martedì 12 maggio 2015

Musica, maestro!

Più o meno un mese fa, mentre tornavo in auto dal lavoro, mi sono messa a canticchiare una vecchia canzone di De Gregori così, senza un motivo particolare. Quattro cani, non uno dei suoi pezzi più famosi, ma io ci sono affezionata perché è collegato a persone e situazioni che hanno reso più piacevole la mia adolescenza. Poi ne ho canticchiata un'altra e un'altra ancora e avanti così fino a casa, ricordando i tempi in cui imparavo a suonare la chitarra sulle note dei cantautori italiani, che hanno quasi monopolizzato i miei gusti musicali tra i 14 e i 17 anni e che non ho mai smesso di amare anche più tardi, quando ho aggiunto il rock ai miei interessi.

A voler essere precisi, ho iniziato ad amare De Gregori nel 1979.
La mamma mi aveva portato in montagna, a Moena, per una settimana bianca. Passavo le giornate da sola sulle piste da fondo oppure insieme alla mia cuginetta Maria Cristina sulle discese per lo slittino. Alla sera si restava in albergo, dove l'unico passatempo era il juke box e io facevo suonare e risuonare continuamente Generale. Avevo dieci anni e mi ero letteralmente innamorata di quella canzone, la adoravo, non mi stancavo mai di ascoltarla.
Tornata a casa, pregai la nonna di comperarmi quel disco, insistendo fino quando finalmente lei decise di accontentarmi. Non ho mai saputo come siano andate veramente le cose quel giorno nel negozio di dischi, perché la nonna tornò dicendo che il 45 giri di Generale non esisteva, c'era solo il 33 giri, il disco in vinile grande che però io non potevo ascoltare con il mio mangiadischi, e comunque costava troppo. Non era vero, il 45 giri esisteva, ma l'ho scoperto solo molti anni dopo. Forse nel negozio le avevano detto che non esisteva perché loro non l'avevano o forse la nonna aveva sentito la canzone e non la riteneva adatta a una bambina di dieci anni. Non lo saprò mai.


Immaginando la mia delusione, la nonna aveva deciso di comperarmi un altro disco per consolarmi... ed era tornata a casa con Mi scappa la pipì papà di Pippo Franco. L'aveva preso in perfetta buona fede, pensando che mi sarebbe piaciuto. Probabilmente aveva anche chiesto consiglio al commesso del negozio. Non vi dico quanto ho pianto.

Qualche anno dopo mi sono comperata da sola quel 33 giri e anche altri di De Gregori, poi è iniziata l'era dei CD, il mio giradischi si è rotto e non l'ho più sostituito (a proposito: ho numerosi 33 giri in vinile in perfette condizioni da vendere, se qualcuno fosse interessato...). Ho ricomperato in CD qualche album che avevo in vinile e ho usato una gift card di i-Tunes che mi aveva regalato Renato per crearmi una compilation con i brani di De Gregori che amavo di più, ma tra le decine e decine di CD che possiedo, lo ascolto raramente.
Ho ritirato fuori quella compilation proprio dopo quel tragitto in auto passato a canticchiare De Gregori. Mentre la stavo ascoltando, nel mio studio, è arrivato Renato con le mani dietro la schiena e l'inconfondibile espressione di chi ha in serbo una sorpresa. E che sorpresa!
Due biglietti per il concerto di De Gregori dell'8 maggio a Venezia.


Ci tengo a chiarire che Renato non poteva in alcun modo sapere che il giorno prima in macchina avevo canticchiato De Gregori né che in quel momento lo stavo riascoltando per la prima volta dopo svariati mesi, perché la porta era chiusa e il volume basso. Il fatto che si sia presentato con i biglietti per il concerto proprio in quel momento dimostra in modo incontrovertibile che tra noi due c'è un legame che va oltre ogni logica.
Legame che però si estende solo parzialmente ai gusti musicali: amiamo entrambi il rock e ascoltiamo volentieri insieme gli AC/DC, i Deep Purple o gli Iron Maiden, però a Renato i cantautori proprio non dicono niente, quindi nel darmi i biglietti ha precisato che lui a sentire De Gregori non ci sarebbe venuto e potevo regalare il secondo biglietto a chi volevo.
Nessun problema: la mia amica Chiara venerdì sera era libera e ben felice di accompagnarmi.

Non ci siamo fidate a usare il treno perché l'ultimo parte da Venezia poco dopo mezzanotte e se il concerto si fosse prolungato un po' avremmo rischiato di perderlo. Abbiamo quindi lasciato l'auto a Mestre e raggiunto piazzale Roma con l'autobus. Chiara va spesso a Venezia per lavoro, quindi aveva la sua tessera ricaricabile per il bus e da qualche parte in fondo alla mia borsa ne ho scovate due anch'io, residuo di quando andavo a tenere corsi a Mestre. Una era vuota, ma nell'altra c'erano ancora due biglietti, giusti giusti per andata e ritorno.
Arrivate a Venezia ho gettato la tessera vuota nel cassonetto e ci siamo incamminate verso il Teatro Goldoni, che si trova vicino a Rialto: l'assurdo ponte di Calatrava, un concentrato di errori tecnici le cui fondazioni stanno facendo sollevare il piano stradale dal lato della stazione ferroviaria, e poi il susseguirsi di rio terà, campicalli, e salizade di Cannaregio. Con calma e senza fretta, perché eravamo in anticipo, ma soprattutto perché la mia condizione atletica è all'incirca paragonabile a quella di una megattera spiaggiata.
Dopo aver ritirato i biglietti, ci siamo aggirate nei dintorni, a caccia di uno spuntino. Scartati un paio di bar che esponevano panini e tramezzini d'epoca, abbiamo adocchiato una rosticceria dall'aspetto poco turistico, un po' defilata in un sottoportego. Scelta azzeccatissima: ci siamo limitate a due deliziose mozzarelle in carrozza, ma l'offerta gastronomica era davvero strepitosa e comprendeva piatti veneziani molto invitanti e a prezzi onestissimi.

L'orario di inizio del concerto era ormai prossimo, siamo tornate verso il teatro e ci siamo accomodate nei nostri centralissimi posti in platea, con un moto di gratitudine verso Renato che li aveva scelti alla perfezione. Più di un moto di stizza invece verso il tizio seduto davanti a Chiara, che ha passato metà del concerto a scattare fotografie, muovendosi continuamente a destra e a sinistra per trovare le migliori inquadrature; ma la cosa davvero assurda è che ha impiegato l'altra metà del tempo a guardare le foto che aveva scattato. Dato che la donna che era con lui seguiva invece con entusiasmo il concerto, ne abbiamo dedotto che non gli importasse nulla della musica e fosse lì solo per accompagnarla. Renato ha dimostrato maggiore buon senso dicendomi di andare con qualcuno che potesse apprezzare lo spettacolo.

Il primo pensiero all'entrata in scena di De Gregori è stato "Ma quanto è alto?": rispetto agli altri musicisti sembrava un gigante. Il giorno dopo ho verificato su Internet che è alto "solo" 1,92 quindi forse la differenza rispetto agli altri era almeno in parte un effetto della prospettiva.
Il secondo pensiero invece è stato "È sempre uguale", che non so se sia un complimento. Potrebbe voler dire che adesso sembra giovane come trent'anni fa, oppure che trent'anni fa sembrava vecchio come adesso. Fateci un pensierino se - come a me - vi capita di sentirvi dire "Non sei cambiata per niente!" da gente che non vedete da vent'anni. Che poi nel mio caso è una falsità lampante, perché peso venticinque chili in più e solo un cieco potrebbe non accorgersene.

Una scaletta inattesa, diversa da quella che mi aspettavo in base alle recensioni di altri concerti recenti, con alcuni brani che non conoscevo vicino ai grandi classici e a qualche pezzo che amo particolarmente, in particolare Caterina e L'abbigliamento di un fuochista, oltre a Generale, naturalmente. Peccato non ci fosse il delizioso arrangiamento jazz di Natale dell'album Vivavoce, ma capisco che sarebbe stato fuori stagione.
Eccellenti i musicisti, in particolare il giovane tastierista Alessandro Arianti, davvero straordinario. Impeccabile la voce del Principe, che non risente del passare degli anni. Stendiamo invece un velo pietoso sulle capacità canore del pubblico. Il teatro Goldoni ha 800 posti, ma non era completamente pieno, c'erano spazi vuoti in galleria. Ipotizziamo che ci fossero circa 600 spettatori e che qualcuno non abbia cantato. Quando De Gregori ha invitato il pubblico a cantare con lui, ha ottenuto strofe di Niente da capire e Buonanotte Fiorellino a 500 voci dispari. Ognuna per conto suo.
Gli appunti negativi riguardano la scarsa capacità di comunicazione con il pubblico: solo poche parole, quasi di circostanza ("Grazie a tutti, siete fantastici"). Mi aspettavo qualcosa di più coinvolgente dal punto di vista emotivo e anche qualche pezzo in più; avevo letto di due ore e mezza di concerto a Milano, mentre quello di Venezia è arrivato a malapena a due ore.
Il concerto si è concluso con La donna cannone, accompagnata dal pianoforte e con una splendida chiusura di violino, e un remake di Buonanotte Fiorellino che strizzava l'occhio a Bob Dylan.

Siamo tornate verso il terminal degli autobus sotto qualche goccia di pioggia e lampi che non promettevano nulla di buono, ma alla fine il temporale ci ha graziate.
Ci sono voluti diversi tentativi per individuare la corsia giusta, la segnaletica di piazzale Roma è davvero pessima, ma alla fine l'abbiamo trovata giusto in tempo, pochi minuti prima che arrivasse il nostro autobus.
Appena salite a bordo abbiamo passato le nostre tessere davanti al lettore per scalare il biglietto e... mi sono aggiudicata il premio volpe del giorno: avevo buttato via la tessera buona e tenuto quella vuota!

(ACTV mi perdoni se non ho timbrato il biglietto: giuro però che l'avevo pagato: è in un cassonetto a piazzale Roma)
Il percorso del bus N2 mi ha ricordato un po' quello con l'85 a Roma, che per andare da largo Colli Albani alla stazione Termini fa il giro largo passando dal Colosseo. Qui poco ci mancava che per andare da Piazzale Roma a San Giuliano si facesse il giro per Firenze (se non ci credete, guardate qui). Però ci abbiamo messo un attimo: l'autista ha approfittato delle strade quasi deserte della mezzanotte per divertirsi un po' con l'acceleratore, più che sull'autobus sembrava di essere al luna park.
Dopo aver recuperato la macchina, siamo tornate a casa chiacchierando come non avevamo occasione di fare da un bel po': anche questo è stato parte del regalo!

martedì 5 maggio 2015

Conversazioni domestiche - 7

Lui: "Conta!"
Io: "Cosa?"
Lui (indicandosi la testa): "Conta!"
Io: "???"
Lui (inginocchiato per mostrare la testa): "Conta!"
Io: "Uno... due... tre... quattro... Amore! Ti hanno zanzatissimo!!!"
Lui: "Sono stato fuori un quarto d'ora a togliere erbacce, mi hanno massacrato..."
...
Lui: "Ordina due pizze!"

(per la serie: alimenti consolatori)


sabato 2 maggio 2015

Lavoratori della domenica

Oggi è il primo maggio, festa dei lavoratori, e come accade ormai praticamente in ogni festività, è un fiorire di proteste contro le aperture festive di negozi e centri commerciali, con l'accusa di sacrificare i diritti dei lavoratori sull'altare del profitto e del consumismo.

Sarà che sono una libera professionista, sarà che sono figlia di un'infermiera, ma per me il lavoro festivo non è mai stato un tabù, però capisco che altri lo possano considerare sbagliato o addirittura scandaloso, per motivi familiari, etici o religiosi.
Quello che non capisco - e non accetto - è che tutti questi strenui difensori dei "lavoratori della domenica" mostrino tutta la loro indignazione soltanto per il personale di negozi e centri commerciali.
E tutti gli altri?
Ci sono migliaia di persone che lavorano abitualmente nei giorni festivi e per i quali nessuno parla dai palchi del sindacato, si mobilita su Facebook, organizza raccolte di firme o espone striscioni di solidarietà.

Lasciamo da parte i servizi indispensabili come sanità, sicurezza, viabilità, vigili del fuoco, telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica, acqua e gas, che devono essere sempre garantiti. Possiamo considerare essenziali anche i trasporti e l'informazione, benché si possa tranquillamente sopravvivere per un giorno a settimana anche senza treni o telegiornali. Ammettiamo anche come inevitabile il lavoro festivo per alcune attività che per motivi tecnici non possono essere interrotte, come fonderie, vetrerie, allevamento, ecc.

Ma avete mai sentito qualcuno tuonare contro l'apertura domenicale di bar, ristoranti, pizzerie, cinema, teatri, stadi, alberghi, discoteche o stabilimenti balneari? Lamentarsi se le reti radiofoniche e televisive trasmettono anche di domenica? Se il primo maggio si fanno spettacoli e concerti? Piuttosto accade il contrario: si protesta se nei giorni festivi questi servizi non sono disponibili. Eppure non sono certamente essenziali e sono consumistici e volti al profitto, non meno dei negozi.

Perché voi paladini dei diritti festivi dei lavoratori non vi ergete in difesa di questo esercito di cuochi, camerieri, addetti alle pulizie, tecnici di palco, truccatori, parrucchieri, operatori video, musicisti, speaker, receptionist, arbitri...?
Forse perché anche voi oggi siete andati in gita, al bar, in pizzeria, alla sagra di paese. Qualcuno addirittura ha fatto un salto al centro commerciale ("ma era un'emergenza!"). E avete potuto inserire i vostri post di protesta su Facebook grazie a qualche tecnico informatico che ha lavorato anche il primo maggio.
Io rispetto la vostra opinione, ma mi aspetto che siate coerenti: abbiate la stessa considerazione per tutti i lavoratori e domenica non andate al centro commerciale, ma nemmeno al ristorante, al museo, al cinema, in edicola; non guardate la televisione, non ascoltate la radio, non navigate su Internet. Altrimenti non siete credibili.


PS: No, io oggi non sono andata al centro commerciale. E nemmeno al ristorante o al cinema. E sono sinceramente grata agli addetti alla raccolta dei rifiuti che oggi (ma anche il lunedì di Pasquetta) hanno effettuato il consueto prelievo porta a porta.


mercoledì 22 aprile 2015

Pensieri di viaggio sparsi

Prima di partire, un momento di panico quando ho pensato che il mio orologio da polso fosse rimasto indietro. Invece no: era avanti l'orologio del cellulare.

In treno verso Roma, pensando che i treni ad alta velocità forse non sono tanto male come sostengono i no-TAV. Che poi vorrei vedere se loro per andare da Venezia a Roma prendono i regionali o anche solo l'intercity, che ci mette quasi sei ore anziché tre ore e mezza. Però dopo Bologna ci sono così tante gallerie che è tutto un tappa-stappa-orecchie.

Uno scorcio di panorama straordinario, dalle parti di Arezzo: un dedalo di canyon che si intersecano tra decine di creste di terra e roccia e in mezzo, come un gioiello, un piccolo bosco di alberi bianchi. Se qualcuno riconosce la descrizione e mi sa dire che posto è, gliene sarò grata.

L'arrivo puntualissimo a Roma e - come ogni volta - la sensazione di tornare a casa.

Scoprire che il man-watching in metropolitana nell'era dello smartphone è decisamente poco interessante: tutti trafficano con il cellulare.

L'accoglienza festosa degli zii.

La solitudine di tre notti senza gatti sul letto.

Lo sciopero dei mezzi pubblici di venerdì 17 e il tragitto da Largo Colli Albani alla Stazione Termini (passando per il Colosseo) sardinata sul bus n° 85. Per arrivare a via Cavour ci ho impiegato lo stesso tempo di Ziacris e il Ferrari. Solo che loro partivano da Bologna e io da Cinecittà.
 

La scoperta che anche a Roma ci sono tanti alberi di arance.

I tonnarelli cacio e pepe e il carciofo alla giudìa.

A spasso per i Fori Imperiali con Ziacris e il Ferrari. Davanti al Foro di Augusto c'è una tribuna e Ziacris si chiede per quale spettacolo sia stata eretta. "È per gli umarells!"* risponde il Ferrari. Io mi rotolo dalle risate.
*umarells: in bolognese, pensionati da cantiere, anziani che passano il tempo a guardare - e commentare - i lavori in corso

L'emozione che sale a ogni passo che ci avvicina al PalaExpo.

L'abbraccio con ZdW.

Due nane con sorrisi che illuminano il mondo e ognuna di loro è un po' di Anna e un po' di Angelo e il cuore si stringe e si allarga insieme.

L'incontro con Rosie, Romina e Giorgia.

Le parole di Anna, le foto di Anna, i ricordi di Anna. E le lacrime che rotolano giù davanti a tre paia di occhi chiari, al sogno di una mamma di veder crescere le sue figlie, a quella promessa di stare insieme per la vita.

Il rinfresco sulla terrazza dell'hotel Exedra che diventa un mini-raduno di Oltreilcancro.

Sabato la metro finalmente funzionante. Piazza Barberini. Ma quanto è bella Roma?

Salire al Colle. Letteralmente, lungo via delle Quattro Fontane; zoppicando un po' per via della sciatica, ma sempre di buon passo.

Matisse alle Scuderie del Quirinale.

Ehm... non quel Matisse, ma questo:
 

La vista stupenda dalla vetrata del museo. L'ho già detto quanto è bella Roma?

Ancora a spasso e a chiacchiere con Rosie, Ziacris e relativi consorti.

Un'allegro raduno di cugini romani di prima e seconda generazione. E la tenerezza di un tatuaggio con le iniziali dei propri fratelli.

In viaggio verso casa, con la signora sul sedile di fronte che decide di togliersi le scarpe proprio mentre azzanno con entusiasmo i panini che mi ha preparato la zia per il viaggio.

Il cambio treno a Mestre, realizzando che tra una splendida-giornata-di-primavera-a-Roma e una splendida-giornata-di-primavera-a-Mestre ci sono almeno cinque gradi di differenza ed è meglio mettersi la giacca.

I fumatori stupidi. Che già il fatto di fumare non depone a favore della loro intelligenza, ma se ti soffiano pure il fumo addosso e poi gettano i mozziconi di sigaretta a terra, sono completamente deficienti.

L'arrivo a casa, di nuovo tra le braccia del mio amore e tra le zampe dei miei felini. Con il Ciccio guest star sul letto per festeggiare il mio ritorno.

mercoledì 18 marzo 2015

Presentazioni

No, non ho abbandonato il blog. E non sono nemmeno partita per un lungo viaggio, come ipotizzava Fausta questa mattina. Sono soltanto impegnata, impegnatissima, sommersa dagli impegni: lavorativi, teatrali, familiari e di volontariato.
All'orizzonte intravedo una schiarita, la conclusione di alcune incombenze, che dovrebbe permettermi di rifiatare, ma per il momento l'obiettivo è solo onorare tutti gli impegni cercando di non accumulare troppo sonno arretrato.
In questo labirinto di cose da fare voglio trovare il tempo per partecipare alle presentazioni di due libri che contengono qualcosa di mio. Se avete tempo e voglia, venite anche voi.

Sabato 21 marzo alle ore 18:00 presso il Caffè Municipio di Pordenone, in corso Vittorio Emanuele II 58, la Compagnia di Arti e Mestieri e l'Associazione Inscena presentano Quello che le Donne non dicono, raccolta dei testi delle edizioni 2012, 2013 e 2014 dell'omonimo concorso letterario, comprendente anche la mia Lezione sugli uomini.


La prossima settimana invece, mercoledì 25 marzo alle ore 17:30 presso la Sala Consiliare del Comune di Aviano, in piazza Duomo, sarà presentata la raccolta di racconti del premio letterario Scriviamoci con cura 2014, in cui è incluso Compagne di viaggio.


domenica 1 febbraio 2015

Senilità


  1. Preparare con scrupolo la lista della spesa... e poi uscire lasciandola sul tavolo.
  2. Trovare un sistema ingegnoso per tirare giù un prodotto dal fondo dello scaffale più alto del supermercato... e poi, mentre mi congratulo con me stessa, alzare lo sguardo e scoprire che mezzo metro più in là ce n'è un espositore pieno, perfettamente a portata di mano.
  3. Inserire in agenda uno spettacolo che ci tenevo molto a vedere, con tanto di promemoria impostato sul cellulare... e poi lasciare il cellulare spento e vedere il promemoria con mezz'ora di ritardo.
  4. Organizzare alla perfezione i tempi per lavare i capelli mentre la torta salata cuoce nel forno... dimenticando che finché il forno è acceso non posso attaccare il phon.
Tutto questo negli ultimi tre giorni.
Che dite, devo iniziare a preoccuparmi?