sabato 2 maggio 2015

Lavoratori della domenica

Oggi è il primo maggio, festa dei lavoratori, e come accade ormai praticamente in ogni festività, è un fiorire di proteste contro le aperture festive di negozi e centri commerciali, con l'accusa di sacrificare i diritti dei lavoratori sull'altare del profitto e del consumismo.

Sarà che sono una libera professionista, sarà che sono figlia di un'infermiera, ma per me il lavoro festivo non è mai stato un tabù, però capisco che altri lo possano considerare sbagliato o addirittura scandaloso, per motivi familiari, etici o religiosi.
Quello che non capisco - e non accetto - è che tutti questi strenui difensori dei "lavoratori della domenica" mostrino tutta la loro indignazione soltanto per il personale di negozi e centri commerciali.
E tutti gli altri?
Ci sono migliaia di persone che lavorano abitualmente nei giorni festivi e per i quali nessuno parla dai palchi del sindacato, si mobilita su Facebook, organizza raccolte di firme o espone striscioni di solidarietà.

Lasciamo da parte i servizi indispensabili come sanità, sicurezza, viabilità, vigili del fuoco, telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica, acqua e gas, che devono essere sempre garantiti. Possiamo considerare essenziali anche i trasporti e l'informazione, benché si possa tranquillamente sopravvivere per un giorno a settimana anche senza treni o telegiornali. Ammettiamo anche come inevitabile il lavoro festivo per alcune attività che per motivi tecnici non possono essere interrotte, come fonderie, vetrerie, allevamento, ecc.

Ma avete mai sentito qualcuno tuonare contro l'apertura domenicale di bar, ristoranti, pizzerie, cinema, teatri, stadi, alberghi, discoteche o stabilimenti balneari? Lamentarsi se le reti radiofoniche e televisive trasmettono anche di domenica? Se il primo maggio si fanno spettacoli e concerti? Piuttosto accade il contrario: si protesta se nei giorni festivi questi servizi non sono disponibili. Eppure non sono certamente essenziali e sono consumistici e volti al profitto, non meno dei negozi.

Perché voi paladini dei diritti festivi dei lavoratori non vi ergete in difesa di questo esercito di cuochi, camerieri, addetti alle pulizie, tecnici di palco, truccatori, parrucchieri, operatori video, musicisti, speaker, receptionist, arbitri...?
Forse perché anche voi oggi siete andati in gita, al bar, in pizzeria, alla sagra di paese. Qualcuno addirittura ha fatto un salto al centro commerciale ("ma era un'emergenza!"). E avete potuto inserire i vostri post di protesta su Facebook grazie a qualche tecnico informatico che ha lavorato anche il primo maggio.
Io rispetto la vostra opinione, ma mi aspetto che siate coerenti: abbiate la stessa considerazione per tutti i lavoratori e domenica non andate al centro commerciale, ma nemmeno al ristorante, al museo, al cinema, in edicola; non guardate la televisione, non ascoltate la radio, non navigate su Internet. Altrimenti non siete credibili.


PS: No, io oggi non sono andata al centro commerciale. E nemmeno al ristorante o al cinema. E sono sinceramente grata agli addetti alla raccolta dei rifiuti che oggi (ma anche il lunedì di Pasquetta) hanno effettuato il consueto prelievo porta a porta.


5 commenti:

  1. io sono figlia di ferroviere, che ha sempre lavorato e fatto turni, compreso natale, pasqua e ferragosto, non ci vedo nulla di scandaloso nel lavoro domenicale...
    bbbbbbbbuona la cioccolata!!!!!

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    1. Nella tazza con il gufo aveva un sapore tutto speciale!

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  2. Sono cresciuta e ho lavorato per anni nella Città Turistica per antonomasia, lavorando nel giorno di riposo altrui e nel giorno festivo altrui. E come me mio fratello, lavorando durante le ferie degli altri, mangiando ad orari improbabili per garantire il pasto all'orario giusto agli altri (anni da cameriere, tredici ore al giorno). All'inizio scoccia, poi ci si fa l'abitudine. Dire grazie che si ha un posto di lavoro e a fine mese si mangia e si pagano le bollette. Ho sposato un uomo che fa il lavoro che fa, spesso pure vegliando perchè gli altri possano dormire sicuri. Anche questo all'inizio scoccia, poi ci si fa l'abitudine. L'unica cosa fastidiosa è che sarebbe bello poter passare le domeniche e le feste comandate tutti e tre insieme in famiglia, ma mio figlio ci ha fatto l'abitudine pure lui, e non ha mai sbuffato perchè suo padre non c'è o c'è per metà giornata: è tutto per lui per il resto del tempo che passa a casa, che sia di martedì o di sabato non gli interessa.
    Insomma, in tempi come questi storcere il naso o fare i perbenisti (tutti atei quando gli comoda, ma tutti cattolici quando si tratta di difendere la domenica) è da stupidi.

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