venerdì 7 ottobre 2022

Questa è fatta

Sono tornata a casa ieri, dopo una degenza di circa 30 ore.
Grazie al preziosissimo aiuto di Emanuela e Maurizio, che si sono sobbarcati la levataccia per accompagnarmi, mercoledì mattina alle 8 ero davanti alla guardiola del reparto di pneumologia, dove mi hanno fornito subito il certificato di ricovero da presentare al lavoro. 
Il mio letto però non era ancora pronto, stavano completando le dimissioni di un'altra paziente, ma il trasporto per la broncoscopia era previsto alle 9:30 e bisognava eseguire alcune procedure preliminari, quindi hanno pensato di sistemarmi provvisoriamente in stanza con un uomo, il signor Carlo, posizionando un paravento tra i due letti per garantire la privacy.
Ho dovuto attendere un po' in corridoio perché le OSS stavano lavando il signor Carlo, poi ho preso possesso del mio letto, ho messo il pigiama e la ciabatta e sono andata in bagno.


Anno Domini 2022, Azienda Ospedale-Università di Padova: nel bagno della camera non ci sono né i maniglioni di sostegno, né il sedile doccia, né i sanitari rialzati, anzi, WC e bidet sono addirittura più bassi della media. Praticamente un bagno inaccessibile non solo per le persone con disabilità, ma anche per chiunque abbia qualche problema di mobilità. Complimenti!
Ho chiesto se ci fosse da qualche parte nel reparto un bagno attrezzato per disabili. Imbarazzo palpabile. No, forse al piano terra, i bagni per i visitatori...
Ma scherziamo?!?


Una cosa indegna, per cui l'Azienda Ospedaliera ha già ricevuto un mio reclamo formale.

L'infermiera mi ha chiesto se avevo fatto il tampone Covid e alla mia conferma ha detto che potevo togliere la mascherina. Meno male: non sapevo quali fossero le regole per i pazienti, ma mi preoccupava l'ipotesi di dover dormire con la FFP2.
Il signor Carlo, oltre alla patologia polmonare per cui era ricoverato, aveva evidenti problemi cognitivi: era disorientato nel tempo e nello spazio e continuava a chiamare il personale per chiedere di andare a casa. Mi ha fatto pena.

È iniziata l'ennesima serie di esami, con misurazione della pressione e saturazione di ossigeno.
Dopo aver attentamente esplorato con le vene, l'infermiera ha inserito l'agocannula nel mio braccio sinistro, ma ho capito subito che non era andata benissimo, la vena era sottile e la cannula grattava contro la parete. Ha tentato di prelevare il sangue da lì, ma è riuscita a riempire a malapena una provetta su quattro e ha dovuto bucare un'altra vena, più in alto sullo stesso braccio, per completare il prelievo. L'agocannula però è rimasta lì, fastidiosamente.
Subito dopo mi hanno fatto un elettrocardiogramma, poi è venuto il medico a visitarmi e sforacchiarmi ancora, questa volta il polso destro, per l'emogas analisi.
È arrivata poi un'altra infermiera a porgermi un barattolo per la raccolta delle urine. "Non se ne parla proprio!", ho risposto "In un bagno privo di maniglioni e con il WC così basso, per me è impossibile riempire quel barattolo." Imbarazzatissima, mi ha portato la padella (ve lo ricordate, vero, che con la mia raccolta punti finisco sempre per vincere una padella?).
Giusto in tempo: nel frattempo era arrivato il barelliere dell'ambulanza per portarmi al day hospital pneumologico in cui sarebbe stata eseguita la broncoscopia, in un altro edificio dell'enorme complesso ospedaliero padovano.
Il trasporto è stato un film già visto: caricamento della barella in ambulanza, transito lungo le vie interne, scarico e parcheggio nella stanzetta di transito, in cui avevo passato più di qualche ora durante il ricovero del 2019. Questa volta l'attesa è stata abbastanza breve, una decina di minuti, prima che arrivasse una barelliera del servizio interno per portarmi alla destinazione finale. Ancora attesa in corridoio, circa mezz'ora, prima che arrivasse il mio turno.
Prima di iniziare, il medico mi ha spiegato che avrebbero esplorato ecograficamente la zona dell'addensamento, dall'interno dei bronchi (broncoscopia EBUS), e avrebbero eseguito le biopsie solo se fossero stati certi di raggiungere l'area da esaminare, altrimenti avrebbero interrotto l'esame.

Quando mi hanno iniettato il primo farmaco, ho avuto la conferma che l'agocannula non era collocata bene: il bruciore è stato fortissimo, ed è andata anche peggio con il sedativo, di cui ho il sospetto che una parte sia finita fuori dalla vena, perché la sedazione è stata decisamente troppo leggera, per i miei gusti: nessun dolore, ma ho percepito distintamente la sensazione del corpo estraneo nelle vie aeree. Ho tossito per tutta la durata dell'esame, e questo mi hanno detto che è normale, ma pur non essendo del tutto cosciente, ho sentito ogni singolo colpo di tosse, è stato come un sogno in cui tossivo perché non riuscivo a respirare. Niente di tragico, ma decisamente sgradevole.


Il boccaglio che mi teneva la bocca aperta ha evitato che mordessi la sonda o mi spaccassi i denti, ma mi sono ritrovata comunque una piccola ferita all'interno del labbro inferiore, a testimonianza della reazione violenta e incontrollabile alla presenza di un tubo nei polmoni.
Quando ho ripreso pienamente conoscenza, il medico ha confermato di essere riuscito a eseguire tutti i prelievi necessari. Meno male: sottoporsi a un esame così fastidioso senza ottenere il risultato voluto sarebbe stato particolarmente spiacevole.
Mi hanno tenuto in osservazione per circa un'ora al day hospital, ma già dopo dieci minuti mi hanno tolto il tubicino dell'ossigeno, perché saturavo perfettamente. Ho tossito un po', inevitabile e necessario per liberare i bronchi, ma senza dolore né tracce di sangue.
Il rientro è stato veloce, nessuna attesa nella stanza di transito, l'ambulanza era già pronta per riportarmi in reparto.

Nel frattempo il mio letto era stato spostato in una stanza femminile, dove al di là del paravento c'era la signora Stella, amorevolmente assistita da un compagno straordinariamente premuroso e visibilmente sollevato quando gli ho confermato che non sarebbe venuto nessuno a trovarmi e lui poteva restare fino alla fine dell'orario di visita (c'è il limite di un visitatore per stanza).
Sono passati i medici a vedere come stavo: nessun problema, solo qualche colpo di tosse e un po' di raucedine.
Dovevo andare in bagno, ma volevo essere sicura di non correre rischi. Ho provato ad alzarmi, mi sentivo stabile e non c'era traccia di capogiri. Per prudenza, uno dei medici mi ha accompagnata. Sono riuscita a fare tutto da sola, utilizzando la mia stessa sedia a rotelle come maniglione di appoggio, ma solo perché sono in discreta forma fisica, un anno fa, non ce l'avrei fatta. Diciamo comunque che queste 30 ore di ricovero con bagno inaccessibile mi hanno permesso di recuperare almeno in parte gli allenamenti persi in questi giorni. Non ci credete? Provate a fare squat con una gamba sola...


Intanto piovevano messaggi di amici e parenti che chiedevano notizie e mi invitavano a riposare. Ma scherzate? C'è Italia-Giappone, campionato mondiale di pallavolo femminile!
In camera non c'era la TV, quindi mi sono dovuta accontentare del telefonino e sono riuscita a seguirla lo stesso... più o meno, perché ci sono state numerose interruzioni, in particolare la sostituzione dell'agocannula malefica che continuava a tormentarmi. Ho chiesto di toglierla, ma l'infermiera nicchiava: tutti i pazienti ricoverati devono avere un accesso venoso pronto in caso di emergenza. "Non sono contraria all'agocannula in generale, ma a questa, perché è messa male e se torno a casa con una flebite, mi arrabbio..." Dopo questa velata minaccia, si è arresa.
Quarto sforacchiamento della giornata, questa volta sul braccio destro. Niente da fare, la vena si è nascosta. L'infermiera allora ha chiamato il "mago delle vene", un collega particolarmente abile in queste operazioni, che in effetti ha centrato perfettamente al primo colpo - ma per me era il quinto buco - una vena di diametro adeguato sul braccio sinistro. Vena centrata talmente bene, che poi è dovuta venire la OSS a cambiare il lenzuolo, copiosamente macchiato di sangue.
Sono riuscita a vedere quasi tutto l'ultimo set della partita, che le ragazze terribili hanno vinto con il punteggio di 3-1.


Sono quindi andata a presentarmi alla mia compagna di stanza, al di là del paravento. La prima impressione è stata di una persona terribilmente lamentosa, ma nelle ore successive ho capito che aveva effettivamente alle spalle una storia clinica impegnativa ed era alle prese con la difficile gestione del dolore neurologico. Quando ha scoperto che ho esperienza di questo problema, e potevo quindi capire il suo disagio, ho percepito distintamente il suo sollievo per sentirsi finalmente compresa. Nelle ore che abbiamo passato insieme, pur senza vederci quasi mai per la costante presenza del paravento tra i due letti, mi ha raccontato tantissime cose della sua vita, della famiglia, del compagno, del figlio, della malattia... Diceva che per la prima volta aveva trovato una persona con cui sentiva di potersi aprire completamente. Ha pianto, quando mi hanno dimessa.
Da parte mia, ho cercato di offrire comprensione e incoraggiamento; in particolare, quando sono venute le fisioterapiste per farla alzare per la prima volta dopo mesi, l'ho sollecitata a provarci. È riuscita a mettersi in piedi non una, ma tre volte, raccontandolo poi con grande orgoglio alla successiva visita del compagno. 
Oltre alle chiacchiere di Stella, il pomeriggio è stato accompagnato dalle urla del signor Carlo, che continuava a chiamare aiuto a gran voce e a gridare che voleva andare a casa. Solo verso sera si è calmato, probabilmente grazie a qualche sedativo. 

Ero completamente a digiuno dalla sera precedente e avevo sospeso anche l'assunzione di acqua dalla mezzanotte per prepararmi alla sedazione, iniziavo ad avere fame e sete. Verso metà pomeriggio ho potuto riprendere a bere, ma ho dovuto aspettare l'ora di cena, le 18, per mettere qualcosa di solido sotto i denti.
Nel menu da "nuovo ingresso" ci sarebbe stata sicuramente la minestrina, non certo entusiasmante ma passabile, e la mela cotta che non mangio ma non importa; rischiavo però di ritrovarmi la temibile combinazione di pollo lesso e carote lesse, due cose che proprio non riesco a mandare giù. È andata bene: stracchino e purè e un pane particolarmente morbido che ho gradito molto.


Poco dopo la cena uno dei medici mi ha avvertito che sarebbero passati a breve a farmi una radiografia di controllo al torace: le biopsie del polmone comportano il rischio di pneumotorace, quindi era opportuno verificare lo stato dei polmoni.
Quando il tecnico di radiologia è entrato, spingendo davanti a sé l'apparecchiatura portatile a raggi X, ho avuto un pensiero folgorante: "Dopo il licenziamento da primo ministro, Boris Johnson ha cambiato lavoro ed è venuto a farmi i raggi!"


Ovviamente non era così, ma la capigliatura biondo-rossiccia del tecnico era straordinariamente simile a quella del noto personaggio politico.
Il resto della serata è trascorso all'insegna della noia, ascoltando gli interminabili racconti della vita della signora Stella. Il paravento era sempre presente, quindi ho potuto giocare ai videogames senza sembrare troppo scortese, intervenendo di tanto in tanto con qualche esclamazione o domanda per farle capire che la stavo comunque ascoltando.
Verso le 23 sono andata in bagno a lavarmi, il lavandino era l'unica cosa buona, un normalissimo lavabo sospeso, molto più comodo degli assurdi lavabi per disabili di cui avevo scritto tempo fa, poi ho dato la buonanotte alla signora Stella e mi sono messa a dormire.
Notte da ospedale, con diversi risvegli dovuti ai rumori del reparto, che era comunque molto più tranquillo dell'ortopedia o della cardiologia, in cui ogni notte c'era almeno un ricovero urgente; nel complesso ho dormito discretamente, anche se a un certo punto mi sono svegliata con la sensazione di qualcosa che non andava e ci ho messo qualche secondo a capire che mi mancava la sagoma calda e fusante di Ettore contro la gamba.

Mi sono svegliata presto, poco prima delle sei, probabilmente per i rumori del cambio turno.
Le OSS sono passate a chiedere se avevo bisogno di aiuto per l'igiene: a denti stretti ho dovuto rispondere di sì, perché il bagno a prova di disabile non mi consentiva di fare il bidet. Il fastidio di dover chiedere aiuto per qualcosa che normalmente riesco a fare in autonomia è stato solo in parte mitigato dai ripetuti complimenti delle operatrici per l'agilità con cui cambiavo posizione e la capacità di sollevare il bacino per facilitare il posizionamento e la rimozione dei teli impermeabili.
Anche per la colazione mi toccava il "nuovo ingresso". Sapevo già che avrei lasciato qualunque bevanda calda mi avessero portato: bevo il latte solo se è fresco, crudo, intero e freddo di frigo, mentre quello dell'ospedale è a lunga conservazione, bollito, parzialmente scremato e caldo. Il tè invece mi piace tanto, ma non posso prenderlo a colazione, come tutti gli alimenti acidi, altrimenti a metà mattina mi ritrovo piegata in due per i dolori da reflusso. Quindi avevo già messo in conto di bere acqua, va benissimo, e speravo in pane, burro e miele.
Sono arrivate solo le fette biscottate, ma in reparto avevano una piccola scorta di burro e marmellata: non c'è problema, con le fette biscottate andranno benissi...


Per fortuna le due fette dell'altro pacchetto erano integre.
Mi hanno portato anche il foglio per scegliere il menu del giorno seguente, cosa che ho fatto diligentemente, ma più che altro per scaramanzia, perché contavo di essere dimessa in giornata, come mi ha confermato il medico nel giro del mattino. Yeah!
Ho messo il torace a disposizione del gruppetto di specializzandi, ritrovandomi quattro stetoscopi che mi auscultavano contemporaneamente, mentre respiravo a bocca aperta. Qualche minuto di pausa per evitare di iperventilare, poi è stata la volta degli altri tre giovani medici di familiarizzare con i suoni dei miei polmoni


Giusto per non farmi mancare lo sforacchiamento quotidiano, una specializzanda è venuta poco dopo a farmi un altro prelievo per l'emogas. E fanno sei. Tra fori di ago, irritazioni da cerotto ed ematomi da laccio emostatico, le mie braccia sembrano quelle di una eroinomane di lungo corso. 
Il resto della mattina è passato tra le chiacchiere di Stella.
Il pranzo era un'incognita: non sarebbe stato un "nuovo ingresso", ma a discrezione del servizio di ristorazione, dato che il giorno precedente non avevo compilato il menu perché ero a fare la broncoscopia. È arrivata di nuovo minestrina, poi polpette di pollo, fagiolini e una bella mela rossa, di quelle che piacciono a me. Quando la OSS ha visto che mettevo da parte la minestrina, ha detto che forse sarebbe riuscita a recuperarmi qualcos'altro, dal vassoio di una paziente dimessa prima di pranzo. Un minuto dopo è arrivata una crespella ricotta e spinaci assolutamente dignitosa, mentre le polpette erano davvero buonissime e anche i fagiolini, teneri e dolci: ho spazzolato tutto con grande soddisfazione.
Mi avevano detto che la dimissione sarebbe avvenuta non prima delle due del pomeriggio. Con molta calma ho preparato lo zainetto e mi sono vestita, poi ho atteso la lettera di dimissioni, che è arrivata verso le tre. Un'infermiera mi ha tolto l'agocannula, poi ho salutato affettuosamente Stella che era tanto felice per me, ma piangeva perché me ne andavo e sono scesa al piano terra, dove mi aspettava Luciano, il mio autista per la giornata, che abita in Friuli e si è sciroppato la bellezza di 300 chilometri tra andata e ritorno per portarmi a casa. Lo ripeto ancora una volta: intorno a me ci sono persone straordinarie!


All'arrivo sono stata accolta da un comitato di zanzare, che probabilmente non volevano restare indietro con gli sforacchiamenti rispetto al personale ospedaliero e mi hanno massacrata nei pochi minuti in cui mi sono fermata a salutare i vicini di casa. Dentro casa invece ho trovato Edison e Fergus,  a cui si è subito aggiunta Matilde, un po' più tardi Ettore e per finire Penelope. Cinqui!
È arrivato anche Renato e abbiamo deciso che ci meritavamo il nostro cibo consolatorio per eccellenza, che non è la cioccolata come per molte persone, ma la pizza. Però anche la cioccolata ha il suo perché, quindi la zia-angelo ha deciso di accogliermi con una torta mousse ai tre cioccolati e due becchi d'anatra.


In serata mi è uscita un'eruzione cutanea su collo e viso, una costellazione di minuscoli puntini rossi, non troppo evidenti. Ero quasi sicura che fossero petecchie, dovute alla rottura dei capillari per i tanti e violentissimi colpi di tosse durante l'esame, ma per precauzione stamattina ho chiamato il medico di reparto per avvisarlo: non essendoci altri sintomi che possano far pensare a una reazione allergica, ha concordato con la mia ipotesi e ha detto che non c'è da preoccuparsi.
Adesso attendo l'esito degli esami sui campioni prelevati, che richiederanno un paio di settimane. Oltre all'istologico, sono previsti anche esame colturale, analisi di contaminazioni fungine ed esame citologico, quindi ci vuole un po'.
E poi vedremo, intanto questa è fatta.

martedì 4 ottobre 2022

Cambio di programma. Di nuovo

Ieri mattina mi hanno chiamato dal reparto di pneumologia per confermare il ricovero oggi, previo tampone da eseguire al mattino presto.
Avevo già preallertato i possibili accompagnatori: sapevo che uno stamattina aveva un impegno e non sarebbe stato disponibile, il secondo parte giovedì per le vacanze, mentre il terzo arriva da lontano, quindi avrebbe dovuto partire davvero prestissimo per consentirmi di essere a Padova per le 8:30. Andiamo con il secondo e teniamo buoni gli altri due per il ritorno. Giro di telefonate per organizzare il tutto, e poi mi sono rituffata nel lavoro.
Avevo lavorato alcune ore anche sabato e domenica per non lasciare nulla in sospeso, in particolare alcune importantissime comunicazioni istituzionali da inviare tassativamente entro i primi giorni del mese e la consulente che ci assiste per queste pratiche si è adoperata con grande disponibilità per fornirmi entro il primo pomeriggio di ieri tutte le elaborazioni necessarie: abbiamo battuto ogni record di efficienza, completando tutti gli adempimenti il primo giorno lavorativo del mese.


Verso metà pomeriggio avevo sistemato tutte le incombenze lavorative e stavo riesaminando la lista delle cose da portare in ospedale - vi ricordate, vero, che sono ossessionata dalle liste? - in attesa del ritorno di Renato, che mi avrebbe aiutato a tirare fuori tutto per sistemarlo nel trolley, quando è squillato il telefono.
Di nuovo il reparto di pneumologia: "Signora, mi dispiace, abbiamo avuto un'urgenza e dobbiamo spostare il suo ricovero a mercoledì. Però deve venire lo stesso domani mattina per il tampone, così mercoledì mattina potremo ricoverarla subito; altrimenti dovrebbe aspettare fuori fino a che non ci daranno l'esito e potrebbero volerci diverse ore."
Rapida valutazione mentale: non posso certo chiedere ai miei accompagnatori di attendere per ore l'esito del tampone. Potrei andare da sola con la mia auto, ma oltre alla consueta incognita del parcheggio, dovrei spostarmi con il trolley e le bottiglie di acqua... no, troppi fattori di incertezza e complicazione. Però forse posso risparmiare un viaggio: "Ma non posso farlo qui, il tampone?"
"Serve il molecolare, dovrebbe andare privatamente, sono come minimo 80 euro. E poi dovrebbe essere sicura di avere la risposta entro martedì sera.
No, niente. "Va bene, domattina vengo a fare il tampone."
"Passi prima da noi in reparto, così le diamo l'impegnativa. L'appuntamento è per le 10, faccia pure con calma." Almeno non devo alzarmi all'alba.
Altro giro di telefonate: confermato l'accompagnatore per oggi, ma con partenza più tardi di quanto richiesto inizialmente e prenotati per domani quelli che stamattina erano impegnati. Il terzo rimane a disposizione per il ritorno. Pat pat sulla spalla per me.


Stamattina siamo andati con la mia auto, l'accompagnatore era necessario per parcheggiarla se non avessi trovato subito un posto libero e per aiutarmi a superare eventuali rampe ripide. Con il parcheggio sono stata fortunata, al secondo giro ho trovato libero quello ideale, vicino alla mia destinazione e con spazio sia di lato, per salire e scendere, sia dietro, per il carico e scarico della carrozzina.
Lo zio ha spinto la carrozzina su per la rampa della palazzina in cui si trova la pneumologia, che comunque ha una pendenza ragionevole, per il futuro so di poterla affrontare anche in autonomia, poi è rimasto ad aspettare fuori.
Sono salita in reparto da sola, mi sono presentata alla guardiola spiegando che dovevo ritirare l'impegnativa per il tampone in vista del ricovero di domani.
L'infermiera è andata a cercare il documento ed è tornata con una collega: "Ma lei deve ricoverarsi oggi!"
Attimo di panico.
"No, guardi, era previsto oggi, ma ieri pomeriggio mi avete chiamato per spostare a domani..."
"A noi risulta oggi!"
Aiuto!
Fermarsi non sarebbe stato un problema, lo zio poteva tranquillamente riportare a casa la mia macchina, però non avevo niente con me, né un pigiama né un cambio di biancheria. In un lampo la mia mente ha delineato uno scenario apocalittico: Renato che mi prepara il trolley. Cioè, ve lo immaginate quel pover'uomo costretto non solo a recuperare tutti i millemila elementi della mia lista, ma anche a sistemarli ordinatamente? Senza contare che si fa presto a leggere "pigiama" o "t-shirt" sulla lista, ma solo io so esattamente quale pigiama e quali t-shirt mi servono.


Per dirimere la questione, è stato chiamato il medico di turno, che ha confermato il ricovero per domani. Sollievo. Soprattutto per la salute mentale di Renato, che è già abbastanza in ansia per la situazione, senza bisogno di aggiungerci pure la mia valigia da preparare.
Mi sono spostata al centro tamponi, dove un'infermiera gentilissima mi ha organizzato il prelievo all'esterno per evitare di farmi affrontare la rampa di accesso, troppo ripida e piena di avvallamenti per superarla in sicurezza con la sedia a rotelle.
Rientro tranquillo, con poco traffico.
Ho lasciato la macchina fuori per una mezz'ora, per far raffreddare le gomme, poi ho recuperato il compressore dal bagagliaio e le ho gonfiate: con la fine della stagione calda, la pressione si riduce ed era necessario ripristinare i livelli corretti.
A malapena il tempo di sistemarmi davanti al PC ed è squillato ancora il telefono, di nuovo la pneumologia. Oh, non facciamo scherzi!
"Ci risulta che abbia fatto il tampone oggi."
"" Oddio, non può essere positivo, sono chiusa in casa da una settimana!
"Allora la aspettiamo qui in reparto domattina." Meno male! "Per le otto."


"Così presto?"
"Va bene anche alle otto e mezza, ma non più tardi. E a digiuno dalla mezzanotte."
"Allora facciamo la broncoscopia già domani?" Pensavo che l'esame sarebbe stato fatto il giorno dopo il ricovero.
"Sì, perché domani abbiamo a disposizione gli anestesisti."
Questo significa una notte di degenza in meno, sono disposta anche ad alzarmi prestissimo per questo. "Ottimo, allora sarò lì domattina al massimo per le otto e mezza."
Telefonata ai nuovi amici che hanno promesso di accompagnarmi domani per chiedere se sono disposti a partire così presto: nessun problema.
Speriamo che sia la volta buona e non ci siano altre variazioni. E che vada tutto bene.

venerdì 30 settembre 2022

Cambio di programma

Il day hospital di oggi ha avuto un esito inatteso.
Si è trattato di un pre-ricovero a tutti gli effetti e ha richiesto praticamente tutta la mattina, con analisi del sangue, elettrocardiogramma, anamnesi, visita pneumologica e illustrazione delle modalità di esecuzione della procedura endoscopica. 
L'esame è molto invasivo e si svolge in sedazione, quindi spero di sentire poco o niente. Mi applicheranno un boccaglio attraverso cui inseriranno nella trachea e poi nei bronchi un tubicino sulla cui punta è alloggiata una sonda ecografica rotante, che permette di eseguire un'ecografia del polmone dall'interno: una tecnologia davvero strabiliante! Quasi un peccato non poter vedere le immagini in diretta... No, scherzo: seguire sul monitor le immagini della coronarografia è stato molto interessante, ma in questo caso è sicuramente meglio dormire.
In caso di sospetto oncologico, verranno prelevati alcuni campioni di tessuto per l'esame istologico: in questo caso, potrei tossire sangue per qualche giorno. E avere un po' di febbre. Oltre al rischio di collasso del polmone. Sì, lo so che mi invidiate tanto.
Curiosità: avevo sempre pensato che i polmoni fossero organi simmetrici, invece ho scoperto pochi giorni fa che il destro ha tre lobi ed è un po' più grande del sinistro, che ha solo due lobi e una cavità per accogliere la punta del cuore.


Il medico del day hospital ha condiviso le informazioni raccolte con lo pneumologo che dovrà eseguire la broncoscopia. Considerati i miei precedenti, ritengono più prudente eseguire l'esame in regime di ricovero ordinario, per potermi tenere in osservazione in reparto più delle due ore normalmente previste per questo tipo di procedura. Mooolto incoraggiante!
Quindi niente tampone domani e niente day hospital lunedì, ma mi chiameranno per comunicarmi la data del ricovero, forse sarà martedì con broncoscopia mercoledì, e probabilmente dovrò rimanere in ospedale almeno due notti.
Capirete che a tre anni dall'ultimo ricovero, iniziavo a sentire un po' di nostal... Ma quando mai?!?
Letti scomodi, rumori molesti, cibo triste, orari assurdi, niente gatti né Renato... No, non ne sentivo proprio la mancanza.


Inoltre, per ulteriore prudenza, è meglio che rimanga in isolamento fino al ricovero, che ci mancherebbe solo il Covid a mandare tutto all'aria.
E ancora una volta, i problemi di salute mi rubano qualcosa.
Ieri niente piscina e niente serata Cervellone, il gioco a quiz a cui partecipiamo a volte insieme ad alcuni compagni di squadra.
Stasera ho perso il primo allenamento di sitting volley della stagione e probabilmente salterò anche quelli della prossima settimana. Per non parlare dello stop che sarà necessario dopo l'intervento, che sarà probabilmente lungo e non voglio nemmeno pensare a ipotesi peggiori.
Niente pizza con gli amici domani, niente Festa del Donatore AVIS domenica. 
Per carità, la salute è sicuramente più importante di tutte queste cose, ma dopo aver già perso tanto, non è facile accettare di rinunciare ancora a qualcosa.

mercoledì 28 settembre 2022

AAA autista cercasi!

Le cose si stanno muovendo.
Il chirurgo toracico che mi aveva vista lo scorso anno ha visionato PEC e TAC e concordato sull'opportunità di rimuovere il nodulo polmonare, quindi vinco un altro giro in sala operatoria. 
Scommetto che sentite il mio entusiasmo fino a lì...

Il chirurgo ha richiesto di eseguire prima una broncoscopia, scelta prudente e di buon senso, per avere un'indicazione sulla natura dell'oggetto misterioso e gestire l'intervento di conseguenza. 
Si sente la mia esultanza anche per questo, vero?

Mi hanno appena comunicato il programma dei prossimi giorni, che è fittissimo e per motivi logistici va svolto tutto a Padova:
  • venerdì 30 settembre day hospital pneumologico per gli esami preliminari
  • sabato 1 ottobre tampone molecolare Covid
  • lunedì 3 ottobre broncoscopia + eventuale biopsia polmonare
Venerdì e sabato mi porta Renato.
Lunedì 3 ottobre ho bisogno che qualcuno mi accompagni a Padova, mettendo in conto di rimanere fuori tutta la giornata: partenza alle 7:30, rientro non prima delle 17:30.


C'è qualche volontario disponibile?
Naturalmente rimborso carburante, autostrada e pranzo.

mercoledì 21 settembre 2022

Chevvedevodì?

Visita con il Dott. Prof. Prim. Ort. Chir. Onc.
Dopo il consueto colloquio preliminare con l'assistente, che ha raccolto e registrato gli ultimi referti e preparato tutta la documentazione, arriva il luminare, con il consueto codazzo di assistenti e specializzandi.


Ascolta il riepilogo della situazione, mi visita rapidamente e guarda le immagini TAC del nodulo polmonare.
"Questo è da togliere. Lei adesso prende subito appuntamento con il prof. XXX, il primario di chirurgia toracica. Se non le danno l'appuntamento entro dieci, quindici giorni al massimo, mi chiami. Anzi, facciamo direttamente noi." Si rivolge alle sue assistenti: "Chiamate XXX, fissate l'appuntamento e comunicatelo alla signora."

Dato che questo è lo stesso medico che lo scorso anno mi aveva rassicurata in merito agli esiti allarmanti di TAC, PET e RMN, una reazione così decisa ci ha lasciati spiazzati e turbati, evidentemente ha visto qualcosa che l'ha allarmato. Ed è un pensiero inquietante.

venerdì 16 settembre 2022

Diario felino - Avvilito

Caro diario,
Ci sono due cose che amo particolarmente: mangiare e farmi lappare la testa. Praticamente, quando non dormo, passo quasi tutto il mio tempo a chiedere cibo o una lappatina sulla fronte. Pensandoci bene, vado anche a caccia: dici che rientra nel chiedere cibo, anche se con le prede ci gioco e non le mangio?
 
Di solito per il cibo mi rivolgo agli umani e per le lappate a Fergus, il mio fratello di anima, che è sempre molto affettuoso e gentile: io gli metto la testa davanti al muso e lui mi azzampa e mi lappa. 


Ho provato tante volte a chiedere lappate anche agli umani: mi avvicino, do qualche testata, chiamo con la zampa, mordicchio... Niente, non capisco perché non mi vogliano mai accontentare, mi danno solo carezze e grattini, che sono piacevoli, certo, ma vuoi mettere una bella lappata?
Qualche volta, provo a farmi lappare anche dagli altri gatti di casa. Mia sorella Penelope soffia e mi tira zampate e anche Matilde è poco disponibile: femmine scontrose! 
Ettore invece qualche volta mi accontenta.


Stamattina eravamo tutti e due sul letto dell'umana, Ettore e io. Quando lei si è svegliata, ha fatto un po' di grattini a Ettore, e io mi sono preparato con la pancia per aria per la mia dose, che però tardava ad arrivare, perché non ero al solito posto, in fondo, ma più su, vicino al cuscino, sopra un plaid di pelo finto che è scuro quasi come me. L'umana ha detto che ero mimetizzato, comunque alla fine mi ha visto e ha fatto un po' di coccole anche a me, ma niente lappate, come al solito. Uffa.
Allora, dopo un po', mi sono avvicinato a Ettore e gli ho messo la testa davanti al muso per farmi lappare. Solo che nel frattempo lui si era riaddormentato e credo di averlo spaventato, perché mi ha sgattignato di brutto, tanto che sul letto sono rimasti diversi ciuffi del mio bellissimo pelo nero.
Ci sono rimasto malissimo!
Io volevo solo una lappatina...
Sono scappato e mi sono otariato sul pavimento, profondamente avvilito.


 Edison

giovedì 15 settembre 2022

Zen

Inizio a pensare che forse dovrei smettere di fare la PET, perché ogni volta nasce qualche sospetto.
Il mio vecchio amico nodulo polmonare ha pensato bene di aumentare ancora di dimensioni e di reagire, sia pure debolmente, al tracciante radioattivo. 
Benché non sia un segnale inequivocabile di pericolo, potrebbe trattarsi semplicemente di un fenomeno infiammatorio, è più che sufficiente per far drizzare le antenne all'oncologa, che vuole consultarsi con il chirurgo toracico per valutare la possibilità di asportarlo e toglierci ogni dubbio sulla sua natura.

Chiaramente la prospettiva di tornare in sala operatoria è molto sgradevole, ma sto affrontando la situazione con atteggiamento molto zen: aspetto gli sviluppi senza particolare preoccupazione.
La settimana prossima ho appuntamento anche con il Dott. Prof. Prim. Ort. Chir. Onc. e spero che nel frattempo l'oncologa ottenga il parere del chirurgo toracico.
Nel frattempo, lascio scorrere e continuo serenamente la mia vita. 



sabato 10 settembre 2022

Emozioni

Grandi emozioni al concerto di Roberto Vecchioni, domenica scorsa.
Avevo saputo quasi per caso di questo evento a pochi chilometri da casa mia, grazie a un manifesto appeso all'ingresso della piscina di San Vito, a cui sono adesso felicemente abbonata, e non mi sono lasciata scappare l'occasione.


Ho scoperto Vecchioni nel 1982, avevo tredici anni e la canzone Dentro gli occhi mi era piaciuta al punto da farmi decidere di acquistare Hollywood Hollywood, il vinile a 33 giri, un investimento notevole per me, perché il prezzo di un LP a quei tempi era ben superiore alla mia paghetta mensile.
Negli anni successivi, poco per volta, mi sono procurata altri album: un paio avuti in prestito per qualche giorno e registrati su musicassetta, altri acquistati su CD, Blumùn chiesto e ricevuto come regalo di laurea. Ora le vecchie musicassette e sono state sostituite da CD, in totale ne ho una ventina, e diversi brani sono inseriti nella playlist che ho chiamato Masterpieces, capolavori.

Renato aveva il turno di pomeriggio fino alle 22 e comunque non ama quel genere musicale: mi ha accompagnato la mia amica Chiara.
Nonostante fossimo arrivate con largo anticipo, abbiamo faticato un po' a trovare parcheggio e quando abbiamo raggiunto l'area del concerto, i posti a sedere, un migliaio, erano già tutti occupati: l'evento gratuito ha attirato tantissimi spettatori.
Non vedendo un'area per le carrozzine, ho chiesto ai ragazzi dello staff dove potevo sistemarmi senza dare disturbo: gentilissimi, hanno spostato una sedia e ci hanno dato i posti in prima fila, una posizione bellissima da cui ho potuto apprezzare appieno lo spettacolo e anche una stella che brillava in fondo, dietro al palco.

Vecchioni appartiene al piccolo gruppo di cantautori "non professionisti", insieme a Enzo Jannacci, medico, e Paolo Conte, avvocato: lui è stato a lungo insegnante di lettere al liceo classico e ora, a 79 anni, è in pensione, ma tiene ancora corsi all'università. 
L'impronta della sua professione si sente in diversi testi, ispirati a personaggi storici, letterari o mitologici, ma anche nel suo dialogo con il pubblico durante il concerto, in cui dimostra una grande capacità di trasmettere concetti e un'assoluta padronanza della lingua italiana: ascoltare i suoi racconti è piacevole quanto sentire le sue canzoni.
Il concerto era incentrato soprattutto sull'album più recente, L'infinito, ma non sono mancati brani di altri dischi, anche se è ovviamente impossibile condensare in due ore cinquant'anni di carriera. Non ho avuto la fortuna di ascoltare alcune delle canzoni che amo di più, come Figlia o Euridice, ma tanti altri brani splendidi, tra cui Le rose blu, la straziante preghiera di un padre perché al figlio malato di sclerosi multipla sia concesso di realizzare i suoi sogni: quel dolore è così vivo che è stato impossibile per lui trattenere le lacrime, e anche per me.
Altre lacrime mi sono arrivate inattese. Le mie ragazze è un pezzo che ho ascoltato decine di volte e mai mi aveva fatto piangere. Ma quel giorno sì. Perché il concerto era a Rivignano, il paese di Sara. E la canzone finisce così:

Una me la ricordo più di tutte:
che strano, è proprio quella che non c'è;
manca una luce sola questa notte;
però la vita, che gran cosa è!

E quella luce manca, manca sempre tanto.



sabato 3 settembre 2022

Passaparola

Il paese è piccolo e le voci girano...
Altrimenti non si spiega.


Ho fatto le analisi del sangue mercoledì, in preparazione alla PET e TAC della prossima settimana e i risultati sono decisamente buoni, un solo asterisco per un valore di pochissimo sopra la soglia. I globuli bianchi sono assolutamente normali, non mi succedeva da quattordici anni.
Non ho dato particolare pubblicità alla cosa, ma evidentemente la voce si è diffusa e il passaparola ha raggiunto anche chi non avrebbe dovuto venirne a conoscenza, perché sta utilizzando questa informazione contro di me.





sabato 27 agosto 2022

Conversazioni domestiche - L'attrezzatura

Io: "Per favore, mi tiri fuori l'attrezzatura da stiro?"
Lui: "Ti metti a stirare?"
Io: "No, figurati, pensavo di tenerla lì per bellezza!"



domenica 21 agosto 2022

Banda Bernacca

La scorsa settimana ci sono stati diversi temporali, che hanno portato poco o nulla di quello di cui c'è bisogno - acqua e fresco - e molto di inutile o dannoso: tuoni, fulmini, vento fortissimo e tante, troppe elettroformiche.
Le bestiacce sembrano aver preso molto sul serio il ruolo di barometri e ogni volta mi hanno tempestivamente informata dell'arrivo del maltempo, guadagnandosi una nuova denominazione: Banda Bernacca.

I più giovani non coglieranno il riferimento, ma per quelli della mia generazione, il nome del colonnello Edmondo Bernacca, del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica, era sinonimo di previsioni del tempo.

Purtroppo in questi casi anche l'antidolorifico sembra avere un'efficacia limitata, spesso mi permette di passare solo da "fa così male che ho la nausea e vorrei sbattere la testa contro il muro" a "fa troppo male per riuscire a dormire, ma è sopportabile". Finisce quindi che passo la notte tra videogiochi e partite a Topo! con Ettore, qualche volta riesco a prendere sonno, ma raramente prima delle sette del mattino. 
Tre notti in bianco nella stessa settimana sono state pesanti, venerdì ho dovuto prendere un permesso al lavoro, perché ero davvero provata.
In questi tre anni da amputata ho individuato le principali cause degli attacchi di dolore da arto fantasma e riesco quindi a prevenirne alcuni, ma per quelli di origine atmosferica non ci sono strategie possibili, devo solo sperare che il farmaco faccia effetto. La Banda Bernacca è un osso duro!

domenica 7 agosto 2022

Gattobolario seconda puntata e conversazioni domestiche

Stamattina.
Io: "Per favore, vai a sterminare la colonia felina che c'è di sopra."
Lui: "Ok!"
E ha provveduto.

Prima di chiamare la protezione animali, ricordatevi che a casa nostra si parla strano.
Per colonia felina intendiamo effettivamente un assembramento di gatti, ma non di tipo tradizionale.


Il riferimento è ai gatti di polvere, quegli agglomerati che si formano ogni tanto continuamente sui pavimenti e sono composti, a casa nostra, soprattutto da peli di gatto.



Già che ci siamo, ecco la seconda puntata del nostro Gattobolario, composta da definizioni senza parole.
Lo so, avevo promesso di pubblicarla l'anno scorso, ma dopo che Aki è sparito è stato difficile riprendere l'argomento.

- Croccrodillo


- Otaria


- Azzampati



- Spanciottato


- Zampotte


- Zampe coniglio


- Allungatto o spalmato


- Avvitato


- Miciofelicio


- Palletta o ghirotto


- Scatogatto


- Cestinato


- Panciottina


- Gattomorto o catafero (cit. Camilleri)


- Affagatti


- Zampetta penzula


- Preoccugatto o spavengatto



domenica 31 luglio 2022

Spreco inevitabile

L'acqua è un bene prezioso che non bisogna mai sprecare, men che meno in questo lungo periodo di siccità.


Tenere aperto il rubinetto mentre ci si spazzola i denti è uno spreco, lo so, e sto bene attenta a non farlo mai.
Tranne stasera.
Perché se chiudo il rubinetto succede questo.


E poi questo. 


P.S. ho lasciato uscire solo un un filo d'acqua, il minimo indispensabile per tenere Ettore lontano dal lavandino.