mercoledì 21 marzo 2018

Angoscia

Ho sempre sostenuto che è più difficile assistere un proprio caro ammalato che essere malati. Lo confermo ancora una volta.
Un paio d'ore fa ho portato Aki e Gandalf in clinica veterinaria.
Aki doveva fare il test FIV, Gandalf invece deve essere sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere un nodulo che si è formato sul padiglione auricolare destro e che all'esame citologico è stato classificato come mastocitoma, un tumore maligno. E incrociamo le dita che ci sia soltanto quello, perché potrebbe essere una metastasi di un tumore viscerale.
Ce ne sarebbe già abbastanza così, ma secondo l'oncologo veterinario il tumore è l'ultimo dei problemi di Gandalf. I globuli bianchi sono scesi parecchio rispetto a gennaio, ormai sono meno della metà rispetto al valore minimo considerato normale, e non è un buon segno: significa che la FIV è progredita e sta distruggendo il suo sistema immunitario.

Al momento di caricare in macchina il trasportino ero in ansia, molto più di quanto non lo sia mai stata per i miei interventi chirurgici.
Il pensiero di Gandalf sul tavolo operatorio e di Aki in ambulatorio con gli occhioni sgranati per la paura, il timore che il tumore di Gandalf possa essere diffuso in altre sedi, per non parlare della sua situazione immunitaria, mi hanno messo in uno stato di angoscia infinitamente più difficile da gestire rispetto a ognuno dei miei ricoveri. La paura per gli altri è molto più dura da affrontare di quella per se stessi.

Però abbiamo iniziato bene: il test FIV di Aki è negativo, non è stato contagiato. Sospirone di sollievo.

Gandalf è ancora in clinica, probabilmente ne avrà fino al primo pomeriggio.
Deve fare prima di tutto una radiografia e forse un'ecografia per verificare l'eventuale presenza di masse addominali. Speriamo di no: mi pare che stiamo già esagerando con la storia dell'animale domestico che finisce per assomigliare al suo umano; facciamo basta, per favore.
Poi l'intervento: dovranno tagliare un pezzetto di orecchio. Per fortuna il nodulo è in alto e vicino al bordo, quindi la mutilazione non dovrebbe essere troppo estesa. Ma mi spezza il cuore il pensiero del mio patatone sofferente.
E ogni volta che affondo le mani nel suo pelo morbido, ogni volta che mi appoggia la zampa sulla guancia nel cuore della notte per chiedermi di fargli posto sotto le coperte non posso fare a meno di chiedermi per quanto tempo ancora potrò averlo con me. E fa tanto male.

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