Visualizzazione post con etichetta varie ed eventuali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta varie ed eventuali. Mostra tutti i post

domenica 24 agosto 2025

Diario felino - Riaprite l'Oasi!!!

Caro diario, 
Sono molto triste e molto arrabbiata!
Come certamente ricorderai, sono nata due anni fa in Sicilia, nell'isola di Favignana, arcipelago delle Egadi.


La mia famiglia umana di origine mi aveva abbandonata, forse perché non potevano vendermi come siamese da esposizione perché non sono pienamente conforme agli standard della razza (ma sono bellissima lo stesso!), e sono stata salvata dalle volontarie dell'Oasi felina A-Mici di SAIE, che mi hanno raccolta, curata, vaccinata e microchippata, hanno trovato la famiglia che mi ha adottata (c'è bisogno di dirvi con quanto amore?) e mi hanno fatto arrivare con una staffetta fino al nord Italia.
L'anno scorso anche mio fratello Milo (so che è mio fratello perché ci assomigliamo tantissimo!) è stato abbandonato perché è cieco e anche per lui l'Oasi è stata la salvezza: lo hanno accolto e gli hanno trovato una famiglia con un delizioso piccolo umano che si prende cura di lui.
Le nostre sono soltanto due delle tante storie di accoglienza dell'Oasi, che lavora attivamente per contrastare e prevenire il randagismo a Favignana: più di 300 adozioni, 800 sterilizzazioni e oltre 1000 vaccinazioni grazie all'impegno di volontari e sostenitori: un valore non solo per i gatti, ma per tutta l'isola. 

Ma dal 1 agosto l'Oasi è sotto sequestro, con divieto di accogliere nuovi gatti, di dare in adozione quelli già presenti e di far entrare i visitatori:  viene contestata la mancanza di autorizzazione con riferimento alla legge regionale 15/22.


La mia umana, che per motivi professionali ha spesso a che fare con leggi, decreti e delibere, è andata a spulciare questa legge, che distingue chiaramente i "rifugi sanitari e rifugi per il ricovero" (paragrafo 16), per i quali è richiesta l'autorizzazione dell'Assessorato regionale della salute, e le "strutture di ricovero e custodia" (paragrafo 15), che comprendono le oasi feline (comma 1 lettera e) e non richiedono autorizzazioni.
Il sequestro appare quindi totalmente immotivato, ancor più se si considera che nel verbale di sopralluogo la struttura è stata riconosciuta idonea e ben gestita.


Alcuni siti di informazione locale hanno parlato di questo argomento, ma tutti i solleciti finora non hanno avuto esito: i gatti dell'Oasi continuano a essere nutriti e assistiti, ma non possono essere adottati né ricevere visitatori e la zona coccole rimane desolatamente vuota.


Ieri insieme alla mia umana ho scritto una PEC al Comune di Favignana (comune.favignana.tp@pec.it) per sollecitare la riapertura dell'Oasi, e ho pensato che anche parlarne qui può essere di aiuto per dare visibilità a questa situazione davvero incresciosa, in cui le istituzioni fanno proprio una figura meschina: che senso ha impedire lo svolgimento di un servizio volontario di pubblica utilità?
Vorrei invitare anche voi a sostenere SAIE perché possa continuare ad aiutare i gatti di Favignana, in modo che tutti possano essere amati e accuditi come me... vabbé, quasi: non è mica facile trovare umani servizievoli come i miei e fratelli maggiori affettuosi come Edison!
Non lasciamo soli gli A-mici dell'Oasi!


 Luna


giovedì 16 novembre 2023

Uno strumento utile

Ultimamente mi capita anche troppo spesso di dover acquistare farmaci di libera vendita e parafarmaci, prodotti che pago integralmente di tasca mia perché, anche se prescritti da un medico, non sono forniti dal SSN.
Ho scoperto che nelle farmacie online spesso si trovano a prezzi molto più bassi rispetto a quelli praticati dalle farmacie tradizionali, talvolta con sconti che arrivano al 50%, e fa una bella differenza.
Però non tutte le farmacie online sono uguali: spesso si trovano prezzi interessanti su alcuni prodotti ma non su altri e i costi di spedizione possono variare parecchio da un all'altra. Non ce n'è una più conveniente in assoluto: cambiando le quantità e/o la combinazione di prodotti, il risultato può essere molto diverso quindi bisogna valutare di volta in volta il sito più conveniente e può essere complicato, soprattutto quando ci sono più prodotti da acquistare.

E vi pare che io non trovo una soluzione?
Mi sono costruita un foglio Excel che mi permette di individuare la farmacia più conveniente per ogni acquisto, in base ai prodotti che mi servono e alle quantità, confrontando il costo complessivo dell'ordine, comprensivo di eventuali spese di spedizione, su una quarantina di negozi online.

(ho oscurato il nome dei prodotti perché quello che ordino sono affari miei)

Nella prima colonna ci sono i nomi dei siti, che si possono aprire direttamente cliccandoci sopra: sicuramente non sono tutte le farmacie online esistenti, ma si possono sempre aggiungere.
Nella riga 3 inserisco i nomi dei prodotti, nella riga 1 le quantità e nelle celle della tabella i prezzi sui diversi siti oppure la sigla nd se il prodotto non è disponibile su quel sito. 
Le colonne K e L contengono i costi di spedizione e la soglia oltre la quale la spedizione è gratuita e in colonna M si possono aggiungere eventuali sconti aggiuntivi.
Il programma calcola in automatico il totale dell'ordine per i siti su cui tutti i prodotti richiesti sono disponibili, evidenziando in verde i prezzi più bassi e in rosso quelli più alti: in questo modo si capisce velocemente dove conviene effettuare l'acquisto.

Negli ultimi mesi questo strumento mi ha permesso di risparmiare parecchio, in termini di soldi e di tempo, e ho pensato che magari può fare comodo anche a qualcuno di voi: se vi interessa, potete scaricarlo qui.
Fatemi sapere se trovate qualche errore, se avete proposte di miglioramento oppure semplicemente se vi è piaciuto e lo trovate utile!

sabato 28 maggio 2022

Una grande partita

econdo uno studio pubblicato di recente, giocare con i videogames rende più intelligenti. Spero che sia vero, perché ho sempre amato i videogames, fin dai tempi delle elementari, negli anni in cui nascevano Breakout e Space Invaders.



Ho passato molte ore in sala giochi, ma non ho speso molti soldi: ero piuttosto brava e le mie partite duravano a lungo. Non potendomi permettere una console, ho anche approfittato a mani basse di quella dello zio Luciano, la mitica Atari 2600.
Quando ho comprato il mio primo PC, un IMB 286, ero già all'università e i primi videogiochi a cui mi sono dedicata sono stati altri due grandi classici: Pacman e soprattutto Tetris, di cui avevo una storica versione per MS-DOS, con le immagini di edifici russi, a 16 colori e in bassissima risoluzione. 


A Tetris ero una campionessa, la coordinazione occhio-mano mi veniva spontanea. Una mia partita poteva durare anche più di due ore: arrivavo all'ultimo livello e andavo avanti. Il punteggio massimo era limitato dal numero di cifre disponibili, superato quello, il contatore tornava a zero e ricominciava; io gli facevo fare parecchi giri.
Dopo qualche tempo sono passata a una versione 3D, Block Out, che richiedeva l'uso contemporaneo di entrambe le mani per spostare e ruotare i pezzi. In breve tempo ho raggiunto punteggi stratosferici anche con questo.


Non so se questo mi abbia reso più intelligente, ma l'abilità nel disporre gli oggetti in modo efficiente ha parecchie applicazioni pratiche: organizzare armadi e scaffali, riempire la lavastoviglie, fare le valigie... e gestire gli impegni.


A inizio marzo avevo fatto la consueta densitometria ossea biennale. Rispetto al 2020 la situazione della colonna vertebrale è rientrata nei limiti di normalità, sicuramente anche grazie al sitting volley, mentre quella del femore è peggiorata in modo significativo: osteopenia avanzata, l'anticamera dell'osteoporosi.
L'oncologa si è subito allarmata: un elevato rischio di fratture è sempre una brutta cosa, ma con una gamba sola è potenzialmente catastrofico. Mi ha quindi prescritto una visita osteometabolica urgente.
Lunedì 23 mi hanno comunicato la data dell'appuntamento: martedì 31. Bene!
Solo che mi hanno anche inviato una lista di indagini da presentare: la densitometria (✅ fatta a marzo) esame radiografico della colonna vertebrale (✅ ho la TAC di fine aprile), una sfilza di esami di che non avevo mai nemmeno sentito nominare e una visita odontoiatrica, richiesta perché uno dei possibili effetti collaterali della terapia farmacologica comunemente utilizzata per l'osteoporosi, raro ma da non trascurare, è l'osteonecrosi della mascella/mandibola, quindi bisogna essere sicuri che non ci siano problemi dentali.

Ho subito messo a frutto la mia abilità nel Tetris: richiesta alla MMG dell'impegnativa per gli esami, acquisto del contenitore per la raccolta urine delle 24h, appuntamento dalla dentista, permessi e cambi di orario al lavoro, prenotazione delle analisi, individuazione dell'accompagnatore, perché posso andare con la mia auto e guidare, ma in ospedale a Padova c'è sempre l'incognita del parcheggio e potrebbe servire qualcuno che vada a posteggiare mentre io mi presento per la visita. 
Tutto programmato a puntino.
Solo che, quando giovedì mattina sono arrivata in ospedale, mi hanno detto che il loro laboratorio fa una delle analisi richieste non sul sangue, ma sulle urine. Ok, non c'è problema, ce le avevo. Macché: ho portato quelle delle 24h, servono quelle del mattino. Va bene, ce la facciamo: mi sono scolata un litro d'acqua, ho aspettato una mezz'oretta e con l'aiuto di una gentilissima infermiera, abbiamo racolto il campione necessario. Ma c'era un altro problema: i laboratori della mia ULSS non sono attrezzati per eseguire un altro degli esami richiesti. E adesso?
Appena uscita dall'ospedale, ho chiamato un centro medico privato. La centralinista non sapeva dirmi se eseguono quel tipo di esame, dovevo andare di persona allo sportello. Ho caricato la carrozzina in macchina e raggiunto il centro medico: sì, sono in grado di fare l'esame, ovviamente a pagamento, ma ormai l'orario dei prelievi era finito, sono dovuta tornare il giorno dopo. 
Ho avvertito in ufficio che avrei tardato un po' e la mattina seguente sono andata a fare il prelievo: i tempi ormai erano strettissimi, il referto sarà sicuramente disponibile martedì pomeriggio, ma io ho la visita al mattino, l'hanno segnato come urgente e incrociamo le dita.

E dato che a Tetris gioco non bene, ma benissimo, in tutta questa frenesia sono riuscita a infilare anche il lavoro, alcuni colloqui con le potenziali colf, la ricerca di un alloggio a Parma per il Trofeo Rotary del prossimo fine settimana, ultimo appuntamento della stagione di sitting volley, le prime prove di teatro per una nuova commedia, il lavaggio dell'auto e la prenotazione della nostra tanto agognata vacanza. Dopo aver esaminato decine di strutture ricettive dell'Alto Adige per individuarne una con tutte le caratteristiche necessarie, soprattutto accessibilità in sedia a rotelle e una grande piscina per nuotare, dato che i sentieri di montagna ormai per me sono fuori portata, ho trovato quello che cercavo. 
È stata una partita magistrale.



PS: il Tetris classico, per chi non lo sapesse, è un gioco in cui dalla parte superiore dello schermo scendono pezzi composti da da quattro elementi (da qui il nome) che il giocatore deve spostare e ruotare in modo da comporre righe senza spazi vuoti.







 

sabato 12 giugno 2021

La realtà che supera la fantasia

Ho avuto un grande amore nell'adolescenza, assoluto e totalizzante come tutti gli amori dell'adolescenza. È durato tredici anni. È stato esaltante, difficile, faticoso, meraviglioso. Mi ha fatto esultare, ridere, soffrire, qualche volta piangere. 
Pensavo che sarebbe durato per sempre, invece a un certo punto, qualcosa si è spezzato, non ce l'ho più fatta ad andare avanti. Mi ricordo ancora la sofferenza di quell'ultimo giorno, me la sono portata dietro per anni, dopo.
Quando l'arbitro ha fischiato la fine del set, ultima partita di campionato, vittoria per noi, sapevo che era finita: la mia schiena aveva detto definitivamente "basta". Ho pagato anni di allenamenti troppo intensi, in cui avevo cercato di compensare con la volontà ciò che la natura non mi aveva dato: altezza, velocità, elevazione.


Non sarei nemmeno dovuta essere in campo, quell'anno, dovevo solo fare da seconda allenatrice, ma a metà stagione la squadra era decimata da infortuni e ritiri, per una partita si erano ritrovate solo in cinque, non meritavano di finire sconfitte a tavolino. 

Ero arrivata alla pallavolo, come tantissime ragazzine della mia età, attirata dai cartoni animati giapponesi. Le prime serie con protagonista Mimì Ayuhara erano state trasmesse con il titolo Quella magnifica dozzina. A casa dei miei nonni, dove abitavo, non si vedevano ancora le reti private e quasi ogni giorno prendevo la bicicletta per andare a vederlo a casa della zia, nel paese vicino. 


Nelle stagioni successive il titolo divenne Mimì e la nazionale di pallavolo e la nonna decise di installare l'antenna per le TV private, così potevo finalmente guardarlo da casa. Qualche anno più tardi arrivarono anche Mila e Shiro - Due cuori nella pallavolo.
Dal punto di vista tecnico, la pallavolo di quei cartoni animati era fantascienza: salti stratosferici, schiacciate come missili, difese acrobatiche. Quello che c'era dietro, invece, era una rappresentazione realistica dello sport sano: lavoro duro, spirito di squadra, orgoglio, dedizione, lealtà e correttezza. Lezioni che non ho mai dimenticato.

Prima della pandemia con Renato eravamo tornati al palazzetto a seguire qualche partita della squadra locale, negli ultimi mesi ci siamo dovuti accontentare delle dirette televisive, soprattutto di pallavolo femminile, che rispetto agli anni ottanta si è evoluta tantissimo: battute velocissime, muri vertiginosi, attacchi potenti, difese spettacolari. 
In questi giorni stiamo seguendo la Volley Nations League, in cui l'Italia femminile schiera una straordinaria squadra B, mentre le titolari si allenano per le Olimpiadi: abbiamo visto azioni che non hanno nulla da invidiare ai cartoni animati di Mimì: dopo quarant'anni, la fantascienza è diventata realtà, e anche di più.




venerdì 5 marzo 2021

È successo di nuovo

L'altro ieri, non so come mai, mi è venuta in mente una serie di libri per ragazzi che avevo adorato quando ero bambina, cinque volumi letti e riletti decine di volte, quasi fino a distruggerli. Erano stati anche l'oggetto del mio tema di italiano all'esame di terza media.
Nella prima versione, si chiamavano I cinque sbarazzini e io mi sono a lungo identificata con George, la ragazzina solitaria, selvatica e scontrosa, ma schietta e leale, che avrebbe voluto essere un maschio: praticamente la storia della mia infanzia. Avevo addirittura chiamato il mio cane Timmy, come il suo.

Alla fine degli anni '70 era stata realizzata la serie televisiva, La banda dei cinque. Non avevo saputo subito che era stata messa in onda e ci ero rimasta malissimo quando mi ero resa conto di aver perso le prime puntate. A quel tempo non c'erano repliche né streaming e "perso" significava per sempre, un rimpianto che mi sono portata dietro per molti anni, quarantadue, per la precisione.


I telefilm avevano avuto molto successo e avevano portato alla pubblicazione di altri altri volumi della serie (in totale sono ventuno, ma non tutti sono stati tradotti in italiano); me li aveva regalati la zia, la stessa che è stata il mio angelo custode durante i ricoveri ospedalieri del 2019, e li avevo divorati con lo stesso entusiasmo dei primi.


Quando ho ripensato a questi libri tanto amati, mi è venuta voglia di rileggerli, proprio com'era capitato un paio d'anni fa con L'isola misteriosa di Verne. Purtroppo non so dove siano i primi cinque libri, i più vecchi. Uno credo sia stato buttato dopo che l'aveva rosicchiato Timmy (il mio, non quello di George), gli altri forse sono in qualche scatolone in garage, ma non in buone condizioni. 
Non ho perso tempo: ho aperto il sito da cui acquisto di solito gli e-book e ho visto che ce ne sono parecchi di questa serie, tutti quelli che ricordavo, anche se con titoli diversi, più altri che non ho mai letto. Volevo essere sicura che fossero proprio come i miei, uguali uguali, così ho aperto l'anteprima del primo, che nella vecchia versione si chiamava Avventura nell'isola ed è stato ripubblicato con il titolo Sull'isola del tesoro. Sono bastate le prime frasi.
«Mamma, hai deciso qualcosa per le vacanze estive?» chiese Julian, seduto al tavolo della colazione. «Possiamo andare a Polseath come al solito?»
Sì, era proprio quello, ne ricordavo quasi ogni parola: l'ho comprato e ieri sera mi sono messa a leggerlo.
Non è molto lungo, 172 pagine molto scorrevoli, un linguaggio semplice e gradevole: l'ho finito in poco più di un'ora, ritrovando con enorme piacere i personaggi, i luoghi e la storia. E appena l'ho finito, ho acquistato il secondo e ho letto anche quello, da cima a fondo.
Erano le due e mezza quando ho spento la luce e mi sono messa a dormire, felice come quella bambina che quarantadue anni fa aveva dieci anni.

E dato che non mi piace avere rimpianti, domani arriva questo cofanetto.



domenica 4 ottobre 2020

Risveglio

Domenica mattina, ore 7:46. Sto dormendo come una marmotta in letargo.


Il telefono aziendale inizia a suonare. 
Impiego alcuni secondi per aprire gli occhi, ricordarmi chi sono e dove mi trovo, prendere il telefono e rispondere.


- Servizio Clienti XXX, buongiorno
Ebbene sì, mi occupo (anche) del servizio clienti per una piccola rete di teleriscaldamento e il pronto intervento è attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Dall'altra parte, una voce femminile.
- Buongiorno. Volevo segnalare che qui manca l'acqua.
Chi sei? Perché non ti presenti? La voce non mi è familiare, l'accento ancor meno, sicuramente non è originaria di queste parti, ma non conosco tutti i miei utenti. Vabbé, glielo chiederò dopo.


- Non avete acqua calda?
- No, manca proprio l'acqua, non ne esce nemmeno una goccia.
- Manca solo da lei oppure anche ai suoi vicini?
- Ho telefonato a mia figlia che abita qui vicino e anche lei è senza.
Ma benedetta donna, ti pare che sia un problema nostro?


- Allora non dipende dal teleriscaldamento, deve chiamare l'acquedotto, non noi.
- Che numero hanno?
- È scritto sulle bollette.
- Ma lei non lo sa?
E come no, ho l'intero elenco telefonico a memoria...


- No, signora.
- E allora?
Cerco di raccogliere un po' di pazienza con un respiro profondo e sorrido: aiutare gli utenti con gentilezza e disponibilità, sempre!


- Provo a cercarlo su Internet, aspetti un attimo.
Trovo il sito dell'acquedotto e la pagina con i numeri di pronto intervento.


- Eccomi: azienda YYY. Ha carta e penna?
- Ma non è l'azienda ZZZ?


- Signora, ma lei da dove chiama?
- Biella.


- Mi scusi, ma perché chiama noi, che siamo in provincia di Venezia?
- Ho fatto il numero che c'è sull'elenco.
- Che numero?
- 800 996 xxx
- Signora, ha sbagliato numero, questo è 800 999 xxx
- Ma l'ho trovato sull'elenco!
Respiro profondissimo, sto raschiando il fondo del barile della pazienza.


- Sì signora, il numero è quello, ma lei ha sbagliato a digitarlo.
- E allora cosa faccio?
Oh, ma ci fai o ci sei?


- Telefoni di nuovo facendo attenzione a fare il numero giusto. 
- Ma lei non lo sa, il numero?
Ma se non so il numero del mio acquedotto, ti pare che so quello del tuo?


- No signora, io sono dalla parte opposta dell'Italia!
- Ah, va bene.
Grazie? Buona giornata? Scusi per averla svegliata di domenica mattina all'alba? Macché...


venerdì 19 giugno 2020

Il bagno per disabili

Il mio ingresso da protagonista nel mondo della disabilità è piuttosto recente, ma ho già avuto qualche esperienza, più o meno felice, con una struttura fondamentale: il bagno per disabili.
Vorrei quindi proporre qualche spunto di riflessione per i proprietari e i progettisti di questi ambienti, perché ho l'impressione che più di qualche volta non abbiano la più pallida idea di quali siano le esigenze delle persone con disabilità e si limitino ad applicare pari pari le quattro regolette su altezze e distanze, senza ragionare sulle necessità che ci stanno dietro.

Water e dintorni
Lo riconosci subito e, se puoi, te ne tieni alla larga. Quando potevo scegliere, evitavo per quanto possibile di usare i bagni per i disabili perché c'è quasi sempre dentro questa cosa orrenda fatta più o meno così:


Mi ero chiesta per anni a cosa servisse quella strana apertura anteriore, formulando ipotesi fantasiose e completamente sbagliate (confessate: anche voi!). Finalmente l'anno scorso l'ho scoperto, la prima volta in cui ho usato il bagno dell'ospedale durante il ricovero in riabilitazione: serve a far passare la doccetta igienica per fare il bidet.
La doccetta è una cosa bellissima, meravigliosa, indispensabile per chi come me è impossibilitato a usare il bidet. Santa subito!
È stato uno dei miei primi acquisti da disabile, insieme allo sgabello da doccia, l'avevo ordinata durante il ricovero in modo da trovarla già a casa al mio rientro, e appena ho avuto la possibilità di tornare a utilizzare anche il bagno della camera da letto, me ne sono fatta regalare un'altra.
Grazie allo spazio lasciato libero dalla gamba mancante, ho anche il vantaggio di poterla usare con un WC normale, senza apertura anteriore, così non ho dovuto fare grandi modifiche nei miei bagni.


Però...
La doccetta serve per fare il bidet sul water, quindi ha senso installarla dove è pensabile che si faccia il bidet.
Ora, non so voi, ma io non ho mai sentito l'esigenza di fare il bidet nel bagno di un cinema o di una pizzeria, dove peraltro di solito non sono disponibili detergenti per l'igiene intima né salviette per asciugarsi. Quindi se siete il gestore di un locale e nei bagni "normali" non sentite la necessità di installare un bidet, non c'è motivo di installare la doccetta nel bagno per disabili.
A questo punto, vi svelo un segreto: se nel bagno non c'è la doccetta, potete evitare di installare il WC con apertura e sceglierne uno più bello, è sufficiente che la seduta sia alta, almeno 45 cm da terra, cosa che lo renderà più comodo per tutti, non solo per le persone con disabilità. Si possono installare sanitari sospesi, semplicemente fissandoli un po' più in alto, ma ci sono anche bellissimi modelli a terra con altezza tra 45 e 50 cm, come quello che abbiamo nel bagno dell'ufficio.

Il WC del bagno per disabili di solito ha un altro, enorme problema: quasi sempre manca il sedile copriwater.
Per quale motivo qualcuno possa pensare che alle persone con disabilità possa far piacere sedersi direttamente sulla ceramica del water, per me rimane un assoluto mistero. Che poi quel bagno spesso lo usano anche maschietti la cui disabilità consiste solo nel non riuscire a fare centro, quindi quella ceramica non è proprio il massimo dell'igiene.
Ma installatelo questo sedile, santa pazienza! E magari metteteci vicino un dispenser di disinfettante, per poterlo pulire prima dell'uso, che con la storia del virus, ci fate pure bella figura.


Restiamo nei dintorni del water.
Maniglioni.
Plurale.
Due.
Entrambi sollevabili, uno fisso e uno mobile, dritti, obliqui, di plastica, di acciaio, bianchi, colorati... come vi pare, ma uno per parte.


I maniglioni servono da entrambi i lati del WC, perché non potete sapere che tipo di difficoltà avranno gli utilizzatori, quindi dovete prevederle tutte. Io, per esempio, non posso semplicemente sedermi sul WC, perché non avendo più le ossa del bacino da un lato, ci cadrei dentro, quindi devo tenere sollevata la parte destra del corpo. Capite che se il maniglione è solo a sinistra, per me è un problema? Allora metteteli, che costano anche poco.
Fidatevi: anche voi che adesso vi sedete e vi rialzate come niente fosse, quando diventerete vecchi mi ringrazierete.

Lo so che adesso vi sconvolgerò, ma devo proprio dirvelo.
Un'altra cosa che deve sempre essere presente nei dintorni del WC, non solo per disabili, è la carta igienica. Davvero.
Potete usare i rotoli normali, quelli giganti oppure i dispenser di fogli pretagliati, la quattro veli super soft in tinta con le piastrelle oppure quella marroncina e un po' ruvida, ma mettetela, per favore. Magari anche uno o due rotoli di riserva. E deve essere a portata di mano, quindi, gentilmente, non sul davanzale della finestra dietro al WC a un metro e mezzo da terra, perché non ci arrivo.
Grazie.



Il lavabo
Il lavabo è un altro elemento caratteristico - e spesso orribile - del bagno per disabili.
Di solito è fatto più o meno così:


A cosa servano tutte quelle scanalature se non a renderne più difficile la pulizia, non mi è chiaro. Se qualcuno mi potesse illuminare in proposito, lo apprezzerei sinceramente.
Ma soprattutto: perché è così lungo?
Le persone con disabilità sono - appunto - persone, non oranghi, quindi hanno braccia di lunghezza normale. Inoltre spesso devono utilizzare il lavabo restando sedute e questo limita parecchio la possibilità di raggiungere punti lontani. Quindi prima di installare uno di questi cosi, provate a metterci davanti una sedia, sedetevi e lavatevi le mani. E poi provate a lavarvi i denti. E la faccia. Poi mi dite.


Del lavabo per disabili esiste anche una variante a inclinazione variabile che ho già incontrato un paio di volte e di cui vorrei davvero conoscere l'inventore per capire come gli sia potuta venire in mente.


Guardatelo bene.
Ma bene bene.
Proprio bene bene bene.
E adesso ditemi come si fa ad infilarci sotto le gambe stando seduti in carrozzina.
Grazie.

Vorrei attirare la vostra attenzione anche su un altro dettaglio caratteristico dei lavabi per disabili: il miscelatore


Notate qualcosa? No? Volete un aiutino?
La leva del miscelatore è particolarmente lunga per consentire alla persona in carrozzina di manovrarla con facilità, sempre per via del fatto che non siamo oranghi (vedi sopra).
Vi si è accesa la lampadina?
Ebbene sì: per lavarmi le mani, non mi basta arrivare al miscelatore, devo poter arrivare anche al rubinetto, per infilarci sotto le mani, sempre restando seduta. Vi assicuro che se il rubinetto è corto e basso, è un'impresa.

Allora fate una bella cosa: scegliete un semplice lavabo sospeso, poco profondo, e montatelo solo un po' più basso. Aggiungete un bel miscelatore alto, come quelli che ho installato a casa mia quasi vent'anni fa e che benedico ogni giorno, e sarà perfetto.


Per finire, una breve panoramica nei dintorni del lavabo.
Per lavarsi le mani, di solito, serve il sapone. Altrimenti si possono sciacquare, ma non è la stessa cosa.
Se il sapone si trova in un dispenser sulla parete dietro al lavabo, da seduti può essere molto difficile arrivarci. Provare per credere.
Idem per gli asciugamani. Per chi può camminare non è un problema fare un passo di lato per arrivare all'asciugamano, ma molte persone in sedia a rotelle hanno bisogno delle mani per spostarsi - io posso spingermi anche con il piede, ma non tutti hanno questa fortuna - ed è fastidioso dover manovrare la carrozzina con le mani bagnate.
Prendete nota.



Note
  1. Le valutazioni di questo post sono frutto esclusivamente della mia personale e limitata esperienza, non hanno alcuna pretesa di universalità; mi farebbe molto piacere sentire il parere di altre persone con disabilità, magari con più esperienza e situazioni diverse dalla mia, che possano confermarne o smentirne la validità.
  2. Nessun progettista e nessun bagno è stato maltrattato per realizzare questo post; qualcuno però se lo meriterebbe.

mercoledì 26 febbraio 2020

Autosmunita

Sto cercando di individuare l'automobile giusta per me.
Ho parlato con la carrozzeria che realizzerà l'allestimento speciale per capire se l'auto deve avere qualche caratteristica particolare o se alcune sono più adatte di altre: mi hanno detto che non ci sono particolari requisiti, riescono ad allestire auto di ogni genere. Potrebbero avere qualche difficoltà solo con i modelli nuovissimi, di cui non sono ancora disponibili le mappature dei segnali elettronici, quindi, una volta identificato il modello, sarà opportuno verificare che la carrozzeria abbia i dati necessari per modificarlo.

Se gli esami del prossimo mese andranno bene - TAC lunedì! - inoltrerò la richiesta di valutazione alla Commissione medica, che dovrà stabilire il tipo di adattamento necessario per la guida. Sicuramente cambio automatico, per il resto ci sono due possibilità: acceleratore a sinistra oppure acceleratore al volante più leva freno manuale.
L'amputazione della gamba destra in genere è compatibile con l'inversione dell'acceleratore, che viene messo a sinistra del freno, una modifica piuttosto semplice e relativamente economica. L'acceleratore originale può essere mantenuto per consentire la guida anche ai normodotati; nelle versioni più raffinate, è possibile scegliere tramite un pulsante sul cruscotto quale dei due acceleratori attivare, altrimenti si utilizza una sorta di coperchio per impedire la pressione involontaria del pedale sbagliato.


Questo tipo di modifica richiede sicuramente un po' di addestramento: dopo aver usato per più di trent'anni il piede sinistro per premere la frizione, bisogna modificarne la sensibilità per gestire acceleratore e freno. Impegnativo, ma sicuramente fattibile.

Il problema potrebbe essere un altro: a me non manca solo la gamba destra, ma tutto l'emibacino di destra, quindi la mia seduta non è perfettamente stabile e non so se riuscirei a gestire in sicurezza, senza perdere l'equilibrio, il passaggio rapido del piede dall'acceleratore al freno.
È possibile quindi che la Commissione medica prescriva i comandi al volante, più complessi e costosi, ma che probabilmente posso imparare a usare in trenta secondi o giù di lì.


Negli allestimenti più recenti, il cerchio acceleratore viene installato dietro al volante, in modo da non ostacolare l'accesso ai pulsanti ormai presenti su quasi tutti i volanti per la gestione di autoradio e altre funzioni e - ancora più importante - per non interferire con l'airbag. La leva del freno viene montata lateralmente, di solito a destra.

L'altra componente importante dell'allestimento speciale - e la più costosa - è il sistema di carico e scarico della carrozzina. Ce ne sono di diversi tipi: il robot che aggancia la carrozzina e la porta dentro l'abitacolo, il sollevatore che carica la carrozzina nel bagagliaio, il sistema di carico sopra al tetto dell'auto.


Ma esiste anche un'altra possibilità, mooooolto più economica: caricare e scaricare la carrozzina da sola.
Sono in grado di camminare con le stampelle o il deambulatore: se riesco a mettere la carrozzina nel bagagliaio, posso poi raggiungere il posto di guida.
Ho fatto una prova con la macchina di Renato: sedendomi all'imbocco del bagagliaio e togliendo le ruote, che sono a sgancio rapido, ce la faccio a mettere la carrozzina nel bagagliaio e poi a tirarla fuori, da sola. È faticoso, ma si può fare.
Dovrebbe essere anche più semplice con una macchina un po' più grande: riuscirei a sedermi più comodamente sulla soglia del bagagliaio e avrei più spazio per movimentare la carrozzina. Se il piano di carico fosse a filo, invece di sollevarla di peso, potrei farla scivolare sulla soglia di carico, molto meno faticoso, proteggendo la carrozzeria con un tappeto per non graffiarla. Con una carrozzina superleggera, che significa 4/5 chili in meno di quella attuale, dovrebbe essere addirittura un'operazione semplice, forse riuscirei a caricarla anche sul sedile posteriore o su quello del passeggero.

Questa ipotesi mi stuzzica molto perché evita la complicazione di un ulteriore allestimento speciale e lascia inalterata l'abitabilità del veicolo, ma richiede alcune caratteristiche precise.
Naturalmente il bagagliaio deve essere abbastanza grande per contenere almeno la carrozzina con le ruote smontate, ma questo era già un requisito di base. In più, la soglia del vano di carico non deve essere troppo alta, perché devo potermici sedere sopra con facilità e in sicurezza, e il piano di carico deve essere più possibile a filo con la soglia: ogni centimetro di sbalzo è una fatica in più per sollevare la carrozzina. In sostanza, mi serve un'auto molto simile a quella che avevo prima.


Ho iniziato il giro delle concessionarie e già con le prime visite ho aggiustato il tiro: le auto che mi piacerebbero, crossover e SUV compatti, nella maggior parte dei casi non sono adatte. Riesco a salire su tutte quelle che ho provato - ce ne sono alcune troppo alte, ma sono anche così costose che non le ho nemmeno prese in considerazione - e la posizione di guida mi piace un sacco, ma la soglia del bagagliaio è generalmente troppo alta e spesso c'è uno sbalzo rispetto al piano di carico. Probabilmente dovrò orientarmi sulle station wagon più tradizionali.
Mi piacerebbe un motore ibrido, che ritengo particolarmente adatto al mio stile di guida, probabilmente consumerei pochissimo, ma anche questo restringe molto la scelta.
Requisiti minimi:

  • che non costi come un appartamento
  • non più lunga della precedente (4.70m), meglio un po' più corta
  • portellone elettrico
  • cambio automatico
  • telecamera posteriore e/o sensori di parcheggio
  • sensore pioggia
  • climatizzatore automatico bi-zona
  • retrovisori esterni regolabili e ripiegabili elettricamente
  • retrovisore interno fotocromatico
  • rivestimenti interni in tessuto, al massimo qualche inserto in pelle, ma non tutti in pelle
  • più sistemi di sicurezza possibili: anticollisione, monitoraggio angolo cieco, riconoscimento pedoni, ecc. 

Si accettano suggerimenti, anche se poi faccio a modo mio, come sempre.

In ogni caso, non sarà una cosa breve.
Devo richiedere la visita della Commissione medica e non ho idea di quanto tempo passi tra richiesta e visita. Per la verità non ho ancora capito nemmeno come e dove si fa la richiesta, ma in un modo o nell'altro troverò le informazioni.
Devo scegliere l'auto, verificare che sia compatibile con le modifiche necessarie, ordinarla e aspettare che arrivi. Per alcuni modelli ci vogliono anche sei mesi.
Far realizzare e omologare gli adattamenti.
Fare l'esame per la patente speciale.

Insomma, la mia autonomia è ancora lontana e avrò ancora bisogno di autisti per il tragitto casa-lavoro per diversi mesi. Cominciamo.
  • Mercoledì 4 marzo ore 8:10 a casa mia ASSEGNATO Renato V!
  • Mercoledì 11 marzo ore 14:30 in Zignago (va bene anche un po' prima)ASSEGNATO Francesca G!
  • Mercoledì 18 marzo ore 8:10 a casa mia ASSEGNATO Danilo B!
  • Mercoledì 25 marzo ore 14:30 in Zignago (va bene anche un po' prima) - ASSEGNATO Isabella B!
  • Mercoledì 1 aprile ore 8:10 a casa mia
  • Mercoledì 8 aprile ore 14:15 in Zignago  ASSEGNATO Chiara A!
Fatevi sotto!