lunedì 6 novembre 2017

Non ho mica cento mani!

Piove a dirotto. Non un gran problema, anzi, il terreno troppo asciutto reclamava acqua.
La mia gamba però risente del maltempo, è rigida e dolente e apprezza il supporto del bastone.
Dopo il lavoro, passo dalla zia a ritirare un pacchetto: me li faccio consegnare a casa sua perché quando passa il corriere c'è sempre qualcuno. Non è particolarmente grande o pesante: tre libri e un DVD.
Ci sta tranquillamente in una mano.
Nell'altra mano l'ombrello.
Nell'altra il bastone.
Ah, no, ne ho solo due.
Mannaggia.

domenica 29 ottobre 2017

Spostare i paletti

Qualche giorno fa ho partecipato a un corso per operatori sanitari. Via quelle espressioni sorprese: non ho cambiato lavoro, ero stata invitata dagli organizzatori per portare anche il punto di vista dei pazienti.*
Il corso aveva un titolo suggestivo, Dignità nella cura e cura della dignità: operatori, pazienti e caregivers costruiscono un progetto condiviso, e i partecipanti appartenevano a varie categorie professionali: medici, infermiere, fisioterapisti, psicologhe, ostetriche... Un gruppo eterogeneo da cui sono arrivati contributi molto variegati.
Dopo un'introduzione teorica al concetto di dignità, a ognuno dei partecipanti è stato richiesto di scrivere una storia di violazione della dignità in cui è stato coinvolto, direttamente o indirettamente. Le esperienze sono state lette e discusse, prima in piccoli gruppi e poi in sessione plenaria, e sono diventate il punto di partenza per interessanti ragionamenti sul concetto di dignità.

Una considerazione mi ha particolarmente colpito e ci ho pensato parecchio nei giorni seguenti: il confine della dignità non solo è soggettivo, perché una stessa situazione può essere percepita come degradante da una persona e perfettamente accettabile per un'altra, ma può variare anche per lo stesso individuo in base alla situazione contingente.
La malattia, in particolare, porta a spostare tanti paletti, fa diventare accettabili, quasi normali, condizioni che per una persona sana sarebbero intollerabili.
Pensiamo al pudore: normalmente non siamo disposti a permettere che un estraneo entri nella nostra camera da letto, che ci accompagni in bagno, che ci veda nudi... Situazioni che invece durante un ricovero sono spesso inevitabili e che si sopportano con rassegnazione, talvolta addirittura con sincera gratitudine.


Ampliando il ragionamento, ho pensato che per un malato di cancro questo spostamento di paletti non riguarda solo la dignità.
Chi è affetto da una patologia grave spesso deve convivere con difficoltà e limitazioni fisiche, psicologiche e sociali e talvolta deve accettare compromessi molto pesanti per cercare di salvarsi.
Il cancro costringe sempre a rinunciare a qualcosa, è un ladro che ruba frammenti di vita, qualche volta la vita stessa. È un'ingiustizia? Certamente, ma la vita non è giusta, fatevene una ragione.

Questo rapinatore insidioso e subdolo sta smontando la mia vita e se ne porta via un pezzo alla volta.
  • La forza e l'agilità, perché non posso più correre, saltare o arrampicarmi e in questi giorni faccio fatica anche solo a camminare.
  • La capacità di recupero, con i tessuti più volte lacerati dal bisturi e bruciati dalle radiazioni che sembrano ormai incapaci di rigenerarsi e reagiscono al minimo sforzo con dolorose infiammazioni.
  • L'autonomia, perché ci sono cose che, da sola, non riesco più a fare.
  • Le energie, che non bastano più per lavorare a tempo pieno.
  • La fertilità, con quella lama di sofferenza in fondo al cuore per la maternità negata.
  • Le difese immunitarie, mai completamente ripristinate negli ultimi dieci anni.
  • Ore, giorni, settimane e mesi di ricoveri, convalescenza, visite ed esami.
  • La possibilità di guardare avanti, nel futuro, perché tutto si ferma al prossimo controllo.
  • ...

Eppure, di fronte a questi furti gravi e ripetuti, la mia reazione non è mai stata di rabbia né di rifiuto. Sofferenza, certo, ma fino ad ora sono sempre riuscita a spostare i paletti senza troppa fatica e ad accettare questa vita tanto diversa da come l'avevo immaginata.
In questi giorni mi sono chiesta se questa mia elasticità non sia eccessiva, se non sia una forma di rassegnazione o di rinuncia. Non lo so.
Forse ho solo una buona dose di resilienza, in parte genetica e in parte costruita attraverso le mie esperienze, e ho ben chiara la mia priorità, che è sopravvivere.
O forse è soltanto perché così è più facile andare avanti.



*Nota: considerati tutti i crediti ECM delle iniziative a cui ho partecipato negli ultimi anni, dovrebbero darmi una qualifica sanitaria ad honorem

giovedì 21 settembre 2017

Il babau sotto il letto

Riassunto del controllo: sempre in bilico.
La TAC dice che va quasi tutto bene, ma c'è un'alterazione dell'osso del bacino nella zona dell'ultimo intervento, proprio dove il chirurgo aveva rilevato un'infiltrazione tumorale.
Potrebbe essere l'esito del raschiamento effettuato durante l'operazione per staccare il tumore e prelevare il tessuto da analizzare, potenziato dall'effetto distruttivo della radioterapia, ma potrebbe anche essere una ripresa di malattia. Non si sa, ogni valutazione sarebbe prematura.
Bisogna aspettare, per vedere se e come evolverà la situazione. Se ne riparla fra tre mesi, questa volta con la risonanza magnetica.

Continuo a camminare, cercando faticosamente di mantenermi in equilibrio su questo sentiero impervio, con un'ombra sempre incombente che oscura l'orizzonte e impedisce di guardare più avanti del prossimo controllo. Un'ombra che mi ruba la voglia di fare progetti, di iniziare qualcosa di nuovo.
Viviamo, Renato e io, con la consapevolezza di un mostro nascosto sotto il letto che potrebbe uscire da un momento all'altro, che prima o poi uscirà.

Lo ha confermato il chirurgo: non è questione di "se", ma di "quando". E anche se questa attesa è logorante, speriamo che duri più a lungo possibile.

lunedì 18 settembre 2017

Il rito

Io - Ho freddo.
Me - No, dai, ci sono 21,5 gradi nello studio, una temperatura più che adeguata.
Io - Ma io ho freddo!
Me - Ma insomma! Nel periodo del liceo, durante il giorno il termostato della zona notte era a 16° e, quando non ero in palestra o all'oratorio, passavo i pomeriggi nella mia camera a studiare, leggere, suonare o ascoltare musica.
Io - Sono passati 35 anni...
Me - Infatti adesso ci sono 5 gradi in più di allora. Basta e avanza.
Io - Ok, sono vecchia e malandata. Ma ho freddo. Posso accendere il riscaldamento?
Me - Non si accende il riscaldamento prima di metà ottobre. Non esiste, non se ne parla proprio. Lo dice anche la legge.
Io - Il climatizzatore in modalità riscaldamento?
Me - No. E neanche il caminetto!
Io - Ma io ho freddo!
Me - Arrangiati!
Io - D'accordo, vado a mettermi uno scialle.

Sono da poco passate le 17, è l'ora del tè.
Il tè non è solo una bevanda, è una coccola, un momento di benessere.
Oggi ho deciso che sarà un vero tè. Non posso concedermelo tutti i giorni, perché nelle ultime settimane il mio reflusso è peggiorato e devo evitare gli alimenti che favoriscono l'acidità gastrica, ma ogni tanto si può fare.

Inizia il rito.
Metto a scaldare l'acqua e apro la dispensa per scegliere: fra tè e infusi, ho almeno una ventina di opzioni diverse. L'occhio scorre sopra scatole, sacchetti e barattoli, la mano lo segue sfiorando, mentre la mente richiama gli aromi di ogni confezione. Tè nero con arancia e zenzero? Non oggi. Tè verde al gelsomino? Nemmeno. Chai indiano speziato? No. Ah, ci siamo! La mano si ferma su una scatola decorata con gufi e sceglie uno dei sacchetti che mi ha regalato ZiaCris: tè nero con vaniglia e petali di fiori.

Ora la tazza.
Sì, perché anche la tazza dipende dal tè o dall'infuso. I profumi delicati come il gelsomino vanno nella tazza rosa con decori di caramelle. Quelli semplici, con un solo ingrediente, nelle tazze di terracotta smaltata. Gli aromi freschi e allegri della frutta nelle tazze Disney, gialla o arancione. Per sapori più decisi ci vuole la tazza con il gufo. E gufo sia!

Anche per l'infusore ho diverse possibilità, ma la scelta cade quasi sempre su quello a forma di fragola che mi ha regalato Anna e non c'è bisogno di spiegare perché.
Riempio l'infusore con la miscela di foglie e petali, assaporandone il profumo, e controllo il tempo di infusione: questa richiede 3 minuti a 90°. Imposto il contaminuti, ma non ho il termometro, quindi per la temperatura vado a occhio.

Poco prima che l'acqua inizi a bollire spengo il gas, immergo l'infusore e faccio partire il contaminuti. Nel frattempo preparo il vassoio piccolo di legno e ceramica gialla, dove ci stanno giusti giusti la teiera, la tazza, un tovagliolo di carta e due biscotti due, di numero, che sono grandi e hanno millemila calorie solo a guardarli, ma il tè è la morte loro.
Aggiungo un cucchiaino. Non lo uso mai perché non metto lo zucchero, ma si può scommettere che la volta che me lo dimentico, si rompe un biscotto e non so come ripescare i pezzi.

Il contaminuti mi avverte che il tè è pronto. Tolgo l'infusore, riempio la tazza, appoggio la teiera sul vassoio e porto tutto di sopra, nel mio studio.
Seduta alla mia scrivania, annuso il profumo che sale dalla tazza, con la nota di vaniglia che spicca, ma senza coprire l'aroma del tè. Bevo qualche sorso, tuffo il primo biscotto, finisco la prima tazza e la riempio di nuovo.
Riprendo le attività al computer: lavoro, videogame, navigazione, posta, contabilità, blog... Quello che serve. La pausa finisce dopo la prima tazza, ma il rito continua fino alla terza, che esaurisce il contenuto del bollitore.
Non ho più freddo, ora.


PS: la coda di Gandalf sta bene, ha recuperato quasi completamente la mobilità, è solo un po' più lenta sulla punta, ma in modo quasi impercettibile.

PPS: questo post è dedicato a Rita!

venerdì 8 settembre 2017

Diario felino - 6

Caro diario,
Mercoledì è stata una brutta giornata. Il mercoledì è sempre una brutta giornata perché lei è fuori dalla mattina alla sera, ma questo mercoledì è stato proprio bruttobruttobrutto, bruttissimo.

Al mattino gli umani sono usciti. Prima lui, che inizia a lavorare presto e se non si alza appena suona la sveglia ci pensiamo io e Aki a tirarlo giù dal letto, anche nei giorni di festa, quando la sveglia non suona, perché non si sa mai. Lei si alza circa un'ora dopo, e mercoledì è andata via in gran fretta, senza nemmeno fare colazione, perché mentre era in bagno a lavarsi sono arrivati un sacco di allarmi sul telefono, a indicare c'era un problema al lavoro da risolvere urgentemente.
Io sono rimasto a gironzolare per casa, triste, solo e abbandonato (mio fratello non conta, tanto è sempre fuori a caccia e poi non vuole che io giochi con le sue prede, ma io ci gioco lo stesso).

Poco dopo mezzogiorno e mezzo c'è stata una sorpresa: lei è tornata! Zoppicava tanto, la gamba le faceva male e ho pensato che fosse venuta a casa per stendersi sul divano, invece ha solo posato il computer aziendale e preso il suo ed è tornata fuori. Non ho nemmeno fatto in tempo a intrufolarmi dentro la sua macchina per cercare di accompagnarla.
Sono rimasto di nuovo triste, solo e abbandonato vicino al cancello, ed ero così triste che non mi sono accorto che si stava chiudendo e mi ha schiacciato la coda.
Mi ha fatto malissimo! E non riuscivo a liberarmi!

Sono rimasto lì una mezz'ora a lamentarmi, prima che i ragazzi della casa accanto, quelli che hanno due cani e un gatto, si accorgessero di me. Hanno cercato di liberarmi, ma il cancello era bloccato e, vedendo che ansimavo, mi hanno dato una ciotola d'acqua.
Volevano telefonarle, ma non avevano il numero, allora hanno chiamato un'altra vicina, quella con i due cani grigi che mi abbaiano sempre, che l'ha avvertita.
Lei ormai era a 50 chilometri di distanza. Angosciata, ha chiamato un'amica che ha le chiavi di casa chiedendole di venire a liberarmi e ha telefonato a lui, che lavora in un posto meno lontano, perché corresse subito a casa. Lui ha preso tanta paura quando dall'ufficio gli hanno detto che c'era lei al telefono, temeva che le fosse successo qualcosa, invece ero io la vittima, che mi pare almeno altrettanto grave, se non di più.
Per fortuna il lavoro di squadra ha funzionato: dopo l'intervento dei vicini sono stato liberato abbastanza in fretta e sono corso a rintanarmi in casa, spaventato e dolorante. È bello avere vicini di casa così gentili e amanti degli animali; nelle ore successive hanno chiesto come stavo e qualcuno addirittura è passato a trovarmi.
Poco dopo è arrivato lui e poi anche lei e mi hanno sommerso di coccole, che ho ricambiato con entusiasmo, rassicurandoli un poco sul mio stato di salute... ma non a sufficienza, visto che mi hanno comunque portato dal veterinario, perché non riuscivo a muovere bene la coda né a sollevarla.
La dottoressa è stata abbastanza brava, mi ha fatto un po' male, ma non troppo, per controllare se c'era sensibilità nella coda e ha prescritto delle pastiglie di antidolorifico che sono buonissime. Mercoledì mi hanno dato la prima, mescolata con l'arrosto di tacchino; quando hanno visto che ho mangiato anche il pezzetto che era scivolato fuori dall'arrosto, giovedì hanno provato a darmene un quarto senza carne: non solo l'ho mangiata, ma ho chiesto se ce n'era ancora!

Adesso sto molto meglio: la coda si alza fino in verticale, anche se la punta si muove ancora poco, mangio con appetito e mi comporto come al solito. Ieri sono riuscito anche a restare chiuso per una decina di minuti nel vano delle scope, in cui mi ero intrufolato clandestinamente quando lei l'aveva aperto per prendere il panno per pulire il parquet. Per segnalare la mia presenza ho rovesciato tutte le bombolette spray che sono riuscito a trovare, così lei mi ha sentito ed è venuta a liberarmi.
Sembra che gli umani siano più tranquilli, però vogliono riportarmi dal veterinario lunedì per un controllo... se riescono a prendermi!

Stamattina ero tutto felice perché nessuno dei due era uscito per andare al lavoro, mi pregustavo già una giornata di felicità domestica, invece in tarda mattinata se ne sono andati tutti e due insieme: lei doveva fare la TAC.
Un sospetto l'avevo avuto stanotte, perché alle tre e mezza era ancora sveglia a graticolarsi sul letto, cosa del tutto insolita per una dormigliona come lei, ma ieri aveva preso un bel po' di cortisone per evitare la reazione allergica al mezzo di contrasto e qualche volta le provoca insonnia. Comunque ha funzionato perché oggi non ha avuto segni di allergia. In compenso, ha tanto sonno.
Per l'esito dovrà aspettare fino al 21.

                           Gandalf

giovedì 31 agosto 2017

Grazie, Facebook

Ho opposto qualche resistenza prima di iscrivermi a Facebook. Per mesi ho ignorato gli inviti che mi arrivavano a profusione dagli amici, ma alla fine ho ceduto alle insistenze e ho creato il mio account.
A distanza di otto anni e mezzo, non me ne sono pentita.
Certo, ho sempre mantenuto una certa prudenza nel pubblicare, ben consapevole che qualsiasi contenuto inserito è di fatto esposto in una pubblica piazza grande come il mondo, e una buona dose di sana diffidenza rispetto a tutte le notizie che circolano. Però Facebook mi piace e devo ringraziarlo.

Grazie per aver dato voce alle persone di buon senso, oltre che agli idioti, facendomi capire, con molto sollievo, che spesso gli idioti sembrano tanti soltanto perché urlano più forte.

Grazie per avermi regalato tante, tantissime ore di divertimento con i suoi giochini, tanto che a un certo punto mi sono auto-limitata, selezionandone soltanto quattro a cui continuo a giocare con regolarità. E perdonatemi se non vi interessano i giochi e vi arriva qualche invito da parte mia: compaiono continuamente schermate per invitare i propri contatti e a volte mi scappa un clic. D'altra parte, però, se siete su Facebook da più di sei mesi e non avete ancora imparato a bloccare le applicazioni che non vi interessano, ve le andate un po' a cercare...

Grazie per avermi fatto riprendere i contatti persone che avevo perso di vista da anni.
Su Facebook ho ritrovato con piacere compagni di scuola, dalle elementari all'Università, clienti e colleghi di lavoro, lontani parenti e parenti lontani, vicini di casa passati e presenti, amici dell'oratorio, compagne di squadra di pallavolo, persone che vivono all'estero... Decine, centinaia di contatti con cui magari ci si scambia solo qualche commento ogni tanto, ma è bello averli ritrovati.

Grazie per avermi fatto conoscere persone nuove e per avermi fatto scoprire lati sconosciuti e insospettabili di quelle che conoscevo già.
  • Volontari che si spendono per gli altri con infinita generosità, mettendo a disposizione tempo, energie e risorse di ogni genere per aiutare i più deboli.
  • Seguaci di pseudomedicine, antivax, sciachimisti, negazionisti e complottisti di ogni genere, diffusori di innocue scemenze e di pericolose falsità.
  • Spregevoli bigotti e sinceri credenti la cui fede potrebbe smuovere le montagne.
  • Sfortunati coraggiosi che affrontano l'inferno ogni giorno, ma hanno sempre un pensiero gentile o una parola buona per gli altri. 
  • Razzisti, xenofobi, omofobi, intolleranti, ultrà ed estremisti vari, sempre pronti a spargere messaggi di odio e a diffondere qualsiasi "notizia" che sembri confermare le loro opinioni, comprese le bufale più assurde.
  • Esperti di varie discipline che con ammirevole costanza e sovrumana pazienza dedicano il loro tempo alla divulgazione scientifica, quella vera, basata sulla ricerca condotta con metodo e rigore. 
  • Venditori di qualcosa, sempre intenti a farsi pubblicità.
  • Alternativi a tutti i costi, per i quali va bene tutto, purché sia "naturale" e "non ufficiale".
  • Splendidi scrittori, grandi musicisti e cantanti, ottimi pittori, straordinari fotografi, eccellenti cuochi, valenti sportivi.
  • Alcolizzati in incognito, con il pensiero sempre al prossimo bicchiere, anche durante gravidanza e allattamento.
  • Tanti, tantissimi gattofili! 😻
  • Ingenui creduloni che abboccano in buona fede a qualsiasi cosa, alimentando l'industria mediatica delle catene di S. Antonio: "scoperta straordinaria" che serve solo ad acchiappare click su pagine commerciali, "nessuno ne parla!" e "i telegiornali non ce lo dicono!" che basta controllare su Google e scopri che ne hanno parlato in milioni e quasi sempre è una bufala, "condividi se hai un cuore" e "copia e incolla sulla tua bacheca" come se un post su Facebook servisse a qualcosa contro il cancro o la fame nel mondo.
  • Grandi viaggiatori, nel mondo o nel pensiero, che visitano luoghi meravigliosi e/o condividono riflessioni profonde (non ve la tirate troppo, però...)
  • Esibizionisti drogati di selfie.
  • E poi i migliori, quelli capaci di battute esilaranti e di tagliente ironia che mi regalano ogni giorno meravigliose, sane, fragorose risate. Amici con il senso dell'umorismo oppure pagine straordinarie come Lercio, Commenti memorabili, Dio, Luca Bottura, Spinoza, Sii come Bill... Facebook meriterebbe di esistere anche solo per loro.

Grazie per avermi dato l'opportunità di frequentare persone così diverse tra loro.
Con tutti i limiti della comunicazione virtuale, Facebook offre una interessante fotografia, sia pure caotica e frammentaria, della nostra società.
A volte devo sforzarmi per non eliminare dai miei contatti qualcuno che esprime con forza opinioni completamente in contrasto con le mie, magari diffondendo anche bufale e fake news per supportarle, ma credo che sia importante cercare di mantenere il confronto, almeno finché rimane civile. Altrimenti rischio di rinchiudermi nella mia cerchia, dove ascolto solo idee in sintonia con le mie, senza rendermi conto di cosa c'è fuori: è un piccolo esercizio di vita e di tolleranza e talvolta un'occasione per mettermi in discussione.

Insomma, grazie Facebook.

PS per i no-global (che però usano Internet), gli anti-multinazionali (che però stanno su Facebook, alimentandone gli introiti pubblicitari) e i complottari vari: no, Facebook non mi ha pagato per pubblicare questo post. 😊

venerdì 11 agosto 2017

Ho bisogno di ferie

Ieri pomeriggio qui si è scatenato un vero e proprio uragano.
Chi c'era l'ha visto, gli altri ne avranno probabilmente sentito parlare nei telegiornali: c'è stato un violento acquazzone con vento fortissimo e una tromba d'aria che ha sradicato alberi, piegato antenne, staccato tegole e grondaie.
Questa è un'immagine della via in cui abito, ma ci sono state scene simili in tutto il paese.

Fortunatamente la nostra casa non ha subito danni, almeno per quanto siamo riusciti a valutare, non avendo la possibilità di salire sul tetto a controllare da vicino. Però io ho preso davvero tanta paura.

Mica per il temporale, no. Sono riuscita a chiudere gli scuri prima che il vento li facesse volare via e sono rimasta rintanata in casa ad attendere che finisse la bufera, al buio perché è mancata l'energia elettrica per circa un'ora e mezza. La cheesecake in frigo non si addenserà come dovrebbe, ma niente di grave.

Ero terrorizzata perché Gandalf era sparito.
L'avevo lasciato un paio d'ore prima pacificamente addormentato in salotto ed ero salita nel mio studio a lavorare. Quando sono scesa per chiudere gli scuri, non c'era. L'ho chiamato e ho guardato ovunque dentro casa: niente.
Appena il vento è calato, sono uscita a cercarlo. Ho attraversato il giardino, chiamandolo a gran voce verso i campi. Ho controllato nei giardini adiacenti, nel cantiere delle nuove case in costruzione dall'altra parte della strada, ho percorso la via su e giù ripetendo il suo nome a intervalli regolari, tanto che alcuni vicini sono usciti a chiedere cosa fosse successo.
Quando il dolore alla gamba è diventato troppo forte, sono rientrata a prendere il bastone, che nell'ansia del momento era rimasto in casa e... Gandalf era lì, appena entrato dalla gattaiola posteriore, un po' arruffato e con qualche rametto impigliato nella pelliccia, ma asciutto, incolume e spaventatissimo. Quasi come me.
L'ho preso in braccio e coccolato, non so se per consolare più lui o me.

La gamba deve ancora perdonarmi per lo sforzo a cui l'ho sottoposta: mi fanno male la cicatrice, i muscoli, l'inguine, il gluteo e il nervo sciatico.

Stamattina arrivo in ufficio, parcheggio, apro il baule per recuperare il PC... e solo in quel momento mi ricordo che l'avevo tolto dall'auto e lasciato sulla sedia in salotto.
Chiudo il baule, risalgo zoppicando in macchina, torno a casa a prenderlo e riparto verso l'ufficio. Appena prima di arrivare, realizzo che oggi è l'undici agosto: alle 9:45 ho la visita dall'oculista, in una struttura poco distante dalla mia sede di lavoro. Peccato che l'impegnativa sia rimasta a casa, nel mio studio.
Arrivo in ufficio, timbro il cartellino, lascio sul tavolo una torta che ho preparato per i colleghi (non la cheesecake troppo morbida, ma una più adatta al consumo in ufficio).

Collego il PC, prendo dal cassetto della scrivania il panno per pulire gli occhiali... e mi resta in mano un pezzo di montatura. Ok, avevo in programma di cambiarli, però... Respiro profondo e conto fino a dieci per evitare di esplodere, che tanto me la posso prendere solo con me stessa.
Meno di mezz'ora dopo essere arrivata, esco di nuovo dall'ufficio, torno a casa, recupero un paio di occhiali di riserva, prendo l'impegnativa e vado a fare la visita.
L'oculista ha rilevato un miglioramento della vista da lontano e un peggioramento da vicino: è ora di passare alle lenti progressive.
Ma soprattutto, è ora di prendermi qualche giorno di riposo, prima di combinare danni peggiori.
Dalle 12:30 di oggi sono ufficialmente in ferie!