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domenica 20 dicembre 2015

2 al prezzo di 1

Venerdì sono passata a ritirare l'esito della biopsia: è stato confortante vedere nero su bianco che il tessuto prelevato era semplicemente di tipo fibroso e adiposo, confermando che si tratta un lipoma.
Poi ho incontrato l'oncologo e il chirurgo, che inizialmente ha minimizzato la situazione, dicendo che un lipoma non crea problemi. Gli ho fatto notare che oltre al lipoma c'è anche il linfocele e lui ha risposto che nemmeno un linfocele crea problemi. Già, ho insistito, però la somma dei due qualche problema me lo sta creando.
Ha continuato a mostrare scetticismo... almeno fino a quando l'oncologo ha iniziato a far scorrere sul monitor le immagini della TAC. Quando il chirurgo ha visto la dimensione e la posizione del linfocele, ha cambiato espressione e ha chiesto di esaminare direttamente la mia pancia per valutarne al tatto l'estensione.
Occhiata generale, pressione sul lato sinistro dell'addome. Tutto bene. Pressione sul lato destro. Ahi! Altra pressione. Ahi! Altra pressione. Ahi! Altra pressione. Ahi!
A quel punto il chirurgo aveva abbastanza chiaro il volume in questione e non ha più avuto esitazioni: togliamo. Sia il lipoma che il linfocele.


Ma come per ogni offerta speciale, bisogna fare attenzione alle fregature.
L'asportazione del lipoma non dovrebbe essere un problema. Il linfocele invece potrebbe esserlo, perché per fare un buon lavoro, bisogna rimuovere completamente la capsula che lo riveste. Il rischio è che si siano formate aderenze con i tessuti circostanti, cosa che complicherebbe parecchio l'intervento e il successivo recupero.
In base alle immagini della TAC, il chirurgo ha individuato in particolare due possibili complicazioni. In caso di aderenze con l'intestino, sarebbe necessario tagliarne un pezzo, operazione delicata ma fattibile e con conseguenze a lungo termine abbastanza modeste. Se invece le aderenze coinvolgessero l'uretere, la rimozione completa della capsula sarebbe molto più difficile e comporterebbe un rischio elevato di danni gravi e permanenti, per cui sarebbe più prudente evitare di togliere quella parte, accettando il rischio che il linfocele si riformi.

A seconda della situazione che si presenterà aprendo l'addome, la complessità dell'intervento potrebbe quindi variare di molto: il chirurgo, per darmi un'idea, ha detto che se si pone il caso migliore (niente aderenze) a livello 10, l'eventuale resezione intestinale lo porterebbe 60.
L'operazione deve quindi essere programmata in modo da avere a disposizione tutto il tempo che potrebbe essere necessario: non è possibile inserirla nel calendario già affollato dei pochi giorni lavorativi del periodo natalizio, ma andremo alla metà di gennaio. Nel frattempo, il chirurgo rivaluterà la TAC con il radiologo, per cercare di identificare tutte le possibili criticità.
Vuoi vedere che questa volta vinco la "settimana bianca" in ospedale proprio per il mio compleanno?

venerdì 29 novembre 2013

Facciamo i conti

Meno male che sono ingegnere, quindi un minimo di matematica dovrei conoscerla! Però chiunque può confermare che quando mi chiedono in cosa sono laureata, rispondo che sono ingegnere elettronico, ma non professo.
A marzo ho festeggiato i cinque anni liberi da malattia. Che magicamente, a ottobre, sono diventati sei e mezzo.
Da dove è spuntato quell'anno in più? Mistero!(*)
E mica me ne sono accorta subito, noooo! Mi ci è voluto quasi un mese per realizzare che 2013 meno 2008 fa cinque e non sei.
Ecco, intanto vado a correggere il post del 30 ottobre, da sei e mezzo a cinque e mezzo, perché con un errore del genere la sufficienza proprio non me la merito.

Ho fatto due conti anche con l'oncologo, oggi.
La visita era prevista due settimane fa, ma era stata rinviata perché il medico era assente, quindi tutti i pazienti di quel giorno sono stati ridistribuiti tra giovedì scorso e oggi e questo ha fatto aumentare a dismisura i tempi di attesa, già solitamente lunghi: sono entrata in ambulatorio più di tre ore dopo l'orario dell'appuntamento.
Ero ben attrezzata con e-reader e tablet perché conosco bene il mio oncologo, so che è sempre in ritardo con le visite, soprattutto quelle previste in tarda mattinata e non perché sia poco efficiente: semplicemente, lui dedica ad ogni paziente tutto il tempo necessario.
Visibilmente soddisfatto, ha preso visione dei risultati degli ultimi esami e ha sottolineato che mi trova veramente bene, nonostante ci sia sempre una punta di preoccupazione per la palla, che negli ultimi controlli sembra leggermente aumentata di volume. Non è soltanto lui, praticamente tutti i medici che mi hanno visitata in questi anni hanno storto un po' il naso di fronte a questo corpo estraneo che potrebbe diventare fonte di future complicanze. Radiologi, ginecologi, chirurghi, ortopedici... forse gli unici che non hanno detto nulla sono stati l'otorino e l'oculista, ma tutti gli altri mi hanno chiesto se non abbiamo tentato di eliminarla. Sì, abbiamo tentato. E no, non ha funzionato.

Mi ha fissato il prossimo controllo tra sei mesi. Pensavo che passati i cinque anni mi avrebbe concesso una libera uscita un po' più lunga, ma evidentemente preferisce essere prudente e tutto sommato mi va bene così, sono più tranquilla anch'io.
Gli ho chiesto conferma del fatto che il mio follow-up durerà dieci anni. Sembrava quasi in imbarazzo, forse pensava che dopo cinque anni io mi aspettassi di aver finito e fossi delusa, così mi sono affrettata a rassicurarlo. "Guardi, lo so che i sarcomi sono piuttosto insidiosi ed è meglio controllarli un po' più a lungo rispetto ad altre forme tumorali...". Ma avevo frainteso.
Il suo disagio nasceva dal dovermi comunicare che anche se va tutto bene, il mio follow-up durerà più di dieci anni.
Forse per via della recidiva o forse perché ho partecipato ad una sperimentazione clinica e vogliono monitorare la situazione più a lungo, fatto sta che hanno in programma di continuare a tenermi sotto controllo ancora per molto tempo. Prospettiva che tutto sommato mi pare accettabile, dato che implica che io viva ancora per "molto tempo".
La visita si è conclusa con una prova concreta dell'attenzione del medico verso di me. Nonostante in tutti i documenti clinici io sia identificata come Lazzarini Camilla, nella comunicazione per il mio medico di base l'oncologo ha scritto La sig.ra Lazzarini Mia. Perché lui ascolta. Ascolta sul serio, presta attenzione a ciò che gli viene detto. Magari può dimenticare i dati della cartella clinica, ma si ricorda di quello che gli racconto di me, del lavoro, dei miei hobby... E si ricorda del mio nome, quello vero.


(*) Ma che mistero d'Egitto! Lo so benissimo da dove arriva quell'anno in più: suo padre si chiama Ottimismo e sua madre Speranza.


mercoledì 29 febbraio 2012

Sul filo dell'ansia

Oggi dovevo ritirare l'esito di risonanza pelvica e radiografia del torace. Questa volta ero così spaventata dal riacutizzarsi dei fastidi nella zona dell'intervento che stamattina, per la prima volta, ho preso in considerazione l'idea di rinviare il momento della verità, di rimanere appallottolata sotto il piumone, al sicuro, invece di andare a ritirare i referti.
Idea stupida. So benissimo che la cosa più difficile da sopportare è proprio l'incertezza dell'attesa, quindi mi sono alzata, ho fatto colazione e sono partita.
Ci vogliono circa quaranta minuti da casa mia per arrivare al centro oncologico e in quei quaranta minuti c'è tutto il tempo per immaginare scenari più o meno favorevoli. Ma, per fortuna, c'è anche il tempo per guardare fuori, per sentire che c'è odore di primavera, che la natura è di nuovo pronta a esplodere di vita; c'è stato il tempo per notare che sulle montagne c'è troppo poca neve, e questo vuol dire riserve d'acqua ridotte per la prossima estate.
Man mano che la distanza si riduceva, però, era sempre più difficile pensare ad altro e quando sono arrivata nel parcheggio, mentre scendevo dall'auto e mi incamminavo verso l'ingresso, ero ridotta a negoziare con il destino: "Va bene tutto, purché non ci siano metastasi".
Una volta varcata la porta d'ingresso, i pensieri si sono spenti e ho attivato il pilota automatico fino alla radiologia. Tirare fuori il foglio per il ritiro. Controllare per la duemillesima volta che la data di disponibilità dei referti sia proprio oggi. Consegnare il foglio allo sportello. Osservare l'addetto mentre fruga nel raccoglitore delle lastre.
Poi torna e mi dice: "Qui non ci sono, se ha un po' di pazienza e attende, appena posso le vado a cercare".
No, non ho pazienza, ma non ho nemmeno alternative e allora sorrido, dico che va bene. E intanto in testa frulla di tutto: "Li avranno già passati all'oncologo perché c'era qualcosa da valutare con urgenza...", "Li hanno persi e devo rifare tutto...", "La situazione è così drammatica che vogliono farmeli consegnare di persona da un medico...".
Però... però prima di me in coda c'era un'altra signora che mi aveva detto di andare pure avanti, perché lei stava aspettando un referto. E allora, vuoi vedere che... forse... magari...
Ci sediamo insieme e la signora mi conferma che anche i suoi esiti avrebbero dovuto essere pronti oggi, ma non ci sono e lei sta aspettando già da più di dieci minuti che l'addetto vada a cercarli, però lui non si può allontanare perché allo sportello continua ad arrivare gente.
Nel frattempo, un'altra persona viene invitata ad attendere. Allora è vero: non manca solo il mio referto, sono semplicemente in ritardo. L'ansia cala di qualche punto.
Finalmente, dopo circa un quarto d'ora, il flusso di persone allo sportello si interrompe e l'addetto riesce ad andare a recuperare i nostri referti.
Prendo le buste con le mani che tremano, controllo che siano proprio le mie, apro, inizio a leggere e alla seconda riga mi rendo conto che sto scorrendo le parole senza capirle. Mi fermo, ricomincio e il testo appare finalmente chiaro e comprensibile. L'esame odierno, confrontato con precedente del 30 agosto 2011, non fa rilevare modificazioni significative.
C'è il linfocele, la "palla", più o meno sempre uguale. E basta.
Riprendo a respirare, accorgendomi solo ora che avevo trattenuto il fiato.
Ferma. Non è finita. Vediamo il torace.
Non evidenziate alterazioni, ombra cardio-mediastinica regolare.
È andata!
Lo so, manca ancora l'ecografia che permetterà di controllare il fegato e la parte alta dell'addome. Intanto però mi godo queste buone notizie.

mercoledì 22 febbraio 2012

GNARR!!

Ieri mattina sono andata a fare le radiografie al torace e la risonanza magnetica. Sì, è già ora di ripartire con il nuovo giro di controlli e con il relativo carico di ansia.
Via di nuovo con i giorni di attesa inquieta tra un esame ed il relativo esito. Inutile negarlo: la preoccupazione c'è, anche se non ho particolari motivi per ritenere che ci sia qualcosa che non va.

Dopo la risonanza sulle braccia, spalle e schiena sono comparse le solite, misteriose macchie rosse che poi spariscono da sole nel giro di un'oretta. Davvero misteriose, perché questa volta non è stato utilizzato il mezzo di contrasto e allora non si capisce proprio da dove vengano.
Però io un'ideuzza ce l'avrei. Ieri mattina ero a digiuno e l'unica sostanza che ho assunto è stato il Buscopan, che mi iniettano per endovena prima dell'esame per rallentare al minimo i movimenti intestinali. Al personale della radiologia non risultavano reazioni avverse a questo farmaco, ma io sono come San Tommaso e sono andata a spulciare in rete per trovare informazioni, scoprendo che uno dei possibili effetti collaterali del Buscopan, benché poco comune, sono gli arrossamenti cutanei. Bingo!

Più fastidiose invece le conseguenze di tipo "meccanico" della risonanza: la posizione a pancia in su con le braccia sopra la testa per me è piuttosto scomoda, perché allungando l'addome si comprime la palla; se poi ci si aggiunge il sistema utilizzato per ridurre al minimo i movimenti durante l'esame, un insieme di fasce che vengono strette sulla pancia, non c'è da sorprendersi se il risultato è stato un risveglio dei fastidi in tutta la zona in basso a destra dell'addome.
Nel pomeriggio di ieri sono riuscita a restare seduta alla scrivania a lavorare, ma alla sera mi sono dovuta stendere sul divano, altrimenti il fastidio diventava dolore.
A questo si sono aggiunte le formiche, che hanno iniziato le grandi manovre e si stanno facendo sentire parecchio anche oggi, dandomi la sensazione che a destra la parte interna della coscia e l'inguine si siano trasformati in un enorme puntaspilli.

L'effetto complessivo è che sono abbastanza tesa, irritabile, inquieta... in una parola...
Ma state tranquilli, eh! Poi passa...

giovedì 13 ottobre 2011

Ma intanto...

Ovviamente non ho ancora l'esito dell'accertamento, posso dire però che la commissione era molto efficiente, non più di dieci minuti per ogni colloquio. Dalle quattro chiacchiere scambiate in sala d'attesa, ho dedotto che eravamo tutti pazienti oncologici, probabilmente ci avevano raggruppati in modo da avere una commissione adeguata al tipo di patologia (ho riconosciuto almeno un'oncologa).
Una volta accertato che la mia malattia è in remissione, si sono soffermati soprattutto sulla palla, che è l'effetto collaterale più evidente che mi è rimasto. Ho mostrato la documentazione relativa al tentativo di aspirazione dell'anno scorso e gli esami successivi che ne dimostrano la ricomparsa, ho spiegato che la sento e che mi dà pure fastidio. Arrivederci e grazie.

Ma intanto posso affermare con assoluta sicurezza di essere quasi completamente invalida.
Come faccio ad esserne così sicura?
Perché stasera mi sono scapicollata su uno scalino del teatro comunale, dove ero andata ad assistere alla presentazione della nuova stagione teatrale, e mi sono procurata l'ennesima distorsione alla caviglia destra (sesta? settima? boh...).
Al momento quindi sono dotata di:
- caviglia dolente e gonfia come un pompelmo
- impacco di ghiaccio sulla suddetta caviglia
- stampelle per camminare
- una discreta incazzatura con me stessa, perché lo so che ho la caviglia traballante e dovrei stare più attenta a dove - e come - metto i piedi
Invalida quindi. E pure tonta.

venerdì 28 gennaio 2011

Ho vinto...

... una TAC senza mezzo di contrasto, perché evidentemente la mia allergia è più seria di quanto pensassi e dopo due o trecento telefonate tra oncologo, nefrologo e radiologa, hanno deciso che è meglio evitare rischi.
Questo ha alcuni effetti collaterali positivi:
- niente abbuffata di cortisone e antistaminico il giorno prima
- non ho bisogno di farmi accompagnare a fare la TAC
- l'esame dura metà tempo e mi becco metà dose di radiazioni rispetto alla versione con mezzo di contrasto
Insomma, forse ho fatto un affare.
Però se l'oncologo inizialmente aveva richiesto il mezzo di contrasto, un motivo ci sarà stato, no?
Da quello che ho capito, il contrasto serve per vedere meglio eventuali anomalie.
Allora facciamo che non ci sia niente di strano da vedere, a parte la palla, che quella tanto ormai l'ho adottata ed è entrata a far parte degli organi interni. Così è tutto guadagno netto.

Speravo di poter dire che ho vinto anche un livello normale di globuli bianchi, ma 'sti fannulloni sono tornati di nuovo a scendere a 3.300 e ormai comincio a pensare che non torneranno più come prima, perché dopo tre anni di piccole oscillazioni intorno a questo valore, mi pare improbabile che possano esserci cambiamenti significativi. Ma non si sa mai...

sabato 15 maggio 2010

Fiuuu!

Ieri ho ritirato l'esito dell'esame citologico sul liquido che era stato aspirato dalla palla: "Negativo per cellule neoplastiche".
Ci sono anche "alcuni elementi linfoidi mal conservati" e "lembi di elementi linfocitari maturi", che non so esattamente cosa siano (se qualcuno dei lettori può illuminarmi...), ma la mia dottoressa ha detto che è tutto ok.

Insomma, questa palla rimane pur sempre una gran rottura di scatole, in questi giorni umidi le formiche sono in fermento, ma non c'è niente di cui preoccuparsi davvero. E meno male!

domenica 9 maggio 2010

Pallaggiornamento

È vero che a volte faccio fatica a mettermi a scrivere, ma quando comincio non mi fermo più!
Passiamo alla palla.
La libertà è durata meno di una settimana: già nella serata di domenica scorsa ho iniziato a sentire di nuovo un irrigidimento dell'addome nella zona in basso a destra, segno che il versamento si stava riformando.
Per un paio di giorni ho sperato ancora che il problema, se non risolto, si fosse almeno ridotto, dato che non avevo particolari fastidi, ma poi sono tornati i doloretti, l'intorpidimento della parte interna della coscia, le formiche (e relativi morsi), la sensazione di bruciore all'inguine. Insomma, tutto come prima.
Non ho la conferma ufficiale di un'ecografia, una TAC o una risonanza, ma la mia impressione è che il versamento si sia riformato tale e quale per forma e dimensioni.
Ne ho parlato al telefono con l'oncologo e lui si è consultato con il chirurgo, che ritiene inutili ulteriori tentativi di aspirazione. Forse la cosa si potrebbe risolvere con un intervento chirurgico, ma:
1. non ho nessuna voglia di farmi aprire la pancia un'altra volta
2. non è detto che funzionerebbe
Per cui la palla se ne rimane dov'è, almeno per ora.

martedì 20 aprile 2010

Fatto!

Eccomi già di ritorno, l'intervento è stato più rapido del previsto e non è stato necessario nemmeno rimanere in osservazione, anche se per oggi è meglio che me ne stia buona buona sul divano, con la fascia addominale che mantiene lievemente compressa la zona dell'intervento.

Mi ero preparata scrupolosamente in un'ottica di non-si-sa-mai: doccia, borsa d'emergenza con cambio di biancheria, pigiama, ciabatte, spazzolino e dentifricio, pranzo leggerissimo con solo un po' di brodo. Non era richiesto il digiuno, ma considerato che ci sarebbe stato un ago nei dintorni dell'intestino, mi sembrava meglio farlo restare più fermo possibile.

Il raffreddore va molto meglio, già ieri aveva iniziato a sfogarsi con starnuti e naso gocciolante, ma almeno non mi faceva più male il viso, sono riuscita ad andare al lavoro e, alla sera, ho passato a pieni voti l'esame del corso Dive Medic. Stamattina però qualche dubbio l'avevo ancora: e se starnutisco proprio mentre c'è l'ago infilato nella pancia?

Ma non ho fatto in tempo a pensarci troppo, l'ora di partire è arrivata in un attimo. Ho raccolto tutto l'armamentario di borse, borsette, libri e documentazione medica, ma soprattutto il bagaglio più importante, tutti gli incoraggiamenti e gli auguri che mi sono arrivati in questi giorni da tante persone, in particolare - non me ne vogliano tutti gli altri - dalle amiche bloggers.

Avevo portato due libri, perchè uno era quasi finito e non volevo rischiare di trovarmi senza niente da leggere, ma in realtà ho fatto in tempo a finire sì e no un capitolo.

Il medico mi ha chiamata puntualissimo alle 14: prima di tutto voleva fare un'ecografia per valutare la situazione.
L'avvio non è stato precisamente incoraggiante.
Lui: Ah!
Io:
Lui: È profondo.
Io:
Lui: Devo andare a prendere l'attrezzatura adatta, qui in ambulatorio non ho un ago abbastanza lungo
Io:
È tornato dopo meno di dieci minuti, accompagnato da un'assistente che aveva in mano una di quelle buste sterili per strumenti chirurgici, bianca e verde. Ma era lunga forse 40 centimetri, NON POTEVA essere il mio ago!
Ovviamente invece era proprio lui: trenta centimetri abbondanti di acciaio con un tubo flessibile ad un'estremità.
L'anestesia locale è stata poco fastidiosa: ho sentito un po' di bruciore con la prima iniezione, ma la seconda era probabilmente in corrispondenza di una delle cicatrici dei vecchi drenaggi, dove la pelle è completamente insensibile, perchè non ho sentito assolutamente niente.
Anche l'inserimento dell'ago gigante ha portato poco disagio, non faceva male, anche se è sempre strano sentire un corpo estraneo che ti perfora la pelle e sprofonda tra le viscere.
Dopo che il medico ha posizionato l'ago con la guida delle immagini ecografiche, l'assistente ha collegato una grossa siringa al tubo flessibile e ha iniziato ad aspirare.
 
Subito però è arrivata una notizia confortante.
È proprio un linfocele.
Sollievo.
Il liquido aspirato era limpido e trasparente, di un colore giallo che ricordava la cedrata. Linfa, normalissima linfa. Niente sangue, corpuscoli o altri contenuti sospetti.
Il contenuto della prima siringa è stato messo in un contenitore destinato al laboratorio per l'esame istologico, quello delle successive sette siringhe invece è finito nei rifiuti.
Dopo le prime quattro aspirazioni, il medico ha dovuto spostare un pochino l'ago e poi premere sulla pancia per favorire la fuoriuscita: lì mi sono dovuta concentrare e controllare la respirazione per mantenere rilassati i muscoli addominali - o quel poco che ne è rimasto - perchè nonostante l'anestesia il dolore si è fatto sentire.
Alla fine la sacca era praticamente vuota: in totale poco meno di 250cc di liquido.Come ha detto poi Renato, era più o meno come avere in pancia una lattina di Coca Cola, di quelle un po' più piccole che si trovano nei distributori automatici.
Dopo aver sfilato l'ago e applicato una medicazione per proteggere la piccola ferita, medico è stato chiaro: Non posso promettere che non ritorni, capita spesso che un linfocele si riformi.
Lo so, è una possibilità che abbiamo messo in conto da subito. Ma perchè non sperare in un po' di fortuna?

domenica 18 aprile 2010

Lagna

Vi ricordate il mal di gola di cui parlavo ieri?
Lo spray alla propoli ha fatto come di consueto il suo dovere (non ho ricordi di mal di gola che siano durati più di 36 ore da quando ho iniziato ad utilizzarlo, ormai quasi vent'anni fa).
Peccato che il mal di gola fosse solo l'inizio...
Ieri sera è iniziato quello che Renato chiama "inzuccamento": naso chiuso, orecchie tappate, occhi arrossati, indolenzimento diffuso, starnuti, mal di testa e dolori in corrispondenza delle orbite e degli zigomi, brividi, sensazione di generale intontimento.



Ho un livello di sopportazione del dolore piuttosto elevato, durante i due ricoveri il personale restava stupito del fatto che spesso rifiutavo gli analgesici. Di solito me ne sto buona e aspetto che il dolore passi.Ma quando mi prende alla testa - in particolare al viso - divento una lagna.
Insofferente, lamentosa, intensamente autocommiserante. Insomma, una piattola.

Ieri sera ho fatto uno Jala Neti, il lavaggio del naso yoga con la soluzione fisiologica, stamattina un fumento con bicarbonato e foglie di menta fresca, due ottimi rimedi casalinghi che mi hanno aiutata a respirare, però i seni paranasali sono ancora congestionati e il dolore al viso rimane.


Questa cosa mi rompe le uova nel paniere, e non poco.
Oggi sarei dovuta andare con Renato alla cerimonia della Prima Comunione di uno dei suoi nipoti, ma ho preferito evitare di spargere virus e/o batteri tra i parenti. Domani dovrei andare da un cliente, ma non so se sia il caso. E domani sera ho l'esame del corso Dive Medic di primo soccorso.

Per non parlare dell'aspirazione della palla, prevista per martedì pomeriggio. Si potrà fare? Funzionerà? È sicura?

C'è una parola che ronza nel sottofondo dei miei pensieri, "contaminazione", vale a dire il rischio che all'interno della palla possa essere rimasta qualche cellula malefica e che l'aspirazione possa in qualche modo liberarla. Certo è una possibilità remotissima, dovrebbe crearsi un concatenamento davvero improbabile di situazioni sfavorevoli. Però...

Oggi statemi lontani, è meglio.

domenica 4 aprile 2010

In piena attività

No, non sono caduta definitivamente preda della pigrizia di cui al precedente post, al contrario, sono stata risucchiata da un vortice di lavoro, che ha occupato tutte le giornate e più di un dopocena delle due settimane appena passate, e da altre attività che hanno impegnato le rimanenti serate (corso di teatro, aggiornamento di primo soccorso). E il tutto probabilmente andrà avanti con questi ritmi - se non di più - almeno fine a fine maggio.
Nel caso ve lo chiediate: no, non ho improvvisamente recuperato le energie e sì, sono stanca. Ma il mio lavoro è così, alterna periodi di calma piatta ad altri straordinariamente intensi e quando c'è da fare, io faccio: semplicemente non mi fermo fino a che non ho finito.
Insomma, affronto con la stessa intensa determinazione sia l'ozio che il lavoro: sono capace di passare settimane a poltrire come un bradipo, ma anche di lavorare giorno e notte per rispettare gli impegni professionali.

L'oncologo ha discusso con il chirurgo della mia palla e mi hanno proposto un'aspirazione ecoguidata: in sostanza, si utilizza l'ecografia per posizionare un ago dentro la palla e aspirarla.
Si tratterebbe di un intervento relativamente poco invasivo, credo che si possa fare ambulatorialmente, ma non è detto che sia risolutivo: a seconda del livello di fortuna, il versamento potrebbe sparire definitivamente, riformarsi di dimensioni più ridotte oppure tornare tale e quale.
Ma credo che valga la pena di tentare, perchè l'alternativa sarebbe un'operazione vera e propria. E dato che non mi hanno ancora messo una cerniera sulla pancia, preferirei evitare ulteriori tagli...
L'oncologo sperava di riuscire a fissarmi l'intervento prima di metà aprile ma quando gli ho detto che dovevo escludere mercoledì 7 perché ho la mammografia e anche lunedì, martedì e mercoledì della settimana successiva perché devo tenere un corso, ha detto di richiamarlo dopo Pasqua per trovare una data più avanti.
Speriamo bene!

E dato che intanto si è fatto molto tardi e la mezzanotte è passata da un pezzo...

mercoledì 3 marzo 2010

Frenesia

La scorsa settimana è stata straordinariamente intensa: la docenza per un corso di formazione, il lavoro dai clienti, il bilancio di un'associazione di volontariato, le prove di gruppo per i saggi di fine anno della scuola di musica, qualche serata con gli amici e naturalmente lo straordinario raduno di Bologna. Tutto questo affastellarsi di impegni ha avuto alcune conseguenze:
1. una stanchezza devastante e la consapevolezza che non riesco più a reggere certi ritmi
2. la prospettiva di qualche soldino dopo un periodo di magra... ok, diciamo pure di carestia!
3. molte soddisfazioni
4. troppi strappi alla dieta
5. così poco tempo per pensare, che il giorno della risonanza magnetica è arrivato quasi senza che me ne accorgessi. Quasi.

Lunedì scorso ho mandato la mamma a ritirare le analisi del sangue: non avevo detto niente per scaramanzia, ma sotto sotto ero pronta a festeggiare i mitici 4.000 globuli bianchi... invece no. Siamo ancora a 3.100, niente di nuovo sul fronte immunitario. Delusione. Bisogna riconoscere che lo sparuto manipolo di eroici corpuscoli sta facendo egregiamente il suo lavoro e in questi due anni non ho avuto più malanni del solito, però... insomma, quanto ci mettono a tornare a posto? Ok, ho fatto una chemio pesante e la radioterapia era concentrata proprio nella zona del bacino, dove si produce la maggior parte delle cellule del sangue, ma sono passati due anni!
Anche le piastrine sono piuttosto basse, però entro i limiti di normalità. Tutti gli altri valori a posto, quelli del fegato addirittura stratosfericamente perfetti, mai avuti così belli, probabilmente è merito della dieta: son soddisfazioni!

Alla fine, i pochi pensieri che ho dedicato alla mia salute nei giorni scorsi erano concentrati soprattutto sulla palla, che ha continuato a farsi sentire, a volte anche pesantemente, con il suo corollario di formiche ed intorpidimento della gamba destra. L'impressione è che possa essersi ingrandita e/o spostata (c'è stato anche qualche sussulto di ipocondria pre-controlli che mi ha fatto considerare la possibilità che oltre palla di liquido ci sia dell'altro), di certo mi dà molto più fastidio ora rispetto a sei mesi fa, ma con un valore di globuli bianchi ancora così basso la prospettiva di poter finalmente intervenire per aspirarla rimane molto incerta.

Ieri ho dovuto per forza dedicare qualche pensiero alla risonanza di oggi, perché per evitare la reazione dell'ultima volta, ho fatto la premedicazione a base di cortisone e antistaminico.
Ma la vera tensione da controllo è arrivata solo stamattina, andando in macchina con Renato verso il Centro di Riferimento Oncologico: i pensieri che iniziano a correre, i muscoli che s'irrigidiscono, lo stomaco che si chiude.
Allo sportello dell'accettazione è arrivata una buona notizia: i referti saranno pronti il giorno 11, proprio quando è fissata la visita con l'oncologo. Perché è una buona notizia? Perché se fossero stati pronti prima avrei avuto la tentazione di andarli a ritirare e tra andata e ritorno sono circa 100km; così, invece, faccio un solo viaggio senza ansie aggiuntive.
Dopo aver consegnato le impegnative, mi hanno chiamata quasi subito per la radiografia al torace e poco dopo per la risonanza; l'infermiera è riuscita a centrare perfettamente la vena con l'ago a farfalla per il mezzo di contrasto, poi un giovane tecnico straordinariamente sollecito, evidentemente in addestramento, mi ha fatto accomodare sul lettino. Niente venticello fresco nel tunnel, questa volta: con addosso soltanto la biancheria e il camice corto temevo di avere freddo, così il tecnico ha staccato l'aria condizionata.
Ho cercato di sistemarmi comodamente, pur sapendo che dopo 20 minuti di immobilità assoluta, qualsiasi posizione diventa scomoda. Perchè l'esame riesca bene, è fondamentale non muoversi, ma il cuore batteva troppo veloce, il respiro era troppo frequente. Ma il brevetto di primo livello di apnea sarà ben servito a qualcosa, no? Mi sono concentrata sulla respirazione, cercando di spostarla sul torace, senza coinvolgere l'addome, e di controllarne il ritmo per ridurre il battito del cuore. Ha funzionato. I rumori dell'apparecchiatura, attutiti dai tappi per le orecchie, hanno avuto un effetto quasi ipnotico e nella pausa per l'infusione del mezzo di contrasto stavo quasi per addormentarmi.
Gli ultimi minuti sono stati fastidiosi perchè la palla si è fatta di nuovo sentire e le formiche hanno piantato l'accampamento nella zona dell'inguine, ma con un po' di pazienza sono arrivata in fondo, con un piccolo sollievo perché non c'è stata nessuna richiesta di esami aggiuntivi, mentre la prima volta che avevo fatto la risonanza la radiologa aveva richiesto anche alcune sezioni di TAC per valutare meglio la palla.

Lo specchio dello spogliatoio ha mostrato di nuovo qualche chiazza rossa sulla pelle di schiena, spalle e braccia, anche se meno della volta precedente, ma tutto si è risolto spontaneamente in meno di un'ora e siamo tornati a casa addirittura un po' in anticipo sull'ora di pranzo.
Sarà stato l'aver saltato la colazione o l'effetto del cortisone, ma avevo una fame da lupi: ho fatto il bis di tortellini in brodo, poi sono riuscita a tenermi lontana dal formaggio solo grazie ad una terrina di finocchi ed un grande sforzo di volontà.
Dopo mangiato, ho deciso di restare un po' stravaccata sul divano per smaltire il fastidio alla palla prima di rimettermi a lavorare alla scrivania e finalmente è arrivato il calo di tensione, mescolato alla stanchezza dei giorni precedenti: mi sono addormentata con il PC sulle ginocchia e la mano sul mouse!

Adesso mi aspettano altri giorni di attesa, ma ho ancora tante cose da fare, passeranno in fretta anche questi.

giovedì 18 febbraio 2010

Si riparte

Mi sembra ieri quando scrivevo che l'oncologo mi aveva concesso 5 mesi di libera uscita, pareva un tempo lunghissimo, una vacanza di cui non si arrivava a vedere la fine.

È passata in un lampo, domani riparto con le analisi del sangue, con qualche giorno di anticipo perchè mi servono i risultati per la risonanza del 2 marzo, ma la settimana prossima sono impegnata tutti i giorni con il lavoro e non posso prendere una mattina per andare a fare i prelievi.

Già, perchè dopo mesi di fiacca professionale, mi sono piovute addosso parecchie cose tutte insieme e naturalmente, con perfetto tempismo, proprio nel momento sbagliato, quando mi sarebbe servito almeno un pomeriggio libero per le prove di musica d'insieme per i saggi di fine anno e avrei voluto poter restare sveglia fino a tardissimo per guardare le gare delle Olimpiadi invernali (ma la quinta medaglia olimpica di Armin Zöggeler non me la potevo perdere, anche se la mattina dopo sembravo uno zombie!).

Pazienza, vorrà dire che avrò meno tempo per preoccuparmi della "palla", che da qualche settimana mi sta dando parecchio fastidio e ha anche risvegliato le formiche dal letargo.

martedì 6 ottobre 2009

Anche questa è andata!

Con due giorni di anticipo ho avuto l'esito della risonanza e la visita di controllo: tutto bene.
La "palla" di liquido è sempre lì, questa volta ha una forma un po' più allungata, ma il volume è sostanzialmente invariato, non ci sono linfonodi ingrossati e soprattutto non ci sono masse sospette né formazioni indesiderate.

Sospiro di sollievo.
E il prossimo controllo addirittura a marzo 2010: ho ben 5 mesi di libera uscita!

Il giorno prima di fare un'altra risonanza con il mezzo di contrasto dovrò prendere un po' di cortisone, per evitare altre reazioni di tipo allergico: evidentemente anche il gadolinio comincia ad andarmi storto, anche se è meno peggio trovarsi con la pelle arrossata che smettere di respirare, come mi succedeva con il mezzo di contrasto iodato della TAC.
Ma ci penserò tra cinque mesi.

Oggi si festeggia, ma da domani mi aspetta una nuova sfida: DIETA!

giovedì 21 maggio 2009

Un buon inizio

Abile e arruolata: queste le parole del radiologo dopo l'ecografia di ieri: il fegato è ancora un po' ingrossato, possibile strascico delle "bastonate" della chemio (e forse anche di troppo formaggio...), la "palla" di liquido continua felicemente a stazionare nella parte destra dell'addome, conservando un diametro di 7cm, ma non si vedono altri corpi estranei nè alterazioni.
Il che non significa necessariamente che sia tutto a posto, la risonanza magnetica potrà dare maggiori dettagli, ma è di sicuro un buon inizio!

sabato 22 novembre 2008

post su postumi posteriori

Un'altra gita dal proctologo per un nuovo fastidio "posteriore"

Questa volta c'è una ragade, probabilmente un'altra conseguenza della radioterapia, per fortuna poco profonda e soprattutto non molto dolorosa.


Un mese di trattamento locale con una pomata in gel, poi un altro controllo (non vedo l'ora...), perchè se non ci dovessero essere miglioramenti sarebbe necessaria una biopsia per verificare che non ci siano complicanze d'altro genere.
E ci mancherebbero solo quelle!

Nel frattempo però continua il processo di "remise en forme": le vasche in piscina sono arrivate a 50/ora e ho fatto anche una prova con l'attrezzatura da sub: sott'acqua me la cavo abbastanza tranquillamente anche limitando al minimo l'uso della gamba destra, mentre pinneggiare in superficie è più difficoltoso, ma sto ricominciando pian piano ad utilizzare anche la gamba destra e credo che con un po' di pazienza e di allenamento tornerà a funzionare ragionevolmente bene.


Il versamento addominale è ancora lì, ma credo che piano piano si stia riducendo, perchè non mi dà più molto fastidio.
Anche le formiche nella parte interna della coscia sembrano essersi calmate: ci sono ancora giorni in cui attaccano ferocemente...

ma per lo più si limitano a qualche passeggiata...


e addirittura a volte se ne rimangono tranquille senza farsi sentire anche per un giorno intero

La situazione quindi è complessivamente buona e merita di festeggiare con una mini-vacanza a inizio dicembre!

giovedì 16 ottobre 2008

Raggi di sole

Oggi è stata una giornata davvero autunnale, grigia e umida, con il primo accenno di nebbia della stagione.
Ma anche nelle giornate più uggiose può arrivare un raggio di sole!


Ho ricevuto l'esito della TAC che ho fatto martedì: nessun segno di recidiva, linfonodi puliti, niente focolai sospetti nei polmoni o nel fegato.

La "palla" di liquido invece è ancora lì, di dimensioni più o meno invariate rispetto a luglio.
Non posso dimostrarlo, ma sono convinta che dopo la vacanza in montagna il versamento si fosse in buona parte riassorbito, perchè non sentivo più pressione nè dolore. Probabilmente l'insieme di massaggi, piscina, idromasssaggio e relax aveva favorito il drenaggio e dato sollievo ai tessuti danneggiati dalla radioterapia.


Nelle ultime settimane invece sono tornati il gonfiore alla gamba destra, fastidi vari, qualche doloretto e la sensazione di un corpo estraneo nella zona iliaca, quindi probabilmente la palla si è di nuovo allargata. Credo che possa dipendere dai ritmi di lavoro molto intensi che sto tenendo ormai da due mesi: praticamente esco ogni mattina per andare da clienti e spesso rientro solo all'ora di cena, almeno un'ora di macchina tra andata e ritorno, spostamenti da un ufficio all'altro, giri in fabbrica... Forse non ho più il fisico per reggere tutto questo!


Al momento non posso concedermi un'altra vacanza, ma ho ricominciato con il nuoto, attivato la Jacuzzi e prenotato un massaggio drenante: se si rivelerà efficace, vedrò di ripeterlo con regolarità.
Nel frattempo continuo a giocare le mie due colonne al Superenalotto: dovesse riuscirmi il colpaccio potrò permettermi vacanze e massaggi 365 giorni all'anno!

domenica 6 luglio 2008

Corpi estranei

La TAC ha confermato che l'accumulo di liquido nell'addome non si è affatto riassorbito, ma a parte questo gli unici "corpi estranei" presenti sono alcune clips metalliche rimaste dall'intervento, niente noduli sospetti, masse anomale nè alterazioni dei linfonodi.


La presenza delle clips mi aveva inizialmente insospettito, temevo che potessero essere state dimenticate, invece pare che sia normale lasciarle nell'addome dopo un'operazione e non dovrebbero dare alcun fastidio.

I fastidi però ci sono, e anche piuttosto rilevanti: ormai da una decina di giorni i nervi sono particolarmente irritati, ho spesso una sensazione di forte bruciore all'inguine e lungo l'interno coscia, e i dolori all'addome si fanno sentire più del solito. Anche il nervo sciatico ha cominciato a far male, la gamba destra è spesso intorpidita e con il caldo le caviglie tendono a gonfiarsi.
Nell'ultima settimana ho dovuto passare molto tempo distesa perchè anche la posizione seduta è spesso difficile da sopportare.
Scagionate le clips, penso che la causa sia soprattutto l'accumulo di liquido, che preme sui tessuti circostanti ormai da più di tre mesi, irritandoli e ostacolando la circolazione.

La cosa che mi disturba non sono tanto i dolori, che rimangono comunque sopportabili, quanto le limitazioni che comportano nella vita di tutti i giorni: spesso anche le attività quotidiane più semplici come fare la spesa o cucinare diventano un problema.
Ovviamente questo si ripercuote anche sul lavoro: ho dovuto rinviare alcuni appuntamenti perchè non ero in grado di guidare e/o restare seduta alla scrivania e anche da casa non sono riuscita a lavorare quanto avrei voluto: è vero che con il portatile si riesce a fare qualcosa anche restando distesi sul divano, ma non con la stessa efficienza di quando si siede alla scrivania e in più dolori e fastidi non favoriscono la concentrazione.


Insomma queste magagne cominciano a erodere il mio spirito di sopportazione...

martedì 8 aprile 2008

Meglio

Venerdì scorso ho fatto la TAC per valutare meglio la situazione del versamento interno, riscontrando che il volume del liquido è rimasto sostanzialmente uguale rispetto a quanto valutato con l'ecografia.

Con l'occasione, il radiologo ha accertato anche che i linfonodi stanno bene e non ci sono noduli nè altri segnali che possano far pensare ad un residuo di malattia o ad una recidiva del tumore: finalmente una buona notizia!

Stamattina sono stata ad Aviano: l'oncologo ritiene che sarebbe meglio evitare tentativi di drenaggio o aspirazione del versamento, perchè ci sarebbe il rischio di infezioni, comunque ne parlerà con il chirurgo e valuteranno insieme la TAC.
Nel frattempo mi ha prescritto una terapia antinfiammatoria per dare sollievo ai tessuti irritati.

Negli ultimi 2-3 giorni comunque la situazione è migliorata spontaneamente: se rimango tranquilla non ho dolori, i movimenti sono più agevoli e riesco a restare seduta un po' più a lungo, anche un'ora, prima di sentire il bisogno di stendermi; gli spostamenti in macchina però mi risultano ancora faticosi, perchè alla posizione seduta si sommano le vibrazioni e i sobbalzi dell'auto.

Questi passi avanti, anche se piccoli, sono di grande aiuto per il morale: danno finalmente la sensazione di aver imboccato la strada del ritorno verso la normalità!