È stata una batosta, quella di martedì, da tanti punti di vista.
Non abbiamo ancora capito esattamente cosa sia successo, mi stanno facendo analisi e controlli sia sul cervello che sul cuore, che sembra aver subito un danno di qualche tipo.
Ieri sera ho avuto altri tre episodi di capogiro feroce. Mi sono spaventata.
Dal punto di vista psicologico, questa è forse la prova più dura.
In tutti questi anni ho imparato ad accettare qualche debacle delle parti periferiche del mio corpo, ma cuore e cervello avevano sempre tenuto duro. Se iniziano a cedere loro...
Di fronte a questi problemi mi sento impotente e di conseguenza fragile. Non è un dolore, che posso sopportare oppure contrastare con i farmaci, è qualcosa su cui non ho controllo, che altera le mie percezioni, compromette le mie facoltà, annebbia la mia consapevolezza e permea di incertezza ogni momento.
Potrebbe accadere di nuovo. E mi fa davvero paura.
Per favore, NON TELEFONATE.
Limitate anche i messaggi e accontentatevi di risposte brevi, l'uso del telefono mi affatica.
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giovedì 26 settembre 2019
sabato 15 settembre 2012
Momenti di panico
Avvertenza importante: leggere il post fino in fondo per non trarre conclusioni affrettate!
Ieri sera mi stavo cambiando per uscire, ho tolto la giacca della tuta e sulla canottiera bianca ho trovato due macchie di sangue, di un bel colore rosso vivo sul seno destro.
Occhi sbarrati, attimi di puro panico.
Perdo sangue dal seno? Aiuto! DoveComePerché? Non mi sono tagliata, né punta da nessuna parte, sono sicura...
Ho sollevato la canottiera, scoprendo che il reggiseno aveva solo due puntini più chiari. Ho ricominciato a respirare: evidentemente le macchie arrivavano dall'esterno, quel sangue non era mio.
Ho controllato la giacca, in effetti c'erano anche lì, non me n'ero accorta prima perché la tuta è scura.
Ma come ci erano finite?
Mentre riflettevo sulle possibilità (Renato? il Ciccio?) ho pensato che fosse meglio passare subito la biancheria con acqua fredda e sapone, prima che le macchie si asciugassero. Solo che l'acqua fredda era del tutto inefficace, non sbiadivano nemmeno un po'.
Allora mi sono ricordata che al mattino avevo usato una penna rossa ad inchiostro liquido per spuntare una lista di richieste per un nuovo software. Probabilmente l'avevo lasciata aperta e mi ci ero appoggiata sopra.
Tutto qui? Naaaa...
Oggi è stata una giornata deliziosa, a base di pressione bassa, mal di schiena, bruciori di stomaco, una fastidiosissima afta in bocca, digestione difficile, stanchezza, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, ansia... Insomma, uno schifo.
Niente paura, so esattamente di cosa si tratta: è soltanto semplice, normalissimo, ordinario panico da controlli imminenti... Si potrebbe chiamare "sindrome della strizza da follow-up".
Stasera ho preferito evitare il tè per non peggiorare il bruciore, ma sentivo il bisogno di qualcosa di consolatorio: un bel bicchiere di latte e due biscotti e tra poco me ne vado a nanna: buonanotte!
Ieri sera mi stavo cambiando per uscire, ho tolto la giacca della tuta e sulla canottiera bianca ho trovato due macchie di sangue, di un bel colore rosso vivo sul seno destro.
Occhi sbarrati, attimi di puro panico.
Perdo sangue dal seno? Aiuto! DoveComePerché? Non mi sono tagliata, né punta da nessuna parte, sono sicura...
Ho sollevato la canottiera, scoprendo che il reggiseno aveva solo due puntini più chiari. Ho ricominciato a respirare: evidentemente le macchie arrivavano dall'esterno, quel sangue non era mio.
Ho controllato la giacca, in effetti c'erano anche lì, non me n'ero accorta prima perché la tuta è scura.
Ma come ci erano finite?
Mentre riflettevo sulle possibilità (Renato? il Ciccio?) ho pensato che fosse meglio passare subito la biancheria con acqua fredda e sapone, prima che le macchie si asciugassero. Solo che l'acqua fredda era del tutto inefficace, non sbiadivano nemmeno un po'.
Allora mi sono ricordata che al mattino avevo usato una penna rossa ad inchiostro liquido per spuntare una lista di richieste per un nuovo software. Probabilmente l'avevo lasciata aperta e mi ci ero appoggiata sopra.
Tutto qui? Naaaa...
Oggi è stata una giornata deliziosa, a base di pressione bassa, mal di schiena, bruciori di stomaco, una fastidiosissima afta in bocca, digestione difficile, stanchezza, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, ansia... Insomma, uno schifo.
Niente paura, so esattamente di cosa si tratta: è soltanto semplice, normalissimo, ordinario panico da controlli imminenti... Si potrebbe chiamare "sindrome della strizza da follow-up".
Stasera ho preferito evitare il tè per non peggiorare il bruciore, ma sentivo il bisogno di qualcosa di consolatorio: un bel bicchiere di latte e due biscotti e tra poco me ne vado a nanna: buonanotte!
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mercoledì 8 agosto 2012
In via di guarigione... forse... o forse no
Il cortisone somministrato da Renato-zampa-d'oro sta facendo il suo lavoro. Ieri sono riuscita a rimanere seduta praticamente tutta la giornata senza problemi, mi sentivo meglio al punto che un paio di volte mi sono alzata in preda all'ottimismo più sfrenato dicendo "Dai che è passata...". Durava circa quattro passi prima che la schiena iniziasse di nuovo a pungere, ma erano comunque quattro passi di speranza. Il nervo sciatico è stato ancora più paziente, ieri sera sono riuscita a spignattare per una mezz'oretta in cucina e a preparare due belle teglie di verdure gratinate prima che dicesse "stop".
Stamattina sono andata a fare la radiografia.
Viaggio in macchina tranquillo, una ventina di km di autostrada senza particolari problemi.
La coda allo sportello dell'accettazione invece si è prolungata un po' troppo a causa di un'irregolarità nella prenotazione di un paziente precedente, così ho chiesto a Renato di tenermi il posto in coda mentre andavo a sedermi.
Nell'attesa, guardavo i cartelli appesi nel corridoio: ce n'era uno che annunciava la precedenza nelle prestazioni per pazienti disabili o con difficoltà di movimento. Spesso questi sono soltanto proclami "politicamente corretti", ma non in quella struttura. Vicino a me era seduta una signora con le stampelle, reduce da un intervento di protesi all'anca, mentre il marito era in coda allo sportello dell'accettazione. È uscito il tecnico di radiologia, ha visto la signora, ha dato un'occhiata all'impegnativa e l'ha fatta subito entrare, anche se non aveva ancora completato le pratiche di accettazione. Bravo!
Subito dopo è toccato a me. Svestirsi, sistemazione sul lettino, lentamente e con prudenza per non fare movimenti dolorosi, radiografia dall'alto, sul fianco destro, sul fianco sinistro, rivestirsi.
Attesa per verificare che le immagini siano venute bene.
Attesa...
Attesa...
Ho infilato la testa nella stanza in cui il tecnico stava esaminando le mie lastre con l'aiuto di una collega: stavano indicando alcuni punti sulle immagini.
"Non so se nella radiografia è visibile, ma se vedete una specie di palla nell'addome, in basso a destra, è normale, c'è davvero, non è una macchia sulla lastra."
"Signora, lei ha avuto traumi, botte o cadute?"
"No." (ecco, veramente di fronte a questa domanda sto cadendo dalle nuvole, ma credo che non conti)
"Sicura? Proprio niente?"
"Be', nel 2000 sono caduta da cavallo e ho preso una bella botta, ho avuto mal di schiena per qualche giorno, ma è passato un bel po' di tempo..."
"Dove ha detto che le fa male?"
"Il dolore sembra partire da qui, in basso, tra le ultime vertebre lombari e il coccige."
"E più in alto non ha dolori?"
"Se premo mi fa un po' male, ma niente di che... Ah, nel referto di una delle vecchie risonanze, se non sbaglio all'inizio dell'anno scorso, mi avevano scritto che c'era un principio di riduzione della densità ossea di un paio di vertebre lombari, compatibile con l'irradiazione a cui ero stata sottoposta. Può essere quello che state vedendo?"
"Attenda ancora un po', per favore, ne parlo con il radiologo."
Ecco, mi mancava solo qualche casino alla colonna vertebrale...
Dopo qualche minuto il tecnico è rientrato e mi ha chiesto di tornare sul lettino per un'altra radiografia. Anzi due. L'unica volta che l'oncologo non mi aveva prescritto né TAC né risonanza, mi faccio un pieno di raggi X. A saperlo...
Questa volta il tecnico mi ha invitato ad aspettare prima di rivestirmi, ma alla fine ha ritenuto che le immagini fossero sufficienti e mi ha congedata. Referto disponibile il 16 agosto.
All'uscita ho raccontato tutto a Renato, la cui reazione è stata un avvilito: "Ancora? Ma basta..."
Perché non sia mai che qui le cose vadano bene troppo a lungo...
E adesso armiamoci ancora una volta di pazienza e aspettiamo anche questo.
Anche?
Sì, perché ieri mi ero scordata di scriverlo, ma la dottoressa mi ha ordinato anche alcune analisi, perché negli ultimi giorni sto facendo davvero tanta plin plin, praticamente ogni due ore, e l'ultima volta che mi era successo avevo un'alterazione del C-peptide che poteva far pensare ad un futuro rischio di diabete.
Facciamo che basta?
Stamattina sono andata a fare la radiografia.
Viaggio in macchina tranquillo, una ventina di km di autostrada senza particolari problemi.
La coda allo sportello dell'accettazione invece si è prolungata un po' troppo a causa di un'irregolarità nella prenotazione di un paziente precedente, così ho chiesto a Renato di tenermi il posto in coda mentre andavo a sedermi.
Nell'attesa, guardavo i cartelli appesi nel corridoio: ce n'era uno che annunciava la precedenza nelle prestazioni per pazienti disabili o con difficoltà di movimento. Spesso questi sono soltanto proclami "politicamente corretti", ma non in quella struttura. Vicino a me era seduta una signora con le stampelle, reduce da un intervento di protesi all'anca, mentre il marito era in coda allo sportello dell'accettazione. È uscito il tecnico di radiologia, ha visto la signora, ha dato un'occhiata all'impegnativa e l'ha fatta subito entrare, anche se non aveva ancora completato le pratiche di accettazione. Bravo!
Subito dopo è toccato a me. Svestirsi, sistemazione sul lettino, lentamente e con prudenza per non fare movimenti dolorosi, radiografia dall'alto, sul fianco destro, sul fianco sinistro, rivestirsi.
Attesa per verificare che le immagini siano venute bene.
Attesa...
Attesa...
Ho infilato la testa nella stanza in cui il tecnico stava esaminando le mie lastre con l'aiuto di una collega: stavano indicando alcuni punti sulle immagini.
"Non so se nella radiografia è visibile, ma se vedete una specie di palla nell'addome, in basso a destra, è normale, c'è davvero, non è una macchia sulla lastra."
"Signora, lei ha avuto traumi, botte o cadute?"
"No." (ecco, veramente di fronte a questa domanda sto cadendo dalle nuvole, ma credo che non conti)
"Sicura? Proprio niente?"
"Be', nel 2000 sono caduta da cavallo e ho preso una bella botta, ho avuto mal di schiena per qualche giorno, ma è passato un bel po' di tempo..."
"Dove ha detto che le fa male?"
"Il dolore sembra partire da qui, in basso, tra le ultime vertebre lombari e il coccige."
"E più in alto non ha dolori?"
"Se premo mi fa un po' male, ma niente di che... Ah, nel referto di una delle vecchie risonanze, se non sbaglio all'inizio dell'anno scorso, mi avevano scritto che c'era un principio di riduzione della densità ossea di un paio di vertebre lombari, compatibile con l'irradiazione a cui ero stata sottoposta. Può essere quello che state vedendo?"
"Attenda ancora un po', per favore, ne parlo con il radiologo."
Ecco, mi mancava solo qualche casino alla colonna vertebrale...
Dopo qualche minuto il tecnico è rientrato e mi ha chiesto di tornare sul lettino per un'altra radiografia. Anzi due. L'unica volta che l'oncologo non mi aveva prescritto né TAC né risonanza, mi faccio un pieno di raggi X. A saperlo...
Questa volta il tecnico mi ha invitato ad aspettare prima di rivestirmi, ma alla fine ha ritenuto che le immagini fossero sufficienti e mi ha congedata. Referto disponibile il 16 agosto.
All'uscita ho raccontato tutto a Renato, la cui reazione è stata un avvilito: "Ancora? Ma basta..."
Perché non sia mai che qui le cose vadano bene troppo a lungo...
E adesso armiamoci ancora una volta di pazienza e aspettiamo anche questo.
Anche?
Sì, perché ieri mi ero scordata di scriverlo, ma la dottoressa mi ha ordinato anche alcune analisi, perché negli ultimi giorni sto facendo davvero tanta plin plin, praticamente ogni due ore, e l'ultima volta che mi era successo avevo un'alterazione del C-peptide che poteva far pensare ad un futuro rischio di diabete.
Facciamo che basta?
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mercoledì 29 febbraio 2012
Sul filo dell'ansia
Oggi dovevo ritirare l'esito di risonanza pelvica e radiografia del torace. Questa volta ero così spaventata dal riacutizzarsi dei fastidi nella zona dell'intervento che stamattina, per la prima volta, ho preso in considerazione l'idea di rinviare il momento della verità, di rimanere appallottolata sotto il piumone, al sicuro, invece di andare a ritirare i referti.
Idea stupida. So benissimo che la cosa più difficile da sopportare è proprio l'incertezza dell'attesa, quindi mi sono alzata, ho fatto colazione e sono partita.
Ci vogliono circa quaranta minuti da casa mia per arrivare al centro oncologico e in quei quaranta minuti c'è tutto il tempo per immaginare scenari più o meno favorevoli. Ma, per fortuna, c'è anche il tempo per guardare fuori, per sentire che c'è odore di primavera, che la natura è di nuovo pronta a esplodere di vita; c'è stato il tempo per notare che sulle montagne c'è troppo poca neve, e questo vuol dire riserve d'acqua ridotte per la prossima estate.
Man mano che la distanza si riduceva, però, era sempre più difficile pensare ad altro e quando sono arrivata nel parcheggio, mentre scendevo dall'auto e mi incamminavo verso l'ingresso, ero ridotta a negoziare con il destino: "Va bene tutto, purché non ci siano metastasi".
Una volta varcata la porta d'ingresso, i pensieri si sono spenti e ho attivato il pilota automatico fino alla radiologia. Tirare fuori il foglio per il ritiro. Controllare per la duemillesima volta che la data di disponibilità dei referti sia proprio oggi. Consegnare il foglio allo sportello. Osservare l'addetto mentre fruga nel raccoglitore delle lastre.
Poi torna e mi dice: "Qui non ci sono, se ha un po' di pazienza e attende, appena posso le vado a cercare".
No, non ho pazienza, ma non ho nemmeno alternative e allora sorrido, dico che va bene. E intanto in testa frulla di tutto: "Li avranno già passati all'oncologo perché c'era qualcosa da valutare con urgenza...", "Li hanno persi e devo rifare tutto...", "La situazione è così drammatica che vogliono farmeli consegnare di persona da un medico...".
Però... però prima di me in coda c'era un'altra signora che mi aveva detto di andare pure avanti, perché lei stava aspettando un referto. E allora, vuoi vedere che... forse... magari...
Ci sediamo insieme e la signora mi conferma che anche i suoi esiti avrebbero dovuto essere pronti oggi, ma non ci sono e lei sta aspettando già da più di dieci minuti che l'addetto vada a cercarli, però lui non si può allontanare perché allo sportello continua ad arrivare gente.
Nel frattempo, un'altra persona viene invitata ad attendere. Allora è vero: non manca solo il mio referto, sono semplicemente in ritardo. L'ansia cala di qualche punto.
Finalmente, dopo circa un quarto d'ora, il flusso di persone allo sportello si interrompe e l'addetto riesce ad andare a recuperare i nostri referti.
Prendo le buste con le mani che tremano, controllo che siano proprio le mie, apro, inizio a leggere e alla seconda riga mi rendo conto che sto scorrendo le parole senza capirle. Mi fermo, ricomincio e il testo appare finalmente chiaro e comprensibile. L'esame odierno, confrontato con precedente del 30 agosto 2011, non fa rilevare modificazioni significative.
C'è il linfocele, la "palla", più o meno sempre uguale. E basta.
Riprendo a respirare, accorgendomi solo ora che avevo trattenuto il fiato.
Ferma. Non è finita. Vediamo il torace.
Non evidenziate alterazioni, ombra cardio-mediastinica regolare.
È andata!
Lo so, manca ancora l'ecografia che permetterà di controllare il fegato e la parte alta dell'addome. Intanto però mi godo queste buone notizie.
Idea stupida. So benissimo che la cosa più difficile da sopportare è proprio l'incertezza dell'attesa, quindi mi sono alzata, ho fatto colazione e sono partita.
Ci vogliono circa quaranta minuti da casa mia per arrivare al centro oncologico e in quei quaranta minuti c'è tutto il tempo per immaginare scenari più o meno favorevoli. Ma, per fortuna, c'è anche il tempo per guardare fuori, per sentire che c'è odore di primavera, che la natura è di nuovo pronta a esplodere di vita; c'è stato il tempo per notare che sulle montagne c'è troppo poca neve, e questo vuol dire riserve d'acqua ridotte per la prossima estate.
Man mano che la distanza si riduceva, però, era sempre più difficile pensare ad altro e quando sono arrivata nel parcheggio, mentre scendevo dall'auto e mi incamminavo verso l'ingresso, ero ridotta a negoziare con il destino: "Va bene tutto, purché non ci siano metastasi".
Una volta varcata la porta d'ingresso, i pensieri si sono spenti e ho attivato il pilota automatico fino alla radiologia. Tirare fuori il foglio per il ritiro. Controllare per la duemillesima volta che la data di disponibilità dei referti sia proprio oggi. Consegnare il foglio allo sportello. Osservare l'addetto mentre fruga nel raccoglitore delle lastre.
Poi torna e mi dice: "Qui non ci sono, se ha un po' di pazienza e attende, appena posso le vado a cercare".
No, non ho pazienza, ma non ho nemmeno alternative e allora sorrido, dico che va bene. E intanto in testa frulla di tutto: "Li avranno già passati all'oncologo perché c'era qualcosa da valutare con urgenza...", "Li hanno persi e devo rifare tutto...", "La situazione è così drammatica che vogliono farmeli consegnare di persona da un medico...".
Però... però prima di me in coda c'era un'altra signora che mi aveva detto di andare pure avanti, perché lei stava aspettando un referto. E allora, vuoi vedere che... forse... magari...
Ci sediamo insieme e la signora mi conferma che anche i suoi esiti avrebbero dovuto essere pronti oggi, ma non ci sono e lei sta aspettando già da più di dieci minuti che l'addetto vada a cercarli, però lui non si può allontanare perché allo sportello continua ad arrivare gente.
Nel frattempo, un'altra persona viene invitata ad attendere. Allora è vero: non manca solo il mio referto, sono semplicemente in ritardo. L'ansia cala di qualche punto.
Finalmente, dopo circa un quarto d'ora, il flusso di persone allo sportello si interrompe e l'addetto riesce ad andare a recuperare i nostri referti.
Prendo le buste con le mani che tremano, controllo che siano proprio le mie, apro, inizio a leggere e alla seconda riga mi rendo conto che sto scorrendo le parole senza capirle. Mi fermo, ricomincio e il testo appare finalmente chiaro e comprensibile. L'esame odierno, confrontato con precedente del 30 agosto 2011, non fa rilevare modificazioni significative.
C'è il linfocele, la "palla", più o meno sempre uguale. E basta.
Riprendo a respirare, accorgendomi solo ora che avevo trattenuto il fiato.
Ferma. Non è finita. Vediamo il torace.
Non evidenziate alterazioni, ombra cardio-mediastinica regolare.
È andata!
Lo so, manca ancora l'ecografia che permetterà di controllare il fegato e la parte alta dell'addome. Intanto però mi godo queste buone notizie.
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domenica 26 febbraio 2012
La paura nell'angolino
Ho trascurato un po' il blog in questi giorni, ma questa volta non è stato per mancanza di tempo.
Il fatto è che sono in piena ipocondria da controlli, questa volta anche un po' più del solito, ma non mi pare il caso di riempire i post di lamentazioni sulle mie magagne, più o meno amplificate dalla paura.
La paura. È proprio questo il punto.
So che c'è e non fingo che le cose stiano diversamente, la accetto. Però cerco di relegarla in un angolo della mia vita, perché se me la tenessi sempre davanti agli occhi, smetterei di vivere.
Allora mi sforzo di metterla da parte, di lasciarla in un angolino dove non sia troppo d'impaccio, in modo che non mi capiti sempre tra i piedi a disturbare quello che sto facendo.
Scriverne qui, però, mi costringe a tirarla fuori e allora abbiate pazienza se in questi giorni non lo farò tanto spesso.
Il fatto è che sono in piena ipocondria da controlli, questa volta anche un po' più del solito, ma non mi pare il caso di riempire i post di lamentazioni sulle mie magagne, più o meno amplificate dalla paura.
La paura. È proprio questo il punto.
So che c'è e non fingo che le cose stiano diversamente, la accetto. Però cerco di relegarla in un angolo della mia vita, perché se me la tenessi sempre davanti agli occhi, smetterei di vivere.
Allora mi sforzo di metterla da parte, di lasciarla in un angolino dove non sia troppo d'impaccio, in modo che non mi capiti sempre tra i piedi a disturbare quello che sto facendo.
Scriverne qui, però, mi costringe a tirarla fuori e allora abbiate pazienza se in questi giorni non lo farò tanto spesso.
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venerdì 22 ottobre 2010
Ce la posso fare
È quello che mi ripeto continuamente, ossessivamente da qualche settimana a questa parte, un mantra per rassicurarmi, una diga contro l'alluvione di impegni, paure e sensi di colpa per tutto quello che non riesco a fare che rischia ogni giorno di sommergermi, un segnalibro tra le pagine di un'agenda troppo fitta di ospedali e ambulatori.
Ce la posso fare.
Abbiamo finalmente qualche risposta.
Non è un problema reumatico.
Non è una malattia autoimmune.
Non è un problema vascolare.
La TAC ha mostrato chiaramente che ci sono diverse lesioni nel fegato: una grande, di 8x7cm, un paio appena superiori al centimetro ed altre più piccole. Alla faccia delle DUE ecografie dell'addome fatte il mese scorso in cui si diceva esattamente il contrario.
Ieri mattina ha fatto la biopsia: adesso aspettiamo il risultato per capire cosa si può fare.
Ce la farò, ce la faccio sempre.
Però pesa.
Ce la posso fare.
Abbiamo finalmente qualche risposta.
Non è un problema reumatico.
Non è una malattia autoimmune.
Non è un problema vascolare.
La TAC ha mostrato chiaramente che ci sono diverse lesioni nel fegato: una grande, di 8x7cm, un paio appena superiori al centimetro ed altre più piccole. Alla faccia delle DUE ecografie dell'addome fatte il mese scorso in cui si diceva esattamente il contrario.
Ieri mattina ha fatto la biopsia: adesso aspettiamo il risultato per capire cosa si può fare.
Ce la farò, ce la faccio sempre.
Però pesa.
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domenica 17 ottobre 2010
Altalena
Stare male è duro.
Stare vicini a qualcuno che sta male è quasi altrettanto duro.
Gli ultimi giorni sono stati un'altalena di speranza e preoccupazione: la mamma ha avuto momenti buoni, in cui i dolori le davano tregua anche per diverse ore e le macchie rosse sbiadivano, tanto da farmi sperare che la situazione fosse in via di risoluzione; poi però le macchie rosse si riformavano e i dolori tornavano, intensi, lancinanti, talvolta resistenti anche all'analgesico che si è infine rassegnata a prendere anche due-tre volte al giorno, lei che detesta i medicinali e soprattutto odia l'idea di dover dipendere da un farmaco. A volte salta anche i pasti perchè ha la nausea: è una pena vederla così.
Martedì forse sapremo qualcosa dall'esito di TAC ed ecodoppler.
Vogliamo risposte, questa attesa è snervante e la mancanza di una diagnosi non permette di individuare una terapia, per ora ci limitiamo a contrastare i sintomi. Ma comincio a temere quello che potremmo scoprire.
Stare vicini a qualcuno che sta male è quasi altrettanto duro.
Gli ultimi giorni sono stati un'altalena di speranza e preoccupazione: la mamma ha avuto momenti buoni, in cui i dolori le davano tregua anche per diverse ore e le macchie rosse sbiadivano, tanto da farmi sperare che la situazione fosse in via di risoluzione; poi però le macchie rosse si riformavano e i dolori tornavano, intensi, lancinanti, talvolta resistenti anche all'analgesico che si è infine rassegnata a prendere anche due-tre volte al giorno, lei che detesta i medicinali e soprattutto odia l'idea di dover dipendere da un farmaco. A volte salta anche i pasti perchè ha la nausea: è una pena vederla così.
Martedì forse sapremo qualcosa dall'esito di TAC ed ecodoppler.
Vogliamo risposte, questa attesa è snervante e la mancanza di una diagnosi non permette di individuare una terapia, per ora ci limitiamo a contrastare i sintomi. Ma comincio a temere quello che potremmo scoprire.
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domenica 18 aprile 2010
Lagna
Vi ricordate il mal di gola di cui parlavo ieri?
Lo spray alla propoli ha fatto come di consueto il suo dovere (non ho ricordi di mal di gola che siano durati più di 36 ore da quando ho iniziato ad utilizzarlo, ormai quasi vent'anni fa).
Peccato che il mal di gola fosse solo l'inizio...
Ieri sera è iniziato quello che Renato chiama "inzuccamento": naso chiuso, orecchie tappate, occhi arrossati, indolenzimento diffuso, starnuti, mal di testa e dolori in corrispondenza delle orbite e degli zigomi, brividi, sensazione di generale intontimento.
Ho un livello di sopportazione del dolore piuttosto elevato, durante i due ricoveri il personale restava stupito del fatto che spesso rifiutavo gli analgesici. Di solito me ne sto buona e aspetto che il dolore passi.Ma quando mi prende alla testa - in particolare al viso - divento una lagna.
Insofferente, lamentosa, intensamente autocommiserante. Insomma, una piattola.
Ieri sera ho fatto uno Jala Neti, il lavaggio del naso yoga con la soluzione fisiologica, stamattina un fumento con bicarbonato e foglie di menta fresca, due ottimi rimedi casalinghi che mi hanno aiutata a respirare, però i seni paranasali sono ancora congestionati e il dolore al viso rimane.
Questa cosa mi rompe le uova nel paniere, e non poco.
Oggi sarei dovuta andare con Renato alla cerimonia della Prima Comunione di uno dei suoi nipoti, ma ho preferito evitare di spargere virus e/o batteri tra i parenti. Domani dovrei andare da un cliente, ma non so se sia il caso. E domani sera ho l'esame del corso Dive Medic di primo soccorso.
Per non parlare dell'aspirazione della palla, prevista per martedì pomeriggio. Si potrà fare? Funzionerà? È sicura?
C'è una parola che ronza nel sottofondo dei miei pensieri, "contaminazione", vale a dire il rischio che all'interno della palla possa essere rimasta qualche cellula malefica e che l'aspirazione possa in qualche modo liberarla. Certo è una possibilità remotissima, dovrebbe crearsi un concatenamento davvero improbabile di situazioni sfavorevoli. Però...
Oggi statemi lontani, è meglio.
Lo spray alla propoli ha fatto come di consueto il suo dovere (non ho ricordi di mal di gola che siano durati più di 36 ore da quando ho iniziato ad utilizzarlo, ormai quasi vent'anni fa).
Peccato che il mal di gola fosse solo l'inizio...
Ieri sera è iniziato quello che Renato chiama "inzuccamento": naso chiuso, orecchie tappate, occhi arrossati, indolenzimento diffuso, starnuti, mal di testa e dolori in corrispondenza delle orbite e degli zigomi, brividi, sensazione di generale intontimento.
Ho un livello di sopportazione del dolore piuttosto elevato, durante i due ricoveri il personale restava stupito del fatto che spesso rifiutavo gli analgesici. Di solito me ne sto buona e aspetto che il dolore passi.Ma quando mi prende alla testa - in particolare al viso - divento una lagna.
Insofferente, lamentosa, intensamente autocommiserante. Insomma, una piattola.
Ieri sera ho fatto uno Jala Neti, il lavaggio del naso yoga con la soluzione fisiologica, stamattina un fumento con bicarbonato e foglie di menta fresca, due ottimi rimedi casalinghi che mi hanno aiutata a respirare, però i seni paranasali sono ancora congestionati e il dolore al viso rimane.
Questa cosa mi rompe le uova nel paniere, e non poco.
Oggi sarei dovuta andare con Renato alla cerimonia della Prima Comunione di uno dei suoi nipoti, ma ho preferito evitare di spargere virus e/o batteri tra i parenti. Domani dovrei andare da un cliente, ma non so se sia il caso. E domani sera ho l'esame del corso Dive Medic di primo soccorso.
Per non parlare dell'aspirazione della palla, prevista per martedì pomeriggio. Si potrà fare? Funzionerà? È sicura?
C'è una parola che ronza nel sottofondo dei miei pensieri, "contaminazione", vale a dire il rischio che all'interno della palla possa essere rimasta qualche cellula malefica e che l'aspirazione possa in qualche modo liberarla. Certo è una possibilità remotissima, dovrebbe crearsi un concatenamento davvero improbabile di situazioni sfavorevoli. Però...
Oggi statemi lontani, è meglio.
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mercoledì 3 marzo 2010
Frenesia
La scorsa settimana è stata straordinariamente intensa: la docenza per un corso di formazione, il lavoro dai clienti, il bilancio di un'associazione di volontariato, le prove di gruppo per i saggi di fine anno della scuola di musica, qualche serata con gli amici e naturalmente lo straordinario raduno di Bologna. Tutto questo affastellarsi di impegni ha avuto alcune conseguenze:
1. una stanchezza devastante e la consapevolezza che non riesco più a reggere certi ritmi
2. la prospettiva di qualche soldino dopo un periodo di magra... ok, diciamo pure di carestia!
3. molte soddisfazioni
4. troppi strappi alla dieta
5. così poco tempo per pensare, che il giorno della risonanza magnetica è arrivato quasi senza che me ne accorgessi. Quasi.
Lunedì scorso ho mandato la mamma a ritirare le analisi del sangue: non avevo detto niente per scaramanzia, ma sotto sotto ero pronta a festeggiare i mitici 4.000 globuli bianchi... invece no. Siamo ancora a 3.100, niente di nuovo sul fronte immunitario. Delusione. Bisogna riconoscere che lo sparuto manipolo di eroici corpuscoli sta facendo egregiamente il suo lavoro e in questi due anni non ho avuto più malanni del solito, però... insomma, quanto ci mettono a tornare a posto? Ok, ho fatto una chemio pesante e la radioterapia era concentrata proprio nella zona del bacino, dove si produce la maggior parte delle cellule del sangue, ma sono passati due anni!
Anche le piastrine sono piuttosto basse, però entro i limiti di normalità. Tutti gli altri valori a posto, quelli del fegato addirittura stratosfericamente perfetti, mai avuti così belli, probabilmente è merito della dieta: son soddisfazioni!
Alla fine, i pochi pensieri che ho dedicato alla mia salute nei giorni scorsi erano concentrati soprattutto sulla palla, che ha continuato a farsi sentire, a volte anche pesantemente, con il suo corollario di formiche ed intorpidimento della gamba destra. L'impressione è che possa essersi ingrandita e/o spostata (c'è stato anche qualche sussulto di ipocondria pre-controlli che mi ha fatto considerare la possibilità che oltre palla di liquido ci sia dell'altro), di certo mi dà molto più fastidio ora rispetto a sei mesi fa, ma con un valore di globuli bianchi ancora così basso la prospettiva di poter finalmente intervenire per aspirarla rimane molto incerta.
Ieri ho dovuto per forza dedicare qualche pensiero alla risonanza di oggi, perché per evitare la reazione dell'ultima volta, ho fatto la premedicazione a base di cortisone e antistaminico.
Ma la vera tensione da controllo è arrivata solo stamattina, andando in macchina con Renato verso il Centro di Riferimento Oncologico: i pensieri che iniziano a correre, i muscoli che s'irrigidiscono, lo stomaco che si chiude.
Allo sportello dell'accettazione è arrivata una buona notizia: i referti saranno pronti il giorno 11, proprio quando è fissata la visita con l'oncologo. Perché è una buona notizia? Perché se fossero stati pronti prima avrei avuto la tentazione di andarli a ritirare e tra andata e ritorno sono circa 100km; così, invece, faccio un solo viaggio senza ansie aggiuntive.
Dopo aver consegnato le impegnative, mi hanno chiamata quasi subito per la radiografia al torace e poco dopo per la risonanza; l'infermiera è riuscita a centrare perfettamente la vena con l'ago a farfalla per il mezzo di contrasto, poi un giovane tecnico straordinariamente sollecito, evidentemente in addestramento, mi ha fatto accomodare sul lettino. Niente venticello fresco nel tunnel, questa volta: con addosso soltanto la biancheria e il camice corto temevo di avere freddo, così il tecnico ha staccato l'aria condizionata.
Ho cercato di sistemarmi comodamente, pur sapendo che dopo 20 minuti di immobilità assoluta, qualsiasi posizione diventa scomoda. Perchè l'esame riesca bene, è fondamentale non muoversi, ma il cuore batteva troppo veloce, il respiro era troppo frequente. Ma il brevetto di primo livello di apnea sarà ben servito a qualcosa, no? Mi sono concentrata sulla respirazione, cercando di spostarla sul torace, senza coinvolgere l'addome, e di controllarne il ritmo per ridurre il battito del cuore. Ha funzionato. I rumori dell'apparecchiatura, attutiti dai tappi per le orecchie, hanno avuto un effetto quasi ipnotico e nella pausa per l'infusione del mezzo di contrasto stavo quasi per addormentarmi.
Gli ultimi minuti sono stati fastidiosi perchè la palla si è fatta di nuovo sentire e le formiche hanno piantato l'accampamento nella zona dell'inguine, ma con un po' di pazienza sono arrivata in fondo, con un piccolo sollievo perché non c'è stata nessuna richiesta di esami aggiuntivi, mentre la prima volta che avevo fatto la risonanza la radiologa aveva richiesto anche alcune sezioni di TAC per valutare meglio la palla.
Lo specchio dello spogliatoio ha mostrato di nuovo qualche chiazza rossa sulla pelle di schiena, spalle e braccia, anche se meno della volta precedente, ma tutto si è risolto spontaneamente in meno di un'ora e siamo tornati a casa addirittura un po' in anticipo sull'ora di pranzo.
Sarà stato l'aver saltato la colazione o l'effetto del cortisone, ma avevo una fame da lupi: ho fatto il bis di tortellini in brodo, poi sono riuscita a tenermi lontana dal formaggio solo grazie ad una terrina di finocchi ed un grande sforzo di volontà.
Dopo mangiato, ho deciso di restare un po' stravaccata sul divano per smaltire il fastidio alla palla prima di rimettermi a lavorare alla scrivania e finalmente è arrivato il calo di tensione, mescolato alla stanchezza dei giorni precedenti: mi sono addormentata con il PC sulle ginocchia e la mano sul mouse!
Adesso mi aspettano altri giorni di attesa, ma ho ancora tante cose da fare, passeranno in fretta anche questi.
1. una stanchezza devastante e la consapevolezza che non riesco più a reggere certi ritmi
2. la prospettiva di qualche soldino dopo un periodo di magra... ok, diciamo pure di carestia!
3. molte soddisfazioni
4. troppi strappi alla dieta
5. così poco tempo per pensare, che il giorno della risonanza magnetica è arrivato quasi senza che me ne accorgessi. Quasi.
Lunedì scorso ho mandato la mamma a ritirare le analisi del sangue: non avevo detto niente per scaramanzia, ma sotto sotto ero pronta a festeggiare i mitici 4.000 globuli bianchi... invece no. Siamo ancora a 3.100, niente di nuovo sul fronte immunitario. Delusione. Bisogna riconoscere che lo sparuto manipolo di eroici corpuscoli sta facendo egregiamente il suo lavoro e in questi due anni non ho avuto più malanni del solito, però... insomma, quanto ci mettono a tornare a posto? Ok, ho fatto una chemio pesante e la radioterapia era concentrata proprio nella zona del bacino, dove si produce la maggior parte delle cellule del sangue, ma sono passati due anni!
Anche le piastrine sono piuttosto basse, però entro i limiti di normalità. Tutti gli altri valori a posto, quelli del fegato addirittura stratosfericamente perfetti, mai avuti così belli, probabilmente è merito della dieta: son soddisfazioni!
Alla fine, i pochi pensieri che ho dedicato alla mia salute nei giorni scorsi erano concentrati soprattutto sulla palla, che ha continuato a farsi sentire, a volte anche pesantemente, con il suo corollario di formiche ed intorpidimento della gamba destra. L'impressione è che possa essersi ingrandita e/o spostata (c'è stato anche qualche sussulto di ipocondria pre-controlli che mi ha fatto considerare la possibilità che oltre palla di liquido ci sia dell'altro), di certo mi dà molto più fastidio ora rispetto a sei mesi fa, ma con un valore di globuli bianchi ancora così basso la prospettiva di poter finalmente intervenire per aspirarla rimane molto incerta.
Ieri ho dovuto per forza dedicare qualche pensiero alla risonanza di oggi, perché per evitare la reazione dell'ultima volta, ho fatto la premedicazione a base di cortisone e antistaminico.
Ma la vera tensione da controllo è arrivata solo stamattina, andando in macchina con Renato verso il Centro di Riferimento Oncologico: i pensieri che iniziano a correre, i muscoli che s'irrigidiscono, lo stomaco che si chiude.
Allo sportello dell'accettazione è arrivata una buona notizia: i referti saranno pronti il giorno 11, proprio quando è fissata la visita con l'oncologo. Perché è una buona notizia? Perché se fossero stati pronti prima avrei avuto la tentazione di andarli a ritirare e tra andata e ritorno sono circa 100km; così, invece, faccio un solo viaggio senza ansie aggiuntive.
Dopo aver consegnato le impegnative, mi hanno chiamata quasi subito per la radiografia al torace e poco dopo per la risonanza; l'infermiera è riuscita a centrare perfettamente la vena con l'ago a farfalla per il mezzo di contrasto, poi un giovane tecnico straordinariamente sollecito, evidentemente in addestramento, mi ha fatto accomodare sul lettino. Niente venticello fresco nel tunnel, questa volta: con addosso soltanto la biancheria e il camice corto temevo di avere freddo, così il tecnico ha staccato l'aria condizionata.
Ho cercato di sistemarmi comodamente, pur sapendo che dopo 20 minuti di immobilità assoluta, qualsiasi posizione diventa scomoda. Perchè l'esame riesca bene, è fondamentale non muoversi, ma il cuore batteva troppo veloce, il respiro era troppo frequente. Ma il brevetto di primo livello di apnea sarà ben servito a qualcosa, no? Mi sono concentrata sulla respirazione, cercando di spostarla sul torace, senza coinvolgere l'addome, e di controllarne il ritmo per ridurre il battito del cuore. Ha funzionato. I rumori dell'apparecchiatura, attutiti dai tappi per le orecchie, hanno avuto un effetto quasi ipnotico e nella pausa per l'infusione del mezzo di contrasto stavo quasi per addormentarmi.
Gli ultimi minuti sono stati fastidiosi perchè la palla si è fatta di nuovo sentire e le formiche hanno piantato l'accampamento nella zona dell'inguine, ma con un po' di pazienza sono arrivata in fondo, con un piccolo sollievo perché non c'è stata nessuna richiesta di esami aggiuntivi, mentre la prima volta che avevo fatto la risonanza la radiologa aveva richiesto anche alcune sezioni di TAC per valutare meglio la palla.
Lo specchio dello spogliatoio ha mostrato di nuovo qualche chiazza rossa sulla pelle di schiena, spalle e braccia, anche se meno della volta precedente, ma tutto si è risolto spontaneamente in meno di un'ora e siamo tornati a casa addirittura un po' in anticipo sull'ora di pranzo.
Sarà stato l'aver saltato la colazione o l'effetto del cortisone, ma avevo una fame da lupi: ho fatto il bis di tortellini in brodo, poi sono riuscita a tenermi lontana dal formaggio solo grazie ad una terrina di finocchi ed un grande sforzo di volontà.
Dopo mangiato, ho deciso di restare un po' stravaccata sul divano per smaltire il fastidio alla palla prima di rimettermi a lavorare alla scrivania e finalmente è arrivato il calo di tensione, mescolato alla stanchezza dei giorni precedenti: mi sono addormentata con il PC sulle ginocchia e la mano sul mouse!
Adesso mi aspettano altri giorni di attesa, ma ho ancora tante cose da fare, passeranno in fretta anche questi.
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venerdì 6 novembre 2009
Raccolta punti
Lunedì sono andata dal medico di base a farmi fare l'impegnativa per la risonanza alla spalla: dobbiamo capire cosa c'è che non va per risolverlo e poter finalmente ricominciare a nuotare.
Stamattina la mamma è passata a ritirare gli esiti delle analisi.
Tutto ok nelle urine.
Glicemia 96... Come 96?!? Quattro settimane di dieta, niente dolci, pochissimo pane e tutto quello che ho perso sono due miseri punti di glicemia? Vabbè, comunque è entro i limiti. Però speravo meglio.
Insulina a posto. Ecco, sono di nuovo ipocondriaca, mi sono allarmata per niente...
C-peptide 2.67. Valori normali da 0.78 a 1.89. Oops!
Immediata spedizione su Google per sapere cosa diavolo è il C-peptide e soprattutto cosa significa un valore più alto del normale: è una proteina che viene prodotta dal pancreas insieme all'insulina ed un suo livello elevato può indicare gravidanza (direi che possiamo escluderla), insulino-resistenza, ipopotassiemia, nefropatie e diverse altre cose, alcune decisamente poco simpatiche.
Ho comunicato i risultati alla mia dottoressa (che nel frattempo è rientrata) e mi ha detto che dovrò fare una curva da carico del glucosio, che dovrebbe essere una cosa abbastaza nauseabonda perchè ti fanno bere una roba dolcissima. Bleah!
Ma, come ha detto oggi una mia cara amica, visto che ormai ho iniziato la raccolta punti, non posso certo lasciarmi sfuggire questo bollino.
Chissà se alla fine mi danno un set di asciugamani oppure una radiosveglia...
Ma già che ero lì, ho segnalato alla dottoressa, per la precisione alla sostituta perchè la mia era assente, che da alcuni giorni avevo spesso sete, più del solito e apparentemente senza motivo, dato che con la faccenda della dieta non mangio dolci né cibi grassi, salati o molto conditi (a proposito, sono a -5Kg!).
La cosa mi aveva un po' insospettito perchè una decina d'anni fa a una bambina che abitava vicino a me era capitata la stessa cosa e si era poi scoperto che la causa era una forma di diabete infantile che l'ha resa insulino dipendente a soli 7 anni di età. E la mia glicemia, che in passato era sempre stata molto al di sotto dei limiti di sicurezza, si era improvvisamente alzata subito dopo l'intervento del 2006 e da allora è sempre rimasta appena al di sotto del valore massimo accettabile.
Non ho esposto questi miei sospetti alla dottoressa perchè non volevo influenzare la sua valutazione, ma quando ho parlato della sete, lei ha avuto il mio stesso pensiero e mi ha prescritto un controllo della glicemia e di alcuni parametri collegati.
Martedì mattina sono andata a fare i prelievi. Proprio vicino alla porta dell'ospedale c'era la locandina di un giornale che parlava di assalto al Pronto Soccorso per i casi di influenza: ringraziamo la TV per aver creato una psicosi, così adesso centinaia di persone con l'influenza invece di restarsene a letto ad aspettare che passi, anche in assenza di complicanze vanno ad affollare ambulatori e ospedali diffondendo il contagio. Mi è venuto il dubbio che infilarmi un un simile covo di virus non fosse una cosa tanto furba, con i miei globuli bianchi ancora faticosamente in lotta per tornare a livelli normali. Ma ormai ero lì...
Dopo il prelievo, ho tenuto premuto il cotone sull'incavo del gomito per un po' per fermare il sangue, poi mi sono avviata verso Centro Trasfusionale per salutare il personale e gli amici dell'AVIS: mentre salivo in ascensore ho premuto ancora un po' sul cerotto, più per abitudine da ex donatrice di sangue che per effettiva necessità, ma... mi sono ritrovata con le dita sporche di sangue. L'emorragia era ripresa, il sangue aveva inzuppato il cotone e il cerotto e iniziava a filtrare attraverso la maglia di pile. Uffa!
Le infermiere del Trasfusionale, sempre gentilissime, mi hanno sostituito la medicazione e ripulito il braccio e la mano, poi sono passata in sala ristoro... ovviamente a bere un bicchiere d'acqua perchè avevo sete.
Stamattina la mamma è passata a ritirare gli esiti delle analisi.
Tutto ok nelle urine.
Glicemia 96... Come 96?!? Quattro settimane di dieta, niente dolci, pochissimo pane e tutto quello che ho perso sono due miseri punti di glicemia? Vabbè, comunque è entro i limiti. Però speravo meglio.
Insulina a posto. Ecco, sono di nuovo ipocondriaca, mi sono allarmata per niente...
C-peptide 2.67. Valori normali da 0.78 a 1.89. Oops!
Immediata spedizione su Google per sapere cosa diavolo è il C-peptide e soprattutto cosa significa un valore più alto del normale: è una proteina che viene prodotta dal pancreas insieme all'insulina ed un suo livello elevato può indicare gravidanza (direi che possiamo escluderla), insulino-resistenza, ipopotassiemia, nefropatie e diverse altre cose, alcune decisamente poco simpatiche.
Ho comunicato i risultati alla mia dottoressa (che nel frattempo è rientrata) e mi ha detto che dovrò fare una curva da carico del glucosio, che dovrebbe essere una cosa abbastaza nauseabonda perchè ti fanno bere una roba dolcissima. Bleah!
Ma, come ha detto oggi una mia cara amica, visto che ormai ho iniziato la raccolta punti, non posso certo lasciarmi sfuggire questo bollino.
Chissà se alla fine mi danno un set di asciugamani oppure una radiosveglia...
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mercoledì 30 settembre 2009
Inquietudine
Ieri ho fatto la risonanza magnetica.
In occasione di questo controllo sono più in ansia del solito, probabilmente a causa delle tante analogie con quello di due anni fa, quando è stata scoperta la recidiva: stesso periodo dell'anno, stesso intervallo di tempo dall'intervento, stessi fastidi all'ascella sinistra... e in più il residuo di preoccupazione dei controlli di maggio-giugno, con quei linfonodi ingrossati.
Probabilmente sono solo fisime, ma questo riesco a dirlo solo a livello razionale. Più in profondità, dove le emozioni non sono controllabili, si evidenzia la preoccupazione: nell'ultima settimana il mio sonno è stato spesso agitato, con sogni sgradevoli dai quali mi svegliavo a disagio.
Ieri mattina sono arrivata in ospedale tesa come se avessi dovuto affrontare un esame a scuola, anche se poi il rituale ormai consueto del controllo mi ha tranquillizzata: il camice, l'ago nel braccio per il mezzo di contrasto, i tappi nelle orecchie.
Come sempre, quando il lettino si è infilato nel tunnel della risonanza magnetica ho chiuso gli occhi: non ho mai sofferto di claustrofobia, ma l'idea di trovarmi dentro a un tubo mi risulta sgradevole. Con gli occhi chiusi e con la corrente di aria fresca che molto opportunamente viene fatta scorrere nel tunnel, posso pensare di trovarmi su un prato di montagna o in riva al mare.
Finito l'esame, sono tornata nello spogliatoio per togliere il camice e rivestirmi, ma... sorpresa!
Braccia, petto, schiena, collo e spalle erano coperti di macchie rosse, simili ad una scottatura solare: reazione al mezzo di contrasto? Al Buscopan che mi avevano dato per "tenere fermo" l'intestino durante l'esame? Mah... le altre volte mi avevano iniettato le stesse cose ma non era successo niente. Ci mancherebbe solo che diventassi allergica anche ai prodotti per la risonanza, oltre a quelli per la TAC!
Per fortuna la pelle non bruciava nè prudeva e le macchie se ne sono andate da sole, senza altre conseguenze, anche se per prudenza il personale della radiologia mi ha fatto aspettare in sala d'attesa per un paio d'ore, fino a che non sono scomparse completamente.
Adesso ancora attesa, fino a giovedì 8, quando andrò a ritirare l'esito della risonanza e a fare le visita.
C'è di buono che oggi, dopo 8 ore di docenza a Mestre, sono così stanca che stanotte probabilmente dormirò come un sasso!
In occasione di questo controllo sono più in ansia del solito, probabilmente a causa delle tante analogie con quello di due anni fa, quando è stata scoperta la recidiva: stesso periodo dell'anno, stesso intervallo di tempo dall'intervento, stessi fastidi all'ascella sinistra... e in più il residuo di preoccupazione dei controlli di maggio-giugno, con quei linfonodi ingrossati.
Probabilmente sono solo fisime, ma questo riesco a dirlo solo a livello razionale. Più in profondità, dove le emozioni non sono controllabili, si evidenzia la preoccupazione: nell'ultima settimana il mio sonno è stato spesso agitato, con sogni sgradevoli dai quali mi svegliavo a disagio.
Ieri mattina sono arrivata in ospedale tesa come se avessi dovuto affrontare un esame a scuola, anche se poi il rituale ormai consueto del controllo mi ha tranquillizzata: il camice, l'ago nel braccio per il mezzo di contrasto, i tappi nelle orecchie.
Come sempre, quando il lettino si è infilato nel tunnel della risonanza magnetica ho chiuso gli occhi: non ho mai sofferto di claustrofobia, ma l'idea di trovarmi dentro a un tubo mi risulta sgradevole. Con gli occhi chiusi e con la corrente di aria fresca che molto opportunamente viene fatta scorrere nel tunnel, posso pensare di trovarmi su un prato di montagna o in riva al mare.
Finito l'esame, sono tornata nello spogliatoio per togliere il camice e rivestirmi, ma... sorpresa!
Braccia, petto, schiena, collo e spalle erano coperti di macchie rosse, simili ad una scottatura solare: reazione al mezzo di contrasto? Al Buscopan che mi avevano dato per "tenere fermo" l'intestino durante l'esame? Mah... le altre volte mi avevano iniettato le stesse cose ma non era successo niente. Ci mancherebbe solo che diventassi allergica anche ai prodotti per la risonanza, oltre a quelli per la TAC!
Per fortuna la pelle non bruciava nè prudeva e le macchie se ne sono andate da sole, senza altre conseguenze, anche se per prudenza il personale della radiologia mi ha fatto aspettare in sala d'attesa per un paio d'ore, fino a che non sono scomparse completamente.
Adesso ancora attesa, fino a giovedì 8, quando andrò a ritirare l'esito della risonanza e a fare le visita.
C'è di buono che oggi, dopo 8 ore di docenza a Mestre, sono così stanca che stanotte probabilmente dormirò come un sasso!
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domenica 21 giugno 2009
Ci penserò giovedì
Ancora quattro giorni.
È inutile perdere tempo a rimuginare su quello che potrebbe essere, ho di meglio da fare, quindi cerco di tenere chiusa questa porta nella mia mente . Ogni tanto una folata di pensieri la riapre, ma la richiudo subito, con fermezza. Ci penserò giovedì.
È inutile perdere tempo a rimuginare su quello che potrebbe essere, ho di meglio da fare, quindi cerco di tenere chiusa questa porta nella mia mente . Ogni tanto una folata di pensieri la riapre, ma la richiudo subito, con fermezza. Ci penserò giovedì.
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venerdì 12 giugno 2009
Prolungamento di ipocondria
Ieri ho avuto la visita di controllo con l'oncologo: è orientato a ritenere che l'ingrossamento del linfonodo non sia preoccupante, potrebbe semplicemente trattarsi di una reazione locale, considerando che la zona è ancora irritata per i postumi dell'intervento e delle terapie e per la presenza della "palla".
Per sicurezza mi ha comunque fissato un'altra ecografia il 25 giugno... così adesso posso "godermi" ancora un paio di settimane di ipocondria!
Per sicurezza mi ha comunque fissato un'altra ecografia il 25 giugno... così adesso posso "godermi" ancora un paio di settimane di ipocondria!
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sabato 6 giugno 2009
Poteva andare meglio
La scorsa settimana sono andata al CRO a fare le radiografie al torace e la risonanza magnetica, a cui hanno deciso di aggiungere al volo anche qualche sezione di TAC, per "vedere meglio", mi hanno detto. Vedere cosa? La palla di liquido. OK. Però qualche dubbio si affaccia...
Ieri sono andata a ritirare i risultati. Ho dovuto aspettare un po' perchè allo sportello non erano ancora arrivati, l'impiegata è dovuta andare a cercarli in radiologia. Mmmm... non mi piace.
Quando finalmente mi hanno consegnato le buste, ho aperto subito quella piccola, che contiene il referto del radiologo. Tanto, anche se guardo le lastre ci capisco poco.
Nessuna anomalia nel torace (fin qui tutto bene), nessuna modificazione significativa rispetto alla risonanza di gennaio (molto bene!), la palla ha un diametro di circa 8cm (niente di nuovo), nessuna formazione espansiva nè versamenti pelvici (oh, yesssss!!!), linfonodo di 1cm in regione inguinale profonda destra.
Questo NON va bene.
Un linfonodo ingrossato può avere varie cause, alcune sostanzialmente innocue, altre decisamente pericolose. Quindi questa notizia non mi mette di buon umore, diciamo che avrei decisamente preferito che non ci fosse stato.
Giovedì avrò la visita con l'oncologo: vedremo cosa ne pensa.
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sabato 7 marzo 2009
Regali poco graditi
La mamma è tornata a casa martedì sera, dopo una settimana di ospedale, e naturalmente dieci minuti dopo l'arrivo era già in cucina a spignattare.

Il cuore si è stabilizzato quasi completamente e tutti i valori del sangue sono tornati a posto: evidentemente le alterazioni dipendevano proprio dalla fibrillazione e dagli svenimenti, meno male!
Ora dovrà seguire una terapia anticoagulante per prevenire i problemi circolatori che spesso si associano alla fibrillazione, e restare per un po' sotto stretto controllo per definire il corretto dosaggio di questi nuovi farmaci.
Purtroppo, insieme alla mamma, ho portato a casa dall'ospedale anche qualche regalo inatteso e indesiderato: lei è tormentata da una brutta tosse, probabilmente involontario omaggio di una compagna di stanza, mentre io sono alle prese con mal di gola e raffreddore.

Ma perchè accontentarsi quando si può avere di più?
In aggiunta a questo, la prossima settimana dovrò fare un altro controllo ginecologico (dopo lo strapazzo dell'ultima volta non vedo l'ora...), perchè l'ultimo pap-test ha rilevato alcune cellule anomale che richiedono una ulteriore verifica e -dulcis in fundo - ieri ho trovato un nuovo nodulo sottopelle sul mio torace, a qualche centimetro di distanza da quello asportato a gennaio.
Ovviamente vale la stessa considerazione del post precedente: di queste cose e ne poteva anche fare a meno!
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martedì 18 marzo 2008
Esiti istologici
Ieri ad Aviano mi hanno tolto una parte dei punti e mi hanno consegnato il referto dell'esame istologico eseguito sui tessuti asportati durante l'intervento.
Le notizie non sono buone.
Oltre alla massa "principale" che era visibile nella TAC, sono state riscontrate infiltrazioni maligne in alcuni tessuti adiacenti, in particolare nella zona inguinale.
La speranza naturalmente è che tutti i tessuti malati siano stati asportati durante l'intervento e/o distrutti dalla radioterapia, ma non c'è modo di saperlo con sicurezza, quindi resta il rischio di ulteriori recidive.
La prossima visita oncologica è fissata per l'inizio di aprile e sarà definito il programma dei controlli successivi.
Nel frattempo la convalescenza procede abbastanza bene: ancora un po' di debolezza e qualche disturbo dovuto alla radioterapia eseguita durante l'operazione (vescica e intestino irritati, formicolii al nervo danneggiato), ma niente di grave.
Ovviamente il morale è sceso, avevo sperato in una situazione più favorevole, ma avvilirsi non serve a niente, quindi vediamo di recuperare le forze e ripartire al più presto!
Le notizie non sono buone.
Oltre alla massa "principale" che era visibile nella TAC, sono state riscontrate infiltrazioni maligne in alcuni tessuti adiacenti, in particolare nella zona inguinale.
La speranza naturalmente è che tutti i tessuti malati siano stati asportati durante l'intervento e/o distrutti dalla radioterapia, ma non c'è modo di saperlo con sicurezza, quindi resta il rischio di ulteriori recidive.
La prossima visita oncologica è fissata per l'inizio di aprile e sarà definito il programma dei controlli successivi.
Nel frattempo la convalescenza procede abbastanza bene: ancora un po' di debolezza e qualche disturbo dovuto alla radioterapia eseguita durante l'operazione (vescica e intestino irritati, formicolii al nervo danneggiato), ma niente di grave.
Ovviamente il morale è sceso, avevo sperato in una situazione più favorevole, ma avvilirsi non serve a niente, quindi vediamo di recuperare le forze e ripartire al più presto!
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mercoledì 13 febbraio 2008
Notizia buona o cattiva?
La TAC della settimana scorsa ha evidenziato una moderata crescita della massa tumorale, che è passata da un diametro di circa 5cm ad una misura di 7,3x5,8.
Sembra una cattiva notizia, di primo acchito mi viene da pensare che le terapie non siano state particolarmente efficaci, ma può darsi invece che sia una situazione soddisfacente, considerando che sono passati 5 mesi dalla TAC precedente: probabilmente senza chemio e radio in questo periodo il tumore sarebbe cresciuto molto di più.
Aspetto quindi la visita di domani per sentire il parere degli oncologi e decidere se sentirmi delusa o soddisfatta.
La notizia sicuramente buona è che non ci sono segni di diffusione agli organi interni né ai linfonodi: sarà anche cresciuto, ma almeno non ha cominciato a camminare!
Sembra una cattiva notizia, di primo acchito mi viene da pensare che le terapie non siano state particolarmente efficaci, ma può darsi invece che sia una situazione soddisfacente, considerando che sono passati 5 mesi dalla TAC precedente: probabilmente senza chemio e radio in questo periodo il tumore sarebbe cresciuto molto di più.
Aspetto quindi la visita di domani per sentire il parere degli oncologi e decidere se sentirmi delusa o soddisfatta.
La notizia sicuramente buona è che non ci sono segni di diffusione agli organi interni né ai linfonodi: sarà anche cresciuto, ma almeno non ha cominciato a camminare!
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