L'avevo già deciso prima di partire per le vacanze: dato che l'incontro previsto a fine luglio era saltato a causa del ricovero di Anna Lisa, al rientro da Londra sarei andata a trovarla.
L'invito al matrimonio mi era arrivato in Inghilterra, un'emozione grande e insieme il dispiacere di non poter partecipare, perché il mio aereo sarebbe atterrato a Venezia proprio all'orario previsto per la cerimonia.
Appena arrivata in aeroporto avevo subito riacceso il telefono e iniziato a tempestare di SMS e telefonate ZiaCris: come stava andando? Com'era la sposa? E potevo chiamarla?
Il giorno dopo avevo cercato in rete, sicura di trovare notizia di questo straordinario matrimonio. C'erano migliaia di pagine che ne parlavano, alcune semplicemente riportando la notizia ANSA, altre con articoli più dettagliati, foto e addirittura un video. L'ho guardato tre volte e ogni volta ho pianto di commozione, di tenerezza, di gioia nel vedere la felicità traboccare dal volto della mia Nina.
Temevo però che la giornata l'avesse stancata, che avrebbe pagato lo sforzo, quindi ho lasciato passare un paio di giorni prima di andare a trovarla.
Giovedì mattina ho preso il treno poco dopo le otto, armata di libro, videogioco e netbook, tutto il necessario per riempire diverse ore di treno. Ma ero distratta, il pensiero correva continuamente avanti, verso di lei.
Come l'avrei trovata? Forse stanca o assonnata per via della morfina? E i dolori le avrebbero dato tregua? E se la mia visita fosse stata un disturbo?
Quando sono arrivata alla reception della beauty farm, poco dopo le due del pomeriggio, sembrava che i miei timori fossero fondati, perché l'infermiera mi ha detto che stava riposando e forse non era il caso di disturbarla. Ma no, di che mi preoccupavo? Anna Lisa mi aspettava, le avevo chiesto se potevo passare, e appena ha saputo che ero arrivata ha detto di farmi entrare.
Pareva una bambola, con il pigiamino rosa e i fiocchi di tulle da sposa attaccati al letto, ancora circondato dai palloncini colorati: che tenerezza!
Certo, c'erano i lividi della caduta del giorno prima, c'erano il tubo dell'ossigeno e l'elastomero con la morfina a ricordare che stavamo a Cure Palliative, non nel salotto di casa.
Ma dietro al dolore, dietro alla malattia, c'è sempre lei, Anna Lisa, la mia Nina dagli occhi belli, con un grande sogno appena realizzato e tanti altri ancora in tasca, con la curiosità di sapere cosa succede "fuori" e tanta voglia di normalità, con la battuta sempre pronta e il cuore grande.
Abbiamo parlato del matrimonio, del bellissimo abito arrivato quasi per miracolo, del bouquet, del rinfresco e della torta realizzati grazie alla straordinaria gara di affetto di tanti amici, che le ha permesso di essere una sposa stupenda e di avere la cerimonia che aveva sempre desiderato.
Mi ha chiesto della vacanza a Londra, dei miei prossimi controlli, di Renato e del Ciccio.
L'ho avuta tutta per me per più di due ore, con una interruzione solo quando l'hanno chiamata dalla BBC per un'intervista.
C'era anche la sua Mamy, una donna minuta e grandissima, con il cuore diviso tra il dolore per le sofferenze che la malattia impone alla sua bambina e l'orgoglio per il modo straordinario in cui Anna Lisa riesce ad affrontarle.
Purtroppo non ho avuto la possibilità di incontrare Qualcuno, che era andato a casa dei genitori per qualche ora.
Ma mi sono riempita gli occhi e il cuore di lei, di Anna Lisa, della sua grinta e della sua voglia di sorridere, di amare, di vivere.
E sono tornata a casa più leggera.
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sabato 20 agosto 2011
mercoledì 17 agosto 2011
Toccata e fuga
Non ho potuto essere presente al matrimonio, ma domani vado a Livorno a baciare la sposa.
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sabato 4 settembre 2010
A casa di Mamigà
A casa di Mamigà c'è il calore del tè e della famiglia.
A casa di Mamigà c'è il sapore dei biscotti e dei sorrisi.
A casa di Mamigà ci sono i colori dei ricami e dei sogni.
A casa di Mamigà ci sono fusa di gatti e giochi di bambino.
A casa di Mamigà c'è profumo di lavanda e di speranza.
A casa di Mamigà ogni tanto c'è qualche lacrima, ma c'è sempre tanta voglia di futuro.
A casa di Mamigà c'è il sapore dei biscotti e dei sorrisi.
A casa di Mamigà ci sono i colori dei ricami e dei sogni.
A casa di Mamigà ci sono fusa di gatti e giochi di bambino.
A casa di Mamigà c'è profumo di lavanda e di speranza.
A casa di Mamigà ogni tanto c'è qualche lacrima, ma c'è sempre tanta voglia di futuro.
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giovedì 12 agosto 2010
Con la testa tra le nuvole
Oggi ho la testa tra le nuvole. Letteralmente.
Piove e alcune nuvole sono così basse da avvolgere il paese. Ma anche le giornate di pioggia hanno i loro vantaggi, ad esempio lasciano il tempo di aggiornare il blog, magari a rate retroattive perchè altrimenti ne esce un post troppo lungo.
E in una giornata grigia e umida possono arrivare raggi di sole così splendenti che non importa quanto sta piovendo, non importa se abbiamo dovuto annullare l'escursione prevista per oggi, non importa niente, perchè la luce e il calore dentro al cuore sono così intensi che non serve altro.
Piove e alcune nuvole sono così basse da avvolgere il paese. Ma anche le giornate di pioggia hanno i loro vantaggi, ad esempio lasciano il tempo di aggiornare il blog, magari a rate retroattive perchè altrimenti ne esce un post troppo lungo.
E in una giornata grigia e umida possono arrivare raggi di sole così splendenti che non importa quanto sta piovendo, non importa se abbiamo dovuto annullare l'escursione prevista per oggi, non importa niente, perchè la luce e il calore dentro al cuore sono così intensi che non serve altro.
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mercoledì 4 agosto 2010
Luci ed ombre 2
Per tutta la settimana scorsa la lancetta del mio umore ha oscillato tra il sollievo per il buon esito della mia risonanza e la tristezza per la notizia della morte di Lara, a cui si è aggiunta il giorno dopo anche quella di Elena, un'altra amica virtuale conosciuta attraverso un forum; aveva 43 anni e due bambini piccoli e abbiamo avuto solo il tempo di scambiarci qualche messaggio prima che il cancro se la portasse via.
Il ritiro della risposta della TAC al torace è stato decisamente più travagliato di quello della risonanza: non solo l'ho dovuta aspettare per una settimana, ma... se l'erano anche persa.
Ieri sono rimasta quasi mezz'ora davanti allo sportello della radiologia mentre la cercavano; all'inizio mi avevano addirittura consegnato quella sbagliata, di una paziente con un nome piuttosto simile al mio, meno male che me ne sono accorta prima di leggere il risultato, così non ho invaso l'altrui privacy né ho rischiato di spaventarmi per problemi non miei.
Ma ovviamente in quella mezz'ora si sono concentrate tutte le preoccupazioni che tutto sommato ero riuscita a evitare nei giorni precedenti, confortati dal buon esito della risonanza.
E se l'hanno trattenuta perchè c'è qualcosa che non va e me lo vogliono dire a voce? E se l'hanno già passata all'oncologo perchè ci sono decisioni urgenti da prendere? E se...
Invece niente, semplicemente non si trovava, forse perchè era stata refertata da una radiologa diversa da quella che aveva esaminato la risonanza.
Alla fine mi hanno chiesto se avevo bisogno anche delle lastre oppure intanto mi bastava il referto, che si poteva ristampare subito dall'archivio informatico.
Il referto, ovvio. Tanto anche se mi date le lastre mica ci capisco niente...
E sì, va bene, le lastre passo a ritirarle il 26, quando vengo per la visita.
E sì, va benissimo anche se c'è la firma digitale della radiologa e non quella fatta a penna.
E non state a sigillare la busta, che tanto la riapro dopo tre secondi.
E MANNAGGIA, DAMMI QUEL FOGLIO!!
(questo non l'ho detto a voce alta, ma secondo me si capiva benissimo...)
Finalmente ho avuto in mano il mio referto, piegato in quattro e imbustato, che così ci vuole più tempo per aprirlo.
Esame eseguito senza mezzo di contrasto organo-iodato per riferita diatesi allergica. - Questo lo sapevo già, grazie!
Non sono riconoscibili lesioni nodulari con caratteristiche sospette a carico di entrambi i parenchimi polmonari - Sospiro di sollievo
Non versamento pleurico bilateralmente - Sospiro di sollievo
Per quanto possibile valutare in assenza del mezzo di contrasto non sono riconoscibili adenopatie ilo-mediastiniche - Sospiro di sollievo, ma a metà.
Come sarebbe a dire "per quanto possibile valutare"? Potrebbe esserci qualcosa che però senza il mezzo di contrasto è completamente invisibile? Mi devo preoccupare?
Dopo dieci secondi mi sono risposta da sola.
No, non mi devo preoccupare.
È solo una precauzione della radiologa, che mette le mani avanti perchè di solito questa indagine si fa con il mezzo di contrasto.
Ne parlerò con la mia dottoressa e con l'oncologo, magari al prossimo controllo possiamo arrischiare una TAC completa con il contrasto, dato che ormai sono passati quasi due anni dall'ultima e una buona dose preventiva di cortisone dovrebbe bastare a scongiurare il rischio di reazioni allergiche.
Quindi potevo spostare l'indicatore su sollievo pieno.
Solo che non ci sono riuscita.
Non dopo questo.
Il ritiro della risposta della TAC al torace è stato decisamente più travagliato di quello della risonanza: non solo l'ho dovuta aspettare per una settimana, ma... se l'erano anche persa.
Ieri sono rimasta quasi mezz'ora davanti allo sportello della radiologia mentre la cercavano; all'inizio mi avevano addirittura consegnato quella sbagliata, di una paziente con un nome piuttosto simile al mio, meno male che me ne sono accorta prima di leggere il risultato, così non ho invaso l'altrui privacy né ho rischiato di spaventarmi per problemi non miei.
Ma ovviamente in quella mezz'ora si sono concentrate tutte le preoccupazioni che tutto sommato ero riuscita a evitare nei giorni precedenti, confortati dal buon esito della risonanza.
E se l'hanno trattenuta perchè c'è qualcosa che non va e me lo vogliono dire a voce? E se l'hanno già passata all'oncologo perchè ci sono decisioni urgenti da prendere? E se...
Invece niente, semplicemente non si trovava, forse perchè era stata refertata da una radiologa diversa da quella che aveva esaminato la risonanza.
Alla fine mi hanno chiesto se avevo bisogno anche delle lastre oppure intanto mi bastava il referto, che si poteva ristampare subito dall'archivio informatico.
Il referto, ovvio. Tanto anche se mi date le lastre mica ci capisco niente...
E sì, va bene, le lastre passo a ritirarle il 26, quando vengo per la visita.
E sì, va benissimo anche se c'è la firma digitale della radiologa e non quella fatta a penna.
E non state a sigillare la busta, che tanto la riapro dopo tre secondi.
E MANNAGGIA, DAMMI QUEL FOGLIO!!
(questo non l'ho detto a voce alta, ma secondo me si capiva benissimo...)
Finalmente ho avuto in mano il mio referto, piegato in quattro e imbustato, che così ci vuole più tempo per aprirlo.
Esame eseguito senza mezzo di contrasto organo-iodato per riferita diatesi allergica. - Questo lo sapevo già, grazie!
Non sono riconoscibili lesioni nodulari con caratteristiche sospette a carico di entrambi i parenchimi polmonari - Sospiro di sollievo
Non versamento pleurico bilateralmente - Sospiro di sollievo
Per quanto possibile valutare in assenza del mezzo di contrasto non sono riconoscibili adenopatie ilo-mediastiniche - Sospiro di sollievo, ma a metà.
Come sarebbe a dire "per quanto possibile valutare"? Potrebbe esserci qualcosa che però senza il mezzo di contrasto è completamente invisibile? Mi devo preoccupare?
Dopo dieci secondi mi sono risposta da sola.
No, non mi devo preoccupare.
È solo una precauzione della radiologa, che mette le mani avanti perchè di solito questa indagine si fa con il mezzo di contrasto.
Ne parlerò con la mia dottoressa e con l'oncologo, magari al prossimo controllo possiamo arrischiare una TAC completa con il contrasto, dato che ormai sono passati quasi due anni dall'ultima e una buona dose preventiva di cortisone dovrebbe bastare a scongiurare il rischio di reazioni allergiche.
Quindi potevo spostare l'indicatore su sollievo pieno.
Solo che non ci sono riuscita.
Non dopo questo.
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lunedì 26 luglio 2010
Bloggheresse at work
Giovedì scorso avevo un impegno di lavoro a Roma.
Che detta così suona anche bene, fa quasi pensare che io sia una donna in carriera, anche se a vedermi in stazione, con l'abbigliamento quasi da spiaggia e gli auricolari del lettore MP3 mentre canticchiavo tra me e me per preparare il prossimo concorso di canto, al massimo si poteva pensare ad una donna "in corriera".
L'avevo buttata lì alle bloggheresse romane: "Io devo essere a Roma il 22, mi fermo un paio di giorni, magari ci vediamo per un tè o un aperitivo". Mai avrei pensato di scatenare una marcia su Roma.
Sono arrivate dall'Emilia, dalla Toscana e da Parigi.
Era tanta la voglia di incontrarsi: c'era da discutere del nostro progetto comune, che ormai è ben più di un'idea, ma non era solo questo. C'era la voglia di vedere chi ancora non si era potuto incontrare di persona e di ritrovare quelle che già si erano conosciute. Soprattutto, c'era il desiderio di condividere la fatica e le speranze di questo cammino che ci accomuna.E proprio questo è stato, davanti al bendiddio imbandito sul tavolo da giardino di Anna, sotto al fresco di una pergola di vite americana, in una giornata d'estate romana ingentilita da un soffio di vento: discorsi importanti e chiacchiere oziose, decisioni e conti per il nostro progetto che nasce e sogni di sponsor per farlo diventare grande, racconti di momenti difficili e battute divertenti, perchè la nostra vita è stata segnata indelebilmente dal cancro, ma non è solo cancro, non siamo solo pazienti oncologiche, siamo molto di più.
C'erano ZiaCris e Milva, Giorgia e Rosie, e le giovanissime del gruppo, Sissi e Anna Lisa. Già, Anna Lisa che fino a due giorni prima sembrava non ce l'avrebbe fatta, troppo affaticata dalla chemio. Ma una sacca di sangue, quel sangue che salva la vita, può anche regalare un sogno. E può arrivare solo da donatori volontari. Ricordatevelo prima di andare in vacanza.
Mancava solo Julia, trattenuta all'ultimo da imprevisti domestici, ma era un'assenza soltanto fisica, lei è stata con noi in ogni momento.
È questa la cosa davvero grande di questa banda di bloggheresse, un legame virtuale che è diventato vero e che sa superare lo spazio e il tempo, un incontro di diversità che crea armonia.
Ecco perchè adesso ho una tazza di tè verde in mano e il sorriso di Rosie nel cuore.
Che detta così suona anche bene, fa quasi pensare che io sia una donna in carriera, anche se a vedermi in stazione, con l'abbigliamento quasi da spiaggia e gli auricolari del lettore MP3 mentre canticchiavo tra me e me per preparare il prossimo concorso di canto, al massimo si poteva pensare ad una donna "in corriera".
L'avevo buttata lì alle bloggheresse romane: "Io devo essere a Roma il 22, mi fermo un paio di giorni, magari ci vediamo per un tè o un aperitivo". Mai avrei pensato di scatenare una marcia su Roma.
Sono arrivate dall'Emilia, dalla Toscana e da Parigi.
Era tanta la voglia di incontrarsi: c'era da discutere del nostro progetto comune, che ormai è ben più di un'idea, ma non era solo questo. C'era la voglia di vedere chi ancora non si era potuto incontrare di persona e di ritrovare quelle che già si erano conosciute. Soprattutto, c'era il desiderio di condividere la fatica e le speranze di questo cammino che ci accomuna.E proprio questo è stato, davanti al bendiddio imbandito sul tavolo da giardino di Anna, sotto al fresco di una pergola di vite americana, in una giornata d'estate romana ingentilita da un soffio di vento: discorsi importanti e chiacchiere oziose, decisioni e conti per il nostro progetto che nasce e sogni di sponsor per farlo diventare grande, racconti di momenti difficili e battute divertenti, perchè la nostra vita è stata segnata indelebilmente dal cancro, ma non è solo cancro, non siamo solo pazienti oncologiche, siamo molto di più.
C'erano ZiaCris e Milva, Giorgia e Rosie, e le giovanissime del gruppo, Sissi e Anna Lisa. Già, Anna Lisa che fino a due giorni prima sembrava non ce l'avrebbe fatta, troppo affaticata dalla chemio. Ma una sacca di sangue, quel sangue che salva la vita, può anche regalare un sogno. E può arrivare solo da donatori volontari. Ricordatevelo prima di andare in vacanza.
Mancava solo Julia, trattenuta all'ultimo da imprevisti domestici, ma era un'assenza soltanto fisica, lei è stata con noi in ogni momento.
È questa la cosa davvero grande di questa banda di bloggheresse, un legame virtuale che è diventato vero e che sa superare lo spazio e il tempo, un incontro di diversità che crea armonia.
Ecco perchè adesso ho una tazza di tè verde in mano e il sorriso di Rosie nel cuore.
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martedì 20 aprile 2010
Fatto!
Eccomi già di ritorno, l'intervento è stato più rapido del previsto e non è stato necessario nemmeno rimanere in osservazione, anche se per oggi è meglio che me ne stia buona buona sul divano, con la fascia addominale che mantiene lievemente compressa la zona dell'intervento.
Mi ero preparata scrupolosamente in un'ottica di non-si-sa-mai: doccia, borsa d'emergenza con cambio di biancheria, pigiama, ciabatte, spazzolino e dentifricio, pranzo leggerissimo con solo un po' di brodo. Non era richiesto il digiuno, ma considerato che ci sarebbe stato un ago nei dintorni dell'intestino, mi sembrava meglio farlo restare più fermo possibile.
Il raffreddore va molto meglio, già ieri aveva iniziato a sfogarsi con starnuti e naso gocciolante, ma almeno non mi faceva più male il viso, sono riuscita ad andare al lavoro e, alla sera, ho passato a pieni voti l'esame del corso Dive Medic. Stamattina però qualche dubbio l'avevo ancora: e se starnutisco proprio mentre c'è l'ago infilato nella pancia?
Ma non ho fatto in tempo a pensarci troppo, l'ora di partire è arrivata in un attimo. Ho raccolto tutto l'armamentario di borse, borsette, libri e documentazione medica, ma soprattutto il bagaglio più importante, tutti gli incoraggiamenti e gli auguri che mi sono arrivati in questi giorni da tante persone, in particolare - non me ne vogliano tutti gli altri - dalle amiche bloggers.
Avevo portato due libri, perchè uno era quasi finito e non volevo rischiare di trovarmi senza niente da leggere, ma in realtà ho fatto in tempo a finire sì e no un capitolo.
Il medico mi ha chiamata puntualissimo alle 14: prima di tutto voleva fare un'ecografia per valutare la situazione.
L'avvio non è stato precisamente incoraggiante.
Lui: Ah!
Io:
Lui: È profondo.
Io:
Lui: Devo andare a prendere l'attrezzatura adatta, qui in ambulatorio non ho un ago abbastanza lungo
Io:
È tornato dopo meno di dieci minuti, accompagnato da un'assistente che aveva in mano una di quelle buste sterili per strumenti chirurgici, bianca e verde. Ma era lunga forse 40 centimetri, NON POTEVA essere il mio ago!
Ovviamente invece era proprio lui: trenta centimetri abbondanti di acciaio con un tubo flessibile ad un'estremità.
L'anestesia locale è stata poco fastidiosa: ho sentito un po' di bruciore con la prima iniezione, ma la seconda era probabilmente in corrispondenza di una delle cicatrici dei vecchi drenaggi, dove la pelle è completamente insensibile, perchè non ho sentito assolutamente niente.
Anche l'inserimento dell'ago gigante ha portato poco disagio, non faceva male, anche se è sempre strano sentire un corpo estraneo che ti perfora la pelle e sprofonda tra le viscere.
Dopo che il medico ha posizionato l'ago con la guida delle immagini ecografiche, l'assistente ha collegato una grossa siringa al tubo flessibile e ha iniziato ad aspirare.
Subito però è arrivata una notizia confortante.
È proprio un linfocele.
Sollievo.
Il liquido aspirato era limpido e trasparente, di un colore giallo che ricordava la cedrata. Linfa, normalissima linfa. Niente sangue, corpuscoli o altri contenuti sospetti.
Il contenuto della prima siringa è stato messo in un contenitore destinato al laboratorio per l'esame istologico, quello delle successive sette siringhe invece è finito nei rifiuti.
Dopo le prime quattro aspirazioni, il medico ha dovuto spostare un pochino l'ago e poi premere sulla pancia per favorire la fuoriuscita: lì mi sono dovuta concentrare e controllare la respirazione per mantenere rilassati i muscoli addominali - o quel poco che ne è rimasto - perchè nonostante l'anestesia il dolore si è fatto sentire.
Alla fine la sacca era praticamente vuota: in totale poco meno di 250cc di liquido.Come ha detto poi Renato, era più o meno come avere in pancia una lattina di Coca Cola, di quelle un po' più piccole che si trovano nei distributori automatici.
Dopo aver sfilato l'ago e applicato una medicazione per proteggere la piccola ferita, medico è stato chiaro: Non posso promettere che non ritorni, capita spesso che un linfocele si riformi.
Lo so, è una possibilità che abbiamo messo in conto da subito. Ma perchè non sperare in un po' di fortuna?
Mi ero preparata scrupolosamente in un'ottica di non-si-sa-mai: doccia, borsa d'emergenza con cambio di biancheria, pigiama, ciabatte, spazzolino e dentifricio, pranzo leggerissimo con solo un po' di brodo. Non era richiesto il digiuno, ma considerato che ci sarebbe stato un ago nei dintorni dell'intestino, mi sembrava meglio farlo restare più fermo possibile.
Il raffreddore va molto meglio, già ieri aveva iniziato a sfogarsi con starnuti e naso gocciolante, ma almeno non mi faceva più male il viso, sono riuscita ad andare al lavoro e, alla sera, ho passato a pieni voti l'esame del corso Dive Medic. Stamattina però qualche dubbio l'avevo ancora: e se starnutisco proprio mentre c'è l'ago infilato nella pancia?
Ma non ho fatto in tempo a pensarci troppo, l'ora di partire è arrivata in un attimo. Ho raccolto tutto l'armamentario di borse, borsette, libri e documentazione medica, ma soprattutto il bagaglio più importante, tutti gli incoraggiamenti e gli auguri che mi sono arrivati in questi giorni da tante persone, in particolare - non me ne vogliano tutti gli altri - dalle amiche bloggers.
Avevo portato due libri, perchè uno era quasi finito e non volevo rischiare di trovarmi senza niente da leggere, ma in realtà ho fatto in tempo a finire sì e no un capitolo.
Il medico mi ha chiamata puntualissimo alle 14: prima di tutto voleva fare un'ecografia per valutare la situazione.
L'avvio non è stato precisamente incoraggiante.
Lui: Ah!
Io:
Lui: È profondo.
Io:
Lui: Devo andare a prendere l'attrezzatura adatta, qui in ambulatorio non ho un ago abbastanza lungo
Io:
È tornato dopo meno di dieci minuti, accompagnato da un'assistente che aveva in mano una di quelle buste sterili per strumenti chirurgici, bianca e verde. Ma era lunga forse 40 centimetri, NON POTEVA essere il mio ago!
Ovviamente invece era proprio lui: trenta centimetri abbondanti di acciaio con un tubo flessibile ad un'estremità.
L'anestesia locale è stata poco fastidiosa: ho sentito un po' di bruciore con la prima iniezione, ma la seconda era probabilmente in corrispondenza di una delle cicatrici dei vecchi drenaggi, dove la pelle è completamente insensibile, perchè non ho sentito assolutamente niente.
Anche l'inserimento dell'ago gigante ha portato poco disagio, non faceva male, anche se è sempre strano sentire un corpo estraneo che ti perfora la pelle e sprofonda tra le viscere.
Dopo che il medico ha posizionato l'ago con la guida delle immagini ecografiche, l'assistente ha collegato una grossa siringa al tubo flessibile e ha iniziato ad aspirare.
Subito però è arrivata una notizia confortante.
È proprio un linfocele.
Sollievo.
Il liquido aspirato era limpido e trasparente, di un colore giallo che ricordava la cedrata. Linfa, normalissima linfa. Niente sangue, corpuscoli o altri contenuti sospetti.
Il contenuto della prima siringa è stato messo in un contenitore destinato al laboratorio per l'esame istologico, quello delle successive sette siringhe invece è finito nei rifiuti.
Dopo le prime quattro aspirazioni, il medico ha dovuto spostare un pochino l'ago e poi premere sulla pancia per favorire la fuoriuscita: lì mi sono dovuta concentrare e controllare la respirazione per mantenere rilassati i muscoli addominali - o quel poco che ne è rimasto - perchè nonostante l'anestesia il dolore si è fatto sentire.
Alla fine la sacca era praticamente vuota: in totale poco meno di 250cc di liquido.Come ha detto poi Renato, era più o meno come avere in pancia una lattina di Coca Cola, di quelle un po' più piccole che si trovano nei distributori automatici.
Dopo aver sfilato l'ago e applicato una medicazione per proteggere la piccola ferita, medico è stato chiaro: Non posso promettere che non ritorni, capita spesso che un linfocele si riformi.
Lo so, è una possibilità che abbiamo messo in conto da subito. Ma perchè non sperare in un po' di fortuna?
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