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venerdì 8 gennaio 2021

Incredibile coincidenza

Oggi, ora di pranzo, cucina di casa mia. Sto celebrando il rito del carciofo.
Ciotola con delizioso carciofo "mamma", stufato a lungo in una pentola coperta, immerso fino a metà altezza nell'acqua e abbondantemente ricoperto di pangrattato con aglio, olio e prezzemolo, secondo la ricetta della Maria. Vicino, una ciotola più piccola per gli scarti e un'altra con stracchino cremoso. Una fetta di pane integrale fatto in casa. Un foglio di carta da cucina per pulirmi le mani, perché il carciofo si mangia assolutamente con le mani.
Stacco una foglia per volta - e io non ne tolgo nemmeno una prima di cuocerlo e non le spunto - e con i denti rimuovo delicatamente tutta la polpa, che in bocca si mescola con il pangrattato aromatico. Ogni tanto alterno con un pezzetto di pane spalmato di stracchino. Un paradiso.


Arriva una telefonata. Un'altra. Una terza. Ogni volta per rispondere devo interrompere il rito e pulirmi le mani.
Suona il campanello, c'è un furgone davanti a casa. Corriere? Non aspetto consegne, ma forse Renato ha ordinato qualcosa...
L'autista dice di essere venuto a ritirare la carrozzina. Sono sorpresa e infastidita: senza preavviso? Avrei voluto consegnarla ben pulita, senza impronte di gatto sui braccioli. E mettere nella tasca posteriore il manuale di istruzioni e le cinghie fermapiedi, che avevo tolto perché non mi servono.
Ma l'autista non vuole perdere tempo, dice che il manuale non serve. Almeno le cinghie, però, magari andrà a qualcuno che le utilizza! Per fortuna mi ricordo dove le avevo messe e le recupero in un minuto.
Un modulo, firmi qui, questa è la sua copia, arrivederci e grazie. 
Nemmeno il tempo di salutarla e di ringraziarla per i diciotto mesi di servizio, in cui è stata mia indispensabile e fedele compagna. Via, che l'autista ha fretta!

Torno al mio carciofo e lo finisco con grande soddisfazione. 
Sparecchio, metto i piatti in lavastoviglie e mi avvicino all'albero di Natale per togliere gli addobbi, con un filo di malinconia, ma sorridendo al pensiero che ha superato indenne tutto il periodo delle festività, nonostante la presenza di cinque giovani gatti. 
Quando erano piccoli, sia Aki che Fergus l'avevano quasi demolito, tanto che Renato aveva pensato di non farlo quest'anno, temeva che con quattro piccoli avremmo passato tutto il periodo natalizio a raccogliere addobbi in giro per casa, se non addirittura a raccogliere l'albero rovesciato. Ma io ci tengo tantissimo all'albero di Natale, così ho voluto provare. L'avevamo lasciato nudo per un paio di giorni, per vedere se avrebbero tentato di arrampicarsi, ma nessuno era sembrato particolarmente interessato. Quando ho sistemato le lucine e appeso gli addobbi, Ettore aveva fatto qualche tentativo di giocare, ma era stato sonoramente sgridato e dopo un po' aveva rinunciato. È rimasto addobbato per circa un mese e abbiamo dovuto raccogliere forse cinque volte un solo pendente, che si trovava in una posizione particolarmente sporgente e cadeva facilmente. È stato un trionfo.

Raccolgo tutti gli addobbi nella loro scatola, lascio le lampadine perché toglierle sarebbe molto faticoso, lo farà Renato stasera, quando torna dal lavoro. Appoggio la scatola sul pavimento e mi cade l'occhio sulla ricevuta del ritiro della carrozzina: c'è un errore nell'indirizzo, la via non è la nostra, ma quella parallela. Guardo meglio: il modulo è intestato a un'altra persona. 😲
L'autista ha sbagliato via e per una incredibile coincidenza allo stesso numero civico ha trovato un'altra persona a cui doveva essere ritirata una carrozzina.
A questo punto potrei pensare che vincere al Superenalotto non sia impossibile, dopotutto. Ok, per avere la possibilità di vincere dovrei almeno giocare, ma sono dettagli...


P.S. ritengo che la coincidenza sia stata ampiamente favorita dalla presenza sulla colonnina del cancello di questo biglietto:


venerdì 19 giugno 2020

Il bagno per disabili

Il mio ingresso da protagonista nel mondo della disabilità è piuttosto recente, ma ho già avuto qualche esperienza, più o meno felice, con una struttura fondamentale: il bagno per disabili.
Vorrei quindi proporre qualche spunto di riflessione per i proprietari e i progettisti di questi ambienti, perché ho l'impressione che più di qualche volta non abbiano la più pallida idea di quali siano le esigenze delle persone con disabilità e si limitino ad applicare pari pari le quattro regolette su altezze e distanze, senza ragionare sulle necessità che ci stanno dietro.

Water e dintorni
Lo riconosci subito e, se puoi, te ne tieni alla larga. Quando potevo scegliere, evitavo per quanto possibile di usare i bagni per i disabili perché c'è quasi sempre dentro questa cosa orrenda fatta più o meno così:


Mi ero chiesta per anni a cosa servisse quella strana apertura anteriore, formulando ipotesi fantasiose e completamente sbagliate (confessate: anche voi!). Finalmente l'anno scorso l'ho scoperto, la prima volta in cui ho usato il bagno dell'ospedale durante il ricovero in riabilitazione: serve a far passare la doccetta igienica per fare il bidet.
La doccetta è una cosa bellissima, meravigliosa, indispensabile per chi come me è impossibilitato a usare il bidet. Santa subito!
È stato uno dei miei primi acquisti da disabile, insieme allo sgabello da doccia, l'avevo ordinata durante il ricovero in modo da trovarla già a casa al mio rientro, e appena ho avuto la possibilità di tornare a utilizzare anche il bagno della camera da letto, me ne sono fatta regalare un'altra.
Grazie allo spazio lasciato libero dalla gamba mancante, ho anche il vantaggio di poterla usare con un WC normale, senza apertura anteriore, così non ho dovuto fare grandi modifiche nei miei bagni.


Però...
La doccetta serve per fare il bidet sul water, quindi ha senso installarla dove è pensabile che si faccia il bidet.
Ora, non so voi, ma io non ho mai sentito l'esigenza di fare il bidet nel bagno di un cinema o di una pizzeria, dove peraltro di solito non sono disponibili detergenti per l'igiene intima né salviette per asciugarsi. Quindi se siete il gestore di un locale e nei bagni "normali" non sentite la necessità di installare un bidet, non c'è motivo di installare la doccetta nel bagno per disabili.
A questo punto, vi svelo un segreto: se nel bagno non c'è la doccetta, potete evitare di installare il WC con apertura e sceglierne uno più bello, è sufficiente che la seduta sia alta, almeno 45 cm da terra, cosa che lo renderà più comodo per tutti, non solo per le persone con disabilità. Si possono installare sanitari sospesi, semplicemente fissandoli un po' più in alto, ma ci sono anche bellissimi modelli a terra con altezza tra 45 e 50 cm, come quello che abbiamo nel bagno dell'ufficio.

Il WC del bagno per disabili di solito ha un altro, enorme problema: quasi sempre manca il sedile copriwater.
Per quale motivo qualcuno possa pensare che alle persone con disabilità possa far piacere sedersi direttamente sulla ceramica del water, per me rimane un assoluto mistero. Che poi quel bagno spesso lo usano anche maschietti la cui disabilità consiste solo nel non riuscire a fare centro, quindi quella ceramica non è proprio il massimo dell'igiene.
Ma installatelo questo sedile, santa pazienza! E magari metteteci vicino un dispenser di disinfettante, per poterlo pulire prima dell'uso, che con la storia del virus, ci fate pure bella figura.


Restiamo nei dintorni del water.
Maniglioni.
Plurale.
Due.
Entrambi sollevabili, uno fisso e uno mobile, dritti, obliqui, di plastica, di acciaio, bianchi, colorati... come vi pare, ma uno per parte.


I maniglioni servono da entrambi i lati del WC, perché non potete sapere che tipo di difficoltà avranno gli utilizzatori, quindi dovete prevederle tutte. Io, per esempio, non posso semplicemente sedermi sul WC, perché non avendo più le ossa del bacino da un lato, ci cadrei dentro, quindi devo tenere sollevata la parte destra del corpo. Capite che se il maniglione è solo a sinistra, per me è un problema? Allora metteteli, che costano anche poco.
Fidatevi: anche voi che adesso vi sedete e vi rialzate come niente fosse, quando diventerete vecchi mi ringrazierete.

Lo so che adesso vi sconvolgerò, ma devo proprio dirvelo.
Un'altra cosa che deve sempre essere presente nei dintorni del WC, non solo per disabili, è la carta igienica. Davvero.
Potete usare i rotoli normali, quelli giganti oppure i dispenser di fogli pretagliati, la quattro veli super soft in tinta con le piastrelle oppure quella marroncina e un po' ruvida, ma mettetela, per favore. Magari anche uno o due rotoli di riserva. E deve essere a portata di mano, quindi, gentilmente, non sul davanzale della finestra dietro al WC a un metro e mezzo da terra, perché non ci arrivo.
Grazie.



Il lavabo
Il lavabo è un altro elemento caratteristico - e spesso orribile - del bagno per disabili.
Di solito è fatto più o meno così:


A cosa servano tutte quelle scanalature se non a renderne più difficile la pulizia, non mi è chiaro. Se qualcuno mi potesse illuminare in proposito, lo apprezzerei sinceramente.
Ma soprattutto: perché è così lungo?
Le persone con disabilità sono - appunto - persone, non oranghi, quindi hanno braccia di lunghezza normale. Inoltre spesso devono utilizzare il lavabo restando sedute e questo limita parecchio la possibilità di raggiungere punti lontani. Quindi prima di installare uno di questi cosi, provate a metterci davanti una sedia, sedetevi e lavatevi le mani. E poi provate a lavarvi i denti. E la faccia. Poi mi dite.


Del lavabo per disabili esiste anche una variante a inclinazione variabile che ho già incontrato un paio di volte e di cui vorrei davvero conoscere l'inventore per capire come gli sia potuta venire in mente.


Guardatelo bene.
Ma bene bene.
Proprio bene bene bene.
E adesso ditemi come si fa ad infilarci sotto le gambe stando seduti in carrozzina.
Grazie.

Vorrei attirare la vostra attenzione anche su un altro dettaglio caratteristico dei lavabi per disabili: il miscelatore


Notate qualcosa? No? Volete un aiutino?
La leva del miscelatore è particolarmente lunga per consentire alla persona in carrozzina di manovrarla con facilità, sempre per via del fatto che non siamo oranghi (vedi sopra).
Vi si è accesa la lampadina?
Ebbene sì: per lavarmi le mani, non mi basta arrivare al miscelatore, devo poter arrivare anche al rubinetto, per infilarci sotto le mani, sempre restando seduta. Vi assicuro che se il rubinetto è corto e basso, è un'impresa.

Allora fate una bella cosa: scegliete un semplice lavabo sospeso, poco profondo, e montatelo solo un po' più basso. Aggiungete un bel miscelatore alto, come quelli che ho installato a casa mia quasi vent'anni fa e che benedico ogni giorno, e sarà perfetto.


Per finire, una breve panoramica nei dintorni del lavabo.
Per lavarsi le mani, di solito, serve il sapone. Altrimenti si possono sciacquare, ma non è la stessa cosa.
Se il sapone si trova in un dispenser sulla parete dietro al lavabo, da seduti può essere molto difficile arrivarci. Provare per credere.
Idem per gli asciugamani. Per chi può camminare non è un problema fare un passo di lato per arrivare all'asciugamano, ma molte persone in sedia a rotelle hanno bisogno delle mani per spostarsi - io posso spingermi anche con il piede, ma non tutti hanno questa fortuna - ed è fastidioso dover manovrare la carrozzina con le mani bagnate.
Prendete nota.



Note
  1. Le valutazioni di questo post sono frutto esclusivamente della mia personale e limitata esperienza, non hanno alcuna pretesa di universalità; mi farebbe molto piacere sentire il parere di altre persone con disabilità, magari con più esperienza e situazioni diverse dalla mia, che possano confermarne o smentirne la validità.
  2. Nessun progettista e nessun bagno è stato maltrattato per realizzare questo post; qualcuno però se lo meriterebbe.

sabato 25 ottobre 2014

Come va a finire?

Quando si legge un romanzo, di solito si ha la curiosità di sapere come va a finire.
Una curiosità che può durare ore, giorni, settimane o mesi, in base al numero di pagine, alla qualità della scrittura e al tempo a disposizione per leggere.
Se però dura 25 anni, merita una spiegazione.

Ho scoperto i romanzi fantasy verso l'inizio del secondo anno di università, su suggerimento di un'amica. Mi sono subito appassionata a questo genere, che rimane tuttora il mio preferito, e dopo aver divorato prima Lo Hobbit e poi Il Signore degli Anelli, mi sono lanciata sul ciclo di Shannara di Terry Brooks.
Era il 1988, le mie disponibilità economiche erano ridottissime, del tutto sproporzionate al mio enorme desiderio di libri. Luoghi di perdizione libresca come Amazon e IBS non esistevano ancora, ma ogni tanto mi infilavo in una delle grandi librerie di Padova. Mi fermavo davanti agli scaffali ricolmi di ogni ben di Dio - letterariamente parlando - leggevo i titoli, accarezzavo i dorsi e sognavo di potermi un giorno permettere di comperare tutti i libri che desideravo.

Nell'attesa che quel sogno si realizzasse, centellinavo attentamente gli acquisti, integrandoli con i prestiti dalla biblioteca. Sceglievo solo libri in edizione economica e cercavo di acquistarli all'ipermercato poco distante dal mio appartamento da studentessa. Era l'unico posto in cui si trovavano con un po' di sconto, però l'assortimento era modesto, nemmeno lontanamente paragonabile a quello di una vera libreria, quindi mi ritenni particolarmente fortunata a trovare tutti i tre libri del ciclo di Shannara: La Spada di Shannara, Le Pietre Magiche di Shannara e La Canzone di Shannara.


Mi immersi subito nella lettura della Spada, terminandolo in pochi giorni per passare immediatamente al secondo, le Pietre Magiche, e anche di quello raggiunsi in breve la fine. Quasi.
Non ero stata poi così fortunata: il secondo volume era difettoso, mancavano le pagine finali.
Avevo conservato lo scontrino e tornai all'ipermercato per cambiare il libro, ma quella che avevo comperato era l'ultima copia. Mi dissero che forse ne sarebbero arrivate altre, passai e ripassai a controllare per settimane, ormai i commessi del reparto mi riconoscevano, ma Le Pietre Magiche di Shannara non tornarono più sugli scaffali di quel negozio e a me rimasero un libro incompleto e la curiosità di sapere come andava a finire.

Qualche settimana fa sono andata al mercatino dell'usato a ritirare il ricavato di alcuni oggetti che avevo messo in vendita mesi fa. Mentre aspettavo il mio turno, ho fatto un giretto nel reparto libri, in cerca di qualche buon affare.
Quasi subito ho recuperato Shining, di Stephen King. Di solito non amo il genere horror, ma la scrittura di King è davvero straordinaria, credo che riuscirebbe a rendere affascinante anche la lista della spesa, e dopo aver letto Doctor Sleep, che è il seguito di Shining, mi era venuta la curiosità di leggere anche il primo.
Sono andata avanti a curiosare sugli scaffali, un po' infastidita dalla collocazione disordinata dei libri, raggruppati in modo piuttosto approssimativo per genere, ma non per autore. Stavo quasi per rinunciare quando...
Quasi non potevo crederci.
Le Pietre Magiche di Shannara.
In edizione rilegata.
A un euro e cinquanta centesimi.

Ho finito di rileggerlo oggi, comprese le ultime quattro pagine, quelle che mancavano dal libro di venticinque anni fa. Finalmente so come va a finire.

domenica 23 giugno 2013

Cambio della guardia

Quando frequentavo il poligono di tiro, c'erano alcuni personaggi a cui guardavo con seria preoccupazione.
Alcuni avevano la mania delle armi di grosso calibro: loro non si preoccupavano tanto di centrare il bersaglio, quanto di fare più rumore possibile. La loro frase tipica era "Hai sentito che botto?". Evidentemente avevano qualche piccolezza di altro genere da compensare.

Peggio ancora, c'erano quelli talmente meschini da aver bisogno di un'arma per sentirsi importanti. Alcuni avevano tentato senza successo di entrare nelle Forze Armate o in Polizia, per ripiegare infine come Guardie Giurate in qualche organizzazione di vigilanza privata . Qualunque cosa pur di portare la pistola. Il problema poi è che non vedono l'ora di usarla.

I più pericolosi però si trovano nei poligoni militari. Si sono arruolati perché vogliono esercitare autorità ed ottenere rispetto, ma non hanno le doti per riuscirci senza nascondersi dietro ad una divisa e un'arma e quasi sempre finiscono per infangare l'uniforme che indossano con comportamenti ingiustificatamente violenti, quando non addirittura crudeli. Sono quelli che, in altri tempi, sarebbero stati perfetti nazisti.

Sia ben chiaro che non sto parlando dei militari, dei poliziotti o dei Carabinieri in generale, ma solo di quelle teste calde - e stupide - che entrano nelle forze armate non per tutelare i cittadini onesti, ma solo per cercare l'occasione di sfogare i loro istinti violenti e bestiali.

In questi giorni mi sono resa conto che questi personaggi inquietanti non sono appannaggio esclusivo della specie umana.
Vi ricordate le mie formiche?
Negli ultimi mesi sembrava che avessero cessato le ostilità. Probabilmente si erano integrate con la fauna locale, un po' come il presidio di soldati italiani nell'isola greca del film Mediterraneo: dopo un po' che sei lì, isolato dal mondo, gli abitanti del luogo smettono di apparirti come nemici, inizi a fare amicizia e finisci per integrarti nella comunità.

Almeno fino all'arrivo di qualche commilitone dall'esterno.
Ecco, probabilmente per le mie formiche era andata proprio così: il drappello che era rimasto di presidio un po' per volta si è rilassato, ha deposto le armi, ha fraternizzato.
Qualche giorno fa, però, dev'essere arrivato il cambio della guardia.
E chi ti vanno a mandare?
Proprio la formica nazista, la guerrafondaia, quella che vuole a tutti i costi mostrare i muscoli. E che da due giorni mi morde insistentemente un punto sulla coscia destra.
Bastarda.

venerdì 15 marzo 2013

Bestiario autostradale

Esemplari osservati oggi nel tratto Padova-Portogruaro della A4:
  • conducente di Panda che blocca per quasi 5 minuti un casello in entrata: pare non riuscisse a prendere il biglietto
  • innumerevoli idioti che occupano la corsia di sorpasso benché non stiano sorpassando proprio nessuno
  • una degli idioti di cui sopra che traffica con il cellulare mentre procede a 90km/h
  • un altro degli idioti di cui sopra - ma questo pure criminale - che tracanna una bottiglia di birra mentre guida
  • un folle che sorpassa sulla rampa a doppio senso di marcia
Ma che è? Al venerdì sera aprono le gabbie?

domenica 19 agosto 2012

Sotto attacco


Eccolo qua, l'invasore.
Enterobacter aerogenes, un batterio che di solito abita nell'intestino, dove non fa danni, ma che per qualche suo misterioso motivo ha deciso di visitare altre zone del mio organismo e ha stabilito una popolosa colonia, con milioni di individui, da qualche parte nelle vie urinarie.
Questo, in sintesi, l'esito di quell'esame che avevo dovuto ripetere perché il primo campione era contaminato: ho scaricato ieri sera il referto on line e ho trovato un bel POSITIVO.

La cosa simpatica di questo esame è che ti forniscono direttamente anche la soluzione: l'antibiogramma, cioè l'elenco degli antibiotici utilizzabili, classificati in base alla risposta del batterio.
    S (sensibile): il batterio risponde all'antibiotico
    R (resistente): il batterio non risponde all'antibiotico
    I (intermedio): il batterio risponde parzialmente all'antibiotico
Qui c'è una buona notizia: dei 14 antibiotici possibili, ben 13 hanno la S, quindi dovrebbero essere efficaci, mentre il batterio si è dimostrato resistente soltanto a uno.
Mi piace pensare che tutta quella fila di S con una sola R sull'antibiogramma non sia solo frutto della fortuna, ma anche il risultato della prudenza e moderazione che ho sempre adottato nell'utilizzo dei farmaci, limitando così i fenomeni di resistenza, che sarebbero stati probabilmente molto più marcati se nel corso della mia vita avessi esagerato nell'utilizzo di antibiotici.

Domani porterò l'esito alla dottoressa (non sia mai che io trascorra troppi giorni lontano da ambulatori e ospedali!) per stabilire la terapia.
Con tutte queste opzioni a disposizione ci dovrebbero essere ottime possibilità di debellare completamente l'infezione, cosa non sempre scontata con questo batterio, che è un piccolo bastardo vigliacco: attacca chi ha le difese immunitarie ridotte e spesso richiede l'utilizzo contemporaneo di più farmaci, perché è molto resistente.
Ma io non ho nessuna intenzione di lasciargli fare i suoi porci comodi: voglio che se ne vada subito dalla zona che ha occupato abusivamente e userò tutti i mezzi a mia disposizione per cacciarlo.
Nota: non ho particolari conoscenze di biochimica, ma me la cavo piuttosto bene con i motori di ricerca. Le informazioni "scientifiche" di questo post sono frutto di una mezz'oretta passata su Google.

venerdì 13 gennaio 2012

Imbarazzanti retaggi infantili

I messaggi che i genitori ci trasmettono nei primi anni di vita possono rimanere scolpiti per sempre nella nostra psiche.
Fin dalla mia più tenera infanzia, mia madre mi ha ripetuto innumerevoli volte una cosa che aveva a sua volta sentito dire da suo nonno quando era bambina: se le scarpe scricchiolano, significa che non sono state pagate.
Lo so che non è vero, ma da qualche parte dentro di me c'è ancora qualcosa di quella bambina che, come tutti i bambini, credeva incondizionatamente a tutto quello che diceva la mamma.

Ieri ho approfittato dei saldi per comprare un bel paio di scarponcini pesanti, quelli da taglialegna con la suola in gomma spessa, comodi e caldi, per sostituire quelli che si erano irrimediabilmente rotti l'anno scorso.
Li ho pagati, giuro, ho lo scontrino per dimostrarlo.
Ma non vi dico che imbarazzo a sentirli scricchiolare... 

giovedì 12 gennaio 2012

Che fine hanno fatto?

Quando andavo a scuola, si scriveva e si diceva: "La settimana prossima, nel pomeriggio, andrò al lavoro".
Oggi leggo e sento sempre più spesso: "Settimana prossima, pomeriggio, andrò a lavoro".

Che fine hanno fatto gli articoli e le preposizioni?

domenica 30 ottobre 2011

A caccia di bufale

Ai navigatori della rete capita ormai quasi quotidianamente di imbattersi in segnalazioni di virus pericolosissimi che distruggono l'hard disk, appelli strappalacrime che promettono donazioni alla ricerca sul cancro per ogni mail inviata, cuccioli in cerca di adozione, alimenti e detergenti contenenti sostanze tossiche, promesse di cellulari in regalo o ricompense in denaro se si inoltra una certa mail a tutti i contatti della rubrica o, al contrario, di disgrazie e sfortuna se non la si inoltra... e chi più ne ha, più ne metta.
Inizialmente arrivavano soltanto attraverso le e-mail, poi si sono diffusi anche gli SMS, adesso invadono i social network.

Hanno una cosa in comune
sono, quasi sempre, BUFALE

Da quando ho iniziato ad utilizzare la posta elettronica ne ho ricevute moltissime e alla prima ho anche abboccato, se non sbaglio era il 1999, girando a tutti i miei contatti e-mail un avviso che raccomandava di cancellare un certo file dal PC perché era un virus. Avevo ricevuto la segnalazione da una persona che si occupava di informatica, non mi era nemmeno passato per l'anticamera del cervello che potesse essere falsa e l'avevo subito inoltrata, ma uno dei destinatari, anche lui informatico, ma evidentemente più esperto, mi aveva subito avvertito che si trattava di una bufala.
Dopo averlo ringraziato, piena di vergogna, avevo scritto una nuova mail a tutti i destinatari della precedente, scusandomi per l'errore e allegando il file ingiustamente incriminato, in modo che chi l'aveva cancellato potesse ripristinarlo (era un elemento di Windows, "colpevole" soltanto di avere un'icona dall'aspetto minaccioso).
Ero rimasta talmente mortificata, per la mia ingenuità e soprattutto perché aveva coinvolto altre persone, che da allora in poi ho cercato di verificare scrupolosamente l'attendibilità di tutti gli allarmi, appelli e segnalazioni di qualunque genere prima di inoltrarli. E, se non ricordo male, nessuno dei molti ricevuti da allora ha mai superato questo esame.

Non sempre si tratta di falsi, qualcuno in origine è anche autentico, ma nel tempo perde validità: è il caso dei sette cuccioli di Golden Retriver che cercano adozione da più di dieci anni e faranno in tempo a morire di vecchiaia prima che l'appello smetta di circolare, oppure, più tragicamente, di alcuni appelli di ricerca di informazioni mediche relativi a persone affette da patologie rare che nel frattempo sono purtroppo decedute.

La maggior parte delle volte però si tratta semplicemente di catene di S. Antonio, nella migliore delle ipotesi inutili, ma spesso dannose.
Già, perché non è vero che nel dubbio è meglio inoltrare, che tanto non fa male: la diffusione di questi appelli può essere dannosa.
Innanzitutto perché poi qualcuno ci crede, e se sono false questa è già una brutta cosa.
Alcuni poi costituiscono una vera e propria diffamazione perché diffondono notizie false su prodotti, aziende o persone, talvolta vere e proprie calunnie.
Molti sono una violazione delle norme sulla privacy, perché chi li inoltra inserisce "in chiaro", visibili a tutti, gli indirizzi dei destinatari, spesso anche senza cancellare quelli precedenti. Mi è capitato di ricevere mail di questo tipo che contenevano diverse centinaia di indirizzi e-mail, una vera manna quando capitano in mano agli spammer, quelli che diffondono le e-mail pubblicitarie che ormai intasano tutte le caselle di posta elettronica.
Gli appelli medici poi finiscono spesso per generare una miriade di contatti inutili ed indesiderati: dal 2007 il centralino di un ospedale è sommerso da telefonate riguardanti l'esigenza urgente di sangue per un bambino di 17 mesi malato di leucemia. L'emergenza in realtà non c'è mai stata, il sangue per le trasfusioni è sempre stato disponibile e nel frattempo il bambino è stato curato, è tornato a casa, è cresciuto e sta bene. Il messaggio però continua a girare e ogni tanto viene modificato, un po' come nel vecchio gioco del telefono senza fili, per cui ora ne esistono diverse varianti, in cui cambiano il nome dell'ospedale, i numeri di telefono ed anche il nome del bambino è stato storpiato in vari modi.

Come mai stasera mi è saltato il ghiribizzo di sproloquiare di bufale nel mio blog?
Perché nelle ultime settimane a questo proposito mi sono trovata di fronte ad un paio di situazioni abbastanza sconcertanti.

Premetto che da quella prima, imbarazzante esperienza del 1999 mi sono sempre preoccupata di avvertire le persone che mi inviavano messaggi-bufala, per evitarne l'ulteriore inopportuna diffusione e metterle in guardia da ulteriori errori da ingenuità. Lo so, sono pedante, ma credo che sia davvero importante cercare di bloccare o almeno limitare la diffusione di questi messaggi.

Di solito segnalo semplicemente che si tratta di una bufala, allegando qualche riferimento per verificarne l'inattendibilità e qualche volta ci aggiungo anche la raccomandazione di verificare in futuro prima di inoltrare messaggi dello stesso genere. In questi casi per lo più ricevo in risposta un messaggio di scuse e ringraziamento per l'informazione.
Qualche volta però mi spazientisco e sono meno diplomatica. Succede quando lo stesso mittente continua allegramente a diffondere bufale nonostante precedenti avvertimenti, oppure se la bufala è così palesemente assurda che ci vuole davvero una buona dose di superficialità per inoltrarla, o ancora quando ricevo mail contenenti indirizzi "in chiaro" di altri mittenti e destinatari. Spesso in questi casi si scopre che tra i divulgatori di bufale ci sono insegnanti, pubblici amministratori, direttori di banca, professionisti, personale sanitario... figure insomma da cui ci si aspetterebbe un po' di senso critico e che spesso inoltrano addirittura queste mail dall'indirizzo di lavoro, che viene quindi associato alla bufala, al punto che l'ente o l'azienda diventano involontari "garanti" della sua autenticità. In questi casi spesso scrivo anche a tutti i precedenti mittenti sottolineando l'assurdità del messaggio e mettendoli in guardia rispetto a questi comportamenti inopportuni. In genere non ricevo risposta, ma non importa: spero solo che queste persone facciano più attenzione, in futuro, a non cacciare se stessi ed i loro datori di lavoro in altre situazioni imbarazzanti.

I casi a cui mi riferivo comunque rientrano nella categoria delle risposte garbate.
Qualche settimana fa un mio contatto Facebook ha pubblicato un avviso in cui si diceva non accettare richieste di amicizia da un certo utente perché si trattava di un pedofilo che cercava di accedere a foto di bambini o di adescare ragazzini in rete
Ho commentato che probabilmente quell'avviso era semplicemente uno scherzo di pessimo gusto nei confronti di quell'utente, una diffamazione priva di fondamento. Come risposta, la persona che aveva pubblicato l'avviso ha scritto "Non so se è falso, io l'ho solo condiviso" e mi ha tolto l'amicizia su Facebook. Perdita modesta, non era nemmeno qualcuno che conoscevo di persona, solo un contatto di gioco, ma mi ha lasciato perplessa non tanto la diffusione del messaggio, che immagino sia nata da un impulso emotivo legato al fatto che si parlava di bambini, quanto l'incapacità di riconoscere la gravità di una simile accusa e delle conseguenze che potrebbe avere sull'interessato e il rifiuto di assumersi la responsabilità di averla divulgata: aveva solo riportato quanto scritto da altri, non si riteneva in dovere di verificare se corrispondeva a verità. Mah...

In un caso simile, sempre su Facebook, la bufala era tutto sommato abbastanza innocua, il solito annuncio che "da domani" Facebook diventerà a pagamento. Anche in questo caso ho avvertito con un commento l'utente che l'aveva pubblicata, questo mi ha ringraziato e... l'ha lasciata lì, dove altri continueranno a leggerla e a diffonderla.
Boh, magari sono strana io, ma se mi accorgessi di aver pubblicato qualcosa di falso, lo cancellerei, non solo per limitare l'ulteriore diffusione, ma anche per evitarmi la figuraccia... no?

A proposito, c'è un modo semplicissimo per capire se avete per le mani una bufala, e sarebbe sempre il caso di usarlo prima di inoltrare messaggi di dubbia affidabilità: digitate alcune parole significative del messaggio su Google e guardate cosa ne esce. Di solito si capisce subito che si tratta di un falso.
Per maggiori informazioni e dettagli, in genere io vado direttamente a consultare l'archivio del mio cacciatore di bufale preferito, Paolo Attivissimo, il cui Servizio Antibufala è una delle fonti più autorevoli del Web.

mercoledì 12 ottobre 2011

Curiosa

Domani ho la visita di revisione dell'invalidità civile, dello stato di handicap (legge 104) e del collocamento al lavoro (legge 68/99), la prima dopo l'introduzione delle nuove procedure.
Dato che il risultato, qualunque sia, dal punto di vista pratico mi cambia poco o nulla, sono solo curiosa.

Curiosa di vedere quale percentuale di invalidità mi assegneranno. Fino ad oggi è stata il 100%: forse la riducono, dato che dopo l'ultimo intervento non ci sono state recidive, ma forse no, perché la prognosi per il tipo di tumore che ho avuto è statisticamente negativa.

Curiosa di vedere quanto tempo ci metteranno a mandarmi l'esito, viste le passate esperienze e le odissee di altre amiche cancer-bloggers.

Curiosa di vedere se questa volta mi mandano il verbale all'indirizzo giusto.

domenica 7 marzo 2010

Comunicazione di servizio

Una buon notizia per chi deve affrontare la chemioterapia ed ha un rapporto con i propri capelli meno conflittuale del mio, per cui si dispiace di perderli.
L'Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n° 9/E del 16/02/2010, ha stabilito che la spesa per l'acquisto di una parrucca "utilizzata  per  superare  le  difficoltà  psicologiche  derivanti  dalla  caduta  dei capelli, provocata da trattamenti chemioterapici" è detraibile dal reddito come spesa sanitaria.

Per fruire della detraibilità ci sono però alcune condizioni.
Innanzitutto la situazione di "difficoltà psicologica" deve essere supportata da certificazione medica, ma credo che questo non sia un problema, perchè per la maggior parte delle persone perdere i capelli è davvero un grave disagio che un medico non avrà difficoltà a certificare.
Poi la parrucca deve essere "marcata CE  ai  sensi  e per gli effetti della Direttiva 93/42/CEE", quindi fabbricata e messa in commercio come dispositivo medico; su questo punto ho parecchi dubbi, non so se le parrucche che si trovano comunemente in commercio riportino la marcatura CE come dispositivi medici: meglio informarsi bene prima dell'acquisto.
Infine, come per tutte le spese sanitarie, è necessario che l'acquisto sia documentato con fattura o scontrino da cui risulti il codice fiscale dell'acquirente (che ovviamente deve essere la persona sottoposta a chemioterapia!).

PS: cercando in rete informazioni (che non ho trovato) sulla marcatura CE delle parrucche, mi sono imbattuta in una tale varietà di stili, tagli e colori che, anche senza chemio, un pensierino quasi quasi ce lo farei!