domenica 13 dicembre 2020

Una storia meravigliosa

Sono stata in dubbio per mesi sull'opportunità di raccontare questa storia, perché non sono sicura che alcuni dei protagonisti gradiscano che si parli di loro. Però alla fine ho deciso di farlo, perché le storie belle dovrebbero sempre essere raccontate e in questo periodo buio abbiamo tanto bisogno di tutto quello che fa bene al cuore.
Ma anche dopo aver preso questa decisione, ci ho messo un po' a scrivere il post, perché ogni volta che ne parlo, o anche solo ci penso, mi commuovo e non è mica facile scrivere con le lacrime che annebbiano la vista!

Questa storia inizia esattamente un anno fa, a dicembre del 2019.
Un collega di lavoro mi aveva accompagnato in ospedale per una delle sedute di fisioterapia e gli avevo parlato della mia intenzione di acquistare un'auto e farla adattare, per poter di nuovo guidare e muovermi in autonomia. Non sapevo di aver piantato il seme di una storia meravigliosa.

Qualche giorno dopo, mentre lavoravo da casa in smart working, mi è arrivato un messaggio dall'ufficio: avevano bisogno di parlarmi. Ok, quando volete! Pensavo che volessero discutere una pratica che stavamo portando avanti in quel periodo. Sbagliavo completamente.
Roberto, il collega che mi aveva accompagnato alla seduta di fisioterapia, voleva sottopormi un progetto che aveva ideato ed elaborato dopo la nostra conversazione. Aveva pensato di proporre ai colleghi dell'ufficio di regalarmi un giorno di ferie ciascuno, per aiutarmi a sostenere le spese di acquisto e adattamento della nuova macchina.
Aveva già parlato con alcuni di loro, ottenendo adesione immediata, e insieme avevano verificato la fattibilità dell'iniziativa con l'ufficio del personale, che aveva confermato la possibilità di convertire i giorni di ferie "regalati" in denaro. Insomma, avevano già studiato tutto, ma voleva il mio consenso prima di procedere ufficialmente.

Non mi ricordo bene il resto della telefonata, perché a quel punto stavo già piangendo come una fontana. 
Mi aveva profondamente commosso che volessero aiutarmi, e avevano sottolineato di tenerci molto, e che avessero elaborato una soluzione così originale per farlo. Avrei voluto riuscire a manifestare tutta la gratitudine per quel gesto tanto generoso, ma ero così sorpresa ed emozionata, che credo di essere riuscita a malapena a balbettare un "grazie".
Ero in attesa dell'esito della prima TAC di controllo dopo l'amputazione, quindi ho chiesto qualche giorno di tempo per dare una risposta, non volevo che avviassero l'iniziativa con il rischio che un eventuale esito sfavorevole facesse saltare il progetto prima ancora di cominciare. Poi le cose sono andate bene e ho dato l'ok.

Non avevo mai calcolato prima quanto potesse valere un giorno di ferie e non l'ho fatto neppure dopo, non era importante. La cosa bellissima era il gesto generoso, il desiderio di aiutarmi a riconquistare una bella fetta di autonomia e di libertà.
Avevo immaginato che forse avrei potuto permettermi un optional in più, la vernice metallizzata o il portellone elettrico, che per me è particolarmente utile. 
Di nuovo, sbagliavo clamorosamente. 

A inizio 2020 ho cominciato a valutare i vari modelli e a visitare le prime concessionarie, poi è arrivato il lockdown a fermare tutto, ma non tutti si sono fermati: i miei colleghi hanno continuato a portare avanti il loro progetto di solidarietà.
Alla fine di maggio mi è arrivata una telefonata: erano l'amministratore delegato e il responsabile del personale che mi comunicavano il completamento della sottoscrizione, a cui avevano partecipato non solo i colleghi del mio ufficio ma anche quelli che lavorano in centrale, e tante, tantissime persone delle altre aziende del Gruppo. E alla fine, l'amministratore delegato e la proprietà hanno raddoppiato la cifra raccolta.

Quello che mi hanno regalato quelle persone meravigliose non è servito per un paio di optional.
Ci ho pagato più dell'ottanta per cento della macchina e delle spese di adattamento.


L'ho ritirata lunedì sera, con tanta emozione: il valore di questa automobile è infinitamente superiore al suo prezzo.
Non so quanti giorni di ferie siano stati raccolti per raggiungere una cifra così importante, ma devono essere davvero tanti ed è questa la cosa davvero speciale: il pensiero che tutte queste persone abbiano voluto manifestarmi la loro solidarietà mi commuove profondamente. 

Non trovo le parole per esprimere la mia gratitudine per chi ha costruito per me questa storia meravigliosa: Roberto, gli altri colleghi e l'amministratore delegato di Zignago Power, il personale Zignago Holding, Zignago Servizi, La Vecchia, Multitecno e Cantine Santa Margherita e la famiglia Marzotto.

Forse alcuni di loro avrebbero preferito non essere citati, ma quello che hanno fatto è davvero straordinario e io credo che dovrebbe fare il giro del mondo.





giovedì 10 dicembre 2020

Carrozzata a nuovo

Solo dopo aver ricevuto un paio di messaggi di persone preoccupate perché non scrivo da un po', ho realizzato quanto tempo sia passato dall'ultimo post.
Tranquilli, non è successo niente di grave, sono solo stata impegnata con il lavoro a tempo molto più che pieno per aiutare un collega a portare a termine un progetto in cui le mie competenze potevano essere di aiuto. È stato faticosissimo, ma anche piacevole e gratificante, perché ho ripreso in mano dopo tanto tempo il mio "vecchio" lavoro e soprattutto perché ho lavorato con una persona capace e motivata, è stato un grande lavoro di squadra e abbiamo portato a casa il risultato.

Nel frattempo si sono mosse anche altre cose, ve ne parlerò nei prossimi giorni, ma una è arrivata a compimento proprio stasera: signore e signori, ecco a voi la mia nuova fuoriserie!


Più stretta, più maneggevole, più fashion e molto, molto più leggera!
Stay tuned, a breve nuovi aggiornamenti!

martedì 24 novembre 2020

Nuovi modi di fare teatro

Domani sera si torna in scena, in un modo completamente nuovo, compatibile con le limitazioni imposte dal coronavirus.


In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne faremo una diretta su Facebook del nostro spettacolo Femmine da Morire in forma ridotta: sei brevi monologhi, tutti al femminile.
Storie forti, difficili, che fanno male e proprio per questo devono essere raccontate e devono essere ascoltate.
Credetemi, ne vale la pena.
Vi aspetto!

venerdì 20 novembre 2020

Stilettate

Quelle del calendario che ti ricorda che oggi è il compleanno di Sara

Quelle del post di Angelo che ti ricorda che oggi è l'anniversario della morte di Anna.

Quelle di Francesca che ha da poco perso il suo compagno. E di Flavia che il compagno l'ha perso qualche mese fa. E di Antonella e Maria Grazia che l'hanno perso da anni, ma il dolore morde ancora. 

Il dolore di mille compagni, genitori, figli, fratelli, amici...

Il dolore dell'assenza, quello che fa male davvero.


mercoledì 18 novembre 2020

A volte va così

Brutta notte, quella appena passata. Ma bruttabrutta.
Ieri a chi mi chiedeva come stavo avevo risposto "benissimo" ed ero assolutamente sincera. Sono stata bene fino al momento di andare a letto, poi non so cosa sia successo, ma la situazione è cambiata completamente.
Appena mi sono infilata sotto al piumone, sono stata assalita dalle tigri cattive, cattivissime.


Tutte le terminazioni nervose del moncone sembravano impazzite: dolori lancinanti all'arto fantasma, spasmi muscolari (ho scoperto che si chiamano miocloni, che fa tanto Star Wars) e pelle ipersensibile; avevo provato a massaggiare leggermente - a volte aiuta - ma era tutto un grumo di dolore.
Non ho aspettato a lungo, ormai ho imparato a riconoscere le situazioni da cui non riesco a uscire senza aiuto, e ho preso le gocce: dose singola. Dopo due ore, la situazione era praticamente invariata: stilettate all'arto fantasma più o meno ogni quindici secondi e miocloni a ripetizione. 
Ho preso altre gocce, mezza dose, ma dopo due ore, ancora nessun effetto.

Con grandissima riluttanza, mi sono rassegnata a prendere un altro farmaco, una combinazione di oppiaceo a basso dosaggio e paracetamolo. Sono sempre restia ad assumere analgesici, figuriamoci a mescolarli; ci ho pensato un bel po' e ho aspettato, in modo da far passare qualche ora dalla precedente assunzione, ma la situazione era davvero pesante e non vedevo altra via di uscita.
Anche questo ha funzionato solo parzialmente, ma dopo altre due ore la frequenza e l'intensità dei morsi di tigre si erano ridotte abbastanza da consentirmi di prendere sonno.
Ormai erano quasi le otto del mattino, ma per fortuna oggi avevo preso ferie. Ho dormicchiato, poco e male, fino alle undici, un sonno disturbato e con molte interruzioni.

I farmaci non sono stati molto efficaci contro il dolore, ma non mi hanno risparmiato gli effetti collaterali: dopo nove ore dall'ultima assunzione, ero ancora intontita, avevo un po' di nausea e capogiri. Ora credo finalmente di aver smaltito... e le tigri graffiano di nuovo, anche se meno forte.
Mi resta sempre una domanda: ma davvero c'è gente che prende queste sostanze per puro piacere? 😳

lunedì 9 novembre 2020

Diario felino - La scorta

Caro diario,
Si avvicina l'inverno, le giornate si accorciano e quando l'umano torna dal lavoro, fuori è già buio; se l'umana vuole fare una sgambata con le stampelle lungo la via, deve uscire più presto, all'ora di pranzo o nel primo pomeriggio, quando lui non c'è. Da sola.



Ma stiamo scherzando? 
Davvero avete pensato anche per un solo momento che potrei lasciarla andare per strada da sola?
Dovunque io mi trovi, qualunque cosa io stia facendo, quando lei mette la scarpa e prende le stampelle, io arrivo. E la accompagno, sempre, perché adesso sono io il Custode.

Stamattina c'è stato un falso allarme, è uscita con il deambulatore e io sono corso fuori, ma era solo per prendere un pacchetto che il corriere aveva lasciato sulla colonnina del cancello, è rientrata subito. Dopo pranzo invece è uscita due volte, dice che ha bisogno di fare più esercizio.
Durante la passeggiata non le sto troppo vicino, per non rischiare di farla inciampare, mi tengo a pochi metri di distanza, ma non la perdo mai di vista. Per lo più la seguo, ma ogni tanto scatto in avanti a controllare il percorso e poi la aspetto. Quando rientra, verifico che sia ben sistemata sulla sedia a rotelle, poi torno a occuparmi dei fatti miei.

Anche i piccoli stanno imparando: le prime volte rimanevano in giardino o al massimo davanti al cancello, pronti a rientrare al minimo rumore. Edison, che è il più coraggioso, osava allontanarsi di una decina di metri.
Oggi pomeriggio non c'era movimento per strada e hanno preso coraggio, sono venuti tutti quasi fino in fondo alla via, anche se non l'hanno seguita con la mia stessa attenzione, si distraevano spesso a guardare dentro ai giardini. Impareranno.
Comunque è stata una scena mitica: l'umana monozampa con sei felini a fare da scorta.



                          Aki




giovedì 5 novembre 2020

Diario felino - Perplesso

Caro diario,
negli ultimi giorni Aki ha catturato un sacco di prede, deve aver trovato un nido di pantegane nei campi dietro casa e ne ha già prese tre, belle grosse; le ha portate a casa intere, testa, zampe, coda e tutto.


È anche gentile con le sue prede, sia le pantegane che i topi piccoli e i ramarri: le porta in casa, quasi sempre morte, e ce le lascia a disposizione per giocarci. Io però non ci sono mai riuscito, perché gli umani le fanno sparire immediatamente, appena le vedono: probabilmente le trovano particolarmente buone, ecco perché sono così contenti quando Aki le porta, infatti lo ringraziano tantissimo e gli fanno un sacco di coccole e complimenti. Ai nostri umani piace molto mangiare.

Io vorrei che gli umani facessero anche a me tanti complimenti, allora ho pensato di portare anch'io qualcosa da mangiare, solo che non sono capace di prendere le pantegane e i ramarri come Aki e se prendo le locuste, se le mangia mia sorella.
Però ho pensato che gli umani non sono carnivori come noi gatti, loro sono onnivori e devono mangiare anche tanti vegetali, dicono che fa tanto bene alla loro salute.
Allora negli ultimi giorni ho cominciato a portare in casa foglie secche, rametti, pezzetti di corteccia e anche piccole zolle di terra con un po' di erba attaccata. 


All'inizio lasciavo i miei regali sul pavimento del salotto o della cucina, come fa Aki, ma nessuno mi faceva i complimenti. Allora ho provato a lasciarli sul divano in salotto, proprio dove si siede l'umana quando lavora.
Ho pensato che forse non sa come si mangiano e le ho fatto vedere che si possono masticare e ridurre in pezzettini piccoli piccoli. Ancora niente complimenti, al massimo dice "Ettore!" e sospira, poi raccoglie tutti i pezzetti con quell'aggeggio rumoroso che aspira.
Non capisco...


                  Ettore