venerdì 1 dicembre 2017

Deja vu

Primo giorno di controlli: radiografia del torace e risonanza magnetica di addome inferiore e gamba destra.
Mercoledì pomeriggio mi avevano telefonato dalla radiologia per comunicare che l'orario era stato anticipato di un'ora e venti rispetto all'appuntamento iniziale e tanti saluti al mio bel programma di dormire un'ora in più. Ora che sarebbe stata particolarmente gradita, perché nelle ultime settimane mi sembra di non dormire mai abbastanza. Ok, direte voi, è normale per una con DNA di marmotta.
E invece no, perché anche dopo dieci ore di sonno non mi sveglio ben riposata come sarebbe lecito aspettarsi. Renato dice che di notte mi lamento ogni volta che cambio posizione: probabilmente il dolore all'inguine compromette la qualità del mio sonno.

Pratica RX sbrigata in pochi minuti, poi giù al piano terra, nell'area dedicata alla risonanza 3T, dove mi hanno fatto entrare con quasi mezz'ora di anticipo rispetto all'anticipo che mi avevano comunicato due giorni fa. Immagino che sia stato disdetto qualche appuntamento all'ultimo momento e si sono ritrovati con un po' di tempo libero.
Solita prassi: via i vestiti a eccezione di slip, canottiera e calzini, indossare le soprascarpe blu monouso e il camice con l'allacciatura sulla schiena, che richiede evoluzioni da contorsionista e comunque ogni volta esci dallo spogliatoio con il dubbio di aver saltato qualche laccio o di averli annodati storti.

Mi sistemo sul lettino, chiedo il solito rialzo sotto le ginocchia e cerco una posizione comoda da mantenere a lungo, mentre il tecnico mi posiziona sopra la zona da esaminare una specie di armatura di cui non ho mai capito la funzione (se qualcuno tra i lettori mi può illuminare, gliene sarò grata), mi fornisce le cuffie antirumore e il campanello di emergenza e mi copre con un telo. Il lettino si infila nel tunnel e cominciano i rumori dell'apparecchiatura, chiaramente udibili anche se attutiti dalle cuffie.
Già dopo la prima sequenza arriva una sensazione di deja vu per nulla piacevole: la radice della coscia destra inizia a farmi male, esattamente come un anno e mezzo fa. Il resto dell'esame è un unico grumo di dolore, dall'inguine al ginocchio, resistente a tutti i tentativi di controllo attraverso la respirazione e il rilassamento.
Alla fine di ogni sequenza prego di sentire la voce del tecnico che dice "abbiamo finito", a ogni nuovo inizio mi dico che devo resistere fino in fondo perché l'esame riesca bene. Dopo un tempo che sembra interminabile, ma dev'essere stata circa mezz'ora o poco più, il lettino scivola fuori dal tunnel e il tecnico mi libera dall'armatura, consentendomi di piegare la gamba e trovare finalmente un po' di sollievo.
Zoppico verso lo spogliatoio e mentre mi rivesto noto le solite macchie rosse su petto, spalle e braccia... solo che questa volta non è stato usato il mezzo di contrasto. Evidentemente c'è qualcosa in questo esame che mi irrita la pelle, anche se poi le macchie se ne vanno da sole senza provocare problemi. Segnalo la situazione al tecnico, che rimane sconcertato e non sa trovare una causa. Anche in questo caso, se qualche lettore può essere di aiuto, è il benvenuto.
Saluto e vado pian piano a recuperare la macchina, fortunatamente parcheggiata in una zona vicina all'ingresso riservata ai disabili. Benedetto il tagliando per il parcheggio!
La montagna dietro all'istituto è coperta di neve da metà altezza in su, una vista splendida in questa limpida giornata di sole, che mi regala un sorriso. Esco dal cancello e svolto a destra, verso casa. Oggi pomeriggio avevo un appuntamento di lavoro, ma l'ho disdetto: non ce la faccio, ho bisogno di riposare.

Non ho percorso nemmeno un chilometro, quando squilla il telefono.
Rispondo dall'auricolare, senza togliere gli occhi dalla strada, e non vedo il numero di chi chiama: "Lazzarini, buongiorno."
"Buongiorno signora, sono il tecnico della risonanza. È già andata via?"
In un lampo faccio l'inventario di quello che potrei aver dimenticato, ma mi pare di aver preso tutto.
"Sono appena partita, ma se serve, mi giro e torno indietro."
"Dato che non ha fatto il mezzo di contrasto, volevamo farle qualche altra sequenza di risonanza."
"Ok, arrivo."
Se prima avevo qualche sospetto, questo ci ha aggiunto il carico da undici.
Di nuovo tutto l'iter, spogliarsi, camice, soprascarpe, lettino... Il tecnico cerca di essere rassicurante, spiegando che avevano la macchina libera e visto che avevo segnalato dolori nella zona dell'ultimo intervento, hanno pensato di acquisire qualche altra immagine per una migliore valutazione. Perfettamente ragionevole, ma non mi tranquillizza il fatto che abbiano deciso questo supplemento di indagine solo dopo aver visto i risultati delle prime sequenze.
Questa volta almeno l'esame dura solo una decina di minuti e finisce prima che il fastidio alla gamba diventi di nuovo dolore.
Però capirete che non sono proprio tanto tranquilla...

7 commenti:

  1. Ciao Mia,
    ti abbraccio in questo momento difficile. Incrocio dita e ti penso.

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  2. capisco si... eccheppalle, si...
    quando succede a me, prego affinché il referto arrivi prima possibile: l'attesa mi logora, ma sapere quel che c'è da sapere no.
    Spero che le risposte arrivino presto (e che il tecnico fosse solo un maniaco della precisione!)
    Michela & Gizmo

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    1. bon, mai piu' rispondero' a un messaggio alle 6 e 33 del mattino (anche io sono sveglia per andare dal medico, e non ho dormito una cippa, porca paletta!)
      volevo scrivere "e SE il medico fosse solo un maniaco della precisione ?"
      invece è venuto fuori un disastro...
      ...vado a nascondermi...

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    2. Anche la prima versione mi pareva completamente accettabile. Comunque alle 6:33 del mattino "sveglia" è una parola grossa...

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  3. Succede anche a me ogni volta che devo una RMN di controllo e purtroppo ogni volta che sento la macchina che impiega più del tempo rispetto alle altre volte la mia mente comincia ad elaborare teorie che purtroppo nel 90% dei casi vengono confermate dal responso: Recidiva. Però spero sempre che mi sbaglio.

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