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lunedì 1 aprile 2024

Il mio tempo

Sono una persona fondamentalmente solitaria. Orgogliosamente solitaria, direi.


La solitudine è stata la mia quotidianità di figlia unica, cresciuta senza genitori nella casa dei nonni e circondata quasi sempre da adulti. Ho imparato prestissimo a giocare da sola, a fare da sola, a stare da sola. La solitudine da principio è stata necessità involontaria, perché non avevo alternative, ma con il passare del tempo è diventata necessità deliberata, perché mi ci ero così abituata da non poterne fare a meno, da sentirne la mancanza se non c'era. Aspettavo con impazienza le visite dei cuginetti poco più grandi di me, temporanei compagni di giochi, ma custodivo gelosamente parti del mio spazio e del mio tempo che dovevano restare soltanto mie.
È ancora così. 
Con il passare del tempo ho coltivato la socialità, non senza fatica, perché condividere non mi riesce mai spontaneo. Stare in compagnia per me è diventato un piacere, mai un bisogno e ho sempre mantenuto l'esigenza di passare del tempo da sola. Tempo per pensare, per elaborare, valutare e scegliere, per fare progetti. Tempo soltanto mio.
Non  è solitudine pesante, imposta e sopportata, ma voluta e cercata, lieve e luminosa, che mi aiuta a trovare equilibrio e serenità.


È la solitudine che attendo con impazienza di trovare ogni sera quando vado a letto.
Sono particolarmente insofferente alle attività che la precedono: faccio la doccia, mi lavo i denti, prendo gli ultimi farmaci della giornata e spalmo la crema sulle mani e sul piede per limitare gli effetti dell'eritrodistesia palmo-plantare* quasi con fastidio, come tempo forzatamente sottratto a occupazioni più gradevoli.
Poi finalmente inizia il rituale piacevole, scandito da gesti sempre uguali e rassicuranti.
Tolgo gli occhiali e li appoggio sul comodino: non ne ho bisogno per vedere da molto vicino. 
Posiziono un cuscino aggiuntivo dietro la schiena, appoggiato alla testiera del letto, e un altro alla mia destra, per appoggiarci il gomito.
Apro la app di Audible sul telefono aziendale, avvio l'ascolto (no, non sfrutto risorse aziendali per uso personale: il telefono è collegato alla rete wi-fi di casa, che pago io) e mi appoggio l'apparecchio sulla spalla sinistra, per ascoltare tenendo il volume basso, in modo da non disturbare Renato, che di solito quando io vado a letto è ancora in salotto davanti alla TV. Le prime volte avevo usato gli auricolari, ma non mi ci trovo bene: ne ho provati di tre tipi diversi e tutti dopo un po' mi danno fastidio alle orecchie, quindi ho escogitato questa soluzione che funziona piuttosto bene, a patto che io rimanga ferma e che non arrivi Luna a distruggere l'equilibrio con le sue energiche richieste di coccole, cosa che accade quasi ogni sera, ma non importa: raccolgo, mando indietro di qualche secondo e rimetto tutto a posto.
Prendo il telefono personale nella mano sinistra e la penna capacitiva nella destra e inizio a giocare mentre ascolto l'audiolibro.
È il mio tempo, un tempo rilassante, rasserenante, perfetto.
Dura almeno un'ora, qualche volta di più, soprattutto se l'audiolibro mi coinvolge molto. Ogni tanto va avanti anche per tutta la notte, quando arrivano le elettroformiche e il dolore non mi permette di prendere sonno: in quel caso non lo definirei perfetto, ma è certamente meno sgradevole di quanto si possa immaginare.



La parola di oggi
*Eritrodistesia palmo-plantare: detta anche Sindrome di Burgorf o sindrome mano-piede, è una forma di eritema tossico della pelle delle mani e dei piedi, effetto collaterale comune di alcuni farmaci chemioterapici; può comprendere arrossamento, bruciore, secchezza della cute e, nei casi più gravi, vesciche e ulcerazioni.

venerdì 15 marzo 2024

Un nuovo acquisto

La pressione alta rilevata lunedì durante la visita cardiologica richiede un controllo quotidiano.
Avevo subito rispolverato lo sfigmomanometro a colonna della Maria, così vecchio da essere ormai un oggetto da collezione (non scherzo: ne ho visto uno uguale, ma non funzionante, in vendita a 43 euro) e ormai fuori legge perché contiene mercurio, ma più preciso di qualsiasi strumento digitale o aneroide*. 


*aneroide: con barometro privo di liquido. E anche oggi vi ho insegnato una parola nuova, potrei valutare una carriera come divulgatrice scientifica!

Però è difficile misurare la pressione con questo oggetto che ha poco meno della mia età, perché le parti in gomma, tubi e pompetta, con il tempo si sono degradate e hanno perso tenuta, escono spifferi d'aria da tutte le parti. Suppongo che si possano trovare i ricambi, ma temo che costino più di un apparecchio nuovo, quindi ho avviato la selezione per l'acquisto di un nuovo strumento.
Scartati subito tutti quelli digitali, che sono facilissimi da usare, ma poco precisi e ancor meno durevoli. La difficoltà di utilizzo dello strumento manuale per me è insignificante: vengo da una stirpe di donne ipertese e prima di iniziare la scuola elementare avevo già imparato dalla Maria, che era infermiera, a misurare la pressione alla nonna con lo sfigmomanometro a colonna, quindi mi sono orientata sui modelli ad aneroide, che hanno l'unico difetto di essere delicati, bisogna evitare urti e cadute.
Ho scartato i modelli monotubo, con il barometro montato direttamente sulla pompetta, perché sono sicuramente comodi da tenere in mano, ma per la precisione della misura, è meglio che il barometro sia lontano dal dispositivo di gonfiaggio. Poi ho eliminato quelli in cui non è possibile calibrare lo zero e tra i prodotti rimasti, ho scelto semplicemente quello che ho trovato al miglior prezzo, la stratosferica cifra di 13,95 euro. Quasi quasi me ne compro un altro da tenere di sopra.
È arrivato oggi e l'ho subito provato. Prime impressioni:
  • la calibrazione dello zero è un'ottima cosa
  • la differenza di tenuta tra il velcro del nuovo bracciale e il vecchio è più o meno quella tra l'Attack e la colla fatta in casa con acqua e farina
  • la differenza di prestazioni tra la pompetta e i tubi nuovi e quelli vecchi di oltre quarant'anni è abissale: il gonfiaggio del bracciale è infinitamente più rapido e la regolazione dello sgonfiaggio molto più precisa
  • non c'è differenza tra i valori misurati dal vecchio strumento e dal nuovo
  • la mia pressione è ancora dannatamente alta




mercoledì 13 marzo 2024

I neuroni addormentati

Quando ci scambiamo il buongiorno del mattino, ZiaCris mi chiede notizie dei neuroni: tutti presenti? tutti funzionanti? Non sono domande da fare al risveglio, infatti stamattina le ho risposto che non me lo può chiedere così su due piedi, perché io di piede ne ho uno solo, ma se non mi alzo presto, in genere mi bastano pochi minuti per recuperare una discreta lucidità, che di solito si conserva per tutta la giornata e fino a notte fonda.


La mia terapia del dolore di base prevede una compressa di antidolorifico e poche gocce di un altro farmaco prima di andare a letto. Litigo spesso con le gocce, perché faticano quasi sempre a uscire dalla boccetta a causa di piccole bolle d'aria che ostruiscono il sottile tubicino attraverso cui dovrebbero scorrere; mi sono anche creata uno strumento artigianale per bucare queste bolle d'aria, piegando ad arte la stagnola di un blister di pastiglie. Ma anche con questo, ieri sera le gocce proprio non ne volevano sapere. Mi ci sono voluti almeno dieci tentativi prima di realizzare che sarebbe stato impossibile farle uscire, dato che la boccetta era vuota.
I neuroni si saranno pure svegliati con me, ma si sono addormentati decisamente molto prima!


P.S. l'esame citologico delle urine è negativo ed esclude l'ipotesi peggiore; ora aspettiamo l'uroTAC della prossima settimana.
In compenso alla visita cardiologica di lunedì la funzionalità del cuore è risultata buona, ma avevo la pressione decisamente alta. Il cardiologo ha detto di tenerla controllata, perché potrebbe dipendere dal problema urologico, e risolversi con quello, ma se così non fosse, bisognerà intervenire. Oggi è scesa un po', ma rimane superiore al mio standard. Non c'è mai pace...

photo credits: Pixabay




domenica 3 dicembre 2023

Molto zitta ma poco ferma

Questa volta gli effetti della chemioterapia mi hanno lasciato qualche giorno di tregua in più, tempo prezioso perché mi ha permesso di partecipare sabato 25 alla superfesta di compleanno dei miei cugini e noi siamo una cuginanza davvero speciale!



Martedì sono stata a Padova per la visita dermatologica: niente di grave, le lesioni cutanee sono di natura infiammatoria, da trattare mattina e sera con crema al cortisone... cosa non proprio semplicissima, perché una è sulla schiena, appena sotto la scapola sinistra.
Lo so che state pensando che potrei farmi aiutare da Renato a spalmare la crema, ma il problema è proprio che non posso, perché è ammalato ormai da otto giorni, con tosse, raffreddore, mal di gola e qualche linea di febbre. Siamo di nuovo al 41 bis: ha fatto un tampone Covid ogni due giorni, sempre negativi, ma qualunque sia la magagna che lo sta tormentando, è meglio che non me la trasmetta, quindi rimane in esilio al piano di sopra.

Questo significa anche che devo occuparmi delle attività domestiche che di solito fa lui ed è piuttosto faticoso, arrivo a sera stremata. Fortunatamente ci sono sempre le persone che mi aiutano: non sono in grado di fare la spesa da sola, ma la solita zia e Claudia si sono fatte dare la lista di quello che mi serviva e me l'hanno consegnato a domicilio, mentre Diana continua ad aiutarmi con lo stiro. Siete speciali, lo sapete vero?


Nel frattempo è tornata la mucosite che mi provoca la nausea, niente di drammatico, ma sempre fastidiosa. Vado avanti a caramelle, chewingum, noccioli di prugna, taralli e chips di patate, vale a dire qualunque cosa io riesca a tenere in bocca per un tempo abbastanza lungo, da pochi minuti per le chips fino a tre ore per noccioli e gomme da masticare. Però questa volta sento lo stesso un po' di fastidio in gola, forse anche perché con Renato ko non posso stare ferma e zitta. Più precisamente, sto molto zitta, ma poco ferma, perché c'è sempre qualche gatto che chiede da mangiare, le ciotole da lavare, la lavatrice da caricare e svuotare, l'aspirapolvere da passare, i pasti da preparare... E dato che non sto così male da mettermi in malattia, devo pure lavorare. Il calendario però promette bene: venerdì è festa e il giovedì ho la giornata libera, quindi la prossima settimana lavorativa sarà cortissima e anche la successiva, perché venerdì 15 devo andare a Padova per l'ecografia.

Siamo in dicembre, ma l'atmosfera natalizia qui è ancora sospesa: senza l'aiuto di Renato non posso preparare l'albero e non ho ancora iniziato a pensare ai regali da fare. 
Sono anche arrivati i primi inviti per le cene di Natale, e la mia risposta è sempre la stessa "non lo so, dipende da come sto quel giorno". Uffa.



Nota di servizio
Dovevamo uscirne migliori, invece pare che la pandemia abbia insegnato poco o niente.
Il Covid sta di nuovo circolando, ma anche i normali malanni di stagione come raffreddore e influenza sono di origine virale: il raffreddore non viene perché avete preso freddo, ma perché qualcuno ve l'ha passato.
Se avete la tosse, la febbre, il raffreddore o il mal di gola e andate al lavoro, al cinema, al ristorante o a fare shopping non siete eroi, siete pirla! 
State a casa oppure, se proprio non potete fare a meno di uscire, mettete la mascherina.
E se qualche deficiente vi prende in giro perché la indossate, toglietela pure, tossitegli in faccia e poi la rimettete.



domenica 29 ottobre 2023

Conversazioni domestiche - Le caramelle

Non ho mai amato le caramelle. 
Da bambina, anche se ne mangiavo qualcuna ogni tanto, dicevo che non mi piacevano, per evitare che qualcuno me le regalasse pensando di farmi felice, ma questo non ha fermato alcuni irriducibili, convinti che a tutti i bambini debbano piacere le caramelle, e ne ho comunque ricevute a pacchi. 
In casa dei nonni le caramelle erano sempre a disposizione, in una scatola di legno con il coperchio decorato con un celebre dettaglio del Giudizio Universale di Michelangelo, ma potevano passare mesi senza che io sollevassi quel coperchio e crescendo, la situazione non è cambiata: occasionalmente può capitare che io mangi una caramella, ma è davvero un caso raro.


Giovedì la nausea mi aveva concesso una tregua, alla sera avevo iniziato a pensare di aver superato il picco. Eccesso di ottimismo: venerdì è stata una pessima giornata e anche ieri è iniziata molto male, però mi sono resa conto di sentire meno la nausea quando ho qualcosa in bocca: stimolando la salivazione, il fastidio alla gola si attenua.
Ho ripreso a masticare chewing gum dopo pranzo, ma dopo un paio d'ore di ruminamento le mandibole chiedevano pietà e ho avuto un'illuminazione: caramelle! 
Ricordavo vagamente di avere in casa un pacchetto di Ricola alle erbe balsamiche, la scelta ideale perché sono tra le poche che gradisco e contengono alcune erbe che hanno proprietà digestive e protettive della mucosa orale: sì, trovate! 
Ho messo in bocca una caramella e l'ho parcheggiata in un angolo, lasciando che si sciogliesse da sola: funziona abbastanza bene.
Io: "Chissà se fanno anche le Ricola senza zucchero? Sembra un rimedio semplice, economico ed efficace, però non posso succhiare caramelle tutto il giorno, mi ritroverei la glicemia alle stelle!"
Lui non ha risposto, forse temeva che gli avrei chiesto di uscire per procurarmi le caramelle senza zucchero, quindi più che una conversazione domestica è stato un monologo domestico.
Finita la prima caramella, ho tirato fuori dalla tasca il pacchetto per prenderne un'altra.
E niente...



EDIT
In questo momento nemmeno le caramelle sono di aiuto, ho la gola e lo stomaco serrati in una morsa. 
Ettore è in clinica veterinaria: stamattina era mogio, stranamente silenzioso e si muoveva a fatica, chiaramente qualcosa non andava e abbiamo chiamato immediatamente la clinica e Renato l'ha portato mezz'ora fa. 
Ha la febbre alta, gli stanno facendo un'ecografia alla vescica che è risultata dolente durante la visita. Sono preoccupata da morire.

AGGIORNAMENTO
Ettore non ha problemi urinari, vescica e uretra regolari, urine pulite. C'è un virus respiratorio che sta girando tra i gatti, in clinica ne hanno due ricoverati, potrebbe aver preso quello. Gli hanno dato antibiotico e antinfiammatorio, ora è ancora un po' intontito dalla sedazione ma sta già meglio, ha mangiato qualcosa e noi siamo un po' più sollevati.

domenica 17 settembre 2023

Chemo brain

Chemo brain (o chemo fog)
Condizione di deterioramento nel funzionamento cognitivo che può riscontrarsi durante e dopo i trattamenti per il tumore.
Può comprendere difficoltà di concentrazione, problemi di memoria, sensazione di annebbiamento e altri disturbi cognitivi.

Ho scoperto questo termine poco tempo fa, proprio grazie a un commento su Facebook a un post di questo blog ed è diventato immediatamente un alibi formidabile per qualsiasi sciocchezza io possa commettere.

Un paio di settimane fa, quando la pelle del piede era particolarmente sofferente, ho chiesto a Renato di comprarmi un paio di solette morbide da inserire nella ciabatta che utilizzo sempre in casa, perché le scanalature e i rilievi della suola interna rendevano doloroso l'appoggio quando non indossavo un calzino morbido.


Quando le solette sono arrivate, ho diligentemente ritagliato la sagoma in base al mio numero di piede, ma solo in lunghezza, perché le Crocs hanno la pianta bella larga.
Ottimo risultato, però dovevo sempre mettere anche il calzino, altrimenti la soletta mi si appiccicava al piede, quindi non avevo risolto il problema iniziale. Eppure avevo usato solette simili in passato, in particolare con un paio di mocassini estivi che indossavo sempre senza calzini, e non ricordavo che fossero così appiccicose...
Qualche giorno fa, dopo aver più e più volte risistemato la soletta perché restando attaccata al piede si spostava continuamente, finalmente l'ho guardata bene.
E niente... voi vi ricordate quale gamba mi è stata amputata, vero?



venerdì 7 luglio 2023

Il mistero delle mutande scomparse

Dato che al piano di sopra non posso usare la sedia a rotelle per problemi di spazio, mi muovo con il deambulatore, quindi ho entrambe le mani occupate e non è facile trasportare oggetti. Tengo sempre un sacchetto di tela appeso al deambulatore per questo scopo, ma ho elaborato anche tecniche più creative.
Se ho bisogno di un bicchiere d'acqua sul comodino, ad esempio quando devo prendere farmaci a orari precisi nel cuore della notte, riempio a metà un bicchiere di plastica e lo trasporto tenendo il bordo tra i denti.
Ma la tecnica più utilizzata è senza dubbio il lancio, dal posto in cui l'oggetto si trova a quello in cui deve andare. Alcuni oggetti si possono lanciare ovunque, perché non si rompono: quando sostituisco la spugna da doccia con una pulita, lancio quella usata sul il lavandino, così poi (forse) mi ricordo di portarla nel cesto dei panni da lavare; quando finisce la carta igienica, lancio l'anima di cartone sul mobile del bagno da cui (prima o poi, di solito poi) mi ricordo di portarla nel bidone della carta. 
La maggior parte degli oggetti può essere lanciata sul letto, anche quelli relativamente fragili come i cellulari, che non si danneggiano atterrando sul morbido; però devo fare attenzione a lanciarli uno alla volta e in punti diversi, per non farli cadere uno sull'altro.
Le cose che lancio in assoluto più spesso, più volte ogni giorno, sono gli indumenti. Certo, potrei appoggiarli sul traverso del deambulatore, è quello che faccio quando non voglio stropicciarli, ma se posso risparmiare qualche spostamento, meglio. Non sono oggetti da lancio perfetti, perché essendo leggeri, in volo tendono ad allargarsi e planare, con il rischio di non raggiungere la destinazione, quindi bisogna appallottolarli e lanciare con una certa energia.
Prima di andare in doccia, prendo la biancheria pulita dal settimanale e la lancio sul letto.
Quando mi spoglio, operazione che devo necessariamente eseguire seduta sul letto, lancio i vestiti usati sul comò. 


Ieri sera ero sicurissima di aver lanciato le mutande pulite sul letto, ricordavo perfettamente di averne preso un paio dal cassetto valutando che sarebbe stato il loro ultimo utilizzo, perché erano vecchie e logore. Quando sono uscita dal bagno, però, non le ho più trovate.
Ho messo sottosopra il letto, spostato il lenzuolo, i cuscini, il plaid dei gatti. Due volte. Ho controllato anche sul pavimento, magari avevo lanciato male... Nessuna traccia delle mutande e qualche dubbio sulla mia sanità mentale (le ho davvero tirate fuori?) e sui felini di casa (le avrà prese un gatto?).
Solo dopo un bel po' mi è venuto in mente di controllare sul comò ed eccole lì, in mezzo ai vestiti usati.
Evidentemente quando ho appallottolato gli indumenti che avevo tolto prima di andare in doccia, ho raccolto per errore anche le mutande pulite e le ho lanciate insieme a tutto il resto.
Buone mutande a tutti!



Va bene, delle mie mutande non ve ne può importare di meno, e avete anche ragione, nemmeno a me interessano le vostre. Magari invece volete sapere come sto.
Sto incredibilmente bene, nel senso che faccio proprio fatica a crederci.
Le analisi della settimana scorsa erano buone, i globuli bianchi si sono ridotti, è inevitabile, ma non tanto, siamo ben lontani dai livelli di emergenza. 
Niente nausea né vomito e i capelli ci sono ancora, anche se è possibile che inizino a diradarsi più avanti. 
Ho ancora sonno, ma meno rispetto ai primi giorni, e mi stanco facilmente, ma ho ripreso il lavoro già la settimana scorsa e riesco a condurre una vita abbastanza normale.
Il dolore al torace si è ridotto, riesco quasi sempre a gestirlo facendo attenzione a evitare alcuni movimenti e posizioni. 
Il sintomo più significativo ora è un lieve bruciore ai palmi delle mani che è probabilmente il preavviso della sindrome mano-piede (tecnicamente eritrodistesia palmo-plantare), l'effetto collaterale più comune e più debilitante di questo farmaco, ma per adesso è davvero poca cosa. Nella speranza che non evolva, seguo le raccomandazioni dell'oncologa: bevo abbondantemente acqua, applico diligentemente la crema idratante e proteggo con molta cura la pelle.



P.S. Grazie per il regalo Fabiana!

giovedì 16 marzo 2023

Conversazioni domestiche - Le mutande

Io: "Stamattina mentre scendevo le scale mi sono cadute le mutande e non sono riuscita a raccoglierle. Le recuperi tu, per favore?"
Lui: "Certo."
Ora lo so che vi state immaginando una scena apocalittica, con la povera disabile che rimane con le pudende esposte mentre arranca faticosamente sulle scale...


Niente di tutto questo.
Semplicemente mentre scendevo appollaiata sul seggiolino del montascale, completamente vestita, mi sono scivolati di mano gli slip che avevo cambiato ieri sera e che stavo portando al piano terra per metterli a lavare.

sabato 11 marzo 2023

Cronaca di un sabato

Oggi sono a casa da sola, Renato ha lavorato tutto il giorno e poi è andato a recitare. 
Avrebbe potuto essere un tranquillo sabato di relax e invece...

Ore 9: sveglia, passaggio in bagno, vestizione, colazione.
Ore 9:50: carico carrozzina in auto e coccole a Ettore nel bagagliaio della macchina.
Ore 10:10 partenza da casa verso la piazza del paese (prego notare il tempo trascorso rispetto all'attività precedente perché Ettore non mi mollava).
Ore 10:25: parcheggio a più di 500 metri dalla mia destinazione, perché i parcheggi per disabili in centro erano tutti occupati (e ho il dubbio che almeno una delle auto non avesse il contrassegno). Trasferimento in piazza a forza di braccia, superando qualche saliscendi e alcuni tratti di marciapiede sconnesso.
Ore 10:35: interessante laboratorio sul gioco d'azzardo con il progetto Fate il nostro gioco.


Ore 13:00: pranzo con carciofo e stracchino.
Ore 13:30: carico prima lavatrice, svuotamento primo stendino, suddivisione dei due chili e passa di ragù che avevo preparato ieri in vaschette da 2/4 porzioni e spostamento degli stessi in freezer, cambio acqua nelle ciotole dei gatti, riempimento ciotola di Edison, riempimento ciotola di Fergus.
Ore 14:15: breve relax sul divano.
Ore 14:30: carico carrozzina in auto e partenza verso la chiesa del quartiere (questa volta Ettore non si è fatto vedere).
Ore 15:00: funerale di un uomo buono e generoso a cui ero molto affezionata. Ciao Tini, mi mancheranno i nostri baci!


Ore 16:15: rientro a casa e coccole a Ettore nel bagagliaio dell'auto.
Ore 16:30: svuotamento prima lavatrice, riempimento primo stendino, carico seconda lavatrice, svuotamento secondo stendino, riempimento ciotola di Edison.
Ore 17: pausa con cioccolata calda.
Ore 18: svuotamento seconda lavatrice, riempimento secondo stendino (questo è stato impegnativo perché c'era roba grande, lenzuola e tovaglie), cambio lenzuola (non rinviabile perché stanotte è arrivato Fergus in versione mostro-della-palude e ha inzaccherato tutto), doccia, riempimento ciotola di Edison, riempimento ciotola di Edison (no, la ripetizione non è un errore), riempimento ciotola di Penelope. Se nella lista di riempimento ciotole mancano Ettore e Matilde non è perché io li faccia morire di fame, ma loro mangiano quasi esclusivamente croccantini, che sono sempre a disposizione in una ciotola molto grande che viene riempita ogni 3/4 giorni.
Ore 20: cena con melanzane e polpette.
Ore 20:30: crollo sul divano. E non so mica se riesco a rialzarmi...



domenica 26 febbraio 2023

Quasi come Celentano

Il recupero prosegue mooooooolto leeeeeeeentaaaaaaaaameeeeeeeente.


I dolori sono abbastanza sotto controllo, credo di aver individuato quasi tutti i movimenti e le posizioni che devo evitare per non stuzzicare il nervo intercostale. Il problema è che sono parecchi, quindi la mia mobilità rimane molto limitata, come anche la resistenza, e sono costretta a passare quasi tutto il tempo sul divano, limitando al minimo le attività domestiche e ancora di più le uscite, sia per numero che per durata. Almeno però adesso riesco a dormire distesa e questo ha migliorato di molto la mia qualità di vita rispetto a qualche settimana fa.

Per quanto riguarda la tosse, l'unica strategia è non respirare troppo a fondo e parlare meno possibile, ma non sempre funziona, a volte mi pigliano comunque accessi ferocissimi che mi lasciano stremata e dolorante, perché, ovviamente, con riferimento al punto precedente, tossire è uno dei movimenti da evitare.

La situazione mi ha fatto ricordare il titolo di un album di Adriano Celentano di una ventina d'anni fa: direi che riepiloga molto bene la mia situazione attuale.


Conversazioni domestiche sul divano

Ieri è stata una giornata intermedia, non cattiva, ma nemmeno buona: tanti colpi di tosse distribuiti in tutto l'arco della giornata, qualcuno anche violento, ma senza accessi particolarmente lunghi.
Abbiamo passato il pomeriggio sul divano a guardare la TV.
Lui: "Come va?"
Io, che da ore tossivo più o meno come una vecchia tabagista incallita (la differenza è che la mia è una tosse secca): "A parte la tosse..."
Lui: "Hai la tosse?"





venerdì 24 febbraio 2023

Conversazioni domestiche tra me e me


Io: "Toh, che strano: questo barattolo è in dispensa da almeno due settimane e Renato non l'ha ancora aper..."


"Ah, no."

sabato 18 febbraio 2023

Conversazioni domestiche - A tavola

A tavola.
Io: "Ho ancora fame."
Lui: "Vuoi insalata?"
Io: "Cosa c'entra l'insalata con la fame?!?"



PS: vale anche per quelli che suggeriscono di mangiare un frutto o uno yogurt per ingannare la fame: sappiate che la mia fame non è così scema.

venerdì 23 dicembre 2022

In ripresa

Dopo i primi, faticosi giorni, la situazione è nettamente migliorata.
Ho recuperato energie, riesco a parlare abbastanza senza tossire e i dolori sono molto ridotti. 
Con l'aiuto di Renato, riesco anche a fare la doccia. È una faccenda laboriosa, perché bisogna proteggere le medicazioni con cerotto trasparente, ma mi rimette in pace con il mondo.
Le ferite sono pulitissime, solo una mi dà un po' fastidio perché è proprio sul bordo del seno destro: se non metto il reggiseno, il peso fa "tirare" i punti, ma se lo metto, passa proprio sopra la ferita e dà comunque fastidio. Sarei eternamente grata a chi sapesse indicarmi dove trovare reggiseni supermorbidi, tipo canottiera, per un giro petto di 125cm. Ho fatto alcuni tentativi, ma anche le taglie più grandi che ho trovato, 5XL, sono grandi di circonferenza, ma hanno le coppe troppo piccole.

Renato è tornato al lavoro martedì. Era molto preoccupato all'idea di lasciarmi a casa da sola, ma ancora una volta è arrivato in soccorso l'angelo-zia, che mi ha tenuto compagnia negli ultimi tre giorni. Solo oggi sono rimasta per tutta la giornata da sola, perché lei è partita per passare il Natale a Monza con figlie e nipoti, ma sto davvero meglio, non ho avuto bisogno di nessun aiuto.
Tecnicamente non si può nemmeno dire che io sia rimasta da sola: ho avuto sempre almeno un gatto, qualche volta due, a meno di un metro di distanza da me.
Edison e Matilde si sono divisi lo spazio sul mio letto, mentre Penelope, Ettore e Fergus da quando sono tornata si contendono continuamente il posto sul divano: il primo che arriva, si piazza sulla mia gamba e agli altri due non rimane che aspettare che si sposti per dargli il cambio. Di solito vince Penny, probabilmente anche grazie al fatto che soffia ferocemente e tira zampate a chiunque altro tenti di avvicinarsi, mentre Ettore e Fergus sono molto più tolleranti.




Finalmente sotto l'albero di Natale ci sono tutti i regali pronti da distribuire, altri sono già stati spediti e consegnati nei giorni scorsi. Ne è è arrivato a sorpresa qualcuno anche per me (grazie Betta, Anna Maria e Serena!) e un paio sono in frigo: per Natale resteremo a casa, preferisco ridurre al minimo i contatti per non rischiare di prendere qualche malanno, così la zia ci ha riforniti di prelibatezze. È vero che saremo solo in due (più cinque felini!), ma con tutto questo affetto intorno, di certo non saremo soli. 





sabato 26 novembre 2022

Diario felino - Insopprimibile voglia di coccole

Caro diario, credo di essere malato. 
Io mi sento bene, però l'umana dice che ho attacchi terribili di coccolite ferox, che non so cosa sia, ma sembra grave.
Non posso farci niente: in certi momenti, ho un assoluto e insopprimibile bisogno di coccole.
Questi attacchi si manifestano quasi sempre in situazioni ben precise: quando l'umana parte o arriva con la sua auto oppure quando va in bagno. Qualche volta, più raramente, anche in altre occasioni, per esempio quando lei sta lavorando.


Io so sempre quando l'umana sta per uscire, lo capisco e inizio subito ad agitarmi. Io non voglio che l'umana esca! Se non riesco a seguirla quando entra in garage dalla porta, faccio il giro, così appena il basculante inizia a sollevarsi, mi fiondo dentro, gnaulando con tutta la disperazione micesca possibile, e appena lei apre il bagagliaio per caricare la sedia a rotelle, io ci salto dentro, per evitare che possa andarsene senza di me.


Quando anche l'umana si siede nel bagagliaio, inizio a strofinarmi contro di lei, faccio le fusa, miagolo, la riempio di baci... insomma, cerco di convincerla a restare a casa con me.


Qualche volta, quando finalmente riesce a farmi scendere dal bagagliaio, provo a salire nell'abitacolo, sul sedile del passeggero, e faccio gli occhioni dolci. 


E niente, non funziona. Mi fa un sacco di coccole, mi dice che mi vuole bene, ma poi mi fa scendere e va via lo stesso. Però quando va in ufficio, deve mettere la sveglia un quarto d'ora prima per tenere conto della nostra sessione di coccole da bagagliaio.
Anche quando ritorna salto nel bagagliaio per una dose di coccole, miagolando sonoramente per darle il benvenuto. Di solito dopo un po' lei chiede se possiamo andare dentro e continuare sul divano, soprattutto adesso che inizia a fare freddo, ma io voglio le coccole nel bagagliaio!

L'altro momento di insopprimibile voglia di coccole è quando l'umana va in bagno.
Se sono in casa, la seguo appena mi accorgo che va in quella direzione, mentre se sono in giardino e vedo accendersi la luce dentro la finestra del bagno, mi precipito subito dentro.
Al piano terra, lei di solito usa la sedia a rotelle, che ha un cuscino tutto morbidoso, e appena si trasferisce sul WC, io ci salgo e comincio a fare le fusa e a chiedere coccole.


Il problema è che quando lei si alza dal WC, rivuole il suo cuscino, mentre io non voglio saperne di scendere. Se in casa c'è anche l'umano, lei lo chiama e lui viene a prendermi, mentre quando è da sola deve arrangiarsi: mi chiede gentilmente di scendere, mi lancia qualcosa da inseguire, prova a prendermi in braccio, ma è difficile perché lei può usare solo una mano, l'altra le serve per tenersi in equilibrio dato che le manca una zampa, e peso anch'io quasi sei chili, come Edison, anche se lui è più grosso, invece io sono alto e lungo. Di solito l'umana finisce semplicemente per spingermi giù, ma deve stare attenta, perché il cuscino è pieno d'aria e se ci pianto le unghie, si buca.
Al piano di sopra, l'umana non può usare la carrozzina, non c'è abbastanza spazio, quindi si muove con il deambulatore. Peccato, niente cuscino morbido. Ma io voglio lo stesso le coccole e allora cerco di saltarle in braccio, che non è semplicissimo perché io sono grande e lei ha una coscia sola su cui posso acciambellarmi, non è facile restare in equilibrio, ma in qualche modo ci riesco sempre. No, le foto di questo non ve le faccio vedere!
Anche quando entra nella doccia cerco di seguirla, ma lei mi chiude la porta a vetri sul muso. Pazienza, la aspetto fuori, gnaulando, e appena esce mi precipito a strofinarmi su di lei.


L'umana dice che tutta questa roba si chiama coccolite, che forse è anche una malattia grave, ma non credo, perché bastano un po' di carezze e grattini per farla passare. Un bel po' di carezze e grattini, in effetti. 

                       Ettore


  
PS: Grazie Martina!



domenica 7 agosto 2022

Gattobolario seconda puntata e conversazioni domestiche

Stamattina.
Io: "Per favore, vai a sterminare la colonia felina che c'è di sopra."
Lui: "Ok!"
E ha provveduto.

Prima di chiamare la protezione animali, ricordatevi che a casa nostra si parla strano.
Per colonia felina intendiamo effettivamente un assembramento di gatti, ma non di tipo tradizionale.


Il riferimento è ai gatti di polvere, quegli agglomerati che si formano ogni tanto continuamente sui pavimenti e sono composti, a casa nostra, soprattutto da peli di gatto.



Già che ci siamo, ecco la seconda puntata del nostro Gattobolario, composta da definizioni senza parole.
Lo so, avevo promesso di pubblicarla l'anno scorso, ma dopo che Aki è sparito è stato difficile riprendere l'argomento.

- Croccrodillo


- Otaria


- Azzampati



- Spanciottato


- Zampotte


- Zampe coniglio


- Allungatto o spalmato


- Avvitato


- Miciofelicio


- Palletta o ghirotto


- Scatogatto


- Cestinato


- Panciottina


- Gattomorto o catafero (cit. Camilleri)


- Affagatti


- Zampetta penzula


- Preoccugatto o spavengatto