domenica 17 giugno 2018

Piemonte (post mooooolto lungo)

Su le dentate scintillanti vette
salta il camoscio, tuona la valanga...

Ah, no, non era quello di cui volevo parlare. Tra l'altro, al liceo avevamo saltato a piè pari Carducci, perché all'insegnante di italiano non piaceva.
Armatevi di pazienza, ho avuto parecchie ore di viaggio per pensare ai contenuti di questo post e il risultato è logorroico al punto che l'ho diviso in paragrafi. Se vi sembra troppo lungo e non avete voglia di leggerlo... beh, fatene a meno, non ve l'ha ordinato il medico. E se per caso l'avesse fatto, cambiate subito medico.

Date sul calendario
Mi capita spesso di evidenziare qualche data sul calendario, almeno virtualmente, dato che utilizzo solo calendari digitali. Sono gli appuntamenti importanti, gli eventi a cui tengo particolarmente. Può trattarsi di controlli medici, rappresentazioni teatrali, scadenze di lavoro, viaggi o altre situazioni che mi coinvolgono molto emotivamente, talvolta al punto da riempire i miei sogni nei giorni precedenti.
Queste date diventano punti di riferimento nella scansione del mio tempo, pietre miliari rispetto a cui ci sono un prima e un dopo in cui vanno inserite le altre cose da fare. Fissare le ferie dopo gli esiti della TAC. Preparare quel report prima della certificazione. Valutare l'acquisto di una nuova auto dopo la visita di revisione dell'invalidità. Riordinare lo studio prima del ricovero.
Mi rendo conto che concentrandomi sulle date in evidenza potrei rischiare di consumare i giorni intermedi in attesa di qualcosa che verrà, anziché riempire il mio tempo di ciò che c'è qui e ora. In passato, talvolta, è stato così, ma ora non più. L'età ha imposto ai miei occhi lenti progressive, con cui basta un lieve movimento del capo per spostare la messa a fuoco dalle cose vicine a quelle lontane, o viceversa, e mi sono bastati pochi secondi per imparare a usarle. L'esperienza ha insegnato la stessa cosa alla mia mente e lanciare frequenti occhiate al futuro non mi impedisce di vivere pienamente il presente.
Da oltre un mese, sul mio calendario c'erano due date evidenziate alla metà di giugno. Il 15 la premiazione del concorso letterario Gim, paladino di un sogno, a Biella, e il 16 l'incontro con Rita.

Prima di partire
Sono dovuta partire da sola, perché Renato non era riuscito a prendere nemmeno un giorno ferie. E tanti saluti al progetto di un giretto in Piemonte.
Nei giorni precedenti avevo avuto forti dolori alla gamba, probabilmente legati al tempo ballerino, che mi avevano reso davvero difficilissimo camminare, ma non ero particolarmente preoccupata per il viaggio. Nelle ultime settimane, i dolori, benché frequenti e talvolta intensi al punto da richiedere un analgesico, mi sono sembrati più gestibili, perché erano sempre legati al movimento o alla postura. Come sempre, ciò che mi mette in difficoltà non è tanto il problema fisico, quanto il non riuscire a individuarne l'origine. Se riesco a capire la causa del dolore, lo posso affrontare. Guidare la mia auto non mi crea particolari problemi, perché ho un buon punto di appoggio per la gamba destra, che mi consente una posizione comoda, senza stressare muscoli e legamenti, quindi ritenevo di poter affrontare una trasferta di oltre 400 chilometri.
Al momento di chiudere il trolley, ho avuto un moto di ilarità. Dovevo rimanere fuori solo una notte, abiti e biancheria di ricambio occupavano pochissimo spazio, ma il trolley era pieno... di scarpe. Tre paia, oltre a quelle che avevo ai piedi, più le ciabatte. Pareva il trolley di un millepiedi. Tante per chiunque, un'enormità per una che proclama da sempre di avere così poco interesse per scarpe e borse da dubitare della propria identità di genere. Infatti il motivo non era modaiolo, ma pratico: volevo avere a disposizione tutte le opzioni possibili nel caso in cui mi si fosse gonfiato il piede, ipotesi tutt'altro che remota, soprattutto in questa stagione. Ecco allora i sandali comodi-ma-bruttini per il viaggio, quelli eleganti e sbirluccicosi per la premiazione, quelli carini con il velcro per adattarsi anche alla zampazampogna, casomai non fosse stato possibile infilare quelli eleganti, e le sneakers che non-si-sa-mai-dovesse-piovere.
Prima di uscire di casa, ho riempito di coccole Gandalf, che era molto preoccupato, dato che la sua infallibile sensibilità felina aveva colto i segnali di una partenza imminente. L'ho lasciato spalmato sul divano, apparentemente addormentato... Solo per ritrovarmelo, tre secondi dopo, sul sedile dell'auto, perfettamente sveglio e determinato a non lasciarmi allontanare da sola. Gli ho lasciato per qualche minuto l'illusione di aver raggiunto il suo obiettivo, mentre sistemavo a portata di mano il necessario per il viaggio, bottiglia d'acqua e CD musicali, e impostavo il navigatore, poi l'ho preso in braccio e coccolato ancora un po', prima di lasciarlo in giardino, sconsolato, a guardarmi partire.


Autostrada e musica
Il tempo era splendido, cielo sereno e limpido, con le montagne che scorrevano maestose sullo sfondo alla mia destra. Traffico non particolarmente intenso; il movimento maggiore era nella direzione di marcia opposta rispetto alla mia. 
Un po' di radio, poi un CD, L'infinitamente piccolo di Angelo Branduardi (capolavoro!). Ancora un po' di radio e una brevissima sosta prima di Verona per sgranchirmi le gambe e verificare la situazione della caviglia: niente gonfiore, molto bene. Cambio CD e si riparte con Bark at the moon di Ozzy Osbourne (capolavoro!) e un sorriso tra me e me al pensiero che i miei gusti musicali sono talmente variegati da far pensare a un disturbo bipolare.
Qualche fastidio dopo Brescia per via di un furgone bianco: non mi piaceva averlo davanti perché mi ostruiva completamente la visuale e non teneva una velocità costante, ma continuavo a ritrovarmelo lì. L'ho sorpassato due, tre volte, ma dopo un po' accelerava e mi si rimetteva davanti, per poi rallentare nuovamente. Poco prima della barriera di Milano, mi sono fermata in autogrill, una sosta di una decina di minuti per andare alla toilette, acquistare una Viacard e togliermi dai piedi il furgone bianco, prima di affrontare l'ultima parte del viaggio.
In tangenziale a Milano ho trovato qualche rallentamento e... ancora il maledetto furgone bianco, sempre lo stesso (ormai avevo imparato a riconoscere la targa), di nuovo davanti a me, ancora più fastidioso perché quando si è in coda, è particolarmente utile riuscire a vedere cosa succede più avanti, per reagire in anticipo alle variazioni di velocità. Pazienza, per fortuna è uscito prima di imboccare l'autostrada verso Torino.

  

Riso e cicogne
A Carisio ho lasciato l'autostrada per dirigermi a nord-ovest lungo la strada provinciale, costeggiata, nel primo tratto, dal verde degli steli ancora giovani del riso, immersi per metà nell'acqua. Che belle, le risaie! Guarda, là in mezzo ci sono due aironi! Piccolini, probabilmente sono quelli chiamati guardabuoi. Invece lassù ce n'è uno grande in volo. Grandissimo! No, non è un airone. Guardo meglio e... non ci posso credere: è una bellissima, enorme, maestosa cicogna!
Prima dell'arrivo a Biella ne ho avvistate altre due, una in volo e l'altra con le zampe a mollo nell'acqua di una risaia: che spettacolo! E il giorno dopo, sulla stessa strada, ho avvistato anche una coppia di ibis bianchi.
Sono arrivata con qualche ora di anticipo rispetto all'inizio della cerimonia, così ho avuto il tempo di fermarmi in un centro commerciale per un po' di shopping nell'ultimo negozio rimasto in Italia del mio principale fornitore di abbigliamento on-line. Mi aspettavo di trovare un ampio assortimento e speravo di poter toccare con mano e provare alcuni abiti che avevo visto sul sito, ma non ne avevano nemmeno uno, c'era ben poco rispetto al catalogo web, ho trovato soltanto un paio di pantaloni. Peccato.
Mi sono fermata a mangiare un toast e una macedonia in uno dei locali del centro commerciale, poi sono andata in albergo per rinfrescarmi, riposare un po' e cambiarmi d'abito - e di scarpe, ricordate? - per la cerimonia di premiazione.


Premiazione
Il bando di concorso non faceva riferimento a premi, quindi mi aspettavo qualcosa tipo diploma, stretta di mano e grazie, invece quando sono entrata nella sala convegni dell'Ospedale degli Infermi di Ponderano c'era un tavolo coperto di cose dall'aria molto interessante: sciarpe di cachemire, cofanetti viaggio, libri... Wow!
Dopo le introduzioni di rito, la cerimonia ha alternato letture di estratti delle opere premiate, di cui la voce di Gigi Mosca ha saputo rendere al meglio la straordinaria intensità, e intermezzi musicali di alto livello con Max Tempia. Ci sono stati momenti di grande commozione nel ricordo di alcuni protagonisti dei racconti in concorso che non ci sono più. Mi ha colpito in particolare il racconto di Monica Terranova, una lettera d'amore per il marito in cui lo ringrazia per le attenzioni di cui l'ha colmata e ricorda la paura e il dolore che ha sopportato durante il percorso di malattia della moglie. Ho rivisto Renato nella descrizione di quell'uomo e del suo grande amore.

Ero curiosa di conoscere la motivazione del mio premio e sono stata accontentata. Ve la anticipo, così alimento la vostra curiosità per il racconto, che pubblicherò qui sul blog nei prossimi giorni (devo recuperare il file dal disco fisso di un PC defunto) e che è già contenuto nell'antologia del concorso.


Fra tutte le meraviglie che avevo visto sul tavolo, il mio premio, benché di grande valore, non è quello che avrei scelto. Una serigrafia su tela di un famoso artista biellese, Omar Ronda, scomparso alla fine dello scorso anno. Bellina, lei, ma... verde. Decisamente verde. Io odio il verde.


Dopo la cerimonia, ho avuto modo di conoscere alcune delle altri concorrenti al buffet: una carica di energia, di speranza, di vita.


Rita e Mauro
Non so con certezza quale delle due giornate evidenziate sul calendario mi abbia regalato più emozioni, ma sospetto che sia stata la seconda.
Rita è da anni una lettrice e commentatrice di questo blog, da anni amica su Facebook, da anni mittente e destinataria di messaggi e telefonate, da anni principale istigatrice delle mie esperienze di scrittura narrativa. Ma non ci eravamo mai incontrate. Non potevo perdere questa occasione.
Sono arrivata a Vercelli ieri verso metà mattina. Rita e Mauro, suo marito, mi hanno accolto con un calore che mi ha fatto sentire subito a casa. Talvolta si dice che i contatti virtuali sono finti, perché dietro lo schermo ognuno può scegliere di mostrare o nascondere ciò che vuole, e di apparire diverso da come è in realtà. Può essere vero, ma quando da entrambe le parti c'è sincerità, i contatti virtuali valgono quanto quelli reali e nel nostro caso è stato così. Rita è esattamente come l'ho conosciuta qui sul blog, su Facebook e al telefono: gentile, schietta, ironica, loquace, divertente, empatica, energica.

(ma guardateci: separate alla nascita!)

E Mauro, che conoscevo solo attraverso le sue poesie, è stato una bellissima scoperta. Due persone piacevolissime, con cui la giornata è passata in un attimo.
Mi hanno scarrozzato a visitare brevemente la città, nei limiti consentiti dalle mie difficoltà di deambulazione, poi Mauro ha messo in tavola una straordinaria selezione di piatti tipici vercellesi, dagli affettati alla panissa, dal vitello tonnato (che era tacchino, ma il principio è lo stesso) alla lingua salmistrata con il bagnetto verde piemontese,  dalla toma ai bicciolani, i deliziosi biscotti speziati. Mi sono tuffata con entusiasmo in quel tripudio di sapori, mettendo da parte ogni pensiero relativo a bilancia e colesterolo.

  

  

  

Nel tardo pomeriggio è arrivato il momento di partire. Rita e Mauro si erano offerti di ospitarmi per la notte, temendo che due viaggi in due giorni potessero essere troppo faticosi per me, ma non è stato necessario: la gamba non aveva patito il viaggio di andata né avrebbe patito il ritorno. Ho lasciato Vercelli carica di regali, ma soprattutto di gioia e gratitudine per avere incontrato sul mio cammino persone così speciali.

mercoledì 6 giugno 2018

Conversazioni domestiche - 15

Ore 8, una rara colazione infrasettimanale insieme, perché di solito Renato esce di casa per andare al lavoro prima che io mi svegli, ma questa settimana ha il turno di pomeriggio.
Lui: "Oggi è mercoledì, hai lo Sportello Clienti, vero?"
Io: "Sì, ma non verrà nessuno. Sono diverse settimane che non si vede nemmeno un cliente."


Oggi, clienti come se piovesse.