sabato 11 aprile 2009

Buona Pasqua!

La Pasqua porta una buona notizia: è arrivato il referto della biopsia, una serie di termini e sigle totalmente incomprensibili, a cui però il medico ha avuto la gentilezza di aggiungere a penna "=benigno". Niente di cui preoccuparsi!

Anche i malanni delle scorse settimane sono finalmente in via di risoluzione, anche se ho dovuto iniziare un altro ciclo di antibiotici perchè la sinusite si era trovata così bene da me che non voleva saperne di andarsene.

Nel frattempo, ho deciso di approfondire (termine particolarmente appropriato) il mio rapporto già molto soddisfacente con l'acqua e ho iniziato un corso di apnea. Il mio obiettivo non sono certo i record di tempi e/o profondità né la pesca subacquea, ma credo che questa disciplina, che attinge a piene mani dallo yoga, sia un modo per migliorare la conoscenza di sè, per acquisire una maggiore consapevolezza ed autocontrollo.
Le prime impressioni sono positive: tecniche di respirazione e rilassamento ed esercizi per migliorare l'elasticità e ottimizzare i movimenti nell'acqua, proprio quello che volevo.
Ho qualche difficoltà con le pinne, quando le uso si evidenziano i limiti di mobilità e di forza della gamba destra e l'andatura risulta un po' sbilanciata, ma non importa: non ho fretta e non devo vincere nessuna gara, voglio solo fare qualcosa di piacevole.

mercoledì 25 marzo 2009

Vita sospesa?

Il mal di gola e il raffreddore di inizio mese erano l'anticamera di una bella influenza, con febbre, dolori stile "mi-è-passato-sopra-un-TIR" e soprattutto una fantastica sinusite, di cui sto ancora cercando di smaltire i residui, un'altra nuova esperienza di cui avrei fatto a meno più che volentieri.
La settimana dal 8 al 15 marzo è stata pessima: la febbre non mi ha dato troppo fastidio e sopportavo abbastanza bene i dolori alle articolazioni, ma la sinusite mi ha provocato dolori piuttosto forti e molto fastidiosi al viso, che mi hanno reso insolitamente insofferente e lamentosa.
I fumenti e i lavaggi del naso con acqua, sale e bicarbonato mi davano solo un sollievo di breve durata e quando è arrivata anche la tosse, la dottoressa ha ordinato antibiotici e aerosol sia per me che per la mamma, la cui tosse nel frattempo si era trasformata in una bella bronchite che rischiava di degenerare in broncopolmonite.

Ovviamente, la sera in cui avremmo dovuto iniziare l'aerosol, l'apparecchio non funzionava, e abbiamo dovuto aspettare che il giorno dopo Renato andasse a comperarne un altro, poi ci siamo organizzate per utilizzarlo a turno: la mamma tre volte al giorno, io invece soltanto mattina e sera. Se non altro, possiamo senz'altro dire di aver ammortizzato il costo dell'apparecchio!
L'aerosol è una cosa noiosissima, il mio durava ogni volta circa 25 minuti e non era il massimo restarsene lì con la mascherina in mano ad aspettare che finisse, quindi ho escogitato un sistema per avere le mani libere e riuscire nel frattempo a fare altro...

Anche l'antibiotico non era proprio un divertimento: a parte la seccatura di doverlo prendere puntualmente ogni 8 ore (e meno male che essendo in due, ce lo ricordavamo a vicenda!), inizialmente la dottoressa ci aveva dato la versione in bustine da sciogliere in acqua: una schifezza, pareva di bere gesso e lasciava in bocca un cattivo sapore metallico. Per gli ultimi giorni di terapia per fortuna ho usato la forma in compresse, più comode da assumere (soprattutto quando ci si trova fuori casa) e decisamente meno sgradevoli.

L'influenza mi ha costretta a rinviare il controllo ginecologico che avrei dovuto fare il giorno 11, per fortuna mi hanno trovato un posto dopo solo due settimane, grazie ad un'altra rinuncia, così stamattina ho fatto la visita.
C'è effettivamente una piccola zona in cui il tessuto si presenta alterato, il medico ritiene che possa essere un effetto residuo della radioterapia, ma per maggiore sicurezza ha fatto prelevato un campione di tessuto da mandare ad analizzare. E aspettiamo...


A volte mi pare che questi ultimi anni siano stati un susseguirsi di attese: il prossimo controllo, l'esito degli esami... sembra non ci sia mai una conclusione, ma solo l'inizio di un altra attesa, in uno stato continuo di incertezza, un'esistenza quasi sospesa.
In realtà non è proprio così, perchè per fortuna sono riuscita quasi sempre a non dedicare troppo tempo a questi pensieri: è vero che ho passato tanti giorni, tante settimane ad aspettare, ma nel frattempo ho fatto altro, ho continuato a vivere senza lasciare che ansia e preoccupazione diventassero il centro della mia esistenza.

Ci sono però alcuni aspetti pratici che non si possono ignorare: impensabile ad esempio prenotare una vacanza con qualche mese di anticipo, soprattutto dopo aver scoperto che alcune assicurazioni non rispondono dell'annullamento del viaggio se il contraente è stato curato per patologie oncologiche negli ultimi 12 mesi.
Insomma, l'orizzonte temporale si riduce, diventa difficile fare programmi a lungo termine.
Pazienza, sarà l'occasione per sfruttare le offerte "last minute"!

sabato 7 marzo 2009

Regali poco graditi

La mamma è tornata a casa martedì sera, dopo una settimana di ospedale, e naturalmente dieci minuti dopo l'arrivo era già in cucina a spignattare.

Il cuore si è stabilizzato quasi completamente e tutti i valori del sangue sono tornati a posto: evidentemente le alterazioni dipendevano proprio dalla fibrillazione e dagli svenimenti, meno male!
Ora dovrà seguire una terapia anticoagulante per prevenire i problemi circolatori che spesso si associano alla fibrillazione, e restare per un po' sotto stretto controllo per definire il corretto dosaggio di questi nuovi farmaci.

Purtroppo, insieme alla mamma, ho portato a casa dall'ospedale anche qualche regalo inatteso e indesiderato: lei è tormentata da una brutta tosse, probabilmente involontario omaggio di una compagna di stanza, mentre io sono alle prese con mal di gola e raffreddore.


Ma perchè accontentarsi quando si può avere di più?
In aggiunta a questo, la prossima settimana dovrò fare un altro controllo ginecologico (dopo lo strapazzo dell'ultima volta non vedo l'ora...), perchè l'ultimo pap-test ha rilevato alcune cellule anomale che richiedono una ulteriore verifica e -dulcis in fundo - ieri ho trovato un nuovo nodulo sottopelle sul mio torace, a qualche centimetro di distanza da quello asportato a gennaio.
Ovviamente vale la stessa considerazione del post precedente: di queste cose e ne poteva anche fare a meno!

domenica 1 marzo 2009

Adrenalina extra

Io non mi annoio mai.
Non sono una persona che ha bisogno di avere per forza qualcosa da fare, posso benissimo oziare a tempo indeterminato.
E nemmeno sento il desiderio di cimentarmi in sport estremi o altre attività ad alto tasso di adrenalina, mi va benissimo un'esistenza priva di grandi emozioni e colpi di scena.
Ma non sempre si può scegliere quello che ci succede...

Domenica scorsa la mamma non ha voluto cenare (anche se avevo fatto la pizza!!!): a pranzo aveva mangiato verze e sembrava le fossero rimaste sullo stomaco. Lunedì ha saltato anche il pranzo: mi sembrava che la cosa si trascinasse un po' troppo per essere un'indigestione, pensavo che potesse trattarsi di uno di quei virus gastrointestinali piuttosto diffusi in questo periodo, così le ho proposto di sentire la nostra dottoressa, ma ha ignorato il suggerimento. Ha rinunciato anche alla cena, dicendo che continuava a sentire come un peso allo stomaco.
Martedì mattina, quando mi sono alzata l'ho trovata distesa sul divano: ha detto che era l'unica posizione in cui si sentiva bene. Evidentemente qualcosa non andava. Ho mandato un messaggio al mio vicino di casa che è medico, chiedendogli se poteva darle un'occhiata; pochi minuti dopo mi ha telefonato dall'ospedale, era in servizio, dicendo che era meglio fare subito un elettrocardiogramma, perchè può capitare che la sensazione di peso allo stomaco sia sintomo di un problema cardiaco.
Ho detto alla mamma di vestirsi per andare al Pronto Soccorso e mentre lei andava in bagno sono salita in camera a prendere un libro, prevedendo una lunga attesa in ospedale. Scendendo le scale, ho sentito provenire dal bagno il rumore dello sgabello che veniva spostato e subito dopo uno strano suono, come un rantolo.
Mi sono precipitata in bagno e l'ho trovata a terra svenuta, incastrata in posizione contorta tra il water e la parete, con la faccia schiacciata contro il muro.

NO!

Un attimo di smarrimento mentre il cervello assimila immagini e suoni, ma subito comincia a elaborarli e a collegarli con le nozioni del corso di Primo Soccorso.
- Respira?
- Sì.
- Allora chiama il 118.
Per fortuna ho il cellulare in tasca e compongo il numero. 116. No, cancella, 118.
- È cosciente?
- No... aspetta, sì, sta rinvenendo...
Apre gli occhi e muove il braccio destro.
Non sento squillare! Che succede? Avrò mica finito il credito? Ma no, le chiamate di emergenza dovrebbero partire comunque! Accidenti, non ho premuto il tasto di chiamata! Ok, calma. Premo il tasto e finalmente sento il segnale giusto.
- Spiega chiaramente all'operatore del 118 cosa è successo, chi sei e dove ti trovi
Dico il mio nome e chiedo di mandare un'ambulanza al mio indirizzo spiegando quello che è successo.
Intanto la mamma cerca di rialzarsi
- Ha subito traumi alla colonna vertebrale o altre fratture?
- Può darsi, ha il collo piegato di lato.
- Allora non muoverla.
La trattengo con una mano, mentre con l'altra reggo il cellulare. Le dico di stare ferma perchè è caduta e non so se ha qualcosa di rotto. Ovviamente non mi dà retta, dice che non può restare così storta, perchè le fa male la gamba; ci credo, è in una posizione davvero scomoda. Vedo che muove gambe e braccia ed è buon segno. Dopo aver dato tutte le spiegazioni all'operatore del 118, riattacco il telefono e dato che non c'è modo di tenerla ferma, la aiuto a raddrizzarsi pian piano fino a metterla seduta, con la schiena appoggiata allo scaldasalviette.
Adesso però stai ferma!
Macchè, vuole che la aiuti ad alzarsi.
E no! Non se ne parla nemmeno. Che se poi svieni di nuovo io non riesco a reggerti, vai per terra e rischi di farti male. Ferma lì fino a che arriva l'ambulanza.
Ma arriva questa ambulanza?
Meglio aprire il cancello, intanto, per far passare la barella.
Tu resta ferma e non provare ad alzarti!
Preparo il cancello aperto, tendo l'orecchio per sentire il suono della sirena: ancora niente. Torno in bagno.
La mamma vuole ripulirsi e vestirsi. Le passo la spugna umida e la aiuto a mettere la giacca del pigiama.
Esco di nuovo a vedere se arriva l'ambulanza, mi sembra che sia passata un'eternità da quando ho telefonato al 118. Ma quanto ci mettono? Avranno capito male l'indirizzo? No, sono sicura di aver scandito bene le parole e certamente la chiamata è stata registrata, possono sempre riascoltarla. Forse non ho evidenziato abbastanza l'urgenza? Mi pare di aver spiegato tutto... Magari avrei dovuto sottolineare che potrebbe essere un problema di cuore? Ma ho detto che la stavo per portare al Pronto Soccorso per un ECG... Insomma, arrivano o no? Torno di nuovo in bagno.
Adesso è più calma e anch'io mi tranquillizzo un po'. Ripete che è passato, che sta bene e che vuole alzarsi, ma io sono irremovibile: aspettiamo l'ambulanza. Allora mi fa un elenco di cose da portare in ospedale: le pantofole, i pantaloni del pigiama, la documentazione medica che è nel cassetto della scrivania.
Torno fuori ad aspettare, finalmente sento il suono di una sirena e vedo il lampeggiante in lontananza... ma no! Sono andati dritti invece di svoltare nella mia via! Ma si correggono subito e imboccano la strada giusta. Inizio a sbracciarmi per indicare dove devono fermarsi.
Il paramedico va subito ad occuparsi della mamma: le fa qualche domanda per capire se è lucida e le misura la pressione. Intanto l'autista scarica la lettiga e individua il percorso migliore per portarla vicino al bagno.
Spiego l'accaduto al paramedico, mentre lui e l'autista fanno alzare la mamma: il bagno è troppo piccolo per far entrare la lettiga, bisogna che lei faccia qualche passo per raggiungerla.
Il paramedico la sostiene mentre io aiuto l'autista ad abbassare la lettiga, ma la mamma mi chiama con voce debole, mi giro e vedo che rovescia gli occhi. Avverto il paramedico, che la sta sostenendo da dietro: sta per svenire di nuovo! "Non si preoccupi," mi risponde, "la tengo io". Le cedono le gambe, e il paramedico frena la caduta, posandola lentamente a terra, poi, insieme all'autista, la carica sulla lettiga, cercando nel contempo di risvegliarla.
Non si muove, non risponde, il terrore fa capolino, ma poi le palpebre fremono, una mano abbozza un gesto. È ancora qui. La caricano sull'ambulanza e partono, mentre io li seguo in macchina.

C'è traffico, trovo addirittura coda in viale Isonzo e io non ho la sirena ad aprirmi la strada. Vorrei chiamare Renato, ma l'auricolare del cellulare si è impigliato nel freno a mano. Proprio adesso! Lasciamo perdere...
Per fortuna trovo subito parcheggio vicino all'ingresso dell'ospedale, mentre scendo dalla macchina telefono all'azienda di Renato e chiedo di avvertirlo: inutile chiamarlo direttamente perchè anche se avesse il cellulare acceso non riuscirebbe a sentirlo, con i rumori della fabbrica.
Quando arrivo al Pronto Soccorso l'hanno già portata dentro. Avverto l'addetto all'accettazione che sono arrivata e aspetto. Finalmente mi chiamano: la trovo in una stanza, attaccata ad un monitor cardiaco che mostra pulsazioni che variano da 50 a 150 battiti al minuto nel giro di pochi secondi: fibrillazione atriale.
Hanno già chiamato il cardiologo, che cerca di capire quando è iniziato il problema. A questo punto è ragionevole pensare che sia partito tutto domenica a mezzogiorno, quando ha cominciato a sentirsi male.
Brutta notizia.
Perchè se la fibrillazione è in atto già da 48 ore, c'è un elevato rischio di coaguli nel sangue e non è possibile eseguire la cardioversione, cioè l'applicazione di impulsi elettrici per fermare il cuore e farlo subito ripartire in modo da riportarlo a ritmo. Intanto iniziano a somministrare un anticoagulante.
Inoltre c'è il dubbio che gli svenimenti possano avere un'origine neurologica: la TAC al cervello non evidenzia lesioni, la visita neurologica nemmeno, ma non si può escludere che si sia trattato di TIA (attacco ischemico transitorio).
Arrivano anche i risultati delle analisi del sangue; quando il medico del Pronto Soccorso vede gli asterischi che indicano valori anomali, commenta: "Signora, lei ha più stellette di un generale!". Sono tutti sballati, sembra che tutto l'organismo sia in tilt.
Le applicano una flebo di potassio e nel pomeriggio il cuore inizia a regolarizzarsi: il ritmo non è ancora costante, ma la variazione si è molto ridotta, all'incirca da 50 a 90 battiti al minuto e lei si sente abbastanza bene.
La trasferiscono in astanteria. Rifiuta la cena, sente ancora lo stomaco chiuso, ma alla sera si sente abbastanza bene da alzarsi per andare in bagno: naturalmente la accompagno, ma va tutto bene.
Verso le 22 comunico al personale che io andrei a casa a dormire, ma mi dicono che è necessario che qualcuno rimanga per la notte, perchè il personale del Pronto Soccorso può trovarsi impegnato in emergenze: posso allontanarmi, ma devo tornare per mezzanotte (perchè proprio mezzanotte? altrimenti finisce l'incantesimo e l'ambulanza diventa una zucca e il camice del medico una tuta da operaio?)

Ok. Faccio un salto a casa, mezz'ora di pisolo sul divano, poi mi preparo la borsa per la notte: hanno dato una poltroncina al figlio della signora che è in camera con la mamma, ma ho il sospetto che il reparto non ne abbia a sufficienza per tutti, quindi mi prendo il materassino da campeggio, un cuscino e un plaid e torno in ospedale. Ottima decisione: non ci sono altre poltroncine, mi possono offrire solo sedie a rotelle. Stendo il materassino e mi sistemo per la notte.
Sono passati parecchi anni dall'ultima volta che sono stata in campeggio, ma mi adatto abbastanza bene al materassino. Riesco a dormire, ma con molte interruzioni: la mamma dorme pacificamente, senza nemmeno russare, mentre l'altra signora passa una notte molto agitata, spesso chiama il figlio a voce alta e più di una volta devono intervenire le infermiere per assisterla.
Al mattino, nuovo giro di visite ed esami. Verso le dieci torno a casa e mi addormento sul divano. All'una la mamma mi telefona per dire che la dimettono perchè il cuore sembra tornato a posto.
E i valori del sangue sballati? Mah...
Dopo mezz'ora, contrordine: un'infermiera ha fatto notare le anomalie nelle analisi del sangue e decidono di trasferirla in reparto per ulteriori accertamenti.

È tuttora ricoverata: gli esami non hanno evidenziato patologie, ma il cuore è ancora un po' ballerino e i valori ematici, benchè migliorati, rimangono alterati: è possibile che sia la conseguenza della fibrillazione prolungata e degli svenimenti, ma non è certo.

Ecco, io avrei preferito una settimana monotona e noiosa...

sabato 7 febbraio 2009

Quark speciale



LA FORMICA DEL PROSCIUTTO

Buonasera e benvenuti a questa puntata speciale di Quark.

Nel documentario di oggi parleremo della Formica del Prosciutto, una nuova specie che sta destando molta curiosità nel mondo scientifico.
La Formica del Prosciutto è infatti il primo caso documentato di specie creata a seguito dell'esposizione a radiazioni: essa è stata generata in occasione di una radioterapia intraoperatoria eseguita su una paziente affetta da recidiva di liposarcoma retroperitoneale.
La Formica del Prosciutto è un parassita che vive in gruppi di dimensioni variabili, da poche unità fino a diverse centinaia, ed il suo habitat prediletto - come suggerisce il nome - è la coscia destra della paziente, in particolare la parte interna, anche se occasionalmente ne sono stati registrati esemplari anche nella zona dell'inguine.
I primi esemplari di Formica del Prosciutto sono stati osservati quattro giorni dopo l'irradiazione, quando l'intera colonia nell'arco di pochi minuti ha lanciato tre violentissimi attacchi verso l'organismo ospite. In questa occasione si è manifestato tutto lo straordinario potenziale offensivo di questa specie, che ha colpito con migliaia di morsi talmente dolorosi da portare l'ospite sull'orlo dello svenimento.
Successive osservazioni hanno confermato la spiccata vocazione bellica della Formica del Prosciutto, che lancia spesso assalti brutali e dolorosi.

La Formica del Prosciutto sembra prediligere la tattica della guerriglia, con attacchi violenti, ma generalmente di breve durata, talvolta anche solo pochi secondi e comunque mai più di un minuto. Si è evidenziato inoltre che l'intensità e la durata degli attacchi tendono a ridursi con il passare del tempo, suggerendo che per questa specie la vecchiaia porti ad una diminuzione dell'aggressività e delle prestazioni.

L'attività militare della Formica del Prosciutto comprende anche missioni esplorative, in cui piccoli gruppi pattugliano il territorio, in particolare nelle prime ore del mattino e nelle giornate umide.

La vitalità della Formica del Prosciutto sembra essere direttamente collegata all'attività dell'ospite, attraverso meccanismi ancora non del tutto chiariti: si è evidenziata in particolare una pressochè totale inerzia nei periodi di riposo dell'ospite, o comunque di scarsa mobilità, al punto di far pensare all'estinzione della colonia.

Alla ripresa del movimento dell'ospite corrisponde invece un immediato inasprimento degli attacchi, tanto più violenti quanto più lungo è stato il periodo di riposo. A conferma di questa valutazione si possono citare i primi attacchi, giunti alla ripresa della deambulazione dopo alcuni giorni di immobilità assoluta, ma anche alcune recenti azioni belliche della Formica intraprese in corrispondenza della ripresa dell'attività motoria dell'ospite dopo un periodo di sedentarietà a seguito di un piccolo intervento chirurgico per l'asportazione di un nodulo toracico.
Una particolarità della Formica del Prosciutto osservata di recente e che la distingue da molte altre specie, è la reazione alle condizioni climatiche: nelle giornate fredde, invece di ritirarsi nel letargo, la Formica del Prosciutto mostra infatti la sua massima vitalità, dedicandosi ad un'intensa attività bellica, con pattugliamenti ed attacchi feroci . Si è evidenziato in particolare un aumento delle azioni militari in presenza di vento freddo.
Lo studio di questa nuova e affascinante specie è soltanto all'inizio e siamo certi che in futuro ci riserverà nuove ed interessanti sorprese. Arrivederci alla prossima puntata!

Non so cos'è... ma non sembra pericoloso!

Venerdì ho ritirato il referto dell'esame istologico del nodulo toracico asportato tre settimane fa.

"Dermatopanniculite cronica granulomatosa con cellule giganti indovanti materiale lamellare amorfo. Non atipie."

Non so bene cosa voglia dire, ma dovrebbe trattarsi di una reazione delle cellule difensive del tessuto sottocutaneo ad una particella estranea. Insomma, non sembra minaccioso (sentirò comunque l'oncologo) e quel "non atipie" suona anzi piuttosto rassicurante.

Ciccio tripode!

Domenica scorsa il Ciccio è rimasto rintanato nello sgabuzzino per tutto il giorno. Quando è uscito, verso l'ora di cena, teneva sollevata la zampa anteriore sinistra. Un rapido esame non ha evidenziato ferite, ma un gonfiore tra la spalla e il gomito che ci ha fatto sospettare una frattura, anche se non abbiamo capito dove e come potesse essersi fatto male.
Lunedì mattina l'abbiamo portato in clinica veterinaria, dove la radiografia ha confermato la nostra ipotesi: la parte bassa dell'omero era addirittura frantumata, con diverse schegge conficcate nei tessuti circostanti: era necessario un intervento chirurgico per ricomporre l'osso e fissarlo con una placca metallica.
La zona della frattura era molto infiammata e gonfia, prima di poter intervenire sono stati necessari un paio di giorni di terapie antinfiammatorie. Siamo andati a trovarlo ogni giorno: era molto avvilito per la "prigionia", il primo giorno aveva anche rifiutato il cibo, convincendosi a mangiare qualcosa solo quando ci ha visti ed ha capito che non l'avevamo abbandonato.
Finalmente, mercoledì sera è stato effettuato l'intervento: l'osso è risultato sorprendentemente debole e fragile, con poca irrorazione sanguigna, come se appartenesse ad un gatto molto più anziano. I veterinari hanno ricomposto la frattura, fissandola con una placca metallica e bloccando la zampa con un bendaggio rigido in resina, però ci hanno subito avvertito che date le cattive condizioni dell'osso, c'era la possibilità che non riuscisse a ricalcificare. L'intervento comunque era andato bene, si trattava di aspettare una ventina di giorni per verificare se l'osso sarebbe riuscito a risaldarsi.
Purtroppo però durante la notte il micio è riuscito a liberarsi di tutto il bendaggio, nonostante la struttura in resina ed il collare elisabettiano: un disastro!
Giovedì mattina si doveva prendere una decisione: si sarebbe potuto tentare un nuovo intervento di ricomposizione, ma a quel punto era rimasto pochissimo osso su cui fissare la placca metallica - e per giunta molto debole; un intervento difficile, con scarse probabilità di riuscita e con il rischio di dover comunque procedere, in caso di fallimento, ad una nuova operazione a distanza di poco tempo. I veterinari hanno quindi suggerito di amputare la zampa.
Era chiaro che il micio stava soffrendo, che non ne poteva più del ricovero in clinica e che un nuovo tentativo di ricomposizione sarebbe stata un'altra tortura: avevamo visto le radiografie e la situazione dell'osso era davvero brutta. A malincuore, abbiamo dato il consenso per l'amputazione.
Giovedì sera sono stata con lui per più di un'ora e mezza, convincendolo di nuovo a mangiare e cercando di rassicurarlo con carezze e grattini.
L'intervento è stato eseguito venerdì mattina, per lasciare al Ciccio il tempo di smaltire la prima anestesia prima di somministrargliene un'altra.
Siamo stati a trovarlo nel pomeriggio, un incontro da spezzare il cuore. Ce l'hanno portato avvolto in una coperta, con un bendaggio intorno alle spalle ed alla zampa anteriore destra che gli impediva qualsiasi movimento e nonostante questo cercava di tirarsi in piedi, di girarsi, di trovare una posizione più comoda, perché il dolore, anche con gli analgesici, doveva essere atroce. Ha continuato a lamentarsi per tutto il tempo, una sequenza ininterrotta di "mauuuu" strazianti - lui che non miagola quasi mai! Abbiamo cercato di confortarlo con tante coccole e grattatine nei punti che non riusciva a raggiungere, dopo una ventina di minuti finalmente è arrivata l'ora dell'iniezione di analgesico, che gli ha dato un po' di sollievo. Ci siamo fermati ancora per un po', fino all'orario di chiusura della clinica, poi l'abbiamo lasciato, addolorati e preoccupati, con il magone e con l'accordo di tornare stamattina per portarlo finalmente a casa. Non vedevo l'ora: so per esperienza che per quanto confortevole possa essere l'ospedale, a casa propria si sta meglio e si recupera più in fretta.
Stanotte ho dormito male, mi sono svegliata un sacco di volte, continuavo a pensare a lui e a guardare l'orologio. Come sempre, quando si attende qualcosa il tempo non passa mai! Quando mi sono alzata era ancora troppo presto, allora gli ho preparato una cuccia comoda, raso terra, sotto la scrivania in salotto, dalla quale potesse facilmente raggiungere le ciotole del cibo e la cassettina con la lettiera. Una base di cartone e una trapunta per isolarlo dal freddo del pavimento, una coperta in pile calda e morbida e un telo di cotone leggero e pulito.
Finalmente è arrivata l'ora concordata per le dimissioni: un buco allo stomaco al momento di entrare in clinica, il timore di rivederlo sofferente come ieri. Ma la dottoressa Martina ci ha subito rassicurati: il Ciccio stava meglio, aveva già iniziato a camminare e a mangiare, era arrabbiato e voleva tornare a casa!
È stato felicissimo di vederci, ha subito iniziato a fare le fusa e si è rotolato con la pancia per aria per farsi grattare e coccolare. Gli avevano liberato la zampa destra dalle bende, restava solo la fasciatura intorno alle spalle per proteggere la ferita e il drenaggio, ma poteva muoversi abbastanza liberamente.
Qualche minuto per la spiegazione delle terapie da seguire nei prossimi giorni (tre iniezioni di antibiotici al giorno), e poi finalmente a casa! I soliti lamenti durante il viaggio (meno di 5 minuti!), ma solo perché detesta andare in macchina: erano miagolii di fastidio, completamente diversi da quelli di dolore di ieri sera.
Appena entrati in casa gli abbiamo aperto il trasportino: è schizzato fuori ed è zompato sul divano come una cavalletta. Altro che cuccia raso terra! Ha fatto un giretto per controllare che fosse ancora tutto come l'aveva lasciato, si è fatto grattare e coccolare abbondantemente e ha chiesto da mangiare: una ciotolina di latte e mezza scatoletta di patè di pollo sono sparite in un batter d'occhio. Ancora una dose di coccole, poi su per le scale, saltellando su tre zampe, è saltato sul letto, si è accomodato vicino al mio cuscino e buonanotte!
L'abbiamo lasciato tranquillo per un po', poi siamo saliti per l'iniezione di antibiotico: nel frattempo si era spostato in bagno, acciambellato nel bidet. Ha sopportato l'iniezione senza battere ciglio, non si è mosso di un millimetro e non ha interrotto le fusa.
Che sollievo!
Naturalmente ci vorrà un po' perché la ferita si cicatrizzi e per abituarsi completamente all'andatura su tre zampe, ma adesso siamo ottimisti e fiduciosi: si riprenderà benissimo!
E qualcuno ha già suggerito di cambiargli soprannome: "pirata" e "Gambadilegno" sono al momento le proposte più gettonate, ma per noi resta sempre IL CICCIO!