È periodo di scadenze fiscali: dichiarazioni dei redditi e tasse da pagare.
Mi avevano raccomandato di verificare il CUD della mamma, perché anche se lei non aveva altro reddito che la sua pensione, era possibile che ci fossero alcune imposte residue da versare.
Di solito il CUD arrivava a marzo, ma non avendolo ancora ricevuto all'inizio di maggio, sono andata all'INPS, dove l'ho potuto ritirare solo dopo aver insistito a lungo con l'impiegata, che è riuscita a stamparlo soltanto dopo vari tentativi e giustificazioni più o meno assurde, da "Qui non risulta: evidentemente si tratta di una pensione sociale..." (Signora, mia madre ha lavorato trentacinque anni proprio per l'INPS, può controllare, ma le assicuro che NON aveva la pensione sociale!) passando per "Se qui non lo vedo, significa che non è previsto" (Certo che è previsto, l'abbiamo sempre ricevuto!) per finire con il classico "Sarà un errore del sistema" (O__O).
Alla fine ho ottenuto quel benedetto documento, dove però per qualche motivo a me incomprensibile, le addizionali IRPEF sono certificate come trattenute sulla pensione, ma c'è anche una lettera allegata che dice che in realtà non sono state trattenute e devono essere versate dagli eredi nel caso in cui non venga presentata la dichiarazione dei redditi. Poi però ho scoperto che compilando la dichiarazione dei redditi con i dati del CUD, come indicato nelle istruzioni, risulta che non c'è nulla da pagare e la cosa mi è parsa sospetta: possibile che se presento la dichiarazione non pago nulla e se invece non la presento devo sborsare qualche centinaio di euro?
Per chiarire questo mistero fiscale, ho perso inutilmente un paio d'ore all'ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate, dove mi sono trattenuta a stento dal mandare a quel paese un paio di impiegate che, incapaci di rispondere ai miei dubbi, mi hanno suggerito di "provare", che tanto se sbagliavo poi mi sarebbe arrivata la sanzione. Poi ho perso un'altra oretta per cercare di prendere la linea con il Call Center dell'Agenzia delle Entrate dove, dopo tre chiamate a vuoto e una lunga attesa musicale, ho finalmente trovato una persona che mi ha chiarito la situazione, confermando che le addizionali IRPEF sono effettivamente ancora da versare e che per l'eventuale dichiarazione dei redditi bisogna considerare a zero i relativi importi.
Insomma, ai primi di giugno ero ragionevolmente certa di quanto e come dovevo pagare. Mi sono messa una nota ben visibile sullo schermo del PC, però continuavo a rinviare.
Una volta perché non avevo tempo, un'altra volta perché dovevo verificare se potevo fare il pagamento per via telematica, poi perché ormai era vicina la scadenza per i versamenti della mia dichiarazione dei redditi e tanto valeva fare tutto insieme...
Erano scuse, ma me ne sono accorta solo due giorni fa, quando mi sono finalmente decisa a compilare il modello F24.
Ho digitato il codice fiscale della mamma, me lo ricordo ancora a memoria dato che per circa trent'anni ho curato tutte le sue pratiche, ma mi sono resa conto che questa era davvero l'ultima.
Ci ho messo un bel po' prima di riuscire a premere INVIO.
Nel periodo immediatamente successivo alla sua morte, ho gestito tutte le pratiche funerarie e di successione ma avevo attivato il pilota automatico, facevo quello che era necessario quasi meccanicamente, senza pensarci. In passato a volte mi ero chiesta come sia possibile organizzare il funerale di una persona cara proprio nel momento in cui il dolore è più schiacciante, mi pareva quasi crudele costringere chi è in lutto ad occuparsi di aspetti pratici e burocratici. Quando è successo a me, mi sono resa conto che in realtà avere qualcosa da fare mi aiutava a superare quei primi, durissimi giorni; le incombenze pratiche mi costringevano a distogliere almeno un po' l'attenzione dal mio dolore, mi impedivano di chiudermi completamente nel lutto, facevano passare il tempo un poco più in fretta.
Ma con il passare delle settimane e dei mesi mi è diventato sempre più difficile affrontare tutte quelle attività che in qualche modo confermano che lei non c'è più: non ho ancora finito di sistemare i suoi armadi, di smistare la grande mole di vestiti e oggetti che lei continuava ad accumulare perché potrebbero servire.
E quando mi sono trovata a scrivere ancora una volta i sedici caratteri del suo codice fiscale, ho realizzato che non c'è altro, che con quest'ultimo atto ufficiale, lei cessa di esistere per lo Stato.
Scrivere quella stringa è stato come mettere la parola FINE.
lunedì 4 luglio 2011
martedì 21 giugno 2011
Domani sera...
Domani sera, vale a dire mercoledì 22 alle ore 21, avete due opzioni:
1. Se abitate dalle mie parti e avete voglia di uscire, venite a sentirmi cantare ai saggi di fine anno della scuola di musica in Villa Comunale. Però non aspettatevi troppo!
2. Se non abitate dalle mie parti e/o non avete voglia di uscire, accendete la TV e guardate Invincibili, il programma di Italia 1 che domani avrà tre ospiti di assoluta eccezione: Rosie, Romina e Giorgia, tre delle mie amiche-colleghe di oltreilcancro.it.
1. Se abitate dalle mie parti e avete voglia di uscire, venite a sentirmi cantare ai saggi di fine anno della scuola di musica in Villa Comunale. Però non aspettatevi troppo!
2. Se non abitate dalle mie parti e/o non avete voglia di uscire, accendete la TV e guardate Invincibili, il programma di Italia 1 che domani avrà tre ospiti di assoluta eccezione: Rosie, Romina e Giorgia, tre delle mie amiche-colleghe di oltreilcancro.it.
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sabato 18 giugno 2011
Appunti di viaggio 3 - Puglia, Campania e Lazio
Questa volta si vola.
L'aereo decolla da Venezia e ho previsto di partire da casa con molto anticipo, perché non si sa mai: il traffico, il parcheggio nuovo, perché in quello in cui avevo lasciato l'auto l'ultima volta cercano di fare i furbetti e non rilasciare la ricevuta, i controlli di sicurezza, il rischio di overbooking... Meglio essere prudenti.
Ma non ho fatto i conti con la tecnologia.
Non posso viaggiare con il mio gigantesco notebook da 17" che sarebbe già da solo un bagaglio a mano, mi sono appena comprata un trolley nuovo nuovo, leggerissimo e maneggevole, e dentro ci deve stare tutto quello che mi serve per questi tre giorni, quindi mi porto "il piccoletto", il netbook che mi ha regalato Renato in occasione della vacanza in Islanda, perfetto come computer da viaggio. Solo che ci devo caricare tutti i files che mi servono per il lavoro e la cosa si rivela molto più lunga del previsto: l'archivio è grande e la velocità di copia limitata. Finisce che parto da casa con mezz'ora di ritardo rispetto a quanto avevo programmato, ma niente paura: mi ero lasciata davvero un buon margine, mentre trasferivo i files sul netbook ho fatto il check-in online e per fortuna non si verifica nessuno dei "non si sa mai"; in aeroporto ho addirittura il tempo di accendere il piccoletto e lavorare per una ventina di minuti prima dell'imbarco.
Il volo fino a Bari è tranquillo, l'atterraggio un po' meno: probabilmente c'è vento forte, perché balliamo un po' appena prima di toccare terra. Per un momento rimpiango di non aver preso la Xamamina, ma fortunatamente finisce in fretta.
Trovo ad aspettarmi il mio referente locale e partiamo subito per Lecce.
È il mio primo viaggio in Puglia e mi guardo attorno cercando di assorbire le immagini di questa terra: fichi d'india, fiori e ulivi, tantissimi ulivi, enormi, antichi, monumentali. Questo è il loro posto, non i nostri giardini del nord, dove ogni inverno è una scommessa contro il gelo e dove mai potranno raggiungere la maestosità delle loro terre.
Ma le olive qui non sono l'unico frutto prezioso: si vedono ovunque foreste di tronchi altissimi, bianchi e lisci, e campi con foglie rettangolari, lucide come specchi: sono le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici che trasformano il vento e il sole in energia pulita. E sono tanti, tantissimi: le colline dell'entroterra sono disseminate di turbine eoliche, i nuovi campi fotovoltaici si alternano ai tradizionali uliveti, ai frutteti e ai campi coltivati e tutte le tettoie delle stazioni di servizio sono coperte di pannelli solari. La Puglia ha scommesso sulle energie rinnovabili e può soltanto vincere.
A sinistra si vede il mare, una tavola di zaffiro che sussurra di acque limpide e fondali da esplorare, e la costa con i villaggi turistici sparsi a pizzichi, ancora lontani dall'organizzatissimo turistificio dell'alto Adriatico, con le sue schiere ordinate e ininterrotte di alberghi e ombrelloni, dal Friuli alle Marche.
A Lecce ci accolgono una serata grigia e piovigginosa e uno splendido hotel, modernissimo, con una doccia grande più o meno come l'intero bagno di casa mia.
Dopo la riunione di lavoro, prima di cena abbiamo giusto il tempo per una breve passeggiata in centro, dove scopro ben due teatri romani, e una collezione di gioielli di architettura barocca che culmina nella piazza del Duomo, uno splendore che mi lascia a bocca aperta.
Tra i garriti dei rondoni che sfrecciano tra i palazzi raggiungiamo il ristorante giusto in tempo per evitare la pioggia. Gli "assaggi" dell'antipasto sono già da soli una cena: un susseguirsi di delizie, un tripudio di gusto, con tante verdure saporitissime. E poi le sagne 'ncannulate al pomodoro e cacioricotta, che segnano definitivamente l'inizio del mio idillio con la cucina pugliese.
La mattina seguente è dedicata al lavoro, poi si parte per Napoli. Ripercorriamo la strada verso Bari, tra gli uliveti e il mare, poi svoltiamo verso l'entroterra; una sosta in autogrill per uno spuntino e poi scavalchiamo l'Appennino, scivolando tra le valli dell'Irpinia fino ad avvistare il Vesuvio.
Alla periferia di Napoli aggiriamo cumuli di rifiuti per raggiungere l'ufficio di zona, dove ci attende il responsabile locale.
Questo mio primo incontro con Napoli scalfisce un bel po' di pregiudizi: mi rendo conto che l'apparente caos di questa città ha in realtà una sua logica e una sua coerenza: è vero che non sarei capace di districarmi in questo traffico, ma ho la sensazione che ci sia una sorta di codice cavalleresco tra gli automobilisti, per cui si cerca di passare avanti, ma mai con cattiveria, è una specie di gioco in cui vince il più svelto, ma chi perde non se la prende e ci ride su. Bisogna venirci di persona per respirare la grande carica di umanità dei napoletani, perché da lontano si vedono solo i problemi, che ci sono e sono tanti e gravi, ma Napoli è molto di più ed è difficile capirlo guardandola alla televisione.
Il responsabile di zona ha particolarmente a cuore la buona riuscita del mio soggiorno e ha deciso di viziarmi. Ci tiene a farmi dare almeno un'occhiata veloce alla città, un giretto in macchina per vedere i posti più caratteristici: il Maschio Angioino, piazza Plebiscito, la Villa Comunale, Castel dell'Ovo, la via Marina. E lo stadio San Paolo, che per un napoletano rientra senz'altro tra i gioielli della città.
Il nostro hotel è a Bacoli, una villa in stile inglese, praticamente una bomboniera sulla riva del lago, da cui si scorge in lontananza l'isola di Procida. Un ristorante tipico aspetta proprio noi: sarebbe il giorno di chiusura, ma hanno aperto per farci un favore e ci deliziano con una cena a base di pesce, coronata dai dolci tipici della tradizione napoletana, di cui assaggio solo la pastiera, respingendo cortesemente il babà intriso di liquore e il gelato all'amaretto che non mi piace (sì, lo so, con i dolci sono una vera piaga, ce ne sono un sacco che non mangio, ma abbiate pazienza, vuol dire che ne restano di più per voi).
Il mattino seguente ci spostiamo a Frosinone per una lunga e intensa mattinata di lavoro, che termina dopo le 14, davanti ad una mozzarella di bufala e una pizza napoletana, quella vera, con i bordi alti e la pasta morbida, completamente diversa da quella che si fa dalle mie parti. Un errore: la rimpiangerò per sempre. Dopo questa esperienza, per me la pizza non sarà più la stessa.
Nel tardo pomeriggio riprendo l'aereo per tornare a Venezia; l'addetto al parcheggio che viene a prendermi con la navetta ha già pronte le ricevute fiscali per tutti i clienti, confermando che questa volta ho scelto bene: sulla mia c'è anche l'appunto "segue fattura", mi spiegano che la invieranno a fine mese, in modo da raccogliere in un unico documento eventuali altre soste. E già che ci sono, prenoto il posto per la settimana successiva, perché mi aspetta la Sicilia!
L'aereo decolla da Venezia e ho previsto di partire da casa con molto anticipo, perché non si sa mai: il traffico, il parcheggio nuovo, perché in quello in cui avevo lasciato l'auto l'ultima volta cercano di fare i furbetti e non rilasciare la ricevuta, i controlli di sicurezza, il rischio di overbooking... Meglio essere prudenti.
Ma non ho fatto i conti con la tecnologia.
Non posso viaggiare con il mio gigantesco notebook da 17" che sarebbe già da solo un bagaglio a mano, mi sono appena comprata un trolley nuovo nuovo, leggerissimo e maneggevole, e dentro ci deve stare tutto quello che mi serve per questi tre giorni, quindi mi porto "il piccoletto", il netbook che mi ha regalato Renato in occasione della vacanza in Islanda, perfetto come computer da viaggio. Solo che ci devo caricare tutti i files che mi servono per il lavoro e la cosa si rivela molto più lunga del previsto: l'archivio è grande e la velocità di copia limitata. Finisce che parto da casa con mezz'ora di ritardo rispetto a quanto avevo programmato, ma niente paura: mi ero lasciata davvero un buon margine, mentre trasferivo i files sul netbook ho fatto il check-in online e per fortuna non si verifica nessuno dei "non si sa mai"; in aeroporto ho addirittura il tempo di accendere il piccoletto e lavorare per una ventina di minuti prima dell'imbarco.
Il volo fino a Bari è tranquillo, l'atterraggio un po' meno: probabilmente c'è vento forte, perché balliamo un po' appena prima di toccare terra. Per un momento rimpiango di non aver preso la Xamamina, ma fortunatamente finisce in fretta.
Trovo ad aspettarmi il mio referente locale e partiamo subito per Lecce.
È il mio primo viaggio in Puglia e mi guardo attorno cercando di assorbire le immagini di questa terra: fichi d'india, fiori e ulivi, tantissimi ulivi, enormi, antichi, monumentali. Questo è il loro posto, non i nostri giardini del nord, dove ogni inverno è una scommessa contro il gelo e dove mai potranno raggiungere la maestosità delle loro terre.
Ma le olive qui non sono l'unico frutto prezioso: si vedono ovunque foreste di tronchi altissimi, bianchi e lisci, e campi con foglie rettangolari, lucide come specchi: sono le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici che trasformano il vento e il sole in energia pulita. E sono tanti, tantissimi: le colline dell'entroterra sono disseminate di turbine eoliche, i nuovi campi fotovoltaici si alternano ai tradizionali uliveti, ai frutteti e ai campi coltivati e tutte le tettoie delle stazioni di servizio sono coperte di pannelli solari. La Puglia ha scommesso sulle energie rinnovabili e può soltanto vincere.
A sinistra si vede il mare, una tavola di zaffiro che sussurra di acque limpide e fondali da esplorare, e la costa con i villaggi turistici sparsi a pizzichi, ancora lontani dall'organizzatissimo turistificio dell'alto Adriatico, con le sue schiere ordinate e ininterrotte di alberghi e ombrelloni, dal Friuli alle Marche.
A Lecce ci accolgono una serata grigia e piovigginosa e uno splendido hotel, modernissimo, con una doccia grande più o meno come l'intero bagno di casa mia.
Dopo la riunione di lavoro, prima di cena abbiamo giusto il tempo per una breve passeggiata in centro, dove scopro ben due teatri romani, e una collezione di gioielli di architettura barocca che culmina nella piazza del Duomo, uno splendore che mi lascia a bocca aperta.
Tra i garriti dei rondoni che sfrecciano tra i palazzi raggiungiamo il ristorante giusto in tempo per evitare la pioggia. Gli "assaggi" dell'antipasto sono già da soli una cena: un susseguirsi di delizie, un tripudio di gusto, con tante verdure saporitissime. E poi le sagne 'ncannulate al pomodoro e cacioricotta, che segnano definitivamente l'inizio del mio idillio con la cucina pugliese.
La mattina seguente è dedicata al lavoro, poi si parte per Napoli. Ripercorriamo la strada verso Bari, tra gli uliveti e il mare, poi svoltiamo verso l'entroterra; una sosta in autogrill per uno spuntino e poi scavalchiamo l'Appennino, scivolando tra le valli dell'Irpinia fino ad avvistare il Vesuvio.
Alla periferia di Napoli aggiriamo cumuli di rifiuti per raggiungere l'ufficio di zona, dove ci attende il responsabile locale.
Questo mio primo incontro con Napoli scalfisce un bel po' di pregiudizi: mi rendo conto che l'apparente caos di questa città ha in realtà una sua logica e una sua coerenza: è vero che non sarei capace di districarmi in questo traffico, ma ho la sensazione che ci sia una sorta di codice cavalleresco tra gli automobilisti, per cui si cerca di passare avanti, ma mai con cattiveria, è una specie di gioco in cui vince il più svelto, ma chi perde non se la prende e ci ride su. Bisogna venirci di persona per respirare la grande carica di umanità dei napoletani, perché da lontano si vedono solo i problemi, che ci sono e sono tanti e gravi, ma Napoli è molto di più ed è difficile capirlo guardandola alla televisione.
Il responsabile di zona ha particolarmente a cuore la buona riuscita del mio soggiorno e ha deciso di viziarmi. Ci tiene a farmi dare almeno un'occhiata veloce alla città, un giretto in macchina per vedere i posti più caratteristici: il Maschio Angioino, piazza Plebiscito, la Villa Comunale, Castel dell'Ovo, la via Marina. E lo stadio San Paolo, che per un napoletano rientra senz'altro tra i gioielli della città.
Il nostro hotel è a Bacoli, una villa in stile inglese, praticamente una bomboniera sulla riva del lago, da cui si scorge in lontananza l'isola di Procida. Un ristorante tipico aspetta proprio noi: sarebbe il giorno di chiusura, ma hanno aperto per farci un favore e ci deliziano con una cena a base di pesce, coronata dai dolci tipici della tradizione napoletana, di cui assaggio solo la pastiera, respingendo cortesemente il babà intriso di liquore e il gelato all'amaretto che non mi piace (sì, lo so, con i dolci sono una vera piaga, ce ne sono un sacco che non mangio, ma abbiate pazienza, vuol dire che ne restano di più per voi).
Il mattino seguente ci spostiamo a Frosinone per una lunga e intensa mattinata di lavoro, che termina dopo le 14, davanti ad una mozzarella di bufala e una pizza napoletana, quella vera, con i bordi alti e la pasta morbida, completamente diversa da quella che si fa dalle mie parti. Un errore: la rimpiangerò per sempre. Dopo questa esperienza, per me la pizza non sarà più la stessa.
Nel tardo pomeriggio riprendo l'aereo per tornare a Venezia; l'addetto al parcheggio che viene a prendermi con la navetta ha già pronte le ricevute fiscali per tutti i clienti, confermando che questa volta ho scelto bene: sulla mia c'è anche l'appunto "segue fattura", mi spiegano che la invieranno a fine mese, in modo da raccogliere in un unico documento eventuali altre soste. E già che ci sono, prenoto il posto per la settimana successiva, perché mi aspetta la Sicilia!
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pensieri di viaggio
domenica 5 giugno 2011
Appunti di viaggio 2 - Tra Lombardia, Piemonte ed Emilia
A Milano e dintorni imperversano SUV e mega-jeep e la domanda sorge spontanea: perché mai un milanese dovrebbe aver bisogno del fuoristrada? Che io sappia, a Milano di sterrati non ce ne sono mica tanti...
Ma il fuoristrada milanese ha il suo perché.
Innanzitutto serve a far vedere che hai i danée e che puoi guardare il mondo dall'alto in basso. E che te ne freghi altamente dell'inquinamento, ma questa è un'altra storia.
Poi è indispensabile per parcheggiare più comodamente sui marciapiedi.
E in questa trasferta, ho scoperto che è utilissimo anche per superare i rallentatori stradali, quei dossi artificiali che dalle mie parti sono per lo più strutture in gomma alte una trentina di centimetri, ma nel milanese sono vere e proprie colline di asfalto, alte e ripide, che dopo averne scalate un paio inizio a rimpiangere di non avere anch'io le marce ridotte.
Che io venga dalla campagna, per strada si nota subito: mi mancano completamente la disinvoltura e la malizia dei guidatori abituati al traffico delle città, al punto che, dovendo seguire il mio referente locale per raggiungere la sede di lavoro a Sesto San Giovanni, l'ho pregato di avere pazienza ed evitare manovre azzardate che probabilmente non sarei riuscita ad imitare, con il rischio di perderlo di vista. E lui, gentilissimo, mi ha preso in parola e si è fatto un bel pezzo di tangenziale inchiodato dietro ad un camion che non superava i sessanta all'ora. Santo subito!
Non meno gentile la responsabile di area con cui lavoro il giorno dopo a Bergamo, anche lei attentissima a non perdermi per strada e che mi fa scoprire una di quelle perle che si trovano incastonate qua e là per l'Italia, una trattoria con azienda agricola biologica, un raggio di sole nel cuore industriale del Paese.
Da Bergamo devo spostarmi verso Alessandria e ne approfitto per fermarmi nel famoso Punto Blu che il giorno di Pasquetta era chiuso e che oggi finalmente mi rilascia le fatture per le Viacard, poi imbocco la tangenziale in direzione Genova.
Ora strada è tutta nuova, è la prima volta che passo di qua.
Giro intorno a Milano, riconoscendo nelle indicazioni delle uscite nomi noti ai pazienti oncologici: Istituto Europeo di Oncologia, Clinica Humanitas. E confronto la tangenziale con la strada che percorro per andare al CRO di Aviano, praticamente priva di traffico e che passa in mezzo alle campagne, dove spesso si avvistano grandi volatili: corvi e cornacchie, poiane, gheppi, aerei della base americana di Aviano, gazze, ghiandaie... Mi ricordo di quanto la vista di campi, alberi e montagne ha rasserenato i miei spostamenti nel periodo delle terapie, quando la vista di una poiana appoianata sulla rete dell'autostrada mi strappava sempre un sorriso (no, non ho sbagliato a scrivere, è che dire "appollaiata" pare brutto, in fondo sto parlando di un maestoso rapace, non di una gallina qualunque!).
Chissà quali pensieri attraversano la mente dei pazienti di queste strutture lombarde, probabilmente costretti a code interminabili sulla tangenziale, come se non bastassero la tensione e lo stress della malattia.
Ma anche qui si possono fare incontri curiosi, come il tizio che attraversa l'autostrada a piedi, poche centinaia di metri avanti a me nei dintorni del ponte sul Ticino. Sono talmente allibita che non arrivo nemmeno a suonare il clacson.
Supero Pavia e passo il Po, che qui non è ancora largo come a Occhiobello, tra Veneto ed Emilia, ma a noi pare sempre un signor fiume, forse perché non abbiamo mai visto il Mississippi.
Dopo essermi sistemata in camera, ho nuovamente modo di constatare che le critiche relativamente alla posizione dell'hotel sono infondate: è vero che dalla finestra si intravede l'autostrada, ma prima c'è un boschetto di tigli fioriti. Ed è anche vero che sullo sfondo si vede il carcere, ma più in là ci sono le dolci colline del Monferrato e a me la vista pare bellissima.
L'ultimo giorno di questa trasferta, il lavoro mi porta ad Asti e prima di pranzo il mio referente piemontese ritaglia il tempo per una breve passeggiata in centro. Piazza Alfieri, è spettacolare, un enorme trapezio delimitato su tre lati dai portici dei palazzi antichi... e deturpato sul quarto lato dal Municipio, un'orribile costruzione moderna che fa a pugni con tutta l'architettura circostante.
Un tortino al formaggio e un bel piatto di agnolotti al sugo di carne mi confermano senza ombra di dubbio che la conoscenza di questa regione merita di essere approfondita.
È ora di tornare a casa e riprendo l'autostrada, con i nomi di località che parlano di storia, di feudi e di castelli: Alessandria, Tortona, Voghera, Piacenza.
E poi Caorso, che parla di cose che non voglio sentire, dell'illusione nucleare, il sogno di un'energia inesauribile che si è infranto contro rischi inaccettabili e costi di gestione elevatissimi. Mi chiedo come abbiano reagito gli abitanti di queste zone ai disastri di Chernobyl e soprattutto di Fukushima, perché il primo forse si poteva attribuire ad una cattiva gestione dell'impianto, ma il secondo ha mostrato chiaramente che non è possibile garantire la sicurezza di una centrale nucleare.
I pensieri scivolano sulla strada, che scorre veloce sotto le ruote.
Un altro ponte sul Po mi riporta in Lombardia e poi su, verso Brescia e il paesaggio diventa di nuovo familiare e racconta, al contrario, le stesse storie di tre giorni fa.
Ma io non sono più la stessa, perché in questi tre giorni ho visto posti nuovi, ho ritrovato persone conosciute e ne ho incontrate di nuove, ho guardato, annusato, assaggiato tutto quello che potevo. Anche questo viaggio mi ha regalato qualcosa.
Ma il fuoristrada milanese ha il suo perché.
Innanzitutto serve a far vedere che hai i danée e che puoi guardare il mondo dall'alto in basso. E che te ne freghi altamente dell'inquinamento, ma questa è un'altra storia.
Poi è indispensabile per parcheggiare più comodamente sui marciapiedi.
E in questa trasferta, ho scoperto che è utilissimo anche per superare i rallentatori stradali, quei dossi artificiali che dalle mie parti sono per lo più strutture in gomma alte una trentina di centimetri, ma nel milanese sono vere e proprie colline di asfalto, alte e ripide, che dopo averne scalate un paio inizio a rimpiangere di non avere anch'io le marce ridotte.
Che io venga dalla campagna, per strada si nota subito: mi mancano completamente la disinvoltura e la malizia dei guidatori abituati al traffico delle città, al punto che, dovendo seguire il mio referente locale per raggiungere la sede di lavoro a Sesto San Giovanni, l'ho pregato di avere pazienza ed evitare manovre azzardate che probabilmente non sarei riuscita ad imitare, con il rischio di perderlo di vista. E lui, gentilissimo, mi ha preso in parola e si è fatto un bel pezzo di tangenziale inchiodato dietro ad un camion che non superava i sessanta all'ora. Santo subito!
Non meno gentile la responsabile di area con cui lavoro il giorno dopo a Bergamo, anche lei attentissima a non perdermi per strada e che mi fa scoprire una di quelle perle che si trovano incastonate qua e là per l'Italia, una trattoria con azienda agricola biologica, un raggio di sole nel cuore industriale del Paese.
Da Bergamo devo spostarmi verso Alessandria e ne approfitto per fermarmi nel famoso Punto Blu che il giorno di Pasquetta era chiuso e che oggi finalmente mi rilascia le fatture per le Viacard, poi imbocco la tangenziale in direzione Genova.
Ora strada è tutta nuova, è la prima volta che passo di qua.
Giro intorno a Milano, riconoscendo nelle indicazioni delle uscite nomi noti ai pazienti oncologici: Istituto Europeo di Oncologia, Clinica Humanitas. E confronto la tangenziale con la strada che percorro per andare al CRO di Aviano, praticamente priva di traffico e che passa in mezzo alle campagne, dove spesso si avvistano grandi volatili: corvi e cornacchie, poiane, gheppi, aerei della base americana di Aviano, gazze, ghiandaie... Mi ricordo di quanto la vista di campi, alberi e montagne ha rasserenato i miei spostamenti nel periodo delle terapie, quando la vista di una poiana appoianata sulla rete dell'autostrada mi strappava sempre un sorriso (no, non ho sbagliato a scrivere, è che dire "appollaiata" pare brutto, in fondo sto parlando di un maestoso rapace, non di una gallina qualunque!).
Chissà quali pensieri attraversano la mente dei pazienti di queste strutture lombarde, probabilmente costretti a code interminabili sulla tangenziale, come se non bastassero la tensione e lo stress della malattia.
Ma anche qui si possono fare incontri curiosi, come il tizio che attraversa l'autostrada a piedi, poche centinaia di metri avanti a me nei dintorni del ponte sul Ticino. Sono talmente allibita che non arrivo nemmeno a suonare il clacson.
Supero Pavia e passo il Po, che qui non è ancora largo come a Occhiobello, tra Veneto ed Emilia, ma a noi pare sempre un signor fiume, forse perché non abbiamo mai visto il Mississippi.
L'hotel in cui mi hanno riservato una camera ad Alessandria è proprio vicino all'uscita dell'autostrada. Prima di partire, ho controllato in rete le recensioni dei clienti, complessivamente ottime, ma qualcuno si lamentava proprio di questa vicinanza, che a me invece non pare affatto una cattiva cosa: la campagnola di cui sopra avrebbe avuto non poche difficoltà a barcamenarsi per le vie del centro.
Arrivo, parcheggio nel cortile interno, spengo il motore, alzo gli occhi. E mi incanto. Perché nel prato davanti al muso della mia auto trovo il più bel comitato d'accoglienza che potessi immaginare.
Arrivo, parcheggio nel cortile interno, spengo il motore, alzo gli occhi. E mi incanto. Perché nel prato davanti al muso della mia auto trovo il più bel comitato d'accoglienza che potessi immaginare.
Dopo essermi sistemata in camera, ho nuovamente modo di constatare che le critiche relativamente alla posizione dell'hotel sono infondate: è vero che dalla finestra si intravede l'autostrada, ma prima c'è un boschetto di tigli fioriti. Ed è anche vero che sullo sfondo si vede il carcere, ma più in là ci sono le dolci colline del Monferrato e a me la vista pare bellissima.
L'ultimo giorno di questa trasferta, il lavoro mi porta ad Asti e prima di pranzo il mio referente piemontese ritaglia il tempo per una breve passeggiata in centro. Piazza Alfieri, è spettacolare, un enorme trapezio delimitato su tre lati dai portici dei palazzi antichi... e deturpato sul quarto lato dal Municipio, un'orribile costruzione moderna che fa a pugni con tutta l'architettura circostante.
Un tortino al formaggio e un bel piatto di agnolotti al sugo di carne mi confermano senza ombra di dubbio che la conoscenza di questa regione merita di essere approfondita.
È ora di tornare a casa e riprendo l'autostrada, con i nomi di località che parlano di storia, di feudi e di castelli: Alessandria, Tortona, Voghera, Piacenza.
E poi Caorso, che parla di cose che non voglio sentire, dell'illusione nucleare, il sogno di un'energia inesauribile che si è infranto contro rischi inaccettabili e costi di gestione elevatissimi. Mi chiedo come abbiano reagito gli abitanti di queste zone ai disastri di Chernobyl e soprattutto di Fukushima, perché il primo forse si poteva attribuire ad una cattiva gestione dell'impianto, ma il secondo ha mostrato chiaramente che non è possibile garantire la sicurezza di una centrale nucleare.
I pensieri scivolano sulla strada, che scorre veloce sotto le ruote.
Un altro ponte sul Po mi riporta in Lombardia e poi su, verso Brescia e il paesaggio diventa di nuovo familiare e racconta, al contrario, le stesse storie di tre giorni fa.
Ma io non sono più la stessa, perché in questi tre giorni ho visto posti nuovi, ho ritrovato persone conosciute e ne ho incontrate di nuove, ho guardato, annusato, assaggiato tutto quello che potevo. Anche questo viaggio mi ha regalato qualcosa.
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venerdì 27 maggio 2011
Appunti di viaggio 1 - In autostrada verso Monza
I vagabondaggi delle scorse settimane mi hanno lasciato un caleidoscopio di immagini, colori, profumi, sapori, emozioni che ho voglia di raccontare.
Fino a Padova Est questa strada l'ho percorsa innumerevoli volte e ogni metro mi è familiare, ma anche dopo è un susseguirsi di punti di riferimento che scandiscono il percorso, paesaggi conosciuti ma sempre nuovi, sorridenti di primavera, di colza gialla e alberi in fiore e rattristati da tante, troppe fabbriche chiuse che sussurrano di disoccupazione e disperazione.
A partire dal Passante di Mestre l'autostrada ha tre corsie e mi chiedo sempre quanti automobilisti siano convinti che viaggiare in prima corsia sminuisca in qualche modo la loro virilità. Oggi non ci sono camion, è festa, eppure la corsia più a destra è deserta, quasi occuparla fosse un disonore. Magari vanno a novanta all'ora, ma rigorosamente nella corsia centrale e non si smuovono nemmeno quando, rifiutando di cedere alla tentazione di superare a destra, mi devo spostare di due corsie per sorpassarli.
Il carcere poco dopo Padova Ovest, assurdamente vicino all'autogrill e ogni volta mi chiedo perché proprio lì, con una via di fuga larga come un'autostrada a portata di mano.
Lo svincolo per la Valdastico, verso Thiene, di cui si dice che quella insolita "H" nel nome sia stata inserita in un impeto di campanilismo per non essere da meno rispetto alla vicina Schio.
Le gallerie dei colli Berici, Vicenza e poi i nomi che sentivo da bambina nelle storie e nelle canzoni del nonno: Son vegnù da Montebello a caval d'un asinello e Monteforte d'Alpone, il suo paese natale.
I paesi in cui la nonna aveva cercato le sue radici, consultando gli archivi parrocchiali per tentare di ricostruire l'albero genealogico della sua famiglia: San Bonifacio, San Martino Buon Albergo e Caldiero, dove infine la traccia si era persa a causa di un incendio che a fine '800 aveva distrutto la sagrestia e i registri di matrimoni e nascite.
Il canale S.A.D.E., con quel nome che sa di vergogna, di tragedia, di Vajont.
L'aeroporto di Verona e il ricordo di quel viaggio di ritorno da Bali nel 1998, 24 ore fra aerei e treni, senza mai chiudere occhio, e poi una settimana per recuperare il jet-lag. Ma che viaggio meraviglioso era stato!
Sommacampagna, Peschiera... Gardaland! Quanto tempo dall'ultima visita, saranno 8 o 9 anni. Ma non ci voglio andare quando c'è tanta gente, non mi diverto a passare la giornata in coda, devo trovare un giorno infrasettimanale, quando le scuole sono ancora aperte... Già, peccato che Renato non abbia la possibilità di scegliersi nemmeno un giorno di ferie, glieli impone tutti l'azienda, rigorosamente in agosto e nel periodo natalizio. Ma i sindacati, quando ci sarebbe da farsi sentire, fanno finta di niente.
E a proposito di passare la giornata in coda... Coda in autostrada! E io che partendo presto pensavo di non trovare traffico... Ma che ci fate tutti qui invece di godervi la scampagnata di Pasquetta? Pazienza e avanti a 30 km/h, prima o poi arriverò.
Brescia e i ricordi della mostra di Van Gogh, dai primi rozzi disegni a quei Cipressi con due figure femminili che non mi stancavo di ammirare.
L'inceneritore di Brescia, con l'aspetto futuristico e pulito che però mi lascia sempre qualche domanda senza risposta. È una buona soluzione per il problema dei rifiuti? Sarà sicuro? Possiamo fidarci di chi lo gestisce? Accetterei di averne uno vicino a casa?
Fino a Padova Est questa strada l'ho percorsa innumerevoli volte e ogni metro mi è familiare, ma anche dopo è un susseguirsi di punti di riferimento che scandiscono il percorso, paesaggi conosciuti ma sempre nuovi, sorridenti di primavera, di colza gialla e alberi in fiore e rattristati da tante, troppe fabbriche chiuse che sussurrano di disoccupazione e disperazione.
A partire dal Passante di Mestre l'autostrada ha tre corsie e mi chiedo sempre quanti automobilisti siano convinti che viaggiare in prima corsia sminuisca in qualche modo la loro virilità. Oggi non ci sono camion, è festa, eppure la corsia più a destra è deserta, quasi occuparla fosse un disonore. Magari vanno a novanta all'ora, ma rigorosamente nella corsia centrale e non si smuovono nemmeno quando, rifiutando di cedere alla tentazione di superare a destra, mi devo spostare di due corsie per sorpassarli.
Il carcere poco dopo Padova Ovest, assurdamente vicino all'autogrill e ogni volta mi chiedo perché proprio lì, con una via di fuga larga come un'autostrada a portata di mano.
Lo svincolo per la Valdastico, verso Thiene, di cui si dice che quella insolita "H" nel nome sia stata inserita in un impeto di campanilismo per non essere da meno rispetto alla vicina Schio.
Le gallerie dei colli Berici, Vicenza e poi i nomi che sentivo da bambina nelle storie e nelle canzoni del nonno: Son vegnù da Montebello a caval d'un asinello e Monteforte d'Alpone, il suo paese natale.
I paesi in cui la nonna aveva cercato le sue radici, consultando gli archivi parrocchiali per tentare di ricostruire l'albero genealogico della sua famiglia: San Bonifacio, San Martino Buon Albergo e Caldiero, dove infine la traccia si era persa a causa di un incendio che a fine '800 aveva distrutto la sagrestia e i registri di matrimoni e nascite.
Il canale S.A.D.E., con quel nome che sa di vergogna, di tragedia, di Vajont.
L'aeroporto di Verona e il ricordo di quel viaggio di ritorno da Bali nel 1998, 24 ore fra aerei e treni, senza mai chiudere occhio, e poi una settimana per recuperare il jet-lag. Ma che viaggio meraviglioso era stato!
Sommacampagna, Peschiera... Gardaland! Quanto tempo dall'ultima visita, saranno 8 o 9 anni. Ma non ci voglio andare quando c'è tanta gente, non mi diverto a passare la giornata in coda, devo trovare un giorno infrasettimanale, quando le scuole sono ancora aperte... Già, peccato che Renato non abbia la possibilità di scegliersi nemmeno un giorno di ferie, glieli impone tutti l'azienda, rigorosamente in agosto e nel periodo natalizio. Ma i sindacati, quando ci sarebbe da farsi sentire, fanno finta di niente.
E a proposito di passare la giornata in coda... Coda in autostrada! E io che partendo presto pensavo di non trovare traffico... Ma che ci fate tutti qui invece di godervi la scampagnata di Pasquetta? Pazienza e avanti a 30 km/h, prima o poi arriverò.
Brescia e i ricordi della mostra di Van Gogh, dai primi rozzi disegni a quei Cipressi con due figure femminili che non mi stancavo di ammirare.
L'inceneritore di Brescia, con l'aspetto futuristico e pulito che però mi lascia sempre qualche domanda senza risposta. È una buona soluzione per il problema dei rifiuti? Sarà sicuro? Possiamo fidarci di chi lo gestisce? Accetterei di averne uno vicino a casa?
I vigneti della Franciacorta e il ricordo di un passaggio sotto l'arcobaleno, tornando dal matrimonio di mia cugina nel 2001, in un'esplosione di luce arancione.
I nomi lombardi in -ago e -ate, l'aeroporto di Bergamo poi l'autostrada che curva verso sinistra, costeggiando una torre di mattoni rossi che non ho mai capito cosa sia. Le acciaierie di Dalmine, un tempo orgoglio dell'imprenditoria italiana ma ormai dal nome straniero.
Il ponte sull'Adda e l'inizio della metropoli lombarda in cui i paesi si accatastano uno sull'altro senza soluzione di continuità, in un'unica grande area metropolitana intorno a Milano.
Sosta in autogrill poco prima di lasciare l'autostrada. Devo comprare un'altra Viacard e mi serve la fattura, l'unico modo per averla subito, senza doverla richiedere via posta, è acquistarla in un Punto Blu e quest'area di servizio è l'unica tra Portogruaro e Milano in cui ci sia il Punto Blu, tutti gli altri sono, indovinate un po'... fuori dall'autostrada! Geniali. Il cartello sulla porta recita "aperto tutti i giorni, da lunedì a domenica". Oggi però è chiuso. Fantastico. Compro la Viacard all'autogrill, mugugnando, poi riparto, ma manca pochissimo.
Esco ad Agrate. Ci sono lavori in corso vicino all'uscita di Cinisello Balsamo e preferisco evitarli, mentre la voce di Oriano Ferrari, il meccanico della Ferrari! che mi guida dal TomTom, non sapendo dei lavori in corso, mi invita a Fare inversione a U. U come "Uh, ho sbagliato strada!"
Finalmente Monza e un pizzico di rimpianto per non avere il tempo di visitare il roseto della Villa Reale: è vero che siamo solo a fine aprile, ma le prime rose sono già sbocciate. Intanto Oriano Ferrari mi conduce fino alla casa di mia cugina, concludendo come sempre con "Ma siamo arrivati! Non ci avrei scommesso un cicciolo! La prossima volta, però, prendiamo il treno, eh!".
Beh, non sarò riuscita a vedere le rose della Villa Reale, ma quando sono entrata in casa di mia cugina, ho trovato ad accogliermi due sorrisi che valgono molto, molto di più.
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pensieri di viaggio
mercoledì 18 maggio 2011
Ma vi pare serio...
... che un'ingegnere, stimata professionista nel campo della consulenza di direzione, si presenti dal suo principale cliente, una nota multinazionale, con la borsa del PC piena di peli di gatto?
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martedì 10 maggio 2011
Vagabonda
Ho trascurato il blog nelle ultime settimane, e non solo quello.
Sono stata un po' in giro per l'Italia per lavoro: Lombardia, Piemonte, Puglia, Campania, Lazio e ho ancora un viaggetto in Sicilia da fare alla fine di questa settimana.
Ad ogni rientro mi sono trovata alle prese con impegni e rogne di dimensioni più o meno rilevanti, tra cui i normali casini domestici che si possono trovare dopo aver lasciato per quattro giorni la casa in mano a un uomo e a un gatto, le conseguenze dell'ennesima battaglia felina con relativo trattamento di veterinario-antibiotico-rasatura pelo-drenaggio-collare elisabettiano-punti-Ciccio triste e arrabbiato, un matrimonio, una comunione, un battesimo, un compleanno...
Dulcis in fundo, la macchina stamattina ha deciso improvvisamente di lasciarmi a piedi. Ho girato la chiave, ha ansimato un paio di volte e poi niente. Morta. Spero sia solo un problema di batteria scarica, sono in attesa di comunicazioni dall'officina.
Ovviamente il decesso è avvenuto in un momento critico, quando dovevo andare alla prima seduta con il logopedista, che non è proprio dietro l'angolo, ma a circa 50 km da qui.
Ma che problemi ci sono? Abbiamo lo scooterone, no? Giacca da moto, guanti e casco e via! Ma quando mai... Anche quello aveva la batteria completamente scarica, non si accendevano nemmeno le spie.
Meno male che una delle mie numerose zie mi ha prestato la sua macchina e sono riuscita pure ad arrivare in ospedale in perfetto orario. Però ho dovuto rinunciare alla sessione di shopping selvaggio che avevo programmato per la tarda mattinata in un centro commerciale in cui ci sono ben tre - dico TRE! - negozi di abbigliamento per taglie forti. E poi ho dovuto chiamare il carro attrezzi per far portare la macchina in officina e meno male che è un servizio compreso nella mia copertura assicurativa.
Sì, lo so che avrei potuto tentare di caricare la batteria a casa, ma:
a) non sono un uomo, quindi non mi fido a mettere le mani su cose che non conosco bene, con il rischio di fare danni;
b) non ero sicura che fosse quello il problema e non potevo rischiare tentativi a vuoto, perché giovedì mattina la macchina mi serve per andare all'aeroporto.
Insomma, sono un po' di corsa, ma va tutto bene e ho una bella lista di argomenti che vorrei affrontare nei prossimi post... appena trovo il tempo di scriverli!
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