venerdì 20 febbraio 2026

Un libro da leggere (o ascoltare)

Nei giorni scorsi ho ascoltato un libro che mi ha molto colpita, al punto che quando l'ho finito, ho pensato che tutti dovrebbero leggerlo, o ascoltarlo.


Come d'aria non è un libro facile, ma è un libro che fa pensare.
Lo stile di scrittura non mi ha entusiasmata, in particolare trovo sempre antipatico il frequente ricorso a citazioni, che mi sembra più che altro un voler sottolineare di aver letto questo e quello, ma il contenuto è talmente intenso, crudo e vero che non lo si può ignorare e fa riflettere sulla disabilità, la malattia, la vita.

Ada è stata la madre di Daria, nata con una malformazione cerebrale che le ha provocato una gravissima disabilità, ed è stata una paziente oncologica. Ha dovuto affrontare le infinite difficoltà collegate alla malattia di Daria, a partire dalla diagnosi, totalmente inaspettata perché la patologia non era stata rilevata nelle indagini prenatali, e poi la propria malattia, con i problemi e le paure per la sua salute che si sommavano a quelli per la figlia.
Ada è morta pochi mesi dopo la pubblicazione di questo libro, che ha poi vinto il Premio Strega, ma lasciato un messaggio forte, che sfida l'ipocrisia e costringe a riconoscere la fatica, la paura e il dolore di quelle che troppo spesso vengono sbrigativamente etichettate come "madri coraggio",  e ha rivendicato un diritto di scelta difficile da negare di fronte a una realtà così drammatica.

Sono una paziente oncologica metastatica e ho una grave disabilità, eppure non mi ritrovo quasi per niente nella storia di Ada e Daria: la mia disabilità è completamente diversa da quella di Daria, la mia malattia e il mio approccio alla malattia sono molto diversi da quelli di Ada. 
Ma proprio per questo per me è stato così importante aver ascoltato la loro storia: per conoscere una realtà diversa e ricordarmi che io non sono un modello di riferimento, ma solo una delle innumerevoli possibilità, che "disabile" e "paziente oncologica" non sono categorie uniformi di persone tutte uguali, ma dietro a quelle etichette ci sono interi universi, con infinite sfaccettature.

6 commenti:

  1. Mi hai fatto venire in mente un libro comprato una quarantina di anni fa, prestato a un collega molti anni fa (e mai più rivisto): uno dei primi libri sulla psico-oncologia, scritto da uno psicologo che aveva avuto il padre malato (e morto) di cancro. Il titolo non lo ricordo esattamente (forse "psicologia del paziente oncologico"), ma il sottotitolo sì: "Ama il prossimo tuo come SE stesso". Cominciava con un aneddoto personale: lui con l'influenza e la febbre, che desiderava stare quieto al bui a sonnecchiare, e l'amica premurosa che gli portava manicaretti e si sedeva accanto al letto a fare allegra conversazione per tirarlo su, perché queste erano le cose che a lei avrebbero fatto piacere se fosse stata ammalata. Lamica lo faceva stare peggio.
    La morale è: non tutti vivono la malattia nello stesso modo, e quando qualcuno è malato devi offrirgli quello che a lui fa piacere, non quello che farebbe piacere a te nei suoi panni.
    Parafrasando Tolstoj, "Ogni malato soffre ed è infelice a modo suo":

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  2. Ciao, Mia! Come stai?
    Non ho letto questo libro, ma per avere vinto il premio Strega deve essere molto bello (oltre che interessante).

    Un abbraccio,
    Sluggard

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    1. Ciao.
      A parte le formichebastarde che mi masticano la pianta del piede fantasma da tre giorni, sto bene.
      Il libro secondo me non è "bello", non ne ho apprezzato particolarmente lo stile, ma contiene così tanta verità da essere necessario.

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    2. Cioè senti ancora la differenza tra le varie parti della gamba fantasma? Mi dispiace ti romano le scatole :( Sembra un glitch nel Matrix!

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    3. Non ho mai smesso di percepire con assoluta precisione tutte le parti dell'arto fantasma e posso localizzare esattamente la sede di ogni dolore 😤😤😤

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