domenica 24 aprile 2016

Attività domenicali

Stamattina mi sono dedicata alle consuete attività domenicali: aggiornare la contabilità, archiviare documenti, gestire le incombenze burocratiche legate all'amministrazione di sostegno delle zie... Insomma, quello che si fa normalmente nei giorni festivi. O magari anche no.
Tra le pratiche da gestire c'era un pagamento da effettuare tramite home banking. Per completare l'operazione, bisogna telefonare a un numero verde e inserire un codice numerico di autorizzazione. Per farlo, serve evidentemente la tastiera numerica del cellulare.
Io ho aperto la calcolatrice.
Be', è pur sempre una tastiera numerica, no?


mercoledì 20 aprile 2016

Pesi da scaricare

Quasi un mese e mezzo senza nemmeno due righe sul blog: così non va.
Sono state settimane intense di impegni, affrontati a testa bassa, strizzando gli occhi per il sonno, stringendo i denti per arrivare in fondo, per chiudere finalmente qualche capitolo.
Ho dedicato tutte le mie energie a cercare di togliermi di dosso qualcuno dei tanti, troppi pesi che avevo sulle spalle, a portare a termine compiti che mi ero più o meno volontariamente accollata, con l'obiettivo di dire finalmente "basta", di ritrovare i miei spazi, il mio tempo, la mia serenità.

Ce la sto mettendo tutta, davvero. Facendomi aiutare dove non riesco ad arrivare da sola. Accettando l'idea che alcune cose non saranno fatte nel modo migliore. Dicendo "no".
Eppure ogni volta che mi sembra di aver finito qualcosa, di poter finalmente tirare una linea e girare pagina, arriva qualcuno a scaricarmi addosso ancora responsabilità, preoccupazioni, tensioni. A cercare di coinvolgermi in qualcosa di cui non ho nessuna voglia di occuparmi. A gettarmi altri pesi sulle spalle. A fingere di non aver sentito il mio "no".
Basta, sono stanca.
Ho deciso di eliminare dalla mia vita alcune cose che la stavano caricando solo di ansia, rubando il mio tempo senza darmi in cambio nulla di buono e lo farò, senza guardare in faccia nessuno, perché ho bisogno di una migliore qualità di vita.
Ho bisogno di weekend in cui fare solo le cose che mi piacciono e che mi fanno stare bene, senza l'ansia di scadenze da rispettare. Ho bisogno di tempo libero che sia davvero libero. Ho bisogno di occuparmi di me stessa, di Renato e dei miei gatti. Di dedicare un po' di tempo agli amici. Di ascoltarmi e di ascoltare. Di scrivere sul blog. Di riposare.
Quindi adesso prendo fiato, finisco le ultime cose e poi basta. Sul serio.

mercoledì 9 marzo 2016

Non è poi così male

Ammalarsi di cancro è una brutta cosa.
Avere una recidiva è una cosa orribile.
Che dire allora della seconda recidiva?

In fondo non è stato così terribile come può sembrare.
Innanzitutto perché se sono arrivata alla seconda recidiva, significa che sono sopravvissuta alle prime due, che non è cosa da disprezzare.
E poi... quasi non me ne sono accorta.
Alla fine, ho saputo di avere di nuovo il cancro solo quando non c'è l'avevo più (almeno spero!), dopo l'intervento chirurgico.
Non voglio dire che sia meglio non sapere e men che meno che sia opportuno mentire a un malato, ma aver pensato fino all'ultimo che si trattasse di una massa benigna probabilmente mi ha risparmiato una buona dose di ansia.

Ho affrontato l'iter per-operatorio e il ricovero in modo abbastanza rilassato. 
Addirittura in ospedale mi sentivo quasi in imbarazzo davanti agli altri pazienti, perché il mio problema non era strettamente oncologico (o meglio, credevo che non lo fosse) e pareva meschino di fronte alle patologie "vere" degli altri ospiti del reparto.

E ora... continuo a essere rilassata e non capisco se è saggezza, incoscienza o magari una qualche forma di rifiuto psicologico per autodifesa. 
E mi commuove profondamente rendermi conto di quanto invece altri si preoccupano per me.

martedì 1 marzo 2016

Di nuovo in giostra

Tutto come da programma.
L'oncologo mi ha visitata, ha constatato il buon andamento post-operatorio e mi ha riportato i controlli a tre mesi. "Per il primo anno" ha detto, quasi scusandosi. Poi, sulla lettera per il medico di base, ha scritto, a malincuore, "recidiva".
Ho accolto la sentenza con una buona dose di rassegnazione: non mi aspettavo niente di diverso.
Si risale sulla giostra dei controlli ravvicinati, quella che va così veloce che appena finisce un giro, inizia subito il successivo.
Ogni controllo richiede un paio di giorni lavorativi, articolati su circa tre settimane:
  • giorno 0: impegnativa dal medico di base per le analisi del sangue (un quarto di giornata lavorativa)
  • giorno 3: prelievo per le analisi del sangue (un quarto di giornata lavorativa - meno male che l'esito si può ritirare on-line)
  • giorno 10: uno o più esami tra ecografia, risonanza magnetica, TAC, RX torace (da mezza a una giornata lavorativa, a seconda che serva la preparazione al mezzo di contrasto oppure no)
  • giorno 20: visita con l'oncologo (almeno mezza giornata lavorativa)
Se tutto va bene, si può tirare il fiato per tre o quattro settimane, prima di iniziare a preoccuparsi per il controllo successivo.
Vita da paziente oncologica, vita con l'orizzonte corto, in cui non si può guardare tanto avanti, perché là in fondo potrebbe esserci il vuoto. Vita in giostra, con le emozioni che salgono e scendono veloci, dalla speranza alla paura, e poi di nuovo. Su e giù, su e giù.
A me piacciono le giostre.
Quelle con i cavalli, però.


sabato 20 febbraio 2016

Tutto è relativo

Sto ragionevolmente bene.
Questa è la risposta che do in questi giorni a chi chiede notizie sulla mia salute, perché mi sembra la più corretta.
Dire che sto bene in senso assoluto sarebbe eccessivo: sto bene per quanto possibile, considerato quello che ho passato. Il mio fisico sta recuperando con un ritmo davvero eccellente, ne sono anche un filino orgogliosa, ma è pur sempre stato sottoposto a un formidabile stress, quindi il mio "bene" è piuttosto diverso da quello di un atleta o anche solo di una qualsiasi persona in buona salute.

La ferita principale si è rimarginata molto bene; ho avuto qualche problema con il foro del drenaggio, che fatica a chiudersi, ma ora è a buon punto anche quello e conto di poter fare una doccia completamente senza cerotti entro la fine della prossima settimana.
Mi muovo ogni giorno un po' meglio, l'andatura da bradipo zoppo ha lasciato il posto prima a quella da bradipo sano, poi a un dignitoso passo da persona anziana.
Ho ancora bisogno della fascia addominale quando non sono distesa, ma posso farne a meno per qualche minuto quando mi alzo, senza più quella sensazione di oddio-adesso-esce-tutto.
Sono completamente autonoma nel lavarmi, riesco a cucinare qualche piatto non troppo elaborato, posso lavorare per qualche ora alla scrivania, caricare la lavatrice e poi stendere i panni, andare a teatro... Oggi ho anche pulito i sanitari del bagno.
Riesco a fare praticamente qualsiasi cosa, a parte sollevare pesi, ma solo per poco. Poi ho bisogno del divano o del letto, perché crollo.

La stanchezza non è l'unico limite.
Tossire o starnutire sono ancora attività difficili da gestire, anche se non più drammatiche come i primi giorni, e anche gli sbadigli sono fastidiosi.
Ho qualche dolore intorno alla parte superiore del taglio chirurgico, dove per qualche motivo a me ignoto i muscoli hanno sofferto particolarmente per l'intervento: il primo ricordo che ho del risveglio in terapia intensiva è proprio una serie di crampi dolorosissimi in quel punto.
Complessivamente comunque sono piuttosto soddisfatta della situazione: i tempi di recupero sono in linea con le previsioni più ottimistiche.

Lunedì sono tornata al lavoro, per ora solo quello part-time da dipendente. È stato impegnativo, ogni mezza giornata di ufficio ne richiedeva altrettanta di divano per recuperare le forze, ma ce l'ho fatta.
Molti mi hanno chiesto se non avrei potuto restare a casa almeno un'altra settimana. Sì, avrei potuto; qualsiasi medico mi avrebbe firmato il prolungamento della malattia. Ma visto che mi sentivo abbastanza in forze e che non faccio lo scaricatore di porto per 12 ore al giorno, ma un lavoro d'ufficio per 20 ore a settimana, non ho intenzione di trasformare un diritto in un privilegio.

Tra l'altro, l'azienda che all'inizio di quest'anno mi ha assunto - e sottolineo assunto, pur sapendo che mi sarei a breve assentata per alcune settimane di malattia - mi sta offrendo alcune opportunità formative su cui mi butto a pesce.
Dopo quasi vent'anni di formazione pagata di tasca mia, a centinaia o migliaia di euro per volta, quasi non mi pare vero di avere la possibilità di imparare qualcosa gratis, o quasi. Qualche corso mi richiede di fermarmi al lavoro oltre il mio orario, ma è un prezzo che pago volentieri a fronte di un miglioramento delle mie competenze.

Nei miei anni da professionista ho avuto spesso a che fare con la formazione, sia come allieva che come docente, e ho incontrato le situazioni più disparate.
Professionisti come me, per i quali ogni corso è un investimento importante di tempo e denaro, determinati a ricavarne quanto più possibile in termini di conoscenze e competenza.
Lavoratori dipendenti interessati e motivati a migliorare la qualità del proprio lavoro; uno addirittura aveva preso una settimana di ferie e pagato di tasca propria una quota di iscrizione di oltre mille euro per un corso a cui teneva particolarmente.
Ma ho visto anche allievi, quasi sempre dipendenti pubblici, che consideravano la formazione un fastidio, anziché un'opportunità. Sempre lamentosi e distratti, con l'occhio sull'orologio, pronti a scappare allo scoccare del loro orario di lavoro anche se la lezione durava ancora mezz'ora, perché "Mica mi pagano lo straordinario". Ho sviluppato il massimo disprezzo per loro.

Sul fronte oncologico avrò qualche aggiornamento dopo la visita fissata per il 1° marzo.
In realtà mi avevano proposto l'appuntamento per il 23 febbraio ma... quel giorno ho un corso di formazione che mi interessa particolarmente, così ho chiesto di spostare la visita, a cui in un altro momento avrei probabilmente dato la massima priorità. Ma è tutto relativo.

giovedì 11 febbraio 2016

Scherzi di carnevale

Rieccomi sul divano dopo la spedizione al CRO, perché è vero che riesco a stare fuori casa per tre ore o più, ma non è gratis, mi costa fatica e poi ho bisogno di recuperare.

Nelle due precedenti occasioni avevo affrontato da sola il colloquio con il medico, che in entrambi i casi aveva portato cattive notizie. Questa volta ho chiesto a Renato di accompagnarmi.
Il chirurgo mi stava aspettando e mi ha ricevuto subito, con qualche minuto di anticipo sull'orario dell'appuntamento. Buono o cattivo segno?
Ha iniziato ripetendo quello che mi aveva già anticipato subito dopo l'intervento: i frammenti di capsula del linfocele che non ha potuto rimuovere, la lipomatosi addominale. L'impressione però era che stesse girando intorno all'argomento principale. Brutto segno.
L'ha presa larga, dicendo che dopo due ecografie, due TAC e la biopsia, la massa più grande che aveva rimosso (13 cm) sembrava proprio un lipoma; anche guardandolo direttamente, anche al primo esame al microscopio.
Ma...
Ma il patologo ha eseguito un approfondimento immunoistochimico (no, non so cosa significhi esattamente: guardate su Google) ed è risultato un liposarcoma ben differenziato. Di grado G1, cioè a bassa malignità. Però maligno.
Si era mascherato bene, il furbastro, cercando di passare per una innocua palla di lardo. Dopotutto era carnevale, no?


Cosa ho provato?
Non lo so esattamente.
Sicuramente non rabbia e non paura. Stanchezza, quella sì. Forse anche fastidio.
Era una possibilità, non la migliore, ma nemmeno la peggiore. Ne ho preso atto e l'ho accettata, in modo abbastanza neutro.
Farò quello che è necessario, come sempre, sperando che vada bene.
Intanto ritornerò in carico al mio oncologo, con cui definiremo il follow-up. Probabilmente saranno solo controlli, molto stretti, per individuare eventuali altre formazioni sospette. Se avrò fortuna non succederà, altrimenti affronteremo quello che viene.

Ora inizia la Quaresima, la penitenza delle comunicazioni: avvertire chi aspetta notizie, rispondere a chi le chiede, affrontare l'inevitabile corollario di facce tristi e visi impietriti e spiegare che no, non è una sentenza di morte.
Meno male che ho il blog che mi risparmia una parte di questa fatica.
E meno male che ho amiche come Cristina che, dopo le sacrosante manifestazioni di dispiacere e solidarietà, la butta sul ridere come piace a me.

mercoledì 10 febbraio 2016

Spuntata

Lunedì sono tornata al CRO per la medicazione.
Attesa lunga, lunghissima, più di due ore, perché il medico che aveva preparato le lettere di dimissione non aveva riportato gli appuntamenti nell'agenda dell'ambulatorio, quindi c'erano più pazienti negli stessi orari. Diciamo che è stato un buon test per capire che sono in grado di restare seduta per un paio d'ore... perciò stasera me ne vado a teatro per assistere allo spettacolo a cui tengo di più fra tutti quelli in cartellone per questa stagione.

In sala d'attesa ho rivisto alcune persone che erano state ricoverate contemporaneamente a me, con un momento di preoccupazione quando la mia compagna di stanza ha detto che non le avevano tolto i punti di e sarebbe dovuta tornare dopo qualche giorno. Vuoi vedere che non li tolgono nemmeno a me?
Invece è andata bene: il medico ha rimosso completamente le graffe della mia zip addominale e il punto dal foro del drenaggio, autorizzandomi a fare la doccia. Purtroppo però quando ho tolto i cerotti a casa mi sono accorta che il foro del drenaggio non è chiuso. Poco male: i sei mesi di catetere venoso di otto anni fa mi hanno insegnato qualcosa sulle strategie da doccia. Ho protetto per bene la ferita con garza sterile e cerotto trasparente e poi via, finalmente sotto l'acqua corrente!
Farò controllare la ferita domani, quando torno al CRO per il colloquio con il chirurgo sull'esito dell'esame istologico.

Ecco, qui un filo d'ansia c'è.
È vero che finora tutto indica una natura benigna delle masse asportate, ma le precedenti esperienze negative non si dimenticano. E pesano.
E poi... perché il colloquio con il chirurgo? Se è tutto negativo basterebbe consegnarmi il referto, no? E la lettera di dimissione che parla di "definizione del programma terapeutico successivo"? Probabilmente è una formula standard, ma un dubbio ti viene.
Vabbè, aspettiamo e vediamo.

Intanto il recupero procede bene: mi muovo con discreta facilità e non ho dolori.
Le energie sono ancora pochine e faccio fatica a usare il PC perché gli occhi si stancano subito, ma andiamo di pazienza e succo di mirtillo.
Cerco di camminare un po' ogni giorno, tempo permettendo. Ieri ho fatto una passeggiatina lungo la via con Gandalf che mi accompagnava come un cagnolino, correndo su e giù, ma senza mai allontanarsi più di pochi metri da me: uno spettacolo. Adesso è acciambellato con me sul divano: non mi lascia mai sola se non per pochi minuti quando esce per andare alla toilette. Tra lui e Renato, non potrei desiderare infermieri migliori!