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domenica 18 gennaio 2026
martedì 30 ottobre 2018
Il Direttore Lavori
Lavori in corso all'esterno della mia tana: opere di risanamento e impermeabilizzazione, rifacimento intonaci e tinteggiatura.
Da un paio di settimane la casa è avvolta dai ponteggi e abbiamo polvere ovunque, anche se relativamente a questo aspetto il peggio dovrebbe essere passato, dato che le attività di rimozione degli intonaci da sostituire sono finite.
La settimana scorsa il Direttore Lavori ha richiesto la prima ispezione dei ponteggi.
Mi sentivo tranquilla: per quanto ne posso capire, non essendo esperta del settore, il piano di sicurezza del cantiere mi sembra a posto, l'impresa lavora in modo ordinato e preciso e i ponteggi sono montati a regola d'arte.
Lui, evidentemente, non ne era altrettanto sicuro. È andato avanti e indietro per circa mezz'ora, osservando con attenzione ogni dettaglio.
Quando finalmente è rientrato, mi ha esposto a voce un resoconto molto dettagliato... di cui non ho capito nemmeno una parola.
Il giorno seguente si è presentato di nuovo nel mio studio, pretendendo di fare un'altra ispezione. Naturalmente non ho potuto negargliela.
Ancora un'osservazione scrupolosa, questa volta un po' più breve, seguita da un altro resoconto incomprensibile.
Alla terza richiesta in tre giorni ho iniziato a scocciarmi, ma non ho detto nulla.
Oggi si è presentato di nuovo, con un assistente, e a questo punto non mi sono più trattenuta: "Aki, la finiamo con questa storia di passeggiare sulle impalcature?"
Dopo un po' è tornato, chiedendo a gran voce di rientrare.
Ho aperto.
Ha deciso che voleva farsi un altro giretto, si è voltato ed è saltato di nuovo sul ponteggio.
Mi rimane un dubbio: cosa vuole dirmi con quei cinque minuti di miagolamento ogni volta che rientra?
Da un paio di settimane la casa è avvolta dai ponteggi e abbiamo polvere ovunque, anche se relativamente a questo aspetto il peggio dovrebbe essere passato, dato che le attività di rimozione degli intonaci da sostituire sono finite.
La settimana scorsa il Direttore Lavori ha richiesto la prima ispezione dei ponteggi.
Mi sentivo tranquilla: per quanto ne posso capire, non essendo esperta del settore, il piano di sicurezza del cantiere mi sembra a posto, l'impresa lavora in modo ordinato e preciso e i ponteggi sono montati a regola d'arte.
Lui, evidentemente, non ne era altrettanto sicuro. È andato avanti e indietro per circa mezz'ora, osservando con attenzione ogni dettaglio.
Quando finalmente è rientrato, mi ha esposto a voce un resoconto molto dettagliato... di cui non ho capito nemmeno una parola.
Il giorno seguente si è presentato di nuovo nel mio studio, pretendendo di fare un'altra ispezione. Naturalmente non ho potuto negargliela.
Ancora un'osservazione scrupolosa, questa volta un po' più breve, seguita da un altro resoconto incomprensibile.
Alla terza richiesta in tre giorni ho iniziato a scocciarmi, ma non ho detto nulla.
Oggi si è presentato di nuovo, con un assistente, e a questo punto non mi sono più trattenuta: "Aki, la finiamo con questa storia di passeggiare sulle impalcature?"
Dopo un po' è tornato, chiedendo a gran voce di rientrare.
Ho aperto.
Ha deciso che voleva farsi un altro giretto, si è voltato ed è saltato di nuovo sul ponteggio.
Mi rimane un dubbio: cosa vuole dirmi con quei cinque minuti di miagolamento ogni volta che rientra?
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domenica 26 febbraio 2012
La paura nell'angolino
Ho trascurato un po' il blog in questi giorni, ma questa volta non è stato per mancanza di tempo.
Il fatto è che sono in piena ipocondria da controlli, questa volta anche un po' più del solito, ma non mi pare il caso di riempire i post di lamentazioni sulle mie magagne, più o meno amplificate dalla paura.
La paura. È proprio questo il punto.
So che c'è e non fingo che le cose stiano diversamente, la accetto. Però cerco di relegarla in un angolo della mia vita, perché se me la tenessi sempre davanti agli occhi, smetterei di vivere.
Allora mi sforzo di metterla da parte, di lasciarla in un angolino dove non sia troppo d'impaccio, in modo che non mi capiti sempre tra i piedi a disturbare quello che sto facendo.
Scriverne qui, però, mi costringe a tirarla fuori e allora abbiate pazienza se in questi giorni non lo farò tanto spesso.
Il fatto è che sono in piena ipocondria da controlli, questa volta anche un po' più del solito, ma non mi pare il caso di riempire i post di lamentazioni sulle mie magagne, più o meno amplificate dalla paura.
La paura. È proprio questo il punto.
So che c'è e non fingo che le cose stiano diversamente, la accetto. Però cerco di relegarla in un angolo della mia vita, perché se me la tenessi sempre davanti agli occhi, smetterei di vivere.
Allora mi sforzo di metterla da parte, di lasciarla in un angolino dove non sia troppo d'impaccio, in modo che non mi capiti sempre tra i piedi a disturbare quello che sto facendo.
Scriverne qui, però, mi costringe a tirarla fuori e allora abbiate pazienza se in questi giorni non lo farò tanto spesso.
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venerdì 31 dicembre 2010
giovedì 30 dicembre 2010
lunedì 26 luglio 2010
Bloggheresse at work
Giovedì scorso avevo un impegno di lavoro a Roma.
Che detta così suona anche bene, fa quasi pensare che io sia una donna in carriera, anche se a vedermi in stazione, con l'abbigliamento quasi da spiaggia e gli auricolari del lettore MP3 mentre canticchiavo tra me e me per preparare il prossimo concorso di canto, al massimo si poteva pensare ad una donna "in corriera".
L'avevo buttata lì alle bloggheresse romane: "Io devo essere a Roma il 22, mi fermo un paio di giorni, magari ci vediamo per un tè o un aperitivo". Mai avrei pensato di scatenare una marcia su Roma.
Sono arrivate dall'Emilia, dalla Toscana e da Parigi.
Era tanta la voglia di incontrarsi: c'era da discutere del nostro progetto comune, che ormai è ben più di un'idea, ma non era solo questo. C'era la voglia di vedere chi ancora non si era potuto incontrare di persona e di ritrovare quelle che già si erano conosciute. Soprattutto, c'era il desiderio di condividere la fatica e le speranze di questo cammino che ci accomuna.E proprio questo è stato, davanti al bendiddio imbandito sul tavolo da giardino di Anna, sotto al fresco di una pergola di vite americana, in una giornata d'estate romana ingentilita da un soffio di vento: discorsi importanti e chiacchiere oziose, decisioni e conti per il nostro progetto che nasce e sogni di sponsor per farlo diventare grande, racconti di momenti difficili e battute divertenti, perchè la nostra vita è stata segnata indelebilmente dal cancro, ma non è solo cancro, non siamo solo pazienti oncologiche, siamo molto di più.
C'erano ZiaCris e Milva, Giorgia e Rosie, e le giovanissime del gruppo, Sissi e Anna Lisa. Già, Anna Lisa che fino a due giorni prima sembrava non ce l'avrebbe fatta, troppo affaticata dalla chemio. Ma una sacca di sangue, quel sangue che salva la vita, può anche regalare un sogno. E può arrivare solo da donatori volontari. Ricordatevelo prima di andare in vacanza.
Mancava solo Julia, trattenuta all'ultimo da imprevisti domestici, ma era un'assenza soltanto fisica, lei è stata con noi in ogni momento.
È questa la cosa davvero grande di questa banda di bloggheresse, un legame virtuale che è diventato vero e che sa superare lo spazio e il tempo, un incontro di diversità che crea armonia.
Ecco perchè adesso ho una tazza di tè verde in mano e il sorriso di Rosie nel cuore.
Che detta così suona anche bene, fa quasi pensare che io sia una donna in carriera, anche se a vedermi in stazione, con l'abbigliamento quasi da spiaggia e gli auricolari del lettore MP3 mentre canticchiavo tra me e me per preparare il prossimo concorso di canto, al massimo si poteva pensare ad una donna "in corriera".
L'avevo buttata lì alle bloggheresse romane: "Io devo essere a Roma il 22, mi fermo un paio di giorni, magari ci vediamo per un tè o un aperitivo". Mai avrei pensato di scatenare una marcia su Roma.
Sono arrivate dall'Emilia, dalla Toscana e da Parigi.
Era tanta la voglia di incontrarsi: c'era da discutere del nostro progetto comune, che ormai è ben più di un'idea, ma non era solo questo. C'era la voglia di vedere chi ancora non si era potuto incontrare di persona e di ritrovare quelle che già si erano conosciute. Soprattutto, c'era il desiderio di condividere la fatica e le speranze di questo cammino che ci accomuna.E proprio questo è stato, davanti al bendiddio imbandito sul tavolo da giardino di Anna, sotto al fresco di una pergola di vite americana, in una giornata d'estate romana ingentilita da un soffio di vento: discorsi importanti e chiacchiere oziose, decisioni e conti per il nostro progetto che nasce e sogni di sponsor per farlo diventare grande, racconti di momenti difficili e battute divertenti, perchè la nostra vita è stata segnata indelebilmente dal cancro, ma non è solo cancro, non siamo solo pazienti oncologiche, siamo molto di più.
C'erano ZiaCris e Milva, Giorgia e Rosie, e le giovanissime del gruppo, Sissi e Anna Lisa. Già, Anna Lisa che fino a due giorni prima sembrava non ce l'avrebbe fatta, troppo affaticata dalla chemio. Ma una sacca di sangue, quel sangue che salva la vita, può anche regalare un sogno. E può arrivare solo da donatori volontari. Ricordatevelo prima di andare in vacanza.
Mancava solo Julia, trattenuta all'ultimo da imprevisti domestici, ma era un'assenza soltanto fisica, lei è stata con noi in ogni momento.
È questa la cosa davvero grande di questa banda di bloggheresse, un legame virtuale che è diventato vero e che sa superare lo spazio e il tempo, un incontro di diversità che crea armonia.
Ecco perchè adesso ho una tazza di tè verde in mano e il sorriso di Rosie nel cuore.
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domenica 13 giugno 2010
Sopravvissuti
I miei gelsomini ce l'hanno fatta. Alla fine dell'inverno sembravano morti, tutti i rami erano secchi, senza nemmeno una gemma. Ma poi dalla base sono spuntati nuovi germogli, foglie verdi e tralci pronti ad avviticchiarsi sulla rete, addirittura qualche fiore profumato.
Anche il melograno e l'alloro hanno resistito: hanno sacrificato i rami per resistere al gelo dell'inverno e con l'arrivo della primavera hanno ripreso a germogliare.
Le piante del mio giardino hanno affrontato il freddo straordinario dell'ultimo inverno dedicando tutte le loro energie a salvare le radici, lasciando andare tutto quello che non era indispensabile per sopravvivere, rinunciando a quello che avevano creato negli anni precedenti per avere la possibilità di crescere ancora in futuro.
E poi, coraggiose e testarde, hanno ricominciato da zero.
Sopravviveranno. E torneranno più forti e più belle di prima.
Come i miei capelli.
Come me.
Anche il melograno e l'alloro hanno resistito: hanno sacrificato i rami per resistere al gelo dell'inverno e con l'arrivo della primavera hanno ripreso a germogliare.
Le piante del mio giardino hanno affrontato il freddo straordinario dell'ultimo inverno dedicando tutte le loro energie a salvare le radici, lasciando andare tutto quello che non era indispensabile per sopravvivere, rinunciando a quello che avevano creato negli anni precedenti per avere la possibilità di crescere ancora in futuro.
E poi, coraggiose e testarde, hanno ricominciato da zero.
Sopravviveranno. E torneranno più forti e più belle di prima.
Come i miei capelli.
Come me.
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