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domenica 13 ottobre 2019

Cedimento

Ho cercato di resistere fino a metà pomeriggio, poi ho dovuto cedere.
Gli attacchi delle formiche fantasma sono stati pesanti per tutto il giorno: un dolore di base, di livello 3/4 su una scala da 0 a 10, su cui si innestavano morsi di livello 8/9 di breve durata, ma sempre più frequenti, ogni pochi minuti, ogni pochi secondi.
Verso le cinque del pomeriggio, con le lacrime agli occhi, metà per il dolore e metà per la rabbia, ho chiamato l'infermiere e ho chiesto l'analgesico.
Ha funzionato, ma non come speravo. Il dolore non se n'è andato, è solo diventato più sopportabile, gli intervalli tra un morso e l'altro si sono allungati un po'.
Spero che stia cambiando il tempo, così posso dare la colpa a quello. Perché pensare che giornate così possano arrivare senza motivo, non è una bella prospettiva.


Domani ritorno in riabilitazione e mi tolgono lo stent.
Vivo l'attesa con un misto di aspettativa e timore.
Sono impaziente di riprendere il lavoro interrotto, di acquisire tutte le abilità che mi serviranno per muovermi su una gamba sola e di liberarmi dallo stent, che è sempre stato un fastidio.
Però ho paura.
Paura di essere ancora troppo debole, di non riuscire a fare tutto quello che serve. Paura di altri eventi neurologici e/o cardiologici. Paura che la rimozione dello stent non risolva i fastidi addominali. Paura per la febbriciattola che mi porto dietro da giorni. Paura di non riuscire a stare seduta a lungo. Paura di dover convivere per mesi o anni con il dolore dell'arto fantasma.

Accetto anche la paura. Non mi piace, mi costa tanto ammetterla, ma è perfettamente giustificata.
Fatelo anche voi.
Non cercate di cucirmi addosso l'armatura da guerriera, di quella forte, coraggiosa, che non molla mai. Avete idea di quanto sia pesante portare il peso di quell'immagine?
Non devo dimostrare niente a nessuno, non voglio insegnare niente a nessuno, non intendo essere un esempio.
Cerco solo di percorrere la mia strada, che è solo mia e diversa da tutte le altre, un passo per volta. Ogni tanto inciampo, cado, cerco di rialzarmi, qualche volta striscio. Se ci riesco, tengo la testa alta, altrimenti la chino e continuo, ostinatamente.
Ed è già abbastanza faticoso così, non cercate di caricarmi addosso altre responsabilità.

8 commenti:

  1. Non ho mai chiamato nessun malato "guerriero" perché lo detesto, quel termine, usato su di me. Lo sai bene. Guerriera un par di palle. Diciamo che si mostra solo il lato che si vuole mostrare, ma non che è l'unico che c'è.
    Piangere, sentirsi cadere nel vuoto, toccare il fondo, avere il terrore di morire, è un sacrosanto diritto di tutti. Anche dei forti. Che si voglia o che non si voglia saperlo. E tu non sei diversa dagli altri. Non sei in dovere di chiedere alla gente di non caricarti di una immagine da mantenere, tu non sei una immagine, sei una persona. Hai solo bisogno di tornare a casa tua e ricostruire le certezze che ti appartengono. E questo, che gli altri lo capiscano o meno, non è un problema tuo.
    Ti abbraccio.

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  2. l'unico che chiamo guerriero è un bimbo di quattro anni che sta passando metà della sua vita in ospedale per un ependimoma. Dirlo fa piacere al padre, che è il vero guerriero della storia e, fra interventi a ripetizione e radioterapie, fra brusche cadute e lentissime riprese, è sempre sorridente vicino al suo bimbo, anche se ora il suo fisico comincia a cedere, e non so come aiutarlo. In bocca al lupo per ogni progresso, per quanto piccolo sia, per un ritorno a una vita "normale". malo

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  3. sono proprio i cedimenti, le paure, i sorrisi che nascono in mezzo a giornate no che mi piacciono del tuo modo di raccontarti e che mi danno una mano. Ci sono giorni in cui siamo paladini del bicchiere mezzo pieno e giorni in cui si vuole scappare da se stessi, ore, minuti meglio di altri che vorremmo solo attraversare in fretta. Ogni giorno ti lancio un pensiero, e spero sia uno dei giorni buoni

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  4. Cara Mia, è praticamente un anno che sei in ospedale, hai fatto interventi molto invasivi e demolitivi, da non so quanto non puoi camminare da sola e avere autonomia, sei bombata di farmaci, hai avuto mille complicazioni, chiunque si sentirebbe a pezzi, e tu sei umana come tutti e non fai eccezione. Ma per un giorno brutto come queato ce ne saranno molti altri belli e sereni. Guarda in avanti con fiducia.

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  5. ...e ti vediamo di nuovo su quel cavolo di corda,
    non ascoltare altre voci, guarda verso Renato che sorride, guarda i fisio che ti aiutano,
    guarda i medici verso cui hai fiducia, guarda la zia che ti coccola,
    guarda Aki che ronfa, guarda le infermiere che ti assistono, guarda le OSA che ti rimboccano le coperte,
    guarda gli amici che ti lasciano un pensiero .."

    ma ... hai detto che farai esercizi con lo specchio?
    Se ho capito bene l'idea è semplicemente geniale:
    indurre la ricostruzione dei corretti percorsi sensoriali mostrando al cervello che l'arto c'è ancora,
    per riuscire a rilassarlo e spostarlo da dove lo si sente (contratto e peggio) ora.
    e quando finalmente la gamba si rilasserà tutto il resto si rilassa ...... dai che una strada c'è .... :)

    DaniCR

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  6. Ciao Mia, ti immagino in riabilitazione impegnata a lavorare duro con i fisioterapisti, spero stia andando tutto bene. Ti abbraccio.

    Gio

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  7. Ti leggo sempre, ma non commento mai perchè non sono molto brava con le parole.
    Però ti penso, e ti abbraccio

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  8. Sani e malati siamo tutti umani fragili disperati felici speranzosi. Ci buttano in mezzo alla vita, che a volte sembra una guerra, ma noi siamo sempre noi. Piccoli impauriti ma capaci di reagire, nonostante tutto. Un abbraccio. Per così come sei. Clara

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