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giovedì 3 marzo 2022

Andato!

Il virus ha tolto il disturbo in una decina di giorni senza avermi portato sintomi più severi di quelli di una comune influenza.
Forse se n'era andato anche prima, ma i medici dell'USCA che mi hanno monitorato quotidianamente mi avevano consigliato di aspettare almeno un paio di giorni dopo la fine della terapia antivirale prima di fare il tampone di controllo. Ho seguito le loro indicazioni, per ridurre al minimo le probabilità di un altro tampone positivo, che avrebbe automaticamente prolungato l'isolamento di un'altra settimana, rubandomi altre cose a cui tengo molto: un allenamento di sitting volley a Cesena domenica prossima e il ritorno su un palcoscenico che amo particolarmente.


Archiviata la pratica Covid, rimane la gratitudine per aver potuto usufruire di tutto ciò che può aiutare a ridurre il rischio di complicanze: la vaccinazione, la consulenza con l'infettivologo, il servizio di assistenza domiciliare e il farmaco antivirale. Sono sempre acutamente consapevole della fortuna di avere un servizio sanitario pubblico che, pur con tutti i suoi limiti e difetti, mi consente di accedere a prestazioni di eccellenza che mai potrei permettermi privatamente.

Ora posso riprendere la mia routine fatta di lavoro, sport, teatro e, si spera, qualche occasione di socialità in più, perché gli ultimi due anni ci hanno fatto rintanare davvero troppo.

E ascolto l'eco dei venti di guerra a est, direttamente dalla voce spezzata dall'ansia di chi in Ucraina ha figli, nipoti, parenti e amici, e mi sembra di risentire la voce di mia madre, quando le chiedevo: "Raccontami di quando eri piccola!" Storie di sirene, rifugi e bombardamenti, di buio e paura. Storie che non sarebbero mai dovute tornare. 

credit Eddie Lobanovskiy


giovedì 14 novembre 2013

Gioco d'azzardo

Oggi sono passata dall'ambulatorio del medico di base a ritirare una ricetta che avevo richiesto per telefono. La segretaria me l'ha consegnata con un post-it attaccato sopra, su cui c'era scritto VACCINO: come ogni anno, la dottoressa mi ricorda che ho diritto alla vaccinazione antinfluenzale gratuita.
E, come ogni anno, io svicolo.
Non sono un'antivaccinista, assolutamente. Anzi, sono convinta che se non ci fossero tanti genitori contrari alle vaccinazioni pediatriche, alcune malattie infettive sarebbero scomparse dal nostro pianeta, o quantomeno molto prossime all'estinzione. Penso in particolare a difterite e poliomielite, che potrebbero essere definitivamente sconfitte, come è avvenuto anni fa per il vaiolo, se si riuscisse a completare un programma di vaccinazioni di massa a livello mondiale.
Sull'opportunità della vaccinazione antinfluenzale invece ho qualche dubbio.
La sua efficacia non è completa: copre il ceppo virale che si presume prevalente nella stagione, ma spesso i virus in circolazione sono più d'uno e in passato ho sentito diverse persone lamentarsi di aver contratto comunque un'influenza nonostante il vaccino. Inoltre, la copertura ha una durata limitata nel tempo: solo una stagione.
D'altra parte, anche se l'influenza non è di per sé una patologia grave, la mia condizione di immunodepressione ormai cronica (sigh!) potrebbe espormi ad un maggiore rischio di complicanze.
È anche vero però che sono passati più di vent'anni dalla mia ultima influenza e mi piace pensare di aver ereditato la mitica resistenza della nonna Ester e della Maria a questo tipo di patologie.
È per questo che negli ultimi anni ho sempre rinunciato al vaccino, ad eccezione di quando la Maria era malata, ma in quel caso l'avevo fatto per proteggere lei.
Gioco d'azzardo anche quest'anno?


PS: a chi eventualmente avesse la malsana idea di suggerirmi una terapia omeopatica preventiva, suggerisco di leggere questo.


giovedì 25 ottobre 2012

Cose vecchie, cose nuove

Oggi sono stata dalla dottoressa a portarle in visione la carrettata di referti degli ultimi due mesi: eravamo rimaste ferme alla radiografia alla schiena di metà agosto, da allora le avevo riferito per telefono tutti gli esiti, ma non ci eravamo più viste e le carte si erano accumulate.

Per iniziare, le ho mostrato le analisi del sangue:
Lei - I globuli bianchi sono scesi di nuovo, non ne vogliono proprio sapere di tornare a posto!
Io - A me lo viene a dire?!?
Lei (con tono severo) - Il colesterolo è alto...
Io (con tono falsamente contrito) - Lo so...
Ha esaminato quindi i referti della ginecologa, della radiologa e dell'oncologo (non ci facciamo mancare niente), che non richiedevano particolari commenti: tutto a posto.
Siamo passate poi al consueto colloquio di stagione, che si ripete con poche varianti dal 2008:
Lei - L'anno scorso aveva fatto il vaccino antinfluenzale?
Io - No, l'ho fatto solo due anni fa, quando mia madre stava male, per proteggere lei. L'ultima influenza vera e propria l'ho avuta, se non ricordo male, quando avevo 17 anni. Spero di aver preso da mia nonna, che ha superato i novant'anni e ha avuto l'influenza l'ultima volta quando ne aveva sedici.
Lei - Be', se decide di fare il vaccino, basta che me lo chieda, lei rientra tra gli aventi diritto gratuitamente.
Io - Ok, grazie, ma non credo che lo farò.
Niente di nuovo, tutte cose già dette e sentite più volte.

Per finire, ho iniziato ad elencare le mie piccole magagne, quelle cose che fino a sette anni fa non mi sarei mai nemmeno sognata di riferire al medico, classificandole automaticamente come sciocchezze non degne di attenzione. Ma l'incontro con il cancro porta tante novità nella vita e l'ipocondria è una di quelle.
Le ho descritto i problemi di bruciore alla bocca, stanchezza, sonnolenza e difficoltà di concentrazione che evidentemente non erano solo dovuti al panico da controlli, perché sono continuati anche dopo gli esiti positivi del mese scorso.
Lei - Probabilmente sono disagi legati al cambio di stagione: prenda quotidianamente il farmaco contro il reflusso e ci aggiunga questo integratore di magnesio.
Io (dubbiosa) - Cambio di stagione? Non ho mai avuto problemi con i cambi di stagione, sarebbe la prima volta...
Lei (implacabile) - È anche la prima volta che ha 43 anni.
K.O.
Senza nemmeno bisogno di contare fino a 10.
A volte le novità picchiano duro...

domenica 19 agosto 2012

Sotto attacco


Eccolo qua, l'invasore.
Enterobacter aerogenes, un batterio che di solito abita nell'intestino, dove non fa danni, ma che per qualche suo misterioso motivo ha deciso di visitare altre zone del mio organismo e ha stabilito una popolosa colonia, con milioni di individui, da qualche parte nelle vie urinarie.
Questo, in sintesi, l'esito di quell'esame che avevo dovuto ripetere perché il primo campione era contaminato: ho scaricato ieri sera il referto on line e ho trovato un bel POSITIVO.

La cosa simpatica di questo esame è che ti forniscono direttamente anche la soluzione: l'antibiogramma, cioè l'elenco degli antibiotici utilizzabili, classificati in base alla risposta del batterio.
    S (sensibile): il batterio risponde all'antibiotico
    R (resistente): il batterio non risponde all'antibiotico
    I (intermedio): il batterio risponde parzialmente all'antibiotico
Qui c'è una buona notizia: dei 14 antibiotici possibili, ben 13 hanno la S, quindi dovrebbero essere efficaci, mentre il batterio si è dimostrato resistente soltanto a uno.
Mi piace pensare che tutta quella fila di S con una sola R sull'antibiogramma non sia solo frutto della fortuna, ma anche il risultato della prudenza e moderazione che ho sempre adottato nell'utilizzo dei farmaci, limitando così i fenomeni di resistenza, che sarebbero stati probabilmente molto più marcati se nel corso della mia vita avessi esagerato nell'utilizzo di antibiotici.

Domani porterò l'esito alla dottoressa (non sia mai che io trascorra troppi giorni lontano da ambulatori e ospedali!) per stabilire la terapia.
Con tutte queste opzioni a disposizione ci dovrebbero essere ottime possibilità di debellare completamente l'infezione, cosa non sempre scontata con questo batterio, che è un piccolo bastardo vigliacco: attacca chi ha le difese immunitarie ridotte e spesso richiede l'utilizzo contemporaneo di più farmaci, perché è molto resistente.
Ma io non ho nessuna intenzione di lasciargli fare i suoi porci comodi: voglio che se ne vada subito dalla zona che ha occupato abusivamente e userò tutti i mezzi a mia disposizione per cacciarlo.
Nota: non ho particolari conoscenze di biochimica, ma me la cavo piuttosto bene con i motori di ricerca. Le informazioni "scientifiche" di questo post sono frutto di una mezz'oretta passata su Google.

giovedì 24 febbraio 2011

Come previsto

L'esito della visita epatologica è stato sostanzialmente quello che mi aspettavo.
La dottoressa è stata molto accurata, ha esaminato attentamente il referto della TAC e le analisi del sangue, mi ha fatto parecchie domande sui miei trascorsi medici, sul mio stile di vita, ma anche sulla storia sanitaria della mia famiglia e ha concluso che il mio fegato grasso è probabilmente frutto di alcune concause: sovrappeso, terapie oncologiche e una componente di familiarità, una sorta di predisposizione genetica ad una cattiva metabolizzazione dei grassi. Ecco, questa mi mancava.



Non esiste una terapia specifica per il trattamento della steatosi, l'unico modo per cercare di farla regredire è curare l'alimentazione, evitando i grassi animali (oltre ovviamente all'alcol, ma questo lo faccio già), perdere peso e fare attività fisica aerobica con regolarità, almeno 2-3 volte per settimana. Insomma, devo fare la brava.


La steatosi in sé non dovrebbe essere pericolosa, ma l'epatologa ha raccomandato di tenerla sotto controllo con ecografie e analisi del sangue semestrali (e ti pareva? per una volta che pensavo di averle sfangate...), perché potrebbe evolvere in patologie più serie, in particolare la cirrosi epatica che a sua volta è la progenitrice dell'epatocarcinoma. E di questo in famiglia direi che uno basta e avanza.

lunedì 14 dicembre 2009

Risparmio energetico


L'indicatore sulla bilancia continua a scendere, lento ma (spero) inesorabile, nonostante le numerose occasioni di trasgressione offerte prima dal weekend romano e ora dall'approssimarsi delle festività natalizie, con le relative "cene di fine anno" che si accavallano in queste settimane.
Nove chili non sono pochi, ma Renato ne ha già persi 14, ha praticamente già raggiunto il peso che il dietologo aveva fissato come obiettivo per lui, e sta recuperando maglie e camicie che aveva accantonato perchè non gli entravano più. Io invece io ho ancora tanta strada da fare, anche se ho già messo da parte qualche paio di jeans ormai troppo larghi, in attesa di valutare a fine dieta se farli stringere oppure sostituirli.

È normale che Renato sia dimagrito più in fretta, a parità di regime alimentare, perchè consuma di più: è un uomo, il suo lavoro richiede un certo dispendio energetico e ha un metabolismo più attivo, mentre il mio sembra in letargo. Gradirei molto che il mio organismo decidesse di uscire dalla modalità "risparmio di energia" per aumentare la produzione di calore: mi permetterebbe di dimagrire più velocemente e soprattutto non sentirei sempre tanto freddo!
Saranno le conseguenze delle terapie, sarà la menopausa, fatto sta che da due anni ho iniziato a soffrire il freddo, nonostante lo strato protettivo di grasso (modello balena) che ancora mi avvolge.

Più di qualche volta mi trovo a rabbrividire, intabarrata in pantaloni di velluto, maglione di pile pesante, calzettoni e anfibi mentre tutti gli altri intorno si lamentano del caldo indossando magari un abitino scollato, calze di nylon e scarpine decollete.
Insomma, il risparmio energetico è una bella cosa, però è seccante avere un eccesso di riserve e non riuscire a bruciarle per scaldarsi!
Qualcuno sa dirmi dov'è la manopola del termostato?