giovedì 20 gennaio 2022

Tempus fugit

Nelle ultime settimane il tempo è scivolato via veloce, ho avuto l'impressione che i fogli del calendario mi volassero via dalle mani.


Renato si è negativizzato nel giro di dieci giorni, senza mai manifestare sintomi più severi di quelli di un banale raffreddore. Io sono rimasta sempre negativa.
Abbiamo mantenuto l'isolamento fino alla conferma del tampone negativo e per tutto il periodo di segregazione sono riuscita, con un certo orgoglio, a mantenere la casa ragionevolmente pulita e molto ordinata. Ho avuto bisogno di aiuto solo per la spesa e ho trovato ancora una volta persone gentili e disponibili: grazie Carla e Serena!

Sono arrivata al 18 gennaio quasi senza accorgermene, un compleanno da festeggiare un po' in sordina, solo con Renato e con i compagni di squadra di sitting volley, dato che coincideva con il primo giorno di allenamento dopo lo stop per la quarantena Covid. Ma non per questo meno condiviso: tantissime persone mi hanno fatto gli auguri e manifestato il loro affetto.


I giorni e le settimane sono volati ed è già ora di ricominciare con i controlli: ieri le analisi, la prossima settimana la TAC, un altro giro da riempire con la speranza di avere ancora tanta sabbia nella mia clessidra, per costruire nuovi sogni



sabato 8 gennaio 2022

Il carbone della Befana

L'Epifania è passata, ma c'è ancora l'albero di Natale addobbato nel nostro salotto. Non per nostalgia delle festività, ma semplicemente perché recuperare dagli scaffali del garage le scatole per riporre albero e decorazioni è un'impresa forse teoricamente possibile per me, ma di certo inutilmente pericolosa e Renato non mi può aiutare, perché la Befana gli ha portato proprio un bel regalino...


Nonostante tutte le sue precauzioni, il 5 gennaio è risultato positivo al Covid. 
Senza scomodare la cara vecchietta, è più probabile che debba ringraziare chi se ne va allegramente in giro - e al lavoro - anche con sintomi evidenti di malattia, ma fa poca differenza ormai, è successo.
Fortunatamente Grazie al vaccino, ha avuto solo sintomi lievissimi: due linee di febbre, un po' di tosse e mal di gola, il naso che cola; meno di un'influenza e oggi sta già meglio. Ma deve rimanere isolato, per evitare di contagiare anche me.

Il poveretto è recluso in una suite composta da camera con terrazzino, bagno con idromassaggio e studio, ha a disposizione connessione WiFi, Netflix, PrimeVideo e centinaia di e-book, riceve regolarmente tristi pasti ospedalieri ed è temporaneamente esentato da tutte le incombenze domestiche.


Incombenze domestiche che, per contro, ricadono interamente su di me. Alcune sono ordinariamente di mia competenza (cucinare, caricare lavatrice e lavastoviglie, stirare), alcune meno consuete ma facilmente gestibili (lavare ciò che non va in lavastoviglie, rifornire le ciotole dei gatti), altre davvero impegnative (stendere i panni, pulire la lettiera dei gatti), qualcuna al limite dell'impossibile (fare le pulizie, cambiare le lenzuola). Pian piano, una cosa per volta, cerco di fare almeno l'indispensabile.
Per fortuna Prudentemente, qualche mese fa ho fatto installare il montascale a poltroncina, che mi permette di salire le scale senza fatica e di trasportare oggetti da un piano all'altro della casa,  altrimenti la situazione sarebbe stata davvero ingestibile per me.


Rimane comunque tutto molto faticoso e triste: viviamo nella stessa casa ma non possiamo vederci né scambiarci un abbraccio. Se non altro io ho la compagnia dei gatti, lui invece è completamente isolato.
Matilde passa ore davanti alla sua porta, piange e bussa con la zampetta. Anche Ettore oggi ha miagolato disperatamente fuori dalla camera e tutti, almeno ogni tanto, vanno a raspare con le unghie.
E naturalmente abbiamo dovuto rinunciare al torneo di sitting volley nelle Marche, con grandissimo dispiacere. In questo momento sarei dovuta essere in campo con la divisa da gara, non sul divano con il pigiamorso.


Ma nessuno di noi sta male e questa è l'unica cosa che conta davvero.

lunedì 20 dicembre 2021

Leggeri

La visita con il Dott. Prof. Prim. Ort. Chir. Onc. ha aperto spiragli di luce oltre le aspettative.
L'oggetto misterioso più grande è stato liquidato - letteralmente - come versamento, una raccolta liquida, l'ennesima "palla" nella mia pluriennale carriera di paziente chirurgica.
Al nuovo nodulo invece è stata dedicata maggiore attenzione, ma dopo aver esaminato le immagini e ispezionato direttamente il moncone, il professore ritiene che possa corrispondere a una protuberanza sulla cicatrice, un "bottoncino" che ho fin da quando mi sono stati tolti i punti dopo l'intervento e che non si è mai modificato da allora. Potrebbe dunque trattarsi di una formazione completamente innocua.
Per sicurezza, il professore ha richiesto una nuova TAC da fare tra circa un mese, ma mi ha detto di stare tranquilla. Obbedisco!
E qui ci sentiamo tutti molto, molto più leggeri.





P.S. ancora una volta grazie Betta e tu sai perché!

domenica 19 dicembre 2021

Sogni rivelatori

Conversazione immaginaria con X.
(costruita mettendo insieme frammenti di diverse conversazioni reali)


X: "Come stai?"
Io: "Piuttosto bene, grazie."
X: "Davvero?"
Io: "Sì, davvero."
X: "Adesso cosa si fa?"
Io: "Domani sera ho appuntamento con il professore che mi ha operato, vediamo se riesce a venire a capo di questi esiti confusi: TAC che evidenziano cose che non si vedono nella PET, PET che evidenzia cose che non si vedono nella TAC e nella RM, RM che evidenzia cose che non si vedono nella TAC e nella PET..."
X: "Già domani? Appuntamento velocissimo!"
Io: "Eh, a XXX euro a visita, la lista di attesa non è lunghissima..."
X: "Ecco, la solita sanità italiana! Se vai tramite SSN aspetti mesi, a pagamento invece, subito!"
Io: "In questo caso no. Tramite SSN avrei comunque avuto la visita in tempi brevi, ma non con lui, semplicemente perché il professore non fa ambulatorio: di giorno è in sala operatoria oppure in Università, fa solo qualche visita privata verso sera. E non è nemmeno sbagliato: sarebbe uno spreco se si dedicasse ad attività che possono essere svolte da qualsiasi collaboratore, è ragionevole che riservi la sua competenza solo ai casi particolarmente complessi. Certo se costasse un po' meno, sarebbe meglio."
X: "E nel frattempo come vivi queste giornate?"
Io: "Lavoro, mi alleno, compro gli ultimi regali di Natale, coccolo i gatti, gioco, leggo, cucino, guardo la TV... Il solito."
X: "Ma intanto sotto sotto la mente lavora..."
Io: "Boh, può darsi, ma mi pare di no."
X: "Eh, ti pare! Chissà quali pensieri stai covando..."
Io: "Si dice che i sogni rivelino i nostri pensieri profondi, no?"
X: "Esatto! Nei sogni emergono le emozioni nascoste, le paure, i desideri... I sogni non mentono! Dimmi: cos'hai sognato?
Io: "Ho sognato di andare a mangiare sushi con Cri e Stefano, di giocare una partita di sitting volley e di fare un viaggio a Londra. Hai ragione: i sogni rivelano la verità. E la verità è che ho tanta voglia di vivere."



giovedì 16 dicembre 2021

Peggio del previsto

Dopo due ulteriori solleciti, finalmente nel tardo pomeriggio è arrivato il referto della risonanza. Non è buono, per niente.
Oltre alla formazione già rilevata dalla TAC, per la quale il mezzo di contrasto è stato captato soprattutto sui bordi, coerentemente con l'ipotesi che possa trattarsi di una capsula di liquido, ce n'è un'altra, un nodulo di due centimetri che sembra proprio una recidiva. Niente di buono.
La situazione è complicata, oncologa e ortopedica suggeriscono una visita con il professore che mi ha operata l'ultima volta, domani chiamo per prendere appuntamento.

E si riparte, di nuovo in giostra, che sarebbe anche gradevole se fosse un tranquillo giro sui cavalli colorati, ma temo che sarà invece uno di quei roller coaster che tolgono il respiro. E ne farei volentieri a meno.


Spero almeno di riuscire a partecipare al prossimo torneo di sitting volley, a inizio gennaio: rinunciare sarebbe davvero un brutto colpo.

mercoledì 15 dicembre 2021

Dolori nascosti, lunghe attese e assurde felicità

C'è un dolore di cui non ho scritto sul blog perché fa troppo male anche solo pensarci, e allora cerco di non parlarne, di tenerlo lontano.
Aki è sparito. Tre mesi fa.
Una domenica sera di metà settembre è venuto a chiedere il solito spuntino, poi non l'abbiamo più visto. Ci siamo preoccupati subito, non era mai successo che non si facesse vedere per un giorno intero. L'abbiamo chiamato mille volte, Renato l'ha cercato nei dintorni, battendo strade e campi, abbiamo sparso la voce nel quartiere. Niente. 

Ho provato ad aggrapparmi ai "vedrai che torna" per un po', ma senza crederci davvero perché sapevo che non si sarebbe mai allontanato volontariamente. E ormai è passato troppo tempo per sperare. 
Il mio Akibellissimo, il grande cacciatore, il gatto più gentile, dolce e paziente del mondo, il mio più grande pensiero felice non tornerà e io mi sento come se mi fosse stato strappato un pezzo di cuore.



Venerdì 4 mi avevano chiamato da Padova per la risonanza: appuntamento lunedì 6. Poco preavviso, non importa, bene che siano riusciti a trovarmi un posto in tempi abbastanza brevi, avevo già detto che ero disponibile in qualsiasi giorno e orario. Ancora una volta ho apprezzato la straordinaria efficienza e gentilezza di Marina, l'infermiera dell'Ortopedia di Padova che si occupa dei contatti con i pazienti, un servizio utilissimo sia per i pazienti, che hanno un interlocutore unico e affidabile a cui rivolgersi, sia per i medici, che evitano di essere continuamente interrotti durante il lavoro e possono concentrare la gestione di tutte le richieste in momenti concordati.
Anche la mia gestione organizzativa è stata piuttosto efficiente: nel giro di un paio d'ore avevo già trovato l'autista, lo zio Giorgio, e procurato il cortisone per la preparazione al mezzo di contrasto, che in realtà non serve - non sono allergica al gadolinio - ma era comunque richiesta, per sicurezza, per chi avesse manifestato reazioni allergiche ad altre sostanze.

Lunedì siamo partiti con largo anticipo: tra cantieri e incidenti, il primo tratto di autostrada verso Padova è un campo di battaglia, le code più che una probabilità sono quasi una certezza, e bisogna anche mettere in conto la difficoltà di trovare parcheggio in ospedale, meglio tenersi un buon margine. In realtà è filato tutto più che liscio: viaggio tranquillissimo, lo zio ha uno stile di guida morbido che mi piace molto, e un inatteso e gradito colpo di fortuna all'arrivo, con un parcheggio per disabili di fronte all'ingresso che si è liberato proprio mentre stavamo arrivando.
Una bella sorpresa anche al controllo per entrare in ospedale: il giovanissimo addetto che mi ha misurato la temperatura ha chiesto "Paziente o accompagnatore?", senza dare per scontato che la persona in sedia a rotelle sia necessariamente un paziente.


Ero curiosa di vedere come avrebbero gestito il trasferimento sul lettino della risonanza: non si può avvicinare troppo la sedia a rotelle alla macchina, perché il campo magnetico generato dall'apparecchiatura è potentissimo e la strapperebbe via. L'ultima volta, a Portogruaro, avevo dovuto appoggiarmi ai tecnici di radiologia e zompettare nella zona di sicurezza saltellando sul mio unico piede. A Padova invece erano attrezzati con una carrozzina radiologica, realizzata esclusivamente con materiali non magnetici: i reparti di radiologia che ne sono sprovvisti prendano nota.
L'esame è stato lungo ma è filato liscio, questa volta nessun problema con l'infusione del mezzo di contrasto, mi è rimasta addosso solo la consueta sonnolenza da antistaminico, più del solito per la verità, dato che il protocollo di premedicazione di Padova prevede una dose doppia di questo farmaco rispetto a quelli di altre radiologie (definire uno standard pare brutto?).

Il foglio per il ritiro indicava che il referto sarebbe stato disponibile dal 15 dicembre, ma nei giorni scorsi ho dato comunque un'occhiata, caso mai fosse stato pronto prima. Niente. Non c'era nemmeno oggi, che è appunto il 15 dicembre. Ho chiamato l'ufficio referti, hanno verificato, effettivamente non c'è, hanno sollecitato il medico e mi hanno detto che sarà pronto domani. Se non ci fosse il referto online e fossi andata di persona a ritirarlo a Padova, senza trovarlo, avrei potuto uccidere qualcuno.
Invece mi armo di pazienza e aspetto ancora.


Sono allenata alle attese, che non significa solo che ci sono abituata, ma che ho lavorato per imparare a gestirle. Ci sono voluti anni di esercizio mentale per imparare a distogliere la mente dai pensieri stressanti, almeno per una parte del tempo, in modo da evitare che la preoccupazione invada tutta la mia vita. 
Funziona abbastanza bene, al punto che nei giorni scorsi qualche volta ho avuto momenti di assoluta felicità che potrebbero sembrare assurdi con una minaccia di recidiva che mi pende addosso come una spada di Damocle.


Infilarmi sotto al piumone dopo la doccia, con un paio di gatti e un buon libro, trovare una soluzione brillante a un problema di lavoro, fare un buon allenamento di sitting volley, ricoprire di regali la base dell'albero di Natale, gioire immensamente per l'amico che finalmente ha ricevuto il trapianto che attendeva da anni, preparare qualcosa di buono da mangiare... Piccoli e grandi frammenti di felicità che ho imparato a non lasciarmi sfuggire per mantenere la mia qualità di vita al livello più alto possibile.

mercoledì 1 dicembre 2021

Tanto di tutto

Il torneo di sitting volley dello scorso fine settimana è stato tanto di tutto.



Tanta emozione prima e durante, ma quella buona: niente ansia, solo voglia di fare bene una cosa che mi piace.



Tanta, tantissima fatica, uno sforzo fisico immane per affrontare cinque partite in meno di 24 ore, tanto che in alcuni momenti ho tenuto duro per pura forza di volontà, perché le energie erano completamente esaurite.



Tanta gratitudine verso i miei compagni di squadra che mi hanno incoraggiata e sostenuta in ogni momento, soprattutto per Andrea e Luca, i miei angeli custodi che si sono spesi senza riserve per arrivare dove io non riuscivo.



Tanta soddisfazione per il terzo posto, conquistato punto su punto e un pizzico di rimpianto per la finale mancata per un soffio.



Tanta ammirazione per i grandi atleti che ho visto in campo, con e senza disabilità. E chapeau per il Volley Club Cesena che ha conquistato una vittoria meritatissima, ma soprattutto ha mostrato una qualità di gioco davvero straordinaria.



Tanta allegria fuori e dentro il campo, perché lo sport vero è agonismo, ma anche rispetto per l'avversario e ne è uscita qualche risata anche sotto rete.



Tante belle persone che spero di incontrare di nuovo al più presto.



Tanta sorpresa per aver ricevuto una nomination come miglior giocatrice (disabile) del torneo, titolo che per fortuna è andato a un ragazzo che lo merita infinitamente più di me.



Tanto orgoglio per quello che ho costruito e tanta speranza di poter costruire ancora.