venerdì 19 maggio 2017

Prima che me lo chiediate

Stamattina ho iniziato il tour dei controlli trimestrali con RX torace e risonanza magnetica.
Ho rischiato di non riuscire a fare la radiografia. Mi avevano dato appuntamento alle 8:45 per il torace e alle 11 per la risonanza. Al momento della prenotazione avevo chiesto se era possibile avvicinarli un po', per evitare di restare a girare i pollici per due ore in sala d'attesa. Mi avevano risposto che non potevano modificare l'orario, ma non era un problema: se fossi arrivata verso le 10:15 mi avrebbero fatto prima i raggi e poi la risonanza. Solo che quando mi sono presentata allo sportello, per sicurezza alle 9:45, la stessa addetta che mi aveva dato gli appuntamenti ha sgranato gli occhi chiedendomi come mai fossi tanto in ritardo.
"Perché me l'avete detto voi..."
"Ah, sì, è vero. Solo che oggi devono fare una manutenzione sulla macchina e non so se riusciamo... Aspetti un attimo."
Si è allontanata un attimo dallo sportello per conferire con i tecnici di radiologia, poi mi ha detto di andare subito nel corridoio delle radiografie, dove mi stavano già aspettando e in pochi minuti abbiamo sbrigato la pratica. Meno male, perché non avevo nessuna intenzione di tornare un'altra volta.

Prima che me lo chiediate: no, non so niente degli esiti. Nessuna anticipazione, nessuna possibilità di valutare l'espressione di tecnici e radiologi di fronte alle prime immagini. In un caso ero nell'altra stanza, nell'altro dentro al tunnel.
Per avere le prime risposte bisognerà aspettare l'ecografia di fine mese. I referti degli esami di oggi saranno pronti tra un paio di settimane, ma li ritirerò l'8 giugno, quando torno al CRO per le visite, perché prima non riesco a organizzarmi con gli orari.
E no, non intendo tempestare l'ospedale di telefonate per velocizzare i tempi, perché non ce n'è bisogno, basta che gli esiti siano pronti per il giorno delle visite e una settimana in più o in meno non mi cambia nulla. Armatevi di pazienza.

A parte il quasi-problema con la radiografia, l'unico evento degno di nota oggi è stato un incontro in sala d'attesa.
Una signora anziana mi ha chiesto se avessi già fatto prima la risonanza magnetica. Sì, molte volte: sono undici anni che frequento questo reparto ogni tre/sei mesi, a volte per la TAC, altre per la risonanza.
Ha sgranato gli occhi: "Undici anni? È mai stata operata?"
"Quattro volte. Tre all'addome e una all'inguine; l'ultima volta ci ho rimesso due muscoli della gamba destra."
"Ah, però cammina bene! E ha anche un bell'aspetto!" (In effetti il mio aspetto è decisamente florido: ho ripreso tutti i chili che avevo perso in ospedale e anche qualcuno in più. Mannaggia.) "Dalla pancia è passato alla gamba?"
"Non esattamente: quello della gamba era diverso dagli altri. Mi sa che ho un difetto di fabbrica, il mio DNA deve essere guasto. Finora siamo riusciti a toglierli, ma prima o poi ne arriverà uno che non si può operare."
"Mi dispiace, così giovane! Però la vedo tanto sorridente..."
"Ci provo, signora. Ho avuto una bella dose di sfiga e se non ci rido un po' sopra, non mi passa più!"
Qualche minuto dopo ho capito il senso delle sue domande, perché dalla radiologia è uscita una donna in sedia a rotelle, la figlia. Ha la mia stessa età e anche lei è stata operata alla gamba destra, ma è decisamente più in difficoltà di me con i movimenti.
Mi ha chiesto se avevo perso anch'io tanta massa muscolare durante il ricovero (Hai voglia!) e come ho fatto a recuperare. Le ho detto che la fisioterapia mi ha aiutato moltissimo e le ho spiegato alcuni esercizi semplici che ho trovato particolarmente efficaci.
Nel frattempo la madre continuava a sottolineare come mi muovevo bene e quanto ero su di morale. Il sottinteso era chiaro: "Cerca di essere così anche tu!". Voleva essere incoraggiante, probabilmente aveva visto in me una possibilità, una speranza e voleva trasmetterla alla figlia.
Ma io guardavo la donna triste sulla sedia a rotelle e sentivo che quelle parole, anche se dette in buona fede, la ferivano. Ho avuto l'impressione che le sentisse quasi come un'accusa perché non riusciva a essere agile e sorridente come me.
È come quando da bambini i genitori ci additavano qualche coetaneo dicendo: "Guarda come è bravo-educato-obbediente-studioso-gentile-generoso...". E tu ti sentivi sbagliato e ti chiedevi perché non potevano volerti bene per quello che eri.
Mi è dispiaciuto tanto. Per la madre, che cercava di essere di aiuto con tanto amore e per la figlia, che sicuramente ha capito le buone intenzioni, ma si è sentita mortificata.

Non si devono fare confronti. Ognuno ha la sua storia, il suo percorso di sofferenza, che non può essere paragonato a quello degli altri.
Sicuramente ci sono atteggiamenti e comportamenti che possono aiutare a gestire meglio l'esperienza della malattia e altri che la rendono invece più difficile e pesante, ma tutti cercano di fare del proprio meglio con le forze, fisiche e mentali, che hanno a disposizione. Anch'io, che di solito riesco a essere ironica e sorridente, ho avuto giornate in cui, nonostante tutto il mio impegno, non riuscivo a tirare fuori altro che lacrime. 
Potete suggerire a un malato di FARE qualcosa che può aiutarlo a sentirsi meglio: camminare (se può), meditare, accarezzare un gatto, aprire un blog... Ma non chiedetegli mai, mai di ESSERE diverso da quello che è. 

1 commento:

  1. ho letto quattro volte il post. la parte finale e' speciale. come te

    RispondiElimina