venerdì 15 ottobre 2021

Serata solitaria

La giornata di oggi è stata intensa e ricca di soddisfazioni: un paio di problemi risolti brillantemente in ufficio, il tentativo - riuscito - di gonfiare da sola le ruote dell'auto, una buona notizia dall'INPS - la conferma definitiva dell'assegno di invalidità - insieme a una meno buona, ma attesa: devo restituire alcune mensilità percepite durante i ricoveri ospedalieri 2019, niente di cui scandalizzarsi, già nel momento in cui avevo presentato la domanda sapevo che i periodi di degenza vanno restituiti, .
Oggi mi attendeva una serata solitaria: Renato è fuori a cena, una rimpatriata con i vecchi amici, e l'allenamento di sitting è saltato per eccesso di defezioni.
A proposito: se abitate nei dintorni di Pordenone, venite a provare il sitting: è bellissimo!


 
Addormentarmi davanti alla TV? Ma anche no.


Lavorare ancora? Non se ne parla proprio!


Fare un bagno di autocompatimento? Ma quando mai! 


Rintanarmi tristemente a letto? Ma vi pare?


Ho messo al lavoro la planetaria, mentre mi godevo una doppia dose di coccole con Fergus, acceso il forno et voilà: torta al tè matcha!



Buona serata a me e a tutti voi!


venerdì 1 ottobre 2021

Monozampa in cucina - La torta veloce

Questa settimana ho cucinato pochissimo. Nei giorni lavorativi Renato mangia nella mensa aziendale e anch'io, quando vado in ufficio; se invece pranzo a casa, mi preparo qualcosa di veloce: un uovo al tegamino, un'insalatona. 
Alla sera abbiamo finito qualche avanzo e una volta cenato fuori.


Ieri sera avevo allenamento: non mangio mai niente prima, se non sono troppo stanca pilucco qualcosa al ritorno, ma di solito riesco appena a fare la doccia e poi crollare a letto e ieri ero davvero distrutta (ma sempre molto, molto felice!).


Oggi dovevo recuperare.
Il menu della serata prevedeva tortillas con chili in stile messicano, insalata mista e una torta che, secondo la ricetta, si prepara in quindici minuti.
Non sono così ingenua da credere che una ricetta da 5/10/15 minuti si prepari effettivamente in 5/10/15 minuti: a parte i rallentamenti dovuti al monozampa, di solito c'è il trucco. 
Una quindicina di anni fa c'era un programma televisivo di ricette veloci che erano quasi sempre una fregatura. Tra gli ingredienti delle ricette da preparare in cinque minuti si trovavano cose come "due carote tagliate a julienne", che ci vogliono più di cinque minuti solo per pelare le carote e tagliarle a julienne, oppure "una patata già lessata": ovviamente ognuno di noi tiene sempre pronta in frigorifero una patata già lessata, no?
Anche nelle ricette veloci che si trovano nei libri di cucina o sui siti web c'è quasi sempre il trucco: ti scrivono dieci minuti, ma devi aggiungere magari tre ore di lievitazione e quaranta minuti di cottura.
Insomma, sapevo già quanto tempo mi sarebbe servito per le tortillas messicane, perché le avevo già fatte altre volte ed ero preparata a impiegare ben più di quindici minuti per la torta, quindi ho iniziato per tempo.

Prima di iniziare a cucinare cerco sempre di preparare a portata di mano tutto quello che mi serve, per evitare di dovermi poi spostare tante volte con la sedia a rotelle (vi ricordo l'iter: sedersi, togliere i freni - cosa non sempre agevole se le mani sono unte, infarinate o con residui di qualsiasi genere - spostarsi, mettere i freni, alzarsi per recuperare quello che serve, se è posizionato in alto, sedersi di nuovo, togliere i freni, tornare davanti al piano di lavoro, mettere i freni, alzarsi).
Ho iniziato quindi con gli ingredienti per il chili. Quando ho preso la carne dal frigorifero, è arrivato il primo imprevisto: mi è caduto l'occhio su due melanzane che avrei dovuto cuocere martedì e non potevano attendere ancora. Ok, aggiungiamo le melanzane al menu.
Ho preso la pentola per il chili e quella per le melanzane, un cucchiaio di legno, tagliere, coltello, i fagioli rossi in barattolo e un vasetto di passata di pomodoro dello zio Giorgio. Spezie e condimenti sono vicino al fornello, sempre raggiungibili: ci siamo. Anzi no, ho dimenticato la cipolla per il chili: uffa! Recuperata la cipolla, l'ho tritata e messa a rosolare nell'olio, poi ho aggiunto la carne. Accidenti, i peperoncini! I peperoncini sono in un barattolo grande, che non ci sta nel portaspezie vicino al fornello, ma non è lontanissimo: tenendomi con attenzione al piano di lavoro, mi sono allungata per prenderlo e ho recuperato i due peperoncini da mettere nel chili. Ho aggiunto il pomodoro, sale, paprika, cumino, spostato la pentola sul fornello più piccolo con la fiamma al minimo e... Mannaggia, il coperchio! Ovviamente entrambi i coperchi da 20cm non erano nel cassetto basso, ma in alto sullo scolapiatti. E avanti con la ginnastica... Ho coperto il chili e l'ho lasciato al suo destino, mentre mi occupavo delle melanzane: lavate, tagliate a cubetti e messe a cuocere con olio e uno spicchio di aglio. Naturalmente avevano bisogno di essere mescolate, ma non volevo farlo con il cucchiaio del chili, su cui c'erano residui di salsa piccante. E allora via a spostare di nuovo la carrozzina, perché le posate sono nel cassetto sotto alla zona di lavoro e per aprirlo devo spostarmi indietro. Vabbè, tanto mi dovevo muovere comunque per mettere il sale sulle melanzane e mescolarle. Lasciate anche le melanzane a completare la cottura, mi sono dedicata alla torta da 15 minuti... che ne prevede 40 di cottura. 

Si comincia bene già dagli ingredienti: 
  • Tre uova a temperatura ambiente. Non so voi, ma io le uova le tengo in frigo e solo per portarle a temperatura ambiente, ci vogliono tutti i quindici minuti. Prima fregatura.
  • La buccia grattugiata di un limone. Naturalmente tutti hanno la buccia di limone già grattugiata sempre pronta, no? Seconda fregatura.
Il resto (farina, lievito, latte, olio, sale, cioccolato) non presentava particolari criticità.
Ho lasciato che le uova si portassero a temperatura ambiente mentre preparavo la buccia di limone. Anzi, le bucce di due limoni, perché pare brutto comprare un limone solo, quindi Renato ne prende sempre due e di solito uno finisce in pattumiera quando inizia a coprirsi di muffa. Questa volta ho deciso di giocare d'anticipo e togliere la buccia a entrambi i limoni, per poi mettere in freezer quella che non mi serviva subito. Domenica ho in programma un piatto che richiede succo di limone, quindi i due frutti non resteranno nudi a lungo, questa volta forse riesco a non buttare nulla. 

Ci sono diverse cose indispensabili per la mia sopravvivenza: l'ossigeno, l'acqua, i gatti, la pizza, l'aspirapolvere... e naturalmente lui, il mio Ken.


L'ho messo al lavoro con uova, zucchero e buccia di limone mentre setacciavo farina e lievito e gestivo la terza fregatura: stampo da chiffon cake imburrato e infarinato. Scommetto che ognuno di voi tiene sempre pronto uno stampo da chiffon cake imburrato e infarinato, vero? Soprattutto considerando che per la chiffon cake, lo stampo non va né imburrato, né infarinato! 


Tralasciamo il fatto che, essendo un attrezzo che utilizzo raramente, ci ho messo almeno cinque minuti solo per tirarlo fuori dal fondo dell'armadio, dopo aver spostato numerosi altri barattoli di pomodoro dello zio che erano davanti: ovviamente questo tempo non è imputabile a chi a scritto la ricetta. Ma vogliamo parlare di quanto sia complicato infarinare uno stampo con il fondo mobile, non incernierato, che si sposta a ogni movimento?
Preparato finalmente lo stampo, ho acceso il forno. Già: le torte vanno messe nel forno già caldo e - sorpresa? - il forno ci mette diversi minuti a raggiungere i 180° richiesti per la cottura.
Mentre il forno si scaldava ho completato l'impasto aggiungendo latte, olio, sale e la farina setacciata con il lievito, mentre il fido Ken continuava a impastare, poi ho spezzettato la tavoletta di cioccolato e ho riempito lo stampo, alternando strati di impasto e quadratini di cioccolato, e finalmente ho infornato. Per una volta, mi sono anche ricordata di impostare il timer, così ho potuto lasciare anche la torta al suo destino per i successivi 35 minuti.


Nel frattempo le melanzane erano pronte e il chili continuava a sobbollire borbottando: era il momento di pensare alle tortillas.
Questa volta non ho dimenticato nessun ingrediente (e capirai: sono solo quattro!) né attrezzatura (anche qui poca roba: ciotola, mattarello e padella), ma mi sono trovata di fronte un altro imprevisto: avevo usato un bel po' di farina 00 per la torta e non ero sicura di averne abbastanza. Ma la settimana scorsa mi era arrivato un bel regalo, un pacco di farina integrale macinata a pietra: una buona soluzione, da applicare con un po' di attenzione, perché la farina integrale ha un comportamento diverso dalla 00, forma impasti più difficili da lavorare e lievita meno, ma ho pensato che usando un 40% di integrale e aggiungendo un pizzico di bicarbonato, potevo sperare in un buon risultato.
Ho preparato l'impasto e l'ho lasciato riposare, mentre completavo il chili aggiungendo i fagioli rossi, poi l'ho diviso in quattro parti e le ho stese con il mattarello. Sorpresa! La farina integrale non lo aveva reso più difficile da stendere, anzi è stata un'operazione più veloce del solito e in breve tempo le tortillas sono arrivate a tavola, morbide e gustose, pronte da farcire con chili e insalata.


Nel frattempo anche la torta ha completato la cottura. L'ho lasciata raffreddare un po' nel forno spento e poi l'ho tolta dallo stampo, pronta da assaggiare tiepida, con il cioccolato ancora morbido. E con tanti cari saluti ai quindici minuti.


domenica 26 settembre 2021

Vi vedo...

Vi vedo, eh!
State lì a sbirciare di nascosto, buttate l'occhio senza farvi notare, passate con aria indifferente...
Siete curiosi, lo so. Volete sapere com'è andata.


Il primo allenamento di sitting volley è stato faticosissimo, alla fine ero stremata e ne ho sentito l'effetto anche per tutto il giorno seguente. 


Ma è stato anche molto divertente e istruttivo.
Ho trovato un gruppo di persone simpatiche, appassionate e accoglienti.
Mi sono quasi commossa nel sentire l'odore della palestra e nel riprendere in mano il pallone dopo più di vent'anni, un pallone molto diverso da quello con cui giocavo da ragazza, non solo perché ora è colorato, ma il rivestimento in materiale sintetico e la forma diversa delle cuciture mi hanno dato una sensazione insolita.


Ho scoperto che con un supporto in gel sul lato destro riesco a stare seduta sul pavimento, che mi ricordo ancora come si palleggia, ma il bagher da seduta è molto più difficile e per la battuta devo esercitarmi ancora. Mi sono resa conto di quanto siano faticosi i piccoli spostamenti necessari per raggiungere la palla. Ho capito che ci sarà tanto da lavorare per riuscire ad affrontare una partita.
E ho deciso di andare avanti, perché è bellissimo.


martedì 21 settembre 2021

Come una scolaretta

Un grande amore non finisce mai. 
Può andare in crisi, affievolirsi fino quasi a spegnersi, ma non muore. Rimane lì, brace sotto la cenere, pronto a riaccendersi al primo soffio di vento. 
Ci siamo lasciati tanti anni fa, senza rancore, ma con grande sofferenza. È stato difficile guardarti da lontano, tante volte ho distolto lo sguardo, per non sentire la nostalgia, in qualche occasione ho provato a lasciarmi toccare ancora da quella emozione, ma non era più la stessa cosa. Ognuno ha preso la propria strada, siamo cresciuti, siamo cambiati: più maturi e forse - chissà - più saggi.
Adesso che la mia vita arranca faticosamente sull'orlo del precipizio, sempre sul filo del rasoio, il desiderio di riempire il mio tempo di cose belle si fa sempre più forte. 
Mi sono arresa al canto del mio cuore. Sono tornata a cercarti perché ho ancora bisogno di te.

Ora mi sento come una scolaretta alla vigilia del primo giorno di scuola, come un'adolescente al primo appuntamento. 


O forse come quello che sono: una signora disabile di mezza età, grassa e fuori forma, emozionata e piena di aspettative, di dubbi e di paure. 
Come mi devo vestire? Meglio questa scarpa o l'altra? E con la mascherina come si fa? A che ora partire per arrivare in orario? Ritroveremo l'antico feeling? Sarò all'altezza?
È passato tanto tempo, non siamo più gli stessi, niente è rimasto uguale, intorno e dentro di noi. Non è detto che funzioni, non mi ricordo nemmeno più come dovrebbe funzionare, potrei non farcela. Dobbiamo inventare un modo completamente nuovo per stare insieme, se si può, o forse accettare che non sia possibile. So che non potrà mai essere come prima, ma forse - forse - potrà ancora essere. Non possiamo saperlo finché non proviamo.

E allora proviamoci, stasera. 
Proviamoci con tutta la passione e la speranza possibili. Proviamoci, forse per una volta sola, ma almeno non ci sarà il rimpianto di non aver tentato. 
Proviamo a costruire di nuovo quell'amore mai dimenticato

Stasera ho il primo allenamento di sitting-volley.


Anzi abbiamo, perché viene anche Renato, che vi credevate?



P.S. Oncoaggiornamento
L'oncologa si è consultata con la sua ortopedica di fiducia, che ha riesaminato nella TAC le zone identificate come sospette dalla PET, ma non ha trovato assolutamente nulla.
Per prudenza ha comunque suggerito di anticipare a inizio novembre il prossimo controllo, che era previsto a metà/fine dicembre. 

lunedì 13 settembre 2021

Discriminazione patentata

Oggi sono tornata a Mestre, in Commissione Medica Patenti, per il rinnovo della mia nuova patente BS, rilasciata il 29/03/2021 con scadenza il 25/05/2021. Sì, avete letto bene: meno di due mesi, perché quando l'anno scorso avevo fatto la prima visita per determinare gli adattamenti necessari per l'auto, la Commissione aveva fissato la revisione a 12 mesi e non importa se la patente è stata effettivamente rilasciata solo a fine marzo perché gli esami erano stati sospesi a causa della pandemia.  
In realtà non ho guidato con patente scaduta da maggio a oggi, ci mancherebbe! Sempre per il Covid, la validità di tutte le patenti in scadenza nei primi mesi del 2021 è stata prorogata d'ufficio di alcuni mesi, quindi mi avevano dato appuntamento per settembre.
Sono contenta perché ho fatto tutto da sola: ho preso la mia auto, sono andata a Mestre, ho fatto la visita e sono tornata a casa.
Ma sono tornata arrabbiata.


Il passaggio in Commissione Patenti richiede un consistente investimento di tempo e denaro.
Circa ottanta euro tra versamenti, commissioni e marche da bollo. E non mi va proprio giù che la tariffa per le persone con disabilità sia più alta di quella richiesta a chi deve riottenere la patente dopo un ritiro per guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti. Comprendo il motivo tecnico, per la valutazione della disabilità serve una commissione allargata che comprende anche un ingegnere della Motorizzazione, quindi costa di più, ma dal punto di vista etico, è inaccettabile che chi è stato semplicemente sfortunato debba pagare più di chi ha consapevolmente messo a rischio la sicurezza e la vita degli altri.
Il costo del viaggio fino a Mestre, autostrada e carburante. 
Un giorno di ferie o permesso.
Un sacco di tempo per prendere appuntamento, perché non sempre rispondono alle mail e negli orari di contatto telefonico, molto limitati, si fa molta fatica a prendere la linea. 
Tempo per andare a pagare i bollettini postali e/o per capire come pagarli online, perché non è così intuitivo che un rinnovo di patente sia definito "Conferma di validità con duplicato (applicabile con il nuovo processo di conferma di validità della patente)". Che c'entra il duplicato? E che ne so io - utente - di quale sia il nuovo processo di conferma di validità?
Tempo per compilare tutta la modulistica e preparare le copie di documenti, referti e certificati. E meno male che facendo i controlli ogni pochi mesi, ho sempre documentazione medica recente, altrimenti dovrei fare visite aggiuntive. 
Tempo per andare fino a Mestre.


Speravo che mi avrebbero dato la nuova scadenza almeno a due anni, invece ho ottenuto solo un anno e mezzo, a fatica, insistendo. Motivazione: il rischio di recidiva.
Ho fatto notare che sono arrivata in commissione patenti per l'amputazione, non per il cancro, e sul versante ortopedico la situazione è stabile. Che sono una paziente oncologica a rischio di recidiva da quindici anni, ma in passato questo non comportava alcuna riduzione di validità della patente. Che ci sono centinaia di migliaia di pazienti oncologici che rinnovano la patente ogni cinque o dieci anni senza passare dalla Commissione Medica.
Inutile.
Capisco che una recidiva potrebbe compromettere la mia idoneità alla guida, ma questo vale per tutti i pazienti oncologici, che però, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono sottoposti a questi controlli. 
Non è già abbastanza difficile avere una disabilità grave? Bisogna proprio aggiungerci anche una burocrazia ottusa?
È raro che io mi senta discriminata per la mia condizione, ma è particolarmente grave quando la discriminazione arriva dalle istituzioni.


venerdì 10 settembre 2021

Io boh...

È arrivata la risposta della PET, referto e immagini comodamente scaricabili online, sia benedetta la tecnologia!


L'addensamento polmonare, anzi gli addensamenti, perché ce ne sono di più piccoli anche nell'altro polmone, si confermano innocui dal punto di vista oncologico e me l'aspettavo, perché c'erano già nella PET di due anni fa e anche allora non si erano mostrati minacciosi. In ogni caso ho già preso appuntamento per una visita di chirurgia toracica, perché gradirei comunque sapere cosa sono, cosa ci fanno nei miei polmoni e perché quello di destra è aumentato di volume.

E poi la sorpresa: tre piccole zone sospette nella zona del quadrato dei lombi destro.
Cosa sono? Boh, la PET non dà questo tipo di informazioni.
Sono pericolose? Boh, potrebbero essere banali contratture o letali focolai neoplastici, al momento non è possibile stabilirlo.
E adesso che si fa? Boh, aspetto indicazioni dall'oncologa, che non sembra preoccupata, ma vuole consultarsi con gli ortopedici.


venerdì 3 settembre 2021

Ne vale la pena

Da non credere: me ne sono ricordata!
Oggi è il mio secondo zampiversario.


Due anni senza la gamba destra, due anni aggrappata alla vita con tutto quello che è rimasto.
Ricordo bene quando il prof. Ruggieri mi disse che mi avrebbe operato solo se ci fosse stata la concreta speranza di darmi qualche altro anno di vita, altrimenti non valeva la pena affrontare quel calvario e tutti i rischi associati.
Intanto due anni li ho avuti. Impegnativi e faticosi, certo, ma con una qualità di vita assolutamente accettabile per me. Due anni con diversi momenti difficili, ma anche tantissime cose belle.


Non so quanti anni potrò avere ancora, ma comunque vada, ne è valsa la pena, ne vale ancora la pena, ogni giorno.