domenica 25 ottobre 2009

e anche...

Qualche aggiunta alla lista di ieri:
5. ricomincia la stagione degli sport invernali in TV
6. le zanzare smettono di torturarci

sabato 24 ottobre 2009

Lati positivi

Il freddo ha anche i suoi lati positivi:
1. posso indossare di nuovo i maglioni in pile supercaldomorbidi comprati a Disneyland
2. il caminetto acceso crea un'atmosfera speciale
3. è particolarmente gradevole restare appallottolati sotto il piumino fino a tardi la mattina (quando si può)
4. il Ciccio è tornato a dormire con noi

Veramente il punto 4 ha anche qualche controindicazione.
Il nostro letto è piuttosto grande, il materasso è  180x200 (perchè se il materasso "singolo" è largo 90cm quello "doppio" è da 160? se la matematica non è un'opinione, il doppio di 90 è 180, altrimenti chiamatelo "quasi doppio" oppure "16/9" come la TV!), ma chiunque viva con un gatto sa benissimo che queste bestiole sono solo apparentemente piccole e in realtà quando si sistemano sul letto riescono ad espandersi più o meno alle dimensioni di un rottweiler, arrivando ad occupare buona parte dello spazio disponibile.
Il Ciccio non fa eccezione.
Quando decide di piazzarsi in mezzo a noi, lo fa in modo prepotente, intimandoci con un'occhiata feroce di fargli posto subito (e se non ci spostiamo immediatamente, arriva anche un mao indignato, perchè lui-non-ha-mica-tempo-da-perdere-aspettando-i-nostri-comodi!); inizialmente si sistema più o meno parallelo a noi, ma in direzione contraria, mostrandoci il posteriore (probabilmente per ricordarci che siamo esseri inferiori), ma avvia subito un lento movimento rotatorio che in modo quasi impercettibile lo porta a mettersi di traverso, relegandoci in pochi centimetri ai bordi del materasso. E guai a cercare di spostarlo per riguadagnare almeno un po' del nostro spazio: un'offesa inconcepibile per il felino!
In questi giorni per fortuna opta per una sistemazione ai piedi del letto o al massimo all'altezza delle ginocchia, dalla mia parte perchè c'è il piumino più alto e morbido: resta comunque ingombrante, ma con un po' di contorsioni di solito riesco a trovare un posto per le gambe.
Insomma, non è proprio comodissimo.
Ma non cambierei il suo ron-ron, il pelo morbido e l'espressione beata con cui si gode le coccole nemmeno con il letto più spazioso del mondo.

martedì 20 ottobre 2009

Freddo!

Dopo aver tergiversato per qualche giorno, ieri mi sono rassegnata a riaccendere la caldaia per attivare il riscaldamento.

Negli ultimi tre o quattro anni le temperature autunnali particolarmente miti mi avevano permesso di rinviare questo appuntamento di almeno un mese, addirittura una volta, mi pare tre anni fa, ricordo di aver avviato l'impianto l'ultimo fine settimana di novembre: certo qualche giornata fredda c'era stata anche prima, ma era stato sufficiente accendere il caminetto per qualche ora.
Di solito, i pannelli solari sono più che sufficienti a fornirci acqua calda almeno da fine aprile a fine ottobre, a meno che non ci siano molte giornate di pioggia consecutive, per cui la caldaia può restare completamente spenta per circa sei mesi, con un discreto vantaggio economico ed ambientale, e riaccenderla è sempre un dispiacere.

Ora però, è quasi una sconfitta.
Sono circondata da persone che sembrano insensibili al freddo: Renato è capace di andarsene a spasso a gennaio solo con la camicia e una giacca in pelle, mia madre gira abitualmente per la cucina in magliettina di cotone anche in pieno inverno.
Anch'io una volta sopportavo bene il freddo: quando ero al liceo e vivevo a casa dei miei nonni, studiavo in una stanza con 16-17° (ma ero giovane...) e fino a due anni fa riuscivo benissimo a sopravvivere in casa con una temperatura di 18-19°, bastavano abiti pesanti.

Ora non più.
Mentre facevo chemio e radioterapia, ho sofferto pesantemente il freddo: ricordo pomeriggi di dicembre sul divano, con il caminetto acceso e il fuoco sovralimentato, temperatura della stanza intorno ai 26°, mentre io, vestita con maglione, pantaloni e berretto di pile e coperta da un caldissimo piumone altoatesino più un plaid, tremavo e battevo i denti, con Renato che mi abbracciava per riscaldarmi e potevo quasi toccare il suo dolore per il fatto di vedermi così debole. Normale, probabilmente, considerando che il mio sangue era spaventosamente impoverito.
Però anche quando i valori sono tornati quasi a posto (ci sono sempre quei globuli bianchi sotto 4.000...), mi è rimasta una maggiore sensibilità al freddo.


Ho sempre sostenuto che quando c'è freddo, bisogna innanzitutto coprirsi: trovo irritanti le donne che si lamentano del freddo indossando gonne corte, calze velate, magliettina scollata e scarpine con tacchi a spillo.
Il mio abbigliamento invernale prevede maglioni di pile (meravigliosa invenzione, dato che la mia pelle non sopporta il contatto con la lana), pantaloni di tessuto jeans pesante, velluto, felpa o pile, calzettoni e scarponcini. E per uscire, piumino, sciarpa, berretto e guanti
Adesso però mi capita di trovarmi infreddolita anche se nella stanza ci sono 21° e indosso abiti pesanti, una cosa inaudita, una debolezza che fatico ad accettare, un'altra batosta per il mio orgoglio.

Ho dovuto aumentare anche le coperte sulla mia parte del letto.
Renato ha una temperatura corporea straordinariamente elevata e anche in pieno inverno gli basta un piumino da mezza stagione; per fortuna, è anche molto gentile e disponibile a condividere con me il suo calore quando arrivo a letto con i piedi gelati, le "zampe Findus", come le chiama lui.
Fino a due anni fa, io aggiungevo dalla mia parte del letto una trapuntina e un plaid e con un pigiama pesante ero a posto.
Ora nella mia metà di letto, sopra al piumino da mezza stagione c'è il già citato piumone altoatesino, 20 centimetri di ottimo piumino d'oca, talmente caldo che in passato lo usavo - da solo - soltanto con i termosifoni della camera rigorosamente spenti e temperature interne che potevano scendere anche sotto i 10°. E ora quando Renato si alza alle 6:30, privandomi del suo "effetto stufa", ci aggiunge sopra anche un ulteriore plaid.

Fa tanto effetto "casa di riposo"... ma, come dico sempre, diventare vecchia è una bella cosa: significa che sono ancora viva.

martedì 6 ottobre 2009

Anche questa è andata!

Con due giorni di anticipo ho avuto l'esito della risonanza e la visita di controllo: tutto bene.
La "palla" di liquido è sempre lì, questa volta ha una forma un po' più allungata, ma il volume è sostanzialmente invariato, non ci sono linfonodi ingrossati e soprattutto non ci sono masse sospette né formazioni indesiderate.

Sospiro di sollievo.
E il prossimo controllo addirittura a marzo 2010: ho ben 5 mesi di libera uscita!

Il giorno prima di fare un'altra risonanza con il mezzo di contrasto dovrò prendere un po' di cortisone, per evitare altre reazioni di tipo allergico: evidentemente anche il gadolinio comincia ad andarmi storto, anche se è meno peggio trovarsi con la pelle arrossata che smettere di respirare, come mi succedeva con il mezzo di contrasto iodato della TAC.
Ma ci penserò tra cinque mesi.

Oggi si festeggia, ma da domani mi aspetta una nuova sfida: DIETA!

mercoledì 30 settembre 2009

Inquietudine

Ieri ho fatto la risonanza magnetica.
In occasione di questo controllo sono più in ansia del solito, probabilmente a causa delle tante analogie con quello di due anni fa, quando è stata scoperta la recidiva: stesso periodo dell'anno, stesso intervallo di tempo dall'intervento, stessi fastidi all'ascella sinistra... e in più il residuo di preoccupazione dei controlli di maggio-giugno, con quei linfonodi ingrossati.
Probabilmente sono solo fisime, ma questo riesco a dirlo solo a livello razionale. Più in profondità, dove le emozioni non sono controllabili, si evidenzia la preoccupazione: nell'ultima settimana il mio sonno è stato spesso agitato, con sogni sgradevoli dai quali mi svegliavo a disagio.

Ieri mattina sono arrivata in ospedale tesa come se avessi dovuto affrontare un esame a scuola, anche se poi il rituale ormai consueto del controllo mi ha tranquillizzata: il camice, l'ago nel braccio per il mezzo di contrasto, i tappi nelle orecchie.
Come sempre, quando il lettino si è infilato nel tunnel della risonanza magnetica ho chiuso gli occhi: non ho mai sofferto di claustrofobia, ma l'idea di trovarmi dentro a un tubo mi risulta sgradevole. Con gli occhi chiusi e con la corrente di aria fresca che molto opportunamente viene fatta scorrere nel tunnel, posso pensare di trovarmi su un prato di montagna o in riva al mare.

Finito l'esame, sono tornata nello spogliatoio per togliere il camice e rivestirmi, ma... sorpresa!
Braccia, petto, schiena, collo e spalle erano coperti di macchie rosse, simili ad una scottatura solare: reazione al mezzo di contrasto? Al Buscopan che mi avevano dato per "tenere fermo" l'intestino durante l'esame? Mah... le altre volte mi avevano iniettato le stesse cose ma non era successo niente. Ci mancherebbe solo che diventassi allergica anche ai prodotti per la risonanza, oltre a quelli per la TAC!
Per fortuna la pelle non bruciava nè prudeva e le macchie se ne sono andate da sole, senza altre conseguenze, anche se per prudenza il personale della radiologia mi ha fatto aspettare in sala d'attesa per un paio d'ore, fino a che non sono scomparse completamente.

Adesso ancora attesa, fino a giovedì 8, quando andrò a ritirare l'esito della risonanza e a fare le visita.
C'è di buono che oggi, dopo 8 ore di docenza a Mestre, sono così stanca che stanotte probabilmente dormirò come un sasso!

martedì 15 settembre 2009

Non dire gatto se non l'hai nel sacco!

Sembra che la forma originale del proverbio fosse Non dire quattro se non l'hai nel sacco e sia nata dalla storia di una persona che mentre stava donando a un frate questuante delle pagnotte, le contava prima di metterle nel sacco del religioso: "uno... due... tre... quattro..."; sfortunatamente la quarta forma di pane le scivolò di mano e cadde per terra dove fu prontamente acchiappata da un cane che se la portò via.

La versione con "gatto" al posto di "quattro" pare sia nata da una storpiatura di Giovanni Trapattoni, che riscosse tanto successo mediatico da superare per popolarità la versione originale, anche perchè ha una certa credibilità (provate ad infilare un gatto in un sacco...) ed un significato di più immediata comprensione.


Ma sto divagando...

La menopausa precoce per me è arrivata a dicembre 2007, provocata dalla chemioterapia che ha danneggiato la funzionalità riproduttiva e dalla radioterapia che ha "bruciato" le ovaie. L'asportazione delle ovaie eseguita durante l'intervento chirurgico di marzo 2008 è stata solo una conseguenza di una situazione già irreparabilmente compromessa.
La menopausa ha indubbiamente diversi vantaggi, perchè libera la donna dal fastidio del ciclo mestruale e dalla relative schiavitù fatte di assorbenti igienici, dolori addominali, mal di testa e altri disturbi.
Ma è una libertà che si paga.

Prima di tutto con l'infertilità, che è sicuramente una cosa giusta quando l'età priva il corpo e la mente dell'energia e dell'elasticità necessarie per la gravidanza e la maternità, ma diventa una condanna se arriva troppo presto, quando il progetto di un figlio avrebbe ancora potuto concretizzarsi.


L'interruzione della produzione degli ormoni ovarici ha anche alcuni effetti collaterali, che possono essere più o meno marcati per ogni donna: perdita di densità ossea e conseguente rischio di osteoporosi, vampate di calore e sudorazione, tachicardia, sbalzi di umore, insonnia, ansia.
Sono disturbi che in genere si evitano con la terapia ormonale sostitutiva, ma sia l'oncologo che il ginecologo oncologico nel mio caso hanno sconsigliato questa soluzione, a meno che non si renda assolutamente necessaria per contrastare l'osteoporosi.


Da questo punto di vista finora mi è andata bene.
La densitometria fatta a dicembre dell'anno scorso, a un anno di distanza dall'inizio della menopausa, mostrava una situazione delle ossa nella media, normale per la mia età. Naturalmente sarà da ripetere ad intervalli regolari, ma constatare che l'impatto iniziale non è stato devastante è già una buona notizia.
Non ho subito particolari effetti psicologici, o almeno non mi pare (forse Renato e mia madre potrebbero dare un parere più oggettivo) e continuo a dormire saporitamente: anche se la pressione sulla vescica esercitata dalla "palla" di liquido nell'addome mi costringe ad alzarmi una o due volte per notte per andare in bagno, poi mi riaddormento subito.
Mi piace pensare di essere particolarmente imperturbabile, di avere una serenità ed una resistenza all'ansia superiori alla media, ma forse è solo fortuna.


Invece le vampate di calore, con il loro corollario di sudorazione e tachicardia, non mi hanno risparmiata: ondate di calore intenso che improvvisamente invadono testa, collo, spalle e schiena, talvolta talmente intense da inzupparmi di sudore, e spesso accompagnate da un forte abbassamento di pressione che il cuore cerca di compensare aumentando la frequenza.


Per circa il 90% delle donne le vampate durano tra i sei mesi e i due anni dall'inizio della menopausa, ma comincio a temere di appartenere all'altro 10%, perchè sono già passati 21 mesi e non vedo ancora la fine di questo disturbo.

Un paio di volte mi ero illusa che avessero finalmente iniziato a risparmiarmi, prima ad aprile di quest'anno, poi il mese scorso. Si erano diradate, soprattutto durante il giorno, sembravano ormai limitate ai momenti in cui la temperatura corporea si modifica per entrare o uscire dal sonno, cosa tutto sommato accettabile, soprattutto da quando ho iniziato ad usare le magliette supertraspiranti di Decathlon al posto della giacca del pigiama, evitando così di dovermi alzare durante la notte per cambiarmi la canottiera bagnata di sudore.
Alla fine di aprile, dopo circa tre settimane di tregua iniziavo quasi a cantare vittoria... invece con l'inizio di maggio sono tornate a piena potenza a tutte le ore del giorno, talvolta così intense da darmi la nausea.

Anche in Islanda durante il giorno si sono fatte sentire poco, complice probabilmente la temperatura decisamente più fresca, ma al ritorno sono tornate ai livelli precedenti.
Mi pare che rispetto allo scorso anno la situazione sia migliorata, o forse è subentrata l'abitudine, che me la fa sopportare più facilmente. I due anni non sono ancora trascorsi, posso ancora sperare di far parte di quel fortunato 90% e che questo fastidio sia prossimo alla fine.

Anche le formiche del prosciutto qualche volta mi hanno fatto credere di essersi estinte, per poi tornare in forze a rosicchiarmi la coscia, soprattutto quando cambia il tempo come in questi giorni. Proprio ieri sera, dopo un paio di settimane di tregua quasi totale, un assalto particolarmente feroce mi ha lasciato piegata in due per un paio di minuti, e anche oggi le care bestiole si sono fatte sentire diverse volte, anche se solo per pochi secondi.

Insomma, sembra che non sia il caso di farsi illusioni sul definitivo superamento dei postumi delle terapie. Ma, per tornare ai proverbi, finchè c'è vita, c'è speranza!