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giovedì 11 aprile 2024

Esperienze da fare

Finalmente stiamo facendo la nostra luna di miele, più o meno.
Prima di immaginare spiagge tropicali e hotel romantici, ricordate che stiamo parlando di noi due e che io non sto benissimo, quindi la situazione è tutt'altro che convenzionale: l'idea è semplicemente fare insieme qualcosa di piacevole che non mi affatichi troppo. Siamo ben consapevoli che il nostro tempo insieme sarà limitato e vogliamo riempirlo al meglio, raccogliendo tutti i pensieri felici che possiamo trovare.


Avevamo fatto una "gita" a Padova la scorsa settimana per la mia PET, l'appuntamento era alle 8, quindi mi ero dovuta alzare prestissimo, ma almeno avevamo trovato facilmente parcheggio. Durante il colloquio preliminare, l'infermiera mi aveva chiesto quando avessi fatto l'ultima chemio. 
- 26 marzo.
- Mmmh è passato poco tempo... Sento la dottoressa, aspetti fuori.
Qualche minuto dopo è tornata con la specialista in Medicina Nucleare che ha confermato che sarebbe stato meglio rinviare l'esame di un paio di settimane. Invano l'oncologa ha spiegato che la cinetica del farmaco, a rilascio lento e prolungato, rende indifferente fare l'esame dopo una settimana dall'infusione oppure dopo tre; alla fine ha rinunciato a insistere, valutando che qualsiasi eventuale incertezza sull'interpretazione del risultato avrebbe potuto innescare uno scaricabarile di responsabilità.
Siamo tornati a casa con una buona dose di incazzatura per il viaggio a vuoto e un nuovo appuntamento per il 19 aprile, almeno questa volta a un orario civile, le 14.
Per consolarci, il giorno seguente ci siamo concessi un'ottima cena di pesce a Caorle insieme a una coppia di amici.


Questa settimana Renato è in ferie, mentre io lunedì avevo un impegno di lavoro, ma ho preso ferie per il resto della settimana.
Martedì siamo tornati a Caorle per una passeggiata sul lungomare: la giornata era splendida e in centro storico ci sono alcune installazioni artistiche davvero gradevoli.


Ieri le previsioni meteo davano pioggia e vento, quindi abbiamo preferito rimanere a casa: il maltempo rende particolarmente scomodo muoversi con la sedia a rotelle.
Ne ho approfittato per chiamare la segreteria di programmazione interventi, per avere notizie della mia cistolitotrissia*, dato che è passato più di un mese da quando mi hanno inserito in lista. Continuo a trovare sangue nelle urine, talvolta anche molto abbondante - qualche giorno fa sembrava che nel WC fosse stato scannato un maiale - per cui l'oncologa ha deciso di non fare ulteriore chemioterapia fino a quando il problema non sarà risolto e dato che la chemio in questo momento è l'unica cosa che mi tiene in vita, sospenderla non è una buona cosa. 
Dopo tre tentativi, finalmente sono riuscita a prendere la linea e a segnalare il mio problema.
- Signora, i tempi di attesa per questo tipo di intervento sono lunghissimi, i medici non glielo avevano detto?
- No! 
- Farò presente la situazione, ma abbiamo liste lunghissime di pazienti oncologici in attesa di intervento...
- Va bene, grazie.


Ho contato fino a dieci venti cento per far sbollire un po' la rabbia: se mi avessero detto subito che i tempi di attesa erano lunghi, avrei cercato altre soluzioni invece di passare inutilmente un mese a dissanguarmi!
Ho avvisato l'oncologa, che si è attivata immediatamente e nel giro di un'ora mi ha fissato un appuntamento con gli urologi dello IOV per stamattina alle 9:30.
Perfetto! Oggi avevamo appunto programmato di andare a Padova per visitare una mostra e concederci una coccola speciale, un sogno che avevo nel cassetto da molto tempo, e la programmazione degli orari si incastrava perfettamente.

La giornata di oggi non è iniziata benissimo, perché le elettroformiche mi hanno svegliata alle cinque e mezza e non c'è stato verso di liberarmene, mi stanno ancora rosicchiando la parte esterna del piede fantasma.
Un po' di traffico in autostrada, prevedibile in orario di punta, ma come di consueto ci eravamo mossi per tempo e siamo arrivati in perfetto orario.  
La visita è stata puntualissima, anche con qualche minuto di anticipo, e molto rapida: l'urologo ha preso visione della documentazione e mi ha messa in lista per l'intervento nella sede IOV di Castelfranco, che per noi è comunque abbastanza comoda da raggiungere e dovrebbe anche avere qualche parcheggio in più rispetto alla sede di Padova.


Evasa la pratica medica, ci siamo dedicati al nostro programma di svago.
In questo periodo a Padova ci sono due mostre molto interessanti, ma dubitavo di avere abbastanza energie da visitarle entrambe nello stesso giorno, quindi abbiamo scelto quella che chiude tra poche settimane, riservandoci di tornare più avanti per vedere l'altra. Scelta saggia: non sarei riuscita a restare fuori casa più a lungo e sono comunque rientrata con il piede piuttosto gonfio.


Ci siamo spostati verso il centro storico, dove abbiamo faticato un po' a trovare un parcheggio: ci sono numerosi stalli riservati alle persone con disabilità, ma sono quasi tutti nominativi, fruibili solo dal titolare di un contrassegno specifico. Per non parlare del maledettostronzobastardo che ha occupato senza averne titolo un parcheggio per disabili in piazza delle Erbe, con le quattro frecce accese a indicare che sarebbe tornato subito. Peccato che la strada sia molto stretta e dietro di noi ci fossero altre tre macchine, abbiamo atteso un po', ma non potevamo bloccare il passaggio più a lungo per aspettare i comodi del maledettostronzobastardo, quindi abbiamo dovuto proseguire e cercare altrove, trovando alla fine un posto libero a circa 800 metri dalla nostra destinazione. La passeggiata è stata abbastanza piacevole, con qualche difficoltà legata ai marciapiedi sconnessi in più punti; abbiamo raggiunto Palazzo Zabarella in perfetto orario sulla nostra tabella di marcia e ci siamo goduti una bellissima raccolta di capolavori di alcuni grandi artisti francesi della pittura e della scultura.
 

Dopo aver completato la visita, molto soddisfatti, abbiamo raggiunto l'auto e ci siamo allontanati dal centro, affidandoci come di consueto al navigatore, fino a raggiungere la nostra destinazione, a Sarmeola di Rubano.
Desideravo da anni l'esperienza gastronomica di un ristorante con tre stelle Michelin: finalmente oggi ho realizzato questo sogno.


Siamo stati accolti dallo chef in persona, Massimiliano Alajmo, il più giovane cuoco nella storia ad aver ricevuto le tre stelle Michelin quando aveva soltanto ventotto anni. Durante il servizio è venuto più volte in sala a verificare la soddisfazione degli ospiti, fermandosi a scambiare qualche parola a ogni tavolo.


I camerieri ci hanno fatto accomodare in sala, dove è iniziato un percorso gastronomico assolutamente indimenticabile.

Selezione di grissini, pane artigianale, olio aromatizzato con estratti di verdure: tentazioni golose a cui abbiamo fatto molto onore




Benvenuto dello chef: cristallo di melanzana e basilico, uovo di quaglia con bottarga di pomodoro, crostino di baccalà, nuvole di parmigiano: un tripudio di profumi, consistenze e sapori.


Abbiamo scelto il menu degustazione "Max", un intrigante percorso di sapori e profumi.


Carpaccio di tonno impanato ma non cucinato al peperone crusco, con salsa al curry e radicchio: delizioso!


Bob spoon: da un lato purè di patate alla foglia di fico, timo e caviale, dall'altro mozzarella ripiena di salsa di pomodori arrostiti e peperoni affumicati, da mangiare in un solo boccone: un'esplosione di sapore!


Raviolo di brodo dashi con crema di mandorle e sgombro: il brodo è dentro al raviolo, sorprendente e straordinariamente aromatico, grazie anche allo zenzero. Meraviglioso!


Risotto all'ananas nero, arricchito da ostriche che danno una sferzata di freschezza a un piatto dai sapori decisi.


Suono n'uovo: tagliatelle fatte con uova intere, guscio compreso, condite con burro, estratto di sedano rapa, erbe aromatiche e una fonduta di Castelmagno, da assaporare a occhi chiusi e con i tappi nelle orecchie, forniti dal ristorante, per sentire profondamente la croccantezza della polvere di guscio. Alla fine, un bicchiere di brodo doppio di gallina affumicato.


Coda di rospo alla pizzaiola, con una straordinaria sfoglia di pomodoro e accompagnata da tagliatelle di mozzarella e basilico, freschissime e profumatissime.



Crudo di campo: un trionfo di erbe con crostini di pane e sorbetto di aglio orsino; abbiamo scelto la proposta vegetale anziché il piccione e ne siamo stati molto soddisfatti. Indimenticabile il sorbetto.


La frutta: rotolini di mela con marmellata di lamponi e menta, finte mandorle di pasta di mandorle al caffè (ho lasciato la mia a Renato perché non mi piacciono né la pasta di mandorle, né il caffè) e fragola con gelatina al moscato. Un pre-dessert fresco e gradevolissimo.


Illusione di bombolone: una sfoglia croccante che racchiude due delicatissime creme di ricotta e ananas, accompagnata da sorbetto all'ananas e pezzetti di ananas vaniglia: un peccato di gola a cui non si può resistere!


Sfoglia mediterranea: tartelletta di sfoglia con crema di peperone, capperi canditi e semifreddo al basilico. Un capolavoro!


La piccola pasticceria: cannolo con una straordinaria crema al limone e zuccherini frizzanti, caramella di zucchero al caffè (anche questa ceduta a Renato, che l'ha apprezzata molto) e cioccolatino ripieno di cocco e frutto della passione.


È stata un'esperienza straordinaria, abbiamo assaporato ogni cosa con tutti i sensi: gusto, vista, olfatto, udito, tatto e siamo usciti soddisfatti e per nulla appesantiti, nonostante la quantità di portate. In effetti anche il conto in banca ne esce ben alleggerito, ma è una cosa da fare almeno una volta nella vita, se si può. E noi ce la meritavamo tutta.




La parola di oggi
*Cistolitotrissia: procedura eseguita in endoscopia di frantumazione di calcoli vescicali mediante laser e/o ultrasuoni e successiva estrazione dei frammenti.

venerdì 17 agosto 2018

Dalla cima del monte Elmo


A volte basta cambiare punto di vista per capire qualcosa che sembrava incomprensibile.
Ieri, sui tabelloni vicino alla funivia della Croda Rossa, leggevo i nomi delle cime delle Dolomiti di Sesto: Tre Scarperi, Paterno, Baranci, Tre Cime di Lavaredo, Croda Rossa, Croda dei Toni… e poi una serie di numeri: Cima Nove, Cima Dieci, Cima Undici, Cima Dodici, Cima Una... 

Mi sono chiesta se gli abitanti del luogo avessero esaurito la fantasia, un po’ come è successo con le stelle: quelle conosciute fin dall'antichità hanno nomi evocativi e ricchi di significato, mentre per le scoperte più recenti si utilizzano fredde combinazioni di numeri e lettere.
Però mi pareva strano. La montagna è qualcosa che non si può ignorare, incute rispetto e soggezione, non credo che si possa vivere sotto la sua ombra considerandola solo un anonimo pezzo di roccia.


Stamattina siamo saliti sul monte Elmo, da cui si ammira un panorama straordinario. A pochi passi dalla stazione della funivia, la vista si apre sulle Dolomiti di Sesto e tutto è diventato chiaro.
Cima Nove, Dieci, Undici, Dodici e Una sono il quadrante del più straordinario orologio del mondo: la Meridiana di Sesto. Durante la mattina, il sole illumina in sequenza queste cime, ciascuna nell'ora corrispondente al nome.

 
Anche oggi ho affrontato una passeggiata, breve e facile; un sentiero per famiglie, che si può percorrere anche con i passeggini. Anche oggi abbiamo proceduto a passo di formica, il mio, con tante soste per riposare la gamba. E alla fine ero davvero tanto stanca.
Il sentiero non era di quelli che avrei scelto quindici anni fa, troppo affollato e rumoroso. Ma guardiamolo da un altro punto di vista...


Dalla cima del monte Elmo, circondata da cespugli di erica e mirtillo, mentre guardavo il cielo attraverso i rami di un larice, ho ricordato che esattamente due anni fa, il 17 agosto alle 13:30, stavo affrontando una seduta di radioterapia, in preparazione all'intervento chirurgico di ottobre, dopo il quale non era affatto scontato che avrei potuto camminare ancora. O che avrei avuto ancora entrambe le gambe.
Se lo guardo da questo punto di vista, quel sentiero così facile per tutti e tanto impegnativo per me, è un traguardo straordinario.



giovedì 16 agosto 2018

Nella salute e nella malattia


Ho sempre pensato che chi sceglie il rito matrimoniale cattolico dimostri grande incoscienza. 
Secondo me, moltissimi sposi non valutano realmente la portata della formula matrimoniale, la pronunciano perché è bella e suggestiva, o magari solo perché “si usa così”, ma senza capire davvero quanto sia profonda e impegnativa.
Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia 
e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita
Tutti i giorni della vita significa sempre, in ogni caso. Amare anche se l’altro ti abbandona, essere fedele anche se tradisce, onorare anche se si comporta male. Come si può fare una simile promessa? Mi stupisce sempre che qualcuno abbia il coraggio di pronunciarla, per di più davanti al proprio Dio.


Ma c’è anche chi non fa promesse e non si nasconde dietro parole altisonanti ma vuote. Chi cammina al mio fianco da sedici anni, nella salute e nella malattia, soprattutto nella malattia, adattando il suo passo al mio, con infinita pazienza.
Oggi abbiamo fatto una bellissima passeggiata ai Prati di Croda Rossa. Un percorso molto breve e molto facile. Piano, pianissimo, con la mia andatura da formica. Probabilmente ci abbiamo messo almeno il doppio rispetto agli escursionisti più lenti. Nei tratti in discesa, lui teneva stretta la cinghia del mio marsupio, per sostenermi se avessi perso l’equilibrio.

A un certo punto gli ho chiesto se non gli pesava dover procedere così lentamente. 
Ha risposto, semplicemente: “Siamo in due”.


mercoledì 15 agosto 2018

Un grande regalo (post lungo)


Alla fine di giugno, in occasione di una cena con alcuni dei miei numerosi zii e cugini, si parlava di vacanze estive.
Noi, niente. Renato sarebbe stato in ferie soltanto la settimana di Ferragosto e io il 14 avevo la TAC. Se anche avessimo trovato un hotel disposto a darci una camera solo per 3 o 4 notti nella settimana più gettonata dell’anno, avremmo dovuto affrontare una spesa proibitiva per ritrovarci in mezzo a una folla di turisti. No, grazie.
Ma a quel punto è arrivato un regalo del tutto inaspettato.
Uno dei miei cugini, Carlo, durante l’inverno fa l’istruttore di snowboard a San Candido, in Alto Adige, mentre d’estate gestisce una scuola di windsurf a Bibione. La sua compagna, Erika, ci ha offerto la possibilità di utilizzare il loro appartamento di San Candido, che durante l’estate rimane vuoto: un’occasione da non perdere!

La prospettiva di qualche giorno nel mio amatissimo Alto Adige mi ha coinvolto al punto da oscurare quasi completamente il pensiero della TAC imminente. Nei giorni scorsi sono stata concentrata esclusivamente sul lavoro e sui preparativi per questa mini vacanza, con le mie solite liste: cose da fare e da vedere, cose da portare, posti in cui mangiare.
La nostra gentilissima vicina di casa anche questa volta si è resa disponibile per occuparsi dei gatti, che abbiamo cercato di tenere all’oscuro dei nostri progetti di partenza più a lungo possibile. Gandalf, in particolare, si agita sempre molto quando capisce che stiamo per uscire – e di solito lo capisce prima che iniziamo a prepararci: lui sa! – quindi, per non farlo preoccupare, abbiamo rinviato la preparazione delle valigie all’ultimo momento. Alla fine, a preoccuparsi è stato Aki. Gandalf dormiva pacificamente sul tettuccio della mia auto, in garage, e non si è accorto dei preparativi, mentre Aki è arrivato in camera proprio mentre riempivo la valigia e ha iniziato ad aggirarsi sul letto, agitatissimo. Povero piccolo!
Alla fine anche Gandalf ha capito cosa stava succedendo e sono rimasti tutti e due sul vialetto di casa a guardarci partire, sconsolati.

Avevo messo a tal punto in secondo piano l’idea della TAC che ieri mattina, impegnata a riempire la valigia, avevo dimenticato di prendere uno dei farmaci necessari per la preparazione al mezzo di contrasto e me ne sono resa conto soltanto quando sono arrivata all’accettazione della radiologia e ho consegnato il modulo di consenso in cui era indicato che avevo fatto la premedicazione. Mortificata, ho segnalato il problema all’infermiera che inserisce le agocannule per l’infusione del mezzo di contrasto, una persona gentilissima, che ormai mi conosce da anni e non manca mai di chiedermi come stanno i miei gatti. Poco male: è un farmaco che va preso poco prima dell’esame, quindi me l’ha dato lei e abbiamo ritardato di circa un’ora la TAC perché avesse il tempo di fare effetto.
Dopo la TAC, erano ormai passate le 14, siamo scesi a mangiare un panino al bar dell’ospedale, poi di nuovo in radiologia per togliere l’ago, che mi fanno tenere sempre per almeno mezz’ora dopo l’esame per via dell’allergia al mezzo di contrasto, che potrebbe provocare reazioni ritardate, poi finalmente siamo partiti.

Non avevamo fretta, così abbiamo scelto di evitare l’autostrada e attraversare la Valcellina: Montereale, Barcis, Cimolais, Erto e Casso e infine la diga del Vajont, un monumento all’arroganza e all’avidità, che si affaccia su Longarone, la nuova Longarone, perché la vecchia è stata spazzata via il 9 ottobre di 55 anni fa da quell’ondata d’acqua che in pochi minuti ha spento quasi 2000 vite.
Dopo Longarone il paesaggio cambia: le valli si fanno più larghe e luminose, la roccia grigia e ripida delle Dolomiti friulane lascia spazio a quella più chiara del Cadore, che il sole accende di riflessi rosa, trasformando le cime frastagliate in delicati merletti.
Avevo pensato di attraversare Cortina e da lì il passo di Carbonin-Schluderbach, il cui doppio nome già racconta il passaggio dal Veneto all’Alto Adige, per arrivare a Dobbiaco, invece Google Maps suggeriva come strada più veloce quella che attraversa Pieve di Cadore e poi il Comelico. Ci siamo fidati… e non è stata una buona idea. Anziché un solo passo, ne abbiamo dovuti superare due, Sant’Antonio e Monte Croce Comelico, con abbondanza di tornanti e tratti ripidi che mi mettono a disagio (ne avevo parlato anni fa qui). La valorosa Yaris di Renato ha superato brillantemente anche questa prova, ma abbiamo deciso che la prossima volta che affronteremo la montagna, sarà con un’auto ibrida e con il cambio automatico.
Arrivati a San Candido, Google Maps ha di nuovo dato i numeri, facendoci girare in tondo fino a che ho preso in mano la situazione e ho individuato da sola la strada più breve per la nostra destinazione, che abbiamo finalmente raggiunto verso le 17:30.

L’appartamento di Erika e Carlo è delizioso, con un meraviglioso solarium, da cui sto scrivendo in questo momento, che si affaccia sui boschi e sulla cima del monte Elmo.

Dopo esserci sistemati e riposati un po’, abbiamo cenato in un ristorante poco distante, una struttura in legno molto caratteristica, in perfetto stile tirolese. Abbiamo scelto un antipasto - carpaccio di cervo con burro ai mirtilli e rucola - un primo – tris di canederli - e un secondo – rosticciata tirolese - oltre alle insalate dal buffet e siamo riusciti a malapena a finire tutto, declinando la proposta di dolci, che pure sembravano molto invitanti. Normale, direte voi: antipasto, primo e secondo sono più che abbastanza per un pasto! Già, solo che noi abbiamo preso UN antipasto, UN primo e UN secondo. In due. Le porzioni erano decisamente generose, oltre che buone. Ci torneremo anche stasera per assaggiare qualche altra prelibatezza locale.
Volevo evitare di mettermi a letto con la cena ancora in fondo alla gola, ma non ho resistito a lungo: alle 22:30 avevo già gli occhi a mezz’asta e ho ceduto a un lungo sonno, favorito dalla temperatura finalmente fresca, dopo settimane di afa di pianura.

Al risveglio, questa mattina, la cappa grigia di pioggia che ci aveva accompagnato per tutto il pomeriggio di ieri era sparita e nel cielo si inseguivano soffici nuvole bianche con cui il sole ha giocato a nascondino per tutta la giornata, regalandoci una temperatura gradevolissima.

Ci siamo alzati tardi, con tutta la calma che si addice alle vacanze, e siamo andati a fare colazione in centro, ammirando il curioso affollamento di chiese nel centro di San Candido, dove a pochi metri di distanza si trovano la chiesa barocca di San Michele e la splendida architettura romanica della Collegiata.
Abbiamo incontrato per un aperitivo Claudia, una cara amica che vive qui e che non vedevo da tempo, poi, in auto, ci siamo diretti verso il lago di Braies. La strada è ad accesso limitato, ma grazie al mio contrassegno di disabile abbiamo potuto arrivare fino ai parcheggi più vicini al lago. Lungo il tragitto abbiamo raccolto una vulcanica signora francese che faceva l’autostop, straordinariamente allegra e loquace: in pochi chilometri ci ha raccontato mille cose, un po’ in inglese e un po’ in italiano, per poi salutarci con tantissimi ringraziamenti e abbracci.

Il lago di Braies è un gioiello, uno smeraldo incastonato fra le Dolomiti.

C’era moltissima gente, ma il giorno di Ferragosto non ci si poteva aspettare niente di diverso. Un turismo comunque educato e rispettoso dell’ambiente e delle altre persone. E tanti, tantissimi cani. Cani grandi e piccoli, cuccioli giocherelloni e anziani dai movimenti lenti, vivaci terrier, husky eleganti, allegri barboncini, pincher minuscoli… Tutti felici di essere insieme ai loro padroni. Un beagle, forse, più felice di tutti e sicuramente molto amato. L’abbiamo incrociato con la sua famiglia umana sul sentiero che gira intorno al lago, trotterellava verso di noi, con le zampe anteriori allegramente in movimento e le posteriori, inerti, assicurate a un carrellino con ruote che gli permetteva di muoversi nonostante la sua menomazione. Uno spettacolo bellissimo.

Mi sarebbe piaciuto fare il giro del lago, una passeggiata semplicissima di circa 2 chilometri e mezzo, ma mi sono presto resa conto che sarebbe andata oltre le mie attuali possibilità, sia per la distanza, sia per la presenza di un paio di passaggi in pendenza, così ci siamo limitati a costeggiare la riva per un breve tratto, prima in una direzione e poi nell’altra, molto lentamente, con il supporto dei bastoncini da nordic walking.

Mi dispiace costringere Renato a questa andatura lentissima a cui io stessa fatico ad adattarmi. Io che ho sempre camminato con falcate lunghe e decise, ora sono costretta a muovermi poco e piano, a passettini piccoli piccoli, per evitare i crampi alla coscia e le fitte all’inguine che partono subito se solo mi distraggo un attimo e allungo appena appena l’andatura. Mi pesa, ma questo è il meglio che sono in grado di fare ora. Alle prime avvisaglie di fastidio siamo tornati alla macchina: non volevo rischiare di rovinarmi il resto della giornata, o addirittura della vacanza, per aver esagerato. Forse domani riuscirò a fare qualche passo in più, oppure no, non importa.
Sulla via del ritorno, ci siamo fermati in pasticceria per due fette di torta, un tè per me e un caffè per Renato. Una merenda in anticipo o un pranzo in ritardo, come preferite: i nostri pasti, in vacanza, raramente seguono gli orari e le strutture canoniche, ma è proprio la libertà dagli schemi consueti che rende tale una vacanza.

Ci godiamo questa occasione di relax, questo regalo inatteso e tanto gradito, che dimostra come i doni più grandi non siano necessariamente i più costosi.


PS: il post è lungo, sapete che amo raccontare i miei viaggi e in vacanza ho tutto il tempo di farlo.

domenica 17 giugno 2018

Piemonte (post mooooolto lungo)

Su le dentate scintillanti vette
salta il camoscio, tuona la valanga...

Ah, no, non era quello di cui volevo parlare. Tra l'altro, al liceo avevamo saltato a piè pari Carducci, perché all'insegnante di italiano non piaceva.
Armatevi di pazienza, ho avuto parecchie ore di viaggio per pensare ai contenuti di questo post e il risultato è logorroico al punto che l'ho diviso in paragrafi. Se vi sembra troppo lungo e non avete voglia di leggerlo... beh, fatene a meno, non ve l'ha ordinato il medico. E se per caso l'avesse fatto, cambiate subito medico.

Date sul calendario
Mi capita spesso di evidenziare qualche data sul calendario, almeno virtualmente, dato che utilizzo solo calendari digitali. Sono gli appuntamenti importanti, gli eventi a cui tengo particolarmente. Può trattarsi di controlli medici, rappresentazioni teatrali, scadenze di lavoro, viaggi o altre situazioni che mi coinvolgono molto emotivamente, talvolta al punto da riempire i miei sogni nei giorni precedenti.
Queste date diventano punti di riferimento nella scansione del mio tempo, pietre miliari rispetto a cui ci sono un prima e un dopo in cui vanno inserite le altre cose da fare. Fissare le ferie dopo gli esiti della TAC. Preparare quel report prima della certificazione. Valutare l'acquisto di una nuova auto dopo la visita di revisione dell'invalidità. Riordinare lo studio prima del ricovero.
Mi rendo conto che concentrandomi sulle date in evidenza potrei rischiare di consumare i giorni intermedi in attesa di qualcosa che verrà, anziché riempire il mio tempo di ciò che c'è qui e ora. In passato, talvolta, è stato così, ma ora non più. L'età ha imposto ai miei occhi lenti progressive, con cui basta un lieve movimento del capo per spostare la messa a fuoco dalle cose vicine a quelle lontane, o viceversa, e mi sono bastati pochi secondi per imparare a usarle. L'esperienza ha insegnato la stessa cosa alla mia mente e lanciare frequenti occhiate al futuro non mi impedisce di vivere pienamente il presente.
Da oltre un mese, sul mio calendario c'erano due date evidenziate alla metà di giugno. Il 15 la premiazione del concorso letterario Gim, paladino di un sogno, a Biella, e il 16 l'incontro con Rita.

Prima di partire
Sono dovuta partire da sola, perché Renato non era riuscito a prendere nemmeno un giorno ferie. E tanti saluti al progetto di un giretto in Piemonte.
Nei giorni precedenti avevo avuto forti dolori alla gamba, probabilmente legati al tempo ballerino, che mi avevano reso davvero difficilissimo camminare, ma non ero particolarmente preoccupata per il viaggio. Nelle ultime settimane, i dolori, benché frequenti e talvolta intensi al punto da richiedere un analgesico, mi sono sembrati più gestibili, perché erano sempre legati al movimento o alla postura. Come sempre, ciò che mi mette in difficoltà non è tanto il problema fisico, quanto il non riuscire a individuarne l'origine. Se riesco a capire la causa del dolore, lo posso affrontare. Guidare la mia auto non mi crea particolari problemi, perché ho un buon punto di appoggio per la gamba destra, che mi consente una posizione comoda, senza stressare muscoli e legamenti, quindi ritenevo di poter affrontare una trasferta di oltre 400 chilometri.
Al momento di chiudere il trolley, ho avuto un moto di ilarità. Dovevo rimanere fuori solo una notte, abiti e biancheria di ricambio occupavano pochissimo spazio, ma il trolley era pieno... di scarpe. Tre paia, oltre a quelle che avevo ai piedi, più le ciabatte. Pareva il trolley di un millepiedi. Tante per chiunque, un'enormità per una che proclama da sempre di avere così poco interesse per scarpe e borse da dubitare della propria identità di genere. Infatti il motivo non era modaiolo, ma pratico: volevo avere a disposizione tutte le opzioni possibili nel caso in cui mi si fosse gonfiato il piede, ipotesi tutt'altro che remota, soprattutto in questa stagione. Ecco allora i sandali comodi-ma-bruttini per il viaggio, quelli eleganti e sbirluccicosi per la premiazione, quelli carini con il velcro per adattarsi anche alla zampazampogna, casomai non fosse stato possibile infilare quelli eleganti, e le sneakers che non-si-sa-mai-dovesse-piovere.
Prima di uscire di casa, ho riempito di coccole Gandalf, che era molto preoccupato, dato che la sua infallibile sensibilità felina aveva colto i segnali di una partenza imminente. L'ho lasciato spalmato sul divano, apparentemente addormentato... Solo per ritrovarmelo, tre secondi dopo, sul sedile dell'auto, perfettamente sveglio e determinato a non lasciarmi allontanare da sola. Gli ho lasciato per qualche minuto l'illusione di aver raggiunto il suo obiettivo, mentre sistemavo a portata di mano il necessario per il viaggio, bottiglia d'acqua e CD musicali, e impostavo il navigatore, poi l'ho preso in braccio e coccolato ancora un po', prima di lasciarlo in giardino, sconsolato, a guardarmi partire.


Autostrada e musica
Il tempo era splendido, cielo sereno e limpido, con le montagne che scorrevano maestose sullo sfondo alla mia destra. Traffico non particolarmente intenso; il movimento maggiore era nella direzione di marcia opposta rispetto alla mia. 
Un po' di radio, poi un CD, L'infinitamente piccolo di Angelo Branduardi (capolavoro!). Ancora un po' di radio e una brevissima sosta prima di Verona per sgranchirmi le gambe e verificare la situazione della caviglia: niente gonfiore, molto bene. Cambio CD e si riparte con Bark at the moon di Ozzy Osbourne (capolavoro!) e un sorriso tra me e me al pensiero che i miei gusti musicali sono talmente variegati da far pensare a un disturbo bipolare.
Qualche fastidio dopo Brescia per via di un furgone bianco: non mi piaceva averlo davanti perché mi ostruiva completamente la visuale e non teneva una velocità costante, ma continuavo a ritrovarmelo lì. L'ho sorpassato due, tre volte, ma dopo un po' accelerava e mi si rimetteva davanti, per poi rallentare nuovamente. Poco prima della barriera di Milano, mi sono fermata in autogrill, una sosta di una decina di minuti per andare alla toilette, acquistare una Viacard e togliermi dai piedi il furgone bianco, prima di affrontare l'ultima parte del viaggio.
In tangenziale a Milano ho trovato qualche rallentamento e... ancora il maledetto furgone bianco, sempre lo stesso (ormai avevo imparato a riconoscere la targa), di nuovo davanti a me, ancora più fastidioso perché quando si è in coda, è particolarmente utile riuscire a vedere cosa succede più avanti, per reagire in anticipo alle variazioni di velocità. Pazienza, per fortuna è uscito prima di imboccare l'autostrada verso Torino.

  

Riso e cicogne
A Carisio ho lasciato l'autostrada per dirigermi a nord-ovest lungo la strada provinciale, costeggiata, nel primo tratto, dal verde degli steli ancora giovani del riso, immersi per metà nell'acqua. Che belle, le risaie! Guarda, là in mezzo ci sono due aironi! Piccolini, probabilmente sono quelli chiamati guardabuoi. Invece lassù ce n'è uno grande in volo. Grandissimo! No, non è un airone. Guardo meglio e... non ci posso credere: è una bellissima, enorme, maestosa cicogna!
Prima dell'arrivo a Biella ne ho avvistate altre due, una in volo e l'altra con le zampe a mollo nell'acqua di una risaia: che spettacolo! E il giorno dopo, sulla stessa strada, ho avvistato anche una coppia di ibis bianchi.
Sono arrivata con qualche ora di anticipo rispetto all'inizio della cerimonia, così ho avuto il tempo di fermarmi in un centro commerciale per un po' di shopping nell'ultimo negozio rimasto in Italia del mio principale fornitore di abbigliamento on-line. Mi aspettavo di trovare un ampio assortimento e speravo di poter toccare con mano e provare alcuni abiti che avevo visto sul sito, ma non ne avevano nemmeno uno, c'era ben poco rispetto al catalogo web, ho trovato soltanto un paio di pantaloni. Peccato.
Mi sono fermata a mangiare un toast e una macedonia in uno dei locali del centro commerciale, poi sono andata in albergo per rinfrescarmi, riposare un po' e cambiarmi d'abito - e di scarpe, ricordate? - per la cerimonia di premiazione.


Premiazione
Il bando di concorso non faceva riferimento a premi, quindi mi aspettavo qualcosa tipo diploma, stretta di mano e grazie, invece quando sono entrata nella sala convegni dell'Ospedale degli Infermi di Ponderano c'era un tavolo coperto di cose dall'aria molto interessante: sciarpe di cachemire, cofanetti viaggio, libri... Wow!
Dopo le introduzioni di rito, la cerimonia ha alternato letture di estratti delle opere premiate, di cui la voce di Gigi Mosca ha saputo rendere al meglio la straordinaria intensità, e intermezzi musicali di alto livello con Max Tempia. Ci sono stati momenti di grande commozione nel ricordo di alcuni protagonisti dei racconti in concorso che non ci sono più. Mi ha colpito in particolare il racconto di Monica Terranova, una lettera d'amore per il marito in cui lo ringrazia per le attenzioni di cui l'ha colmata e ricorda la paura e il dolore che ha sopportato durante il percorso di malattia della moglie. Ho rivisto Renato nella descrizione di quell'uomo e del suo grande amore.

Ero curiosa di conoscere la motivazione del mio premio e sono stata accontentata. Ve la anticipo, così alimento la vostra curiosità per il racconto, che pubblicherò qui sul blog nei prossimi giorni (devo recuperare il file dal disco fisso di un PC defunto) e che è già contenuto nell'antologia del concorso.


Fra tutte le meraviglie che avevo visto sul tavolo, il mio premio, benché di grande valore, non è quello che avrei scelto. Una serigrafia su tela di un famoso artista biellese, Omar Ronda, scomparso alla fine dello scorso anno. Bellina, lei, ma... verde. Decisamente verde. Io odio il verde.


Dopo la cerimonia, ho avuto modo di conoscere alcune delle altri concorrenti al buffet: una carica di energia, di speranza, di vita.


Rita e Mauro
Non so con certezza quale delle due giornate evidenziate sul calendario mi abbia regalato più emozioni, ma sospetto che sia stata la seconda.
Rita è da anni una lettrice e commentatrice di questo blog, da anni amica su Facebook, da anni mittente e destinataria di messaggi e telefonate, da anni principale istigatrice delle mie esperienze di scrittura narrativa. Ma non ci eravamo mai incontrate. Non potevo perdere questa occasione.
Sono arrivata a Vercelli ieri verso metà mattina. Rita e Mauro, suo marito, mi hanno accolto con un calore che mi ha fatto sentire subito a casa. Talvolta si dice che i contatti virtuali sono finti, perché dietro lo schermo ognuno può scegliere di mostrare o nascondere ciò che vuole, e di apparire diverso da come è in realtà. Può essere vero, ma quando da entrambe le parti c'è sincerità, i contatti virtuali valgono quanto quelli reali e nel nostro caso è stato così. Rita è esattamente come l'ho conosciuta qui sul blog, su Facebook e al telefono: gentile, schietta, ironica, loquace, divertente, empatica, energica.

(ma guardateci: separate alla nascita!)

E Mauro, che conoscevo solo attraverso le sue poesie, è stato una bellissima scoperta. Due persone piacevolissime, con cui la giornata è passata in un attimo.
Mi hanno scarrozzato a visitare brevemente la città, nei limiti consentiti dalle mie difficoltà di deambulazione, poi Mauro ha messo in tavola una straordinaria selezione di piatti tipici vercellesi, dagli affettati alla panissa, dal vitello tonnato (che era tacchino, ma il principio è lo stesso) alla lingua salmistrata con il bagnetto verde piemontese,  dalla toma ai bicciolani, i deliziosi biscotti speziati. Mi sono tuffata con entusiasmo in quel tripudio di sapori, mettendo da parte ogni pensiero relativo a bilancia e colesterolo.

  

  

  

Nel tardo pomeriggio è arrivato il momento di partire. Rita e Mauro si erano offerti di ospitarmi per la notte, temendo che due viaggi in due giorni potessero essere troppo faticosi per me, ma non è stato necessario: la gamba non aveva patito il viaggio di andata né avrebbe patito il ritorno. Ho lasciato Vercelli carica di regali, ma soprattutto di gioia e gratitudine per avere incontrato sul mio cammino persone così speciali.