giovedì 6 dicembre 2018

Conversazioni domestiche - 17

Io: "Se ti mangi anche i miei biscotti, me ne devi comperare di più."
Lui: "Li ho mangiati perché i miei erano finiti."
Io (paziente): "D'accordo, allora comprane di più dei tuoi."
Lui: "No! Se ne compero di più, poi li mangio!"

Ineccepibile logica maschile.

domenica 2 dicembre 2018

Circolo vizioso

Non mi faccio mai mancare niente.
Non bastavano le formiche, le fitte da neurite, i crampi muscolari e l'intorpidimento che nelle ultime settimane mi hanno reso particolarmente difficile muovermi. Un paio di settimane fa si è aggiunto anche un dolore molto intenso al ginocchio.
Nessun sovraccarico, nessun movimento strano: ero sul divano, ho piegato leggermente la gamba per alzarmi ed è partita una pugnalata appena sotto la rotula. Dopo un paio di giorni il dolore si è ridotto, ma poi è peggiorato di nuovo, senza motivo apparente.
Tra una decina di giorni ho la TAC, vedremo di cosa si tratta.

Nel frattempo, zoppico abbondantemente e dormo male.
Di notte, se non cambio spesso posizione, mi fanno male l'inguine e la schiena. Ogni volta che cambio posizione, mi fa male il ginocchio.

sabato 24 novembre 2018

La prozia

La prozia è sorella, o cognata, dei nonni.
Quando arriva, la prozia sparge il terrore salutando i pronipoti con frasi come "Vieni-qui-fatti-vedere-ma-come-sei-cresciuto-dai-un-bacio-alla-zia", per poi ricambiare quei baci recalcitranti con terrificanti pizzicotti sulle guance del malcapitato.


La prozia può essere armata di mestoli e mattarello, con cui realizza vagonate di tagliatelle e tortellini, oppure di ferri da calza e uncinetto che producono sciarpe chilometriche e centrini che ricoprono ogni superficie della casa.


La prozia può essere una signora severa e arcigna, che pretende silenzio assoluto dalle 13 alle 16 perché deve fare il riposino, oppure simpatica e affettuosa, sempre pronta ad allungare di nascosto ai pronipoti la seconda fetta di torta o qualche monetina per il gelato.

Ma la prozia è sempre, invariabilmente vecchia.

A maggio divento prozia.
Non sono pronta.

venerdì 16 novembre 2018

Il dolore di domani

Sarà cattivo il dolore di domani.
Sarà quello che picchia forte, che stritola lo stomaco e spacca il cuore.
Quello che si ferma in gola e ti lascia senza fiato.
Quello che no, basta, per favore, per favore, basta!
Sarà tutto il dolore che serve per cominciare a lasciarla andare. E ne serve tanto.
E io, che non la conoscevo, posso aiutarti solo ascoltando, amica mia, mentre mi parli di lei.


sabato 10 novembre 2018

Conversazioni domestiche - 16

La nostra casa è impacchettata.

Per proteggere i serramenti durante le operazioni di tinteggiatura, porte e finestre sono state sigillate con teli e nastro adesivo.
Al piano terra possiamo utilizzare il portoncino d'ingresso, una porta finestra che dà sul retro e una finestra che si apre su un tratto di muro in mattoni a vista, non interessato dai lavori, mentre il primo piano è completamente chiuso.
Questa situazione è piuttosto fastidiosa: non solo la casa è buia a tutte le ore, ma è anche molto difficoltoso arieggiare le stanze. Inoltre la direzione lavori non può accedere ai ponteggi attraverso la finestra del mio studio e questo ha generato vibranti proteste.


Oggi abbiamo cercato di far girare un po' d'aria aprendo tutto ciò che era possibile.
Dall'unica finestra del piano terra si vedono i ponteggi, circa un metro più in alto rispetto al davanzale.
La direzione lavori al completo non si è lasciata sfuggire l'occasione di un'ispezione e Renato non si è lasciato sfuggire l'occasione di immortalarli.


Io: "Girami la foto"
Lui: "Perché, non ti va bene dritta?"

martedì 30 ottobre 2018

Il Direttore Lavori

Lavori in corso all'esterno della mia tana: opere di risanamento e impermeabilizzazione, rifacimento intonaci e tinteggiatura.
Da un paio di settimane la casa è avvolta dai ponteggi e abbiamo polvere ovunque, anche se relativamente a questo aspetto il peggio dovrebbe essere passato, dato che le attività di rimozione degli intonaci da sostituire sono finite.

La settimana scorsa il Direttore Lavori ha richiesto la prima ispezione dei ponteggi.
Mi sentivo tranquilla: per quanto ne posso capire, non essendo esperta del settore, il piano di sicurezza del cantiere mi sembra a posto, l'impresa lavora in modo ordinato e preciso e i ponteggi sono montati a regola d'arte.
Lui, evidentemente, non ne era altrettanto sicuro. È andato avanti e indietro per circa mezz'ora, osservando con attenzione ogni dettaglio.
Quando finalmente è rientrato, mi ha esposto a voce un resoconto molto dettagliato... di cui non ho capito nemmeno una parola.

Il giorno seguente si è presentato di nuovo nel mio studio, pretendendo di fare un'altra ispezione. Naturalmente non ho potuto negargliela.
Ancora un'osservazione scrupolosa, questa volta un po' più breve, seguita da un altro resoconto incomprensibile.

Alla terza richiesta in tre giorni ho iniziato a scocciarmi, ma non ho detto nulla.
Oggi si è presentato di nuovo, con un assistente, e a questo punto non mi sono più trattenuta: "Aki, la finiamo con questa storia di passeggiare sulle impalcature?"

Dopo un po' è tornato, chiedendo a gran voce di rientrare.

Ho aperto.
Ha deciso che voleva farsi un altro giretto, si è voltato ed è saltato di nuovo sul ponteggio.

Mi rimane un dubbio: cosa vuole dirmi con quei cinque minuti di miagolamento ogni volta che rientra?

domenica 28 ottobre 2018

L'ora di andare a letto

Sono una dormigliona.
Ho bisogno di molte ore di sonno per essere efficiente e produttiva, o anche solo vagamente civile. Se non dormo abbastanza, divento scontrosa e scorbutica. Ok, divento più scontrosa e scorbutica del solito.


Ho sempre dormito molto, fin da quando sono nata. Nei primi mesi di vita dormivo a tutte le ore, ma ben presto ho iniziato a concentrare il sonno soltanto dalla sera alla tarda mattinata.
Al primo anno di asilo, dopo pranzo era previsto un sonnellino. Ci facevano stendere sulle brandine di tela e bisognava dormire. Io restavo stesa a pancia in su, a guardare il soffitto, perfettamente sveglia. Non facevo rumore né disturbavo il sonno degli altri bambini - da buona marmotta ho sempre avuto molto rispetto per il sonno altrui - ma fin dal primo giorno avevo capito che restare svegli durante l'orario del sonnellino non era considerato accettabile e quando la suora si avvicinava per controllare, chiudevo gli occhi e fingevo di dormire. Contavo, a ragione, sul fatto che la suora non potesse sapere che io dormivo sempre e solo a pancia in giù.

Detestavo l'asilo, non perché mi trovassi male, ma perché per andarci dovevo alzarmi "presto", verso le otto, se ben ricordo, vale a dire dopo undici ore di sonno.
Dormivo più della maggior parte degli altri bambini e talvolta questo mi creava disagio, un po' perché venivo etichettata come pigrona, ma soprattutto perché mi sentivo diversa. Una delle mie zie un giorno cercò di rassicurarmi, dicendo che quando fossi diventata grande, avrei avuto meno bisogno di dormire. Sto ancora aspettando di diventare grande.

In virtù della mia natura marmottesca, apprezzo particolarmente il momento di andare a letto pregustando il sonno che mi attende, soprattutto prima dei giorni festivi, quando so di avere a disposizione tutte le ore di cui ho bisogno e anche di più.


Infilarmi sotto le coperte però significa anche dedicare un po' di tempo alla lettura, un'altra attività che amo moltissimo. A meno che non sia davvero molto tardi, leggo sempre qualche pagina prima di dormire. 
La combinazione di lettura e sonno rende quindi particolarmente gradevole l'ora di andare a letto soprattutto nelle ultime settimane, in cui c'è stata una singolare coincidenza tra un bisogno di riposo particolarmente intenso e alcuni libri particolarmente belli.


Venerdì sera, sapendo che sabato avrei potuto dormire fino a tardi, ho prolungato il tempo di lettura per finire le ultime pagine di un thriller poi, al momento di decidere quale nuovo libro iniziare, ho sentito il desiderio, inatteso e intenso, di rileggere un libro che ho amato moltissimo nella mia infanzia: L'isola misteriosa di Jules Verne.
Ne possiedo una versione ridotta per ragazzi, letta e riletta molte volte, ma avevo la curiosità di leggere l'edizione integrale.
Detto fatto. Ho attivato la connessione wi-fi sull'e-reader, sono entrata nel negozio on line, ho trovato il libro e l'ho acquistato. E già che c'ero, ne ho comperato anche un altro.

 

Comodamente accoccolata sotto al piumone ho ripensato a trent'anni fa, quando frequentavo l'università e risparmiavo su tutto, mettendo da parte ogni spicciolo per acquistare libri. Ho ricordato le spedizioni al centro commerciale, con la speranza di trovare il libro che desideravo a prezzo scontato. Le profonde riflessioni di fronte all'edicola della stazione di Mestre quando un ritardo dei treni prolungava l'attesa e cercavo qualcosa di nuovo da leggere e bisognava scegliere bene come investire i risparmi accumulati con tanta fatica. Lo sguardo sognante e le mani che accarezzavano il dorso dei volumi nelle grandi librerie di Padova, in cui entravo spesso solo per guardare, perché non potevo permettermi di acquistare. 


Allora speravo che prima o poi avrei avuto abbastanza denaro per comperare tutti i libri che avessi desiderato e alla fine questo sogno si è avverato.
Però mai, mai avrei potuto immaginare che un giorno avrei potuto acquistare quei libri nel cuore della notte senza muovermi dal mio letto.