So che la storia del suo diploma è rimasta impressa a molti lettori del blog, ma ce n'è un'altra che la riguarda e che non ho ancora raccontato, un po' per scaramanzia perché non volevo anticiparla prima che se ne vedesse la conclusione.
Oltre al lavoro, allo studio, al teatro e al generoso servizio di stiro che continua a regalarmi, Diana e suo marito Dino hanno intrapreso diversi anni fa il lungo e difficile progetto dell'adozione internazionale, un percorso irto di ostacoli burocratici che hanno richiesto tempi lunghissimi per essere superati nonostante la coppia avesse dato disponibilità anche per accogliere un bambino con disabilità. Ogni volta che l'obiettivo sembrava avvicinarsi sorgeva qualche nuova difficoltà, al punto che tante volte non avevo nemmeno il coraggio di chiedere se c'erano novità, per non vedere quel lampo di dolore straziante nei bellissimi occhi di Diana.
A fine 2019 pareva che l'abbinamento fosse questione di poche settimane, poi è arrivata la pandemia e si è bloccato tutto per più di un anno. Quando finalmente l'India ha riattivato le adozioni internazionali, Diana e Dino hanno dovuto ripetere una lunga serie di adempimenti legali perché nel frattempo alcuni documenti autorizzativi erano scaduti. Un vero calvario che sono riusciti ad affrontare solo grazie alla immensa riserva di amore, pronto da donare, che hanno nel cuore.
All'inizio del 2025 finalmente è arrivato l'abbinamento con Sanayai, un bambino di poco meno di un anno, probabilmente abbandonato dai genitori biologici a causa di una disabilità fisica. Gioia infinita!
Questione di settimane, al massimo qualche mese, pensavamo, poi potranno portarlo finalmente a casa. Macché.
Ancora tanta burocrazia, con ritardi che sembravano davvero pretestuosi: ci sono voluti mesi per ottenere il rilascio del passaporto del bambino perché il cognome sul certificato di nascita era diverso da quello da riportare sul nuovo documento, cosa assolutamente ovvia, dato che con l'adozione si assume il cognome della nuova famiglia, ma che ha rallentato la procedura, facendo sorgere il sospetto che qualcuno stesse cercando di lucrare sulla situazione, peraltro senza riuscirci perché l'ente a cui si sono appoggiati Diana e Dino è rigorosissimo sulla legalità di ogni passaggio.
Nel frattempo Sanayai cresceva, nell'istituto in cui è stato ospite fin dalla nascita, e l'unico contatto con i nuovi genitori erano poche fotografie e qualche video. Ormai ha due anni e mezzo e mi piange il cuore al pensiero di tanto tempo trascorso in istituto mentre avrebbe potuto e dovuto essere con la sua nuova famiglia.
Finalmente una decina di giorni fa Diana mi ha telefonato: "Partiamo!"
Non riuscivo nemmeno a rispondere da quanto piangevo per la commozione di vedere finalmente a portata di mano quel sogno inseguito così a lungo e costruito con così tanta pazienza, determinazione e sopratutto amore.
Diana e Dino hanno preso l'aereo per l'India domenica scorsa e mercoledì hanno finalmente potuto abbracciare il loro bambino, con un'emozione che posso solo immaginare.
Ora Sanayai è con loro in hotel, stanno familiarizzando (letteralmente!) e il bimbo sembra felice e a suo agio con i genitori. Resteranno in India ancora poco più di una settimana, poi potranno finalmente portarlo a casa.
Rispetteremo tutte le regole e lo conosceremo probabilmente solo tra qualche mese, perché l'inserimento nel nuovo ambiente deve essere graduale e per le prime settimane va evitata l'esposizione a troppe novità: niente estranei, solo mamma e papà e qualche breve visita dei nonni.
Ma Sanayai è già nel nostro cuore.
Lo so che non si dovrebbe qualificare una persona in base alle sue relazioni familiari, che ognuno è importante di per sé, non perché è parente di chicchessia.
Lo farò oggi, solo per una volta, perché dietro a questa relazione c'è così tanto amore.
Sono sicura che Sanayai mi perdonerà.
Benvenuto Sanayai
figlio di Diana e Dino!
