il cortisone che ho preso per la TAC, l'ansia, che oggi di certo non è mancata... La situazione comunque è da monitorare.

La TAC è programmata nella radiologia della clinica ortopedica, sul lato opposto della strada: dobbiamo riprendere la macchina per spostarci, ma finalmente in questa giornata terribile, qualcosa va per il verso giusto: un parcheggio libero proprio a fianco dell'ingresso.
Anche l'esame fila liscio: l'infermiera centra perfettamente la vena al primo colpo e il mezzo di contrasto non mi crea particolari fastidi, a parte i consueti effetti temporanei: una botta di calore al momento dell'infusione e un pessimo sapore in bocca che mi altera il gusto, facendomi sembrare cattivo tutto quello che mangio o bevo, anche l'acqua, nelle ore immediatamente successive. Dopo l'esame, una flebo idratante per aiutarmi a smaltire il mezzo di contrasto.
Durante il viaggio di ritorno inizio a sentire la sonnolenza da antistaminico. All'arrivo a casa, fatico a tenere gli occhi aperti. Riaccendo il cellulare aziendale per dare un'occhiata: c'è stato un altro fermo impianto, altri messaggi e chiamate, ma i colleghi hanno risolto velocemente. Meno male. Doccia, una cena veloce senza carboidrati, un'oretta sul divano per evitare di stendermi subito dopo aver mangiato, poi a nanna, a chiudere una giornata che spero di non dover mai ripetere.


P.S. stamattina la glicemia era tornata a un confortante 87.

lunedì 14 novembre 2022

Pezzi di cuore

Sembra che la vita abbia deciso di accanirsi a strapparmi pezzi di cuore, oltre che di polmone.

Dopo la perdita devastante di Anna, ieri se n'è andata la zia Romana, la donna con cui sono cresciuta e ho vissuto per venticinque anni, che è stata la mia baby sitter, è stata mia madre e mia sorella.


La persona che ha asciugato tante volte le mie lacrime e condiviso con me innumerevoli risate, complice di tanti divertimenti e vittima di altrettanti scherzi.
Quella con cui ci scambiavamo le dediche alla radio, che veniva a prendermi a scuola con l'ombrello quando pioveva, che mi ha insegnato a giocare a scala quaranta. 
Che risolveva facilmente i rebus, ma non riusciva a fare le parole crociate, che ricordava ogni data di nascita, anniversario e numero di telefono. 
Che si divertiva a cercare con me i cognomi buffi nelle sigle dei programmi  televisivi e i nomi strani dei paesi nel libretto dei codici di avviamento postale. 
Che andava in pellegrinaggio con la parrocchia, aveva i cassetti pieni di santini e recitava il rosario in latino in cucina con la nonna.
Che seguiva con passione le vicende di Heidi e Remi e si commuoveva ogni volta guardando Il piccolo Lord.
Che andava a giocare a tombola con le amiche la domenica pomeriggio, dieci lire a cartella, e tornava alla sera annunciando trionfante di avere vinto cento o duecento lire. 
Che rompeva continuamente le calze e si vergognava a mettere i pantaloni.
Che faceva innumerevoli passeggiate in centro e si fermava nei negozi di amici e parenti a chiacchierare e scroccare caramelle.
Che sbuffava e brontolava sempre, ma poi si metteva a ridere quando la prendevo in giro.

Lei che per tutta la vita ha guardato il mondo con l'ingenuità di una bambina, ora ha chiuso gli occhi per sempre, serenamente, accompagnata dalle carezze e dalle parole affettuose delle sue sorelle. E con lei se n'è andata una parte di me. 


giovedì 10 novembre 2022

Biopsia

La procedura di ricovero ieri è stata un po' più complicata del previsto. 
Dopo una breve attesa mi hanno assegnato il letto, ho sistemato la mia roba e piazzato l'alzawater in bagno, poi sono iniziate le procedure di accettazione.
Il medico specialista è stato molto professionale, mi ha spiegato in dettaglio la procedura e le possibili complicanze, che sono essenzialmente due, sanguinamento e pneumotorace, prima di farmi firmare il modulo di consenso.
Poi è arrivato il primo momento critico: l'agocannula. Vi ricordate che ho le vene ribelli? Non si sono smentite e ci sono voluti due tentativi, il secondo molto doloroso, per ottenere un accesso abbastanza funzionante, purtroppo in una posizione fastidiosa, sul dorso della mano destra. 


E via con i prelie... Un momento, mi hanno già dissanguata due giorni fa per il prericovero!
"Eh, ma quelli sono esami in carico alla chirurgia toracica, noi non li vediamo..."
Altre cinque provette. Poi non venite a dirmi che sono anemica.
"Le lascio il contenitore delle urine, dovrebbe riempirlo entro cinque minuti perché scade l'orario per mandarlo in laboratorio."
Ma l'ho già fatto per il prerico... ok, come non detto.
Questa volta avevo il mio alzawater, quindi sono riuscita a raccogliere il campione senza difficoltà e nei tempi richiesti. 
Poi sono arrivati gli specializzandi: "Dobbiamo fare l'emogas."
Ma l'ho fatto lunedì per il preri... no, niente, lasciate perdere. 
Il primo tentativo di centrare l'arteria sul polso sinistro ha portato solo lacrime, ma nemmeno una goccia di sangue. Il secondo, sul polso destro, lacrime e sangue. 
Quattro buchi nella prima ora, un record.
Ora l'elettrocardiogramma. Ma me l'hanno fatto per il preri... va bene, facciamo anche l'elettrocardiogramma. Poi magari facciamo anche un discorsetto sugli sprechi in sanità. 

Completato l'iter di ricovero, è arrivato il momento delle presentazioni con la compagna di stanza. 
È andata di lusso: Natalia è un'ingegnera russa che vive in Italia da molti anni, ha una meravigliosa gatta siamese thai, è gentile e silenziosa, si parla il giusto.

Il resto del pomeriggio è passato in tranquillità e alle 18 è arrivata la cena.


Poteva andare peggio:  naturalmente c'era la minestrina, poi stracchino 👍🏻, carote lesse 👎🏻, pane 👍🏻 e mela cotta 👎🏻
Ho lasciato le carote e la mela, ma non sono morta di fame.
L'infermiera del turno di notte mi ha detto che oggi sarebbero venuti a prendermi presto, alle 7:30. Ottimo: prima si comincia e prima si finisce.

Ho dormito discretamente, mi sono svegliata molte volte, ma mi sono sempre riaddormentata subito.
Sapendo che dovevo uscire presto, le OSS sono venute a chiedermi se avevo bisogno di aiuto per l'igiene appena iniziato il turno, carinissime! 💙, ma grazie al mio alzawater avevo già fatto tutto da sola. 
Alle sette ero pronta. Sono venuti a prendermi dopo le 8:30.

In radiologia finalmente un lettino TAC di larghezza civile, da cui non debordo, e c'è spazio anche per le braccia.
Il radiologo mi ha nuovamente descritto la procedura e le possibili complicanze, sanguinamento e pneumotorace. Niente di più o di diverso da quanto mi aveva detto ieri lo pneumologo.
Mentre mi preparavano, la mia usuale calma si è incrinata. Non so esattamente cosa abbia attivato il campanello di allarme, ma di colpo ho avuto la sensazione che sarebbe stata una faccenda ben più difficile rispetto alle due biopsie che avevo fatto in passato.
Avevo ragione. 
Ma era una cosa da fare comunque. Ho accettato la paura che mi stava invadendo, ho rimesso sotto controllo la respirazione e ho seguito scrupolosamente le indicazioni dei medici, trattenendo il fiato e rimanendo immobile ogni volta che è stato necessario.

Dopo la prima scansione di controllo, i radiologi interventisti hanno individuato il punto di ingresso per l'ago guida, non di lato come mi aspettavo, ma davanti, sul bordo interno del seno destro.
Iniezione per l'anestesia locale meno dolorosa del previsto, fa molto più male quella del dentista, ma l'inserimento dell'ago guida non è stato indolore e un corpo estraneo piantato nel polmone non è una bella sensazione. 
Mi avevano preannunciato tre prelievi, ognuno preceduto da una scansione TAC per verificare il posizionamento della guida: trattenga il fiato, respiri. Ora le faccio sentire il rumore del prelievo, in modo che non si spaventi. È un forte "clac". Trattenga il fiato. Clac. Respiri. Già dopo il primo prelievo, il polmone ha iniziato a gorgogliare e ho dovuto tossire un po' prima di poter procedere. 
Si sposta un po' la guida: trattenga il fiato (ahia!), respiri. Scansione di controllo: trattenga il fiato, respiri. Avanti con il secondo prelievo: trattenga il fiato, clac, respiri. Ancora gorgoglii e tosse. Spostamento guida: trattenga il fiato (ahia!), respiri. Scansione: trattenga il fiato, respiri. Prelievo: trattenga il fiato, clac, respiri. Gorgoglii e tosse. 
Ne serve un altro, abbia pazienza. Va bene. Spostamento: trattenga il fiato (ahia!), respiri. Scansione: trattenga il fiato, respiri. Un attimo che tossisco. Quarto prelievo: trattenga il fiato, clac, respiri. Tosse. 
Ancora uno o due, mi dispiace, c'è poco materiale. Fate tutto quello che serve (figuriamoci se voglio rifare questa roba perché il campione è insufficiente). 
Spostamento guida: trattenga il fiato (ahia!), respiri. Scansione: trattenga il fiato, respiri. Tutto bene? Sì (ma sto piangendo). Quinto prelievo: trattenga il fiato, clac, respiri. Tosse e gorgoglii. Spostamento guida: trattenga il fiato (ahia!), respiri. Scansione: trattenga il fiato, respiri. Sesto prelievo: trattenga il fiato, clac, respiri. Tosse e gorgoglii.
Ultimissimo! Ce la fa? Quello che serve.
Spostamento guida: trattenga il fiato, spingila bene giù! (Ahia, boiacan!), respiri. Scansione: trattenga il fiato, respiri. Ultimo prelievo: trattenga il fiato, clac, respiri. Tosse.
Un'altra scansione: trattenga il fiato, respiri.
Adesso togliamo l'ago (era ora). Gorgoglii a profusione, tosse, dolore.

E poi dolore, tosse, nausea e conati di vomito per più di un'ora.
Vi ricordate quante sono le complicanze più comuni per questa procedura? 
Indovinate quante ne ho avute?
Esatto!
Pneumotorace ed emorragia interna, entrambi molto contenuti, ma presenti all'appello. Prevedibile, considerato il numero elevato di prelievi, con relative sollecitazioni dei tessuti.
Quindi vinco monitoraggio radiologico, antibiotico e cortisone. Non sia mai che io faccia le cose semplici. 
Questo però non impedisce necessariamente la dimissione domani: mi hanno appena fatto una radiografia di controllo e ne faranno un'altra domattina, se la situazione rimane stabile o in miglioramento, vado a casa lo stesso.
E sarebbe ora. 







mercoledì 9 novembre 2022

Immenso dolore

Un fulmine a ciel sereno.
Ieri sera avevo finito da poco di riempire lo zaino per il ricovero di oggi e mi ero accomodata sul divano con Renato. Come sempre, io trafficavo con il PC e lui con il telefono. Di colpo si è bloccato, con un'imprecazione. Mi sono voltata a guardarlo, stava leggendo qualcosa sul cellulare e la sua espressione mi ha acceso un campanello d'allarme. Mi ha passato il telefono, senza riuscire a parlare. Un post su Facebook, un link a un articolo, parole a cui non riuscivo a dare un significato, che ho dovuto rileggere più volte perché la mia mente cercava di proteggersi, rifiutando di riconoscerle.
Anna non c'è più.


Quando ho aperto questo blog, abitava nella casa a fianco alla mia, insieme a quello che poi è diventato suo marito, l'amico chirurgo di cui ho parlato qualche volta. Abbiamo legato subito, sono stati i migliori vicini di casa che si possano immaginare, e siamo rimasti in contatto anche dopo che si sono trasferiti in un paese poco distante.

I pensieri girano a vuoto, alla ricerca impossibile di un senso che non ci può essere, le emozioni si accavallano e si mescolano alle lacrime.
Incredulità per la fine improvvisa di una vita così piena di vita.
Consapevolezza di quanto sia fragile la nostra esistenza, di come una singola decisione, all'apparenza irrilevante come la scelta della strada da percorrere, possa determinare il nostro destino, di come in un solo attimo tutto possa cambiare per sempre.
Rimpianto per una vita spezzata troppo presto e angoscia per tutte le altre vite che saranno spezzate da questa tragedia, perché la perdita di una moglie, una figlia, una sorella, un'amica, un'allenatrice, un'insegnante è un dolore che rimane per sempre.
Un devastante senso di impotenza di fronte alla sofferenza terribile di un uomo a cui è stata strappata la sua compagna di vita. Io che maneggio parole come un giocoliere non so trovare nulla da dire per alleviare un dolore che ho paura anche solo di immaginare, una disperata solitudine, un vuoto che non si può riempire. Vorrei almeno poterlo abbracciare, invece oggi mi attende un letto di ospedale.


martedì 8 novembre 2022

Prericovero

Il prericovero è stata una faccenda lunga e faticosa.

Avevo messo la sveglia alle cinque e mezza, ma le elettroformiche fantasma, sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, hanno pensato bene di svegliarmi poco dopo le quattro. 
Partenza alle sei e mezza e arrivo in ospedale a Padova poco dopo le sette e mezza, con largo anticipo per avere tempo di trovare parcheggio. Pensavo che a quell'ora sarebbe stato semplice, invece erano già tutti occupati e c'erano alcune auto in attesa, ho dovuto aspettare circa un quarto d'ora, ma alla fine si è liberato un posto anche per me, proprio lo stesso dell'ultima volta, il migliore possibile, vicino all'ingresso.
La rampa di accesso al Policlinico era chiusa per lavori, bisognava percorrere una discesa abbastanza ripida fino al seminterrato e da lì prendere un ascensore.
Seguendo le indicazioni ricevute ho raggiunto facilmente il reparto di chirurgia toracica, al primo piano del Policlinico, dove una delle segretarie (credo quella con cui avevo parlato al telefono, ma non sono sicura) mi ha dato le istruzioni per la giornata:
  1. scendere al day hospital di pneumologia per la spirometria
  2. spostarsi al centro prelievi di via San Massimo per prelievi ed elettrocardiogramma
  3. fare colazione
  4. tornare in chirurgia toracica per il colloquio con il chirurgo, in tarda mattinata
  5. rimanere in chirurgia toracica per il colloquio con l'anestesista, nel pomeriggio
In realtà il mio programma era un po' più complicato, perché dovevo infilarci anche il tampone in vista del ricovero di mercoledì e già che ero lì, volevo fare un salto a chiedere se era pronta la copia della cartella clinica del ricovero per la broncoscopia.
  1. ritirare le prenotazioni in chirurgia toracica
  2. scendere al day hospital di pneumologia per la spirometria
  3. passare in pneumologia a ritirare l'impegnativa per il tampone
  4. tampone al centro tamponi
  5. prelievi ed elettrocardiogramma al centro prelievi di via San Massimo
  6. colazione al chiosco davanti all'ingresso
  7. passaggio allo sportello cartelle cliniche
  8. tornare in chirurgia toracica per il colloquio con il chirurgo
  9. rimanere in chirurgia toracica per il colloquio con l'anestesista



Fate due conti di quanta strada ho dovuto fare, non c'è da stupirsi se adesso sono stanchissima. Per fortuna mi ero fatta accompagnare dalla zia - santa subito! - che mi ha aiutata a portare la documentazione e ha spinto la carrozzina nei tratti in salita.

Memore della precedente esperienza, ho chiesto di poter vedere uno dei bagni del reparto, per capire se fossero presenti tutti gli ausili necessari. Impossibile: non è consentito agli estranei l'accesso alle stanze dei degenti. Ma mi basta dare solo un'occhiata... No, niente da fare.
Idea!  


Non potreste farmi vedere una foto?
Detto, fatto: la segretaria è entrata in una delle stanze, armata di telefonino, e dopo un minuto mi ha mostrato le foto: WC rialzato con maniglioni su entrambi i lati, doccia a filo pavimento con sedile. Ci siamo.

Al punto 2 le prime sorprese: prima di tutto un prelievo arterioso dal polso per l'emogas analisi, piuttosto doloroso e simpatico come un riccio nelle mutande. Poi la spirometria non era quella semplice che conoscevo dalle visite di idoneità sportiva, ma quella globale, articolata su varie prove in condizioni di respiro diverse, più un test della diffusione alveolo/capillare.

Per arrivare in pneumologia ho fatto il giro per via San Massimo: dalla mappa non si vede, ma alcune zone sono rialzate e i collegamenti interni tra le aree ospedaliere a destra e a sinistra di via Giustiniani avvengono tramite sottopassaggi, con pendenze decisamente impegnative per la sedia a rotelle: il giro per via San Massimo è l'unico tragitto senza dislivelli.
Non che sia un percorso particolarmente comodo, tra irregolarità del fondo stradale e capolavori di inaccessibilità: niente rampe per salire o scendere dal marciapiede, peraltro interrotto da un'impalcatura che mi ha costretto a percorrere un tratto di circa 150 metri sulla strada, sperando di non essere investita dalle auto. E vorrei davvero incontrare il genio che ha collocato un cestino dei rifiuti in modo da occupare metà del marciapiede.

  

In pneumologia ho chiesto a che ora devo presentarmi mercoledì. Non si sa, mi chiameranno. Cioè due giorni prima non sai ancora se il ricovero è previsto al mattino o al pomeriggio? Capisco che l'organizzazione di ingressi e uscite sia complessa e con molti fattori di imprevedibilità, ma trovo poco rispettoso lasciare in sospeso i pazienti fino all'ultimo momento, dando per scontato che siano sempre a disposizione, come se il loro tempo non avesse alcun valore.

Al centro tamponi c'erano poche persone in coda, ho fatto in fretta, nonostante un imprevisto: ho scoperto di non avere con me la tessera sanitaria. Renato l'aveva presa qualche giorno fa per ritirare i miei rifornimenti di medicinali in farmacia e si era dimenticato di rimetterla a posto, nel mio portafoglio. Fortunatamente hanno accettato la carta d'identità elettronica.

Altre sorprese al punto 5: oltre alle analisi del sangue, era previsto anche l'esame delle urine e mi hanno consegnato il contenitore da riempire. A saperlo prima avrei potuto raccogliere il campione a casa, dove so come organizzarmi. In un bagno privo di piani per appoggiare il contenitore, mi ha salvato ancora una volta la presenza della zia. Santa subito l'ho già detto?
Mentre aspettavo il mio turno, ho dato un'occhiata all'elenco degli esami: fattori di coagulazione, parametri epatici e renali, glicemia, elettroliti, controllo del gruppo sanguigno, in caso dovessero servire trasfusioni, epatite, tampone retta... COSA?!? 
Ebbene sì: non solo mi hanno cavato il sangue, un sacco di provette, ma ho dovuto mettere a disposizione anche il mio posteriore. Devo riconoscere però che le infermiere sono state bravissime, sia quella che ha dei prelievi, che ha centrato perfettamente la vena, senza provocarmi ematomi, sia quella del tampone rettale, eseguito con grande delicatezza. 

Pausa rigenerante al punto 6, con un toast per rompere il digiuno, poi di nuovo verso il Policlinico. Sosta allo sportello cartelle cliniche, la mia non è ancora pronta, e ritorno in chirurgia toracica, dove un giovane specializzando ha raccolto tutte le informazioni relative alla mia storia clinica e mi ha illustrato l'intervento previsto.
Sarà asportato tutto il lobo medio destro. COSA?!?


Io pensavo che togliessero solo l'area del nodulo... 
Ma secondo il chirurgo non c'è da preoccuparsi, il lobo medio è piccolo, circa un quinto del volume del polmone, con una modesta perdita di funzionalità respiratoria che l'organismo sarà in grado di compensare, e potrò proseguire l'attività sportiva. Meno male!

Questo tipo di intervento viene di solito eseguito in toracoscopia, una tecnica poco invasiva che si esegue con tre tagli relativamente piccoli, richiede una degenza di 5/7 giorni e tempi di recupero contenuti.


Solo in rari casi, circa il 4%, questa metodica risulta insufficiente ed è necessario ricorrere alla toracotomia, con un taglio chirurgico molto più grande e l'apertura delle costole, ricovero più lungo e diversi mesi di convalescenza. Spero di rientrare nell'altro 96%.

Un paio d'ore di attesa, poi è toccato all'anestesista, anche lui un giovane specializzando, che ha raccolto informazioni, con particolare attenzione alle trasfusioni ricevute e alle precedenti reazioni alle anestesie (che si possono riassumere in due parole: nausea e vomito).
Mi ha poi spiegato le possibili tipologie di anestesia: anche da questo punto di vista l'intervento in endoscopia risulta più leggero, perché richiede tempi più brevi e permette l'utilizzo di procedure con meno effetti collaterali. Quel 96% appare sempre più attraente.

Concluso finalmente l'iter, abbiamo recuperato l'auto e siamo tornate a casa.
Nel complesso sono soddisfatta: la concreta possibilità di un intervento in endoscopia rende tutta la faccenda meno complicata di quanto temessi. Sono ovviamente consapevole che si tratta comunque di un intervento importante e c'è sempre la possibilità che qualcosa vada storto. 
Ma, ancora una volta, scelgo di sperare