domenica 23 giugno 2013

Cambio della guardia

Quando frequentavo il poligono di tiro, c'erano alcuni personaggi a cui guardavo con seria preoccupazione.
Alcuni avevano la mania delle armi di grosso calibro: loro non si preoccupavano tanto di centrare il bersaglio, quanto di fare più rumore possibile. La loro frase tipica era "Hai sentito che botto?". Evidentemente avevano qualche piccolezza di altro genere da compensare.

Peggio ancora, c'erano quelli talmente meschini da aver bisogno di un'arma per sentirsi importanti. Alcuni avevano tentato senza successo di entrare nelle Forze Armate o in Polizia, per ripiegare infine come Guardie Giurate in qualche organizzazione di vigilanza privata . Qualunque cosa pur di portare la pistola. Il problema poi è che non vedono l'ora di usarla.

I più pericolosi però si trovano nei poligoni militari. Si sono arruolati perché vogliono esercitare autorità ed ottenere rispetto, ma non hanno le doti per riuscirci senza nascondersi dietro ad una divisa e un'arma e quasi sempre finiscono per infangare l'uniforme che indossano con comportamenti ingiustificatamente violenti, quando non addirittura crudeli. Sono quelli che, in altri tempi, sarebbero stati perfetti nazisti.

Sia ben chiaro che non sto parlando dei militari, dei poliziotti o dei Carabinieri in generale, ma solo di quelle teste calde - e stupide - che entrano nelle forze armate non per tutelare i cittadini onesti, ma solo per cercare l'occasione di sfogare i loro istinti violenti e bestiali.

In questi giorni mi sono resa conto che questi personaggi inquietanti non sono appannaggio esclusivo della specie umana.
Vi ricordate le mie formiche?
Negli ultimi mesi sembrava che avessero cessato le ostilità. Probabilmente si erano integrate con la fauna locale, un po' come il presidio di soldati italiani nell'isola greca del film Mediterraneo: dopo un po' che sei lì, isolato dal mondo, gli abitanti del luogo smettono di apparirti come nemici, inizi a fare amicizia e finisci per integrarti nella comunità.

Almeno fino all'arrivo di qualche commilitone dall'esterno.
Ecco, probabilmente per le mie formiche era andata proprio così: il drappello che era rimasto di presidio un po' per volta si è rilassato, ha deposto le armi, ha fraternizzato.
Qualche giorno fa, però, dev'essere arrivato il cambio della guardia.
E chi ti vanno a mandare?
Proprio la formica nazista, la guerrafondaia, quella che vuole a tutti i costi mostrare i muscoli. E che da due giorni mi morde insistentemente un punto sulla coscia destra.
Bastarda.

venerdì 21 giugno 2013

Benvenuta estate

Benvenuta estate!
Con il caldo afoso, che un minuto dopo la doccia sei già di nuovo appiccicaticcia.
Con le vampate che si quintuplicano e anche di più.
Con la pressione che scende sotto le scarpe.
Con poco lavoro, ma nessuna prospettiva di ferie all'orizzonte.
Con il raffreddore, la tosse, il mal di gola e la febbre.

Ma cosa si può desiderare di più?

sabato 15 giugno 2013

Galeotto fu il libro...

Quasi tre mesi per finire un libro di circa 900 pagine. Non ci siamo.
Io che ho sempre divorato romanzi come fossero patatine, golosamente, uno dietro l'altro. Che da bambina mi arrampicavo sull'albero in casa dei nonni con un libro e passavo ore appollaiata tra i rami a leggere. Che giravo per casa con il libro in mano, pronta ad aprirlo mentre aspettavo che bollisse l'acqua per la pasta. Che facevo le ore piccole per vedere come andava a finire.

Ultimamente giravo con il tablet e a letto, prima di dormire, facevo un nonogram oppure qualche partita a sudoku o a Ruzzle, e di quel libro leggevo sì e no un paio di pagine al giorno.
Cominciavo a pensare che la tecnologia mi avesse fatto perdere la testa.
Invece l'altroieri ho finalmente finito il libro che stavo leggendo e ne ho iniziato un altro e oggi sono già a pagina 120, nonostante ieri sia stata fuori tutto il giorno.
Non ero io che avevo qualcosa che non andava, era il libro.
Meno male.


PS: il libro in questione non era un saggio di filosofia né un testo di fisica quantistica, ma un fantasy, uno dei generi più leggeri che si possano immaginare, e aveva pure ottime recensioni da parte dei lettori. Non era nemmeno scritto male, ma l'ho trovato terribilmente complicato e noioso.

lunedì 10 giugno 2013

Io so perché

Casomai non ve ne siate accorti, vi comunico che piove.
Riporto una citazione molto azzeccata letta su Facebook qualche settimana fa: "Non può piovere per sempre. Però ci sta provando". E con molto impegno, aggiungerei io.


Non solo: fa pure freddino.
Un'altra citazione appropriata, sempre da Faccialibro: "L'ultima volta che ho visto un maggio come questo, era novembre".
E pensare che quando ero alle superiori, il bagno al mare il primo maggio era una consuetudine. Se mi fossi azzardata, quest'anno credo che avrei potuto incontrare pinguini e orsi polari.

Mi sono ridotta a scrivere post di banalità meteorologiche, e per giunta riciclate? Ohibò!
In realtà volevo semplicemente far notare che una primavera come quella che sta per finire (e meno male...) è decisamente insolita. Inusuale. Atipica. Strana. Anomala.
Le teorie si sprecano: ambientalisti che denunciano il riscaldamento globale (ma non avevamo detto che fa freddo?), fanatici complottisti che accusano "i governi" (quali???) di modificare il clima (perché???) attraverso le scie chimiche (sono le normali scie di condensa degli aerei, ma non diteglielo altrimenti vi piantano un pistolotto infarcito di sciocchezze pseudoscientifiche e non se ne esce più).
I meteorologi sfornano tonnellate di statistiche che confrontano le temperature e le precipitazioni degli ultimi duemila anni. Immagino che ai tempi di Giulio Cesare ci fosse Caius Edmundus Bernaccus che rilevava questi dati ad uso e consumo dei posteri, perché altrimenti non mi spiego come si possano fare confronti con epoche così lontane, nelle quali - per inciso - non esistevano i termometri.

Ma io non ho bisogno di queste cose. Io conosco la verità.
Io so perché abbiamo avuto un mese di maggio così particolare.
È accaduta una cosa inaudita, eccezionale.
L'INPS mi ha mandato il verbale della visita di revisione dell'invalidità in poco più di trenta giorni.
Non solo. Invece del solito modulo prestampato, compilato a mano con grafia più o meno illeggibile, mi sono arrivati ben due documenti scritti al computer. Il primo è un certificato completo di tutte le informazioni cliniche rilevanti (ebbene sì, hanno preso nota di tutte le magagne che ho segnalato, incluse la protrusione discale e l'ipoacusia), l'altro invece riporta solo il grado di invalidità riconosciuto e una motivazione sintetica e rispettosa della privacy, in modo da poter dimostrare la condizione di disabilità senza far sapere i fatti miei a chiunque.
Ora ditemi se dopo queste mirabolanti novità non c'era da temere qualche evento insolito.
Io penso che sia una fortuna se ce la caviamo solo con un paio di mesi di pioggia: mi aspettavo come minimo un'invasione degli alieni o uno tsunami nel fosso dietro casa.

Se il ricevimento del certificato è stato una sorpresa, il suo contenuto è più o meno quello che mi aspettavo: mi hanno ridotto la percentuale di invalidità dal 75% al 50%. Mi sembra una valutazione equa rispetto alle limitazioni fisiche che mi sono rimaste.
L'altra novità è che non è più prevista la revisione. Significa che questa percentuale me la tengo per il resto della vita, a meno che non mi pigli qualche altra magagna che comporti un aggravamento. Ma anche no, eh? Ho già dato...
Ho perso l'unico beneficio economico che avevo: l'esenzione dal ticket per le prestazioni non collegate alla patologia oncologica. Però rientro ancora nelle categorie per le quali sono previste quote di assunzione obbligatoria per le aziende, cosa che potrebbe facilitarmi nel caso in cui mi venisse il ghiribizzo - o la necessità - di tornare a lavorare come dipendente.
Direi che va bene così.

Mi ha colpita invece la motivazione riportata sul certificato sintetico: "intervento chirurgico mutilante".
Non l'avevo mai considerato in questi termini, non avevo associato il termine "mutilazione" alla mia situazione. Eppure è vero: dall'esterno non si vede, ma mi hanno tolto qualche pezzo e di quelli che sono rimasti, qualcuno non funziona più tanto bene.
L'asportazione delle ovaie per me significava maternità negata, un concetto più psicologico che materiale e non ho considerato il linfocele o ai danni ai nervi tanto come lesioni fisiche, quanto come elementi che limitano la mia mobilità.
In sostanza, non mi ero mai soffermata a valutare i danni sul corpo, ma solo i loro effetti su ciò per cui quel corpo mi serve. Ennesima conferma del fatto che per me il corpo è principalmente il contenitore della mente, lo strumento attraverso cui l'intelletto agisce e si manifesta.

venerdì 7 giugno 2013

Diari di viaggio - 3

Quasi un mese dall'ultimo post: accidenti, che pigrotta!
Potrei dire che non ho avuto tempo, ma sarebbe vero solo in parte. Ci sono stati tanti impegni, tra lavoro e teatro (a proposito: la prima del nostro Tartufo ha ricevuto ottimi consensi di pubblico), ma un'oretta per scrivere un post la potevo trovare di sicuro. E ne avevo voglia, anche.
Ho mille pensieri e parole che si inseguono e si ammassano, pronti per uscire; da riempire quattro post, altro che uno. Solo che non riuscivo a raccogliere la concentrazione necessaria per metterli in ordine.
Prendo atto, per l'ennesima volta, che le mie energie fisiche e mentali sono come i miei globuli bianchi: dopo il crollo di cinque anni fa, non sono più ancora riuscite a tornare a livelli normali. Amen.
Spero che almeno la memoria non mi tradisca, perché ho ancora un weekend in trasferta da raccontare.

Sabato 4 maggio, tarda mattinata: siamo in partenza per Monza.
Una sera di paio di mesi fa avevo ricevuto una telefonata, una voce di bimba: "Pronto, sono Martina. Vieni alla mia Comunione il 5 maggio?". Certo che ci vengo, raggio di sole!
Sono rientrata martedì da Roma, ma è già ora di rifare la valigia. Ho aspettato fino all'ultimo momento, perché ormai conosco l'effetto che questa attività ha sul Ciccio: panico. Non serve nemmeno tirare fuori il trolley, ormai basta che mi veda piegare i vestiti e inizia ad agitarsi, assumendo l'espressione da mi-lasciate-qui-triste-solo-e-abbandonato. Che non è vero nemmeno questa volta: staremo via poco più di ventiquattr'ore, torniamo domani, ma la nostra splendida gatto-sitter stasera verrà a fargli una visitina.
Prima o poi però questo benedetto trolley bisogna riempirlo. Ed ecco come va a finire...
Alla fine mi devo spostare sopra al comò per completare l'operazione, perché dopo aver estratto il felino dal trolley, non faccio in tempo ad allungare la mano per prendere la biancheria da metterci, che lui è di nuovo dentro.

La partenza verso l'ora di pranzo si rivela un'ottima scelta: traffico praticamente inesistente. L'unico fastidio, in un'autostrada semideserta, sono gli idioti che fingono di non vedere i tabelloni luminosi che ricordano l'obbligo di occupare la corsia libera più a destra. Evidentemente temono che viaggiare in prima corsia (vuota!) possa in qualche modo compromettere la loro virilità e li trovi ostinatamente piazzati in corsia di sorpasso anche quando non stanno sorpassando nessuno e viaggiano veloci come bradipi impagliati. Lo so che ci sono crimini peggiori a questo mondo. Però li odio.

A Monza ci attendono Martina, la sua sorellina Chiara, mia cugina Maria Cristina e suo marito Lorenzo.
Lorenzo deve occuparsi del pranzo di domani: c'è da passare in pasticceria a ritirare la torta e portarla al ristorante. Noi invece abbiamo in programma una passeggiata con Maria Cristina e le bimbe a Villa Reale. Il mio obiettivo è il roseto: non sono mai riuscita a vederlo nel periodo della fioritura e visto che siamo a maggio... Macché, è troppo presto, la fioritura non è ancora iniziata. Peccato, ma i Giardini Reali meritano comunque una visita.

Chiamarli "giardini" è riduttivo perché sono molto vasti, ma serve a distinguerli dal parco, che è immenso e contiene l'autodromo in cui si corre il Gran Premio di Formula 1.
Qualche anno fa, in occasione di un'altra visita, una delle guardie ecologiche ci spiegò che si tratta di un enorme giardino botanico, ricco di varietà rare.

La giornata è splendida ed è un vero piacere passeggiare sull'erba ammirando gli splendidi alberi secolari.

Torniamo a casa in tempo perché Martina possa prepararsi alla giornata di domani, mentre io leggo qualche favola a Chiara. Ceniamo tutti assieme, giochiamo ancora un po' con le bimbe, un po' di chiacchiere con Cri e Lorenzo e poi tutti a nanna.
La domenica mattina sembra smentire le previsioni del tempo, che indicavano pioggia: c'è un sole splendido. Raggiungiamo a piedi la chiesa in cui dodici anni fa ho fatto da testimone alle nozze di Maria Cristina e Lorenzo. Ricordo benissimo quel giorno: arrivammo da Portogruaro con due macchine di zie e cugini, io con l'abito di seta disteso sulla cappelliera per non sgualcirlo prima della cerimonia. Raggiungemmo direttamente la chiesa e da lì telefonai alla sposa per avvertirla del nostro arrivo e - soprattutto - per accertarmi che fosse tranquilla e convinta della sua scelta. Lo era, senza alcun dubbio: Cri è stata la sposa più bella che io abbia mai visto, il ritratto della felicità. E oggi è una moglie felice e una mamma meravigliosa, che durante la cerimonia si commuove nel vedere la sua primogenita con la veste bianca, ancora così piccola eppure già così grande. Davvero sono già passati nove anni dal suo arrivo frettoloso, in anticipo, allo scadere dell'ottavo mese di gravidanza?

Alla fine della Messa ci spostiamo al ristorante, dove ci attende un buffet sfizioso. Martina scarta sorridente  i suoi regali, orgogliosa del suo ruolo da protagonista della giornata, mentre la piccola Chiara non si rassegna a restare in secondo piano e dichiara con decisione al gestore del ristorante che oggi è la sua festa.
Durante il pranzo il cielo si è rannuvolato, è caduta anche qualche goccia di pioggia: alla fine le previsioni dei meteorologi si sono rivelate corrette.
Ci fermiamo ancora un po' a casa di Cri e Lorenzo, poi arriva l'ora di rimettersi in viaggio per tornare a casa.

Per un po' mi illudo di essere riuscita a sfuggire al maltempo, ma a Peschiera un violento acquazzone distrugge ogni speranza. Procediamo lentamente, mentre l'acqua si riversa a secchiate sul parabrezza, ma fortunatamente dopo qualche chilometro la situazione migliora e proseguiamo tranquilli fino a Mestre, quando vedo profilarsi sullo sfondo nuvoloni neri che non promettono nulla di buono.
Renato, dal sedile del passeggero, me li indica osservando che probabilmente là in fondo c'è un bel temporale. Già - rispondo io - e noi ci stiamo andando dritti dritti in mezzo...
Abbiamo ragione entrambi.
Poco dopo aver lasciato la comodità delle tre corsie del Passante per imboccare un tratto di lavori in corso, con due sole corsie a larghezza ridotta e senza corsia di emergenza, ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta di acqua, vento e grandine. Procediamo incolonnati a passo d'uomo per qualche centinaio di metri, poi qualche genio decide di fermarsi sotto ad un cavalcavia, bloccando completamente tutta l'autostrada e lasciandoci per una decina di minuti fermi sotto la grandine battente, a pregare che non faccia troppi danni all'auto.
Finalmente il temporale si attenua e riusciamo a ripartire: ancora una cinquantina di chilometri e siamo a casa, dove ci aspetta il Sua Maestà.

lunedì 13 maggio 2013

Diari di viaggio - 2

Rieccomi, pronta a continuare questa cronaca a rate.
Abbiate pazienza, in questo periodo sono parecchio impegnata con lavoro e con il teatro: dopo più di due anni di preparazione, finalmente venerdì sera il nostro Tartufo ha debuttato, con una prova aperta, in attesa della prima esibizione ufficiale prevista per fine maggio.
Ma torniamo al weekend romano.

Dopo aver salutato le amiche bloggers, riprendo la metro (grazie a Romina e Maschio Alfa per il passaggio fino alla fermata!) per tornare a casa degli zii. Giusto il tempo per una doccia e un cambio d'abito, poi di nuovo fuori per il pre-raduno del forum Nonsolodisneyland.
Passa a prendermi Lorenzo, con Giada e Sara, che sono cresciutissime rispetto al nostro incontro montano di qualche anno fa, ma non hanno perso il loro dolcissimo sorriso.
Ci spostiamo verso Marino, nel locale scelto per la serata. Il più grande dei miei cugini di Roma, che abita poco lontano, mi fa una sorpresa e passa con la moglie a salutarmi.
A poco a poco arrivano tanti altri amici, vecchi e nuovi e la serata trascorre in allegria, accompagnata da ottime chiacchiere, buona musica e cibo gustoso e abbondante. Scelgo un antipasto fritto misto (crocchetta, supplì, fiore di zucchina e due olive ascolane) e un piatto di gnocchi, che però è talmente enorme che nonostante io sia decisamente una buona forchetta, riesco a mangiarne solo poco più della metà. Sulla via del ritorno, Lorenzo propone una sosta in una cornetteria aperta ventiquattr'ore su ventiquattro. Sono passate un paio d'ore dalla cena, giusto il tempo per liberare un angolino di spazio nello stomaco: come resistere? Mi riprometto mentalmente di iniziare un mese di Ramadan alla fine di questo tour de force gastronomico e sprofondo allegramente nella tripla libidine di una bomba alla crema appena fatta.

Domenica mattina fingo di mettere a tacere i sensi di colpa con una colazione leggera, solo un bicchiere di succo d'ananas non zuccherato, ma so benissimo che lo sto facendo solo per godermi meglio il pranzo.
Il mio chaffeur è di nuovo Lorenzo. Questa volta la destinazione è un ristorante con una splendida vista sul lago di Nemi.

Ci ritroviamo in 55 provenienti da tutta Italia: Roma è molto ben rappresentata, ma ci sono anche Torino, Napoli, Bari, Lamezia Terme, Pinerolo, Iglesias, Lecce, Foligno, Mantova, Varese, Cagliari, Tivoli. Ritrovo con  piacere gli amici già conosciuti in altre occasioni e conosco finalmente di persona i nuovi utenti.
Ottimo pranzo, con antipasto di affettati misti, bocconcini di mozzarella e porchetta e poi un tris di primi tipicamente romano: amatriciana, carbonara e cacio e pepe, poi un dessert che mi conferma che le fragole di Nemi meritano tutta la loro fama.

 Gli amministratori del forum hanno pensato anche ai gadget celebrativi

 E naturalmente non poteva mancare una splendida torta di compleanno!

Il tempo vola, si avvicina l'ora di cena e il linguaggio non verbale del personale del ristorante ci fa capire che è ora di andare: ci salutiamo, grati per avere avuto la possibilità di incontrarci.
La serata a casa degli zii porta un altro carico di allegria: a cena ci sono la seconda zia e il secondo cugino con la moglie e la più grande delle figlie (se ve lo state chiedendo: sì, a Roma la nostra famiglia ha stabilito una vera e propria colonia).

In questo weekend di incontri, ho deciso di ritagliare un po' di tempo soltanto per me. Lunedì mattina mi attrezzo con un paio di scarpe comode e prendo la metro per andare a pascolare in centro.
La metropolitana offre sempre interessanti occasioni di man-watching e oggi non fa eccezione. Davanti a me si siede una signora elegantissima, con un abito di crepe nero e beige, accessori perfettamente coordinati e PC portatile. Risponde al telefono e l'immagine raffinata crolla miseramente sotto il peso di una parlata in stile sora Lella.
Scendo a Flaminio e già prima di attraversare l'arco che conduce a piazza del Popolo sento il brusio dei turisti che affollano il centro in questa splendida giornata di primavera. Mi siedo sui gradini della basilica di Santa Maria del Popolo per qualche minuto, osservando l'obelisco e le chiese gemelle dalla parte opposta, poi attraverso la piazza e imbocco via del Corso.
Cammino con calma, osservando le vetrine in cerca di qualche buona occasione per lo shopping, ma ho una meta precisa: c'è un posto in particolare in cui voglio andare oggi.
In fondo a via del Corso si scorge l'altare della Patria, dove si onora il Milite Ignoto. Pur rispettando chi ha sacrificato la propria vita per il Paese, non ho mai amato questo edificio: l'ho sempre visto come un monumento alla stupidità della guerra. Mi tengo alla larga anche dai palazzi della politica, dove solo l'altro ieri si è consumata una tragedia, e imbocco una stradina laterale che mi porta infine alla mia destinazione: il Pantheon.

Mi accosto sempre con riverenza a questo capolavoro di architettura di duemila anni fa: la grande cupola con il decoro a cassettoni è uno straordinario concentrato di armonia e tecnica costruttiva.


Non riuscirò mai a considerarlo una basilica cristiana.
Il Pantheon è per definizione il tempio di tutti gli dei, un luogo di spiritualità laica e ai miei occhi tutte le aggiunte del culto cattolico, l'altare, i banchi, il crocifisso... scompaiono per lasciare solo i mattoni e i marmi antichi e il fascio di luce che entra dal soffitto a illuminare l'ideale di tolleranza che questo edificio rappresenta. Anche le tombe dei Savoia mi sembrano fuori luogo qui, come figurine attaccate sull'album sbagliato.


Lasciato il Pantheon, torno verso via del Corso e sbuco nella deliziosa piazzetta barocca di S. Ignazio; mentre ammiro l'armoniosa architettura degli edifici bianchi e gialli, dalle linee verticali dritte, mentre quelle orizzontali sono curve come in un abbraccio, una turista giapponese mi avvicina per con una cartina in mano per chiedere aiuto per orientarsi.
In viaggio capita spesso che qualcuno mi chieda indicazioni, addirittura una volta, in un castello dell'Alto Adige un gruppo di turisti mi ha scambiato per la guida e quando ho chiesto come mai , mi hanno risposto che avevo "la faccia di una che sa". Sarà...
Comunque è vero che spesso riesco ad essere di aiuto, un po' perché ho l'abitudine di studiare in anticipo le mappe dei luoghi che visito, ma soprattutto per fortuna: ricordo in particolare una volta, sempre a Roma, in cui mi chiesero come raggiungere proprio la via in cui abita una delle mie zie. Anche questa volta la fortuna mi assiste: la cartina della turista ha le scritte in giapponese, ma identifico subito la sagoma caratteristica del Pantheon e, in base a quella, la nostra posizione attuale. La signora mi chiede come arrivare al Pantheon e le indico la strada da cui sono appena arrivata.


Lasciata piazza S. Ignazio, mi dirigo verso la seconda meta architettonica della mia giornata, ma ancora una volta Roma mi regala perle inaspettate: guardandomi intorno mentre cammino scorgo vicino a piazzetta Oratorio il cortile interno di un edificio molto bello e particolare.


Poco più in là passo davanti al teatro Quirino, con un po' di invidia per i grandi nomi della stagione di prosa pubblicizzata sui manifesti, con spettacoli che difficilmente arriveranno nel nostro piccolo teatro di provincia.
Uno scroscio d'acqua annuncia finalmente la mia destinazione.
Davanti alla fontana di Trevi rimango a lungo incantata ad ammirare questo capolavoro: la grande statua di Oceano, i cavalli alati, i bassorilievi delle alghe, la delicata armonia tra acqua, rocce e sculture.
Il movimento di una tenda dietro ad una delle finestre di sinistra risveglia una mia vecchia curiosità: chissà come si vive in quel palazzo, proprio dietro alla fontana più famosa del mondo?


È ormai ora di pranzo: mi fermo a comperare un trancio di pizza con le patate e me lo gusto passeggiando. Esito un attimo davanti all'ingresso della Galleria Alberto Sordi chiedendomi se sia il caso di entrare con la pizza in mano. Ma certo, perché no? Alla peggio mi prenderanno per una turista squattrinata, ma l'opinione di clienti e negozianti della Galleria non è certo in cima alle mie priorità.
Per pura curiosità entro da Braccialini a vedere le famose borse, in particolare quella a forma di gufo che è davvero uno spettacolo e di cui non ho nemmeno il coraggio di chiedere il prezzo. Che poi avere per le mani un oggetto così costoso mi metterebbe a disagio, avrei sempre paura di rovinarlo.

Mi tengo invece alla larga dalla libreria Feltrinelli perché so già che se ci entro, rischio di rimanerci per il resto della giornata, mentre il mio programma ora prevede shopping selvaggio.
E shopping sarà.
Prima tappa il Disney Store, da cui esco con un paio di tutine per i figli di due amiche e per me il Blu Ray di Ribelle, in offerta ad un ottimo prezzo (PS: davvero bellissimo, una delle migliori animazioni che abbia mai visto!)


È poi la volta dei principali marchi di abbigliamento per taglie forti, in cui a Roma trovo un assortimento cromatico decisamente più vario del nero-blu-marrone che da queste parti sembra essere l'unica opzione per le donne XXL come me.
Batto a tappeto le strade della moda, da via Condotti a via Frattina, e mi lascio tentare anche da un paio di sandali Nero Giardini che mi sembrano decisamente comodi, oltre che carini, da un set di lenzuola in raso di cotone e... da un gelato di Venchi al cioccolato e peperoncino!


Alla fine, carica di borse e pacchetti, mi riposo su una panchina a piazza di Spagna. La giornata è così calda e soleggiata che sembra ancora primo pomeriggio, invece sono da poco passate le 18 e io sono in giro da quasi nove ore, una pausa ci sta proprio.


Guardando verso Trinità dei Monti, mi cade l'occhio sull'edificio subito a sinistra della scalinata, dove fa bella mostra di sé un'insegna di marmo: TEA ROOMS.
Mi avvicino per curiosare e scopro un logo a forma di gatto nero, che mi convince istantaneamente a rinchiudere a doppia mandata in un angolo della mente gli scrupoli su quanto può costare un tè in questo posto. Entro.
Il locale si chiama Babington's ed è un luogo di perdizione per chiunque ami il tè e/o i gatti: sugli scaffali sono allineati ordinatamente innumerevoli barattoli e confezioni di foglie di tè e tutti gli accessori possibili e immaginabili per prepararlo e servirlo.
La cameriera mi si rivolge in inglese, dando probabilmente per scontato che una donna carica di acquisti che decide di prendere un tè da Babington's non possa essere italiana. Sorvolo sui prezzi indicati nel menu e mi concedo un tè verde alla vaniglia ed un cupcake al limone e cioccolato.

(quando ho scattato la foto, il tè doveva ancora arrivare)

Prima di uscire, decido che se ho fatto trenta, ormai posso fare anche trentuno e acquisto una lattiera bianca, decorata con gli onnipresenti gatti neri. Incrocio mentalmente le dita mentre digito il PIN del bancomat sperando che dopo tutte le spese della giornata non arrivi un messaggio di disponibilità esaurita, ma la transazione va a buon fine e mi avvio alla fermata della metro con la consapevolezza di aver dato un significativo contributo alla ripresa dell'economia.

Trascorro l'ultima sera a casa degli zii insieme al più giovane dei miei cugini romani e alla sua famiglia.
Martedì mattina ho il treno alle 9:25 da Tiburtina. Parto presto, temendo l'affollamento dell'ora di punta, ma la fortuna mi assiste: mentre scendo le scale della metro vedo arrivare un convoglio stipato di passeggeri e lo lascio ripartire, evitando di affrettarmi. Pochi minuti dopo ne arriva un altro decisamente più vuoto, al punto che trovo addirittura un posto a sedere. La consueta sessione di man-watching mi porta a considerare che i ragazzi che intendono acquistare pantaloni a vita bassa, con il cavallo basso e/o con le tasche posteriori che arrivano a metà coscia dovrebbero prima guardarsi allo specchio da tutti i lati, per rendersi conto di quanto appaiono ridicoli visti da dietro.
Arrivo alla stazione con molto anticipo e proseguo l'osservazione della fauna locale, appuntandomi mentalmente che le ragazze della mia stazza non devono assolutamente indossare leggings rosa con tagli sulle cosce e sui polpacci.
Riprendo Italo Treno fino a Mestre. Questa volta arriva con quasi mezz'ora di ritardo, ma per me non fa molta differenza: se fosse arrivato puntualissimo avrei avuto a disposizione solo pochissimi minuti per  la coincidenza con il regionale per Portogruaro, quindi avevo già messo in conto che probabilmente avrei dovuto prendere il treno successivo, come infatti accade.

Anche questa vacanza romana è finita ed è stata straordinariamente soddisfacente. Sono riuscita ad incontrare tutte le persone che ci tenevo a vedere e a fare tutto quello che desideravo.
E, come ogni volta, a Roma mi sono sentita a casa.

[continua...]

martedì 7 maggio 2013

Diari di viaggio - 1

Non sono sparita, me ne sono solo andata un po' a spasso. Due weekend in giro, il primo - lungo - a Roma e il secondo - brevissimo - a Monza.

L'occasione di andare a Roma è nata ancora una volta dal forum Nonsolodisneyland, che ha festeggiato i suoi primi cinque anni di vita con un megaraduno.
Partenza venerdì 26 con il treno delle 14:54.
Alle 14:37 sono ancora davanti al PC a lavorare, ho fatto una corsa che nemmeno Usain Bolt con due ghepardi affamati alle calcagna; tutto calcolato, però: biglietti per il treno già in tasca e parcheggio a due passi dalla stazione grazie alle scuole chiuse per il ponte.
Alle 14:51 sono sotto la pensilina del binario 1, quello per Venezia, con una tachicardia che mi fa sperare che la mia dottoressa avesse ragione quando ha detto che ho il cuore forte come quello di un cavallo da corsa.


Appena salita in treno, sfratto tutti i pensieri di lavoro ed entro in modalità vacanza.
Per il percorso da Mestre a Roma ho scelto ItaloTreno, che proponeva offerte più convenienti di Trenitalia: nuovo, bello, comodo, pulito e con la connessione WiFi che mi permette di scambiare messaggi con Romina e prendere accordi per l'incontro di domani; peccato solo per i sedili in pelle, che saranno anche il massimo dello chic, ma per me puzzano (tutti, non quelli di Italo in particolare).
Arrivo puntualissimo a Roma Tiburtina. La stazione è stata appena rinnovata, ha un che di spaziale con le grandi vetrate e le sale sospese, ma anche un'aria desolata, da cattedrale nel deserto, con i pochi passeggeri che si perdono negli enormi spazi vuoti e le vetrine dei futuri negozi ancora oscurate da fogli di carta.


I vagoni della metro B sono vecchi, coperti di graffiti e piuttosto sporchi, ma all'arrivo a Termini mi attende una piacevole sorpresa: l'ultima volta che sono passata di qui c'erano lavori in corso e il tragitto tra le stazioni delle linee A e B era una complicata e faticosa serie di cunicoli e scale degni delle segrete di un castello; ora invece ci sono ampi corridoi con pareti chiare e lucide, ancora (e speriamo per sempre) indenni da atti vandalici.


Allontanandosi dal centro, il vagone si svuota un po' ad ogni fermata e dopo un po' trovo un posto per sedermi.
All'uscita mi attendono un cielo grigio e qualche goccia di pioggia, che non riescono però a dare alla città un'aria triste; per me Roma ha sempre un aspetto gioioso e accogliente e ogni volta arrivare qui significa un po' tornare a casa.
Bastano duecentocinquanta metri a piedi dalla fermata della metro per raggiungere la casa degli zii, che mi ospiteranno per le prossime quattro notti. Ceniamo insieme, c'è anche la zia di Monza che stanotte dividerà con me la stanza. Mi addormento ragionando sulla differenza tra un terremoto e le vibrazioni della metropolitana che passa sotto la via Tuscolana.

La giornata di sabato è dedicata alle amiche bloggers di Oltreilcancro.
Rosie aveva proposto di incontrarci a Eataly per pranzare insieme: dopo aver scoperto che si tratta praticamente di un centro commerciale dedicato esclusivamente al cibo, con ristoranti e negozi di generi alimentari, ho aderito con entusiasmo (lo so, lo so: non avevate dubbi...).
Di nuovo metro A fino a Termini, poi metro B fino a Piramide. All'interno c'è già Rosie e poco dopo, nonostante la chemio di ieri e una festa di compleanno con le sue nane stamattina, ci raggiunge anche Anna. Quello con Anna era l'incontro che più desideravo, per il grande affetto che ho per lei e per la sconfinata ammirazione che provo per le sue straordinarie riflessioni, per la sua ironia, per la sua grande sensibilità. Ma lo temevo anche un po', perché nel suo blog, Anna a volte scrive del gonfiore da cortisone, dei capelli che cadono e ricrescono al ritmo dei cicli di chemio, del suo corpo affaticato dal prolungato confronto con la malattia. L'avrei trovata molto cambiata? Preoccupazione inutile. Certo, i segni delle terapie ci sono, ma è sempre, indubitabilmente lei: stessi occhi di smeraldo, illuminati dalla solita luce birichina, stesso sorriso, stesso calore. Abbracciarla è una gioia ed un sollievo.
Il gruppo si completa con Giorgia e passiamo insieme un paio d'ore gradevolissime, tra buon cibo e ottime chiacchiere.
Nel pomeriggio, insieme a Giorgia e Rosie, incontriamo Romina a Ponte Milvio per un caffè. Le limitazioni imposte da una gravidanza delicata le hanno impedito di unirsi a noi per il pranzo, ma non potevo certo lasciarmi sfuggire l'occasione di incontrarla finalmente di persona e vedere quella pancia che sembra voler gridare al mondo il miracolo della vita.
[continua...]