giovedì 12 dicembre 2013

Bilancio felino

Un piccolo bilancio di questo primo mese o poco più di convivenza con i due minifelini, che ci ha portato diverse scoperte interessanti.

Il mondo è bello perché è vario
Non esistono due esseri viventi uguali: ognuno ha il proprio carattere, le proprie inclinazioni, la propria indole. I due gattini non fanno eccezione, a partire dall'aspetto fisico, che rispecchia piuttosto fedelmente anche le loro attitudini caratteriali.


Gandalf è un po' più grosso e ha il pelo più lungo, che lo fa assomigliare a un dolcissimo peluche. E in effetti è un micio assolutamente dolce, che fa amicizia con tutti. Ci sommerge quotidianamente di baci e carezze, alla maniera felina, strofinando il musetto e le zampine contro il nostro viso, con la ronronatrice accesa al massimo. Cerca continuamente la nostra compagnia e adora essere preso in braccio. Quando si accorge che ci prepariamo ad uscire entra in modalità "no via", piazzandosi sopra i nostri piedi e implorandoci con espressione desolata di non abbandonarlo; al nostro ritorno ci accoglie con effusioni morbide e calde. Quando dorme si abbandona al più completo relax; avete presente Sid, il bradipo che nel cartone animato L'era glaciale si addormenta sopra un masso nelle posizioni più improbabili? Uguale. Gandalf quando dorme si spalma, cosa che gli è valsa il soprannome di gatto-Nutella.


Aki invece è più snello, con il pelo liscio e lucido; è iperattivo, sempre in movimento, ma anche timido e riservato e quando ci sono estranei per casa va a nascondersi sotto al divano. Ha gli occhi sempre sgranati, in un'espressione di perenne curiosità e sorpresa. È agile e veloce, un cacciatore nato, che promette di sterminare a breve tutta la fauna dei dintorni di dimensioni compatibili con le sue. Gandalf è un gattino pulito, ma Aki è molto di più: è pulitissimo, un vero maniaco della pulizia, un ossessivo compulsivo dell'igiene. In questo momento è in un'altra stanza, ma se dovessi indovinare cosa sta facendo, la risposta che avrebbe la maggiore probabilità statistica di essere vera è "si sta lavando". Aki si lava in ogni momento della giornata: prima di mangiare e dopo mangiato, dopo ogni utilizzo della lettiera, tra un pisolino e l'altro, tra un gioco e l'altro. Si lava anche durante le lotte con suo fratello: basta un secondo di tregua e zac! Lui si dà una leccata alla zampina e la passa sul musetto. E se non basta, ogni tanto si mette a lavare anche Gandalf. E pure noi, se capitiamo a tiro. Sospetto che anche i suoi frequenti tentativi di avvicinare il Ciccio abbiano come obiettivo principale quello di dargli una bella lavata.

(PS: cinque minuti dopo aver scritto il precedente capoverso sono scesa al piano inferiore per preparare la cena e ho visto Aki. Indovinate cosa stava facendo? Ecco, appunto.)

Le mie gambe sono impresentabili
Sai che novità... Di certo l'unica cosa che hanno in comune con quelle di Gisele Bundchen o di Charlize Theron, tanto per citarne due che le possono esibire con orgoglio, è il fatto di chiamarsi gambe. Ma in questo non c'è nulla di nuovo, non l'ho certo imparato dai due pelosetti. Intendevo dire che adesso sono più impresentabili del solito.
No, non sono ingrassata. E il mio epilatore, dopo ventitré anni di onorato servizio, funziona ancora perfettamente.
Semplicemente, Gandalf utilizza le mie gambe come una palestra di arrampicata, soprattutto quando vuole essere preso in braccio per una dose di coccole, e questo capita piuttosto spesso. Aki invece ogni tanto le usa come tiragraffi.
Vi prego quindi di testimoniare, nel caso in cui si rendesse necessario, che gli arabeschi di graffi, tagli e buchi che ornano i miei arti inferiori non sono frutto di violenze domestiche né di autolesionismo.

La ciotola del vicino è sempre più interessante
Si tratta evidentemente di una legge universale, per cui ciò che hanno gli altri appare sempre più buono di quello che abbiamo noi. Anche se i due micetti ricevono uguali dosi degli stessi cibi in ciotole individuali, è un continuo rubarsele uno con l'altro, tirandole alternativamente con la zampetta in un esilarante tira e molla.
Per qualche imperscrutabile ragione, questo vale anche per le ciotole dell'acqua. Ce ne sono quattro sempre a disposizione, posizionate in diversi punti della casa e contengono tutte semplicissima acqua di rubinetto. Per quale motivo Gandalf deva rubare la ciotola ad Aki ogni volta che lo vede bere, rimane un mistero.

La nostra casa è piena di mostri
I gatti, si sa, vedono cose che per noi umani sono invisibili.
Aki, in particolare, trova nemici nascosti nei posti più impensabili e li aggredisce con la ferocia di una tigre. Cosa che peraltro fa ben sperare per un futuro da grande cacciatore.
È iniziato tutto con il mostro della ciotola dell'acqua.
Dopo aver provocato il ribaltamento di una delle ciotole dell'acqua con uno dei soliti tira-e-molla con Gandalf, Aki ha iniziato ad attaccarla selvaggiamente, con il pelo gonfio ed una serie impressionante di zompi, soffi e zampate. Solo che sul pavimento si era formato un sottile strato d'acqua e lui continuava a scivolarci sopra, con un effetto comicamente simile a quello di Bambi sul lago ghiacciato.

Successivamente Aki ha scoperto il mostro della lavatrice, che ha la tana nello spazio tra la lavatrice e il muro, lo stuzzicadente mannaro, che vive nella scatola delle cose che servono per accendere il fuoco nel caminetto e il mostro del divano nello studio. Si tratta di creature mitologiche, invisibili all'occhio umano ma che evidentemente non sfuggono all'implacabile predatore felino.

Il regalo di Natale più bello per un gattino è... l'albero di Natale!
Non ho mai fatto l'albero di Natale tante volte come quest'anno. E non ho mai avuto un albero di Natale così sbilenco, asimmetrico e spelacchiato.
Seguendo una tradizione che ha avuto un'unica eccezione nel 2007, quando ero sotto chemio e radio le difese immunitarie erano così compromesse da impedirmi di ricevere ospiti, l'otto dicembre, i miei nipoti sono venuti ad aiutarmi a decorare l'albero di Natale. Come sempre, da insopportabile perfettina, ho richiesto di prestare la massima attenzione alla disposizione armoniosa e simmetrica di tutte le decorazioni: palline grandi e piccole, lucide, opache e coperte di lustrini, pacchettini, campanelle, mele, catenelle... uno scintillio di rosso e oro illuminato da centinaia di lucine bianche. E poi i festoni verdi con le stelle di natale rosse e oro, avvolti sul corrimano della scala e tutt'intorno alla colonna del salotto.
Il Ciccio non ha mai mostrato un particolare interesse per le decorazioni natalizie, ma nel dubbio di come avrebbero reagito i due piccoli pelosi, ho preferito lasciare almeno temporaneamente nelle loro scatole tutte le decorazioni fragili, come gli orsetti di Harrods che avevo comperato a Londra.
Benedetta quella botta di saggezza!
Durante l'allestimento Gandalf aveva mostrato qualche interesse, mentre Aki si era limitato ad osservare a distanza.


Per le prime sei/otto ore dopo il completamento dell'opera mi ero quasi illusa che i minifelini si sarebbero limitati a qualche amichevole colpetto di zampa sulle decorazioni che pendevano dai rami più bassi, o anche a metà altezza, approfittando dello schienale della poltrona.


Invece la mattina del nove dicembre c'erano palline, pacchettini, catenelle e aghi finti di abete in giro per tutto il salotto.
Ho pazientemente raccolto tutto e ricomposto il capolavoro. Credo sia durato circa mezz'ora.
Nel frattempo, i due teppisti hanno rivolto le loro attenzioni ai festoni avvolti intorno alla colonna... che nel giro di cinque minuti non erano più avvolti ma tristemente penzolanti. Li ho dovuti risistemare in modo da ricoprire solo la parte più alta, fermandosi a circa un metro e venti da terra.
Il giorno dopo, Aki ha scoperto che sull'albero di Natale ci si può anche arrampicare...


L'albero di Natale è diventato il loro luna park, una fonte inesauribile di divertimento: ieri sono riusciti addirittura a rovesciarlo. Io continuo a raccogliere e risistemare le decorazioni, ma so già che è una battaglia persa. Almeno però gli orsetti di Harrods sono al sicuro nella loro scatola.

Contratti bestiali
Sabato, durante un pranzo di nozze, si parlava di animali domestici con i vicini di tavolo. Uno diceva di avere un contratto preciso con il proprio cane: l'umano provvede a cibo, riparo (rigorosamente fuori casa) e cure veterinarie; in cambio, il cane deve fare la guardia. Patti chiari, amicizia lunga.
È giusto: quando si sceglie di avere un animale bisogna sapere cosa ci si aspetta e definire le regole; lo abbiamo fatto anche noi, solo che le clausole del nostro contratto con i felini domestici sono diverse.
Ci siamo impegnati a considerarli parte della nostra famiglia.
Ci siamo impegnati ad accoglierli in casa, lasciandoli liberi di andare dove vogliono, consapevoli che ogni tanto combineranno qualche guaio e che avrò sempre la casa un po' meno pulita e meno in ordine di come vorrei.
Ci siamo impegnati a nutrirli con cibo adatto a loro, sapendo che non possono mangiare i nostri avanzi, perché loro non sono onnivori e hanno bisogno di mangiare carne ad ogni pasto.
Ci siamo impegnati a tutelare la loro salute, anche se ogni visita dal veterinario è un salasso.
Ci siamo impegnati a giocare con loro e a coccolarli, anche se questo significa ritrovarci con peli di gatto ovunque e pieni graffi lasciati dalle loro unghiette affilate come rasoi.
Ne riceviamo in cambio una quantità infinita di amore, coccole sorrisi e allegria.
E siamo felici, immensamente felici del nostro contratto.


lunedì 9 dicembre 2013

Il compagno luminoso e la sua stella

Sapevo che il compagno luminoso di Anna-Wide doveva essere per forza una persona speciale, lo sapevo anche prima di conoscerlo di persona; lo si capiva dalle parole di Anna, quando raccontava di come percorrevano insieme quel cammino così difficile che riuscivano, nonostante tutto, a riempire anche di felicità. Solo un uomo straordinario avrebbe potuto camminare al fianco di una donna così straordinaria.
Ne ho avuto abbondanti e ripetute conferme, soprattutto in queste ultime settimane. Dalle parole splendide e strazianti che ha pronunciato al funerale, in cui ha saputo mettere tutta la gioia di averla avuta vicina, senza nascondere nulla della fatica della malattia e del dolore della separazione. Dai visi di Sara e Lea, le cui espressioni raccontavano al di là di ogni parola il grande, meraviglioso e sicuramente difficilissimo lavoro che lui e Anna hanno compiuto perché la vita delle loro bambine fosse - e sia ancora - il più possibile serena.
Dal post di ieri, in cui ha voluto ricordare che dietro alle parole di Anna, sempre piene di saggezza, di ironia e di luce, in questi sei anni di convivenza con la malattia c'è stata anche tanta fatica, c'è stato anche tanto dolore. Perché forse qualcuno, leggendo il blog di Wide, potrebbe pensare che quelle parole spesso lievi raccontassero un cammino altrettanto lieve, ma non è così.
Dalla risposta che ha dato alla domanda su come ricordare Anna. Avrebbe potuto indicare qualche ente o associazione a cui destinare donazioni alla memoria, sarebbe stato sicuramente più facile, per lui e per noi: uno o due nomi, un bonifico e la coscienza è a posto.
Angelo invece ha voluto raccogliere l'eredità di Anna in modo vero e profondo e ha chiesto ad ognuno di noi un progetto, un impegno da portare avanti nel tempo, qualcosa attraverso cui prenderci cura di noi stessi e/o di altri.
Ci sto pensando, molto seriamente. Ci sono alcune cose che dovrei o vorrei fare per me stessa, per il mio benessere fisico e psicologico. Ci sono cose che potrei fare per gli altri e nelle quali esito ad impegnarmi. Forse questa è l'occasione giusta per raccogliere questi fili di idee, per vincere la pigrizia e iniziare a trasformarne almeno uno in qualcosa di vero.

Nel suo post, Angelo ci ha regalato anche la foto di Anna che era esposta vicino alla bara durante il funerale, questa foto.
L'avevo notata subito, appena entrata all'Aranciera di San Sisto, e mi aveva colpito perché mi era parsa insolita, priva di quella punta di ironia birichina che ho sempre associato allo sguardo di Anna. Ma poi ho pensato a quando parlava delle sue bimbe e di suo marito e allora mi sono detta sì, anche questa donna fatta di assoluta dolcezza è Anna, la mamma e moglie che ha amato immensamente la sua famiglia.

venerdì 29 novembre 2013

Facciamo i conti

Meno male che sono ingegnere, quindi un minimo di matematica dovrei conoscerla! Però chiunque può confermare che quando mi chiedono in cosa sono laureata, rispondo che sono ingegnere elettronico, ma non professo.
A marzo ho festeggiato i cinque anni liberi da malattia. Che magicamente, a ottobre, sono diventati sei e mezzo.
Da dove è spuntato quell'anno in più? Mistero!(*)
E mica me ne sono accorta subito, noooo! Mi ci è voluto quasi un mese per realizzare che 2013 meno 2008 fa cinque e non sei.
Ecco, intanto vado a correggere il post del 30 ottobre, da sei e mezzo a cinque e mezzo, perché con un errore del genere la sufficienza proprio non me la merito.

Ho fatto due conti anche con l'oncologo, oggi.
La visita era prevista due settimane fa, ma era stata rinviata perché il medico era assente, quindi tutti i pazienti di quel giorno sono stati ridistribuiti tra giovedì scorso e oggi e questo ha fatto aumentare a dismisura i tempi di attesa, già solitamente lunghi: sono entrata in ambulatorio più di tre ore dopo l'orario dell'appuntamento.
Ero ben attrezzata con e-reader e tablet perché conosco bene il mio oncologo, so che è sempre in ritardo con le visite, soprattutto quelle previste in tarda mattinata e non perché sia poco efficiente: semplicemente, lui dedica ad ogni paziente tutto il tempo necessario.
Visibilmente soddisfatto, ha preso visione dei risultati degli ultimi esami e ha sottolineato che mi trova veramente bene, nonostante ci sia sempre una punta di preoccupazione per la palla, che negli ultimi controlli sembra leggermente aumentata di volume. Non è soltanto lui, praticamente tutti i medici che mi hanno visitata in questi anni hanno storto un po' il naso di fronte a questo corpo estraneo che potrebbe diventare fonte di future complicanze. Radiologi, ginecologi, chirurghi, ortopedici... forse gli unici che non hanno detto nulla sono stati l'otorino e l'oculista, ma tutti gli altri mi hanno chiesto se non abbiamo tentato di eliminarla. Sì, abbiamo tentato. E no, non ha funzionato.

Mi ha fissato il prossimo controllo tra sei mesi. Pensavo che passati i cinque anni mi avrebbe concesso una libera uscita un po' più lunga, ma evidentemente preferisce essere prudente e tutto sommato mi va bene così, sono più tranquilla anch'io.
Gli ho chiesto conferma del fatto che il mio follow-up durerà dieci anni. Sembrava quasi in imbarazzo, forse pensava che dopo cinque anni io mi aspettassi di aver finito e fossi delusa, così mi sono affrettata a rassicurarlo. "Guardi, lo so che i sarcomi sono piuttosto insidiosi ed è meglio controllarli un po' più a lungo rispetto ad altre forme tumorali...". Ma avevo frainteso.
Il suo disagio nasceva dal dovermi comunicare che anche se va tutto bene, il mio follow-up durerà più di dieci anni.
Forse per via della recidiva o forse perché ho partecipato ad una sperimentazione clinica e vogliono monitorare la situazione più a lungo, fatto sta che hanno in programma di continuare a tenermi sotto controllo ancora per molto tempo. Prospettiva che tutto sommato mi pare accettabile, dato che implica che io viva ancora per "molto tempo".
La visita si è conclusa con una prova concreta dell'attenzione del medico verso di me. Nonostante in tutti i documenti clinici io sia identificata come Lazzarini Camilla, nella comunicazione per il mio medico di base l'oncologo ha scritto La sig.ra Lazzarini Mia. Perché lui ascolta. Ascolta sul serio, presta attenzione a ciò che gli viene detto. Magari può dimenticare i dati della cartella clinica, ma si ricorda di quello che gli racconto di me, del lavoro, dei miei hobby... E si ricorda del mio nome, quello vero.


(*) Ma che mistero d'Egitto! Lo so benissimo da dove arriva quell'anno in più: suo padre si chiama Ottimismo e sua madre Speranza.


giovedì 21 novembre 2013

Addio Wide



Addio dolce amica dagli occhi belli e dal cuore grande.
La tua vita è stata un sentiero troppo breve, ma così pieno di luce da illuminare il mondo.

Addio grande donna, che hai saputo trovare un senso ad ogni tuo giorno e riempirlo di vita.
Grazie per averci permesso di camminare al tuo fianco, per aver condiviso con noi tanta saggezza, tanti sorrisi, tanta speranza e tanto amore.

Addio Anna, rosa d'inverno.
Ogni parola che mi hai lasciato rimane nel mio cuore come un tesoro prezioso, ogni ricordo di te è un dono per il quale posso soltanto dirti


grazie




giovedì 14 novembre 2013

Gioco d'azzardo

Oggi sono passata dall'ambulatorio del medico di base a ritirare una ricetta che avevo richiesto per telefono. La segretaria me l'ha consegnata con un post-it attaccato sopra, su cui c'era scritto VACCINO: come ogni anno, la dottoressa mi ricorda che ho diritto alla vaccinazione antinfluenzale gratuita.
E, come ogni anno, io svicolo.
Non sono un'antivaccinista, assolutamente. Anzi, sono convinta che se non ci fossero tanti genitori contrari alle vaccinazioni pediatriche, alcune malattie infettive sarebbero scomparse dal nostro pianeta, o quantomeno molto prossime all'estinzione. Penso in particolare a difterite e poliomielite, che potrebbero essere definitivamente sconfitte, come è avvenuto anni fa per il vaiolo, se si riuscisse a completare un programma di vaccinazioni di massa a livello mondiale.
Sull'opportunità della vaccinazione antinfluenzale invece ho qualche dubbio.
La sua efficacia non è completa: copre il ceppo virale che si presume prevalente nella stagione, ma spesso i virus in circolazione sono più d'uno e in passato ho sentito diverse persone lamentarsi di aver contratto comunque un'influenza nonostante il vaccino. Inoltre, la copertura ha una durata limitata nel tempo: solo una stagione.
D'altra parte, anche se l'influenza non è di per sé una patologia grave, la mia condizione di immunodepressione ormai cronica (sigh!) potrebbe espormi ad un maggiore rischio di complicanze.
È anche vero però che sono passati più di vent'anni dalla mia ultima influenza e mi piace pensare di aver ereditato la mitica resistenza della nonna Ester e della Maria a questo tipo di patologie.
È per questo che negli ultimi anni ho sempre rinunciato al vaccino, ad eccezione di quando la Maria era malata, ma in quel caso l'avevo fatto per proteggere lei.
Gioco d'azzardo anche quest'anno?


PS: a chi eventualmente avesse la malsana idea di suggerirmi una terapia omeopatica preventiva, suggerisco di leggere questo.


lunedì 11 novembre 2013

Un vero signore

So che alcuni lettori del blog sono in trepida attesa di aggiornamenti felini, ma come già anticipato nel precedente post, in questi giorni ho qualche difficoltà pratica a scrivere al PC...

L'ambientamento dei nuovi arrivati è stato pressoché istantaneo e si sono adattati benissimo alla nuova casa...

...e ai relativi umani!

Poche ore dopo il loro arrivo avevano già imparato ad usare la lettiera, pur non avendola mai vista prima, e si sono rivelati subito molto puliti, affettuosi e vivaci.
Ognuno di loro ha subito iniziato a mostrare le proprie particolari caratteristiche, che ci hanno guidato nella scelta dei nomi.

Uno ha confermato la predilezione per la tecnologia elettronica e l'informatica...


... che già il primo giorno gli è valsa il suo nome: Hacker, subito abbreviato in Aki.
Oltre alle abilità informatiche (ha attivato funzioni del PC che mi erano totalmente sconosciute), Aki promette di essere un ottimo cacciatore: è agile e veloce e insegue con feroce determinazione qualsiasi cosa si muova.

Per l'altro la scelta è stata più difficile.
È coccolissimo, ci riempie continuamente di baci e fusa e ama dormire in posizioni improbabili, quindi inizialmente avevamo pensato di chiamarlo Morfeo.



(si noti che l'idillio con Renato prosegue nel migliore dei modi)
Però è anche un gran rompiscatole: curioso, invadente e prepotente: probabilmente era il più forte e intraprendente della cucciolata, infatti è un po' più grande di Aki, mangia più velocemente e quando la sua ciotola è vuota, ruba quella del fratello agganciandola con la zampetta.
Abbiamo formulato altre proposte, ma nessuno dei nomi che ci venivano in mente sembrava cogliere l'essenza di questo gatto, finché, ieri pomeriggio, mentre ragionavo sulla necessità di trovare un nome che andasse anche più avanti, quando probabilmente diventerà un imponente gattone grigio... grigio... grigio... Trovato il nome: si chiamerà Gandalf!

Eccoli dunque entrambi battezzati.

E il Ciccio?
Di certo non è contento dell'invasione delle due piccole pesti, ma non si abbassa a comportamenti plebei come menare le zampe. È superiore a queste meschinità, lui.
Fondamentalmente cerca di evitarli e passa la maggior parte della giornata fuori, nella sua cesta sotto il portico, entrando solo per mangiare.
Per limitare il suo disagio, lo riempiamo di coccole e gli riserviamo alcuni privilegi: la sua zona pranzo è separata, con ciotole riservate soltanto per lui, riempite sempre con i cibi più raffinati, e quando entra in cucina, allontaniamo i piccoli, in modo che possa mangiare in santa pace. Durante la notte il gattume viene chiuso nella lavanderia, per lasciare a completa disposizione del Ciccio il resto della casa, incluso il nostro letto.
Sembra più che altro scocciato dalla presenza di questi due intrusi e li guarda come farebbe un adulto con i figli maleducati di qualcun altro: sicuramente pensa che meriterebbero una bella ripassata, ma sa che non è opportuno provvedere personalmente, quindi si limita a fulminarli con lo sguardo.
Quando loro riescono ad avvicinarsi - e lo fanno ogni volta che gliene capita l'occasione - si lascia annusare senza reagire e subito si allontana.
Un vero signore.

sabato 2 novembre 2013

Cinquanta sfumature di grigio


Stamattina il nostro letto si è trasformato in un campo di battaglia, il teatro di una frenetica danza di coppia.

Due corpi che si univano e si separavano, stringendosi l'uno all'altro per poi allontanarsi e ritornare vicini.

Occhi che si incontravano, si studiavano, si sfidavano.

Contatti ad alta intensità, esplosioni di energia e momenti di assoluta dolcezza.

Un gioco che era divertimento, passione, amore.

E, alla fine, due corpi caldi, sfiniti dal confronto, che riposano vicini in un vortice di tenerezza e di colori.




Cinquanta sfumature di grigio.






Forse anche di più...








Non siamo riusciti a resistere: ecco i nuovi componenti della nostra famiglia in tutto il loro splendore!


Quando era morta Susi, nel  2006, avevamo subito pensato di prendere un altro gatto, ma la Maria aveva posto il veto, sostenendo che il Ciccio era già un impegno più che sufficiente.
In seguito è stato il timore della reazione del Ciccio a trattenerci: alla sua veneranda età, invalido e ormai abituato da anni a regnare incontrastato in casa, come si sarebbe comportato di fronte a un nuovo, piccolo ospite? Sarebbe stato felice di avere compagnia oppure geloso? Accogliente o aggressivo? Soddisfatto oppure offeso? Avrebbe considerato un nuovo gattino come un compagno oppure un intruso?
Per anni, a malincuore, abbiamo resistito a tutte le proposte di adozione.
E poi...

Verso metà agosto, nell'officina in cui lavora Renato è nata una cucciolata.
Mamma gatta, proveniente dalla casa vicina, aveva deciso di sistemare lì i suoi cinque piccoli per proteggerli dagli altri gatti, ma soprattutto dagli umani che già in altre occasioni le avevano sottratto i piccoli per sopprimerli (ma perché invece di comportarsi da barbari non sterilizzano le gatte?). Il suo istinto felino le aveva suggerito di fidarsi delle persone che lavorano lì, al punto che fin dai primi giorni ha lasciato che Renato e il suo titolare si avvicinassero ai gattini e addirittura li prendessero in braccio.
Dopo un paio di settimane, quando i micetti hanno iniziato ad uscire dalla scatola in cui erano stati sistemati, è stato necessario spostarli in un altro ricovero, altrimenti avrebbero rischiato di ferirsi le zampette con i trucioli di ferro che a volte si trovano sul pavimento dell'officina.
Per qualche giorno non si sono visti, poi mamma gatta è tornata, accompagnata da uno dei piccoli, uno splendido maschio dal folto mantello grigio con sfumature crema, che si è immediatamente piazzato sui piedi di Renato facendo le fusa.
Micia e micetto hanno continuato a visitare regolarmente l'officina, soltanto loro due, e ogni volta il piccolo andava a farsi coccolare da Renato.
Era nato un amore.


Vedendo come a Renato si illuminavano gli occhi ogni volta che parlava del micetto, gli ho proposto di fare una prova. Approfittando del weekend lungo, che avremmo trascorso a casa, potevamo portare qui il gattino e valutare la reazione del Ciccio: se fosse stato troppo aggressivo o geloso, il micetto sarebbe tornato dai suoi fratelli.
Dopo qualche tentennamento ha accettato e ieri mattina ci siamo armati di trasportino e siamo andati a recuperare il gattino.
Era in cortile, insieme a mamma gatta e ai fratellini... e io ho avuto un'ispirazione. E se ne avessimo presi due? Si sarebbero fatti compagnia a vicenda, senza disturbare troppo il Ciccio.
Detto, fatto.
Ce n'era uno bellissimo, grigio fumo, ma era una femmina e io preferisco i gatti maschi con i quali, non so per quale motivo, sono sempre riuscita a creare legami più forti rispetto alle femmine.
L'altro maschietto aveva ereditato il disegno mantello tabby blotched dal padre, ma i colori della madre: un trionfo di grigi. Preso!


Il breve viaggio in macchina fino a casa è andato liscio, sembra che nessuno dei due soffra il mal d'auto.
Appena arrivati, hanno iniziato ad esplorare il salotto e la cucina e hanno subito preso confidenza con la lettiera, anche se non l'avevano mai usata prima.
L'amore di Renato si è confermato... l'amore di Renato!

L'altro invece ha manifestato una predilezione per il mio PC. Una predilezione MOLTO forte: ci ho messo tutto il pomeriggio a scrivere questo post perché c'erano quattro zampette pelose che continuavano a premere tasti a caso!

Non hanno ancora un nome, perché vogliamo prima essere sicuri di poterli tenere con noi e questo - ovviamente - dipende dal Ciccio.

Appunto: come va con il Ciccio?
Il primo contatto è stato piuttosto teso, anche se meno peggio di quanto temevo: appena li ha visti ha iniziato a ringhiare e soffiare, ma senza tentare realmente di attaccarli, tanto che mi è bastato tenergli una mano sul petto per evitare che si avvicinasse troppo.
Fortunatamente, i micetti sono cresciuti insieme a diversi adulti, per cui non hanno mostrato aggressività verso di lui, quanto piuttosto una certa curiosità che ha portato ad un contatto violento quando uno dei due gli è andato incontro. Li abbiamo subito separati e non ci sono state conseguenze.
I successivi incontri sono stati sostanzialmente tranquilli: il Ciccio passa la maggior parte del suo tempo fuori oppure nel garage e quando entra li guarda con sospetto, ma non soffia più, prima di cena si è addirittura acciambellato a poca distanza; loro per lo più lo ignorano e se cercano di avvicinarlo, li tratteniamo.
Non è ancora il caso di lasciarli insieme senza sorveglianza, ma sono ottimista sulle possibilità di una futura convivenza civile.