giovedì 14 dicembre 2017

C'è chi sta peggio

Ho ancora la febbre.
E la tosse.
E il raffreddore.
E i capogiri.
E il mal di testa.
E niente, è solo influenza, poi passa.

C'è chi sta peggio, molto peggio.
Chi sta così male che la sua vita è ridotta a un pozzo di dolore la cui unica uscita è la morte. E chi semplicemente è arrivato alla fine del proprio viaggio e chiede di essere lasciato andare con dignità.

Io me la ricordo quella signora di quasi cent'anni, nella stessa stanza di ospedale di mia madre, legata al letto perché non potesse sfilarsi il sondino per l'alimentazione forzata. L'infermiera privata che l'assisteva durante la notte mi raccontava sottovoce che la paziente aveva detto chiaramente di non volere il sondino, ma i figli avevano deciso diversamente, costringendola a trascorrere i suoi ultimi giorni in quella condizione umiliante.

Se lo ricordino quelli che pretendono di decidere del dolore degli altri.
Se lo ricordino quelli che non hanno mai dovuto guardare negli occhi una persona amata che li pregava di lasciarla morire.
Se lo ricordino quei politici arroganti che oggi hanno pomposamente annunciato che intendono cambiare la legge appena arriveranno al potere.

Benvenuto biotestamento.



7 commenti:

  1. Approvo ogni tua parola. Un abbraccio e un augurio per la tua guarigione.
    Isa.

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  2. Mia, una volta di più sono -tanto- d'accordo con te...

    Ho aperto gli occhi sulla realtà del fin di vita a 21 anni, quando mia zia (la sorella di mio padre, e che mi ha virtualmente cresciuta, visto che mia madre ha preferito "vivere la sua vita" lontano dalle sue figlie e non solo dal marito) si è ritrovata nel giro di una settimana ricoverata in ospedale con una rara forma di cancro ai polmoni in fase terminale: ho trascorso con lei l'ultima notte in cui è stata cosciente, e a un certo punto mi ha chiesto di chiamare il dottore "per morire" perché il dolore era insopportabile... aveva capito senza che nessuno glielo avesse detto chiaramente che non c'era niente da fare ('sto cretino di mio cugino non aveva voluto che la diagnosi le fosse comunicata, ma mia zia non era scema)... abbiamo avuto una discussione profonda e dolorosa, ma ho capito quella notte che non si può scegliere per nessun altro che per se stessi quando è finita, ne come. Il destino è stato clemente con lei, è scivolata nel coma la mattina successiva ed è morta due giorni dopo, ma ha cambiato la mia visione delle cose per sempre.

    E mio padre, nel mezzo del caso Englaro, mi aveva mandato un sms che diceva (testuali parole) "sia chiaro che se le cose un giorno non girano per il verso giusto, io DEVO venire in Svizzera: non voglio morire intub@to e incul@to!"

    Michela dalla Svizzera di Exit e Dignitas, dunque

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    1. La cosa drammatica è che troppo spesso chi non ha vissuto in prima persona queste esperienze non si rende minimamente conto di che cosa significhi e non capisce quanto sia importante poter scegliere.

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  3. posso dire che ....lo hai detto proprio bene????

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