giovedì 12 agosto 2010

Cominciamo bene

Quando si inizia qualcosa di nuovo di solito si parte pieni di buoni propositi: lunedì mattina alle 8:15 ero in palestra, pronta per lo stretching dei 12 meridiani con Jole, atletica ed elegante responsabile del wellness e titolare dell'hotel insieme al marito Luis.
Ho messo le mani avanti, non sapevo se sarei riuscita a fare tutti i movimenti, ma i miei timori si sono rivelati infondati: gli esercizi erano alla mia portata e la palla mi ha dato solo un po' di fastidio, niente dolore.
Molto soddisfatta, sono tornata in camera a svegliare Renato per affrontare insieme la sontuosa colazione altoatesina.
Come primo giorno, volevo mettere alla prova le mie capacità fisiche senza esagerare, così abbiamo optato per una passeggiata in paese.
(ah, da qui in poi, le foto sono tutte mie!) 
Passando davanti all'ufficio informazioni abbiamo visto una mappa dei sentieri con alcune passeggiate consigliate, una denominata semplicemente "giro del paese", breve e facile, su strada. Quale migliore opportunità per testare gambe e fiato? Anche se non eravamo attrezzati per un'escursione, avevamo scarpe comode e in fondo si trattava solo di allungare un po' la strada per tornare in albergo.
Già che ci siamo... avanti allora!
Siamo rimasti subito affascinati dal paesaggio. Già domenica, arrivando, mi ero fatta l'idea di aver scelto bene la località per le nostre vacanze: non una valle stretta e scura, ma grandi spazi da cui la vista può correre lontano, verso splendide cornici di montagne.
È bastato allontanarsi di un centinaio di metri dal centro del paese per trovarsi immersi nell'ambiente montano.

E incontrare alcuni simpatici abitanti del luogo...

Ma già che ci siamo... perchè non fare una deviazione per arrivare fino alla chiesetta di S. Agata? In fondo non è lontana, la strada diventa un sentiero, ma è facile e breve.
Avanti ancora!
Alla fine la nostra passeggiatina in paese si è trasformata in una mini-escursione di circa tre ore, ma ne è valsa la pena.
Al ritorno in albergo, una bella sguazzata in piscina con sosta nella zona idromassaggio, merenda con yogurt, frutta e una fetta di torta al cioccolato (menzione speciale per Andrea, la chef de patisserie, che propone dolci-non-troppo-dolci, con poco zucchero proprio come piace a me) e poi mi sono rintanata sotto l'ombrellone, perchè il sole del mattino aveva già iniziato ad arrossarmi braccia e collo, in attesa del primo trattamento nel centro benessere: un peeling ayurvedico con minerali esfolianti ed oli profumati seguito da un impacco caldo di latte e cocco, che ha mi lasciato straordinariamente rilassata, morbida e profumata.
Per finire la giornata, un'altra sontuosa cena; questa volta la menzione speciale va ai tagliolini fatti in casa con i finferli.

Partenza!

Sono in VACANZA, sì, proprio scritto così, con tutte le lettere maiuscole.
Questa volta niente preparativi in anticipo, la valigia l'ho preparata domenica mattina perchè sabato ho lavorato fino all'una di notte per ridurre almeno un po' la montagna di cose da fare che avrei comunque dovuto lasciarmi alle spalle. Alla fine però si è rivelata una scelta saggia, perchè siamo partiti con tutta calma verso l'ora di pranzo e per tutto il viaggio ci siamo chiesti se non avessimo per caso sbagliato data, perchè non abbiamo trovato traccia dell'esodo estivo: strade libere e traffico praticamente inesistente. Un po' del nostro ce l'avevamo messo evitando quasi completamente le autostrade, ma non prendiamoci meriti che non ci competono: abbiamo semplicemente seguito le indicazioni del navigatore.
Viaggio tranquillo dunque, a parte il tratto del passo San Pellegrino, ma quello è solo un problema mio: le strade in forte pendenza mi creano un'ansia terribile, sono tesa, mi irrigidisco al punto che mi fanno male collo e schiena, ho sempre paura che l'auto non riesca a salire oppure che non riesca a fermarsi in discesa. È una paura irrazionale, non so da dove diavolo mi sia arrivata e saltabeccando in rete ho scoperto che ha addirittura un nome, si chiama batmofobia, e su una strada che arriva al 18% di pendenza, esplode in tutto il suo angosciante splendore. Pazienza, al mondo ci son cose peggiori, in fondo si tratta di razionalizzare e controllarsi, ce la posso fare, tanto prima o poi si arriva.
E dopo il San Pellegrino iniziano le Dolomiti più belle, quelle che mi fanno restare a bocca aperta davanti al finestrino della macchina.
Per raggiungere la nostra destinazione c'era ancora da superare il passo di Costalunga, ma la pendenza non è così terribile e si cominciano a vedere i favolosi panorami che accompagneranno tutto il nostro soggiorno, i massicci del Latemar e del Catinaccio e, più giù, il lago di Carezza, incastonato come uno smeraldo tra le montagne.
Ancora pochi chilometri, poi la voce di Oriano Ferrari/Marco della Noce che Renato ha scelto per il navigatore (fenomenale!) ci ha avvertito che "mo siamo arrivati nè, non ci avrei scommesso un cicciolo! La prossima volta però prendiamo il treno...".
Alla reception una gradevole sorpresa: mentre l'addetto procedeva alla registrazione, ci hanno invitati ad accomodarci ad uno dei tavoli esterni con un drink di benvenuto, come sempre per me rigorosamente analcolico.
Una breve visita guidata dell'hotel, molto grazioso e curatissimo, poi abbiamo sistemato i bagagli in camera e ci siamo fiondati ad inaugurare le piscine. Unica delusione, sono più piccole di come sembravano dalle foto, soprattutto quella esterna, difficile nuotare come si deve, anche se con un po' di creatività... chi ha detto che bisogna per forza andare avanti e indietro? Si può anche girare in tondo, ed è quasi meglio.
Un po' di relax sui lettini sul prato, poi doccia e aperitivo in giardino, con cui la famiglia Brunner ci ha dato il benvenuto all'hotel Erica.
La cena è stata deliziosa, con menzione speciale per il risotto al limone con carpaccio di merlano (che è un pesce, ma non so altro di lui) e il parfait di fagiolo tonka (e questo non chiedetemi proprio cos'è) in pasta fillo con ragù d'ananas e mango, una specie di gelato fritto, ma molto più leggero e delicato.
Non so voi, ma io questo lo definirei proprio un buon inizio!

mercoledì 4 agosto 2010

Luci ed ombre 2

Per tutta la settimana scorsa la lancetta del mio umore ha oscillato tra il sollievo per il buon esito della mia risonanza e la tristezza per la notizia della morte di Lara, a cui si è aggiunta il giorno dopo anche quella di Elena, un'altra amica virtuale conosciuta attraverso un forum; aveva 43 anni e due bambini piccoli e abbiamo avuto solo il tempo di scambiarci qualche messaggio prima che il cancro se la portasse via.


Il ritiro della risposta della TAC al torace è stato decisamente più travagliato di quello della risonanza: non solo l'ho dovuta aspettare per una settimana, ma... se l'erano anche persa.
Ieri sono rimasta quasi mezz'ora davanti allo sportello della radiologia mentre la cercavano; all'inizio mi avevano addirittura consegnato quella sbagliata, di una paziente con un nome piuttosto simile al mio, meno male che me ne sono accorta prima di leggere il risultato, così non ho invaso l'altrui privacy né ho rischiato di spaventarmi per problemi non miei.
Ma ovviamente in quella mezz'ora si sono concentrate tutte le preoccupazioni che tutto sommato ero riuscita a evitare nei giorni precedenti, confortati dal buon esito della risonanza.
E se l'hanno trattenuta perchè c'è qualcosa che non va e me lo vogliono dire a voce? E se l'hanno già passata all'oncologo perchè ci sono decisioni urgenti da prendere? E se...

Invece niente, semplicemente non si trovava, forse perchè era stata refertata da una radiologa diversa da quella che aveva esaminato la risonanza.

Alla fine mi hanno chiesto se avevo bisogno anche delle lastre oppure intanto mi bastava il referto, che si poteva ristampare subito dall'archivio informatico.
Il referto, ovvio. Tanto anche se mi date le lastre mica ci capisco niente...
E sì, va bene, le lastre passo a ritirarle il 26, quando vengo per la visita.
E sì, va benissimo anche se c'è la firma digitale della radiologa e non quella fatta a penna.
E non state a sigillare la busta, che tanto la riapro dopo tre secondi.

E MANNAGGIA, DAMMI QUEL FOGLIO!!
(questo non l'ho detto a voce alta, ma secondo me si capiva benissimo...)

Finalmente ho avuto in mano il mio referto, piegato in quattro e imbustato, che così ci vuole più tempo per aprirlo.
Esame eseguito senza mezzo di contrasto organo-iodato per riferita diatesi allergica. - Questo lo sapevo già, grazie!
Non sono riconoscibili lesioni nodulari con caratteristiche sospette a carico di entrambi i parenchimi polmonari - Sospiro di sollievo
Non versamento pleurico bilateralmente - Sospiro di sollievo
Per quanto possibile valutare in assenza del mezzo di contrasto non sono riconoscibili adenopatie ilo-mediastiniche - Sospiro di sollievo, ma a metà.
Come sarebbe a dire "per quanto possibile valutare"? Potrebbe esserci qualcosa che però senza il mezzo di contrasto è completamente invisibile? Mi devo preoccupare?
Dopo dieci secondi mi sono risposta da sola.
No, non mi devo preoccupare.
È solo una precauzione della radiologa, che mette le mani avanti perchè di solito questa indagine si fa con il mezzo di contrasto.
Ne parlerò con la mia dottoressa e con l'oncologo, magari al prossimo controllo possiamo arrischiare una TAC completa con il contrasto, dato che ormai sono passati quasi due anni dall'ultima e una buona dose preventiva di cortisone dovrebbe bastare a scongiurare il rischio di reazioni allergiche.
Quindi potevo spostare l'indicatore su sollievo pieno.

Solo che non ci sono riuscita.
Non dopo questo.

mercoledì 28 luglio 2010

Luci ed ombre

Ho passato il collaudo.
Ieri mattina mi sono presentata al CRO per il tagliando, ben imbottita di cortisone e antistaminici e con un referto di analisi del sangue da fare invidia (udite, udite! i globuli bianchi sono saliti a 3.800!).

La prescrizione era insolita: TAC torace senza contrasto e risonanza magnetica addome alto e basso con contrasto. Di solito si usa il contrasto anche per la TAC e non si fanno risonanze "doppie",  me l'avevano detto anche quando ho prenotato, ma ci siamo dovuti inventare questa soluzione per controllare tutte le zone a rischio evitando l'uso del mezzo di contrasto iodato a cui reagisco piuttosto male. Non che il gadolinio utilizzato per la risonanza si del tutto innocuo, le ultime due volte schiena, spalle e braccia si erano ricoperte di macchie rosse, ma sempre meglio che smettere di respirare.

Con la TAC me la sono cavata in fretta, ma per la risonanza mi aspettavo una cosa molto lunga, dato che c'era da esaminare circa il doppio di roba rispetto all'ultima volta.
Dovevo trovare una posizione comoda sul lettino, che si potesse mantenere per più di un'ora, così ho chiesto un cuscino o qualcosa di simile da mettere sotto le ginocchia per evitare dolori alla schiena e alla pancia (se tengo le gambe dritte e le braccia sopra la testa, l'addome si tende e la palla fa male). Il tecnico mi ha aiutata a sistemarmi, rassicurandomi però sulla durata dell'esame: per velocizzarlo, mi avrebbero chiesto alcune volte di trattenere il respiro. In effetti con otto/dieci apnee da 20-30 secondi ciascuna la durata complessiva è stata più o meno la solita e in più il tecnico ha detto che le immagini sono risultate particolarmente buone.
Me lo segno per le prossime volte: trattenere il respiro per un po' non mi costa nulla e se può contribuire a ridurre i tempi e migliorare i risultati, ben venga.

Dopo essermi rivestita e aver salutato il personale, stavo già imboccando il corridoio verso l'uscita, quando ho visto le macchie rosse sul braccio. Poche, meno della volta scorsa, ma c'erano.
Dietro front.
La radiologa ha preso sul serio la cosa, considerando che c'erano dei precedenti e che avevo fatto la preparazione farmacologica per evitare le reazioni allergiche, così oltre a tenermi in osservazione come le volte precedenti, mi ha prescritto un'infusione di soluzione fisiologica, per velocizzare lo smaltimento del mezzo di contrasto. Dopo circa un'ora e due flebo di fisiologica le macchie rosse erano quasi sparite e non c'erano altre reazioni: libera!
Ma con un regalo: nell'attesa, la radiologa aveva esaminato e refertato la risonanza. Nessuna formazione sospetta, niente linfonodi ingrossati, niente macchie strane, solo la solita palla, praticamente invariata rispetto alla precedente risonanza.
Decisamente buone notizie! È vero che manca ancora il referto della TAC, ma questo è un ottimo punto di partenza!
Sarà stato il calo di tensione, l'effetto dei farmaci o l'insieme delle due cose, ma sono tornata a casa completamente intontita dalla sonnolenza e non sono bastate a rimettermi in sesto né due ore e mezza di sonno pomeridiano, né altre nove ore di sereno riposo notturno: ancora oggi mi sento un po' annebbiata.

E in questo stato ovattato, a metà tra la felicità e il sonno, è arrivata la mazzata.
Lara se n'è andata.
L'avevo conosciuta attraverso questo blog, mi aveva contattata a maggio dell'anno scorso perchè anche lei aveva un sarcoma, il suo però era inoperabile. Ci siamo scambiate mail, messaggi e telefonate per diversi mesi. Arrivava sempre in punta di piedi, timorosa di disturbare quando mi contattava in chat, chiedeva scusa per un tempo che le pareva forse di rubarmi e dovevo insistere per farle capire che quelle nostre conversazioni erano invece un regalo anche per me. Parlavamo di vita, delle cose di tutti i giorni, di libri, di viaggi, di lavoro, di quello che gli altri si dimenticano di chiederti perchè spesso finiscono per vederti solo attraverso la malattia e non sei più una persona, sei "quella con il cancro" e pensano che nella tua vita non ci sia altro che quello.
Ci saremmo anche dovute incontrare a dicembre, quando sono stata in Liguria, ma ci si erano messe in mezzo le alluvioni che avevano fatto chiudere le strade e non ci siamo riuscite.
Ad aprile erano subentrate per lei complicanze polmonari e da allora era stato difficile restare in contatto: parlare le risultava faticoso, non usava quasi più Internet e rispondeva sempre più raramente ai miei SMS. Così ne mandavo sempre meno, prima ogni giorno, poi ogni tre giorni, ogni settimana, ogni dieci giorni... L'ultimo l'ho mandato il 9 luglio, lei si è spenta il giorno dopo ma io l'ho saputo solo oggi da Widepeak.
Spero di essere riuscita a regalarle qualche sorriso in questi mesi, ma continuo a chiedermi se avrei potuto fare di più, se avrei dovuto insistere con i miei messaggi anche quando lei non aveva più la forza di rispondere, per farle sentire tutto il mio affetto proprio quando la sua voce era ormai troppo flebile per arrivare fino a me.

Ma ormai è solo silenzio e ricordo di una donna coraggiosa.

lunedì 26 luglio 2010

Bloggheresse at work

Giovedì scorso avevo un impegno di lavoro a Roma.
Che detta così suona anche bene, fa quasi pensare che io sia una donna in carriera, anche se a vedermi in stazione, con l'abbigliamento quasi da spiaggia e gli auricolari del lettore MP3 mentre canticchiavo tra me e me per preparare il prossimo concorso di canto, al massimo si poteva pensare ad una donna "in corriera".
L'avevo buttata lì alle bloggheresse romane: "Io devo essere a Roma il 22, mi fermo un paio di giorni, magari ci vediamo per un tè o un aperitivo". Mai avrei pensato di scatenare una marcia su Roma.
Sono arrivate dall'Emilia, dalla Toscana e da Parigi.
Era tanta la voglia di incontrarsi: c'era da discutere del nostro progetto comune, che ormai è ben più di un'idea, ma non era solo questo. C'era la voglia di vedere chi ancora non si era potuto incontrare di persona e di ritrovare quelle che già si erano conosciute. Soprattutto, c'era il desiderio di condividere la fatica e le speranze di questo cammino che ci accomuna.E proprio questo è stato, davanti al bendiddio imbandito sul tavolo da giardino di Anna, sotto al fresco di una pergola di vite americana, in una giornata d'estate romana ingentilita da un soffio di vento: discorsi importanti e chiacchiere oziose, decisioni e conti per il nostro progetto che nasce e sogni di sponsor per farlo diventare grande, racconti di momenti difficili e battute divertenti, perchè la nostra vita è stata segnata indelebilmente dal cancro, ma non è solo cancro, non siamo solo pazienti oncologiche, siamo molto di più.

C'erano ZiaCris e Milva, Giorgia e Rosie, e le giovanissime del gruppo, Sissi e Anna Lisa. Già, Anna Lisa che fino a due giorni prima sembrava non ce l'avrebbe fatta, troppo affaticata dalla chemio. Ma una sacca di sangue, quel sangue che salva la vita, può anche regalare un sogno. E può arrivare solo da donatori volontari. Ricordatevelo prima di andare in vacanza.
Mancava solo Julia, trattenuta all'ultimo da imprevisti domestici, ma era un'assenza soltanto fisica, lei è stata con noi in ogni momento.
È questa la cosa davvero grande di questa banda di bloggheresse, un legame virtuale che è diventato vero e che sa superare lo spazio e il tempo, un incontro di diversità che crea armonia.
Ecco perchè adesso ho una tazza di tè verde in mano e il sorriso di Rosie nel cuore.

domenica 18 luglio 2010

Non si sa mai

Finalmente ho prenotato l'hotel per le vacanze.
Ci abbiamo messo un po' a decidere dove andare.
Prima di tutto dovevamo capire quale tipo di vacanza volevamo: itinerante? stanziale? rilassante? tour de force? Fatti due conti con le mie capacità motorie ridotte, abbiamo escluso tutte le destinazioni che richiedono voli aerei prolungati (Canada, Stati Uniti, Oriente), Londra e le altre capitali europee, che meritano una condizione fisica migliore per essere esplorate come si deve, il Sudafrica per cui è opportuna la vaccinazione antimalarica. Le zone mediterranee sono escluse in partenza perché in agosto fa troppo caldo. Ci ispiravano Irlanda e Scozia, ma la formula migliore per visitarle è il fly and drive e ci preoccupa un po' l'idea della guida dal lato sbagliato della strada. Insomma, abbiamo tentennato un bel po', continuando a rinviare la decisione fino a un paio di giorni fa.
Alla fine abbiamo optato per la vacanza relax, che per noi è sinonimo di Alto Adige. In una zona diversa dall'ultima volta, nell'area dolomitica, ma sempre in un hotel dotato di tutte le comodità, per viziarci al 100%.
Lavoro molto in questo periodo, sto portando avanti alcuni progetti impegnativi, interessanti e gratificanti, che però mi lasciano esausta. Ho bisogno di riposare, di valutare con delicatezza se e quanto riesco a muovermi, di ricaricare le batterie per affrontare al meglio un autunno che si annuncia densissimo di attività, tra lavoro, musica e teatro  (eh già, vorremmo dare un seguito al corso che abbiamo seguito in primavera e cimentarci con un copione da mettere in scena).

E allora perchè c'era bisogno di pensarci così a lungo per arrivare a questa soluzione?
Forse se vi dico che domani devo andare a fare il prelievo di sangue perché tra 9 giorni ho la prossima (doppia) risonanza + TAC, vi si accende una lampadina.
In fondo, tutte le incertezze si riconducono a quello: mi è sempre difficile guardare più in là del prossimo controllo.
Non si sa mai.

Non sono affatto sicura che sia tutto a posto, che andrà tutto bene.
Queste giornate di caldo soffocante sono state pesanti e fastidiose: la palla mi ha dato parecchio fastidio, le formiche si sono fatte sentire e hanno morso, anche in zone che non frequentavano da mesi. Può essere il caldo, la stanchezza, la solita ipocondria pre-controllo.
Ma non si sa mai.

Sto valutando se stipulare l'assicurazione per l'annullamento viaggio: quest'anno potrei, dato che non ho ricevuto cure ospedaliere per patologie oncologiche negli ultimi 12 mesi (ebbene sì, diverse assicurazioni di viaggio non riconoscono la copertura per chi è oppure è stato di recente in cura per il cancro), ma credo che non lo farò. E non per ottimismo, ma solo perché so che in quelle due settimane sarà in ferie anche il mio oncologo. E poi vado in Alto Adige, mica in Australia.
Non si sa mai.

Ci provo a guardare oltre: ho preso incarichi di lavoro per i prossimi 7/8 mesi, mi sono iscritta al corso di canto anche per il prossimo anno, ho dato disponibilità per il progetto di teatro... Per la maggior parte del tempo mi concentro sulle cose da fare e riesco a considerare quelle due righe in agenda come tutte le altre. Ma ogni tanto mi fermo a guardarle: in una c'è scritto "analisi", nell'altra "TAC + risonanza". Non sono uguali alle altre.
Non si sa mai.

Adesso però è ora di iniziare a scaldare la voce per il concorso canoro di stasera. Non mi aspetto certo di vincere, ci sono concorrenti molto più brave di me, ma spero di fare bella figura. E poi... non si sa mai!

venerdì 9 luglio 2010

Ordine

Ieri pomeriggio, in preda ad un attacco di frenesia organizzativa, ho fatto un po' d'ordine in giro per casa.
Sono partita dal salotto, eliminando senza rimpianti qualche orrendo soprammobile, depliant pubblicitari e vecchi scontrini. Ho salutato con molta gratitudine ed una punta di dispiacere il mio buon vecchio zainetto bordeaux, ormai irrimediabilmente prossimo al disfacimento dopo 13 anni di fedele ed ininterrotto servizio. Fedeltà che talvolta mi ha fatto dubitare della mia appartenenza all'universo femminile, dato che mi manca del tutto l'impulso ad acquistare sempre nuove borse.
Dirò di più: sono intollerante a qualsiasi forma di shopping, con l'unica rilevante eccezione dei libri, e quasi completamente indifferente a tutto quello che riguarda il mio aspetto esteriore.
Sarà che non sono mai stata una gran gnocca, ma mi è sempre sembrato che la cura dell'immagine fosse un inutile spreco di tempo ed energie. Non vado in giro proprio come una stracciona... beh, quasi mai almeno, però non si può proprio dire che il look sia tra le mie priorità.
Fossero tutti come me, parrucchieri ed estetiste morirebbero di fame (però si salverebbe chi fa massaggi), crollerebbe tutto il business della moda, dagli abiti alle scarpe, borse, accessori, gioielli, trucco e cosmesi. Le profumerie non esisterebbero e nemmeno i centri abbronzatura, le palestre, le riviste che trattano di moda e/o di gossip. Per la verità potrebbero chiudere anche tutte le edicole, tanto la Settimana Enigmistica mi arriva per posta in abbonamento.
Lo so, non sono normale, ma che ci volete fare?

Dopo aver turbinato per una mezz'ora in salotto come un tornado, sollevando e rivoltando tutto quello incontravo, sono passata al mio studio, dove nelle ultime settimane tra impegni di lavoro e scadenze fiscali praticamente ogni superficie orizzontale aveva finito per ricoprirsi di carte, dox, cartelline e raccoglitori.

Avevo bisogno di spazio per sistemare i documenti dei nuovi clienti, ma soprattutto avevo bisogno di ordine. Perchè l'ordine non è solo un'esigenza pratica, per me è anche una questione mentale.
Quando ho l'impressione di perdere il controllo della mia vita, fare ordine nelle cose intorno a me mi aiuta a ridefinire le priorità, a creare qualche punto fermo de cui partire per affrontare una cosa per volta e riprendere in mano la situazione. E in questo periodo ho avuto più di qualche volta la sensazione di non riuscire ad affrontare tutte le cose che devo fare, di non farcela a rispettare tutti gli impegni.
Così mi sono dedicata per un paio d'ore ad un'attività quasi catartica: l'eliminazione di oggetti inutili.
Ogni tanto ho bisogno di voltare pagina, di creare un punto di rottura, di scaricare dalle spalle qualche peso per camminare più leggera. Mi piace svuotare qualche spazio per fare posto a nuove occasioni,  gettare le confezioni vuote per avere la possibilità di provare qualcosa di nuovo.

Anche nello studio le prime vittime sono stati alcuni ninnoli: soprammobili, portachiavi, pupazzetti e simili: alcuni sono finiti nella spazzatura o tra gli oggetti da regalare a un'amica della mamma che adora ogni genere di paccottiglia, altri a cui sono in qualche modo legata perchè mi sono stati regalati da persone care hanno trovato posto in una scatola in cui staranno al riparo dalla polvere.
È stata poi la volta di un centinaio di dischetti da 3,5 pollici, quelli per cui i PC da qualche anno non montano nemmeno più i lettori, e un po' di vecchi CD di software. Ho scoperto che avevo ancora i driver di un computer che ho rottamato qualche anno fa, antivirus dei primi anni '90, programmi da archeologia informatica... Via tutto!

Alla fine sono riuscita a liberare una parte di libreria sufficiente per sistemare i nuovi dox, ho rimesso al loro posto i documenti che avevo consultato per la dichiarazione dei redditi, archiviato la corrispondenza, cestinato ancora un po' di pubblicità, disposto in pile ordinate le pratiche ancora da evadere.
E quando mi sono rimessa al lavoro, anche se la lista delle cose da fare era e rimane ancora terribilmente lunga, il senso di disagio si era attenuato ed era tornata la fiducia. Ce la posso fare. Ce la farò.