lunedì 30 settembre 2019

Aggiornamento lampo

Fatta l'ecocardiografia: non ci sono alterazioni gravi, ma una piccola zona del muscolo cardiaco si muove più lentamente di quelle circostanti. Bisognerà approfondire con un esame delle coronarie, da decidere se coronarografia o TAC, comunque con mezzo di contrasto e relativa preparazione anti allergia.

Rimozione punti rinviata a domani per organizzare un trattamento analgesico preventivo: una mezz'oretta prima mi imbottiscono di antidolorifico così evito di piangere e ululare. Forse.


domenica 29 settembre 2019

Tranquilli!

Va meglio.
Oggi niente nausea e già questo rende tutto più sopportabile.
Stamattina ho parlato con una cardiologa: domani dovrebbero farmi un'ecocardiogramma per capire cos'è successo al mio cuore. Speriamo sia sufficiente, altrimenti vinco anche una coronarografia, che è piuttosto invasiva e decisamente più complicata, soprattutto per via del mezzo di contrasto, a cui probabilmente sono allergica.

Domani è prevista anche la rimozione dei punti, un evento che attendo con un misto di impazienza e timore.
Non vedo l'ora di liberarmi del punto malefico e di tutti i suoi cento e passa compari, ma in base alle mie esperienze precedenti, è probabile che la rimozione delle graffe farà male almeno una volta su sette: mi aspetta una dose di dolore notevole.


E ho già dato. Ogni giorno, più volte al giorno, per quasi quattro settimane, a ogni sessione di igiene, a ogni medicazione. Negli ultimi giorni ogni volta avvertivo il personale: non c'è modo di lavorare nella zona del punto malefico senza farmi tanto, tanto male, non è colpa di nessuno, succede anche se usano la massima delicatezza, non importa, poi passa. Però ci restano sempre male quando comincio a piangere.

Nel pomeriggio, quando la mia schiena stava per mettersi a urlare e non sapevo più come girarmi, finalmente è arrivato il materasso antidecubito. Un problema in meno.
La tendinite all'inguine va un po' meglio, muovere la gamba non è più così doloroso.
C'è ancora la zampa fantasma con il suo esercito di formiche fantasma, ci sono ancora le vampate, c'è ancora la fastidiocalza, ci sono ancora l'incertezza e la paura. Ma se ogni giorno riesco a eliminare un problema senza aggiungerne di nuovi, prima o poi si risolve tutto.

sabato 28 settembre 2019

Verso il limite

Mi hanno fatto l'ennesimo elettrocardiogramma verso mezzogiorno e ho la telemetria sempre attiva, ma non so nulla dei risultati né dei programmi futuri.
I cardiologi in servizio nel weekend sono impegnati a tempo pieno con pronto soccorso e consulenze, in reparto non ci sono mai; stamattina ne ho visto uno al volo, ma non sapeva praticamente nulla del mio caso.
Il materasso antidecubito non arriverà prima di domani e la mia schiena sta già protestando da ore.
Ho caldo e le vampate mi massacrano.
La calza antitrombo mi dà fastidio.
Le formiche fantasma non mi danno tregua.
Temo che mi stia tornando la gastrite, tutta la giornata è stata sul filo della nausea, quando non decisamente oltre.

Questa degenza mi sta mettendo davvero a dura prova, è sempre più difficile rialzare la testa dopo ogni mazzata.
Sono stanca, avvilita e dolorante.
Ho paura che possano esserci ancora problemi neurologici e/o cardiaci.
Non voglio stare ancora male.
Voglio tornare a casa e rintanarmi sul divano con Aki e Renato.


Ancora trasloco

Mi hanno trasferito in cardiologia.
Ancora una volta Renato ha dovuto raccattare tutte le mie carabattole e spostarle in un'altra stanza, altro edificio, altro lato della strada.


In neurologia mi avevano fatto l'ecodoppler di collo e testa, l'elettroencefalogramma e un'altra TAC al cervello. Gli esami neurologici non hanno rilevato anomalie né danni cerebrali, per completare l'indagine manca ancora la risonanza magnetica perché non è stato possibile trovare uno slot libero sulla macchina RMN.
Invece dal punto di vista cardiaco c'è qualcosa di strano: dopo l'evento di martedì il tracciato del mio elettrocardiogramma si è modificato e nel mio sangue è comparsa una sostanza che generalmente viene rilasciata quando si verifica un danno cardiaco. Potrei avere avuto (anche) un infarto, insomma.

Il reparto di cardiologia è all'interno del Centro intitolato a Vincenzo Gallucci, il primo chirurgo in Italia a eseguire un trapianto di cuore, proprio in questo ospedale.


Il primo impatto non è stato dei migliori: qui è tutto verde. Ve lo ricordate, vero, che odio il verde?
L'altro aspetto negativo è che ogni trasferimento è come un cambio di ospedale, dimissione e nuovo ricovero, quindi sono di nuovo senza materasso antidecubito, bisogna richiederlo, spero che riescano a farlo arrivare domani. E domani mi arriveranno un'altra volta i pasti "nuovo ingresso": minestrina, suola di scarpe travestita da petto di pollo, carote o patate lesse, mela cotta, stracchino a cena. Bleah.
Mi hanno piazzato un po' di elettrodi sul torace, collegati a un trasmettitore senza fili: in pratica mi hanno dotato di telemetria, come gli astronauti o le macchine di Formula1. Adesso aspettiamo di vedere cosa ne esce.


E vediamo se riesco a prendere sonno, che sono le tre di notte e sto ancora girando i pollici mentre guardo il soffitto.

giovedì 26 settembre 2019

Batosta

È stata una batosta, quella di martedì, da tanti punti di vista.
Non abbiamo ancora capito esattamente cosa sia successo, mi stanno facendo analisi e controlli sia sul cervello che sul cuore, che sembra aver subito un danno di qualche tipo.
Ieri sera ho avuto altri tre episodi di capogiro feroce. Mi sono spaventata.

Dal punto di vista psicologico, questa è forse la prova più dura.
In tutti questi anni ho imparato ad accettare qualche debacle delle parti periferiche del mio corpo, ma cuore e cervello avevano sempre tenuto duro. Se iniziano a cedere loro...
Di fronte a questi problemi mi sento impotente e di conseguenza fragile. Non è un dolore, che posso sopportare oppure contrastare con i farmaci, è qualcosa su cui non ho controllo, che altera le mie percezioni, compromette le mie facoltà, annebbia la mia consapevolezza e permea di incertezza ogni momento.
Potrebbe accadere di nuovo. E mi fa davvero paura.

Per favore, NON TELEFONATE.
Limitate anche i messaggi e accontentatevi di risposte brevi, l'uso del telefono mi affatica.



mercoledì 25 settembre 2019

Che mi venga un colpo!

Ieri mattina ho avuto un'ischemia.
Mentre ero in palestra per la riabilitazione, fortunatamente sul lettino, ho avuto un capogiro feroce. Mi sono risvegliata in stroke unit.


Mi hanno detto che avevo un lato del corpo contratto e l'occhio girato all'indietro; io dopo il capogiro non ricordo niente.
Sembra sia stato un attacco ischemico transitorio, che si è risolto spontaneamente.

Mi hanno spostato in neurologia per ulteriori accertamenti, ieri credo di aver fatto una TAC, oggi dovrebbero essere previsti risonanza ed eco doppler delle carotidi. Il neurologo stamattina è stato ottimista: conta di farmi tornare presto in riabilitazione.

La giornata di ieri è stata piuttosto confusa, ho avuto qualche difficoltà a parlare e scrivere, dovevo cercare con attenzione le lettere sulla tastiera, ma in serata la situazione è migliorata.
Stanotte ho dormito abbastanza a lungo, ma scomoda, perché non è ancora arrivato il materasso antidecubito.

Adesso sono tanto, tanto avvilita.

sabato 21 settembre 2019

Mariti da ospedale

Ieri c'è stata una riorganizzazione del reparto e mi hanno trasferito in un'altra stanza, in attesa del passaggio al piano di sotto, nel reparto di riabilitazione, previsto per lunedì.
Speravo tanto di poter fare la riabilitazione a Portogruaro, ma l'assistente del professore è stata chiara: "Signora, lei ha avuto un intervento della Madonna, vogliamo tenerla d'occhio fino a quando saremo sicuri che non ci siano rischi di infezione."
Rischi che peraltro si sono già concretizzati: il punto malefico ha iniziato a spurgare e ieri siamo partiti con una copertura antibiotica ad ampio spettro, in attesa dell'esame batteriologico. Non entro nei dettagli della medicazione, vi dico solo che una delle OSS, impietosita, si è avvicinata al letto e mi ha tenuto la mano finché hanno finito.
Certo che sarebbe carino se qualche rogna ogni tanto mi fosse risparmiata.

Nuova camera dunque, letto numero 15, vicino alla finestra. Addio alla signora serba, senza troppi rimpianti, e primo contatto con una nuova compagna di stanza, una signora pugliese molto energica e volitiva, ma per nulla invadente o molesta. Ad assisterla c'è il marito, un omino piccolo piccolo e tanto gentile.

Mi avvicino ai sette mesi di degenza nel corso di quest'anno, un periodo lunghissimo e faticoso, che mi ha offerto molte opportunità di osservare da vicino la vita ospedaliera. Non ricordo nemmeno quanti mariti ho visto venire a trovare la moglie.
Uno non l'ho nemmeno mai visto, ma ne ho sentito la voce, a Milano. La moglie aveva reagito male all'anestesia, era confusa e continuava a cercare di alzarsi, togliere flebo e drenaggi, e lui cercava di calmarla, la pregava, le spiegava e quando arriva a al limite della sopportazione, bestemmiava piangendo.
Ricordo bene gli occhi lucidi del marito di Vampiro quando gli ho fatto notare quanto lei fosse migliorata dopo l'ictus. Il marito di Trombone che le teneva la mano. I baci tenerissimi del marito di TopoRisorto, che ogni volta le chiedeva di tornare a casa.
Mariti diversi, storie diverse.
Ma in tutti ho trovato la stessa espressione: un misto di preoccupazione per la salute della compagna di vita e di smarrimento per non averla al proprio fianco come al solito. Fanno tanta tenerezza.
Sì arrabattano con faccende a cui non sono abituati, hanno difficoltà a trovare la biancheria nei cassetti, sono spaventati dal vuoto che sentono accanto. Cercano di rendersi utili in ogni modo, mandano giù il groppo di paura che c'è in gola per tirare fuori un sorriso, e non ti preoccupare, a casa tutto bene, ho bagnato le piante e mangio, sì, e tua sorella è venuta a prendere la roba da stirare, io lo sai che non sono capace.
E dietro a ogni parola, a ogni gesto, a ogni sguardo c'è una preghiera struggente: mi manchi tanto, torna presto.