Quando frequentavo il poligono di tiro, c'erano alcuni personaggi a cui guardavo con seria preoccupazione.
Alcuni avevano la mania delle armi di grosso calibro: loro non si preoccupavano tanto di centrare il bersaglio, quanto di fare più rumore possibile. La loro frase tipica era "Hai sentito che botto?". Evidentemente avevano qualche piccolezza di altro genere da compensare.
Peggio ancora, c'erano quelli talmente meschini da aver bisogno di un'arma per sentirsi importanti. Alcuni avevano tentato senza successo di entrare nelle Forze Armate o in Polizia, per ripiegare infine come Guardie Giurate in qualche organizzazione di vigilanza privata . Qualunque cosa pur di portare la pistola. Il problema poi è che non vedono l'ora di usarla.
I più pericolosi però si trovano nei poligoni militari. Si sono arruolati perché vogliono esercitare autorità ed ottenere rispetto, ma non hanno le doti per riuscirci senza nascondersi dietro ad una divisa e un'arma e quasi sempre finiscono per infangare l'uniforme che indossano con comportamenti ingiustificatamente violenti, quando non addirittura crudeli. Sono quelli che, in altri tempi, sarebbero stati perfetti nazisti.
Sia ben chiaro che non sto parlando dei militari, dei poliziotti o dei Carabinieri in generale, ma solo di quelle teste calde - e stupide - che entrano nelle forze armate non per tutelare i cittadini onesti, ma solo per cercare l'occasione di sfogare i loro istinti violenti e bestiali.
In questi giorni mi sono resa conto che questi personaggi inquietanti non sono appannaggio esclusivo della specie umana.
Vi ricordate le mie formiche?
Negli ultimi mesi sembrava che avessero cessato le ostilità. Probabilmente si erano integrate con la fauna locale, un po' come il presidio di soldati italiani nell'isola greca del film Mediterraneo: dopo un po' che sei lì, isolato dal mondo, gli abitanti del luogo smettono di apparirti come nemici, inizi a fare amicizia e finisci per integrarti nella comunità.
Almeno fino all'arrivo di qualche commilitone dall'esterno.
Ecco, probabilmente per le mie formiche era andata proprio così: il drappello che era rimasto di presidio un po' per volta si è rilassato, ha deposto le armi, ha fraternizzato.
Qualche giorno fa, però, dev'essere arrivato il cambio della guardia.
E chi ti vanno a mandare?
Proprio la formica nazista, la guerrafondaia, quella che vuole a tutti i costi mostrare i muscoli. E che da due giorni mi morde insistentemente un punto sulla coscia destra.
Bastarda.
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domenica 23 giugno 2013
domenica 4 dicembre 2011
Da un insetto all'altro
Ricordate le mie formiche?
Con il passare dei mesi l'invasione si è decisamente attenuata, ormai è rimasto solo un presidio con l'incarico di tenere le posizioni.
Per lo più si dedicano ad attività pacifiche...
Ogni tanto, tre-quattro volte al mese, fanno ancora qualche esercitazione, ma mi pare che la disciplina si sia parecchio allentata e non facciano più molto sul serio, ho la sensazione che vogliano soltanto mostrare un po' i muscoli, giusto per far vedere che sono ancora lì.
Per lo più si limitano a un morso veloce, uno-due secondi al massimo. Qualche volta sparano una raffica più lunga, da otto-dieci secondi, ma sono casi poco frequenti.
Tutto sommato, la convivenza è diventata accettabile.
Temo però che questa situazione di rilassatezza abbia favorito le mire espansionistiche di un altro esercito invasore: sono arrivate le pulci.
Si sono sistemate sulla parte anteriore della coscia, proprio lungo il confine della zona che è rimasta insensibile dopo la radioterapia, e lanciano attacchi poco frequenti ma furiosi, che durano anche più di un giorno.
Durante quei periodi, soffro di un prurito insistente e quasi impossibile da contrastare, perché lo strato superficiale della pelle in quella zona è quasi completamente insensibile, quindi mi trovo nella scomodissima situazione di sentire il prurito, ma non le grattate.
Anzi, dato che grattare mi viene istintivo, devo anche starci attenta, perché non avendo la percezione del passaggio delle unghie sulla pelle, rischio di graffiarmi senza rendermene conto.
Riesco a trovare un po' di sollievo strofinando con forza la zona che prude, in modo da premere sugli strati più profondi, che hanno conservato la sensibilità. Anche questa soluzione però ha i suoi limiti e devo cercare di trattenermi, perché a furia di premere e sfregare finisco per procurarmi qualche ematoma.
Ho sempre pensato di essere una persona prudente, ma non intendevo questo...
Con il passare dei mesi l'invasione si è decisamente attenuata, ormai è rimasto solo un presidio con l'incarico di tenere le posizioni.
Per lo più si dedicano ad attività pacifiche...
Ogni tanto, tre-quattro volte al mese, fanno ancora qualche esercitazione, ma mi pare che la disciplina si sia parecchio allentata e non facciano più molto sul serio, ho la sensazione che vogliano soltanto mostrare un po' i muscoli, giusto per far vedere che sono ancora lì.
Per lo più si limitano a un morso veloce, uno-due secondi al massimo. Qualche volta sparano una raffica più lunga, da otto-dieci secondi, ma sono casi poco frequenti.
Tutto sommato, la convivenza è diventata accettabile.
Temo però che questa situazione di rilassatezza abbia favorito le mire espansionistiche di un altro esercito invasore: sono arrivate le pulci.
Si sono sistemate sulla parte anteriore della coscia, proprio lungo il confine della zona che è rimasta insensibile dopo la radioterapia, e lanciano attacchi poco frequenti ma furiosi, che durano anche più di un giorno.
Durante quei periodi, soffro di un prurito insistente e quasi impossibile da contrastare, perché lo strato superficiale della pelle in quella zona è quasi completamente insensibile, quindi mi trovo nella scomodissima situazione di sentire il prurito, ma non le grattate.
Anzi, dato che grattare mi viene istintivo, devo anche starci attenta, perché non avendo la percezione del passaggio delle unghie sulla pelle, rischio di graffiarmi senza rendermene conto.
Riesco a trovare un po' di sollievo strofinando con forza la zona che prude, in modo da premere sugli strati più profondi, che hanno conservato la sensibilità. Anche questa soluzione però ha i suoi limiti e devo cercare di trattenermi, perché a furia di premere e sfregare finisco per procurarmi qualche ematoma.
Ho sempre pensato di essere una persona prudente, ma non intendevo questo...
domenica 9 maggio 2010
Pallaggiornamento
È vero che a volte faccio fatica a mettermi a scrivere, ma quando comincio non mi fermo più!
Passiamo alla palla.
La libertà è durata meno di una settimana: già nella serata di domenica scorsa ho iniziato a sentire di nuovo un irrigidimento dell'addome nella zona in basso a destra, segno che il versamento si stava riformando.
Per un paio di giorni ho sperato ancora che il problema, se non risolto, si fosse almeno ridotto, dato che non avevo particolari fastidi, ma poi sono tornati i doloretti, l'intorpidimento della parte interna della coscia, le formiche (e relativi morsi), la sensazione di bruciore all'inguine. Insomma, tutto come prima.
Non ho la conferma ufficiale di un'ecografia, una TAC o una risonanza, ma la mia impressione è che il versamento si sia riformato tale e quale per forma e dimensioni.
Ne ho parlato al telefono con l'oncologo e lui si è consultato con il chirurgo, che ritiene inutili ulteriori tentativi di aspirazione. Forse la cosa si potrebbe risolvere con un intervento chirurgico, ma:
1. non ho nessuna voglia di farmi aprire la pancia un'altra volta
2. non è detto che funzionerebbe
Per cui la palla se ne rimane dov'è, almeno per ora.
Passiamo alla palla.
La libertà è durata meno di una settimana: già nella serata di domenica scorsa ho iniziato a sentire di nuovo un irrigidimento dell'addome nella zona in basso a destra, segno che il versamento si stava riformando.
Per un paio di giorni ho sperato ancora che il problema, se non risolto, si fosse almeno ridotto, dato che non avevo particolari fastidi, ma poi sono tornati i doloretti, l'intorpidimento della parte interna della coscia, le formiche (e relativi morsi), la sensazione di bruciore all'inguine. Insomma, tutto come prima.
Non ho la conferma ufficiale di un'ecografia, una TAC o una risonanza, ma la mia impressione è che il versamento si sia riformato tale e quale per forma e dimensioni.
Ne ho parlato al telefono con l'oncologo e lui si è consultato con il chirurgo, che ritiene inutili ulteriori tentativi di aspirazione. Forse la cosa si potrebbe risolvere con un intervento chirurgico, ma:
1. non ho nessuna voglia di farmi aprire la pancia un'altra volta
2. non è detto che funzionerebbe
Per cui la palla se ne rimane dov'è, almeno per ora.
giovedì 18 febbraio 2010
Si riparte
Mi sembra ieri quando scrivevo che l'oncologo mi aveva concesso 5 mesi di libera uscita, pareva un tempo lunghissimo, una vacanza di cui non si arrivava a vedere la fine.
È passata in un lampo, domani riparto con le analisi del sangue, con qualche giorno di anticipo perchè mi servono i risultati per la risonanza del 2 marzo, ma la settimana prossima sono impegnata tutti i giorni con il lavoro e non posso prendere una mattina per andare a fare i prelievi.
Già, perchè dopo mesi di fiacca professionale, mi sono piovute addosso parecchie cose tutte insieme e naturalmente, con perfetto tempismo, proprio nel momento sbagliato, quando mi sarebbe servito almeno un pomeriggio libero per le prove di musica d'insieme per i saggi di fine anno e avrei voluto poter restare sveglia fino a tardissimo per guardare le gare delle Olimpiadi invernali (ma la quinta medaglia olimpica di Armin Zöggeler non me la potevo perdere, anche se la mattina dopo sembravo uno zombie!).
Pazienza, vorrà dire che avrò meno tempo per preoccuparmi della "palla", che da qualche settimana mi sta dando parecchio fastidio e ha anche risvegliato le formiche dal letargo.
È passata in un lampo, domani riparto con le analisi del sangue, con qualche giorno di anticipo perchè mi servono i risultati per la risonanza del 2 marzo, ma la settimana prossima sono impegnata tutti i giorni con il lavoro e non posso prendere una mattina per andare a fare i prelievi.
Già, perchè dopo mesi di fiacca professionale, mi sono piovute addosso parecchie cose tutte insieme e naturalmente, con perfetto tempismo, proprio nel momento sbagliato, quando mi sarebbe servito almeno un pomeriggio libero per le prove di musica d'insieme per i saggi di fine anno e avrei voluto poter restare sveglia fino a tardissimo per guardare le gare delle Olimpiadi invernali (ma la quinta medaglia olimpica di Armin Zöggeler non me la potevo perdere, anche se la mattina dopo sembravo uno zombie!).
Pazienza, vorrà dire che avrò meno tempo per preoccuparmi della "palla", che da qualche settimana mi sta dando parecchio fastidio e ha anche risvegliato le formiche dal letargo.
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martedì 20 ottobre 2009
Freddo!
Dopo aver tergiversato per qualche giorno, ieri mi sono rassegnata a riaccendere la caldaia per attivare il riscaldamento.
Ora però, è quasi una sconfitta.
Sono circondata da persone che sembrano insensibili al freddo: Renato è capace di andarsene a spasso a gennaio solo con la camicia e una giacca in pelle, mia madre gira abitualmente per la cucina in magliettina di cotone anche in pieno inverno.
Anch'io una volta sopportavo bene il freddo: quando ero al liceo e vivevo a casa dei miei nonni, studiavo in una stanza con 16-17° (ma ero giovane...) e fino a due anni fa riuscivo benissimo a sopravvivere in casa con una temperatura di 18-19°, bastavano abiti pesanti.
Ho sempre sostenuto che quando c'è freddo, bisogna innanzitutto coprirsi: trovo irritanti le donne che si lamentano del freddo indossando gonne corte, calze velate, magliettina scollata e scarpine con tacchi a spillo.
Il mio abbigliamento invernale prevede maglioni di pile (meravigliosa invenzione, dato che la mia pelle non sopporta il contatto con la lana), pantaloni di tessuto jeans pesante, velluto, felpa o pile, calzettoni e scarponcini. E per uscire, piumino, sciarpa, berretto e guanti
Adesso però mi capita di trovarmi infreddolita anche se nella stanza ci sono 21° e indosso abiti pesanti, una cosa inaudita, una debolezza che fatico ad accettare, un'altra batosta per il mio orgoglio.
Ora nella mia metà di letto, sopra al piumino da mezza stagione c'è il già citato piumone altoatesino, 20 centimetri di ottimo piumino d'oca, talmente caldo che in passato lo usavo - da solo - soltanto con i termosifoni della camera rigorosamente spenti e temperature interne che potevano scendere anche sotto i 10°. E ora quando Renato si alza alle 6:30, privandomi del suo "effetto stufa", ci aggiunge sopra anche un ulteriore plaid.
Fa tanto effetto "casa di riposo"... ma, come dico sempre, diventare vecchia è una bella cosa: significa che sono ancora viva.
Negli ultimi tre o quattro anni le temperature autunnali particolarmente miti mi avevano permesso di rinviare questo appuntamento di almeno un mese, addirittura una volta, mi pare tre anni fa, ricordo di aver avviato l'impianto l'ultimo fine settimana di novembre: certo qualche giornata fredda c'era stata anche prima, ma era stato sufficiente accendere il caminetto per qualche ora.
Di solito, i pannelli solari sono più che sufficienti a fornirci acqua calda almeno da fine aprile a fine ottobre, a meno che non ci siano molte giornate di pioggia consecutive, per cui la caldaia può restare completamente spenta per circa sei mesi, con un discreto vantaggio economico ed ambientale, e riaccenderla è sempre un dispiacere.Ora però, è quasi una sconfitta.
Sono circondata da persone che sembrano insensibili al freddo: Renato è capace di andarsene a spasso a gennaio solo con la camicia e una giacca in pelle, mia madre gira abitualmente per la cucina in magliettina di cotone anche in pieno inverno.
Anch'io una volta sopportavo bene il freddo: quando ero al liceo e vivevo a casa dei miei nonni, studiavo in una stanza con 16-17° (ma ero giovane...) e fino a due anni fa riuscivo benissimo a sopravvivere in casa con una temperatura di 18-19°, bastavano abiti pesanti.
Mentre facevo chemio e radioterapia, ho sofferto pesantemente il freddo: ricordo pomeriggi di dicembre sul divano, con il caminetto acceso e il fuoco sovralimentato, temperatura della stanza intorno ai 26°, mentre io, vestita con maglione, pantaloni e berretto di pile e coperta da un caldissimo piumone altoatesino più un plaid, tremavo e battevo i denti, con Renato che mi abbracciava per riscaldarmi e potevo quasi toccare il suo dolore per il fatto di vedermi così debole. Normale, probabilmente, considerando che il mio sangue era spaventosamente impoverito.
Però anche quando i valori sono tornati quasi a posto (ci sono sempre quei globuli bianchi sotto 4.000...), mi è rimasta una maggiore sensibilità al freddo.
Il mio abbigliamento invernale prevede maglioni di pile (meravigliosa invenzione, dato che la mia pelle non sopporta il contatto con la lana), pantaloni di tessuto jeans pesante, velluto, felpa o pile, calzettoni e scarponcini. E per uscire, piumino, sciarpa, berretto e guanti
Adesso però mi capita di trovarmi infreddolita anche se nella stanza ci sono 21° e indosso abiti pesanti, una cosa inaudita, una debolezza che fatico ad accettare, un'altra batosta per il mio orgoglio.
Renato ha una temperatura corporea straordinariamente elevata e anche in pieno inverno gli basta un piumino da mezza stagione; per fortuna, è anche molto gentile e disponibile a condividere con me il suo calore quando arrivo a letto con i piedi gelati, le "zampe Findus", come le chiama lui.
Fino a due anni fa, io aggiungevo dalla mia parte del letto una trapuntina e un plaid e con un pigiama pesante ero a posto.Ora nella mia metà di letto, sopra al piumino da mezza stagione c'è il già citato piumone altoatesino, 20 centimetri di ottimo piumino d'oca, talmente caldo che in passato lo usavo - da solo - soltanto con i termosifoni della camera rigorosamente spenti e temperature interne che potevano scendere anche sotto i 10°. E ora quando Renato si alza alle 6:30, privandomi del suo "effetto stufa", ci aggiunge sopra anche un ulteriore plaid.
Fa tanto effetto "casa di riposo"... ma, come dico sempre, diventare vecchia è una bella cosa: significa che sono ancora viva.
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venerdì 12 giugno 2009
Prolungamento di ipocondria
Ieri ho avuto la visita di controllo con l'oncologo: è orientato a ritenere che l'ingrossamento del linfonodo non sia preoccupante, potrebbe semplicemente trattarsi di una reazione locale, considerando che la zona è ancora irritata per i postumi dell'intervento e delle terapie e per la presenza della "palla".
Per sicurezza mi ha comunque fissato un'altra ecografia il 25 giugno... così adesso posso "godermi" ancora un paio di settimane di ipocondria!
Per sicurezza mi ha comunque fissato un'altra ecografia il 25 giugno... così adesso posso "godermi" ancora un paio di settimane di ipocondria!
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venerdì 15 maggio 2009
Ipocondria periodica
Stamattina ho inaugurato il nuovo ciclo di controlli con il prelievo di sangue; il programma prevede ecografia la prossima settimana, risonanza magnetica e radiografia al torace la successiva e per finire la visita con l'oncologo l'11 giugno.
E come al solito, quando si avvicina il momento delle risposte, mi scopro ipocondriaca. Ma per fortuna me ne rendo conto da sola...
Insomma, come direbbero a Firenze, "me le fo e me le dico".
Non serve scomodare i professionisti della psiche per capire che queste paturnie sono indicatrici di una certa preoccupazione: ne prendo atto e la accetto. Ovviamente sperando che sia del tutto infondata!
E come al solito, quando si avvicina il momento delle risposte, mi scopro ipocondriaca. Ma per fortuna me ne rendo conto da sola...- Ultimamente le gambe mi si gonfiano più facilmente: non sarà qualche impedimento alla circolazione a livello addominale? (in effetti c'è una palla di liquido, in più sto passando molto tempo seduta e comincia anche a fare caldo)
- Quel fastidio sotto l'ascella non è lo stesso che due anni fa mi aveva fatto anticipare i controlli per poi scoprire che c'era stata la recidiva? (ma due anni fa era risultato che il fastidio veniva da una contrattura alla schiena e non c'entrava nulla con la recidiva)
- Le formiche sembrano particolarmente attive, che ci sia qualcosa che le stuzzica? (sì: l'umidità)
- Ho un gonfiore sospetto sul braccio! (è una puntura di zanzara)
- La zona dell'intervento torna a farmi male! (dopo due ore di esercizi in piscina profonda con le pinne e cintura dei pesi potrebbe avere anche ragione...)
Insomma, come direbbero a Firenze, "me le fo e me le dico".
Non serve scomodare i professionisti della psiche per capire che queste paturnie sono indicatrici di una certa preoccupazione: ne prendo atto e la accetto. Ovviamente sperando che sia del tutto infondata!
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mercoledì 25 marzo 2009
Vita sospesa?
Il mal di gola e il raffreddore di inizio mese erano l'anticamera di una bella influenza, con febbre, dolori stile "mi-è-passato-sopra-un-TIR" e soprattutto una fantastica sinusite, di cui sto ancora cercando di smaltire i residui, un'altra nuova esperienza di cui avrei fatto a meno più che volentieri.
Anche l'antibiotico non era proprio un divertimento: a parte la seccatura di doverlo prendere puntualmente ogni 8 ore (e meno male che essendo in due, ce lo ricordavamo a vicenda!), inizialmente la dottoressa ci aveva dato la versione in bustine da sciogliere in acqua: una schifezza, pareva di bere gesso e lasciava in bocca un cattivo sapore metallico. Per gli ultimi giorni di terapia per fortuna ho usato la forma in compresse, più comode da assumere (soprattutto quando ci si trova fuori casa) e decisamente meno sgradevoli.
La settimana dal 8 al 15 marzo è stata pessima: la febbre non mi ha dato troppo fastidio e sopportavo abbastanza bene i dolori alle articolazioni, ma la sinusite mi ha provocato dolori piuttosto forti e molto fastidiosi al viso, che mi hanno reso insolitamente insofferente e lamentosa.
I fumenti e i lavaggi del naso con acqua, sale e bicarbonato mi davano solo un sollievo di breve durata e quando è arrivata anche la tosse, la dottoressa ha ordinato antibiotici e aerosol sia per me che per la mamma, la cui tosse nel frattempo si era trasformata in una bella bronchite che rischiava di degenerare in broncopolmonite.
Ovviamente, la sera in cui avremmo dovuto iniziare l'aerosol, l'apparecchio non funzionava, e abbiamo dovuto aspettare che il giorno dopo Renato andasse a comperarne un altro, poi ci siamo organizzate per utilizzarlo a turno: la mamma tre volte al giorno, io invece soltanto mattina e sera. Se non altro, possiamo senz'altro dire di aver ammortizzato il costo dell'apparecchio!
L'aerosol è una cosa noiosissima, il mio durava ogni volta circa 25 minuti e non era il massimo restarsene lì con la mascherina in mano ad aspettare che finisse, quindi ho escogitato un sistema per avere le mani libere e riuscire nel frattempo a fare altro...
Anche l'antibiotico non era proprio un divertimento: a parte la seccatura di doverlo prendere puntualmente ogni 8 ore (e meno male che essendo in due, ce lo ricordavamo a vicenda!), inizialmente la dottoressa ci aveva dato la versione in bustine da sciogliere in acqua: una schifezza, pareva di bere gesso e lasciava in bocca un cattivo sapore metallico. Per gli ultimi giorni di terapia per fortuna ho usato la forma in compresse, più comode da assumere (soprattutto quando ci si trova fuori casa) e decisamente meno sgradevoli.L'influenza mi ha costretta a rinviare il controllo ginecologico che avrei dovuto fare il giorno 11, per fortuna mi hanno trovato un posto dopo solo due settimane, grazie ad un'altra rinuncia, così stamattina ho fatto la visita.
C'è effettivamente una piccola zona in cui il tessuto si presenta alterato, il medico ritiene che possa essere un effetto residuo della radioterapia, ma per maggiore sicurezza ha fatto prelevato un campione di tessuto da mandare ad analizzare. E aspettiamo...
A volte mi pare che questi ultimi anni siano stati un susseguirsi di attese: il prossimo controllo, l'esito degli esami... sembra non ci sia mai una conclusione, ma solo l'inizio di un altra attesa, in uno stato continuo di incertezza, un'esistenza quasi sospesa.

In realtà non è proprio così, perchè per fortuna sono riuscita quasi sempre a non dedicare troppo tempo a questi pensieri: è vero che ho passato tanti giorni, tante settimane ad aspettare, ma nel frattempo ho fatto altro, ho continuato a vivere senza lasciare che ansia e preoccupazione diventassero il centro della mia esistenza.
Ci sono però alcuni aspetti pratici che non si possono ignorare: impensabile ad esempio prenotare una vacanza con qualche mese di anticipo, soprattutto dopo aver scoperto che alcune assicurazioni non rispondono dell'annullamento del viaggio se il contraente è stato curato per patologie oncologiche negli ultimi 12 mesi.
Insomma, l'orizzonte temporale si riduce, diventa difficile fare programmi a lungo termine.
Pazienza, sarà l'occasione per sfruttare le offerte "last minute"!
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sabato 7 febbraio 2009
Quark speciale
LA FORMICA DEL PROSCIUTTO
Buonasera e benvenuti a questa puntata speciale di Quark.
Nel documentario di oggi parleremo della Formica del Prosciutto, una nuova specie che sta destando molta curiosità nel mondo scientifico.
La Formica del Prosciutto è infatti il primo caso documentato di specie creata a seguito dell'esposizione a radiazioni: essa è stata generata in occasione di una radioterapia intraoperatoria eseguita su una paziente affetta da recidiva di liposarcoma retroperitoneale.
La Formica del Prosciutto è un parassita che vive in gruppi di dimensioni variabili, da poche unità fino a diverse centinaia, ed il suo habitat prediletto - come suggerisce il nome - è la coscia destra della paziente, in particolare la parte interna, anche se occasionalmente ne sono stati registrati esemplari anche nella zona dell'inguine.I primi esemplari di Formica del Prosciutto sono stati osservati quattro giorni dopo l'irradiazione, quando l'intera colonia nell'arco di pochi minuti ha lanciato tre violentissimi attacchi verso l'organismo ospite. In questa occasione si è manifestato tutto lo straordinario potenziale offensivo di questa specie, che ha colpito con migliaia di morsi talmente dolorosi da portare l'ospite sull'orlo dello svenimento.
Successive osservazioni hanno confermato la spiccata vocazione bellica della Formica del Prosciutto, che lancia spesso assalti brutali e dolorosi.
La Formica del Prosciutto sembra prediligere la tattica della guerriglia, con attacchi violenti, ma generalmente di breve durata, talvolta anche solo pochi secondi e comunque mai più di un minuto. Si è evidenziato inoltre che l'intensità e la durata degli attacchi tendono a ridursi con il passare del tempo, suggerendo che per questa specie la vecchiaia porti ad una diminuzione dell'aggressività e delle prestazioni.
L'attività militare della Formica del Prosciutto comprende anche missioni esplorative, in cui piccoli gruppi pattugliano il territorio, in particolare nelle prime ore del mattino e nelle giornate umide.

La vitalità della Formica del Prosciutto sembra essere direttamente collegata all'attività dell'ospite, attraverso meccanismi ancora non del tutto chiariti: si è evidenziata in particolare una pressochè totale inerzia nei periodi di riposo dell'ospite, o comunque di scarsa mobilità, al punto di far pensare all'estinzione della colonia.
Alla ripresa del movimento dell'ospite corrisponde invece un immediato inasprimento degli attacchi, tanto più violenti quanto più lungo è stato il periodo di riposo. A conferma di questa valutazione si possono citare i primi attacchi, giunti alla ripresa della deambulazione dopo alcuni giorni di immobilità assoluta, ma anche alcune recenti azioni belliche della Formica intraprese in corrispondenza della ripresa dell'attività motoria dell'ospite dopo un periodo di sedentarietà a seguito di un piccolo intervento chirurgico per l'asportazione di un nodulo toracico.
Una particolarità della Formica del Prosciutto osservata di recente e che la distingue da molte altre specie, è la reazione alle condizioni climatiche: nelle giornate fredde, invece di ritirarsi nel letargo, la Formica del Prosciutto mostra infatti la sua massima vitalità, dedicandosi ad un'intensa attività bellica, con pattugliamenti ed attacchi feroci . Si è evidenziato in particolare un aumento delle azioni militari in presenza di vento freddo.Lo studio di questa nuova e affascinante specie è soltanto all'inizio e siamo certi che in futuro ci riserverà nuove ed interessanti sorprese. Arrivederci alla prossima puntata!

mercoledì 26 novembre 2008
Caldo!
Ieri sera ero stravaccata sul divano con un occhio sulla TV e l'altro sul PC portatile (no, non stavo lavorando, giocavo con i videogames!) e la mamma mi ha portato una bella tazza di infuso di finocchio appena fatto.
Tra un sorso e l'altro ho appoggiato la tazza sulla gamba destra e... sorpresa! Ho sentito il caldo sulla pelle! Non dappertutto - la zona più vicina all'inguine è ancora quasi completamente insensibile - ma verso il ginocchio sta ritornando la sensibilità superficiale e questa è DECISAMENTE una buona notizia, significa che il nervo lesionato si sta rigenerando.
Anche la funzionalità della gamba sta migliorando: oggi ho fatto le "solite" 50 vasche in piscina, ma in soli 50 minuti, perchè ero arrivata un po' più tardi per finire un lavoro: conto di riuscire a fare stabilmente 60 vasche/ora per la fine dell'anno.

sabato 22 novembre 2008
post su postumi posteriori
Un'altra gita dal proctologo per un nuovo fastidio "posteriore"
Questa volta c'è una ragade, probabilmente un'altra conseguenza della radioterapia, per fortuna poco profonda e soprattutto non molto dolorosa.

La situazione quindi è complessivamente buona e merita di festeggiare con una mini-vacanza a inizio dicembre!
Questa volta c'è una ragade, probabilmente un'altra conseguenza della radioterapia, per fortuna poco profonda e soprattutto non molto dolorosa.
Un mese di trattamento locale con una pomata in gel, poi un altro controllo (non vedo l'ora...), perchè se non ci dovessero essere miglioramenti sarebbe necessaria una biopsia per verificare che non ci siano complicanze d'altro genere.
E ci mancherebbero solo quelle!
Nel frattempo però continua il processo di "remise en forme": le vasche in piscina sono arrivate a 50/ora e ho fatto anche una prova con l'attrezzatura da sub: sott'acqua me la cavo abbastanza tranquillamente anche limitando al minimo l'uso della gamba destra, mentre pinneggiare in superficie è più difficoltoso, ma sto ricominciando pian piano ad utilizzare anche la gamba destra e credo che con un po' di pazienza e di allenamento tornerà a funzionare ragionevolmente bene.
Il versamento addominale è ancora lì, ma credo che piano piano si stia riducendo, perchè non mi dà più molto fastidio.
Anche le formiche nella parte interna della coscia sembrano essersi calmate: ci sono ancora giorni in cui attaccano ferocemente...
Anche le formiche nella parte interna della coscia sembrano essersi calmate: ci sono ancora giorni in cui attaccano ferocemente...

ma per lo più si limitano a qualche passeggiata...
e addirittura a volte se ne rimangono tranquille senza farsi sentire anche per un giorno intero

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giovedì 16 ottobre 2008
Raggi di sole
Oggi è stata una giornata davvero autunnale, grigia e umida, con il primo accenno di nebbia della stagione.
Ma anche nelle giornate più uggiose può arrivare un raggio di sole!

Ho ricevuto l'esito della TAC che ho fatto martedì: nessun segno di recidiva, linfonodi puliti, niente focolai sospetti nei polmoni o nel fegato.
La "palla" di liquido invece è ancora lì, di dimensioni più o meno invariate rispetto a luglio.
Non posso dimostrarlo, ma sono convinta che dopo la vacanza in montagna il versamento si fosse in buona parte riassorbito, perchè non sentivo più pressione nè dolore. Probabilmente l'insieme di massaggi, piscina, idromasssaggio e relax aveva favorito il drenaggio e dato sollievo ai tessuti danneggiati dalla radioterapia.

Nelle ultime settimane invece sono tornati il gonfiore alla gamba destra, fastidi vari, qualche doloretto e la sensazione di un corpo estraneo nella zona iliaca, quindi probabilmente la palla si è di nuovo allargata. Credo che possa dipendere dai ritmi di lavoro molto intensi che sto tenendo ormai da due mesi: praticamente esco ogni mattina per andare da clienti e spesso rientro solo all'ora di cena, almeno un'ora di macchina tra andata e ritorno, spostamenti da un ufficio all'altro, giri in fabbrica... Forse non ho più il fisico per reggere tutto questo!

Al momento non posso concedermi un'altra vacanza, ma ho ricominciato con il nuoto, attivato la Jacuzzi e prenotato un massaggio drenante: se si rivelerà efficace, vedrò di ripeterlo con regolarità.
Nel frattempo continuo a giocare le mie due colonne al Superenalotto: dovesse riuscirmi il colpaccio potrò permettermi vacanze e massaggi 365 giorni all'anno!
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domenica 6 luglio 2008
Corpi estranei
La TAC ha confermato che l'accumulo di liquido nell'addome non si è affatto riassorbito, ma a parte questo gli unici "corpi estranei" presenti sono alcune clips metalliche rimaste dall'intervento, niente noduli sospetti, masse anomale nè alterazioni dei linfonodi.

La presenza delle clips mi aveva inizialmente insospettito, temevo che potessero essere state dimenticate, invece pare che sia normale lasciarle nell'addome dopo un'operazione e non dovrebbero dare alcun fastidio.
I fastidi però ci sono, e anche piuttosto rilevanti: ormai da una decina di giorni i nervi sono particolarmente irritati, ho spesso una sensazione di forte bruciore all'inguine e lungo l'interno coscia, e i dolori all'addome si fanno sentire più del solito. Anche il nervo sciatico ha cominciato a far male, la gamba destra è spesso intorpidita e con il caldo le caviglie tendono a gonfiarsi.
Nell'ultima settimana ho dovuto passare molto tempo distesa perchè anche la posizione seduta è spesso difficile da sopportare.
La cosa che mi disturba non sono tanto i dolori, che rimangono comunque sopportabili, quanto le limitazioni che comportano nella vita di tutti i giorni: spesso anche le attività quotidiane più semplici come fare la spesa o cucinare diventano un problema.
Ovviamente questo si ripercuote anche sul lavoro: ho dovuto rinviare alcuni appuntamenti perchè non ero in grado di guidare e/o restare seduta alla scrivania e anche da casa non sono riuscita a lavorare quanto avrei voluto: è vero che con il portatile si riesce a fare qualcosa anche restando distesi sul divano, ma non con la stessa efficienza di quando si siede alla scrivania e in più dolori e fastidi non favoriscono la concentrazione.
Insomma queste magagne cominciano a erodere il mio spirito di sopportazione...

La presenza delle clips mi aveva inizialmente insospettito, temevo che potessero essere state dimenticate, invece pare che sia normale lasciarle nell'addome dopo un'operazione e non dovrebbero dare alcun fastidio.
I fastidi però ci sono, e anche piuttosto rilevanti: ormai da una decina di giorni i nervi sono particolarmente irritati, ho spesso una sensazione di forte bruciore all'inguine e lungo l'interno coscia, e i dolori all'addome si fanno sentire più del solito. Anche il nervo sciatico ha cominciato a far male, la gamba destra è spesso intorpidita e con il caldo le caviglie tendono a gonfiarsi.
Nell'ultima settimana ho dovuto passare molto tempo distesa perchè anche la posizione seduta è spesso difficile da sopportare.
Scagionate le clips, penso che la causa sia soprattutto l'accumulo di liquido, che preme sui tessuti circostanti ormai da più di tre mesi, irritandoli e ostacolando la circolazione.
La cosa che mi disturba non sono tanto i dolori, che rimangono comunque sopportabili, quanto le limitazioni che comportano nella vita di tutti i giorni: spesso anche le attività quotidiane più semplici come fare la spesa o cucinare diventano un problema.
Ovviamente questo si ripercuote anche sul lavoro: ho dovuto rinviare alcuni appuntamenti perchè non ero in grado di guidare e/o restare seduta alla scrivania e anche da casa non sono riuscita a lavorare quanto avrei voluto: è vero che con il portatile si riesce a fare qualcosa anche restando distesi sul divano, ma non con la stessa efficienza di quando si siede alla scrivania e in più dolori e fastidi non favoriscono la concentrazione.
Insomma queste magagne cominciano a erodere il mio spirito di sopportazione...
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martedì 6 maggio 2008
Normalità
Sto tornando ad una vita "normale".
Dopo la rimozione del catetere venoso e la completa cicatrizzazione di tutti i tagli, fori e forellini vari, ho potuto smantellare la farmacia che avevamo dovuto creare nel bagno della camera, riportando nella loro collocazione abituale garze e guanti sterili, mascherine da chirurgo, cerotti di vari tipi e dimensioni, acqua ossigenata, soluzione fisiologica, disinfettante e sapone antibatterico.

Finalmente posso fare doccia libera da medicazioni e mi pare quasi strano entrare nel box direttamente, senza il rito preliminare a base di domopak e cerotti che aveva preceduto ogni doccia degli ultimi sei mesi, passare la spugna senza il timore di bagnare o spostare una medicazione, mettere la crema sulla zona di pelle irritata e screpolata dopo sei mesi di cerotti.

E naturalmente sono tornata in piscina!
È stato fantastico immergersi di nuovo nell'acqua dopo tanto tempo: ho iniziato prudentemente con un po' di relax nella piscina piccola, quella per i bambini, ma l'immediata sensazione di benessere mi ha subito convinta di poter affrontare tranquillamente la vasca più grande.
Mi sono mossa con calma, nuotando lentamente per riprendere la percezione del corpo e dei movimenti nell'acqua senza rischiare danni o traumi.Un po' strana la sensazione sulla coscia destra, dove pelle in alcune zone è quasi insensibile a causa del danno al nervo e la ridotta percezione della pressione, della temperatura e del contatto con l'acqua aumenta la sensazione di intorpidimento.
Ho fatto una ventina di vasche, intervallandole con periodi di riposo: rispetto agli altri movimenti (camminare, pedalare in bicicletta) il nuoto sembra decisamente meno irritante per i nervi e i tessuti della zona operata, probabilmente grazie alla possibilità di muovere le gambe senza caricare peso sul bacino.
Piccoli passi verso la normalità, anche se questa volta il percorso è più lungo e più difficile rispetto a due anni fa: le conseguenze dell'intervento si fanno ancora sentire con qualche fitta dolorosa all'addome quando tossisco o starnutisco, alcune - i danni ai nervi - saranno permanenti.
Resta il timore di un'altra recidiva, una sensazione di incertezza che limita gli orizzonti e impedisce al pensiero di andare troppo in là, verso il futuro.
Ma l'importante è essere ancora qui, avere ancora la possibilità di camminare e tanti amici al mio fianco su questa strada.
Dopo la rimozione del catetere venoso e la completa cicatrizzazione di tutti i tagli, fori e forellini vari, ho potuto smantellare la farmacia che avevamo dovuto creare nel bagno della camera, riportando nella loro collocazione abituale garze e guanti sterili, mascherine da chirurgo, cerotti di vari tipi e dimensioni, acqua ossigenata, soluzione fisiologica, disinfettante e sapone antibatterico.

Finalmente posso fare doccia libera da medicazioni e mi pare quasi strano entrare nel box direttamente, senza il rito preliminare a base di domopak e cerotti che aveva preceduto ogni doccia degli ultimi sei mesi, passare la spugna senza il timore di bagnare o spostare una medicazione, mettere la crema sulla zona di pelle irritata e screpolata dopo sei mesi di cerotti.

E naturalmente sono tornata in piscina!
È stato fantastico immergersi di nuovo nell'acqua dopo tanto tempo: ho iniziato prudentemente con un po' di relax nella piscina piccola, quella per i bambini, ma l'immediata sensazione di benessere mi ha subito convinta di poter affrontare tranquillamente la vasca più grande.
Mi sono mossa con calma, nuotando lentamente per riprendere la percezione del corpo e dei movimenti nell'acqua senza rischiare danni o traumi.Un po' strana la sensazione sulla coscia destra, dove pelle in alcune zone è quasi insensibile a causa del danno al nervo e la ridotta percezione della pressione, della temperatura e del contatto con l'acqua aumenta la sensazione di intorpidimento.
Ho fatto una ventina di vasche, intervallandole con periodi di riposo: rispetto agli altri movimenti (camminare, pedalare in bicicletta) il nuoto sembra decisamente meno irritante per i nervi e i tessuti della zona operata, probabilmente grazie alla possibilità di muovere le gambe senza caricare peso sul bacino.
Piccoli passi verso la normalità, anche se questa volta il percorso è più lungo e più difficile rispetto a due anni fa: le conseguenze dell'intervento si fanno ancora sentire con qualche fitta dolorosa all'addome quando tossisco o starnutisco, alcune - i danni ai nervi - saranno permanenti.Resta il timore di un'altra recidiva, una sensazione di incertezza che limita gli orizzonti e impedisce al pensiero di andare troppo in là, verso il futuro.
Ma l'importante è essere ancora qui, avere ancora la possibilità di camminare e tanti amici al mio fianco su questa strada.
martedì 15 aprile 2008
Libertà in vista!
Finalmente, dopo un'intensa trattativa sono riuscita ad ottenere dall'oncologo l'autorizzazione a togliere il catetere venoso: fisserà l'appuntamento e mi comunicherà data ed orario per la rimozione.
Può sembrare una piccola conquista, ma ha un buon sapore di libertà.
Libertà dalle medicazioni, dai lavaggi e dai cerotti, libertà dal prurito, dalla pelle che tira, dal continuo timore di infezioni, libertà di sudare, di fare la doccia, di nuotare...

Per il resto la situazione è abbastanza buona: dolori e fastidi ci sono ancora, ma a livelli sicuramente sopportabili.
I movimenti sono ancora limitati, in particolare faccio fatica a piegarmi a causa della pressione nell'addome; i nervi danneggiati formicolano, qualche volta fanno un po' male, ma in genere si tratta di disagi di modesta entità e di breve durata.
Passo ancora molto tempo distesa, ma mi alzo sempre più spesso e riesco a restare seduta anche per un paio d'ore consecutive... purchè la sedia sia abbastanza comoda!
Stamattina sono riuscita persino a concimare il prato, anche se poi la stanchezza si è fatta sentire.

Il recupero è più lento di quanto avevo sperato, ma sono fiduciosa sul risultato finale: ho intenzione di tornare in forma e riprendere tutte le mie attività!

E dato che non ho ancora vinto al SuperEnalotto, spero di tornare presto al lavoro...
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martedì 8 aprile 2008
Meglio
Venerdì scorso ho fatto la TAC per valutare meglio la situazione del versamento interno, riscontrando che il volume del liquido è rimasto sostanzialmente uguale rispetto a quanto valutato con l'ecografia.
Con l'occasione, il radiologo ha accertato anche che i linfonodi stanno bene e non ci sono noduli nè altri segnali che possano far pensare ad un residuo di malattia o ad una recidiva del tumore: finalmente una buona notizia!

Stamattina sono stata ad Aviano: l'oncologo ritiene che sarebbe meglio evitare tentativi di drenaggio o aspirazione del versamento, perchè ci sarebbe il rischio di infezioni, comunque ne parlerà con il chirurgo e valuteranno insieme la TAC.
Nel frattempo mi ha prescritto una terapia antinfiammatoria per dare sollievo ai tessuti irritati.
Negli ultimi 2-3 giorni comunque la situazione è migliorata spontaneamente: se rimango tranquilla non ho dolori, i movimenti sono più agevoli e riesco a restare seduta un po' più a lungo, anche un'ora, prima di sentire il bisogno di stendermi; gli spostamenti in macchina però mi risultano ancora faticosi, perchè alla posizione seduta si sommano le vibrazioni e i sobbalzi dell'auto.

Questi passi avanti, anche se piccoli, sono di grande aiuto per il morale: danno finalmente la sensazione di aver imboccato la strada del ritorno verso la normalità!
lunedì 31 marzo 2008
Che palla!!!
Vi ricordate i dolori alla fossa iliaca di cui ho parlato nel precedente post?
Io me li ricordo benissimo, soprattutto perchè si fanno sentire non appena passo un po' di tempo seduta o in piedi, cioè quando gli organi interni "pesano" sulla fossa iliaca e sull'inguine.
Oggi ho fatto un'ecografia per cercare di capirne l'origine...
C'è un versamento interno, una bella palla di liquido di dimensioni 12x7x5 cm. E ci credo che fa male...
Pare si tratti di una complicanza abbastanza comune negli interventi chirurgici come quello che ho subito io.
Pazienza, almeno adesso so qual'è la causa del dolore e nei prossimi giorni vedremo cosa si può fare per risolverlo.
Certo che ne avevo già avuto più che abbastanza di "palle" nell'addome!!!

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