lunedì 26 giugno 2017

Diario felino - 5


Qualche giorno fa, lei si è affacciata alla finestra dello studio. Naturalmente sono andato subito a controllare cosa stesse facendo: trafficava con le sue unghie per accorciarle. Perché non vada ad affilarle su qualche albero, sul tiragraffi o sul divano, rimane un mistero per me.

Mi sono disteso sul davanzale esterno per tenerla d'occhio. Quando ha finito, mi ha invitato a scendere. Ovviamente l'ho ignorata.
Allora ha chiesto a lui, che era in un'altra stanza, di chiamarmi.
"Gaandaalf! Pataatoo! Vieni qui!"
Ho mosso la punta di un orecchio, giusto per chiarire che sì, avevo sentito e no, non me ne poteva importare di meno.
Si sono parlati ancora e poi, dall'altra stanza, è arrivata di nuovo la voce di lui.
"Ciao Aki piccolo! Chi è il mio micetto bellissimo? Ma guarda che bel musetto che hai..."
Sono partito come una freccia e l'ho raggiunto.
Aki non c'era.
Mi hanno fregato.
               
             Gandalf

martedì 13 giugno 2017

Come sarebbe dovuta andare e com'è andata

Oggi era il mio primo, vero giorno di ferie.
Ne avevo preso uno - di numero - anche l'anno scorso, ma erano ferie per finta: mi serviva una giornata per la biopsia e non avevo ancora il riconoscimento della legge 104 che mi dà diritto a 15 ore mensili di permesso per visite, esami o terapie.
Anche quelle di oggi sarebbero dovute essere finte ferie. La combinazione di lavoro dipendente e impegni professionali avrebbe generato tre giorni consecutivi di lavoro a tempo pieno, che avrei faticato a reggere, quindi avevo chiesto la mattina di oggi libera.
In realtà l'appuntamento del pomeriggio è stato rinviato, quindi mi sono ritrovata con tutta la giornata a disposizione.
Solo che non è andata esattamente come avevo programmato...
Adesso vado a fare la doccia. Spero che quel che resta della giornata vada come da programma.


PS: naturalmente il piccione - ancora vivo e non troppo malconcio - era un regalo di Aki. Il quarto volatile della settimana, per la precisione.

giovedì 8 giugno 2017

Rimandata a settembre

Ogni tornata di controlli ha diversi possibili esiti (in ordine di gradimento):
  1. assenza di malattia
  2. lievi anomalie
  3. sospetto di ripresa di malattia
  4. recidiva locale
  5. metastasi
Alla ruota della fortuna di oggi è stato estratto il numero...

La risonanza ha evidenziato alcune alterazioni nella zona dell'ultimo intervento. Secondo il radiologo che ha refertato, sono probabilmente esiti dei trattamenti (chirurgia e radioterapia), da tenere sotto controllo, ma non indicativi di malattia.
Ho vinto quindi altri tre mesi di libera uscita. A settembre si riparte con TAC, dal collo al ginocchio, e il solito tris di visite: radioterapica, chirurgica e oncologica.
Non so se quest'anno riusciremo a fare qualche giorno di ferie, ma io mi sento già in vacanza!

martedì 6 giugno 2017

And the winner is...

Pomeriggio a casa, a lavorare nel mio studio.
All'ora del tè, improvvisamente, sento un bruciore al seno destro. Istintivamente ci passo sopra la mano, per togliere il fastidio. Passa, ma pochi minuti dopo, rieccolo. Come se ci fosse qualcosa che punge. Una briciola finita nel reggiseno? No. Passa di nuovo, poi torna. Un beccone? Controllo, ma la pelle è integra, solo un po' arrossata, ma si capisce, l'ho strofinata.
Ecchecavolo, cosa succede?
Al quarto o forse quinto episodio, realizzo finalmente che quando mi piego verso lo schermo, la tetta destra va a toccare la teiera calda che ho davanti a me.
Direi che il "premio volpe" per oggi è mio, non c'è storia.

venerdì 2 giugno 2017

Un buon inizio

L'ecografia non ha evidenziato nessuna anomalia.
Fegato steatosico, ma lo sappiamo già da più di dieci anni. Nessuna palla, nessuna macchia sospetta.
C'era la dottoressa Alta-e-bella e le ho chiesto se oltre all'addome, poteva dare un'occhiata anche all'inguine e alla coscia, la zona in cui in questi giorni sento dolore. Ha controllato scrupolosamente, ma ha trovato solo un bel grumo di tessuto cicatriziale, a testimonianza di quanto ha sofferto questo taglio per chiudersi.

Rassicurata, stamattina mi sono rimessa sulla cyclette, con prudenza. Tre chilometri a ritmo blando, per misurare la reazione. Il dolore fa capolino a tratti, non riesco ancora a inquadrarlo bene (muscolare? neurologico?) né a capire da quali movimenti sia scatenato. È possibile che sia semplicemente una protesta del mezzo muscolo pettineo, costretto a lavorare come fosse intero e anche un po' di più, dato che lo uso anche per compensare l'adduttore lungo, che è stato totalmente asportato.


Intanto mi godo questo weekend lungo. Quasi: oggi ho iniziato a compilare la dichiarazione dei redditi.

PS: ancora nessuna notizia di Shadow

lunedì 29 maggio 2017

Cose che mancano, cose di troppo

Non vediamo Shadow da più di tre settimane.
In passato era capitato qualche volta che stesse via un paio di giorni, ma mai così a lungo. Temo che gli sia successo qualcosa e non torni più.
E mi manca. Anche se non ero ancora riuscita ad accarezzarlo, men che meno a prenderlo in braccio. Però ci facevamo di quelle conversazioni... E sono certa che prima o poi avrebbe ceduto alle coccole.
Mi mancano quei sonori miagolii che annunciavano il suo ingresso in casa.
Mi manca la lavastoviglie con il pelo, che ripuliva dagli avanzi le ciotole di Aki e Gandalf.
Mi manca il lieve contatto tra le mie dita e il suo muso quando veniva a mangiare dalla mia mano.
Mi manca non trovarlo acciambellato sul divano o sul tiragraffi quando mi alzo al mattino.


In compenso, è tornato qualcosa di cui non sentivo minimamente la mancanza: dolori all'inguine. Sembra che il poco che è rimasto del mio muscolo pettineo sia arrabbiato per qualche motivo, perché ormai da una decina di giorni esprime vibranti proteste ogni volta che mi muovo. Il dolore si localizza a volte a livello dell'inguine, proprio dove c'era l'ultimo tumore (ma va?), a volte più in basso, verso metà coscia.
Questo disagio, e soprattutto le sue potenziali implicazioni, mi mettono addosso una certa tensione, che si traduce in una irritabilità particolarmente accentuata. Vale a dire che se normalmente sono socievole come un'istrice, in questi giorni è attiva la modalità vipera.


Tensione che si manifesta anche fisicamente: spesso mi ritrovo, involontariamente, con i denti serrati, l'arcata inferiore premuta con forza su quella superiore e i muscoli che chiudono la mandibola in tensione. Quando me ne accorgo, cerco di rilassare la bocca e l'indolenzimento che rimane a livello dell'articolazione mi dà la misura di quanto fossi contratta.

Conto (poco) sul fatto che tutto questo possa avere un'origine psicosomatica e che l'ansia da controlli mi faccia esagerare quello che normalmente classificherei solo come un fastidio. O almeno provo a raccontarmela così.
Domattina ho l'ecografia dell'addome, che dovrebbe fornire le prime risposte sul mio stato di salute, a parte le analisi del sangue che non hanno detto niente di nuovo: pochi globuli bianchi, tanto colesterolo, fegato un po' affaticato, il resto a posto.
Come si dice, stringo i denti e vado avanti.
Ah, no: è meglio se i denti non li stringo, altrimenti oltre a tutto il resto mi ritrovo pure a dover avere a che fare con il dentista.

lunedì 22 maggio 2017

Sensibilità felina

Una sera qualunque in casa nostra.
Io: "Vado a letto. Vieni, Gandalf?"
Gandalf, acciambellato in salotto, non muove nemmeno un pelo e mi ignora completamente. Arriverà in camera con tutto comodo, dopo una decina di minuti, mentre io sono sotto la doccia o mi sto lavando i denti. Di solito quando esco dal bagno lo trovo ad aspettarmi sul letto per la nostra dose serale di coccole.

Stasera.
Io: "Vado a letto. Gandalf, tu aspetta dieci minuti, che non ti voglio tra i piedi mentre cambio le lenzuola."
Inutile dire che mi ha superato di volata sulle scale,  in modo da entrare in camera prima di me, piazzarsi sul letto e creare il massimo disturbo possibile durante il cambio di lenzuola.
Adesso è tutto angelico ai piedi del letto che aspetta le coccole.


venerdì 19 maggio 2017

Prima che me lo chiediate

Stamattina ho iniziato il tour dei controlli trimestrali con RX torace e risonanza magnetica.
Ho rischiato di non riuscire a fare la radiografia. Mi avevano dato appuntamento alle 8:45 per il torace e alle 11 per la risonanza. Al momento della prenotazione avevo chiesto se era possibile avvicinarli un po', per evitare di restare a girare i pollici per due ore in sala d'attesa. Mi avevano risposto che non potevano modificare l'orario, ma non era un problema: se fossi arrivata verso le 10:15 mi avrebbero fatto prima i raggi e poi la risonanza. Solo che quando mi sono presentata allo sportello, per sicurezza alle 9:45, la stessa addetta che mi aveva dato gli appuntamenti ha sgranato gli occhi chiedendomi come mai fossi tanto in ritardo.
"Perché me l'avete detto voi..."
"Ah, sì, è vero. Solo che oggi devono fare una manutenzione sulla macchina e non so se riusciamo... Aspetti un attimo."
Si è allontanata un attimo dallo sportello per conferire con i tecnici di radiologia, poi mi ha detto di andare subito nel corridoio delle radiografie, dove mi stavano già aspettando e in pochi minuti abbiamo sbrigato la pratica. Meno male, perché non avevo nessuna intenzione di tornare un'altra volta.

Prima che me lo chiediate: no, non so niente degli esiti. Nessuna anticipazione, nessuna possibilità di valutare l'espressione di tecnici e radiologi di fronte alle prime immagini. In un caso ero nell'altra stanza, nell'altro dentro al tunnel.
Per avere le prime risposte bisognerà aspettare l'ecografia di fine mese. I referti degli esami di oggi saranno pronti tra un paio di settimane, ma li ritirerò l'8 giugno, quando torno al CRO per le visite, perché prima non riesco a organizzarmi con gli orari.
E no, non intendo tempestare l'ospedale di telefonate per velocizzare i tempi, perché non ce n'è bisogno, basta che gli esiti siano pronti per il giorno delle visite e una settimana in più o in meno non mi cambia nulla. Armatevi di pazienza.

A parte il quasi-problema con la radiografia, l'unico evento degno di nota oggi è stato un incontro in sala d'attesa.
Una signora anziana mi ha chiesto se avessi già fatto prima la risonanza magnetica. Sì, molte volte: sono undici anni che frequento questo reparto ogni tre/sei mesi, a volte per la TAC, altre per la risonanza.
Ha sgranato gli occhi: "Undici anni? È mai stata operata?"
"Quattro volte. Tre all'addome e una all'inguine; l'ultima volta ci ho rimesso due muscoli della gamba destra."
"Ah, però cammina bene! E ha anche un bell'aspetto!" (In effetti il mio aspetto è decisamente florido: ho ripreso tutti i chili che avevo perso in ospedale e anche qualcuno in più. Mannaggia.) "Dalla pancia è passato alla gamba?"
"Non esattamente: quello della gamba era diverso dagli altri. Mi sa che ho un difetto di fabbrica, il mio DNA deve essere guasto. Finora siamo riusciti a toglierli, ma prima o poi ne arriverà uno che non si può operare."
"Mi dispiace, così giovane! Però la vedo tanto sorridente..."
"Ci provo, signora. Ho avuto una bella dose di sfiga e se non ci rido un po' sopra, non mi passa più!"
Qualche minuto dopo ho capito il senso delle sue domande, perché dalla radiologia è uscita una donna in sedia a rotelle, la figlia. Ha la mia stessa età e anche lei è stata operata alla gamba destra, ma è decisamente più in difficoltà di me con i movimenti.
Mi ha chiesto se avevo perso anch'io tanta massa muscolare durante il ricovero (Hai voglia!) e come ho fatto a recuperare. Le ho detto che la fisioterapia mi ha aiutato moltissimo e le ho spiegato alcuni esercizi semplici che ho trovato particolarmente efficaci.
Nel frattempo la madre continuava a sottolineare come mi muovevo bene e quanto ero su di morale. Il sottinteso era chiaro: "Cerca di essere così anche tu!". Voleva essere incoraggiante, probabilmente aveva visto in me una possibilità, una speranza e voleva trasmetterla alla figlia.
Ma io guardavo la donna triste sulla sedia a rotelle e sentivo che quelle parole, anche se dette in buona fede, la ferivano. Ho avuto l'impressione che le sentisse quasi come un'accusa perché non riusciva a essere agile e sorridente come me.
È come quando da bambini i genitori ci additavano qualche coetaneo dicendo: "Guarda come è bravo-educato-obbediente-studioso-gentile-generoso...". E tu ti sentivi sbagliato e ti chiedevi perché non potevano volerti bene per quello che eri.
Mi è dispiaciuto tanto. Per la madre, che cercava di essere di aiuto con tanto amore e per la figlia, che sicuramente ha capito le buone intenzioni, ma si è sentita mortificata.

Non si devono fare confronti. Ognuno ha la sua storia, il suo percorso di sofferenza, che non può essere paragonato a quello degli altri.
Sicuramente ci sono atteggiamenti e comportamenti che possono aiutare a gestire meglio l'esperienza della malattia e altri che la rendono invece più difficile e pesante, ma tutti cercano di fare del proprio meglio con le forze, fisiche e mentali, che hanno a disposizione. Anch'io, che di solito riesco a essere ironica e sorridente, ho avuto giornate in cui, nonostante tutto il mio impegno, non riuscivo a tirare fuori altro che lacrime. 
Potete suggerire a un malato di FARE qualcosa che può aiutarlo a sentirsi meglio: camminare (se può), meditare, accarezzare un gatto, aprire un blog... Ma non chiedetegli mai, mai di ESSERE diverso da quello che è. 

giovedì 11 maggio 2017

Concorso letterario 2017

Anche quest'anno gli amici dell'ASL di Biella e della fondazione Edo e Elvo Tempia mi segnalano il concorso letterario Gim, paladino di un sogno, che invita pazienti, familiari e operatori a raccontare le loro “storie di cancro” con racconti, poesie o fotografie.

Fate girare la voce e, se avete voglia di raccontare, partecipate!
La scadenza per l'invio degli elaborati è il 30 novembre 2017.

QUI il bando e tutte le informazioni per l'iscrizione.

giovedì 4 maggio 2017

Ti vedo in forma!

Finalmente un giorno quasi-libero. Ho parecchio lavoro da fare in studio, ma non mi sono dovuta svegliare presto e questa per me è già una gran bella cosa.
Ne ho approfittato per un po' di ginnastica mattutina: allungamento e mobilizzazione delle articolazioni, qualche esercizio di tonificazione e poi cyclette.
Mi sono data l'obiettivo di 15 minuti, anche se, trattandosi di me, "obiettivo" significa questione d'onore, risultato da raggiungere a costo di morire nel tentativo.

Il computer della cyclette è temporaneamente fuori servizio (il problema è temporaneo, vero Renato?), quindi ho regolato la velocità e l'intensità dello sforzo alla cieca, cercando di riprodurre i livelli che mantengo di solito.
Durante i primi undici minuti ho fatto un po' di pulizia delle app inutili sul tablet, cercando di non pensare alla fatica che si accumulava.

Al dodicesimo minuto ho cominciato a pensare che fissare l'obiettivo a quindici era stato eccessivo e ho deciso di fare una partita a Candy Crush Saga: dura circa tre minuti e questa distrazione mi avrebbe aiutato a resistere fino in fondo.
Mentre tutto il mio corpo protestava per lo sforzo, ho aperto la app sul cellulare.

Ero ormai allo stremo, andavo avanti per pura forza di volontà.
Dopo la schermata iniziale, è comparso il messaggio di benvenuto: Ti vedo in forma!
Ma vaffanculo, va'!

giovedì 20 aprile 2017

Cose belle anche a Pasquetta

Sedersi sui gradini della National Gallery a Trafalgar Square a osservare la vita londinese che scorre.

Una passeggiata fino al Tamigi per ammirare il Big Ben al tramonto.

La nostra prima cena in un ristorante stellato Michelin... e ne è valsa la pena!

L'entusiasmo di Renato nella sezione dedicata allo spazio nel Museo della Scienza

Le nostre Oyster Card, le tessere per il trasporto pubblico di Londra, che abbiamo deciso di tenere, senza chiedere il rimborso del credito residuo, perché vogliamo tornare presto.

L'accoglienza coccolosa dei nostri pelosi al ritorno e la consapevolezza che sono stati ottimamente accuditi durante la nostra assenza.
Dalla foto non si capisce, ma a destra e a sinistra di Aki ci sono le mie gambe: se le spostavo, si spostava anche lui, per restare a contatto con me: è stata una notte da contorsionista...


PROMEMORIA PER I PROSSIMI VIAGGI
  • Detesto viaggiare in aereo. Niente di psicologico: non ho paura di volare né timore di incidenti, c'è da preoccuparsi molto di più in auto; la mia è un'avversione puramente fisica: mi infastidiscono i sedili stretti e scomodi, l'accelerazione al decollo, le turbolenze e i vuoti d'aria, gli sbalzi di pressione, l'aria che secca la pelle.
  • Valutare la possibilità di usufruire dell'assistenza per le persone a mobilità ridotta. In questa minivacanza sono riuscita a camminare più di quanto mi sarei aspettata, anche se ho dovuto pagare ogni sforzo con lunghe soste e sono arrivata alla fine davvero stremata, ma restare ferma in piedi è stato faticosissimo e le file per i controlli di sicurezza e l'imbarco in aereo hanno messo a dura prova il mio fisico.
  • Scaricare le Google Maps. Quando ci si abitua al dettaglio delle mappe digitali interattive, è difficile accontentarsi delle cartine tradizionali. Per limitare il traffico dati, è possibile scaricare sul proprio dispositivo mobile alcune porzioni di Google Maps da consultare off-line. L'abbiamo fatto appena arrivati, approfittando della velocissima connessione wifi del ristorante in cui abbiamo pranzato, ed è stata un'ottima idea.
  • Italiani all'estero. Mettere in conto che viaggiando all'estero si incontrano più Italiani che rimanendo a casa. In ogni posto che abbiamo frequentato c'era almeno un membro del personale italiano; mitico l'incontro con un cameriere indiano che ha vissuto in Italia per venticinque anni e ha una casa a trenta chilometri da qui.
  • Non sottovalutare la nostalgia di Aki. Eravamo abbastanza preoccupati per come avrebbe reagito Gandalf alla nostra assenza, perché cerca sempre la nostra compagnia. Aki invece è più indipendente, passa molte ore fuori casa e non sembra avere bisogno di averci costantemente vicino, quindi pensavamo che restare senza di noi per qualche giorno gli sarebbe stato pressoché indifferente. La reazione di evidente felicità e sollievo che ha avuto nel rivederci e l'insistente ricerca di contatto fisico delle ore successive al nostro ritorno hanno dimostrato che sbagliavamo. 
  • Starbucks? Ma anche no. Ci siamo stati solo per una colazione, ma con poca soddisfazione. Decisamente meglio Pret a Manger.

domenica 16 aprile 2017

Pasqua di cose belle

I campi di colza in fiore, pennellate di giallo nel panorama verde dell'Inghilterra dal finestrino dell'aereo.
L'arrivo a Londra, con il pullman dall'aeroporto che attraversa i quartieri periferici, mentre sullo sfondo si avvicinano i grattacieli di Canary Wharf. E poi la Torre di Londra, il Tamigi, Southwark e Waterloo, il Big Ben e il Parlamento, Victoria Station. E ripeterci mille volte quanto è bella Londra.

Il fido bus 38, quello che prendevamo sempre durante la vacanza del 2011.
I colori e i profumi di Neal's Yard.
Fish & chips a Seven Dials, ragionando su come si troverebbero a Londra Aki e Gandalf.

Annusare tè al Tea Shop di Neal Street e pensare che dovrei tornarci con ZiaCris. curiosare tra negozi e bancarelle a Covent Garden market.

La stanza dell'hotel spaziosa, pulitissima e con un letto davvero king size.

Passeggiare a Chinatown.
L'arrivo a teatro e l'emozione di ritirare i biglietti.

La ragazza che probabilmente aveva ricevuto un regalo a sorpresa dai genitori e quando è entrata in sala si è commossa.

Lo spettacolo. Bellissimo, coinvolgente, straordinario, emozionante fino alle lacrime. E la voglia di tornare presto per vederne un altro.

Il risveglio pasquale con il sole. Fuori e dentro.
L'uomo di origine indiana o cingalese che in metropolitana si alza e mi cede il posto.
Un sontuoso brunch a King's Cross, in un locale in cui come prima cosa ti portano una bottiglia di acqua di rubinetto. Santi subito. Il toast integrale con uova strapazzate, bacon, funghi e pomodori.


E poi il plum cake al cocco con crema al limone e rabarbaro lessato.
L'incontro meraviglioso con Marina, perché un incontro virtuale può diventare amicizia vera.
Il binario 9 e 3/4 e un po' di shopping a tema.


La primavera nei parchi del centro città, osservando scoiattoli e discutendo su quanto si divertirebbe qui Aki, il cacciatore di casa, e su quanto tempo impiegherebbe a estinguere la fauna locale di dimensioni compatibili.





Passeggiare da Horse Guards a Trafalgar Square e ripeterci quanto è bella Londra.
E non è ancora finita.

martedì 4 aprile 2017

Toccata e fuga

Un po' qui e un po' su Facebook, più di qualcuno ha indovinato.
Vado a vedere un musical a Londra, città in cui viene rappresentato ininterrottamente da oltre 30 anni.
Sarà una toccata e fuga, soltanto un weekend, un piccolo sogno di cui voglio godermi ogni respiro.


giovedì 30 marzo 2017

Conversazioni telematiche

Oggi è il mio giorno libero dal lavoro come dipendente e ho deciso di iniziarlo con un po' di ginnastica.
La fisioterapia ha dato grandi risultati, ma per mantenerli ci vuole costanza. Me ne sono accorta in particolare la scorsa settimana, quando il giorno libero è stato dedicato al lavoro come professionista: se lascio passare più di 3/4 giorni senza un po' di esercizi, le articolazioni iniziano subito a irrigidirsi e riprendo a zoppicare vistosamente.
Prima di colazione quindi mi sono impegnata in attività di stretching e tonificazione muscolare, ripetendo alcuni degli esercizi imparati durante la fisioterapia.
Dopo circa mezz'ora, affaticata, ma soddisfatta, ho deciso di fare un esperimento e sono salita sulla cyclette, per capire se pedalare è compatibile con le mie possibilità di movimento e, soprattutto, con la cicatrice all'inguine, che è ancora un po' dolorante.
Le prime pedalate sono state incoraggianti: nessun particolare fastidio all'inguine e la sensazione di fare un movimento utile per la gamba destra, lavorando proprio sul quadricipite, che mi serve per compensare, nei limiti del possibile, i muscoli che mi sono stati asportati.
Esaltata dalla scoperta, ho deciso di proseguire, ma senza esagerare, fissando il cronometro a cinque minuti.

Dopo il primo minuto ho iniziato a rallentare.
Alla fine del secondo ho pensato che forse potevo accontentarmi di tre.
Alla fine del terzo ho rallentato ancora, portandomi alla velocità di una ultra-novantenne.
Alla fine del quarto, mi chiedevo ripetutamente chi me lo facesse fare.
Alla fine del quinto,sono scesa, con i battiti cardiaci accelerati e i muscoli delle gambe che tremavano per lo sforzo, ma anche con la sensazione di aver fatto qualcosa di buono per la mia salute.

Ho deciso di condividere questo risultato con alcune persone, via Whatsapp. Tra queste c'era ZiaCris.
Ecco com'è andata.

A quel punto sono morta. Di nuovo. Dal ridere.
Ecco, io auguro a ognuno di voi un'amica così, perché tutti dovrebbero avere vicino qualcuno che è sempre capace di regalare un sorriso.


PS: il primo che osa proporre che io mi alzi mezz'ora prima nei giorni lavorativi per fare ginnastica, sarà immediatamente bannato da questo blog!

PPS: Fiordistella sul blog e Francesca su Facebook sono vicinissime alla completa soluzione dell'enigma proposto nei precedenti post. Ricordate che ho parlato di un "piccolo sogno", quindi sono escluse soluzioni straordinarie.

martedì 28 marzo 2017

Indizi

- non sto per pubblicare un libro
- non vado a Cuba

(chi lo sa, stia zitto!)

venerdì 24 marzo 2017

Progettando il sogno

Non sono sparita, sono solo molto impegnata a progettare i dettagli del mio piccolo sogno nel cassetto.
Ve ne lascio un'anticipazione...



martedì 7 marzo 2017

Con il sole

L'esito della TAC è il migliore che potessi aspettarmi.
Linfonodi inguinali lievemente ingrossati, ma i tessuti in quella zona sono ancora irritati dall'intervento e dalla radioterapia, è ragionevole che anche i linfonodi mostrino qualche segno di fastidio. È già una buona cosa che ci siano ancora linfonodi nell'inguine: sono quelli che mi hanno permesso di evitare sia l'intervento di bypass linfatico, sia una zampa da elefante.
Alcune alterazioni di tipo cicatriziale dei tessuti nella zona dell'intervento.
Confermato il laparocele, piccolo, con fuoriuscita di un'ansa intestinale; dovremo occuparcene chirurgicamente, prima o poi.
Nessun'altra anomalia.
Polmoni e fegato puliti, nessun corpo estraneo nell'addome, a parte qualche clip chirurgica, niente alterazioni a livello osseo. Nessuna notizia dal gluteo: forse non l'hanno esaminato con particolare attenzione, ma credo che se ci fosse stato qualcosa di strano, l'avrebbero rilevato.

Medici contenti, ma prudenti: il radioterapista ha previsto il prossimo controllo fra tre mesi con risonanza magnetica, l'oncologa ci ha aggiunto analisi del sangue, radiografia del torace, ecografia dell'addome. Ho già preso quasi tutti gli appuntamenti, domani dovrei riuscire a fissare anche l'ecografia, per la quale al CRO hanno già esaurito la disponibilità per tutto il 2017. Così poi non ci penso più fino a dopo la metà di maggio, e magari nel frattempo riesco a realizzare un piccolo sogno che ho nel cassetto da qualche anno.

Noi sollevati, speranzosi, felici.
Siamo usciti dall'ospedale con il sole, fuori e dentro.


sabato 4 marzo 2017

I discorsi del Papa

Di solito nella tarda mattinata della domenica sono davanti ai fornelli, approfitto del giorno festivo per dedicarmi un po' alla cucina. Mentre spignatto, tengo accesa la televisione, ascoltando distrattamente un canale di notizie non stop. In genere verso mezzogiorno si collegano con piazza San Pietro per trasmettere una parte dell'Angelus del Papa.
Non sono credente, non mi interessano particolarmente gli argomenti religiosi e spesso non condivido le posizioni della Chiesa cattolica su temi etici, ma qualche volta le parole di Papa Francesco mi offrono interessanti spunti di riflessione.

Diverse settimane fa, ad esempio, ha commentato un brano del Discorso della montagna relativo alle beatitudini: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli". Questa frase mi ha sempre lasciato un po' perplessa: chi sono i poveri in spirito? Da bambina pensavo che si riferisse alle persone scarsamente dotate di intelletto e non capivo perché gli sciocchi dovessero avere una corsia preferenziale per il Paradiso. La spiegazione di Francesco è stata illuminante: non poveri di spirito, ma poveri in spirito, cioè non corrotti dalla cupidigia, dalla sete di ricchezza, dall'ansia di avere sempre di più.
La frase allora acquista un senso, a mio parere molto bello a prescindere dal contesto religioso: beati sono coloro che scelgono la moderazione e la sobrietà, che sanno apprezzare ciò che hanno senza lasciarsi accecare dall'avidità.

In un altro discorso che ho apprezzato, il Papa ha detto che l'ottimismo è un atteggiamento che delude. Non bisogna essere ottimisti, ma avere speranza.
Condivido questa riflessione. L'ottimismo è l'illusione, quasi sempre infondata, che tutto andrà bene,  è come quel pensa positivo! che trovo sempre piuttosto fastidioso. La speranza invece è ammettere la possibilità che qualcosa vada bene anche quando le prospettive non sono buone.


Martedì avrò l'esito della TAC.
Ho molti motivi per non essere ottimista. Il numero di recidive, l'infiltrazione dell'ultimo tumore sull'osso del bacino, il nodulo fantasma nel gluteo che mi dà spesso fastidio, il dolore persistente nella zona pelvica, il laparocele... Più mille altre cose che potrebbero andare storte.
Non sono ottimista.
Ma ho speranza.

domenica 19 febbraio 2017

Conversazioni domestiche - 15

Cerco un'idea per il regalo di compleanno per un uomo di 80 anni.
Io: "Se tu avessi trent'anni in più, cosa vorresti in regalo?"
Lui: "Una badante!"


giovedì 9 febbraio 2017

In cerca di consolazione

Sto cercando di trovare il giusto equilibrio tra stare seduta, in piedi o sul divano. Sembra che ognuna di queste posizioni, se mantenuta a lungo, mi crei problemi alla gamba, con combinazioni variabili di gonfiore, congestione, difficoltà di movimento e dolore. Negli ultimi giorni ho pagato dazio per alcuni impegni che mi hanno fatto saltare una parte dei tempi di riposo sul divano e per una cena su una sedia scomoda: zampa zampogna!
Nonostante indossi sempre pantaloni comodi, quando la gamba si gonfia, ogni cucitura o piega lascia il segno, soprattutto sulla parte interna della coscia. Così a casa, quando posso, rimango in mutande.
Non ho ancora identificato la strategia migliore, anche se sono abbastanza sicura che la soluzione vincente sia l'alternanza: un po' di tutto. In ufficio cerco di alzarmi dalla scrivania ogni ora, almeno per fare qualche passo, e lo stesso a casa, quando sono sul divano. Senza esagerare, però, perché se cammino o rimango in piedi per troppo tempo, partono i dolori.

Un paio di giorni fa, ad esempio, mi sono dedicata alla riorganizzazione del ripiano delle lenzuola. Ho comprato un paio di copripiumini nuovi, per sostituirne uno che dopo quindici anni di onorato servizio sta letteralmente cadendo a pezzi e aumentare la scorta, così non trovarmi in difficoltà quando rimango indietro con lo stiro. Ci è voluto quasi un mutuo, nonostante i saldi, ma i nuovi acquisti sono davvero belli e di ottima qualità.
L'aumento della popolazione lenzuolesca ha richiesto una sistemazione dello scaffale, prima a disposizione casuale e ora ordinatamente suddiviso tra copripiumini, lenzuola con angoli e lenzuola dritte. Un lavoretto da niente, una vera sciocchezza, sì e no un quarto d'ora: si trattava di un singolo ripiano, non di un armadio a sei ante. Eppure alla fine non riuscivo quasi a stare in piedi per il dolore alla schiena. Deprimente.

Domani inizio la fisioterapia: questa volta, a differenza di sette anni fa, i tempi sono più che accettabili.
La visita della scorsa settimana è stata accurata. La fisiatra ha raccolto le informazioni essenziali sulla mia situazione clinica, poi ha fatto la domanda giusta: "Quali sono i suoi obiettivi?". È un ottimo approccio: bisogna verificare quali sono le aspettative e capire se sono realistiche, altrimenti è inutile mettersi a lavorare. Ho spiegato che non mi aspetto di recuperare la piena funzionalità della gamba, ma vorrei evitare di danneggiarla ulteriormente, in particolare per quanto riguarda le articolazioni di anca e ginocchio, che mostrano già segni di sofferenza.
La visita ha effettivamente confermato una riduzione della mobilità, più marcata per l'anca e meno per il ginocchio, su cui si può lavorare.
La fisiatra inoltre ha stabilito di affidarmi a una terapista con esperienza anche nel trattamento del linfedema, che potrà darmi suggerimenti per ridurre il gonfiore della gamba.

Il tempo vola. Mi pareva di averne tanto, invece la libera uscita tra un giro di controlli e l'altro è quasi finita: all'inizio della prossima settimana devo andare a fare il prelievo per le analisi del sangue. E la settimana seguente c'è la TAC.
Un filo di inquietudine serpeggia. Più che un filo, una corda. Una di quelle gomene nautiche, grosse come il mio polso. Perché tra l'infiltrazione dell'osso, il nodulo del gluteo, il laparocele e la fistola artero-venosa, qui non c'è tanto da stare tranquilli.


Non mi pare di stare troppo a pensarci, ma il mio subconscio evidentemente lo fa, perché mi sono resa conto di essere in piena fase di compensazione: mangio tanto e ho un frequente e intenso desiderio di dolci, del tutto insolito per me, che sono da sempre golosa di cibi salati. È evidente che sto cercando di consolarmi.
Quest'anno mi era mancata un po' la classica torta di compleanno, così ho approfittato di un'occasione di incontro con alcune amiche per realizzare un'idea che mi ronzava in testa da un po': torta al cioccolato con crema all'arancia, panna e lamponi freschi. Paliamone.

Pare che anche lo shopping sia un'attività consolatoria, soprattutto per le donne. Questo mi ha fatto sempre sorgere sospetti sulla mia identità di genere, dato che lo detesto. Qualche giorno fa però, complice l'imminenza di ben cinque compleanni, mi sono lasciata andare a una sessione selvaggia di acquisti on line, culminata con l'ordine di una selezione di gianduiotti e cremini, con l'aggiunta di alcune creme spalmabili: voglio fare un test comparativo per individuare le marche migliori. Sono arrivati oggi, vediamo quanto riesco a farli durare.

Non mi consolo solo con il cibo. Cerco anche di fare cose belle, che mi piacciono e mi danno soddisfazione.
Appena posso, dormo. Forse è una manifestazione del mio lato orsesco*, ma ho bisogno di tante ore di sonno e ho smesso da anni di sentirmi in colpa per questo. È opinione abbastanza diffusa che le ore di sonno siano "perse", in qualche modo sottratte alla vita, perché durante quel tempo non si fa nulla. Per molto tempo mi sono lasciata contagiare anch'io da questa convinzione, tentando con grande sforzo di allungare i miei tempi di veglia. Inutile e sbagliato.
Salvo situazioni particolari di malattia, le ore di sonno sono tra le più soddisfacenti della mia vita, un tempo piacevole e prezioso, altro che sprecato! Inoltre, se non dormo abbastanza, rovino la qualità del mio tempo da sveglia, perché sto male, non riesco a concentrarmi e divento scorbutica. Perché quindi dovrei privarmi di qualcosa che mi fa stare bene per conformarmi a un modello che non è il mio? Meglio dormire quanto più possibile: ne guadagno sotto tutti i punti di vista. Durante la settimana cerco di non andare a letto tardi, altrimenti il giorno dopo sono uno zombie, e nei weekend vado in letargo, con dormite di 10 o 11 ore.

Cerco di soddisfare anche il mio lato artistico.
Ci sono sempre i colori: questa è la mia opera più recente.

E naturalmente il teatro. Oltre all'impegno sul palcoscenico, coltivo questa passione anche da spettatrice. Ieri ho assistito a uno spettacolo davvero splendido, una commedia divertente, ma che fa riflettere, esaltata da una recitazione davvero magistrale. Le prénom - Cena tra amici, nell'allestimento del Teatro Stabile di Genova, con Alessia Giuliani, Alberto Giusta, Davide Lorino, Aldo Ottobrino e Gisella Szaniszlò.

Tutto sommato, riesco a consolarmi piuttosto bene e ho una vita niente male.


* lo so che si dice ursino, ma vuoi mettere quanto è più simpatico orsesco?