lunedì 10 ottobre 2016

Pre-ricovero

La sveglia era puntata alle 6:30, ma mi sono alzata un paio di minuti prima, con Gandalf, ai piedi del letto che reclamava coccole.
La fedele Brontofelpa era pronta nell'armadio, lavata e stirata. Pantaloni della tuta, t-shirt, calzini morbidi e sneaker senza lacci, tutte cose comode e veloci da togliere e rimettere, per completare la mia tenuta da ospedale
Niente colazione, era richiesto il digiuno per le analisi del sangue. Ho caricato in macchina armi, bagagli e Gandalf e sono uscita. Vedendolo comodamente acciambellato in salotto, mi ero illusa per un attimo che se ne sarebbe rimasto lì tranquillo, invece appena ho aperto il garage, si è materializzato davanti alla portiera dell'auto. Come ogni mattina. Il messaggio è chiaro: tu-non-te-ne-vai-senza-di-me. Se non lo lascio salire, si piazza dietro la macchina, impedendomi di spostarla. 
Appena fuori dal cancello, è andato in scena il consueto teatrino, con me che cerco di far scendere Gandalf dalla macchina, mentre lui cerca di restare a bordo, spostandosi da un lato all'altro mentre io lo inseguo aprendo una portiera dopo l'altra. Come accade la maggior parte delle volte, l'inseguimento si è concluso nel baule, da cui, dopo aver staccato le unghie con cui cercava di ancorarsi alla tappezzeria, ho finalmente estratto una palla di pelo grigia e recalcitrante, che si è istantaneamente trasformata in palla di pelo grigia e coccolosa, dotata di occhioni imploranti ti-prego-non-lasciarmi-qui-da-solo-tiprego-tiprego-tiprego! Dopo qualche grattatina consolatoria, ho scaricato la palla di pelo sull'aiola davanti a casa, dove è rimasta,  sconsolata, a guardarmi partire.
Come farò a stare una settimana senza di lui?

Uno sguardo al panorama durante il viaggio: sulla cima della montagna, la prima spruzzata di neve sembrava zucchero a velo, a ricordare che è arrivato l'autunno.
All'arrivo mi sono subito fiondata in zona prelievi, dove è iniziato il gioco di valutare quante persone c'erano prima di me, analisi non banale, perché bisogna capire chi è solo e chi accompagnato da una o talvolta più persone. La stima iniziale di sei è scesa a cinque quando ho capito che le tre donne alla mia destra erano tutte insieme. Nel frattempo è arrivata una coppia giovanissima, meno di trent'anni, che mi ha offerto una delle scene da sala d'attesa più simpatiche a cui abbia assistito in tanti anni. Si sono sistemati sulle ginocchia il raccoglitore rigido che probabilmente conteneva la documentazione sanitaria, hanno tirato fuori un mazzo di carte e iniziato a giocare a scala quaranta. Fantastici.
Prelievo rapido e indolore. 
e avanti e indietro...
Mi sono spostata in cardiologia; qualche minuto di attesa per l'accettazione, ma poi mi hanno chiamato subito per l'elettrocardiogramma. 
su e giù...
Trasferimento al piano superiore per la radiografia del torace. Erano ormai le 9:20 e alle 9:30 avevo l'appuntamento per l'ecografia del gluteo. Ho informato la tecnica di radiologia, che mi ha suggerito di andare a fare l'ecografia e tornare dopo. 
su e giù...
Giù di un piano: medicina nucleare. Mi hanno chiamato con quasi un'ora di ritardo e l'esame è stato molto lungo, un po' per la presenza di uno specializzando, a cui il medico spiegava passo passo tutto ciò che faceva e il funzionamento della macchina, un po' perché questo nodulo è sfuggente e non vuole saperne di farsi esaminare. Alla fine il medico ha rinunciato: senza mezzo di contrasto non è possibile avere una immagine precisa.
su e giù...
Di nuovo al primo piano per la radiografia, sperando che nel frattempo non mi avessero dato per dispersa. Pochi minuti di attesa, poi l'esame è stato eseguito.
avanti e indietro...
Mi sono spostata all'ufficio pre-ricovero, dove un'infermiera che si ricordava di me dal precedente intervento ha raccolto le informazioni per la scheda chirurgica e mi ha fornito tutte le istruzioni per il ricovero.

Il passaggio successivo era il colloquio con il chirurgo per la raccolta del consenso informato. C'era un medico pronto, ma il primario, che mi ha già operato le due volte precedenti ed eseguirà anche questo intervento, ha voluto parlarmi direttamente.
Non ha fatto sconti. La sede dell'intervento è difficile, la chirurgia radicale impossibile, per la prossimità con organi e tessuti non asportabili. La radioterapia intraoperatoria dovrebbe migliorare l'efficacia della chirurgia, ma da una situazione di plurirecidive come la mia, e con un tumore iniziale ad alto grado di malignità, non ci si possono attendere miracoli: sono molto probabili ulteriori recidive.
Come dire che se non mi uccide questo, lo farà il prossimo. O quello dopo.
Niente di nuovo, tutti ragionamenti che avevo già fatto per conto mio, ma fa un certo effetto sentirselo dire da un medico.
Il mio primo pensiero è stato che avrei voluto che Renato fosse lì con me. Non per consolarmi o sostenermi, ma perché se l'avesse sentito di persona, mi sarebbe stato risparmiato il peso terribile di doverglielo riferire.
Ho chiesto informazioni anche sull'asportazione del nodulo al gluteo. Il chirurgo mi è sembrato poco propenso al doppio intervento, sia per la complessità della situazione all'inguine, sia per le scarse informazioni disponibili sul gluteo. Ne discuterà domani nella riunione collegiale del gruppo Sarcomi e decideranno insieme come procedere.

su e giù...
Di nuovo al piano terra, ufficio ricoveri, per le ultime formalità burocratiche.
avanti e indietro...
Ormai erano le 12:30 e con tutto quell'andirivieni non avevo avuto nemmeno il tempo di fare colazione. Mi sono fermata al bar e davanti a un piatto di pasta fredda e un tramezzino e ho elaborato le brutte notizie.
Morirò? Certo, come tutti.
Morirò di cancro? Molto probabilmente sì, ma non subito. Nel frattempo, meglio continuare a vivere.
Fine dell'elaborazione e archiviazione della pratica.

su e giù...
Nel primo pomeriggio sono salita al quinto piano per il colloquio con l'anestesista, che non ha rilevato particolari criticità: abile e arruolata!
Come sempre, prima dell'anestesia mi somministreranno un po' di Valium. Ho spiegato all'anestesista che potrebbero anche farne a meno e lei inizialmente aveva inteso che il Valium non mi facesse effetto, ma ho chiarito l'equivoco: intendevo dire che non ne ho bisogno, perché non sono una persona ansiosa. Inoltre, con il ricovero previsto alle 7 di mattina, probabilmente arriverò già in modalità zombie per la levataccia e sarò mezza addormentata prima ancora del Valium. Ci siamo fatte due risate insieme, poi di nuovo al piano terra per tornare a casa, con l'impressione di aver girato come Asterix e Obelix nella Casa che rende folli del bellissimo cartone animato Le 12 fatiche di Asterix: e avanti e indietro... e su e giù...




14 commenti:

  1. Cara Mia, ti leggo ormai da diversi mesi, ma non ho mai avuto il coraggio di commentare, sino ad ora. Temevo di essere troppo invadente, o di non trovare le parole giuste....ma forse non ci sono parole giuste, e mi limito a dirti quello che sento.
    Sei bellissima. Bellissima nella tua capacità di raccontare con la leggerezza di una piuma la pesantezza della strada che stai percorrendo. Sei bellissima nella tua tenerezza quando parli dei gattoni, delle loro abitudini, delka tua ordinaria ma non per questo meno preziosa quotidianità. E sei bellissima nella tua profonda consapevolezza circa una strada, che è vero, probabilmente è tracciata, ma cui non ci è dato sapere il tempo di percorrenza, quindi, di fatto, potrebbe essere ancora molto molto lunga.
    E niente, volevo dirti questo, e volevo dirti grazie, perché nel leggerti provo gratitudine, per le riflessioni che mi permetti di fare ma, come dice l'incipt del tuo blog, sempre con un sorriso. Ti mando tanti pensieri buoni per il tuo intervento, aspetto (aspetteremo) tue notizie. Un abbraccio,
    Daniela

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    1. Hai ragione Daniela ... io Mia non la conosco praticamente per nulla se non per due parole scambiate con un Liuk in mano ... ma è proprio così: ha un sorriso bellissimo ... che quando la vedi non puoi non urlarle un saluto per veder fiorire un sorriso sul suo volto. .. ha un energia contagiosa ... una serenità disarmante. .. e un'ironia unica .. per quel poco che posso aver capito di lei ...credo sia proprio una Grande Donna.

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    2. Grazie Daniela. Mi piace molto l'idea di una strada molto, molto lunga!

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  2. Non voglio sentire parlare di morte, per oggi non voglio sentire parlare di morte per cancro, per te o per quelli che verranno in futuro...oggi non ce la faccio...oggi non riesco a sopportarlo

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  3. Cara Mia, ogni tuo racconto mi ammutolisce e mi fa sentire piccolo piccolo. Ti auguro di vincere la tua guerra contro questo male. Sei una persona speciale. In bocca al lupo io sono con te!

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  4. Un in bocca al lupo speciale per te, anzi per te forse meglio in bocca alla tigre, amica che non ho mai visto ma a cui voglio bene anche da lontano.

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  5. Cara Mia, forte anche della mia esperienza quasi simile alla tua, posso solo augurarti di vincere un'altra battaglia per poter vincere la guerra finale, ricordati che tu sei più forte e sarai sempre più forte e voglio leggere al più presto tue notizie positive.
    Ciao a risentirci presto.

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  6. E riesci sempre a strapparmi un sorriso quando ti leggo. Sei fantastica e di esempio per tutti, una vera forza della natura. Spero ti giungano i miei pensieri super positivi. p.s.Il tuo Gandalf è un AMORE!

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    1. È vero, Gandalf è un amore. Egoista e prepotente, ma un amore.

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  7. In bocca al lupo per la nuova battaglia che sicuramente vincerai e vedrai che alla fine ce la farai anche a vincere definitivamente questa guerra..un abbraccio e un bacio.

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Solo un grande abbraccio
    Luisa

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  10. daje pensa ad adesso : questa operazione e'necessaria e che allora vada per il meglio. un bacio

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  11. I tuoi post sono sempre lucidi, ironici e spiazzanti. E bellissimi da leggere. Ti abbraccio forte e ti faccio un grande in bocca al lupo. E concordo con Isabella: Gandalf è uno spettacolo, quasi quanto l'immagine di te che lo stacchi dalla tappezzeria del baule!
    Anna

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