Oh, io sono sbalordita!
lunedì 28 novembre 2011
Mentre ero distratta...
... o per meglio dire in altre faccende affaccendata, il blog ha raggiunto quota
Grazie, grazie di cuore a tutti voi che siete passati a trovarmi, a quelli che commentano e ai lettori silenziosi. È bellissimo sapere che ci siete!
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cose belle,
grazie
sabato 19 novembre 2011
Ode alla menopausa
Prima o poi può capitare
di trovarsi ad affrontare
un ostacolo improvviso
che fa spegnere il sorriso,
una grave malattia
che ti vuol portare via.
Il percorso si fa duro
e c'è in ballo il tuo futuro
sulla strada che hai davanti
terapie molto pesanti
prezzi alti da pagare
per cercare di lottare
e per una o l'altra causa
ti ritrovi in menopausa.
Hai più o meno quarant'anni
certo avevi altri programmi
Il problema in fondo è questo:
è arrivata troppo presto
e non ti ha lasciato il tempo
di portare a compimento
il progetto di ogni donna:
diventare un giorno mamma
ti ha rubato le speranze
di future gravidanze
del tuo sogno di una culla
non ti resta ormai più nulla.
È un dolore bello grosso
ma non vuoi piangerti addosso
quindi cerchi un'altra volta
di mostrarti disinvolta
e con spirito sportivo
trovi il lato positivo:
ti sei tolta dalle spese
il fastidio di ogni mese
mai più ciclo né assorbenti
c'è da esser ben contenti
Così pensi che da adesso
puoi goderti meglio il sesso
in qualunque giorno e orario:
basta con il calendario!
Ti prepari a celebrare
la tua libertà sessuale
ma con le mestruazioni
son spariti anche gli ormoni
e, parliamoci sul serio,
s'è azzerato il desiderio
Pensi, mentre lui si spoglia,
che non ne hai per niente voglia
e ti senti disonesta
quando inventi un mal di testa.
Un effetto secondario,
ormai quasi leggendario,
è il tuo incubo peggiore:
la vampata di calore.
Non hai mezzi di difesa
se ti coglie di sorpresa
e ti attacca all'improvviso
arrossando tutto il viso
Stai parlando alla riunione
o tenendo una lezione
e nel giro di un momento
ti colpisce a tradimento
Sale il caldo lungo il collo
ormai senza alcun controllo
Mentre anneghi nel sudore
parte pure il batticuore
per finir la collezione
crolla anche la pressione
si fa rapido il respiro
quando arriva il capogiro.
Non c'è modo di reagire
provi solo a non svenire
minimizzi l'emergenza
ostentando indifferenza
ma sprofondi d'imbarazzo
con il volto ormai paonazzo.
Si potrebbe anche pensare
che d'inverno sia un affare,
il migliore dei rimedi
per chi ha sempre freddo ai piedi.
Il problema però resta
perché il caldo è solo in testa:
al di sotto del torace
è del tutto inefficace
e più in basso del polpaccio
restan due blocchi di ghiaccio.
E c'è ancora uno svantaggio
che ti arriva come omaggio:
alterando l'organismo
cala il tuo metabolismo
e diventa così basso
che entri in guerra contro il grasso.
Mangi come una modella
ma non sarai mai più snella
ogni singola pietanza
fa aumentare il giropanza.
Passi il resto dei tuoi anni
limitando al meglio i danni:
per sfidare la bilancia
vesti in nero, perché slancia.
Alla fine questo evento
sembrerebbe un fallimento,
ma il bilancio consuntivo
non è tutto negativo:
non avevi alternativa
di trovarsi ad affrontare
un ostacolo improvviso
che fa spegnere il sorriso,
una grave malattia
che ti vuol portare via.
Il percorso si fa duro
e c'è in ballo il tuo futuro
sulla strada che hai davanti
terapie molto pesanti
prezzi alti da pagare
per cercare di lottare
e per una o l'altra causa
ti ritrovi in menopausa.
Hai più o meno quarant'anni
certo avevi altri programmi
Il problema in fondo è questo:
è arrivata troppo presto
e non ti ha lasciato il tempo
di portare a compimento
il progetto di ogni donna:
diventare un giorno mamma
ti ha rubato le speranze
di future gravidanze
del tuo sogno di una culla
non ti resta ormai più nulla.
È un dolore bello grosso
ma non vuoi piangerti addosso
quindi cerchi un'altra volta
di mostrarti disinvolta
e con spirito sportivo
trovi il lato positivo:
ti sei tolta dalle spese
il fastidio di ogni mese
mai più ciclo né assorbenti
c'è da esser ben contenti
Così pensi che da adesso
puoi goderti meglio il sesso
in qualunque giorno e orario:
basta con il calendario!
Ti prepari a celebrare
la tua libertà sessuale
ma con le mestruazioni
son spariti anche gli ormoni
e, parliamoci sul serio,
s'è azzerato il desiderio
Pensi, mentre lui si spoglia,
che non ne hai per niente voglia
e ti senti disonesta
quando inventi un mal di testa.
Un effetto secondario,
ormai quasi leggendario,
è il tuo incubo peggiore:
la vampata di calore.
Non hai mezzi di difesa
se ti coglie di sorpresa
e ti attacca all'improvviso
arrossando tutto il viso
Stai parlando alla riunione
o tenendo una lezione
e nel giro di un momento
ti colpisce a tradimento
Sale il caldo lungo il collo
ormai senza alcun controllo
Mentre anneghi nel sudore
parte pure il batticuore
per finir la collezione
crolla anche la pressione
si fa rapido il respiro
quando arriva il capogiro.
Non c'è modo di reagire
provi solo a non svenire
minimizzi l'emergenza
ostentando indifferenza
ma sprofondi d'imbarazzo
con il volto ormai paonazzo.
Si potrebbe anche pensare
che d'inverno sia un affare,
il migliore dei rimedi
per chi ha sempre freddo ai piedi.
Il problema però resta
perché il caldo è solo in testa:
al di sotto del torace
è del tutto inefficace
e più in basso del polpaccio
restan due blocchi di ghiaccio.
E c'è ancora uno svantaggio
che ti arriva come omaggio:
alterando l'organismo
cala il tuo metabolismo
e diventa così basso
che entri in guerra contro il grasso.
Mangi come una modella
ma non sarai mai più snella
ogni singola pietanza
fa aumentare il giropanza.
Passi il resto dei tuoi anni
limitando al meglio i danni:
per sfidare la bilancia
vesti in nero, perché slancia.
Alla fine questo evento
sembrerebbe un fallimento,
ma il bilancio consuntivo
non è tutto negativo:
non avevi alternativa
ciò che conta è che sei VIVA.
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racconti e poesie,
ridiamoci su
venerdì 18 novembre 2011
Ci siamo quasi
Su, lusingate un poco il mio amor proprio e ditemi che vi sono mancata.
Perché è inutile che ci raccontiamo storie: chi vuole scrivere solo per sé stesso tiene un diario privato, invece chi scrive su Internet, desidera che qualcuno legga, ed io non faccio eccezione.
Ho una cosa che mi frulla in mente da diversi giorni, ci sto ancora lavorando perché è più laboriosa di quello che scrivo di solito, ma è quasi pronta. Spero che vi divertirete a leggerla almeno quanto io mi sto divertendo a scriverla.
Restate sintonizzati!
Perché è inutile che ci raccontiamo storie: chi vuole scrivere solo per sé stesso tiene un diario privato, invece chi scrive su Internet, desidera che qualcuno legga, ed io non faccio eccezione.
Ho una cosa che mi frulla in mente da diversi giorni, ci sto ancora lavorando perché è più laboriosa di quello che scrivo di solito, ma è quasi pronta. Spero che vi divertirete a leggerla almeno quanto io mi sto divertendo a scriverla.
Restate sintonizzati!
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domenica 30 ottobre 2011
A caccia di bufale
Ai navigatori della rete capita ormai quasi quotidianamente di imbattersi in segnalazioni di virus pericolosissimi che distruggono l'hard disk, appelli strappalacrime che promettono donazioni alla ricerca sul cancro per ogni mail inviata, cuccioli in cerca di adozione, alimenti e detergenti contenenti sostanze tossiche, promesse di cellulari in regalo o ricompense in denaro se si inoltra una certa mail a tutti i contatti della rubrica o, al contrario, di disgrazie e sfortuna se non la si inoltra... e chi più ne ha, più ne metta.
Inizialmente arrivavano soltanto attraverso le e-mail, poi si sono diffusi anche gli SMS, adesso invadono i social network.
Da quando ho iniziato ad utilizzare la posta elettronica ne ho ricevute moltissime e alla prima ho anche abboccato, se non sbaglio era il 1999, girando a tutti i miei contatti e-mail un avviso che raccomandava di cancellare un certo file dal PC perché era un virus. Avevo ricevuto la segnalazione da una persona che si occupava di informatica, non mi era nemmeno passato per l'anticamera del cervello che potesse essere falsa e l'avevo subito inoltrata, ma uno dei destinatari, anche lui informatico, ma evidentemente più esperto, mi aveva subito avvertito che si trattava di una bufala.
Dopo averlo ringraziato, piena di vergogna, avevo scritto una nuova mail a tutti i destinatari della precedente, scusandomi per l'errore e allegando il file ingiustamente incriminato, in modo che chi l'aveva cancellato potesse ripristinarlo (era un elemento di Windows, "colpevole" soltanto di avere un'icona dall'aspetto minaccioso).
Ero rimasta talmente mortificata, per la mia ingenuità e soprattutto perché aveva coinvolto altre persone, che da allora in poi ho cercato di verificare scrupolosamente l'attendibilità di tutti gli allarmi, appelli e segnalazioni di qualunque genere prima di inoltrarli. E, se non ricordo male, nessuno dei molti ricevuti da allora ha mai superato questo esame.
Non sempre si tratta di falsi, qualcuno in origine è anche autentico, ma nel tempo perde validità: è il caso dei sette cuccioli di Golden Retriver che cercano adozione da più di dieci anni e faranno in tempo a morire di vecchiaia prima che l'appello smetta di circolare, oppure, più tragicamente, di alcuni appelli di ricerca di informazioni mediche relativi a persone affette da patologie rare che nel frattempo sono purtroppo decedute.
La maggior parte delle volte però si tratta semplicemente di catene di S. Antonio, nella migliore delle ipotesi inutili, ma spesso dannose.
Già, perché non è vero che nel dubbio è meglio inoltrare, che tanto non fa male: la diffusione di questi appelli può essere dannosa.
Innanzitutto perché poi qualcuno ci crede, e se sono false questa è già una brutta cosa.
Alcuni poi costituiscono una vera e propria diffamazione perché diffondono notizie false su prodotti, aziende o persone, talvolta vere e proprie calunnie.
Molti sono una violazione delle norme sulla privacy, perché chi li inoltra inserisce "in chiaro", visibili a tutti, gli indirizzi dei destinatari, spesso anche senza cancellare quelli precedenti. Mi è capitato di ricevere mail di questo tipo che contenevano diverse centinaia di indirizzi e-mail, una vera manna quando capitano in mano agli spammer, quelli che diffondono le e-mail pubblicitarie che ormai intasano tutte le caselle di posta elettronica.
Gli appelli medici poi finiscono spesso per generare una miriade di contatti inutili ed indesiderati: dal 2007 il centralino di un ospedale è sommerso da telefonate riguardanti l'esigenza urgente di sangue per un bambino di 17 mesi malato di leucemia. L'emergenza in realtà non c'è mai stata, il sangue per le trasfusioni è sempre stato disponibile e nel frattempo il bambino è stato curato, è tornato a casa, è cresciuto e sta bene. Il messaggio però continua a girare e ogni tanto viene modificato, un po' come nel vecchio gioco del telefono senza fili, per cui ora ne esistono diverse varianti, in cui cambiano il nome dell'ospedale, i numeri di telefono ed anche il nome del bambino è stato storpiato in vari modi.
Come mai stasera mi è saltato il ghiribizzo di sproloquiare di bufale nel mio blog?
Perché nelle ultime settimane a questo proposito mi sono trovata di fronte ad un paio di situazioni abbastanza sconcertanti.
Premetto che da quella prima, imbarazzante esperienza del 1999 mi sono sempre preoccupata di avvertire le persone che mi inviavano messaggi-bufala, per evitarne l'ulteriore inopportuna diffusione e metterle in guardia da ulteriori errori da ingenuità. Lo so, sono pedante, ma credo che sia davvero importante cercare di bloccare o almeno limitare la diffusione di questi messaggi.
Di solito segnalo semplicemente che si tratta di una bufala, allegando qualche riferimento per verificarne l'inattendibilità e qualche volta ci aggiungo anche la raccomandazione di verificare in futuro prima di inoltrare messaggi dello stesso genere. In questi casi per lo più ricevo in risposta un messaggio di scuse e ringraziamento per l'informazione.
Qualche volta però mi spazientisco e sono meno diplomatica. Succede quando lo stesso mittente continua allegramente a diffondere bufale nonostante precedenti avvertimenti, oppure se la bufala è così palesemente assurda che ci vuole davvero una buona dose di superficialità per inoltrarla, o ancora quando ricevo mail contenenti indirizzi "in chiaro" di altri mittenti e destinatari. Spesso in questi casi si scopre che tra i divulgatori di bufale ci sono insegnanti, pubblici amministratori, direttori di banca, professionisti, personale sanitario... figure insomma da cui ci si aspetterebbe un po' di senso critico e che spesso inoltrano addirittura queste mail dall'indirizzo di lavoro, che viene quindi associato alla bufala, al punto che l'ente o l'azienda diventano involontari "garanti" della sua autenticità. In questi casi spesso scrivo anche a tutti i precedenti mittenti sottolineando l'assurdità del messaggio e mettendoli in guardia rispetto a questi comportamenti inopportuni. In genere non ricevo risposta, ma non importa: spero solo che queste persone facciano più attenzione, in futuro, a non cacciare se stessi ed i loro datori di lavoro in altre situazioni imbarazzanti.
I casi a cui mi riferivo comunque rientrano nella categoria delle risposte garbate.
Qualche settimana fa un mio contatto Facebook ha pubblicato un avviso in cui si diceva non accettare richieste di amicizia da un certo utente perché si trattava di un pedofilo che cercava di accedere a foto di bambini o di adescare ragazzini in rete
Ho commentato che probabilmente quell'avviso era semplicemente uno scherzo di pessimo gusto nei confronti di quell'utente, una diffamazione priva di fondamento. Come risposta, la persona che aveva pubblicato l'avviso ha scritto "Non so se è falso, io l'ho solo condiviso" e mi ha tolto l'amicizia su Facebook. Perdita modesta, non era nemmeno qualcuno che conoscevo di persona, solo un contatto di gioco, ma mi ha lasciato perplessa non tanto la diffusione del messaggio, che immagino sia nata da un impulso emotivo legato al fatto che si parlava di bambini, quanto l'incapacità di riconoscere la gravità di una simile accusa e delle conseguenze che potrebbe avere sull'interessato e il rifiuto di assumersi la responsabilità di averla divulgata: aveva solo riportato quanto scritto da altri, non si riteneva in dovere di verificare se corrispondeva a verità. Mah...
In un caso simile, sempre su Facebook, la bufala era tutto sommato abbastanza innocua, il solito annuncio che "da domani" Facebook diventerà a pagamento. Anche in questo caso ho avvertito con un commento l'utente che l'aveva pubblicata, questo mi ha ringraziato e... l'ha lasciata lì, dove altri continueranno a leggerla e a diffonderla.
Boh, magari sono strana io, ma se mi accorgessi di aver pubblicato qualcosa di falso, lo cancellerei, non solo per limitare l'ulteriore diffusione, ma anche per evitarmi la figuraccia... no?
A proposito, c'è un modo semplicissimo per capire se avete per le mani una bufala, e sarebbe sempre il caso di usarlo prima di inoltrare messaggi di dubbia affidabilità: digitate alcune parole significative del messaggio su Google e guardate cosa ne esce. Di solito si capisce subito che si tratta di un falso.
Per maggiori informazioni e dettagli, in genere io vado direttamente a consultare l'archivio del mio cacciatore di bufale preferito, Paolo Attivissimo, il cui Servizio Antibufala è una delle fonti più autorevoli del Web.
Inizialmente arrivavano soltanto attraverso le e-mail, poi si sono diffusi anche gli SMS, adesso invadono i social network.
Hanno una cosa in comune
sono, quasi sempre, BUFALE
Da quando ho iniziato ad utilizzare la posta elettronica ne ho ricevute moltissime e alla prima ho anche abboccato, se non sbaglio era il 1999, girando a tutti i miei contatti e-mail un avviso che raccomandava di cancellare un certo file dal PC perché era un virus. Avevo ricevuto la segnalazione da una persona che si occupava di informatica, non mi era nemmeno passato per l'anticamera del cervello che potesse essere falsa e l'avevo subito inoltrata, ma uno dei destinatari, anche lui informatico, ma evidentemente più esperto, mi aveva subito avvertito che si trattava di una bufala.
Dopo averlo ringraziato, piena di vergogna, avevo scritto una nuova mail a tutti i destinatari della precedente, scusandomi per l'errore e allegando il file ingiustamente incriminato, in modo che chi l'aveva cancellato potesse ripristinarlo (era un elemento di Windows, "colpevole" soltanto di avere un'icona dall'aspetto minaccioso).
Ero rimasta talmente mortificata, per la mia ingenuità e soprattutto perché aveva coinvolto altre persone, che da allora in poi ho cercato di verificare scrupolosamente l'attendibilità di tutti gli allarmi, appelli e segnalazioni di qualunque genere prima di inoltrarli. E, se non ricordo male, nessuno dei molti ricevuti da allora ha mai superato questo esame.
Non sempre si tratta di falsi, qualcuno in origine è anche autentico, ma nel tempo perde validità: è il caso dei sette cuccioli di Golden Retriver che cercano adozione da più di dieci anni e faranno in tempo a morire di vecchiaia prima che l'appello smetta di circolare, oppure, più tragicamente, di alcuni appelli di ricerca di informazioni mediche relativi a persone affette da patologie rare che nel frattempo sono purtroppo decedute.
La maggior parte delle volte però si tratta semplicemente di catene di S. Antonio, nella migliore delle ipotesi inutili, ma spesso dannose.
Già, perché non è vero che nel dubbio è meglio inoltrare, che tanto non fa male: la diffusione di questi appelli può essere dannosa.
Innanzitutto perché poi qualcuno ci crede, e se sono false questa è già una brutta cosa.
Alcuni poi costituiscono una vera e propria diffamazione perché diffondono notizie false su prodotti, aziende o persone, talvolta vere e proprie calunnie.
Molti sono una violazione delle norme sulla privacy, perché chi li inoltra inserisce "in chiaro", visibili a tutti, gli indirizzi dei destinatari, spesso anche senza cancellare quelli precedenti. Mi è capitato di ricevere mail di questo tipo che contenevano diverse centinaia di indirizzi e-mail, una vera manna quando capitano in mano agli spammer, quelli che diffondono le e-mail pubblicitarie che ormai intasano tutte le caselle di posta elettronica.
Gli appelli medici poi finiscono spesso per generare una miriade di contatti inutili ed indesiderati: dal 2007 il centralino di un ospedale è sommerso da telefonate riguardanti l'esigenza urgente di sangue per un bambino di 17 mesi malato di leucemia. L'emergenza in realtà non c'è mai stata, il sangue per le trasfusioni è sempre stato disponibile e nel frattempo il bambino è stato curato, è tornato a casa, è cresciuto e sta bene. Il messaggio però continua a girare e ogni tanto viene modificato, un po' come nel vecchio gioco del telefono senza fili, per cui ora ne esistono diverse varianti, in cui cambiano il nome dell'ospedale, i numeri di telefono ed anche il nome del bambino è stato storpiato in vari modi.
Come mai stasera mi è saltato il ghiribizzo di sproloquiare di bufale nel mio blog?
Perché nelle ultime settimane a questo proposito mi sono trovata di fronte ad un paio di situazioni abbastanza sconcertanti.
Premetto che da quella prima, imbarazzante esperienza del 1999 mi sono sempre preoccupata di avvertire le persone che mi inviavano messaggi-bufala, per evitarne l'ulteriore inopportuna diffusione e metterle in guardia da ulteriori errori da ingenuità. Lo so, sono pedante, ma credo che sia davvero importante cercare di bloccare o almeno limitare la diffusione di questi messaggi.
Di solito segnalo semplicemente che si tratta di una bufala, allegando qualche riferimento per verificarne l'inattendibilità e qualche volta ci aggiungo anche la raccomandazione di verificare in futuro prima di inoltrare messaggi dello stesso genere. In questi casi per lo più ricevo in risposta un messaggio di scuse e ringraziamento per l'informazione.
Qualche volta però mi spazientisco e sono meno diplomatica. Succede quando lo stesso mittente continua allegramente a diffondere bufale nonostante precedenti avvertimenti, oppure se la bufala è così palesemente assurda che ci vuole davvero una buona dose di superficialità per inoltrarla, o ancora quando ricevo mail contenenti indirizzi "in chiaro" di altri mittenti e destinatari. Spesso in questi casi si scopre che tra i divulgatori di bufale ci sono insegnanti, pubblici amministratori, direttori di banca, professionisti, personale sanitario... figure insomma da cui ci si aspetterebbe un po' di senso critico e che spesso inoltrano addirittura queste mail dall'indirizzo di lavoro, che viene quindi associato alla bufala, al punto che l'ente o l'azienda diventano involontari "garanti" della sua autenticità. In questi casi spesso scrivo anche a tutti i precedenti mittenti sottolineando l'assurdità del messaggio e mettendoli in guardia rispetto a questi comportamenti inopportuni. In genere non ricevo risposta, ma non importa: spero solo che queste persone facciano più attenzione, in futuro, a non cacciare se stessi ed i loro datori di lavoro in altre situazioni imbarazzanti.
I casi a cui mi riferivo comunque rientrano nella categoria delle risposte garbate.
Qualche settimana fa un mio contatto Facebook ha pubblicato un avviso in cui si diceva non accettare richieste di amicizia da un certo utente perché si trattava di un pedofilo che cercava di accedere a foto di bambini o di adescare ragazzini in rete
Ho commentato che probabilmente quell'avviso era semplicemente uno scherzo di pessimo gusto nei confronti di quell'utente, una diffamazione priva di fondamento. Come risposta, la persona che aveva pubblicato l'avviso ha scritto "Non so se è falso, io l'ho solo condiviso" e mi ha tolto l'amicizia su Facebook. Perdita modesta, non era nemmeno qualcuno che conoscevo di persona, solo un contatto di gioco, ma mi ha lasciato perplessa non tanto la diffusione del messaggio, che immagino sia nata da un impulso emotivo legato al fatto che si parlava di bambini, quanto l'incapacità di riconoscere la gravità di una simile accusa e delle conseguenze che potrebbe avere sull'interessato e il rifiuto di assumersi la responsabilità di averla divulgata: aveva solo riportato quanto scritto da altri, non si riteneva in dovere di verificare se corrispondeva a verità. Mah...
In un caso simile, sempre su Facebook, la bufala era tutto sommato abbastanza innocua, il solito annuncio che "da domani" Facebook diventerà a pagamento. Anche in questo caso ho avvertito con un commento l'utente che l'aveva pubblicata, questo mi ha ringraziato e... l'ha lasciata lì, dove altri continueranno a leggerla e a diffonderla.
Boh, magari sono strana io, ma se mi accorgessi di aver pubblicato qualcosa di falso, lo cancellerei, non solo per limitare l'ulteriore diffusione, ma anche per evitarmi la figuraccia... no?
A proposito, c'è un modo semplicissimo per capire se avete per le mani una bufala, e sarebbe sempre il caso di usarlo prima di inoltrare messaggi di dubbia affidabilità: digitate alcune parole significative del messaggio su Google e guardate cosa ne esce. Di solito si capisce subito che si tratta di un falso.
Per maggiori informazioni e dettagli, in genere io vado direttamente a consultare l'archivio del mio cacciatore di bufale preferito, Paolo Attivissimo, il cui Servizio Antibufala è una delle fonti più autorevoli del Web.
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curiosità,
riflessioni (quasi) serie
venerdì 21 ottobre 2011
Malinconia e fantasia
Oggi mi aspettava (finalmente!) un pomeriggio da passare a casa. La giornata era probabilmente la prima della stagione a potersi definire autunnale: pioveva a dirotto, l'aria era fredda e umida. E non so se sia per via della menopausa, della chemio o semplicemente dell'età che avanza, ma da quattro anni a questa parte il freddo io lo patisco proprio tanto.
I termosifoni in casa sono ancora spenti, oggi mi sono rassegnata di malavoglia a riaccendere la caldaia, ma solo per scaldare l'acqua per la doccia, dopo sei mesi in cui ci avevano pensato egregiamente da soli i pannelli solari. Stamattina ho messo i jeans pesanti, un maglione di pile e i calzettoni, ma all'ora di pranzo ero già surgelata e per il pomeriggio avevo programmi più interessanti che tremare e battere i denti. C'era una sola scelta possibile: accendere il caminetto.
Subito dopo pranzo ho affrontato l'impresa, munita di accendino, legnetti e dell'ultima barretta accendifuoco rimasta dall'anno scorso. All'inizio sembrava che il fuoco avesse preso, avevo messo un paio di pezzi di legna più sottili che iniziavano già a consumarsi e le fiamme avevano attaccato il ciocco più grosso, ma dopo qualche minuto si è spento.
Il senso di perdita può saltare fuori nei momenti e nei modi più impensati.
Quando sono andata a prendere un'altra manciata di legnetti e un paio di fogli di giornale per riaccendere il fuoco, ho ricordato che la Maria non aveva mai avuto bisogno di barrette accendifuoco né di carta. Lei sistemava nel focolare un paio di stecche più sottili e due pezzi grossi, li accendeva con uno stuzzicadenti e via, il fuoco prendeva subito e non si spegneva più. E lei ci prendeva sempre in giro perché a noi invece servivano almeno un paio di tentativi e diverse barrette prima di riuscirci.
Mi è presa un po' di malinconia...
Alla fine però sono riuscita ad accendere il fuoco e dopo un po' in casa si è diffuso un delizioso tepore. Il Ciccio si è piazzato sul pouf vicino al caminetto, girandosi spesso da una parte e dall'altra per rosolarsi in modo uniforme, mentre io mi sono sistemata a lavorare sul divano, con il PC sulle ginocchia, in modo da tenere la gamba destra sollevata per aiutare la caviglia a sgonfiarsi.
E a proposito della caviglia, apprezzo molto l'idea lanciata de Romina e appoggiata da Wolkerina, di paragonarmi ad ghepardo zoppicante però, ragazze, siamo realiste: per vedere qualche somiglianza tra me e un animale così snello e agile ci vuole tanta, ma tanta fantasia!
Forse c'è andato più vicino qualcun altro, che di Fantasia se ne intendeva parecchio...
I termosifoni in casa sono ancora spenti, oggi mi sono rassegnata di malavoglia a riaccendere la caldaia, ma solo per scaldare l'acqua per la doccia, dopo sei mesi in cui ci avevano pensato egregiamente da soli i pannelli solari. Stamattina ho messo i jeans pesanti, un maglione di pile e i calzettoni, ma all'ora di pranzo ero già surgelata e per il pomeriggio avevo programmi più interessanti che tremare e battere i denti. C'era una sola scelta possibile: accendere il caminetto.
Subito dopo pranzo ho affrontato l'impresa, munita di accendino, legnetti e dell'ultima barretta accendifuoco rimasta dall'anno scorso. All'inizio sembrava che il fuoco avesse preso, avevo messo un paio di pezzi di legna più sottili che iniziavano già a consumarsi e le fiamme avevano attaccato il ciocco più grosso, ma dopo qualche minuto si è spento.
Il senso di perdita può saltare fuori nei momenti e nei modi più impensati.
Quando sono andata a prendere un'altra manciata di legnetti e un paio di fogli di giornale per riaccendere il fuoco, ho ricordato che la Maria non aveva mai avuto bisogno di barrette accendifuoco né di carta. Lei sistemava nel focolare un paio di stecche più sottili e due pezzi grossi, li accendeva con uno stuzzicadenti e via, il fuoco prendeva subito e non si spegneva più. E lei ci prendeva sempre in giro perché a noi invece servivano almeno un paio di tentativi e diverse barrette prima di riuscirci.
Mi è presa un po' di malinconia...
Alla fine però sono riuscita ad accendere il fuoco e dopo un po' in casa si è diffuso un delizioso tepore. Il Ciccio si è piazzato sul pouf vicino al caminetto, girandosi spesso da una parte e dall'altra per rosolarsi in modo uniforme, mentre io mi sono sistemata a lavorare sul divano, con il PC sulle ginocchia, in modo da tenere la gamba destra sollevata per aiutare la caviglia a sgonfiarsi.
E a proposito della caviglia, apprezzo molto l'idea lanciata de Romina e appoggiata da Wolkerina, di paragonarmi ad ghepardo zoppicante però, ragazze, siamo realiste: per vedere qualche somiglianza tra me e un animale così snello e agile ci vuole tanta, ma tanta fantasia!
Forse c'è andato più vicino qualcun altro, che di Fantasia se ne intendeva parecchio...
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mercoledì 19 ottobre 2011
A piccoli passi
La caviglia continua a migliorare, anche se rimane gonfia e colorata: ieri mi è sbucato un nuovo ematoma, color mattone, sulla parte superiore del piede.
Ma l'aspetto estetico come sempre mi interessa poco, l'importante è che riesco a camminarci sopra con prudenza, ma ogni giorno un po' più veloce: insomma, zoppico... ma molto atleticamente!
Ma l'aspetto estetico come sempre mi interessa poco, l'importante è che riesco a camminarci sopra con prudenza, ma ogni giorno un po' più veloce: insomma, zoppico... ma molto atleticamente!
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acciacchi e malanni
sabato 15 ottobre 2011
Di ortaggi, successi ed altre sciocchezze
La mia caviglia non assomiglia più ad un pompelmo.
Il gonfiore si è distribuito abbastanza equamente tutto intorno e stanno comparendo due grossi ematomi viola, uno all'interno e uno all'esterno, più un terzo sul ginocchio (sì, ho sbattuto pure quello!). Insomma, direi che adesso sembra più una melanzana.
Però non fa troppo male e oggi riesco a zoppicare per casa anche senza usare le stampelle, che è già un bel successo e mi restituisce una certa autonomia: almeno non ho bisogno di chiedere aiuto per fare cose semplici come portare un libro dalla camera al salotto.
Devo evitare di stare in piedi a lungo, altrimenti la melanzana potrebbe raggiungere le dimensioni di una zucca, ma sono abbastanza soddisfatta di come procede il recupero.
Quand'è la prossima maratona di New York?
Il gonfiore si è distribuito abbastanza equamente tutto intorno e stanno comparendo due grossi ematomi viola, uno all'interno e uno all'esterno, più un terzo sul ginocchio (sì, ho sbattuto pure quello!). Insomma, direi che adesso sembra più una melanzana.
Però non fa troppo male e oggi riesco a zoppicare per casa anche senza usare le stampelle, che è già un bel successo e mi restituisce una certa autonomia: almeno non ho bisogno di chiedere aiuto per fare cose semplici come portare un libro dalla camera al salotto.
Devo evitare di stare in piedi a lungo, altrimenti la melanzana potrebbe raggiungere le dimensioni di una zucca, ma sono abbastanza soddisfatta di come procede il recupero.
Quand'è la prossima maratona di New York?
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