mercoledì 16 luglio 2014

Caro diario... 2

Ormai siamo quasi adulti e ci siamo dimostrati responsabili e giudiziosi.
Cioè... io mi sono dimostrato responsabile e giudizioso. E anche pulito, affidabile e discreto.

Sono quello che non disturba, che non combina mai un guaio.
Quello che va a caccia nel campo e porta a casa la cena.
Quello che corre leggero come una gazzella e si arrampica agile come uno scoiattolo.
Quello che quando incontra il Ciccio lo annusa rispettosamente e si fa da parte.
Quello che si mette con la pancia per aria e fa le zampotte dolci per prendere le coccole.
Quello paziente, timido e riservato.
Quello grigio con le sfumature d'argento.

Non faccio cadere i soprammobili di Thun e le matrioske, io.
Non mi appendo alle zanzariere con quattro zampe, come un grosso geco peloso.
Non distruggo gli scatoloni e non faccio coriandoli dei fazzoletti di carta.
Non rovescio le ciotole dell'acqua.
Non cammino sui fornelli e non metto in bocca la spugna dei piatti.
Non mi infilo sempre tra i piedi rischiando di far cadere gli umani e facendomi pestare le zampe.
D'accordo, mesi fa c'è stata quella storia con l'albero di Natale, ma non sarebbe mai successo se mio fratello non avesse tentato di attaccarmi.

Ecco, appunto: mio fratello.
Quello che mi azzanna alla gola senza motivo.
Quello che corre leggero come un ippopotamo e si arrampica agile come un bradipo.
Quello che quando incontra il Ciccio gli fa gli assalti e gioca con la sua coda.
Quello che oblitera con i denti ogni pezzo di cartone che gli capita a tiro.
Quello che ogni volta che si muove fa un danno.
Quello che ne combina sempre una e poi la passa liscia perché fa gli occhioni dolci.
Quello grigio con le sfumature d'avorio.

Noi due, uguali e diversi.





              Aki

venerdì 4 luglio 2014

Ciao zia!

Io non sono credente e non lo so se c'è un "dopo".
Ma se c'è, sono sicura che adesso la Maria sta facendo gli onori di casa, dandosi un gran daffare ad accogliere, a presentare, a spiegare come funzionano le cose lì. E che sta aiutando la nuova arrivata - sua sorella - a sentirsi meno sola e meno triste per la separazione.

Ciao, dolce zia Nelia.

lunedì 23 giugno 2014

Caro diario...

Caro diario,
ieri è stata una giornata molto intensa. Come ogni sabato, ho dovuto seguire la lavatrice, l'aspirapolvere, il piumino e il mocio, ma questa volta c'è stato anche l'impegno aggiuntivo del vaporetto: un lavoraccio.


E tutto sulle mie spalle, perché l'altro se ne stava beato a dormire sul divano!
Non che mi lamenti, in fondo ha ragione, perché è giusto dividersi i compiti: io che ho più occhio per le faccende domestiche mi occupo della casa, mentre lui che è agile e veloce rifornisce la dispensa, consegnando quasi ogni giorno carne fresca.


Va bene così.
Devo ammettere poi che qualche volta mi aiuta: la settimana scorsa, ad esempio, abbiamo sistemato insieme i cassetti della cucina.


Gli umani in questo periodo si vedono poco: sempre fuori, sempre di corsa. Per fortuna trovano il tempo per farmi qualche coccola e io ci metto del mio, facendomi trovare quasi sempre a portata di carezza: oltre ad assisterli quando fanno le pulizie, dormo con loro sul lettone, li accompagno in bagno, mi offro per il controllo qualità degli acquisti...


Lei è tanto stanca, a volte quando arriva a casa alla sera non accende nemmeno il computer, mangia, fa una doccia e va direttamente a letto. Ormai sono due mesi che si chiude nel suo studio a lavorare anche di domenica.
Quando è così stanca deve stare attenta, perché diventa scorbutica e tende a reagire in modo sgarbato, così cerca sempre di contare fino a dieci, a venti o anche a cento prima di rispondere... e non sempre ci riesce.
Però sta bene, zoppica solo un po' per via del ginocchio. Aspetta la visita ortopedica a inizio agosto. Dalla risonanza è risultato che ha "poco di tutto": minime irregolarità del menisco, modesto versamento dietro la rotula, lieve tendinosi, leggera distensione capsulare. Niente di grave, ma i movimenti del ginocchio sono ostacolati, come se fosse un ingranaggio su cui è stato versato miele anziché olio.

Un paio di settimane fa in casa c'è stato un evento importante: gli umani hanno installato le tende in camera da letto. Pare che in tutte le case umane siano presenti le tende, ma qui da noi non ce n'era nemmeno una, perché a lei piace tanto la luce del sole e non voleva fermarla in nessun modo. Ha dovuto rassegnarsi solo perché paio di mesi fa nella casa di fronte sono arrivati i nuovi vicini, una coppia simpatica, ma non al punto di condividere con loro la nostra camera da letto.


Lei era un po' preoccupata per le tende, soprattutto dopo che io ho rubato la più piccola delle matrioske che si vedono sul settimanale. Ci tiene molto a quelle matrioske, che sono dipinte a mano con scene di una favola popolare della Repubblica Ceca. Le aveva viste a Praga molto tempo fa e ne era rimasta incantata, ma non se le poteva permettere ed era tornata a casa con il rimpianto di non aver potuto soddisfare quel desiderio; anni dopo, quando ha avuto occasione di ritornare in quella città con qualche soldino in più in tasca, finalmente le ha comperate. Quando cadono fanno un rumore bellissimo e poi rotolano splendidamente...
Comunque con le tende finora siamo stati bravi, mio fratello e io; abbiamo solo giocato un po' con il fermatenda a forma di fiore, ma senza fare danni.
Invece ho scoperto che il cordino della zanzariera è molto interessante e fa anche un bel rumore quando lo faccio sbattere ripetutamente contro il termosifone, soprattutto verso le quattro del mattino. Poi però gli umani mi sbattono fuori dalla camera da letto e non capisco perché.

A proposito di camera da letto, ora ti lascio, caro diario. A lei si stanno chiudendo gli occhi per il sonno: non vorrai mica che la lasci andare a letto da sola!?!


  Gandalf

sabato 17 maggio 2014

Tetris

Le mie giornate continuano ad avere un ritmo frenetico, tra lavoro, studio (ebbene sì, dopo la buona esperienza dello scorso anno mi sono iscritta a un altro corso di perfezionamento universitario) e teatro.
Quando va bene esco di casa al mattino poco dopo le 8 e rientro all'ora di cena, ma a volte parto anche un'ora prima e quando ho il corso di teatro torno dopo le 23. Alla sera non provo nemmeno a mettermi davanti alla TV, dopo la doccia crollo direttamente sul letto.
Negli ultimi due mesi ho pranzato quasi sempre fuori, il più delle volte rosicchiando rapidamente un paio di barrette sostitutive del pasto senza interrompere il lavoro, e in casa avrò cucinato sì e no una decina di volte; ormai Renato passa molto più tempo di me ai fornelli e io non so nemmeno cosa ci sia in frigo... ammesso che ci sia qualcosa.
La mia agenda è come lo schema di una partita di Tetris, in cui cerco di incastrare tutti i pezzi per utilizzare al meglio lo spazio disponibile, maledicendo ogni imprevisto che rischia di far saltare la configurazione studiata con tanta cura, come il virus intestinale che l'altra settimana mi ha regalato - letteralmente - un paio di giorni di m...


Lavorare tanto è faticoso, ma ha i suoi vantaggi. Si porta a casa la pagnotta, innanzitutto, e non è poco. E ai tanti impegni corrispondono anche soddisfazioni professionali e personali.
Però il tempo libero, quello da dedicare a se stessi, si riduce fino quasi ad annullarsi e questo in linea di principio non è una buona cosa. Talvolta però ritrovarsi a non avere nemmeno il tempo di pensare può essere utile; ad esempio nel periodo dei controlli di follow-up.
Otto giorni fa mi sono ritrovata a fare la radiografia al torace quasi senza accorgermene. A inizio settimana prelievi di sangue, audiometria e visita dall'otorino e poi di corsa da un cliente. Ieri ecografia addominale e risonanza magnetica al ginocchio per un dolore di origine misteriosa al legamento esterno, che mi disturba ormai da più di un mese e subito di nuovo al lavoro. Tutto così di corsa che non ho quasi avuto il tempo di preoccuparmi.
Ho detto "quasi".
Qualche pensiero malefico trova sempre il modo di fare capolino, ma non ho tempo da dedicargli, quindi lo accantono.
Alla fine, ieri mi sono ritrovata in mano il referto dell'ecografia che conferma una situazione di assoluta normalità: niente masse sospette nell'addome né altri motivi di allarme. La palla è sempre lì, invariata pure lei.
Nessuna novità nemmeno sul fronte dell'udito: sono sempre un po' sorda, ma non più dell'anno scorso.
Invece - udite udite - le analisi del sangue per la prima volta da sei anni a questa parte non hanno asterischi nella riga dei globuli bianchi: ho raggiunto la fatidica soglia di normalità di 4.000!


Mancano ancora gli esiti di RX torace e risonanza al ginocchio, che saranno disponibili alla fine della prossima settimana. Spero che non riservino brutte sorprese... non ho tempo da perdere, io!

venerdì 2 maggio 2014

Un blog che merita una visita

Si chiama Alessio, ha 20 anni e un sarcoma osseo.
E scrive in modo fantastico.
Andate a trovarlo, ne vale la pena

http://guerraalcancro.blogspot.it/


domenica 27 aprile 2014

Evoluzione

Credo di non aver mai raccontato come è nata l'idea di questo blog: rimedio subito.
Quando mi è stata diagnosticata la recidiva, a settembre 2007, numerosi parenti e amici scrivevano e/o telefonavano per sapere come stavo, quale sarebbe stato il percorso terapeutico, se avevo bisogno di qualcosa...
Le persone che si interessavano alla mia situazione erano davvero tante ed era oggettivamente difficile rispondere singolarmente a tutti, per cui iniziai a utilizzare l'e-mail come strumento di comunicazione collettiva. 
Da subito decisi di dare ai miei messaggi un tono per quanto possibile leggero e ironico, riempiendoli di immagini buffe: ero ben decisa a non permettere alla malattia di rubarmi il sorriso.
Dopo le prime tre o quattro mail, ricevetti la risposta del mio amico Ugo, che insieme agli auguri per la mia salute inserì una proposta: "Perché non apri un blog?"
"Che bella idea, Ugo!" pensai leggendo. E subito dopo: "Ma che cos'è un blog?"
Davvero non ne avevo idea: fu necessaria una visita a Wikipedia per scoprirlo.
Ma Ugo non è ingegnere per niente: in calce alla sua mail aveva inserito un link alla guida di blogspot per creare un blog.
Decisi che era proprio quello che mi serviva e mi ci buttai a pesce.

Pochi minuti dopo si presentò la prima difficoltà.
Non si trattava di un problema tecnico, io non sono certo a digiuno di informatica e il tutorial era chiarissimo, ma era comunque una questione fondamentale: dovevo dare un titolo al blog.
Rimasi bloccata per diversi minuti nel tentativo di condensare in poche parole quello che era il mio scopo in quel momento: raccontare la mia storia di malata di cancro in modo lieve, se possibile addirittura divertente.
Ne venne fuori "Contro il cancro con un sorriso - Cronaca quasi seria della mia battaglia contro il cancro". Non mi entusiasmava, ma in quel momento ero ansiosa di iniziare la mia avventura di blogger e non mi venne in mente nulla di meglio.

Ero molto orgogliosa della mia decisione di aprire un blog e pensavo - molto ingenuamente - di aver fatto qualcosa di unico e speciale. Nessuna meraviglia: sono piuttosto egocentrica già di mio e in quel periodo di malattia ero particolarmente portata a pensare che il mondo girasse unicamente intorno a me.
Solo molti mesi dopo scoprii di non essere l'unica cancer-blogger al mondo... e per la verità nemmeno la migliore.
La scoperta degli altri blog fu un duro colpo per il mio orgoglio: non solo ce n'erano tanti, ma alcuni erano davvero splendidi. Uno più di tutti.
E avevano titoli bellissimi, evocativi, pieni di significato: On the widepeak, Le nebbie di Avalon, L'insieme di Julia... Il mio, al confronto, era di una banalità imbarazzante.
L'unica parte che mi piaceva era l'identificativo che avevo scelto per l'indirizzo: miasorriso.

In questi sei anni e mezzo di vita del blog ho pensato più volte di cambiare quel titolo, ma mi ha sempre frenato l'idea che avrei compromesso l'identità del blog, che l'avrei in qualche modo rinnegato.
È anche vero però che in questi anni il blog è cambiato e si è evoluto: con l'aumentare della distanza temporale dalla malattia, i post in cui parlo di cancro si sono fatti sempre meno frequenti rispetto a quelli che trattano altri argomenti.
È cambiato anche il mio modo di considerare la malattia. La parola "contro" non mi piaceva già all'inizio e ora mi piace ancor meno, perché implica un'emozione negativa, un senso di ostilità che mal si concilia con l'obiettivo di raggiungere uno stato di benessere fisico e spirituale. Ora tendo a considerare quel periodo non come una battaglia, ma come un tratto particolarmente faticoso del mio cammino di vita. E in questo cambiamento c'è sicuramente lo zampino di Anna.

Non ho ancora deciso se cambiare titolo al blog oppure no, ma intanto rifletto sulle possibili alternative. Magari se trovo quella "giusta" faccio il grande passo.
In realtà il titolo perfetto l'avevo trovato nell'autunno del 2010, ma l'ho messo a disposizione di un progetto più grande (ebbene sì, concedetemi questo momento di orgoglio personale: il titolo Oltreilcancro è una mia creatura e anche il logo con il sole).
NON si accettano suggerimenti sull'eventuale nuovo titolo: l'obiettivo è trovare qualcosa che mi rappresenti, quindi deve venire da me.
Però vi sarei grata se partecipaste al sondaggio che ho inserito in alto a destra, per conoscere la vostra opinione sull'opportunità o meno di modificare il titolo. Come di consueto, anche i commenti al post sono i benvenuti.

lunedì 21 aprile 2014

Gli ultimi pensieri famosi

Una delle convinzioni più diffuse in merito alle persone che hanno avuto il cancro è che la malattia abbia insegnato loro ad apprezzare le cose buone della vita, prima fra tutte la salute.
Probabilmente questo è vero per qualcuno, forse per molti. Per me assolutamente no.
Non perché io non sappia apprezzare le cose buone, ma proprio per il motivo opposto: non le ho mai date per scontate.
Ricordo nitidamente che, quando andavo alle scuole medie, nelle giornate in cui mi sentivo anche solo discretamente mi dicevo che avrei messo la firma per non stare mai peggio di così: già da ragazzina consideravo una fortuna il fatto di godere di buona salute.
Ho sempre riconosciuto anche il valore dei piccoli piaceri quotidiani: un libro, un bicchiere d'acqua fresca quando ho sete, il pane appena sfornato, ancora tiepido e profumatissimo, rintanarmi al calduccio sotto il piumone in una notte invernale... E la gioia di ammirare le meraviglie della natura: un tramonto coloratissimo, una notte stellata, le montagne innevate sullo sfondo, un albero, un fiore, un gatto...
Insomma, non ho avuto bisogno di una malattia grave per imparare ad apprezzare la vita, ci riuscivo benissimo già prima.
Quindi - per inciso - evitate di propinarmi scemenze del tipo: "Però tu (che hai avuto il cancro - ndr) adesso riesci ad apprezzare di più la vita e a dare il giusto peso alle cose!" Come se ammalarsi di cancro fosse una fortuna. O se fosse necessaria una malattia per capire cosa è importante nella vita.

Fine del pistolotto introduttivo, il cui senso si chiarirà nel prosieguo del post.

Quest'anno la Pasqua è stata l'occasione per spignattare un po', dopo settimane di impegni così fitti da non lasciarmi nemmeno il tempo di preparare una pasta al burro: stare tutti i giorni fuori dalla mattina alla sera e quasi sempre anche dopo cena non favorisce certo la vocazione culinaria. E a pensarci bene, non favorisce nemmeno l'aggiornamento del blog.
Ieri ero impegnata a preparare il mio contributo al pranzo pasquale, organizzato come di consueto dagli zii (che otto giorni fa sono diventati nonni: benvenuta piccola Zoe!) per il quale io di solito sono incaricata di fornire antipasti, verdure cotte e dolce. Quest'anno avevo deciso di proporre hummus di ceci, spuma di prosciutto e mousse di salmone da spalmare sui crostini, tartellette agli asparagi, mix di verdure al forno e un esperimento di pasticceria con cui volevo cimentarmi da tempo e che è riuscito abbastanza bene:


Dopo aver preparato lo zucchero a velo con un piccolo frullatore elettrico, vecchissimo, che originariamente usava mia nonna per macinare il caffè e mentre il mio adorato Kenwood Chef Titanium montava tuorli e zucchero per la crema, io frullavo i ceci con la tahina e il succo di limone per l'hummus con l'accessorio mixer del Minipimer.
Fedele all'atteggiamento che ho descritto nell'introduzione, riflettevo sulla comodità dei miei elettrodomestici da cucina, apprezzando il grande risparmio di tempo e di fatica che mi consentono. Mi dicevo che è una fortuna poter disporre di tante attrezzature, programmandone mentalmente le lavorazioni successive: la pasta frolla nel Kenwood, la mousse di salmone e la spuma di prosciutto nel mixer del Minipimer, la panna montata per la mousse con l'accessorio frusta.


Mai avrei potuto affrontare quell'impegno senza il supporto della mia tecnologia da cucina ed ero molto grata di avere a disposizione tutti quegli strumenti.
Se le avessi pronunciate ad alta voce, sarebbero state le ultime parole famose, invece le ho solo pensate, quindi si possono definire gli ultimi pensieri famosi.
Perché dopo aver frullato l'hummus, il mixer del Minipimer è morto. Defunto. Deceduto. Trapassato.
Non un problema di motore, si è bloccato il sistema di trasmissione del movimento che si trova nel coperchio e non c'è stato verso di farlo ripartire.
Niente panico: ho usato il frullatore a immersione per la spuma di prosciutto, che è venuta solo un po' meno cremosa di come avrei desiderato, e il mixer grande per la mousse di salmone... e alla fine ho comunque apprezzato la fortuna di avere addirittura la possibilità di utilizzare attrezzature sostitutive quando una non è disponibile. E ho potuto dare il mio contributo al pranzo pasquale

A proposito... Buona Pasqua!