giovedì 20 aprile 2017

Cose belle anche a Pasquetta

Sedersi sui gradini della National Gallery a Trafalgar Square a osservare la vita londinese che scorre.

Una passeggiata fino al Tamigi per ammirare il Big Ben al tramonto.

La nostra prima cena in un ristorante stellato Michelin... e ne è valsa la pena!

L'entusiasmo di Renato nella sezione dedicata allo spazio nel Museo della Scienza

Le nostre Oyster Card, le tessere per il trasporto pubblico di Londra, che abbiamo deciso di tenere, senza chiedere il rimborso del credito residuo, perché vogliamo tornare presto.

L'accoglienza coccolosa dei nostri pelosi al ritorno e la consapevolezza che sono stati ottimamente accuditi durante la nostra assenza.
Dalla foto non si capisce, ma a destra e a sinistra di Aki ci sono le mie gambe: se le spostavo, si spostava anche lui, per restare a contatto con me: è stata una notte da contorsionista...


PROMEMORIA PER I PROSSIMI VIAGGI
  • Detesto viaggiare in aereo. Niente di psicologico: non ho paura di volare né timore di incidenti, c'è da preoccuparsi molto di più in auto; la mia è un'avversione puramente fisica: mi infastidiscono i sedili stretti e scomodi, l'accelerazione al decollo, le turbolenze e i vuoti d'aria, gli sbalzi di pressione, l'aria che secca la pelle.
  • Valutare la possibilità di usufruire dell'assistenza per le persone a mobilità ridotta. In questa minivacanza sono riuscita a camminare più di quanto mi sarei aspettata, anche se ho dovuto pagare ogni sforzo con lunghe soste e sono arrivata alla fine davvero stremata, ma restare ferma in piedi è stato faticosissimo e le file per i controlli di sicurezza e l'imbarco in aereo hanno messo a dura prova il mio fisico.
  • Scaricare le Google Maps. Quando ci si abitua al dettaglio delle mappe digitali interattive, è difficile accontentarsi delle cartine tradizionali. Per limitare il traffico dati, è possibile scaricare sul proprio dispositivo mobile alcune porzioni di Google Maps da consultare off-line. L'abbiamo fatto appena arrivati, approfittando della velocissima connessione wifi del ristorante in cui abbiamo pranzato, ed è stata un'ottima idea.
  • Italiani all'estero. Mettere in conto che viaggiando all'estero si incontrano più Italiani che rimanendo a casa. In ogni posto che abbiamo frequentato c'era almeno un membro del personale italiano; mitico l'incontro con un cameriere indiano che ha vissuto in Italia per venticinque anni e ha una casa a trenta chilometri da qui.
  • Non sottovalutare la nostalgia di Aki. Eravamo abbastanza preoccupati per come avrebbe reagito Gandalf alla nostra assenza, perché cerca sempre la nostra compagnia. Aki invece è più indipendente, passa molte ore fuori casa e non sembra avere bisogno di averci costantemente vicino, quindi pensavamo che restare senza di noi per qualche giorno gli sarebbe stato pressoché indifferente. La reazione di evidente felicità e sollievo che ha avuto nel rivederci e l'insistente ricerca di contatto fisico delle ore successive al nostro ritorno hanno dimostrato che sbagliavamo. 
  • Starbucks? Ma anche no. Ci siamo stati solo per una colazione, ma con poca soddisfazione. Decisamente meglio Pret a Manger.

domenica 16 aprile 2017

Pasqua di cose belle

I campi di colza in fiore, pennellate di giallo nel panorama verde dell'Inghilterra dal finestrino dell'aereo.
L'arrivo a Londra, con il pullman dall'aeroporto che attraversa i quartieri periferici, mentre sullo sfondo si avvicinano i grattacieli di Canary Wharf. E poi la Torre di Londra, il Tamigi, Southwark e Waterloo, il Big Ben e il Parlamento, Victoria Station. E ripeterci mille volte quanto è bella Londra.

Il fido bus 38, quello che prendevamo sempre durante la vacanza del 2011.
I colori e i profumi di Neal's Yard.
Fish & chips a Seven Dials, ragionando su come si troverebbero a Londra Aki e Gandalf.

Annusare tè al Tea Shop di Neal Street e pensare che dovrei tornarci con ZiaCris. curiosare tra negozi e bancarelle a Covent Garden market.

La stanza dell'hotel spaziosa, pulitissima e con un letto davvero king size.

Passeggiare a Chinatown.
L'arrivo a teatro e l'emozione di ritirare i biglietti.

La ragazza che probabilmente aveva ricevuto un regalo a sorpresa dai genitori e quando è entrata in sala si è commossa.

Lo spettacolo. Bellissimo, coinvolgente, straordinario, emozionante fino alle lacrime. E la voglia di tornare presto per vederne un altro.

Il risveglio pasquale con il sole. Fuori e dentro.
L'uomo di origine indiana o cingalese che in metropolitana si alza e mi cede il posto.
Un sontuoso brunch a King's Cross, in un locale in cui come prima cosa ti portano una bottiglia di acqua di rubinetto. Santi subito. Il toast integrale con uova strapazzate, bacon, funghi e pomodori.


E poi il plum cake al cocco con crema al limone e rabarbaro lessato.
L'incontro meraviglioso con Marina, perché un incontro virtuale può diventare amicizia vera.
Il binario 9 e 3/4 e un po' di shopping a tema.


La primavera nei parchi del centro città, osservando scoiattoli e discutendo su quanto si divertirebbe qui Aki, il cacciatore di casa, e su quanto tempo impiegherebbe a estinguere la fauna locale di dimensioni compatibili.





Passeggiare da Horse Guards a Trafalgar Square e ripeterci quanto è bella Londra.
E non è ancora finita.

martedì 4 aprile 2017

Toccata e fuga

Un po' qui e un po' su Facebook, più di qualcuno ha indovinato.
Vado a vedere un musical a Londra, città in cui viene rappresentato ininterrottamente da oltre 30 anni.
Sarà una toccata e fuga, soltanto un weekend, un piccolo sogno di cui voglio godermi ogni respiro.


giovedì 30 marzo 2017

Conversazioni telematiche

Oggi è il mio giorno libero dal lavoro come dipendente e ho deciso di iniziarlo con un po' di ginnastica.
La fisioterapia ha dato grandi risultati, ma per mantenerli ci vuole costanza. Me ne sono accorta in particolare la scorsa settimana, quando il giorno libero è stato dedicato al lavoro come professionista: se lascio passare più di 3/4 giorni senza un po' di esercizi, le articolazioni iniziano subito a irrigidirsi e riprendo a zoppicare vistosamente.
Prima di colazione quindi mi sono impegnata in attività di stretching e tonificazione muscolare, ripetendo alcuni degli esercizi imparati durante la fisioterapia.
Dopo circa mezz'ora, affaticata, ma soddisfatta, ho deciso di fare un esperimento e sono salita sulla cyclette, per capire se pedalare è compatibile con le mie possibilità di movimento e, soprattutto, con la cicatrice all'inguine, che è ancora un po' dolorante.
Le prime pedalate sono state incoraggianti: nessun particolare fastidio all'inguine e la sensazione di fare un movimento utile per la gamba destra, lavorando proprio sul quadricipite, che mi serve per compensare, nei limiti del possibile, i muscoli che mi sono stati asportati.
Esaltata dalla scoperta, ho deciso di proseguire, ma senza esagerare, fissando il cronometro a cinque minuti.

Dopo il primo minuto ho iniziato a rallentare.
Alla fine del secondo ho pensato che forse potevo accontentarmi di tre.
Alla fine del terzo ho rallentato ancora, portandomi alla velocità di una ultra-novantenne.
Alla fine del quarto, mi chiedevo ripetutamente chi me lo facesse fare.
Alla fine del quinto,sono scesa, con i battiti cardiaci accelerati e i muscoli delle gambe che tremavano per lo sforzo, ma anche con la sensazione di aver fatto qualcosa di buono per la mia salute.

Ho deciso di condividere questo risultato con alcune persone, via Whatsapp. Tra queste c'era ZiaCris.
Ecco com'è andata.

A quel punto sono morta. Di nuovo. Dal ridere.
Ecco, io auguro a ognuno di voi un'amica così, perché tutti dovrebbero avere vicino qualcuno che è sempre capace di regalare un sorriso.


PS: il primo che osa proporre che io mi alzi mezz'ora prima nei giorni lavorativi per fare ginnastica, sarà immediatamente bannato da questo blog!

PPS: Fiordistella sul blog e Francesca su Facebook sono vicinissime alla completa soluzione dell'enigma proposto nei precedenti post. Ricordate che ho parlato di un "piccolo sogno", quindi sono escluse soluzioni straordinarie.

martedì 28 marzo 2017

Indizi

- non sto per pubblicare un libro
- non vado a Cuba

(chi lo sa, stia zitto!)

venerdì 24 marzo 2017

Progettando il sogno

Non sono sparita, sono solo molto impegnata a progettare i dettagli del mio piccolo sogno nel cassetto.
Ve ne lascio un'anticipazione...



martedì 7 marzo 2017

Con il sole

L'esito della TAC è il migliore che potessi aspettarmi.
Linfonodi inguinali lievemente ingrossati, ma i tessuti in quella zona sono ancora irritati dall'intervento e dalla radioterapia, è ragionevole che anche i linfonodi mostrino qualche segno di fastidio. È già una buona cosa che ci siano ancora linfonodi nell'inguine: sono quelli che mi hanno permesso di evitare sia l'intervento di bypass linfatico, sia una zampa da elefante.
Alcune alterazioni di tipo cicatriziale dei tessuti nella zona dell'intervento.
Confermato il laparocele, piccolo, con fuoriuscita di un'ansa intestinale; dovremo occuparcene chirurgicamente, prima o poi.
Nessun'altra anomalia.
Polmoni e fegato puliti, nessun corpo estraneo nell'addome, a parte qualche clip chirurgica, niente alterazioni a livello osseo. Nessuna notizia dal gluteo: forse non l'hanno esaminato con particolare attenzione, ma credo che se ci fosse stato qualcosa di strano, l'avrebbero rilevato.

Medici contenti, ma prudenti: il radioterapista ha previsto il prossimo controllo fra tre mesi con risonanza magnetica, l'oncologa ci ha aggiunto analisi del sangue, radiografia del torace, ecografia dell'addome. Ho già preso quasi tutti gli appuntamenti, domani dovrei riuscire a fissare anche l'ecografia, per la quale al CRO hanno già esaurito la disponibilità per tutto il 2017. Così poi non ci penso più fino a dopo la metà di maggio, e magari nel frattempo riesco a realizzare un piccolo sogno che ho nel cassetto da qualche anno.

Noi sollevati, speranzosi, felici.
Siamo usciti dall'ospedale con il sole, fuori e dentro.


sabato 4 marzo 2017

I discorsi del Papa

Di solito nella tarda mattinata della domenica sono davanti ai fornelli, approfitto del giorno festivo per dedicarmi un po' alla cucina. Mentre spignatto, tengo accesa la televisione, ascoltando distrattamente un canale di notizie non stop. In genere verso mezzogiorno si collegano con piazza San Pietro per trasmettere una parte dell'Angelus del Papa.
Non sono credente, non mi interessano particolarmente gli argomenti religiosi e spesso non condivido le posizioni della Chiesa cattolica su temi etici, ma qualche volta le parole di Papa Francesco mi offrono interessanti spunti di riflessione.

Diverse settimane fa, ad esempio, ha commentato un brano del Discorso della montagna relativo alle beatitudini: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli". Questa frase mi ha sempre lasciato un po' perplessa: chi sono i poveri in spirito? Da bambina pensavo che si riferisse alle persone scarsamente dotate di intelletto e non capivo perché gli sciocchi dovessero avere una corsia preferenziale per il Paradiso. La spiegazione di Francesco è stata illuminante: non poveri di spirito, ma poveri in spirito, cioè non corrotti dalla cupidigia, dalla sete di ricchezza, dall'ansia di avere sempre di più.
La frase allora acquista un senso, a mio parere molto bello a prescindere dal contesto religioso: beati sono coloro che scelgono la moderazione e la sobrietà, che sanno apprezzare ciò che hanno senza lasciarsi accecare dall'avidità.

In un altro discorso che ho apprezzato, il Papa ha detto che l'ottimismo è un atteggiamento che delude. Non bisogna essere ottimisti, ma avere speranza.
Condivido questa riflessione. L'ottimismo è l'illusione, quasi sempre infondata, che tutto andrà bene,  è come quel pensa positivo! che trovo sempre piuttosto fastidioso. La speranza invece è ammettere la possibilità che qualcosa vada bene anche quando le prospettive non sono buone.


Martedì avrò l'esito della TAC.
Ho molti motivi per non essere ottimista. Il numero di recidive, l'infiltrazione dell'ultimo tumore sull'osso del bacino, il nodulo fantasma nel gluteo che mi dà spesso fastidio, il dolore persistente nella zona pelvica, il laparocele... Più mille altre cose che potrebbero andare storte.
Non sono ottimista.
Ma ho speranza.

domenica 19 febbraio 2017

Conversazioni domestiche - 15

Cerco un'idea per il regalo di compleanno per un uomo di 80 anni.
Io: "Se tu avessi trent'anni in più, cosa vorresti in regalo?"
Lui: "Una badante!"


giovedì 9 febbraio 2017

In cerca di consolazione

Sto cercando di trovare il giusto equilibrio tra stare seduta, in piedi o sul divano. Sembra che ognuna di queste posizioni, se mantenuta a lungo, mi crei problemi alla gamba, con combinazioni variabili di gonfiore, congestione, difficoltà di movimento e dolore. Negli ultimi giorni ho pagato dazio per alcuni impegni che mi hanno fatto saltare una parte dei tempi di riposo sul divano e per una cena su una sedia scomoda: zampa zampogna!
Nonostante indossi sempre pantaloni comodi, quando la gamba si gonfia, ogni cucitura o piega lascia il segno, soprattutto sulla parte interna della coscia. Così a casa, quando posso, rimango in mutande.
Non ho ancora identificato la strategia migliore, anche se sono abbastanza sicura che la soluzione vincente sia l'alternanza: un po' di tutto. In ufficio cerco di alzarmi dalla scrivania ogni ora, almeno per fare qualche passo, e lo stesso a casa, quando sono sul divano. Senza esagerare, però, perché se cammino o rimango in piedi per troppo tempo, partono i dolori.

Un paio di giorni fa, ad esempio, mi sono dedicata alla riorganizzazione del ripiano delle lenzuola. Ho comprato un paio di copripiumini nuovi, per sostituirne uno che dopo quindici anni di onorato servizio sta letteralmente cadendo a pezzi e aumentare la scorta, così non trovarmi in difficoltà quando rimango indietro con lo stiro. Ci è voluto quasi un mutuo, nonostante i saldi, ma i nuovi acquisti sono davvero belli e di ottima qualità.
L'aumento della popolazione lenzuolesca ha richiesto una sistemazione dello scaffale, prima a disposizione casuale e ora ordinatamente suddiviso tra copripiumini, lenzuola con angoli e lenzuola dritte. Un lavoretto da niente, una vera sciocchezza, sì e no un quarto d'ora: si trattava di un singolo ripiano, non di un armadio a sei ante. Eppure alla fine non riuscivo quasi a stare in piedi per il dolore alla schiena. Deprimente.

Domani inizio la fisioterapia: questa volta, a differenza di sette anni fa, i tempi sono più che accettabili.
La visita della scorsa settimana è stata accurata. La fisiatra ha raccolto le informazioni essenziali sulla mia situazione clinica, poi ha fatto la domanda giusta: "Quali sono i suoi obiettivi?". È un ottimo approccio: bisogna verificare quali sono le aspettative e capire se sono realistiche, altrimenti è inutile mettersi a lavorare. Ho spiegato che non mi aspetto di recuperare la piena funzionalità della gamba, ma vorrei evitare di danneggiarla ulteriormente, in particolare per quanto riguarda le articolazioni di anca e ginocchio, che mostrano già segni di sofferenza.
La visita ha effettivamente confermato una riduzione della mobilità, più marcata per l'anca e meno per il ginocchio, su cui si può lavorare.
La fisiatra inoltre ha stabilito di affidarmi a una terapista con esperienza anche nel trattamento del linfedema, che potrà darmi suggerimenti per ridurre il gonfiore della gamba.

Il tempo vola. Mi pareva di averne tanto, invece la libera uscita tra un giro di controlli e l'altro è quasi finita: all'inizio della prossima settimana devo andare a fare il prelievo per le analisi del sangue. E la settimana seguente c'è la TAC.
Un filo di inquietudine serpeggia. Più che un filo, una corda. Una di quelle gomene nautiche, grosse come il mio polso. Perché tra l'infiltrazione dell'osso, il nodulo del gluteo, il laparocele e la fistola artero-venosa, qui non c'è tanto da stare tranquilli.


Non mi pare di stare troppo a pensarci, ma il mio subconscio evidentemente lo fa, perché mi sono resa conto di essere in piena fase di compensazione: mangio tanto e ho un frequente e intenso desiderio di dolci, del tutto insolito per me, che sono da sempre golosa di cibi salati. È evidente che sto cercando di consolarmi.
Quest'anno mi era mancata un po' la classica torta di compleanno, così ho approfittato di un'occasione di incontro con alcune amiche per realizzare un'idea che mi ronzava in testa da un po': torta al cioccolato con crema all'arancia, panna e lamponi freschi. Paliamone.

Pare che anche lo shopping sia un'attività consolatoria, soprattutto per le donne. Questo mi ha fatto sempre sorgere sospetti sulla mia identità di genere, dato che lo detesto. Qualche giorno fa però, complice l'imminenza di ben cinque compleanni, mi sono lasciata andare a una sessione selvaggia di acquisti on line, culminata con l'ordine di una selezione di gianduiotti e cremini, con l'aggiunta di alcune creme spalmabili: voglio fare un test comparativo per individuare le marche migliori. Sono arrivati oggi, vediamo quanto riesco a farli durare.

Non mi consolo solo con il cibo. Cerco anche di fare cose belle, che mi piacciono e mi danno soddisfazione.
Appena posso, dormo. Forse è una manifestazione del mio lato orsesco*, ma ho bisogno di tante ore di sonno e ho smesso da anni di sentirmi in colpa per questo. È opinione abbastanza diffusa che le ore di sonno siano "perse", in qualche modo sottratte alla vita, perché durante quel tempo non si fa nulla. Per molto tempo mi sono lasciata contagiare anch'io da questa convinzione, tentando con grande sforzo di allungare i miei tempi di veglia. Inutile e sbagliato.
Salvo situazioni particolari di malattia, le ore di sonno sono tra le più soddisfacenti della mia vita, un tempo piacevole e prezioso, altro che sprecato! Inoltre, se non dormo abbastanza, rovino la qualità del mio tempo da sveglia, perché sto male, non riesco a concentrarmi e divento scorbutica. Perché quindi dovrei privarmi di qualcosa che mi fa stare bene per conformarmi a un modello che non è il mio? Meglio dormire quanto più possibile: ne guadagno sotto tutti i punti di vista. Durante la settimana cerco di non andare a letto tardi, altrimenti il giorno dopo sono uno zombie, e nei weekend vado in letargo, con dormite di 10 o 11 ore.

Cerco di soddisfare anche il mio lato artistico.
Ci sono sempre i colori: questa è la mia opera più recente.

E naturalmente il teatro. Oltre all'impegno sul palcoscenico, coltivo questa passione anche da spettatrice. Ieri ho assistito a uno spettacolo davvero splendido, una commedia divertente, ma che fa riflettere, esaltata da una recitazione davvero magistrale. Le prénom - Cena tra amici, nell'allestimento del Teatro Stabile di Genova, con Alessia Giuliani, Alberto Giusta, Davide Lorino, Aldo Ottobrino e Gisella Szaniszlò.

Tutto sommato, riesco a consolarmi piuttosto bene e ho una vita niente male.


* lo so che si dice ursino, ma vuoi mettere quanto è più simpatico orsesco?

lunedì 30 gennaio 2017

Io non lo so

È venuto a trovarmi un amico qualche giorno fa. Un amico che è salito, suo malgrado, sulla giostra del cancro.
Non mi piace avere compagnia, su questa giostra. Anche a Disneyland Paris ci sono sempre andata in inverno, nei giorni con meno visitatori, perché preferisco le giostre vuote, in modo da averle tutte per me. Mi conoscete ormai: sono egoista, voglio tutto io.
Sono certa che anche il mio amico avrebbe preferito restare a terra, magari vicino, per guardarmi girare facendo il tifo per me, ma senza salire. Saremmo stati più contenti entrambi. Non ha avuto scelta.
Mentre mi raccontava il suo percorso, ha detto: "Tu sai cosa vuol dire".
Ci ho pensato parecchio, dopo, e sono arrivata alla conclusione che non è vero.

Io non lo so.
So cosa vuol dire per me avere il cancro, ma non so cosa significa per lui o per chiunque altro.
Io conosco le mie difficoltà, le mie paure, le mie esigenze, le mie speranze... che non sono necessariamente le stesse degli altri. Ognuno vive questa situazione in modo diverso e anche se ci sono situazioni ed emozioni comuni, non è mai la stessa cosa.
Il cancro non ci rende tutti uguali.

È importante ricordarlo e non dare per scontato che la mia esperienza sia un modello universale, soprattutto quando mi relaziono con altri pazienti oncologici, altrimenti corro il rischio di non capire, di sbagliare, di ferire. Se prendessi me stessa come unico punto di riferimento, ad esempio, non potrei capire il disagio per la perdita dei capelli, perché per me non è stato un problema, e sarebbe un errore minimizzare ciò che per qualcuno è fonte di angoscia.
Ciò che ho vissuto può aiutarmi a comprendere meglio gli altri malati di cancro, ma non è sufficiente per conoscerli davvero, per sapere cosa provano, cosa temono o cosa può aiutarli. Per questo, è necessario ascoltare. Ascoltare con le orecchie, con gli occhi, con la mente e con il cuore; sentire l'emozione dell'altro, prestare attenzione alla sua storia e accettare che possa essere diversa dalla mia. Solo così posso sperare di essere di aiuto, come altri lo sono stati per me.

Non è facile, soprattutto in questo periodo in cui sono molto concentrata su me stessa e mi rendo conto che spesso rimango sorda a tutto ciò che non mi riguarda direttamente.
È stato facile aiutare il mio amico: mi ha chiesto solo qualche riferimento di strutture specializzate e sono stata in grado di fornirli in poche ore. Ma se penso a tutto l'aiuto che ho ricevuto io negli ultimi mesi, mi rendo conto di quanto sia stato impegnativo per chi me l'ha offerto.
Ci sono persone che mi sono state vicine ogni singolo giorno della mia degenza in ospedale; sicuramente in quel periodo hanno avuto anche loro giornate difficili, ma hanno sempre trovato un po' di tempo e di energie da dedicare a me.
Non so quanto sia costato a Renato esserci sempre e cercare di portarmi ogni giorno un sorriso, nonostante la stanchezza e la preoccupazione.
Non so quanto sia stato difficile accompagnare tutte le mie giornate su WhatsApp, dalle cinque del mattino alle dieci di sera, inventando sempre qualcosa di divertente per tirarmi su.
Non so quali salti mortali siano stati necessari per venire trovarmi, ritagliando ogni scampolo dagli impegni di lavoro e di famiglia, per portarmi esattamente ciò di cui avevo bisogno.
Ci sono persone che hanno fatto queste cose e le ringrazio di cuore.

venerdì 27 gennaio 2017

Conversazioni domestiche - 14

Trovo in fondo al frigorifero una confezione di tortellini scaduti. Mannaggia!
Detesto buttare il cibo. Li mostro a Renato: "Dici che siano ancora mangiabili?"
Lui: "Mmm... Non direi. Oggi è il 27."
Io, che per qualche strano motivo mi ero messa in testa che oggi fosse il 20: "Oh, accidenti, è vero: è il 27!"
Silenzio.
Io, colpita da improvvisa illuminazione: "'More! Oggi è il 27!!!"
Lui, folgorato dalla mia illuminazione: "Il 27!!!"
SMACK!         SMACK!!!
Ci scambiamo un bacio, a distanza perché lui è raffreddato e non vuole contagiarmi.

Quindici anni di noi.
Grazie amore!



mercoledì 25 gennaio 2017

Ripresa

Oltre al lavoro, ho ripreso anche altre attività.
Ho ripreso in mano i pastelli e i libri da colorare. Ho finito un disegno iniziato mesi fa, prima dell'intervento.


E ne ho completato un altro, il primo esperimento sul libro Secret Garden, che credo mi darà grandi soddisfazioni.


Questa settimana riprende anche l'attività teatrale, con le prime prove per le uscite di fine febbraio e inizio marzo. Fortunatamente in ruoli in cui non importa se zoppico, anzi, per uno dei personaggi lo facevo già prima, intenzionalmente.

Qualche esperimento in cucina, con esiti alterni. Buoni gli involtini di verza con carne, la lonza di maiale al caramello con porri stufati, l'arrosto di vitello alle noci e le carote saltate con mandorle e zenzero. Così così il vitello marinato all'arancia, da dimenticare la verza all'arancia. Ottimo il risotto al radicchio, ma mediocri i primi esperimenti di riso al salto: Carlo Cracco e Gordon Ramsay mi avrebbero cacciata immediatamente da Hell's Kitchen. Ben riusciti invece i muffin di compleanno per i colleghi dell'ufficio: ai mirtilli, alle pere e cioccolato, alle mele e cannella e con gocce di cioccolato in versione vegana, senza uova né burro, ma con sapore e consistenza più che dignitosi. Appena passabile la torta al profumo di limone, molto scenografica invece, e molto buona, la cioccococcociambella.



Due spedizioni dal veterinario per le vaccinazioni dei felini, perché alla prima visita Gandalf aveva i linfonodi un po' ingrossati e la veterinaria ha preferito rinviare. Veterinaria che spero di non incontrare mai più. Molto zelante, ma poco esperta e piuttosto insicura, ci ha tenuti in ambulatorio per quasi un'ora e mezza, sottoponendo le povere bestie a un eccesso di manipolazioni fastidiose. Gandalf ha cercato di sventrare tutti i presenti mentre tentavamo di tenerlo fermo per misurargli la temperatura, mentre il povero Aki ha avuto la schiuma alla bocca per ore dopo aver leccato le gocce per le orecchie che gli erano scivolate lungo le guance e ha pianto disperato per tutto il viaggio di ritorno.

(foto scattata prima che iniziasse la visita)

Fortunatamente la seconda volta ho trovato un'altra veterinaria, la stessa dell'anno scorso, che ha gestito meglio la situazione: appurata l'impossibilità di immobilizzare Gandalf o di fargli l'iniezione senza tenerlo fermo, lo ha ridotto all'impotenza semplicemente tenendolo sospeso per la collottola, mentre l'assistente iniettava il vaccino e lui lanciava sguardi assassini. Nonostante il carattere poco docile, Gandalf non è tipo da serbare rancore: il tempo di pagare il conto e si stava già tranquillamente dedicando alle pulizie. Ce la siamo cavata in meno di un quarto d'ora.

Qualche faccenda domestica compatibile con la mobilità ridotta: riordinare, passare l'aspirapolvere, spolverare, caricare lavatrici e stendere i panni, stirare.
Stirare è un compito particolarmente gravoso: non riesco a farlo restando in piedi, perché ho una postura sbilanciata e le articolazioni ne soffrono, soprattutto a livello di anche e schiena. Allora mi ingegno; dopotutto sono ingegnere, no? Apro l'asse da stiro ad altezza ridotta, ci piazzo davanti una sedia con un cuscino e lavoro seduta. È un po' meno efficace, perché è più difficile dare pressione sul ferro, non è comodissimo perché dopo un po' la coscia mi dà fastidio e devo spostarmi sul bordo della sedia, ma funziona.
Renato cerca di ridurre al minimo il mio carico di lavoro, soprattutto quando mi vede stanca... cosa che ultimamente capita piuttosto spesso. In particolare, si impegna per abbassare il Monte Stiro (splendida definizione di Mamigà) sia occupandosi in prima persona delle stirature semplici (tovaglie, tovaglioli, canovacci...), sia togliendo alcuni capi che si accontenta di indossare non stirati, ad esempio le t-shirt che usiamo come canottiere oppure i camici da lavoro. Io sono un po' più esigente: le t-shirt, anche se non si vedono, mi piacciono stirate e almeno una passatina al camice ci vuole. Ne risulta un tira-e-molla, con lui che cerca di tirare via i capi prima che io ci metta sopra le mani... e il ferro da stiro.


Domenica mattina avevo iniziato da poco a stirare e stavo per affrontare una felpa nuova, ordinata on line insieme ad altre, alcune per me e altre per Renato. Appena l'ho presa dallo stendino è partita la missione antistiro.
Lui: "Questa non serve stirarla!"
Io: "Questa è mia!"
Lui: "Questa serve stirarla."
L'importante è capirsi.