lunedì 7 settembre 2026

La gioia fa novanta!

Ce l'abbiamo fatta: ci sono voluti tre anni, ma alla fine siamo riusciti a organizzare la nostra festa di matrimonio ed è stata bellissima!


Tra aprile e maggio abbiamo provato alcuni ristoranti della zona per valutare innanzitutto la qualità del cibo e poi l'ambiente e la disponibilità e abbiamo selezionato Villa Curtis Vadi, dove si mangia molto bene, c'è una bellissima sala per il banchetto, un delizioso parco e il maître Rudi si è messo a nostra disposizione per soddisfare ogni richiesta. 
La dimensione della sala ci ha permesso di invitare tutte le persone che desideravamo avere vicine per condividere la nostra gioia; non tutti hanno potuto partecipare, ma sono venuti in tanti, anche da lontano (Roma, Novara, Monza e Modena) e alla fine eravamo novanta!


Una volta scelta la location e fissata la data, sono entrata in modalità "macchina da guerra" per preparare e organizzare tutto in poco meno di tre mesi: inviti, menu, segnaposto, tableau de mariage, confetti, bomboniere, piccoli doni per bambini e ragazzi, intrattenimento musicale e addobbi floreali. 
Gli andirivieni ospedalieri del mese di luglio mi avevano costretta a sospendere i preparativi, ma ho recuperato in agosto e per il giorno della festa tutto era pronto.


piccole saponette profumate come bomboniere

ogni tavolo aveva il nome di un corpo celeste

menu e segnaposto

una golosissima confettata!

peluches per i più piccini, libri da colorare e pastelli per i bambini, giochi tascabili e piccoli gadget legati alle passioni di ognuno per i ragazzi

Con l'occasione mi sono decisa a realizzare un'idea che avevo in mente da tempo: l'album fotografico del nostro matrimonio. Ho creato un fotolibro per noi e due più piccoli che abbiamo regalato la sera della festa alla mamma di Renato e alla zia Carla.


Avevo anche preparato un libro degli ospiti per raccogliere auguri e dediche, ma pochi giorni prima dell'evento, durante una notte insonne a causa delle elettroformiche, ho avuto un'idea migliore e in due giorni ho realizzato, stampato e ritagliato quasi sessanta biglietti con cornici colorate che abbiamo appeso nella sala del ricevimento. Prima della cena ho invitato tutti a sceglierne uno e riempirlo con un pensiero, un augurio o una riflessione: è stato un grandissimo successo!


Un paio di giorni prima sono stata dalla parrucchiera per tagliare e colorare i capelli. Ha cercato di convincermi a tornare sabato per sistemare la piega, ma nemmeno per sogno: sabato mattina dovevo fare il prelievo per le analisi pre-chemio e al pomeriggio c'erano le semifinali del campionato europeo di pallavolo femminile.

Il giorno della festa siamo arrivati al ristorante un po' in anticipo per sistemare i segnaposto, appendere i biglietti colorati e concordare gli ultimi dettagli; il personale aveva preparato tutto nel migliore dei modi, la sala allestita in modo semplice ed elegante e un ricchissimo buffet per accompagnare gli aperitivi all'aperto. 


Abbiamo ricevuto gli ospiti nel parco e dato il via ai festeggiamenti.


Dopo l'aperitivo ci siamo spostati in sala per la cena, che è stata deliziosa.


Prima del sorbetto, ho avuto un cedimento fisico, la mia schiena reclamava a gran voce un po' di riposo. Niente paura, avevo messo in conto questa possibilità e l'ottimo Rudi mi aveva fatto preparare un divano nella stanza adiacente in modo che potessi stendermi. Mi sono riposata per un quarto d'ora circa, ho preso un antidolorifico e poi ho potuto tornare nella sala principale e godermi la festa fino alla fine e ne valeva assolutamente la pena, perché Claudio e Dante, i Versi Divini, hanno accompagnato la serata con le loro chitarre e un repertorio di cantautori italiani e gli invitati l'anno animata con esibizioni canore e simpatici giochi. Ma soprattutto perché da qualsiasi parte mi girassi, intorno a me vedevo solo sorrisi, quei sorrisi sinceri che si riflettono anche negli occhi, che mi dicevano che tutti erano davvero felici di essere lì a condividere la nostra festa, confermando la frase che avevo creato per i segnaposto.


Al momento di scegliere il menu, non avevamo trovato un accordo sulla torta: io preferisco quelle con crema e frutta, mentre Renato ama il cioccolato. Abbiamo optato per un compromesso che ha accontentato tutti! 


Come per il matrimonio, avevamo chiesto di non farci regali, ma di sostenere l'associazione In Famiglia che mi accompagna a Padova per visite e terapie. La cassetta delle offerte si è riempita e ieri abbiamo devoluto all'associazione una cifra importante, che si aggiunge agli importi che alcuni avevano già versato direttamente nei giorni precedenti tramite bonifico.


Per non perdere le buone abitudini, ripeto anche il viaggio di nozze e domani vado a Padova per un tour de force che durerà tutto il giorno: visita di controllo di terapia del dolore, visita oncologica e  chemioterapia.


lunedì 31 agosto 2026

Diario felino - Se non ci fossi io...

Caro diario,
Qui mi tocca prendere in mano la situazione perché l'umana in questi giorni è impegnatissima a trafficare con menù, segnaposto, nastri, fiori e girasoli per quella faccenda della festa che sta organizzando e ha poco tempo e soprattutto poca voglia di scrivere.


Ma i lettori del blog stanno aspettando notizie, non si può mica lasciarli in ansia! 
Ah, se non ci fossi io...

Ti ricordi di me? Sono quello con i soprannomi più sfigatti della famiglia: Ettorino (6,2kg di "Ettorino", ma vabbè...) e soprattutto Topo, con tutte le sue varianti: Topino, Topone (oh, umani, decidetevi: o sono piccolo, oppure sono grande, non è che cambio dimensione a giorni alterni! Ma sono disposto a perdonare l'umana, perché mi chiama "Topino mio" solo quando siamo in fase di coccole), Topide, Topinambur, eccetera. Di recente l'umano, che è  appassionato di scienza, ha letto che è stata scoperta una nuova particella subatomica chiamata Toponio*. C'è bisogno di dire altro?


Sia come sia, ormai sulla faccenda dei soprannomi sono rassegnato. 
Invece nelle scorse settimane sono stato davvero preoccupato per l'umana, che a luglio è stata proprio tanto male e ho dovuto farle da infermiere a tempo pieno per diversi giorni. 
Ora però sta decisamente meglio e non ha più bisogno di assistenza continua, ma vado a controllarla almeno due o tre volte durante la giornata e un paio di volte di notte, che non si sa mai. 

Qualche giorno fa ha avuto finalmente l'esito della TAC che aveva fatto il giorno prima di ferragosto. Inizialmente lei e l'umano si erano preoccupati perché la radiologa raccomandava una biopsia della parete vescicale e segnalava un possibile problema anche al rene destro, ma poi due urologhe hanno esaminato le immagini e concordano entrambe che le anomalie della vescica non sembrano di natura tumorale e che il problema al rene è stato solo momentaneo, si è risolto subito.
Le hanno anche comunicato che l'intervento per rimuovere la zona alterata sarà probabilmente programmato per ottobre, così c'è il tempo di riprendere la chemioterapia già la prossima settimana, se le analisi saranno buone, e questo è molto importante, dato che il ciclo di fine luglio era saltato per via delle emorragie.
Lo so che pare strano essere contenti di fare la chemioterapia, ma se serve per tenerla in vita...

 Ettore




*Il Toponio è la particella composta più massiccia mai osservata, l'unione momentanea di un quark top e del suo antiquark.

martedì 18 agosto 2026

Ma quanta fatica...

Sto ragionevolmente bene, finalmente.
Ma quanta fatica...
Dopo la rimozione del catetere mi sono goduta qualche giorno di relativo benessere, con tanta stanchezza ma senza particolari disturbi. Il sabato successivo siamo usciti per alcune commissioni e mi sono resa conto che era la prima volta in quasi due mesi che mi allontanavo da casa per andare in un posto che non fosse un ospedale.


Ma le vecchie abitudini sono dure a morire, così martedì scorso ero di nuovo in ospedale per la cistoscopia. 
Dopo una prima occhiata, l'urologa ha girato lo schermo in modo che anch'io potessi vedere le immagini dell'interno della vescica: non mi sono piaciute. Rispetto all'esame di fine giugno, la zona della cicatrice mi è sembrata decisamente più arrossata e irritata e c'erano alcune macchie scure che non ricordavo di aver visto nell'esame precedente. Nemmeno all'urologa è piaciuto ciò che vedeva: quell'area alterata è un ricettacolo di batteri e una promessa di nuove infezioni ed emorragie. Mi ha messa in lista per un intervento TURV*, per cercare di ripristinare la parete vescicale rimuovendo le zone danneggiate, su cui sarà necessario anche un esame istologico, perché non hanno davvero un bell'aspetto. 
Usciti dall'ospedale con la prospettiva non proprio entusiasmante di tornare in sala operatoria, anche se per un intervento endoscopico relativamente poco invasivo, abbiamo cercato consolazione...

...e senza nemmeno sensi di colpa, dato che il mese scorso ho perso quasi cinque chili!

Dato che la cistoscopia è un esame invasivo che comporta un certo rischio di infezione, e considerati i miei disastrosi precedenti, l'urologa mi aveva prescritto un ciclo preventivo con due antibiotici per sei giorni.
La buona notizia è che ho capito che gli innumerevoli episodi di nausea e il vomito delle settimane precedenti erano dovuti agli antibiotici: probabilmente ne ho presi talmente tanti nell'ultimo anno che il mio stomaco non sopporta più nemmeno quelli che in passato non mi avevano mai creato problemi. 
La cattiva notizia, di contro, è che ho passato altri cinque giorni con nausea e vomito più o meno devastanti e mi è anche andata bene, perché venerdì avevo la UroTAC e il cortisone di cui mi ero dovuta imbottire per l'allergia al mezzo di contrasto ha avuto anche un buon effetto antiemetico, per cui almeno quel giorno e parte del successivo sono stata graziata, anche se ho dovuto sopportare il solito cattivo sapore in bocca che mi ha costretta a "correggere" l'acqua con succo di limone per riuscire a idratarmi adeguatamente. La TAC mi ha lasciato in omaggio anche due grossi ematomi, uno sul braccio destro e l'altro sulla mano sinistra, perché anche le mie vene non ne possono più di essere sforacchiate ed è sempre più difficile trovare un accesso. 
Finiti gli antibiotici è finita anche la nausea, a confermare la mia ipotesi sulla causa.

Ora si aspetta.
Per l'esito della TAC armiamoci di pazienza: l'infermiera ha detto che di solito ci vogliono dieci giorni, anche se trattandosi di esame in post-ricovero, spero che arrivi più velocemente, e in base a quello si deciderà come procedere sia dal punto di vista chirurgico, sia da quello oncologico, perché in tutto questo bailamme, la chemioterapia è ancora in sospeso.
Nel frattempo ieri ho ripreso il lavoro, dopo quasi un mese e mezzo di malattia, e nel tempo libero mi dedico a una delle mie attività preferite: l'organizzazione di una festa!
Perché, nonostante tutto, continuo ostinatamente a cercare di rendere la mia vita più bella che posso.



*TURV (resezione vescicale transuretrale): intervento chirurgico endoscopico per rimuovere i tumori o lesioni della parete vescicale.

lunedì 3 agosto 2026

Odissea

E andare come spinto dal destino
verso una guerra, verso l’avventura
e tornare contro ogni vaticino
contro gli Dei e contro la paura.

Francesco Guccini - Odysseus


Nel post precedente scrivevo che se non ci fossero stati problemi, avrei potuto rimanere a casa.
Ma quando mai...
La sera del giorno dopo la sacca del catetere era strapiena di sangue e sono dovuta tornare in pronto soccorso, dove per fortuna ho trovato un'eccellente dottoressa, che dopo i soliti lavaggi - un paio di maiali - mi ha fatto sistemare su un letto in astanteria, vicino a una cara signora con cui ci siamo fatte una piacevole compagnia.
Il giorno seguente mi hanno rivista gli urologi, che hanno consigliato di sentire anche Castelfranco per valutare meglio la situazione. Ho chiamato e spiegato e mi hanno detto che mi avrebbero fatto sapere.
L'emoglobina stava di nuovo scendendo velocemente e benché non avesse ancora raggiunto livelli di emergenza, con l'emorragia che continuava era solo questione di tempo, quindi la dottoressa di turno in pronto soccorso nel pomeriggio di martedì mi ha proposto di fare subito un'altra trasfusione, senza aspettare di debilitarmi troppo. E con questa sono arrivata a 43.

Verso sera la situazione è migliorata e l'urologa che è passata a vedermi in pronto soccorso ha detto che se le urine fossero rimaste chiare, il pomeriggio del giorno seguente avrebbero potuto dimettermi.
Mercoledì mattina tutto bene, ma ancora nessuna notizia da Castelfranco. Ho mandato una mail di sollecito e nel primo pomeriggio Sara, un'amica conosciuta attraverso questo blog, è andata personalmente in reparto, munita di regolare delega, a verificare che la mia richiesta fosse stata presa in carico: sì, gli urologi di Castelfranco si erano messi in contatto con i colleghi di Portogruaro e stavano valutando se fosse opportuno trasferirimi o continuare qui con il programma diagnostico già definito.
Nel primo pomeriggio la situazione è peggiorata all'improvviso: il catetere si è completamente bloccato e ho dovuto chiamare aiuto. L'infermiere ha eseguito il lavaggio ed è uscito un coagulo enorme.
E con questo, addio alle speranze di dimissione, credevo: come potevo andare a casa in quelle condizioni?
Dopo circa mezz'ora è arrivato il medico di turno che ha deciso di dimettermi perché il liquido nel tubo era chiaro. E grazie al caxxo che era chiaro: avevamo appena fatto il lavaggio!
L'infermiere era basito e non sapeva più come scusarsi, ma ovviamente non era responsabile del comportamento del cogl... medico.
Ho chiesto cosa ne pensavano gli urologi, e il cogl... medico ha risposto che non li aveva consultati, perché "tanto non fanno niente". E mi ha mandata via, senza nemmeno darmi indicazioni sulla terapia antibiotica da seguire a casa, informazione indispensabile perché il farmaco che mi avevano dato in ospedale può essere somministrato soltanto in flebo oppure con un'iniezione intramuscolare così dolorosa che si consiglia di utilizzare anche un anestetico locale, quindi avevo bisogno di sapere come sostituirlo a domicilio. "Senta Castelfranco" è stata la risposta.*

È esattamente quello che ho fatto.
Sono passata da casa a cambiarmi e darmi una lavata e poi siamo partiti alla volta di Castelfranco, scelta che si è rivelata quanto mai opportuna perché dopo poche ore il catetere era di nuovo ostruito.
Quando sono arrivata a Castelfranco, ho scoperto che tutti gli urologi erano già andati via, mi avrebbe visto comunque il medico di turno in pronto soccorso.
Ho dovuto attendere quattro ore prima di essere visitata: avevo un codice verde e prima di me c'era un codice giallo, a cui mentre aspettavo se ne sono aggiunti altri due, oltre a una quindicina di codici bianchi, alcuni dei quali attendevano già da cinque o sei ore, e un'altra quindicina di pazienti già in carico, in attesa di esami o consulenze. Ho poi scoperto che per gestire questo enorme carico di lavoro c'erano soltanto una dottoressa, tre infermieri, di cui una al triage, e una OSS. Ormai per lavorare in pronto soccorso non basta nemmeno più essere eroi, bisogna essere disposti a diventare martiri.


Dopo circa tre ore di attesa ho chiesto una barella perché non ce la facevo più a rimanere seduta e mi hanno sistemata immediatamente in un corridoio interno, con telino impermeabile e sacchetto di emergenza, perché il disagio e la stanchezza mi avevano provocato un poderoso attacco di conati di vomito e mi era venuta la febbre.
La dottoressa mi ha sgridata perché non avevo verificato che ci fossero ancora urologi in servizio prima di partire, ma io avevo dato per scontato, evidentemente sbagliando, che almeno uno facesse il turno fino alle 20.
Altro lavaggio, altri coaguli, non molti né particolarmente grossi, ma una volta che sono stati aspirati, il catetere ha ripreso a drenare regolarmente. Altra agocannula nel braccio, altro prelievo di sangue, poi mi hanno spostata in uno dei cubicoli nella zona di osservazione.
La struttura del pronto soccorso di Castelfranco è notevole, con diversi ambulatori e sale visita attrezzate, una predisposta per l'isolamento in caso di pazienti infettivi, e una zona di osservazione molto ben organizzata, con diversi cubicoli per le barelle e alcune stanze a due letti, tutte ben visibili dalla postazione di controllo, direttamente o tramite telecamere, e tutte dotate di campanello di emergenza, a differenza di Portogruaro in cui nelle sale di osservazione non ci sono campanelli e chi ha un problema deve urlare per chiedere aiuto, mentre i letti di astanteria hanno il campanello, ma non sempre funziona. Il mio, manco a dirlo, non funzionava e finché c'era la mia compagna di stanza, ha suonato lei per me quando ne ho avuto bisogno, mentre mercoledì pomeriggio, quando si è bloccato il catetere, lei era già stata trasferita e mi sono dovuta alzare, piegata in due dal dolore, per raggiungere il campanello dell'altro letto. 
Le analisi erano abbastanza buone e la situazione non era così urgente da richiedere l'intervento dell'urologo reperibile, ma nemmeno così banale da consentire la dimissione: mi hanno spostata dalla barella al letto e mi hanno tenuta in osservazione per la notte.
Il mattino seguente sono stata visitata da un'urologa che ha verificato con l'ecografo che non ci fossero altri coaguli e ha confermato la validità del programma diagnostico stabilito a Portogruaro, sottolineando anzi che le tempistiche previste per cistoscopia e TAC, entrambe programmate per la prossima settimana, sono molto più rapide di quelle che avrebbero potuto proporre a Castelfranco.
Potevo tornare a casa.

Il viaggio di ritorno è stato faticoso, il catetere mi rende difficile stare seduta, e appena arrivata a casa ho fatto una doccia e poi mi sono messa a letto, dove sono rimasta sostanzialmente fino a stamattina, alzandomi solo per andare in bagno, sotto la costante sorveglianza di Ettore, che credo non sia mai stato lontano da me per più di due ore al giorno e ogni volta che mi muovevo per cambiare posizione, si avvicinava per verificare che stessi bene e riempirmi di fusa e coccole.


La situazione è migliorata lentamente: giovedì ancora tracce di sangue e diversi piccoli coaguli, venerdì un po' meno, sabato e domenica finalmente liquido limpido e chiaro. 
Stamattina quindi mi sono alzata al colmo dell'ottimismo per andare in ospedale a togliere il catetere... e mentre mi vestivo il liquido nel tubo si è di nuovo colorato di rosa. Sconforto.
Però la cosa si è esaurita subito, nel giro di pochi minuti era di nuovo chiaro e al lavaggio eseguito in ambulatorio non c'erano coaguli né sangue: via il catetere, finalmente!
Dopo tanti giorni mi sembra ancora strano potermi muovere senza l'ingombro del tubo e della sacca e poter stare seduta senza fastidi, una libertà a cui mi ero quasi disabituata.

Sono ancora piuttosto debole e mi stanco molto facilmente, ma i problemi di nausea e vomito si sono ridotti e ho ricominciato a mangiare, anche se con porzioni molto ridotte perché ho poco appetito. Ma sono tutti piccoli traguardi di normalità.
La prossima settimana ho cistoscopia e uroTAC: speriamo che possano dare qualche indicazione più chiara sulle cause del problema e soprattutto le possibili soluzioni.


Mi rendo conto che c'è un grande assente in questo racconto, ma solo nel racconto: in tutta questa odissea, Renato è sempre stato al mio fianco. 
Mi ha accompagnata ovunque, ha passato tante, troppe notti in bianco aspettando ore e ore nelle sale d'attesa in pronto soccorso e tante, troppe volte è andato al lavoro con solo un paio d'ore di sonno alle spalle e tante, troppe volte è uscito in anticipo per portarmi in ospedale o venirmi a prendere. È venuto a trovarmi ogni giorno in ospedale, portandomi biancheria pulita e altre cose utili, ha contrabbandato cibi sfiziosi quando facevo fatica a mangiare. Ha cucinato per me a casa e mi ha portato in camera i pasti, le bottiglie d'acqua sempre fresca, i farmaci, la frutta, la pizza. Ha passato più volte al giorno l'aspirapolvere in camera e sul letto per raccogliere i peli di Ettore. Ha sopportato il mio malumore, asciugato le mie lacrime e abbracciato la mia paura.
Lui c'è sempre e io non so nemmeno immaginare quale costo di fatica, paura e dolore sia necessario per rimanermi vicino in questo percorso così impervio e accidentato e mi sento in colpa per tutto quello che deve sopportare per me. Lo so che non è "colpa mia", ma è "a causa mia" e mi dispiace.


*Ci tengo a sottolineare che il cogl... medico che mi ha dimessa è stato un'eccezione: tutti gli altri che si sono occupati di me in pronto soccorso, medici, infermieri e OSS, l'hanno fatto con grande professionalità, attenzione e gentilezza.


domenica 26 luglio 2026

Ripartiamo da zero

Venerdì sono dovuta tornare per l'ennesima volta al pronto soccorso perché le urine erano di nuovo piene di sangue.
Ancora lavaggi, i primi terribili con un catetere rigido, i successivi comunque fastidiosi perché l'urologa ha ripetuto più e più volte l'aspirazione, cercando di raggiungere ogni parte della vescica per eliminare tutti i coaguli presenti, controllando la situazione con l'ecografo ogni due o tre passaggi. E nonostante tutto questo, l'ecografia continuava a mostrare qualcosa di strano nella parte bassa.
Nel frattempo era arrivato anche l'esito dell'ultima coltura: non una, ma ben due infezioni, per fortuna trattabili con antibiotici comuni che si possono assumere a domicilio.
È chiaro che c'è qualcosa che non va, ma non è per niente chiaro cosa, quindi l'urologa ha deciso di ripartire da zero.


Devo tenere il catetere almeno per una decina di giorni, per favorire l'espulsione dei coaguli e far "riposare" la vescica e nel frattempo trattiamo le infezioni con una settimana di antibiotici ad alto dosaggio e una a dosaggio ridotto. Quando toglieremo il catetere, è previsto un trattamento locale con acido ialuronico, che durante il ricovero si era dimostrato abbastanza efficace per rinforzare la parete vescicale.
E poi indaghiamo: devo ripetere l'uroTAC e la cistoscopia, per capire cos'è quell'anomalia che si vede nell'ecografia, e poi esame urine e coltura per verificare che i batteribastardi siano stati debellati.
Un programma ragionevole e condivisibile, ma lungo e pesante, non facile da sopportare avendo già sulle spalle la fatica delle scorse settimane.

C'è di buono che non è previsto ricovero: se non ci sono problemi particolari, posso restarmene a casa.
Se non ci sono problemi, appunto.
Ieri è andata abbastanza bene: non avevo più febbre, il sanguinamento si era fermato e a parte la stanchezza non avevo grossi fastidi. 
Invece quando mi sono svegliata stamattina il contenuto della sacca era di nuovo rosso scuro, con diversi coaguli, l'emoglobina era scesa, anche se non a livelli di emergenza, e sono stata tormentata per tutto il giorno dalla nausea. 
Quando Renato mi ha chiesto se doveva portarmi in ospedale, mi sono messa a piangere. Non ci voglio tornare, non voglio stare ancora lontano da casa, sono stanca di stare male.
Per fortuna già in tarda mattinata il sanguinamento si è fermato e non c'è stato bisogno di tornare in pronto soccorso, sono rimasta con il mio infermiere preferito, che in questi giorni è in servizio 24 ore su 24... perché lui sa!


Ma mi sento sempre addosso la minaccia di altri guai, come una spada di Damocle appesa a un filo troppo sottile, perché ogni volta che un problema sembra risolto, ne escono due di nuovi.
Ah, naturalmente con tutti questi casini di fare la chemioterapia non se ne parla proprio: rinviata a data da destinarsi. Giusto per farci sentire ancora meno tranquilli...


giovedì 23 luglio 2026

Cose che vanno, che restano, che tornano

Sono stata dimessa lunedì pomeriggio e sono tornata a casa, molto provata e non completamente guarita.

Mi sono lasciata alle spalle tanti piccoli e grandi fastidi ospedalieri. 
Le lenzuola piene di pieghe che mi segnano la pelle e i telini impermeabili che mi fanno sudare.


Il bagno senza doccetta, in cui per lavarmi mi sono dovuta aiutare con un bicchiere riempito più e più volte. 
Il cambio turno alle sette del mattino e le flebo da cambiare a mezzanotte.
Il tè della colazione, così acido che dopo qualche giorno ci ho rinunciato.
L'ago di Huber per il port, che si erano finalmente decisi a utilizzare dopo che si era chiuso il quinto accesso venoso sulle braccia ormai coperte di ematomi, e che ha funzionato benissimo senza darmi il benché minimo fastidio, ma il cerotto che lo copriva mi faceva prudere da matti la pelle.
Un rumore gorgogliante e ininterrotto in camera che non sono mai riuscita a capire da dove provenisse: l'impianto dell'aria condizionata oppure il sistema di distribuzione di gas medicali?
L'antibiotico ospedaliero che mi ha devastato lo stomaco. 
Lavarmi a pezzi, con la sensazione di non essere mai davvero pulita; la prima cosa che ho fatto a casa è stata una lunga doccia. 
L'odore di ospedale, che non è quello forte ma non sgradevole del disinfettante, ma il lezzo stantio della malattia che si attacca ovunque, tanto che Renato ha lavato anche la biancheria che non avevo ancora indossato.  


Ma ci sono altre cose che mi sono dovuta mio malgrado portare a casa. 
La debolezza estrema che mi rende difficile affrontare anche uno sforzo minimo come lavarmi i denti. 
La difficoltà di mangiare persino i cibi di cui sono più golosa e che ora riesco appena ad assaggiare. 
La faccia pallida e sbattuta, invecchiata di cinque anni in pochi giorni, il corpo flaccido e cadente per la perdita di diversi chili di muscoli.


L'acufene, il fischio alle orecchie di cui soffro da molti anni, che nelle ultime settimane è fortissimo, e un probabile ulteriore calo dell'udito, per cui fatico tantissimo a capire qualsiasi cosa mi venga detta. 


E poi ci sono le cose che pensavo di aver superato e invece sono tornate. 
I fastidi urinari e qualche linea di febbre che fanno sospettare che ci sia ancora un'infezione, anche se sembra impossibile dopo il bombardamento di antibiotico.
La nausea che ogni tanto fa ancora capolino. 
La sensazione di sconforto perché evidentemente c'è ancora qualcosa che non va, ma non riesco a capire cosa. 

Questa fatica non è ancora finita e io sono tanto, tanto stanca.  


sabato 18 luglio 2026

Oscillando

Ho passato quasi una settimana senza scrivere semplicemente perché stavo troppo male. 
Sono stati giorni molto pesanti, in un tunnel di sofferenza di cui non si vedeva l'uscita, e non ho voglia di parlarne.
Finalmente va un po' meglio. 

Ho completato il ciclo di antibiotico, un farmaco a uso esclusivamente ospedaliero che spero abbia picchiato sul batteriobastardo con la stessa forza con cui mi ha devastato lo stomaco. 
Stamattina mi hanno tolto il catetere e oggi sono stata abbastanza bene, ma stasera la nausea sta facendo di nuovo capolino. Uffa.
Però forse domani o lunedì si torna a casa e non so se essere felice o spaventata, perché sicuramente a casa il recupero è più veloce, ma ho paura di stare di nuovo male: oscillo tra speranza e timore.