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giovedì 31 ottobre 2019

Casa


Arrivata.
Il viaggio è costato un bel po' di fatica e conati di vomito, ma poco, pochissimo dolore alla schiena e al moncone. Tutto sommato incoraggiante, probabilmente è solo questione di allenamento e potrò stare seduta sempre più a lungo.
La prima considerazione domestica non è una novità: il mio divano è comodissimo, non solo più dei materassi ospedalieri standard, che ci vuol poco, ma anche meglio del materasso antidecubito.
La seconda è soltanto... Sono a casa!


martedì 29 ottobre 2019

Conferma

Giovedì 
pomeriggio 
vado 
a
casa

E niente, è già bellissimo così.


sabato 26 ottobre 2019

Allo specchio

Anche stamattina sessione di fisioterapia in palestra. Fatica, fatichissima, soprattutto gli esercizi di equilibrio sul cuscino ad aria, con la gamba che trema per lo sforzo di mantenere il peso instabile del corpo. Ma anche solo stare seduta è molto faticoso, soprattutto per la schiena, che è sempre in tensione per compensare lo sbilanciamento del busto verso destra. Ho ancora poca resistenza, c'è tanto da lavorare per arrivare almeno a qualche ora in carrozzina.
Soddisfazione invece per la prima passeggiata con le stampelle, più semplice di quanto mi aspettassi, grazie anche alle ottime stampelle nuove, regalo dei colleghi di lavoro, che hanno un'aderenza al suolo nettamente migliore rispetto a quelle vecchie e l'impugnatura più morbida. La fisioterapista a un certo punto mi ha detto che potevo fare anche passi più corti, ma a me venivano spontanei così, lunghi, rapidi, decisi. Come sempre, come prima.
Anche con la carrozzina tendo sempre a correre, ma ora devo stare attenta, perché è cambiata la distribuzione del peso e se  parto veloce, impenno. Devo imparare a sfruttare questa cosa in modo controllato per superare piccoli gradini.

Mentre lavoravo alle parallele, ho guardato di lato, c'era un grande specchio e mi ci sono vista tutta. Ho registrato quasi distrattamente la stranezza di essere senza una gamba, mi ha colpito di più vedere quanto sono dimagrita, quanto poco è rimasto di me. No, non di me, solo del mio corpo, questo povero corpo martoriato che quest'anno ne ha passate davvero di tutti i colori. Io ci sono ancora, tutta intera e sempre me stessa: ho preso mentalmente nota del mio nuovo aspetto, peraltro decisamente migliore rispetto a quaranta chili fa, e ho continuato gli esercizi.


Dopo pranzo ho approfittato di un breve intervallo senza il guinzaglio dei tubi da flebo per andare in bagno a lavarmi: un altro passo verso l'autonomia, un altro passo verso casa.

venerdì 25 ottobre 2019

Liberazione

Il batteriobastardo è stato sterminato, non sono più in isolamento infettivo.


Finalmente oggi ho fatto una sessione di fisioterapia in palestra, molto faticosa ma utile e soddisfacente: esercizi per recuperare il tono muscolare della gamba, una lunga passeggiata, esercizi di equilibrio.
Nei primi giorni della prossima settimana farò gli ultimi esami e controlli, se gli esiti saranno positivi, mercoledì o giovedì torno a casa.

Casa.
Quasi non ho il coraggio di pensarci, non oso guardare così in là, ho paura che qualche altro intoppo mi scombini di nuovo i programmi.
Mi fermo ai traguardi più vicini: finire gli antibiotici, togliere la calza, interrompere le iniezioni di eparina che faccio ininterrottamente ogni giorno da otto mesi e mezzo.
Il cuore prova ad affacciarsi più in là, la mente lo tira indietro. Non illuderti, aspetta, non pensarci, vivi un giorno per volta.
Intanto questo giorno è quasi finito, domani ne passerà un altro.

giovedì 24 ottobre 2019

Una luce in fondo al tunnel

Si intuisce, ancora lontana e indistinta, più una speranza che una vera percezione.
Ci sono ancora passi da fare, ostacoli da superare.

  • Verificare che l'infezione sia debellata: hanno anticipato a oggi i millemila prelievi per gli esami colturali. 
  • Ripristinare un adeguato livello di nutrizione: per ora servono ancora la sacca endovena e gli integratori, il primo obiettivo è liberarmi della sacca.
  • Chiarire l'origine dei problemi ricorrenti di nausea e conati: ieri mi hanno fatto un'ecografia, oggi è prevista una radiografia, più avanti una TAC. Sospetto comunque che il fattore psicologico abbia un impatto non trascurabile. 
  • Diventare autonoma nell'uso del bagno, almeno con il supporto di un alzawater con braccioli, che è già stato ordinato alla mia ULSS e sarà consegnato domani.
  • Imparare a camminare con le stampelle e magari anche a fare le scale.

Sì, c'è ancora molto da fare, ma non tutto è urgente, qualcosa può aspettare, qualcosa - il tema protesi - deve necessariamente aspettare perché richiede tempi più lunghi.
Ma è ora di guardare avanti.
Si comincia a parlare di dimissioni. Se tutto va bene, forse, speriamo, incrociamo le dita, facciamo gli scongiuri, tra una settimana si torna a casa.


martedì 22 ottobre 2019

Come un cane a passeggio


Attendevo notizie dall'infettivologo per aggiornare la situazione.
Devo continuare con gli antibiotici almeno fino a lunedì: praticamente annienteremo ogni forma di vita all'interno del mio corpo e venerdì rifaremo emocoltura e urocoltura per confermare lo sterminio. E Hitler muto.
Nel frattempo, continua l'isolamento.

Ho avuto ancora giornate cattive per la nausea e l'intestino pigro (tanti, troppi farmaci non aiutano), ma anche quando mi sento bene, come oggi, mangio sempre poco poco.
Continuo quindi con gli integratori (almeno quando non mi mandano quelli al caffè: puah!) e la nutrizione endovena, ma per fortuna la glicemia non è salita, non c'è stato bisogno di insulina. Però mi sforacchiano le dita tre volte al giorno.
Le flebo non mancano: oltre alla sacca di cibo liquido, ci sono sette somministrazioni di antibiotico al giorno, ognuna in flacone da 200 ml di fisiologica. Mi hanno raccomandato di non bere troppo, ma anche così, l'effetto è prevedibile: ho bisogno della padella con una frequenza imbarazzante, fino a dodici volte nelle ventiquattr'ore. Mi sembra di essere uno di quei cani che durante la passeggiata si ferma ogni due metri a marcare il territorio.


Quando non sto male, faccio quello che posso per rimettermi in forma.
Da sola cerco di fare qualche esercizio per gamba e braccia e di passare un po' di tempo sulla carrozzina, per abituarmi a stare seduta. È ancora faticoso, soprattutto per la schiena che deve compensare la mancanza di ossa su tutto il lato destro del bacino.
I fisioterapisti vengono a trattarmi in camera due volte al giorno; di solito approfitto della loro presenza per zompettare con il deambulatore. Purtroppo la condizione di paziente infettiva non mi consente di allontanarmi più di un paio di metri dal letto, ma stamattina siamo usciti sul terrazzino.
Per la prima volta oggi ho affrontato la sessione del mattino con una buona dose di energia, senza la sensazione di capogiro imminente che ha accompagnato tutte le precedenti. Posso almeno cominciare a immaginare di tornare a casa.


COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Per motivi a me imperscrutabili, non riesco a rispondere ai commenti sul blog, né con il mio account, né come anonimo.
È un problema che ho sempre avuto, in una certa misura, e risolvevo usando due telefoni diversi, uno per scrivere i post e l'altro per i commenti, ma da diversi giorni non riesco a commentare nemmeno con l'altro telefono.
Sappiate che non è cattiva volontà da parte mia; leggo tutti i vostri commenti e vi ringrazio per l'affetto e il tempo che mi dedicate.

venerdì 18 ottobre 2019

Buono il primo, ma aggiungiamone un altro

L'antibiotico ha fatto subito scendere la febbre, segno che è quello giusto. Ma tanto per stare tranquilli, l'infettivologo ha deciso di aggiungerne un altro, da somministrare ogni sei ore; fa sette cambi di flebo al giorno solo per gli antibiotici. Credo di aver preso più antibiotici quest'anno che in tutti i cinquanta precedenti.

Se ne sono andati anche i conati di vomito, così oggi sono riuscita a mangiare qualcosa. Sempre troppo poco: non ho fame, dopo qualche boccone non riesco a proseguire. E allora ho vinto un paio di integratori: uno è un vecchio amico con cui ho fatto merenda da maggio ad agosto.


C'è n'è anche un altro, liquido, abbastanza buono, che è una vera bomba di calorie, proteine, vitamine e minerali.
Ma la dietista non è ancora soddisfatta, quindi ho vinto un'altra vecchia conoscenza. No, questa non è mai stata un'amica, mi fa sempre salire di brutto la glicemia, al punto che ogni tanto ho bisogno di insulina. Spero che sia solo per un giorno o due e di riuscire poi a proseguire senza.


Questo delizioso concentrato di nutrienti entra nel mio sistema venoso da un nuovo accesso che ha sostituito quello del collo, ormai troppo datato: un PICC che mi hanno inserito stamattina nell'avambraccio destro. Credo che il personale di sala operatoria e di radiologia mi abbia tirato un buon numero di maledizioni, perché la gestione del rischio infettivo ha reso tutte le procedure enormemente più laboriose e complicate, oltre a richiedere l'uso di una quantità industriale di indumenti protettivi monouso, che alimenta i miei sensi di colpa verso l'ambiente.
Ma il sollievo di sentirmi meglio oggi è più forte di tutto il resto.

giovedì 17 ottobre 2019

Appestata!

La febbre oggi è scesa un po', in compenso ho passato la notte, la mattinata e la prima parte del pomeriggio in preda a conati di vomito come se piovesse. In India. Nella stagione dei monsoni.
La colpa potrebbe essere del batterio rilevato nelle urine, una brutta bestia. Si chiama Proteus ed è multiresistente, vale a dire che risponde a pochi antibiotici.
L'infettivologo ha identificato un farmaco che dovrebbe essere efficace, inizio stasera, ma in questi casi l'ospedale adotta speciali misure di sicurezza per prevenire ogni rischio di diffusione.


Sono in isolamento.
La vicina di letto è stata spostata in un'altra stanza, la camera è stata sanificata, ho contenitori per i rifiuti separati, piatti e posate monouso (tanto non ho fame...) e chi mi tocca deve indossare indumenti protettivi, mascherina e guanti. Mi sento come una lebbrosa.
Almeno però abbiamo identificato il problema e spero che l'antibiotico lo risolva una volta per tutte.
Però, accidenti, non me ne viene risparmiata nemmeno una!


mercoledì 16 ottobre 2019

Gratta e vinci


Ho vinto:

  • Il trasferimento in riabilitazione, stesso letto dell'altra volta; una delle compagne di stanza era un vampiro, ma oggi è stata dimessa e spero che potremo avere più luce nei prossimi giorni. 
  • La rimozione dello stent, procedura fastidiosa ma veloce.
  • Presenze batteriche nelle urine. 
  • Nausee devastanti. 
  • Intestino che non ne vuole sapere di prendere il ritmo. 
  • La più totale inappetenza; zero fame, anzi il pensiero del cibo peggiora la nausea; richiesta consulenza della dietista per valutare se inserire qualche integratore. 
  • L'evoluzione della febbriciattola dei giorni scorsi in febbre seria, più di 38°, con relativi prelievi per emocoltura; c'è il sospetto di un principio di infezione sull'accesso venoso del collo, che è in sede da un tempo insolitamente lungo e non posso proteggere con i cerotti trasparenti perché mi fanno venire le bolle sulla pelle. 
  • Una enorme debolezza, sicuramente conseguenza dei due punti precedenti. 
  • Il permesso di sedermi sulla carrozzina quando ne ho voglia e me la sento, vale a dire pochissimo per via dei punti precedenti. 
  • Le prime sessioni di fisioterapia, a regime ridotto per i punti di cui sopra; e con in più una bella dose di paura, vista la recente esperienza. 
  • Una discreta dose di avvilimento. 
Sto grattando le ultime riserve di pazienza, ma qui si vincono premi davvero schifosi.

domenica 13 ottobre 2019

Cedimento

Ho cercato di resistere fino a metà pomeriggio, poi ho dovuto cedere.
Gli attacchi delle formiche fantasma sono stati pesanti per tutto il giorno: un dolore di base, di livello 3/4 su una scala da 0 a 10, su cui si innestavano morsi di livello 8/9 di breve durata, ma sempre più frequenti, ogni pochi minuti, ogni pochi secondi.
Verso le cinque del pomeriggio, con le lacrime agli occhi, metà per il dolore e metà per la rabbia, ho chiamato l'infermiere e ho chiesto l'analgesico.
Ha funzionato, ma non come speravo. Il dolore non se n'è andato, è solo diventato più sopportabile, gli intervalli tra un morso e l'altro si sono allungati un po'.
Spero che stia cambiando il tempo, così posso dare la colpa a quello. Perché pensare che giornate così possano arrivare senza motivo, non è una bella prospettiva.


Domani ritorno in riabilitazione e mi tolgono lo stent.
Vivo l'attesa con un misto di aspettativa e timore.
Sono impaziente di riprendere il lavoro interrotto, di acquisire tutte le abilità che mi serviranno per muovermi su una gamba sola e di liberarmi dallo stent, che è sempre stato un fastidio.
Però ho paura.
Paura di essere ancora troppo debole, di non riuscire a fare tutto quello che serve. Paura di altri eventi neurologici e/o cardiologici. Paura che la rimozione dello stent non risolva i fastidi addominali. Paura per la febbriciattola che mi porto dietro da giorni. Paura di non riuscire a stare seduta a lungo. Paura di dover convivere per mesi o anni con il dolore dell'arto fantasma.

Accetto anche la paura. Non mi piace, mi costa tanto ammetterla, ma è perfettamente giustificata.
Fatelo anche voi.
Non cercate di cucirmi addosso l'armatura da guerriera, di quella forte, coraggiosa, che non molla mai. Avete idea di quanto sia pesante portare il peso di quell'immagine?
Non devo dimostrare niente a nessuno, non voglio insegnare niente a nessuno, non intendo essere un esempio.
Cerco solo di percorrere la mia strada, che è solo mia e diversa da tutte le altre, un passo per volta. Ogni tanto inciampo, cado, cerco di rialzarmi, qualche volta striscio. Se ci riesco, tengo la testa alta, altrimenti la chino e continuo, ostinatamente.
Ed è già abbastanza faticoso così, non cercate di caricarmi addosso altre responsabilità.

venerdì 11 ottobre 2019

Giorni lenti


Giornate che scorrono lente, in attesa del ritorno in riabilitazione.
Vorrei che fossero più serene, invece c'è sempre qualche fastidio, qualche elemento di disturbo. Niente di grave, ma mi destabilizza. Una volta è il potassio troppo basso, un'altra la nausea che torna a fare capolino, un'altra ancora un dolore addominale di origine incerta... E le formiche fantasma, cattive, sempre.
Questo periodo post operatorio è tanto, tanto faticoso; per ogni cosa che va a posto, spunta un nuovo problema. Sono stanca e provata da questa continua incertezza.

Provo a guardare avanti, verso quel ritorno a casa che non sembra più tanto lontano. Per raggiungere il livello minimo necessario di autonomia ho bisogno di più forza, equilibrio, resistenza. Devo ancora imparare come muovermi con le stampelle, usare il bagno, fare le scale. Dovrei iniziare con l'agopuntura e gli esercizi con lo specchio per l'arto fantasma.
Tutto sospeso, in attesa del trasferimento.
Cerco ogni giorno di fare qualche esercizio per la gamba e le braccia. A volte riesce a passare anche un fisioterapista, ieri ho zompettato un po' intorno al letto con il deambulatore.
L'impazienza di cominciare a lavorare si scontra con la paura di nuovi cedimenti, con la debolezza che sento in ogni muscolo, con l'incertezza che in questi giorni mi fa troppo spesso compagnia.
Le peripezie di questo ricovero mi hanno segnata profondamente. La mia pelle è invecchiata di dieci anni in un mese, il mio spirito si è piegato come mai prima. Oscillo continuamente tra le lacrime e la determinazione, tra la paura di nuovi problemi e la speranza che tutto torni a posto.
Mi aggrappo alla volontà di tornare a casa, di tornare a sorridere, e ci provo, ancora una volta.

lunedì 7 ottobre 2019

Via

 

Tolti un po' di fastidi.
Fatta la cistografia, la parete della vescica si è cicatrizzata perfettamente. Nei prossimi giorni dovrebbero togliermi lo stent.
Tolto il catetere vescicale. L'uso della padella non è semplicissimo, devo spostare l'appoggio della schiena in modo da evitare di pesare proprio sul punto di frattura dell'osso, ma con un po' di attenzione, si può fare.
Tolta la telemetria cardiaca, secondo i cardiologi non è più necessario il monitoraggio continuo.
Tolti gli ultimi cerotti dalla medicazione, la ferita è ben asciutta e non ha più bisogno di protezione.
La settimana prossima si torna in riabilitazione, nel frattempo cercheranno di mandarmi un fisioterapista una volta al giorno per iniziare a lavorare.

Resta la paura, una compagna nuova e difficile da sopportare. Ogni volta che mi metto seduta, striscia il timore del capogiro che potrebbe annunciare un nuovo episodio neurologico o cardiaco.
Passerà. È come quando sono entrati ladri in casa: le prime notti non riuscivo a dormire, mi pareva che non mi sarei mai più sentita al sicuro, poi, un po' per volta, mi sono rilassata. So che potrebbe succedere di nuovo, ma devo riuscire a non far girare tutta la mia vita intorno a questo pensiero.
Mi serve solo un po' di fiducia. Se non ci saranno altre battute d'arresto, la troverò.

sabato 5 ottobre 2019

La memoria del dolore

Una donna non dimentica mai un torto (che ritiene di aver) subito. Mai. Può accantonarlo, anche perdonarlo, ma non se lo dimentica.
Non solo. Di quel torto ricorda ogni dettaglio, circostanza e particolare.
Alzi la mano l'uomo a cui non è mai capitato di sentirsi rinfacciare, magari a distanza di anni, quella volta in cui ha fatto qualcosa di sbagliato. L'uomo, ovviamente, nemmeno si ricorda se all'epoca era all'asilo oppure all'università. La donna invece gli elencherà con precisione assoluta e dovizia di particolari ogni elemento di quell'episodio: giorno, ora, luogo, ognuno dei gesti compiuti e delle parole pronunciate da tutti i protagonisti, le condizioni meteo, il cameriere che assomigliava al cugino Giovanni, la macchiolina sul polsino della camicia che te l'avevo detto di cambiarti prima di uscire ma tu non mi ascolti mai, il colore delle scarpe della signora seduta due tavoli più in là. Noi non dimentichiamo.

Talvolta ho il dubbio che il mio DNA non sia del tutto femminile. Odio lo shopping, ho un eccellente senso dell'orientamento e nessun particolare interesse per borse e scarpe, per dirne solo qualcuna.
Ma la memoria del torto ce l'ho, tutta. Mi ricordo perfettamente la bambina che al primo anno di asilo mi ha preso la palla arancione per saltare, finalmente conquistata appena due minuti prima, dopo settimane di tentativi. E la suora che, alle mie proteste, ha detto che dovevo lasciar giocare anche gli altri bambini. Non sono mai più riuscita a saltare con la palla, dopo.


Da qualche parte, il mio cervello deve aver archiviato ogni dispetto, presa in giro o insulto ricevuto. Ma anche ogni fastidio e ogni dolore provato nei miei cinquant'anni di vita.
Non si spiega altrimenti come faccia ora a ricostruire con assoluta precisione una enorme varietà di dolori nell'arto fantasma.
Dolore sordo, acuto, bruciante, pungente, crampiforme, parestesie, formicolii, fitte, scosse... E riesce anche a localizzarlo con altrettanta accuratezza: sul tallone, al polpaccio, all'alluce, sul collo del piede, lungo l'arco plantare, sulla parte anteriore della coscia, appena sotto il ginocchio...
Un repertorio ricchissimo di cui non ero consapevole, ma che evidentemente è stato memorizzato e ora viene consultato e riproposto con deplorevole frequenza e intensità.
Non immaginavo che sarebbe stato così pesante e doloroso, nemmeno lontanamente.
Non avrebbe fatto nessuna differenza, questo intervento era l'unica possibilità di salvarmi la vita, o almeno di prolungarla, ma se avessi saputo cosa mi aspettava, sarei stata meno ottimista sulla qualità di vita successiva.

Anche se, a ben guardare, il dolore è diventato un compagno di vita per me già da molto tempo. Dopo l'intervento del 2008 ho convissuto per anni con la palla e con le formiche; mi ci ero abituata, ma non significa che non facessero male. E poi di nuovo la neuropatia dopo la radioterapia del 2016. E la frattura spontanea del bacino l'anno scorso. E tutto il calvario di quest'anno.
Ho una notevole capacità di sopportare il dolore; quando rimane sotto una certa soglia, diciamo tre in una scala da zero a dieci, non lo considero neppure, rispondo automaticamente "bene" a chi mi chiede come sto. Ma la verità è che non mi ricordo nemmeno cosa voglia dire non avere nessun dolore, il livello zero.
E le formiche fantasma che continuano ininterrottamente a rosicchiare la zampa fantasma si assicurano di mantenere sempre ben viva la mia memoria del dolore.

venerdì 4 ottobre 2019

La sindrome del cuore infranto

La coronarografia è negativa, le arterie che circondano il cuore sono integre e pulite.
Si conferma quindi l'ipotesi diagnostica di sindrome tako-tsubo, detta anche cardiomiopatia da stress o sindrome del cuore infranto, una patologia che colpisce quasi esclusivamente le donne in menopausa e si presenta con sintomi analoghi all'infarto, ma non comporta danni permanenti al muscolo cardiaco né alle coronarie e nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente in poche settimane.
L'origine è un forte stress fisico e/o emotivo, il famoso crepacuore. E ci può anche stare, con tutto quello che ho passato.
I cardiologi sono molto più tranquilli, parlano già di ritorno in riabilitazione, e anche noi abbiamo tirato un bel sospiro di sollievo.


L'oncologa mi ha anticipato l'esito dell'esame istologico: c'era un bel po' di malattia, ma l'intervento questa volta è stato radicale, c'è solo un punto in cui il margine di sicurezza è molto ridotto. Speriamo di aver vinto almeno un buon periodo di tregua.
E di poter tornare presto a casa, dove il mio cuore sarà sicuramente più felice.

giovedì 3 ottobre 2019

Digiuni

Oggi sono a digiuno, devo fare un'ecografia dell'addome perché ieri ho avuto una giornata bruttabrutta, con tanta nausea, che potrebbe essere stata causata da calcoli biliari, anche se è più probabile che sia stata semplicemente la reazione del mio stomaco al bombardamento di farmaci dell' ultima settimana.
Anche ieri ho mangiato pochissimo, ma la nausea mi aveva tolto completamente l'appetito, non sentivo nessun desiderio di cibo.
Oggi invece sto meglio, avrei rosicchiato volentieri uno dei taralli mandorle e pepe che mi ha portato ieri Laura. Invece niente. E dovrò stare a digiuno anche domani, per la coronarografia.
Come di consueto, passo il tempo con lo smartphone: tanti giochi e qualche puntata sui social network. Social che oggi mi sembrano particolarmente ricchi di ricette, immagini di piatti appetitosi e riferimenti di ogni genere al cibo. So benissimo che non è diverso dagli altri giorni, solo che oggi ci faccio più caso perché non posso mangiare e sembra che le immagini appetitose lo sappiano.

 

Vabbè, pazienza. Sempre meglio la fame della nausea.
Ieri ho pianto tanto, sapete quanto patisco la nausea. Mi fa sentire malata, devasta la mia qualità di vita, mi fa vedere tutto nero, mi toglie la speranza. Meglio, mille volte meglio sbavare come un San Bernardo davanti alla foto di una pizza, piuttosto che piangere con lo stomaco in gola.


EDIT: mentre cercavo le immagini mi hanno portato a fare l'ecografia. Nessun problema di calcoli né di altro.

martedì 1 ottobre 2019

Spuntatura

È andata.
Non gratis, le lacrime ci sono state, ma nemmeno troppo male, è stato solo un po' più doloroso di una medicazione.
Sono arrivati in due dall'ortopedia, giovani specializzandi che avevo già incontrato durante la degenza in reparto. Avevano avvertito mezz'ora prima, per darmi il tempo di prendere l'analgesico.
All'inizio hanno lavorato in parallelo, uno a destra e l'altro a sinistra, rimuovendo velocemente le graffe da due dei tre rami del taglio chirurgico. Qualche punto mi ha provocato un dolore pungente, ma di breve durata, passava subito. L'ultima fila di graffe, una trentina, era quella più critica, che finiva con il punto malefico.
Un medico mi ha preso per mano e mi ha detto di stringere forte, l'altro si è messo al lavoro. Una, due, tre, cinque, dieci... Man mano che si avvicinava al punto malefico il dolore aumentava, ho iniziato a piangere, ma gli ho detto di continuare: meglio finire presto. Gli ultimi due punti sono stati un'agonia e, subito dopo, un sollievo.

Basta, finito. Ho capito subito che sarei stata meglio.
Quando mi ha disinfettato, per la prima volta in quattro settimane non c'è stato quel dolore lancinante che aveva caratterizzato ogni medicazione e ogni sessione di igiene.
Hanno ricoperto ancora la ferita con garze e cerotti, ma è pulita, probabilmente si potranno togliere tra pochi giorni.
Meno di un'ora dopo ero seduta sul letto, finalmente con la schiena dritta e senza bisogno di sostenermi con le braccia. È ancora faticoso, i muscoli del tronco sono deboli, però senza i punti che tirano e mordono, sono riuscita a stare su per una decina di minuti. Con un po' di allenamento arriverò a mezz'ora e poi una, due, quattro.



Ora in programma c'è la coronarografia, in data ancora da definire.
Nel frattempo ho vinto ben quattro farmaci per il cuore: è un po' inquietante, ma dovrò farmene una ragione.