sabato 28 marzo 2026

Geremiade

Avrei dovuto aggiornare il blog diversi giorni fa, ma ogni volta che provavo a mettere insieme le parole il risultato aveva un tono lamentoso che non è quello che voglio trasmettere.
Mi rendo conto che è difficile raccontare questo periodo senza sembrare una lagna. Ci provo e se non dovessi riuscire, abbiate pazienza, silenziatemi e passate oltre. 


Dopo la trasferta a Castelfranco di due settimane fa sono finita altre due volte in pronto soccorso.

Prima c'è stata un'infezione urinaria che richiedeva subito un antibiotico; era domenica e la guardia medica mi ha indirizzata in pronto soccorso, dove sarebbe stato possibile prelevare anche un campione per l'urinocoltura. 
Non conoscendo il batterio responsabile dell'infezione, non si può sapere a priori quale antibiotico sarà efficace, quindi si tira a indovinare, scegliendone uno ad ampio spettro e sperando che funzioni e l'urinocoltura serve per confermare o meno - a posteriori - la validità della scelta.
Ho dovuto insistere parecchio perché il medico richiedesse l'esame, che lui riteneva superfluo perché servono alcuni giorni per avere l'esito. 
Il problema è che se non si preleva il campione prima di iniziare l'antibiotico, poi la cosa va per le lunghe: bisogna aspettare di finire il ciclo di terapia, attendere 5-7 giorni prima di fare il prelievo e poi altri 4-5 giorni per l'esito, con il rischio che nel frattempo l'infezione si complichi se il primo farmaco non ha funzionato: mi è successo due volte l'anno scorso, quindi sono piuttosto sensibile all'argomento. 
Alla fine sono riuscita a convincere il medico a mandare il campione in laboratorio e qualche giorno dopo ho avuto la conferma che era stato scelto l'antibiotico giusto. Meglio così. 

Il catetere vescicale gigante è stato un tormento: nei tre giorni in cui l'ho dovuto sopportare ho maturato la convinzione che dovrebbe essere classificato come crimine contro l'umanità e quando finalmente l'ho tolto, il sollievo è stato enorme... ma di breve durata, perché qualche ora dopo ho avuto una colica biliare molto dolorosa e accompagnata da nausea e vomito. Fortunatamente avevo in casa un antidolorifico efficace per questo tipo di problema: Renato mi ha fatto l'iniezione e il dolore si è calmato. Dato che avevo usato l'ultima fiala, il giorno dopo ho chiesto alla mia dottoressa la prescrizione per ricomprare il farmaco e tenerlo a disposizione in caso di necessità. La ricetta è stata emessa nel tardo pomeriggio, quando Renato era già tornato dal lavoro e non ho ritenuto necessario farlo uscire di nuovo per andare in farmacia, si poteva senz'altro aspettare il giorno dopo: "Non vorrai mica che mi venga un'altra colica proprio stanotte!"
C'è bisogno di dirlo?
Quella notte ho avuto un'altra colica e sono dovuta tornare in pronto soccorso a farmi somministrare proprio quel farmaco.

L'odissea era finalmente conclusa, ma ne ho pagato le conseguenze ancora per qualche giorno, con una sensazione di malessere generale e tanti piccoli fastidi. 
Mi sono ripresa giusto in tempo per affrontare  la ventiseiesima chemioterapia, martedì scorso.
Credo però di aver accumulato una buona dose di stress, fisico ed emotivo, perché ne ho sentito  più del solito gli effetti: subito tanta stanchezza e da ieri sera anche nausea, oltre a un feroce attacco di elettroformiche malefiche che stanotte mi ha costretto a scegliere tra due modi di passare la notte in bianco: prendere l'antidolorifico che avrebbe placato il dolore, ma aumentato la nausea oppure tenermi le bestiacce malefiche? In ogni caso sapevo che difficilmente sarei riuscita a dormire. 


Ho tentennato per più di un'ora, sperando che il dolore si attenuasse, ma poi mi sono dovuta arrendere e ho inghiottito a malincuore la compressa di oppioide. Nel giro di un'ora il dolore si è calmato e ho iniziato a vomitare anche l'anima.



sabato 14 marzo 2026

Chi si loda...

Quando le cose vanno troppo bene, di solito c'è una fregatura, ed è proprio dietro l'angolo.
Giovedì sera ho avuto un altro pesante episodio di crampi/nausea/vomito e la mattina successiva sono finita di nuovo in pronto soccorso urologico con la vescica piena di coaguli di sangue così grossi che erano arrivati a bloccare il flusso di urina. Non ho capito quale dei due eventi sia la causa e quale l'effetto, ma sembrano decisamente collegati. 
Ho vinto una procedura di aspirazione dei coaguli e lavaggio che è stata a dir poco fastidiosa e - ancora peggio - qualche giorno di catetere a domicilio per far riposare la vescica. 
E vabbè, cosa vuoi che sia, il catetere non è una novità, l'ho avuto dopo ogni intervento chirurgico, a volte per qualche giorno, altre per diverse settimane. 
Già, peccato che quello standard abbia un diametro di 4mm, mentre quello che mi hanno messo ieri è un catetere per lavaggi da 7,3mm: una tortura.


Sono di fatto confinata a letto perché stare seduta è estremamente fastidioso, ma anche distesa ogni tanto arrivano ondate di dolore feroce.
Ieri è successo un mezzo disastro in camera perché su uno dei tubicini del catetere mancava il tappo. 
Devo sforzarmi molto per mangiare qualcosa e addirittura per bere, perché c'è ancora un sottofondo di nausea.
Dormo poco e male, ma in buona compagnia: Ettore e Penny, dopo mesi di assenza dalla mia camera, stanno presidiando il letto: loro sanno! 
Sono stanca e avvilita, siamo stanchi e avviliti. 
Come ha detto Renato poco fa: "Che stufezza!"

mercoledì 11 marzo 2026

Ma sono le tue?

Domani ho il controllo cardiologico e la prossima settimana l'epatologo, quindi la settimana scorsa ho fatto una batteria di analisi.
E niente, i risultati sono stati talmente buoni che quando Renato ha visto le stampe, mi ha chiesto "Ma sono le tue?"


C'è qualche asterisco sui globuli bianchi e rossi, perfettamente giustificabile perché erano passate solo tre settimane dalla chemioterapia, ma tutti gli altri parametri sono straordinariamente buoni, frutto della combinazione tra appropriate prescrizioni mediche e il mio impegno nel curare l'alimentazione.
E son soddisfazioni.