Visualizzazione post con etichetta chef Mia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta chef Mia. Mostra tutti i post

mercoledì 7 gennaio 2026

Regali tardivi

La ventiquattresima infusione era prevista per il 30 dicembre e ho approfittato dei giorni immediatamente precedenti, in cui stavo bene, per fare scorta di cose belle e buone, in particolare incontri con amici, pranzi e cene speciali, con menzioni particolari per il menu degustazione del ristorante Gellius che abbiamo offerto a Diana e Dino e per il menu di casa nostra che abbiamo condiviso con Alice e Fulvio.

(per me ho fatto sostituire la zuppa inglese di pandoro, che contiene alcol, con una deliziosa creme brulée con sorbetto di mango e salsa al frutto della passione)


Qualche giorno prima della chemio ho fatto le solite analisi di controllo con risultati straordinariamente buoni: pochissimi asterischi a segnalare scostamenti davvero minimi rispetto ai valori normali, una gran bella sorpresa sia per me che per l'oncologa.

La somministrazione della terapia è filata liscia come sempre, lasciandomi nell'immediato soltanto il solito cattivo sapore metallico in bocca, che dura fino alla sera successiva, e molta stanchezza.
Negli ultimi mesi avevo iniziato a stare male la sera stessa dell'infusione o al massimo il giorno dopo, quindi le aspettative per San Silvestro erano decisamente scarse, sarebbe già stato un successo riuscire a mangiare qualcosa ed era inutile organizzare un cenone. Ho lasciato la cucina in mano a Renato, che mi ha deliziata a pranzo con lasagne al radicchio e salsiccia e a cena con cotechino e purè. 
Il giorno di Capodanno ho avuto un massiccio attacco di elettroformiche cattive, ma incredibilmente ancora niente nausea, che si è presentata quasi timidamente la sera e la notte successiva. Niente di che: ho saltato la cena di venerdì, ma già sabato sono riuscita a consumare due pasti leggeri.
E poi... basta. 
Tutto bene, tutto tranquillo.


Faccio ancora fatica a crederci, ma ormai è passata una settimana e non c'è stata traccia della devastazione provocata dalle precedenti infusioni. 
E allora mi godo ancora un po' di atmosfera natalizia con questo inaspettato e graditissimo regalo tardivo, insieme all'albero di Natale che ho chiesto a Renato di lasciare fino al mio compleanno, perché mi piace tanto vederlo. 
Rimango però in clausura strettissima, perché mi hanno fissato l'intervento per la rimozione dei calcoli vescicali per giovedì della settimana prossima e non voglio rischiare che qualche malanno di stagione faccia saltare la programmazione, quindi me ne resto in isolamento sociale fino al ricovero.

mercoledì 27 ottobre 2021

Di già?

Un mese e mezzo dalla PET, nemmeno il tempo di respirare, e già si ricomincia: stamattina analisi del sangue, domani visita con il chirurgo toracico, la settimana prossima TAC e poi le visite di follow up. Di nuovo nel vortice dei controlli, dei dubbi, delle attese.


Questa volta la libera uscita è stata davvero troppo breve e mi pesa ricominciare così presto, proprio ora che avrei voglia di guardare un po' più avanti. 
Ma tant'è, non sempre si può scegliere, meglio cercare di fare buon viso a cattivo gioco.
Per esempio, così.



venerdì 15 ottobre 2021

Serata solitaria

La giornata di oggi è stata intensa e ricca di soddisfazioni: un paio di problemi risolti brillantemente in ufficio, il tentativo - riuscito - di gonfiare da sola le ruote dell'auto, una buona notizia dall'INPS - la conferma definitiva dell'assegno di invalidità - insieme a una meno buona, ma attesa: devo restituire alcune mensilità percepite durante i ricoveri ospedalieri 2019, niente di cui scandalizzarsi, già nel momento in cui avevo presentato la domanda sapevo che i periodi di degenza vanno restituiti, .
Oggi mi attendeva una serata solitaria: Renato è fuori a cena, una rimpatriata con i vecchi amici, e l'allenamento di sitting è saltato per eccesso di defezioni.
A proposito: se abitate nei dintorni di Pordenone, venite a provare il sitting: è bellissimo!


 
Addormentarmi davanti alla TV? Ma anche no.


Lavorare ancora? Non se ne parla proprio!


Fare un bagno di autocompatimento? Ma quando mai! 


Rintanarmi tristemente a letto? Ma vi pare?


Ho messo al lavoro la planetaria, mentre mi godevo una doppia dose di coccole con Fergus, acceso il forno et voilà: torta al tè matcha!



Buona serata a me e a tutti voi!


venerdì 1 ottobre 2021

Monozampa in cucina - La torta veloce

Questa settimana ho cucinato pochissimo. Nei giorni lavorativi Renato mangia nella mensa aziendale e anch'io, quando vado in ufficio; se invece pranzo a casa, mi preparo qualcosa di veloce: un uovo al tegamino, un'insalatona. 
Alla sera abbiamo finito qualche avanzo e una volta cenato fuori.


Ieri sera avevo allenamento: non mangio mai niente prima, se non sono troppo stanca pilucco qualcosa al ritorno, ma di solito riesco appena a fare la doccia e poi crollare a letto e ieri ero davvero distrutta (ma sempre molto, molto felice!).


Oggi dovevo recuperare.
Il menu della serata prevedeva tortillas con chili in stile messicano, insalata mista e una torta che, secondo la ricetta, si prepara in quindici minuti.
Non sono così ingenua da credere che una ricetta da 5/10/15 minuti si prepari effettivamente in 5/10/15 minuti: a parte i rallentamenti dovuti al monozampa, di solito c'è il trucco. 
Una quindicina di anni fa c'era un programma televisivo di ricette veloci che erano quasi sempre una fregatura. Tra gli ingredienti delle ricette da preparare in cinque minuti si trovavano cose come "due carote tagliate a julienne", che ci vogliono più di cinque minuti solo per pelare le carote e tagliarle a julienne, oppure "una patata già lessata": ovviamente ognuno di noi tiene sempre pronta in frigorifero una patata già lessata, no?
Anche nelle ricette veloci che si trovano nei libri di cucina o sui siti web c'è quasi sempre il trucco: ti scrivono dieci minuti, ma devi aggiungere magari tre ore di lievitazione e quaranta minuti di cottura.
Insomma, sapevo già quanto tempo mi sarebbe servito per le tortillas messicane, perché le avevo già fatte altre volte ed ero preparata a impiegare ben più di quindici minuti per la torta, quindi ho iniziato per tempo.

Prima di iniziare a cucinare cerco sempre di preparare a portata di mano tutto quello che mi serve, per evitare di dovermi poi spostare tante volte con la sedia a rotelle (vi ricordo l'iter: sedersi, togliere i freni - cosa non sempre agevole se le mani sono unte, infarinate o con residui di qualsiasi genere - spostarsi, mettere i freni, alzarsi per recuperare quello che serve, se è posizionato in alto, sedersi di nuovo, togliere i freni, tornare davanti al piano di lavoro, mettere i freni, alzarsi).
Ho iniziato quindi con gli ingredienti per il chili. Quando ho preso la carne dal frigorifero, è arrivato il primo imprevisto: mi è caduto l'occhio su due melanzane che avrei dovuto cuocere martedì e non potevano attendere ancora. Ok, aggiungiamo le melanzane al menu.
Ho preso la pentola per il chili e quella per le melanzane, un cucchiaio di legno, tagliere, coltello, i fagioli rossi in barattolo e un vasetto di passata di pomodoro dello zio Giorgio. Spezie e condimenti sono vicino al fornello, sempre raggiungibili: ci siamo. Anzi no, ho dimenticato la cipolla per il chili: uffa! Recuperata la cipolla, l'ho tritata e messa a rosolare nell'olio, poi ho aggiunto la carne. Accidenti, i peperoncini! I peperoncini sono in un barattolo grande, che non ci sta nel portaspezie vicino al fornello, ma non è lontanissimo: tenendomi con attenzione al piano di lavoro, mi sono allungata per prenderlo e ho recuperato i due peperoncini da mettere nel chili. Ho aggiunto il pomodoro, sale, paprika, cumino, spostato la pentola sul fornello più piccolo con la fiamma al minimo e... Mannaggia, il coperchio! Ovviamente entrambi i coperchi da 20cm non erano nel cassetto basso, ma in alto sullo scolapiatti. E avanti con la ginnastica... Ho coperto il chili e l'ho lasciato al suo destino, mentre mi occupavo delle melanzane: lavate, tagliate a cubetti e messe a cuocere con olio e uno spicchio di aglio. Naturalmente avevano bisogno di essere mescolate, ma non volevo farlo con il cucchiaio del chili, su cui c'erano residui di salsa piccante. E allora via a spostare di nuovo la carrozzina, perché le posate sono nel cassetto sotto alla zona di lavoro e per aprirlo devo spostarmi indietro. Vabbè, tanto mi dovevo muovere comunque per mettere il sale sulle melanzane e mescolarle. Lasciate anche le melanzane a completare la cottura, mi sono dedicata alla torta da 15 minuti... che ne prevede 40 di cottura. 

Si comincia bene già dagli ingredienti: 
  • Tre uova a temperatura ambiente. Non so voi, ma io le uova le tengo in frigo e solo per portarle a temperatura ambiente, ci vogliono tutti i quindici minuti. Prima fregatura.
  • La buccia grattugiata di un limone. Naturalmente tutti hanno la buccia di limone già grattugiata sempre pronta, no? Seconda fregatura.
Il resto (farina, lievito, latte, olio, sale, cioccolato) non presentava particolari criticità.
Ho lasciato che le uova si portassero a temperatura ambiente mentre preparavo la buccia di limone. Anzi, le bucce di due limoni, perché pare brutto comprare un limone solo, quindi Renato ne prende sempre due e di solito uno finisce in pattumiera quando inizia a coprirsi di muffa. Questa volta ho deciso di giocare d'anticipo e togliere la buccia a entrambi i limoni, per poi mettere in freezer quella che non mi serviva subito. Domenica ho in programma un piatto che richiede succo di limone, quindi i due frutti non resteranno nudi a lungo, questa volta forse riesco a non buttare nulla. 

Ci sono diverse cose indispensabili per la mia sopravvivenza: l'ossigeno, l'acqua, i gatti, la pizza, l'aspirapolvere... e naturalmente lui, il mio Ken.


L'ho messo al lavoro con uova, zucchero e buccia di limone mentre setacciavo farina e lievito e gestivo la terza fregatura: stampo da chiffon cake imburrato e infarinato. Scommetto che ognuno di voi tiene sempre pronto uno stampo da chiffon cake imburrato e infarinato, vero? Soprattutto considerando che per la chiffon cake, lo stampo non va né imburrato, né infarinato! 


Tralasciamo il fatto che, essendo un attrezzo che utilizzo raramente, ci ho messo almeno cinque minuti solo per tirarlo fuori dal fondo dell'armadio, dopo aver spostato numerosi altri barattoli di pomodoro dello zio che erano davanti: ovviamente questo tempo non è imputabile a chi a scritto la ricetta. Ma vogliamo parlare di quanto sia complicato infarinare uno stampo con il fondo mobile, non incernierato, che si sposta a ogni movimento?
Preparato finalmente lo stampo, ho acceso il forno. Già: le torte vanno messe nel forno già caldo e - sorpresa? - il forno ci mette diversi minuti a raggiungere i 180° richiesti per la cottura.
Mentre il forno si scaldava ho completato l'impasto aggiungendo latte, olio, sale e la farina setacciata con il lievito, mentre il fido Ken continuava a impastare, poi ho spezzettato la tavoletta di cioccolato e ho riempito lo stampo, alternando strati di impasto e quadratini di cioccolato, e finalmente ho infornato. Per una volta, mi sono anche ricordata di impostare il timer, così ho potuto lasciare anche la torta al suo destino per i successivi 35 minuti.


Nel frattempo le melanzane erano pronte e il chili continuava a sobbollire borbottando: era il momento di pensare alle tortillas.
Questa volta non ho dimenticato nessun ingrediente (e capirai: sono solo quattro!) né attrezzatura (anche qui poca roba: ciotola, mattarello e padella), ma mi sono trovata di fronte un altro imprevisto: avevo usato un bel po' di farina 00 per la torta e non ero sicura di averne abbastanza. Ma la settimana scorsa mi era arrivato un bel regalo, un pacco di farina integrale macinata a pietra: una buona soluzione, da applicare con un po' di attenzione, perché la farina integrale ha un comportamento diverso dalla 00, forma impasti più difficili da lavorare e lievita meno, ma ho pensato che usando un 40% di integrale e aggiungendo un pizzico di bicarbonato, potevo sperare in un buon risultato.
Ho preparato l'impasto e l'ho lasciato riposare, mentre completavo il chili aggiungendo i fagioli rossi, poi l'ho diviso in quattro parti e le ho stese con il mattarello. Sorpresa! La farina integrale non lo aveva reso più difficile da stendere, anzi è stata un'operazione più veloce del solito e in breve tempo le tortillas sono arrivate a tavola, morbide e gustose, pronte da farcire con chili e insalata.


Nel frattempo anche la torta ha completato la cottura. L'ho lasciata raffreddare un po' nel forno spento e poi l'ho tolta dallo stampo, pronta da assaggiare tiepida, con il cioccolato ancora morbido. E con tanti cari saluti ai quindici minuti.


mercoledì 7 aprile 2021

Avanti ancora

Anche questa TAC è andata bene, nessuna variazione rispetto alla precedente.
L'attesa questa volta è stata brevissima, esame al mattino e referto nel primo pomeriggio, l'apprensione non ha avuto nemmeno il tempo di iniziare a salire, bene così. 
Non era scontato, non è mai scontato, la recidiva è sempre una possibilità molto concreta. Per questo ogni controllo è un'incognita, ogni esito favorevole un dono da accogliere con entusiasmo e gratitudine e da festeggiare come si può, in questo periodo di isolamento.
Niente feste, niente abbracci, ma tanti messaggi e telefonate che scaldano il cuore. E una merenda con tè verde e una fetta di semifreddo al pistacchio, mentre iniziano a formarsi idee e progetti, ancora confusi nella sonnolenza indotta dall'antistaminico, ma pieni di futuro e di speranza.


È passato un anno e mezzo, si va ancora avanti.

venerdì 8 gennaio 2021

Incredibile coincidenza

Oggi, ora di pranzo, cucina di casa mia. Sto celebrando il rito del carciofo.
Ciotola con delizioso carciofo "mamma", stufato a lungo in una pentola coperta, immerso fino a metà altezza nell'acqua e abbondantemente ricoperto di pangrattato con aglio, olio e prezzemolo, secondo la ricetta della Maria. Vicino, una ciotola più piccola per gli scarti e un'altra con stracchino cremoso. Una fetta di pane integrale fatto in casa. Un foglio di carta da cucina per pulirmi le mani, perché il carciofo si mangia assolutamente con le mani.
Stacco una foglia per volta - e io non ne tolgo nemmeno una prima di cuocerlo e non le spunto - e con i denti rimuovo delicatamente tutta la polpa, che in bocca si mescola con il pangrattato aromatico. Ogni tanto alterno con un pezzetto di pane spalmato di stracchino. Un paradiso.


Arriva una telefonata. Un'altra. Una terza. Ogni volta per rispondere devo interrompere il rito e pulirmi le mani.
Suona il campanello, c'è un furgone davanti a casa. Corriere? Non aspetto consegne, ma forse Renato ha ordinato qualcosa...
L'autista dice di essere venuto a ritirare la carrozzina. Sono sorpresa e infastidita: senza preavviso? Avrei voluto consegnarla ben pulita, senza impronte di gatto sui braccioli. E mettere nella tasca posteriore il manuale di istruzioni e le cinghie fermapiedi, che avevo tolto perché non mi servono.
Ma l'autista non vuole perdere tempo, dice che il manuale non serve. Almeno le cinghie, però, magari andrà a qualcuno che le utilizza! Per fortuna mi ricordo dove le avevo messe e le recupero in un minuto.
Un modulo, firmi qui, questa è la sua copia, arrivederci e grazie. 
Nemmeno il tempo di salutarla e di ringraziarla per i diciotto mesi di servizio, in cui è stata mia indispensabile e fedele compagna. Via, che l'autista ha fretta!

Torno al mio carciofo e lo finisco con grande soddisfazione. 
Sparecchio, metto i piatti in lavastoviglie e mi avvicino all'albero di Natale per togliere gli addobbi, con un filo di malinconia, ma sorridendo al pensiero che ha superato indenne tutto il periodo delle festività, nonostante la presenza di cinque giovani gatti. 
Quando erano piccoli, sia Aki che Fergus l'avevano quasi demolito, tanto che Renato aveva pensato di non farlo quest'anno, temeva che con quattro piccoli avremmo passato tutto il periodo natalizio a raccogliere addobbi in giro per casa, se non addirittura a raccogliere l'albero rovesciato. Ma io ci tengo tantissimo all'albero di Natale, così ho voluto provare. L'avevamo lasciato nudo per un paio di giorni, per vedere se avrebbero tentato di arrampicarsi, ma nessuno era sembrato particolarmente interessato. Quando ho sistemato le lucine e appeso gli addobbi, Ettore aveva fatto qualche tentativo di giocare, ma era stato sonoramente sgridato e dopo un po' aveva rinunciato. È rimasto addobbato per circa un mese e abbiamo dovuto raccogliere forse cinque volte un solo pendente, che si trovava in una posizione particolarmente sporgente e cadeva facilmente. È stato un trionfo.

Raccolgo tutti gli addobbi nella loro scatola, lascio le lampadine perché toglierle sarebbe molto faticoso, lo farà Renato stasera, quando torna dal lavoro. Appoggio la scatola sul pavimento e mi cade l'occhio sulla ricevuta del ritiro della carrozzina: c'è un errore nell'indirizzo, la via non è la nostra, ma quella parallela. Guardo meglio: il modulo è intestato a un'altra persona. 😲
L'autista ha sbagliato via e per una incredibile coincidenza allo stesso numero civico ha trovato un'altra persona a cui doveva essere ritirata una carrozzina.
A questo punto potrei pensare che vincere al Superenalotto non sia impossibile, dopotutto. Ok, per avere la possibilità di vincere dovrei almeno giocare, ma sono dettagli...


P.S. ritengo che la coincidenza sia stata ampiamente favorita dalla presenza sulla colonnina del cancello di questo biglietto:


domenica 25 ottobre 2020

Conversazioni domestiche - Il dolce

Io, speranzosa: "Hai voglia di uscire?"
Lui, lapidario: "No."
Io, delusa: "Ah."
Lui, conciliante: "Perché?"
Io, vagamente ottimista: "Avevo voglia di gelato..."
Silenzio.

Se non si fosse capito l'obiettivo era che lui uscisse a prendere una vaschetta di gelato da asporto mentre io aspettavo comodamente sul divano.
Vabbè, prendo atto che la faccenda di Maometto e la montagna non ha funzionato, probabilmente perché io non sono Maometto. 
A me però è rimasta la voglia di una cosa dolce.
Niente torte, non mi va di accendere il forno (bugia: la verità è che ho voglia di dolce adesso, non fra due ore). Inventario mentale per capire se riesco a mettere insieme una cosa fredda. In frigorifero non c'è granché, domani bisogna fare spesa, altrimenti aprendolo ne uscirà soltanto l'eco. Escludendo gli ingredienti difficilmente utilizzabili per un dolce, come il cren o lo speck (per carità, mai dire mai, ma oggi non mi sento così creativa), ho una confezione di ricotta già aperta, ne saranno rimasti forse 180 grammi, e qualche uovo. Fuori dal frigo ci sono alcune mele verdi e la scatola delle briciole, in cui raccolgo periodicamente quello che resta sul fondo della biscottiera.


Ho tagliato due mele a cubetti e le ho spadellate con un cucchiaino da caffè di cannella e tre di zucchero di canna, poi le ho lasciate raffreddare.
Ho montato un tuorlo con un cucchiaino di zucchero bianco poi ho aggiunto la ricotta, frullando fino a ottenere una crema omogenea a cui ho aggiunto delicatamente l'albume, montato a neve ferma con un cucchiaino di zucchero a velo.
Sul fondo di due bicchieri capienti ho fatto uno strato di briciole di biscotti, ho aggiunto metà dei cubetti di mela e un paio di cucchiai di crema di ricotta, poi di nuovo briciole, mele e crema. Una spolverata di cacao amaro, et voilà: crema di ricotta con mele!






lunedì 13 aprile 2020

Parliamo di BRU

BRU è un miagolio fusante, una fusa miagolosa, un miao con la erre. Non è esattamente un brrgneu, è più breve, solo BRU.
BRU è il verso preferito di Fergus, il suo saluto, la sua richiesta di coccole.
Quando incrocia Aki, Fergus fa BRU e si mette naso contro naso con lui. Quando ha voglia di giocare con lui, fa BRU per chiamarlo (e Aki di solito fa finta di non sentire).
Qualche minuto prima della fine del mio orario di lavoro, verso le 12:25 o le 17:25 se lavoro di pomeriggio, Fergus zompa sul divano, si piazza davanti alla tastiera del computer e fa BRU per ricordarmi che è ora di smettere.
Quando rientra da una scorribanda in giardino, fa BRU per salutarci. Quando lo accarezzo mentre dorme, fa BRU per ringraziare. Quando vuole una grattata di pancia, si spanciotta e fa BRU.


In questi giorni lo sentiamo poco, perché con la bella stagione passa un sacco di tempo all'aperto, a giocare in giardino oppure a dormire nel cestino sul portico.
Da quando ha imparato a usare la gattaiola, esce sempre più spesso: è nato in campagna, non è un gatto d'appartamento e gli piace l'aria aperta. Come tutti i nostri gatti, appena ha avuto a disposizione il giardino ha smesso di usare la lettiera, spostando la toilette all'esterno e liberandoci da tutti i relativi oneri di gestione: acquisto, pulizia, odori sgradevoli. Bravo piccoletto!
La stagione di caccia è aperta: Aki l'ha inaugurata un paio di settimane fa con il primo topolino e sta viaggiando al ritmo di due a settimana.
Fergus non vuole essere da meno: due giorni fa ha preso la sua prima lucertola, stamattina un'altra. Se imparano a cacciare insieme, come minimo ci portano un cinghiale.


Anch'io oggi ho fatto una gita fuori porta. Fuori dalla porta, per la precisione: una breve passeggiata sulla strada di casa, una cinquantina di metri all'andata e altrettanti al ritorno. Ne avevo fatta una anche la settimana scorsa e mi ero resa conto conto di essere terribilmente fuori allenamento con le stampelle, che in casa uso pochissimo, praticamente solo per salire le scale, prediligo il deambulatore perché è più sicuro, soprattutto per andare in bagno.
Quando sono uscita la prima volta mi sentivo come una ladra, anche se non stavo violando alcuna regola. Per strada non c'era assolutamente nessuno, a parte me e Renato, e sono rimasta davvero entro pochi metri da casa, tuttavia mi sembrava di fare qualcosa di proibito.
Invece è necessario: ho decisamente bisogno di una sgambata ogni tanto, perché il movimento con le stampelle è diverso da quello con il deambulatore, richiede più fiato e una migliore gestione dell'equilibrio. Inoltre dentro casa riesco a fare solo pochi metri, mentre all'esterno ho la possibilità di allenarmi su tratti più lunghi, anche se sono ancora lontanissima dai 350/400 metri che riuscivo a fare prima dell'amputazione. Bisogna che mi dia da fare per recuperare... e anche per smaltire troppe cose buone che preparo in questo periodo!

In senso orario: sua maestà la carbonara, club sandwich, braciola di maiale con cipolle caramellate, risotto speck porri e mele, gateau di polenta, pizza, chicken pie, uova sulle nuvole, tagliatelle con sugo di spezzatino, plumcake mirtilli e yogurt. 

E adesso vado a preparare la pizza per stasera!

venerdì 14 febbraio 2020

Cena di San Valentino

Oggi Renato ha il turno di pomeriggio, quindi mi aspettava una cenetta solitaria; ne ho approfittato per preparare un piatto che a lui non piace, mentre io lo adoro.
Non è facile cucinare in sedia a rotelle. Cucinare in sedia a rotelle con Fergus in braccio è una vera impresa. Ma non avevo fretta e mi sono organizzata con tutta calma: a metà pomeriggio ho lavato e cucinato le verdure e preparato la salsa, poi mi sono presa un paio d'ore di pausa e verso le 19:30 ho acceso il forno, messo su l'acqua per la pasta, l'olio per friggere e la padella per tostare.
Et voilà!

Orecchiette con broccoli, speck croccante e mandorle 

Flan di melanzane con salsa di pomodoro e bucce di melanzane fritte

Perché oggi è San Valentino e io mi voglio molto bene!

mercoledì 6 novembre 2019

Conversazioni domestiche 23

La temperatura (finalmente) sta scendendo.
Appena Renato è rientrato dal lavoro, gli ho chiesto di andare di sopra a prendermi una maglia pesante e i calzettoni caldopelosi che mi ha regalato Betta.
È sceso con un bel pile caldo e due calzettoni bianchi. Diversi tra loro.
Io: "Ohu, potevi portarli uguali!"
Lui: "Tanto te ne serve solo uno!"
Ho ancora gli addominali indolenziti da quanto ho riso, non ci avevo proprio pensato!

Stamattina visita fisiatrica per completare la riabilitazione. La dottoressa ha esaminato la documentazione del ricovero padovano, sgranando sempre più gli occhi, man mano che leggeva le mie disavventure.
Ha fatto alcuni test per valutare la mia forza e le capacità motorie, molto sorpresa dal fatto che in così poco tempo io abbia già imparato a usare le stampelle con una certa disinvoltura. E sì che ormai dovrebbe conoscere la bestia... 😉
Alla fine mi ha chiesto se volevo essere di nuovo ricoverata. No, grazie, ho già dato più che abbastanza. Bene, ha concordato, anche perché sembra che in ospedale io mi becchi tutte le infezioni possibili, meglio evitare.
Ci sarebbe la possibilità di fisioterapia domiciliare, ma non permette di usufruire delle attrezzature della palestra, quindi abbiamo convenuto che sia preferibile la modalità ambulatoriale.
E qui lancio un appello. Per dieci volte avrò bisogno di essere accompagnata in ospedale da qualcuno in grado di caricare in macchina me (salgo e scendo da sola, ma il sedile non deve essere troppo alto) e la mia sedia a rotelle, che pesa sedici chili e anche ripiegata occupa un po' di spazio (ci stava agevolmente nel bagagliaio della mia station wagon, mentre nella Yaris dobbiamo abbattere il sedile posteriore).
Non ho ancora date e orari, ma saranno sessioni di quaranta minuti al mattino o nel primo pomeriggio, mi contatteranno nei prossimi giorni dalla segreteria per definire il calendario.
Se ci sono volontari, si facciano avanti: più autisti ci sono, meno dovranno lavorare.

Al ritorno dalla visita mi sono riposata per una mezz'ora sul divano, poi mi sono messa ai fornelli.
Penne rigate integrali con cavolo nero, mandorle, pomodori secchi e acciuga. E per contorno, carote grattugiate e olive nere condite con la senape.
Sono tornata!


martedì 22 gennaio 2019

50 e viverli

La cronaca del mio compleanno arriva con qualche giorno di ritardo, ma è giusto così: prima di scrivere di queste giornate di festa, ho voluto viverle.
Ecco perché devo ancora rispondere a centinaia di messaggi di auguri su Facebook, per qualche giorno mi sono dedicata solo alle relazioni dirette, non virtuali, che sono state tantissime, con alcune sorprese davvero molto gradite: per il mio cinquantesimo compleanno la mia famiglia si è mobilitata - letteralmente - in modo straordinario.

La festa è iniziata venerdì.
All'arrivo in ufficio, una simpatica sorpresa da parte dei colleghi.


A metà mattina ho offerto un piccolo buffet: quattro vassoi di tramezzini e due torte.



Diversi colleghi hanno detto che dovrei compiere gli anni più spesso, chissà perché... 😊

Alla sera, cena con gli amici.


Il preavviso era stato davvero minimo, l'attesa per gli appuntamenti a Milano mi aveva impedito di programmare la serata in anticipo, ho organizzato tutto in tre giorni e purtroppo qualcuno aveva già impegni che non ha potuto disdire, ma molti sono venuti a riempire la serata di amicizia e sorrisi.

Il pranzo con la famiglia era programmato per domenica. Mi aspettavo una cosa semplice, in casa, con le zie che vivono in zona più quella di Monza, che mi aveva già detto che sarebbe venuta.
Quando ho scoperto che stavano arrivando anche zii e cugini da Roma, Milano e Monza, mi sono commossa. Si sono sobbarcati centinaia e centinaia di chilometri per venire alla mia festa: ho una famiglia straordinaria!



Sabato sera un piccolo anticipo, la pizza con i cugini arrivati da lontano, rivangando ricordi delle infinite marachelle che abbiamo combinato da bambini.

Domenica ancora una sorpresa: alla brigata si è aggiunta anche una seconda cugina di Padova con il marito.


È stato un pranzo pieno di ricordi e risate, con momenti di grande commozione quando ho letto i biglietti di auguri.


Ho ricordato che mia madre diceva che dopo i cinquanta, è tutto regalato.
Non ero d'accordo con lei allora e non lo sono adesso.
Per me, tutto quello che verrà dopo i cinquanta sarà vinto, conquistato con fatica. E con l'aiuto di tutte le persone meravigliose che mi sono vicine.

sabato 4 luglio 2015

Weekend

Dopo una settimana di intenso lavoro,  finalmente arriva il weekend.
Sveglia presto per salutare Renato che va a recitare nelle Marche.
Colazione.
Lavare a mano di quello che non si può mettere in lavastoviglie.
Pulizia fornelli,  piano di lavoro,  lavello.
Pappa a Gandalf.
Caricare prima lavatrice.
Arriva un cliente: dobbiamo completare un documento per lunedì. Finiamo alle 14.
Stendere i panni della prima lavatrice, caricare la seconda.
Preparazione insalatona per pranzo: lavare e tagliare insalata e pomidoro, aggiungere tonno,  surimi, formaggio, semi di girasole e noci.
Pappa a Aki.
Mangiare.
Sparecchiare.
Stendere i panni della seconda lavatrice.
Sbattere i tappeti.
Declinare tristemente un invito ad andare in spiaggia.
Passare l'aspirapolvere.
Togliere le ragnatele.
Pulire i sanitari del bagno e della lavanderia.
Pulire le piastrelle delle pareti del bagno.
Raccogliere i panni della prima lavatrice, piegarli e sistemarli; sfoderare il divano e caricare la terza lavatrice.
Passare lo straccio sui pavimenti con Gandalf che lo insegue.
Di nuovo pappa a Gandalf.
Fare la doccia.
Cambiare gli asciugamani.
Tagliare melanzane, zucchine e peperoni.
Cuocere il riso, le melanzane e le zucchine. Riempire i peperoni con il riso e le altre verdure e passarli al forno.

Portare fuori la spazzatura, con tanto di scorta felina.
Pappa a Shadow. Tre volte.
Cenare con i peperoni ripieni e molta preoccupazione per la situazione in Tunisia. Anche per la Grecia, ma fra avere la Merkel che bussa alla porta di casa oppure l'Isis, preferisco la Merkel.
Sparecchiare.
Ritirare gli stendini, raccogliere i panni della seconda lavatrice, piegarli e sistemarli.
Caricare la quarta lavatrice.
Cambiare i tappeti.
Chiudere i balconi.
Lavare i denti.
Attivare l'allarme.
Schiantarsi finalmente sul letto,  con la gamba destra gonfia come un canotto e la schiena che urla pietà.

Weekend sticxxxi!

Ma poi arriva Gandalf e mi sommerge di fusa e baci miceschi.
Il weekend comincia adesso.

lunedì 21 aprile 2014

Gli ultimi pensieri famosi

Una delle convinzioni più diffuse in merito alle persone che hanno avuto il cancro è che la malattia abbia insegnato loro ad apprezzare le cose buone della vita, prima fra tutte la salute.
Probabilmente questo è vero per qualcuno, forse per molti. Per me assolutamente no.
Non perché io non sappia apprezzare le cose buone, ma proprio per il motivo opposto: non le ho mai date per scontate.
Ricordo nitidamente che, quando andavo alle scuole medie, nelle giornate in cui mi sentivo anche solo discretamente mi dicevo che avrei messo la firma per non stare mai peggio di così: già da ragazzina consideravo una fortuna il fatto di godere di buona salute.
Ho sempre riconosciuto anche il valore dei piccoli piaceri quotidiani: un libro, un bicchiere d'acqua fresca quando ho sete, il pane appena sfornato, ancora tiepido e profumatissimo, rintanarmi al calduccio sotto il piumone in una notte invernale... E la gioia di ammirare le meraviglie della natura: un tramonto coloratissimo, una notte stellata, le montagne innevate sullo sfondo, un albero, un fiore, un gatto...
Insomma, non ho avuto bisogno di una malattia grave per imparare ad apprezzare la vita, ci riuscivo benissimo già prima.
Quindi - per inciso - evitate di propinarmi scemenze del tipo: "Però tu (che hai avuto il cancro - ndr) adesso riesci ad apprezzare di più la vita e a dare il giusto peso alle cose!" Come se ammalarsi di cancro fosse una fortuna. O se fosse necessaria una malattia per capire cosa è importante nella vita.

Fine del pistolotto introduttivo, il cui senso si chiarirà nel prosieguo del post.

Quest'anno la Pasqua è stata l'occasione per spignattare un po', dopo settimane di impegni così fitti da non lasciarmi nemmeno il tempo di preparare una pasta al burro: stare tutti i giorni fuori dalla mattina alla sera e quasi sempre anche dopo cena non favorisce certo la vocazione culinaria. E a pensarci bene, non favorisce nemmeno l'aggiornamento del blog.
Ieri ero impegnata a preparare il mio contributo al pranzo pasquale, organizzato come di consueto dagli zii (che otto giorni fa sono diventati nonni: benvenuta piccola Zoe!) per il quale io di solito sono incaricata di fornire antipasti, verdure cotte e dolce. Quest'anno avevo deciso di proporre hummus di ceci, spuma di prosciutto e mousse di salmone da spalmare sui crostini, tartellette agli asparagi, mix di verdure al forno e un esperimento di pasticceria con cui volevo cimentarmi da tempo e che è riuscito abbastanza bene:


Dopo aver preparato lo zucchero a velo con un piccolo frullatore elettrico, vecchissimo, che originariamente usava mia nonna per macinare il caffè e mentre il mio adorato Kenwood Chef Titanium montava tuorli e zucchero per la crema, io frullavo i ceci con la tahina e il succo di limone per l'hummus con l'accessorio mixer del Minipimer.
Fedele all'atteggiamento che ho descritto nell'introduzione, riflettevo sulla comodità dei miei elettrodomestici da cucina, apprezzando il grande risparmio di tempo e di fatica che mi consentono. Mi dicevo che è una fortuna poter disporre di tante attrezzature, programmandone mentalmente le lavorazioni successive: la pasta frolla nel Kenwood, la mousse di salmone e la spuma di prosciutto nel mixer del Minipimer, la panna montata per la mousse con l'accessorio frusta.


Mai avrei potuto affrontare quell'impegno senza il supporto della mia tecnologia da cucina ed ero molto grata di avere a disposizione tutti quegli strumenti.
Se le avessi pronunciate ad alta voce, sarebbero state le ultime parole famose, invece le ho solo pensate, quindi si possono definire gli ultimi pensieri famosi.
Perché dopo aver frullato l'hummus, il mixer del Minipimer è morto. Defunto. Deceduto. Trapassato.
Non un problema di motore, si è bloccato il sistema di trasmissione del movimento che si trova nel coperchio e non c'è stato verso di farlo ripartire.
Niente panico: ho usato il frullatore a immersione per la spuma di prosciutto, che è venuta solo un po' meno cremosa di come avrei desiderato, e il mixer grande per la mousse di salmone... e alla fine ho comunque apprezzato la fortuna di avere addirittura la possibilità di utilizzare attrezzature sostitutive quando una non è disponibile. E ho potuto dare il mio contributo al pranzo pasquale

A proposito... Buona Pasqua!


domenica 19 gennaio 2014

Cosa abbiamo fatto

Primo post dell'anno, meglio tardi che mai!
Cosa abbiamo fatto negli ultimi diciotto giorni?

Abbiamo lavorato

Sbrigato faccende domestiche

Smontato le decorazioni natalizie

Letto qualche buon libro

Assaporato il calore domestico

Fatto nuove a-micizie
(ok, non ci siamo ancora riusciti, ma stiamo provando!)

Riposato...

... tanto

E soprattutto ci siamo voluti molto, molto bene!


Io ho anche cucinato



Sì, l'ho fatta io.
E sì, da ieri ho 45 anni.
Pieni di lavoro, libri, cucina, amici, calore, gatti e coccole.

Grazie di cuore a tutti quelli che hanno ricordato questa ricorrenza, e in particolare a chi mi ha aiutato a sfoltire la lista dei desideri.