martedì 30 maggio 2023

Biopsia 2 - Il ritorno

Anche ieri levataccia, per essere a Padova alle 7:30.


I gatti avevano sicuramente percepito la tensione: il giorno precedente Penelope aveva continuato a sfrecciarmi intorno mentre preparavo lo zainetto, mentre Edison stava appiccicato a Renato come una cozza. Ieri mattina Fergus ha voluto a tutti i costi una dose di coccole in braccio, mentre Ettore è salito direttamente in macchina e si è acciambellato vicino al mio piede, davanti al sedile del passeggero, con l'evidente intenzione di accompagnarci. Dopo aver delicatamente spostato il felino, che è rimasto in giardino a guardarci con gli occhioni tristi, siamo partiti poco dopo le sei.

Viaggio tranquillo, parcheggio perfetto, proprio davanti all'ingresso; fortunatamente la settimana scorsa allo IOV i parcheggi per persone con disabilità sono stati aumentati e adeguati, creando gli spazi per il carico e scarico delle sedie a rotelle dove mancavano.
Fatto velocemente il tampone Covid nel prefabbricato esterno: negativo. 
Avanti con la tappa successiva.
Al centro prelievi al primo piano, tutti i pazienti avevano il numero di prenotazione, io invece no. E adesso? Siamo saliti al secondo piano, in reparto, a chiedere informazioni: mi hanno detto che dovevo presentarmi direttamente allo sportello prelievi dicendo che era per un ricovero. 
Giù di nuovo al primo piano: avevano già la mia scheda in evidenza, mi hanno fatto subito il prelievo, poi siamo risaliti in reparto.
Una mezz'ora in sala d'attesa, mentre venivano sistemati i due pazienti arrivati prima di me, poi è arrivato il mio turno: breve colloquio per la raccolta dei dati anagrafici, dei riferimenti delle persone da contattare e i consensi per la privacy, poi l'infermiera mi ha accompagnata in camera.
Mi sono sistemata velocemente e ho scambiato qualche parola con la compagna di stanza, la signora Teresa, uno scriccioletto di 35kg che ha grandi difficoltà ad alimentarsi dopo l'asportazione dello stomaco.
Verifica del bagno, che dopo l'esperienza in pneumologia, non si sa mai...
WC rialzato: presente
Maniglioni su entrambi i lati del WC: presenti, anche se quello a destra è un po' troppo lontano.
Doccetta igienica: presente
Seggiolino doccia... 


Ecco, io vorrei che chi ha avuto l'idea geniale di mettere il maniglione proprio sopra al seggiolino si facesse la doccia seduto lì sopra, ma senza poter usare le gambe per mantenersi stabile e quindi con la necessità di appoggiare la schiena. Poi ne parliamo.

Avevo molto sonno e sono stata più volte lì lì per appisolarmi, ma c'era un continuo movimento in camera.
Prima sono passati i medici per il giro del mattino, due strutturate e quattro specializzandi. Si sono soffermati soprattutto sulla difficile gestione del dolore di questo periodo, in cui le formiche sono particolarmente battagliere - evidentemente hanno avviato la campagna di primavera - ma anche il torace mi sta facendo tribolare parecchio.
Poco dopo, uno degli specializzandi è venuto a raccogliere l'anamnesi. Come di consueto, avevo preparato un documento con i miei dati anagrafici, il riepilogo della mia storia clinica, allergie e intolleranze, terapie in corso e attività programmate che ha semplificato notevolmente questa fase, anche perché ormai la lista è lunga e c'è sempre il rischio di dimenticare qualcosa.
È stata quindi la volta dell'infermiere che ha tentato di posizionare l'agocannula. Tre buchi, niente da fare, ha rinunciato e ha mandato una collega, che dopo aver esaminato e tastato a lungo, non ha trovato alternative e ha dovuto inserire l'agocannula proprio nella piega del gomito, dove crea il maggiore intralcio ai movimenti. Pazienza: probabilmente avrei dovuto tenerla solo per poche ore. E quando avrò il port, non ci sarà bisogno di utilizzarla ancora.
Poi è passata un'altra infermiera per la verifica delle terapie farmacologiche, infine è arrivata la psicologa per la signora Teresa e hanno parlato a lungo.

Pensavo che mi avrebbero portato in radiologia con il letto, invece per il trasferimento di andata era prevista una carrozzina, mentre per il ritorno avrebbero probabilmente usato una lettiga: ho declinato l'invito a utilizzare la sedia a rotelle ospedaliera, che non ha il supporto posturale necessario per stabilizzare il mio bacino dimezzato, e sono scesa con la mia.
Mi hanno portato in una delle sale TAC. Ma come, non dovevo fare l'ecografia? Sì, ma volevano essere preparati nel caso in cui dall'ecografia non si riuscisse a identificare bene la lesione.
La procedura non è stata nemmeno lontanamente simile a alla broncoscopia e all'ultima biopsia:  questa volta, nessuna tortura. 
Mi sono posizionata sul lettino girata sul fianco sinistro, fortunatamente una posizione che posso mantenere a lungo senza problemi. Hanno eseguito una scansione TAC di centratura, per capire dove lavorare, poi il radiologo ha esaminato la zona con l'ecografo, mi ha iniettato l'anestetico locale e ha eseguito due prelievi. Nessun dolore, solo la strana sensazione di pressione dell'ago sull'osso quando ha raggiunto la costola. Un'altra scansione TAC di verifica, poi mi hanno applicato sulla pelle una busta di ghiaccio per evitare ematomi.
Il radiologo ha detto che la lesione era perfettamente identificabile con l'ecografia e superficiale, non ha nemmeno dovuto bucare il polmone per i prelievi. Nessuna complicanza, nessun dolore: sono tornata tranquillamente in reparto con la mia carrozzina.
Un paio d'ore dopo mi hanno portato il pranzo.


Poteva andare peggio: il riso era cotto alla perfezione e ben separato, una volta condito con la bustina di olio è stato più che dignitoso, e le polpette bianche sono buonissime, le prendevo spesso durante il ricovero del 2019. Peccato solo per i finocchi cotti, che non mi piacciono proprio.

Verso le 15.40 il medico è passato ad avvisarmi che dopo una decina di minuti, e comunque sicuramente entro le 16, sarebbero venuti a prendermi per la radiografia di controllo al torace. Sono arrivati alle 16:25.
Dopo la radiografia, ho dovuto attendere ancora un'ora e mezza per la lettera di scarcerazione dimissione: sono uscita poco dopo le 18, stanchissima e con le formiche in piena attività, ma senza fastidi legati alla biopsia.

Ora attendo conferma della radioterapia la prossima settimana e l'appuntamento per il posizionamento del port.

domenica 28 maggio 2023

Love is...

La scorsa settimana mi era venuta voglia di rivedere il cartone animato della Sirenetta.


Ho il DVD: l'abbiamo inserito nel lettore e via!
Solo che quando Ursula, sotto mentite spoglie, usa la voce di Ariel per incantare il principe Eric e indurlo a sposarla, il disco si è bloccato e non c'è stato verso di andare oltre. 
Si vede che non era destino; ci sono rimasta un po' male, ma pazienza.


Dopo due giorni, Renato ha fatto ripartire il cartone, ma c'era qualcosa di diverso, sembrava più nitido.
"Sei riuscito a recuperare il DVD?"
"No, ho riattivato l'abbonamento a Disney+"

Se non è amore questo...



venerdì 26 maggio 2023

Incastri perfetti

Sono a buon punto.

Tra ieri e oggi ho smarcato tre voci della lista, colloquio con l'anestesista, visita antalgica e TAC simulazione, confermato l'ecografia + biopsia per lunedì e programmato la radioterapia dal 5 al 9 giugno.
Tutti i tasselli stanno trovando il loro posto in un incastro perfetto, davvero straordinario considerando che sono coinvolti non solo reparti diversi, ma addirittura due ospedali diversi, che si trovano in regioni diverse: un capolavoro di professionalità.


Ieri abbiamo anticipato la partenza: avevo appuntamento alle 8:30, ma Catia, la mia autista, alle 8:00 doveva collegarsi in videoconferenza per lavoro, quindi ci siamo organizzate per arrivare a Padova in tempo. È stata una grandissima fortuna, perché pochi minuti dopo il nostro ingresso allo IOV è arrivato un violentissimo acquazzone che ha rovesciato in pochi minuti una quantità inimmaginabile di pioggia. Mentre dalla finestra del corridoio degli ambulatori guardavo l'acqua che scendeva a secchiate, il mio pensiero è andato agli amici della Romagna, tanto duramente colpiti nei giorni scorsi. Ho immaginato l'angoscia e il senso di impotenza che possono aver provato mentre l'acqua invadeva le loro case e le loro vite. E nel mio cuore li ho abbracciati forte.


Il colloquio con l'anestesista è stato poco più di una formalità: la dottoressa ha verificato la mia storia ("Non si è fatta mancare proprio niente, eh?"), mi ha spiegato come sarà eseguito l'intervento e mi ha chiesto se avevo dubbi o domande: tutto chiaro, grazie! 
Nella programmazione del reparto, l'inserimento dei port viene eseguito di venerdì, ma venerdì prossimo è festa e il successivo sarò impegnata con l'ultima seduta di radioterapia, quindi probabilmente andremo al 16 giugno. Nessun problema: l'oncologa ha detto che va benissimo, perché potremo fare la prima infusione di chemioterapico il giorno stesso.
Quando siamo uscite dallo IOV, la pioggia era cessata e dopo pochi chilometri di autostrada abbiamo rivisto il sole. All'arrivo, Catia ha voluto offrirmi un momento di dolcezza.


Stamattina sono tornata ad Aviano, questa volta con la mia auto e la compagnia sempre gradita della zia. Ci è voluto un po' per partire perché Ettore non voleva sapere di scendere dal bagagliaio della macchina, alla fine ce l'abbiamo fatta e siamo arrivate in orario.


A mezzogiorno ho incontrato l'anestesista per rivedere la terapia del dolore: mi ha proposto un nuovo farmaco, da prendere tutte le sere, in dose minima. Tra qualche giorno ci risentiremo per verificare le prime reazioni e in occasione della radioterapia faremo una visita di controllo.
Prima di scendere al piano interrato ho lasciato il telefono alla zia, perché nel bunker della radioterapia i cellulari hanno pochissimo segnale e non volevo rischiare di perdere l'eventuale telefonata per la programmazione della biopsia. Ho fatto benissimo: la chiamata da Padova è arrivata proprio mentre ero giù e la zia ha diligentemente preso nota delle istruzioni: lunedì devo arrivare alle 7:30 per fare il tampone, prima di andare in reparto. 
La simulazione è una semplice TAC, senza mezzo di contrasto: non prevedevo alcuna difficoltà.
Sbagliavo.
L'esame in sé non mi ha creato fastidi, ma per farlo ho dovuto tenere per quasi mezz'ora le braccia sollevate sopra la testa, mettendo in tensione la zona della lesione sul torace: il dolore è iniziato dopo qualche minuto e ha continuato ad aumentare fino alla fine, trasformando la parte conclusiva della procedura in una vera e propria agonia.
Fortunatamente il dolore si è placato appena ho potuto abbassare il braccio destro, ma ha rivelato una prospettiva preoccupante: durante le sedute di radioterapia dovrò tenere la stessa posizione e anche se dovrebbero durare un po' meno della simulazione, probabilmente non sarà piacevole.
Al termine della simulazione, il tecnico mi ha tatuato i quattro punti che serviranno per il centraggio della radioterapia; i tatuaggi del 2016 se n'erano andati quattro anni fa, insieme alla pelle della gamba amputata, ora sono di nuovo ufficialmente tatuata: un altro bollino da aggiungere alla mia raccolta punti.
Ma che raccolta sarebbe senza un album? Ecco allora il nuovo tesserino per la radioterapia, il terzo della mia lunga carriera oncologica. 


Ho avuto un nuovo colloquio con il radioterapista, che ha dato un senso compiuto al concetto di "consenso informato", spiegandomi in dettaglio ogni aspetto della terapia, con tanto di disegno per individuare gli organi coinvolti, e dei possibili effetti collaterali.
Il primo, molto probabile, sarà il dolore. Sembra paradossale, dato che questa radioterapia dovrebbe servire proprio per alleviare il dolore provocato dalla lesione toracica, ma il primo effetto delle radiazioni è una forte infiammazione che danneggia le cellule tumorali, ma crea anche sofferenza ai tessuti, soprattutto all'osso: mi daranno farmaci per contenere questo problema.
Le spiegazioni del medico mi hanno anche chiarito che "solo cinque sedute" è una descrizione riduttiva: è vero che saranno poche, ma la dose di radiazioni per ciascuna sarà molto alta: in pratica, nelle "solo cinque sedute" riceverò più o meno la stessa dose totale delle diciotto sedute del 2016.


Speriamo che non sia troppo dura...

Domani ho un altro appuntamento importante: vado in Comune a depositare le mie DAT (disposizioni anticipate di trattamento), il mio testamento biologico. Sono le indicazioni per le decisioni da prendere per il fine vita, nel caso io mi trovassi nell'impossibilità di comunicare la mia volontà ai medici, e dopo la mia morte.
Ora vedo già la schiera di superstiziosi che si precipita a toccare ferro o parti anatomiche maschili nel tentativo di esorcizzare il pensiero della morte. Ho già detto che non voglio nascondere questo pensiero sotto al tappeto, anzi, ho intenzione di occuparmene. 
Quando arriverà quel momento, per me non ci saranno più pensieri, dolore o rimpianti... semplicemente, non ci sarà più niente. Le persone che mi vogliono bene invece dovranno fare i conti con il lutto e la sofferenza del distacco, e sarà tanto dura, voglio evitare di aggiungere altre preoccupazioni al loro dolore e sollevarli dalla responsabilità di prendere decisioni difficili. 
Decido io, ora: è un atto d'amore verso chi mi ama.
Pensateci, e magari fatelo anche voi.


PS: un ringraziamento al circolo UAAR di Pordenone che organizza incontri di consulenza sulle disposizioni anticipate di trattamento: ho partecipato qualche mese fa ed è stato molto utile e interessante.

mercoledì 24 maggio 2023

Programma intenso!

La macchina organizzativa si sta muovendo, efficiente e rapida.

Domani mattina ho appuntamento a Padova per la visita anestesiologica preliminare all'inserimento del port e ieri sono stata ad Aviano per la visita con il radioterapista, un ritorno in cui ho trovato tante cose uguali e qualcuna diversa.
Non c'è più il tendone che era stato montato vicino all'ingresso nel periodo dell'emergenza Covid. E meno male, perché aveva una rampa di accesso così ripida da risultare inaccessibile per le sedie a rotelle senza la spinta di una persona robusta.
Nella sala d'attesa della radioterapia ho notato un nuovo quadro, purtroppo poco allegro come gli altri. Spero che le opere d'arte esposte siano state ricevute in dono e non scelte, perché non voglio pensare che qualcuno abbia davvero pensato che quei colori spenti e materiali freddi possano rallegrare l'atmosfera di una sala d'attesa ospedaliera. Anche le sedie sono sempre le stesse: di legno, dure e scomode. La cosa non mi tocca più direttamente, perché resto sulla mia carrozzina, ma ricordo bene il disagio delle lunghe attese su quei sedili rigidi.

Qualche viso nuovo tra il personale, tanti conosciuti: tra gli altri, ho ritrovato Luana, una dei miei angeli, e la bionda Lucia.
All'accettazione mi hanno detto che sarei stata chiamata con un numero e ho sorriso al ricordo del mio radioterapista storico, che ha sempre ignorato questa disposizione: quando arrivava il mio turno, lui usciva dall'ambulatorio dava un'occhiata per individuarmi e diceva "Vieni, Mia!". Questo è cambiato, ma poco: il nuovo radioterapista è uscito in sala d'attesa, mi ha individuata e mi ha invitato con un cordiale "Venga, signora!".

Si ricordava bene di me, pur avendomi incontrata una volta sola, quattro anni fa; ricordava addirittura che faccio teatro. Proprio come il suo predecessore, che mi aveva vista la prima volta nel 2006 e quando ero tornata da lui, un anno e mezzo dopo, ricordava ancora che ero ingegnera e avevo giocato a pallavolo. È molto bello che il suo allievo abbia la stessa attenzione nei confronti dei pazienti, oltre a una straordinaria competenza.
La visita è stata approfondita, il medico ha raccolto tutte le informazioni significative e le ha riportate nel nuovo archivio informatico che ha sostituito le cartelle cartacee. Mi ha dedicato molta attenzione e quando gli ho parlato della difficile gestione del dolore delle ultime settimane, ha preso il telefono e ha chiamato il responsabile della Medicina del Dolore per fissarmi un appuntamento venerdì mattina e nello stesso giorno ha programmato la TAC di simulazione della radioterapia, per essere pronti a partire subito dopo la biopsia e prima della chemioterapia.
Questa volta sono previste solo cinque sedute, basterà una settimana. Il radioterapista ha ipotizzato di iniziare il 5 giugno, confidando che la biopsia venga eseguita entro quella data, perché la radioterapia, alterando i tessuti, potrebbe falsarne l'esito se venisse iniziata prima.

Sarà così: oggi l'oncologa mi ha anticipato che l'ecografia con eventuale agobiopsia sarà eseguita lunedì, in regime di ricovero giornaliero. Dato che si va di nuovo a sforacchiare il torace, è previsto un appoggio letto post-procedura, per tenermi in osservazione: se tutto va bene, mi rimandano a casa in serata.
Domani a Padova, venerdì ad Aviano, lunedì di nuovo a Padova: mi aspettano giorni davvero intensi!

Questa programmazione efficace e ben sincronizzata è rassicurante per me, mi aiuta moltissimo a gestire questo periodo che è oggettivamente complicato. Speriamo che prosegua tutto senza intoppi.
Rimane solo da pianificare l'inserimento del port, che richiede un piccolo intervento chirurgico in sala operatoria: mi inseriranno nella lista d'attesa dopo il colloquio di domani.




giovedì 18 maggio 2023

Poker d'assi

La situazione è senza dubbio seria, ma non drammatica: la malattia evolve, però non ha ancora accelerato in modo travolgente, ci sono diverse carte che si possono ancora giocare per cercare di rallentarla e tenerla sotto controllo.
L'oncologa ha esaminato a fondo la situazione e si è consultata con il chirurgo toracico e con la mia cardiologa, poi abbiamo valutato insieme le opzioni disponibili: ho vinto praticamente tutto.


1. Ecografia + eventuale biopsia
Il chirurgo toracico ha chiesto una biopsia. Considerati i precedenti, non sono così ansiosa di farmi sforacchiare ancora e anche l'oncologa è dubbiosa, quindi mi ha proposto un compromesso: approfondimento diagnostico con ecografia ed eventuale biopsia solo se in base all'esame ecografico i radiologi la riterranno utile e facilmente realizzabile. Si valuterà poi se è il caso di intervenire chirurgicamente.


2. Chemioterapia
Chiariamo subito: i sarcomi non guariscono con la chemioterapia. Nella maggior parte dei casi, non si riducono nemmeno. Ma in una discreta percentuale, la chemioterapia ottiene il rallentamento della malattia, quindi vale la pena tentare.
Il farmaco tradizionale di prima scelta ha un'elevata tossicità cardiologica e, visti i precedenti, l'oncologa ritiene che sia troppo rischioso per me (per questo aveva sentito la cardiologa). Ne esiste però una variante ingegnerizzata per colpire con maggiore precisione le cellule tumorali, riducendo notevolmente la cardiotossicità e altri effetti collaterali: in pratica, la molecola di principio attivo viene imprigionata in una capsula con un rivestimento esterno che ne permette il rilascio solo nel tessuto tumorale. Con l'approvazione della cardiologa, puntiamo su quella.
Dovrò fare un'infusione ogni 4 settimane e non sarà una passeggiata: benché ridotti rispetto al farmaco di prima generazione, gli effetti collaterali saranno comunque pesanti e possono comprendere piaghe in bocca, nel naso e su mani e piede, perdita dei capelli (questa non è un problema), nausea e vomito (questi sono un grosso problema!), stanchezza e sonnolenza, riduzione dei globuli bianchi, dolori e parecchi altri. Non vedo l'ora... 


3. Port
Non c'era nemmeno bisogno che l'oncologa me lo dicesse: le mie vene superficiali non sono assolutamente in grado di sopportare le infusioni di chemioterapico, serve un accesso venoso. La scelta è tra PICC (accesso dal braccio, con tubicino che fuoriesce dalla pelle) e Port-a-cath (dispositivo impiantato sotto pelle, poco più in basso della clavicola).


Non c'è storia: Port senza ombra di dubbio! Vero che serve un piccolo intervento chirurgico con sedazione per inserirlo, ma una volta che il taglio è cicatrizzato, rimane solo un piccolo rigonfiamento, che non ha bisogno di cerotti e medicazioni e può restare in sede anche per anni senza disturbare più di tanto. E ci si può fare la doccia, o anche il bagno in piscina oppure al mare, senza problemi.

4. Radioterapia
Quando ho riferito all'oncologa che i dolori al torace sono peggiorati (tanto per capirci: la notte scorsa verso l'una e mezza piangevo), ha messo sul tavolo una proposta che inizialmente pensava di tenere da parte per il futuro: un ciclo di radioterapia, che rispetto alla chemio avrebbe il vantaggio di agire più velocemente per ridurre la sintomatologia dolorosa. E mi ha proposto di tornare alle origini, al CRO di Aviano, dove c'è un radioterapista che si occupa di sarcomi  - ha sostituito il mio radioterapista storico quando è andato in pensione - che è particolarmente bravo e ha già collaborato con lei per altri casi difficili. C'è anche l'ulteriore vantaggio che avendo fatto ad Aviano tutti i precedenti trattamenti radioterapici, hanno già tutte le informazioni su quali zone sono state trattate e con quali dosaggi di radiazioni.


Nei prossimi giorni mi comunicheranno gli appuntamenti, entro fine mese dovrei riuscire a fare l'ecografia, inserire il port e incontrare il radioterapista per la valutazione preliminare. E poi si parte con le terapie.
Sarà un programma fitto, dovrò andare in giro parecchio, ma in poche ore già diverse persone si sono offerte di aiutarmi per gli spostamenti, se ce ne sarà bisogno. E questa è l'unica cosa davvero bella che ho vinto oggi.

martedì 16 maggio 2023

La clessidra rotta

Pensavo che l'esito della PET sarebbe arrivato alla fine della scorsa settimana, invece ho dovuto attendere fino a ieri (scusate il ritardo, ho iniziato a preparare il post ieri sera, ma verso la fine è mancata l'elettricità in quasi tutto il quartiere).

Poteva andare peggio... ma non tanto.
Ci sono due zone di malattia nel polmone destro, una nel polmone sinistro e una nella parete addominale destra. E anche un'area sospetta in un altro punto del polmone sinistro.
L'oncologa mi ha dato appuntamento domani per valutare assieme come procedere, anche in base al parere che ha richiesto nel frattempo ai chirurghi toracici.

Inutile girarci intorno: la situazione è grave e le prospettive non sono per niente buone.
Vedremo quali sono le opzioni disponibili, ma con la diffusione delle metastasi, probabilmente l'unico obiettivo possibile è rallentare l'evoluzione della malattia per guadagnare ancora un po' di tempo, ma senza compromettere troppo la qualità di vita.
La clessidra si è rotta e la sabbia sta uscendo.



Nota importante
Prima di commentare, andate a rileggervi questo e l'ultima parte di questo e di questo
Fondamentalmente, prima di parlare (o scrivere), chiedetevi se quello che state per dire serve a farmi stare meglio. In caso di dubbio, "non so cosa dire", "mi dispiace", cuoricini e gatti vanno sempre bene.

Mi aspetta un percorso molto difficile e probabilmente molto doloroso, a giudicare dai problemi che mi sta già dando il torace, e avrò sicuramente bisogno di aiuto, di serenità e di sorrisi.

Ma ci sono anche cose di cui non ho assolutamente bisogno.
Non ho bisogno di frasi fatte né di lezioni esistenziali.
Non ho bisogno di lacrime né di storie drammatiche.
Non ho bisogno di rassicurazioni prive di fondamento.
Non ho bisogno di consigli terapeutici, men che meno di "cure alternative".
Non voglio essere chiamata guerriera!
Non ho nemmeno bisogno di essere consolata e non ho tempo da perdere a consolare voi. Non proiettate su di me la vostra paura e il vostro dolore e non datemi la responsabilità di farvi stare meglio.
Non mettete altri pesi sulle mie spalle, ne ho già abbastanza.

lunedì 8 maggio 2023

Tutte le possibili ipotesi

Stamattina ho fatto la PET.
Il giorno prima dell'esame bisogna seguire una dieta povera di carboidrati ed evitare l'assunzione di alcol e caffeina. C'è bisogno di dirlo? Domenica mi sarei mangiata volentieri un quintale di pasta, pane e patate. E magari pure un dolcetto.
Stamattina sveglia all'alba: l'appuntamento era alle 8 e per essere ragionevolmente certi di arrivare in orario, siamo partiti prima delle sei e un quarto. Ho sbadigliato per tutto il viaggio.

Chiaramente questa non sono io, ma converrete che Ettore è molto più bello di me!

La PET va eseguita circa un'ora dopo l'infusione del tracciante radioattivo, in modo da avere la giusta concentrazione e la completa distribuzione del radionuclide nei tessuti. Quando il paziente che era stato chiamato prima di me è tornato in sala d'attesa dicendo che c'era un problema con l'apparecchiatura, ho temuto che l'esame saltasse: se non fosse stato risolto velocemente, avremmo superato la finestra di tempo idonea per l'esecuzione. Fortunatamente è stato sufficiente un riavvio della macchina, quindi il ritardo è stato inferiore a un quarto d'ora e l'esame si è svolto regolarmente.

Ora aspetto.
Il referto sarà sicuramente disponibile lunedì prossimo, forse anche un po' prima.
La mia tecnica di gestione dell'attesa è frutto di anni di esperienza e di autoanalisi: patisco l'incertezza, quindi cerco analizzare tutti gli scenari possibili, dal più favorevole al più infausto, e pianifico come affrontarli. So perfettamente che non è possibile prevedere tutto, ci sono innumerevoli elementi di incertezza, ma avere almeno una strategia generale è rassicurante per me.
In queste settimane ho elaborato tutte le possibili ipotesi, che vanno da qualche mese di libera uscita a una sentenza di morte imminente. Ho valutato e programmato: ho iniziato a selezionare una destinazione per le vacanze estive e scelto il nuovo modello di caldaia da installare in sostituzione di quella che si è rotta, ma anche ragionato su come gestire il mio fine vita.
  
So che molte persone ritengono che questo sia un tema da evitare. Io no.
La morte è un argomento che non intendo ignorare; se non vi sta bene, siete nel posto sbagliato: andate a leggere blog che parlano di cucina o di cuccioli pucciosi.
La morte è una certezza per tutti, l'unico dubbio è su quando arriverà, e io credo che accettare questa idea sia il modo più efficace per vivere pienamente e serenamente il tempo che abbiamo, poco o tanto che sia.