mercoledì 21 novembre 2007

Tabù (post serio)

"Cancro" è ancora una parola tabù.

Una parola da pronunciare sottovoce o, meglio, da non pronunciare affatto.
Mi è capitato di parlare della mia malattia con molte persone, e ho incontrato gli atteggiamenti più diversi.

Molti non hanno esperienza diretta o indiretta della malattia. Certo, tutti conoscono qualcuno che ha avuto il cancro, ma spesso si tratta di lontani parenti o semplici conoscenti, persone con le quali non si vive a stretto contatto.
Spesso non si sa come affrontare l'argomento, e questo è assolutamente normale e comprensibile.
"Non so cosa dire" è la frase più comune.
Però devo dire che mi è piaciuto molto di più l'approccio di Stefania: lunga pausa di riflessione per cercare qualcosa da dire e poi: "Però... che sfiga!!!"

Qualcuno invece sa benissimo cosa dire: ti raccontano di Tizio che è morto dopo lunghissime sofferenze, di Caio che se n'è andato in meno di un mese, di Sempronia che proprio non ce la fa a sopportare le terapie.
Oppure si mettono a piangere appena ti vedono, o ti esprimono in tono luttuoso tutto il loro cordoglio per la tua terribile situazione.
Proprio quello di cui ho bisogno, grazie!
Siate gentili, aspettate a piangere al mio funerale... sempre se non ve ne andate prima di me!

Alcuni che hanno vissuto l'esperienza della malattia, personalmente o con un familiare, ne parlano apertamente, ti raccontano la loro esperienza, ti danno suggerimenti e consigli pratici utilissimi e spesso sanno capire prima e meglio degli altri le tue paure e le difficoltà.
Sono le persone che hanno saputo guardare in faccia il cancro, si sono rimboccate le maniche e hanno combattuto, o stanno combattendo, con decisione e forza d'animo. Non si stupiscono se io racconto di essere malata, o se qualche volta ci rido anche sopra.
Grazie Isabella, Michela ed Elena!

Però ci sono anche quelli che ti raccontano di essere stati malati sottovoce, in un angolo, attenti a non farsi sentire da altri.
Provo pena per loro: in quel tentativo di tacere, di nascondere, percepisco tanta paura e tanta solitudine. Forse le prime volte in cui hanno cercato di parlarne con qualcuno si sono sentiti respinti, diversi, sbagliati; sicuramente l'isolamento ha aumentato la loro sofferenza.
Qualcuno di loro dice di invidiarmi per come riesco a parlare apertamente della mia situazione, altri restano sconcertati dalla mia schiettezza, non capiscono come sia possibile affrontare la situazione con ottimismo. Eppure a volte si tratta di persone ormai guarite da anni, che avrebbero tutti i motivi di essere soddisfatte per aver sconfitto la malattia e di parlarne con orgoglio; forse vogliono solo dimenticare quella brutta avventura.

E poi ci sono quelli che non vogliono sentirne parlare, si scandalizzano se affronti l'argomento in pubblico, quasi il cancro fosse qualcosa di cui vergognarsi.
E di cosa dovrebbe mai vergognarsi un malato di cancro? Non è un ladro, nè un truffatore o un assassino. Forse qualcuno si vergogna di avere il raffreddore, l'influenza o il morbillo?
Questi sono i peggiori: rifiutano di affrontare anche solo l'idea della malattia
per cercare di tenerla lontana, di non farsi contaminare dalla fragilità di altri esseri umani; la malattia e la sofferenza non li riguardano, loro sono sani e tu, malato, non devi contagiarli, nemmeno con le parole.

Il cancro fa paura, ed è comprensibile, perchè si tratta di una malattia grave.
Ci sono stati progressi enormi in campo medico che hanno incrementato le percentuali di guarigione e le aspettative di sopravvivenza, ma di cancro si muore ancora.

Ma di cancro si può anche guarire e con il cancro si può anche vivere.

Si vive pienamente solo quando si accettano tutte le emozioni dell'esistenza, non solo la paura, ma anche la speranza, non solo il dolore, ma anche la gioia.

C'è sempre qualcosa che può portare un sorriso nella nostra giornata: un gesto di tenerezza (grazie, m'amore!), le fusa del gatto (grazie, Ciccio!), un tè verde al gelsomino (grazie, mamma!), il pensiero affettuoso di un amico (grazie a tanti di voi!).
Sono queste cose che rendono ogni giorno speciale e degno di essere vissuto.

Cedere alla paura e allo sconforto significa rinunciare alla vita.

E io intendo continuare a vivere fino a quando sarà il momento di morire.

8 commenti:

  1. Messaggio poco serio:
    uè ragazza
    ma cosa ti metti a fare la blogger a queste ore?
    lo sai che si va a dormire?
    lascia fare a me il blogger ... altrimenti mi porti via la piazza! :))))


    ah, domani sera cavolo non combino per la pizza... mi spiace tantononononon :(

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  2. stefaniaaltobelli@hotmail.com22 novembre 2007 09:54

    Grande Mia....siamo tutti con te!!
    Intanto buona giornata, grazie della compagnia che ci offri.
    Baci Stefania

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  3. bhè Mia non commento, se non raramente i blogger, essendo io stesso nella stessa condizione, però cavolo tu mi ricordi un amico che combatte come tè e allora, stai sicura ti linko e ti seguo:
    visto che ci sono ti dedico questa:

    ....prima de l' alba
    tà catao 'l tò tempo,
    tu sarà in viagio,
    a cavalo de un sogno
    cò 'l riflesso de un gropo
    da molà...pian.
    A dimenticavo, sono un Graisan verace e spero che ti vada se scrivo in dialetto.
    Ciao Ennio

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  4. Io dico sempre (da friulano della bassa... diciamolo: di Aquileia!) che i Gradesi (meglio Graisani) hanno la poesia e le canzoni bellissime (Mamola, Ansolo solo, ...) perché vivono sul mare, col sole, la brezza, il pesce fresco... noi friulani abbiamo le canzoni tristi e pesanti (stelutis alpinis, tapin tapum, ...) perché viviamo sulla terra ferma, con la nebbia, le patate da zappare...

    vai Ennio!!! :)

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  5. "Vivere è sperimentare la gioia di tentare di fare ciò che si crede di non
    poter fare, e quindi farlo!"
    (J. B. Cobb)

    Devo confessarti che sei la mia terapia quotidiana per il sorriso e che a
    volte penso che quella che sta male sono io e che fra le due quella che ha
    veramente bisogno della carica ogni giorno sono io, non tu, che vivi
    attaccata a tubicini, in preda a nausee e capelli che saluti chiamandoli per
    nome.
    Insomma, quando sento parlare di piccoli problemi di ogni giorno o quando li
    affronto io, penso a te e mi dico che se tu riesci a sorridere sul cancro io
    posso molto più che sorridere delle piccole noie della vita!
    Ti ricordo sul palco della nave e ti ripenso esattamente così, non cambiata
    dalla malattia e dalle difficoltà di vivere una vita normale ogni giorno, ma
    lustrini e abito lungo a cantare la Mannoia...

    Ti dedico il pensiero a inizio mail: è la frase che ho scritto sulla prima
    pagina della mia tesi di laurea, che ho dedicato a mia nonna, che non ha
    fatto in tempo a vedermi laureata proprio per colpa di un cancro. E' la
    frase che ho attaccato sul muro a fianco della mia scrivania e che ho
    tatuato sul cuore. Il motore di tutte le possibilità si chiama vita e quella
    appartiene a tutti quelli che ne hanno rispetto e che aprono ogni giorno gli
    occhi sentendo le possibilità di un nuovo cammino.

    Ti voglio bene. Ogni pensiero più bello è per te!
    Monica

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  6. ho letto ora il tuo pensiero....dire che condivido ogni parola è dire poco.....anche io cerco di sdoganare la parola cancro....già tumore è più edulcorata!!! cerco di far capire alle persone sia malate che non , che bisogna essere positivi, non piangersi addosso......nè commiserare il malato...il mio motto è sorridere sempre...a piangere si fa sempre in tempo!!!! lunga vita a te e a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di imbatterci nel cancro......almeno per me lo è stata...Mila.

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  7. Sono poche le persone che come te combattono il cancro a testa alta. Nel ring della vita sei sicuramente una vincente e sono altrettanto sicura che questo tuo atteggiamento positivo,verso il mostro, non è altro che un 'arma in più per sconfiggerlo. Buona vita!

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