domenica 4 ottobre 2026

Lavoro per me

Venerdì ho fatto due cose importanti e per descriverle prendo a prestito la frase con cui mi risponde ZiaCris quando le parlo di qualche attività che migliora la mia qualità di vita: "Stai lavorando per te".


Ho trasmesso all'INPS la comunicazione di dimissioni volontarie: a fine anno cesserò l'attività come lavoratrice dipendente.
Ovviamente avevo già concordato con l'azienda non solo la data, ma anche la gestione del periodo intermedio, durante il quale cercherò di consumare le tante ore di ferie e permessi arretrati che ho accumulato, per cui lavorerò indicativamente soltanto un pomeriggio a settimana, nel quale sarò a disposizione per completare il passaggio di consegne con la collega che mi sostituisce.
La decisione era nell'aria ormai da tre anni e mezzo, dalla diagnosi di metastasi alla costola. Ho procrastinato più e più volte, su richiesta dei miei capi, prima per dare all'azienda il tempo di individuare un rimpiazzo, poi per trasmettere alla nuova collega tutte le informazioni che potranno esserle utili per portare avanti il lavoro. Ho tenuto duro finché sono riuscita a mantenere una qualità del lavoro dignitosa, ma ormai le mie assenze per malattia sono così frequenti e prolungate da impedirmi di avere il controllo di qualsiasi processo aziendale, è tutto delegato ad altri e a me pesa non avere più in mano la situazione, cosa a cui peraltro contribuisce attivamente un collega che ha sempre accuratamente evitato di condividere con me qualsiasi informazione.
Non è facile andarsene. Lascio un lavoro che mi ha dato grandi soddisfazioni, un ambiente in cui mi sono trovata benissimo con tutti i colleghi tranne uno, una dirigenza che mi ha sempre garantito il massimo supporto e disponibilità. Dal punto di vista economico rinuncio a uno stipendio che non è elevato, ma è sempre stato ampiamente integrato dai premi e da un'assicurazione sanitaria di cui ho largamente beneficiato, dato che prevede una diaria per ogni giorno di ricovero ospedaliero. Per non parlare degli extra... Ma continuare è diventato davvero troppo faticoso, sia dal punto di vista fisico che mentale, quindi è ora di smettere, con dispiacere ma senza rimpianto, per mantenere una buona qualità di vita.
Rimane attiva la mia partita IVA e continuerò a svolgere qualche attività saltuaria di sviluppo software per un paio di clienti che posso davvero definire "storici", dato che con uno nel 2027 festeggeremo trent'anni di collaborazione. È un'attività molto limitata e che posso gestire con grande flessibilità: sarà utile per integrare un po' l'assegno di invalidità, che è piuttosto esiguo, senza affaticarmi troppo. In questo caso la locuzione "lavoro per me" va intesa proprio in senso letterale!

Da quando mi sono ammalata, ormai più di vent'anni fa, più volte qualcuno mi ha detto che facevo bene a continuare a lavorare per "tenermi occupata" e "pensare ad altro". Se avete di queste idee malsane, toglietevele subito dalla testa. Il lavoro mi serve per guadagnare; per tenermi occupata e pensare ad altro ho un sacco di opzioni più divertenti.
Ad esempio, venerdì sera ho fatto una pazzia, una bellissima, meravigliosa pazzia.
Sono andata a trovare alcuni miei ex compagni della squadra di sitting volley, che ora giocano con il Gis Volley Sacile e nella scorsa stagione hanno vinto il Campionato Italiano Open Misto, e mi sono allenata con loro.


Nel sitting volley "inclusione" non è una parola vuota o retorica, ma un elemento costitutivo, una caratteristica intrinseca. I vecchi compagni di squadra mi hanno accolta con grande calore e i nuovi... anche: è stato come se ci conoscessimo da sempre. 
Erano passati quattro anni dal mio ultimo allenamento e negli ultimi tre mesi ho saltato anche quel minimo di ginnastica che di solito cerco di fare alla sera, brevi sequenze di esercizi Pilates che si possono eseguire a letto, quindi il mio stato di forma fisica era praticamente sotto zero, ma il desiderio di riprendere in mano il pallone era talmente forte che sono riuscita a portare a termine un allenamento completo, sia pure con molta fatica.
Poi ne ho pagato il conto, con dolori ovunque e alcuni ematomi sulle braccia e sulla mano destra, ma ne è valsa la pena, eccome! In quelle due ore di assoluta felicità ho davvero "lavorato per me".


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