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lunedì 7 settembre 2026

La gioia fa novanta!

Ce l'abbiamo fatta: ci sono voluti tre anni, ma alla fine siamo riusciti a organizzare la nostra festa di matrimonio ed è stata bellissima!


Tra aprile e maggio abbiamo provato alcuni ristoranti della zona per valutare innanzitutto la qualità del cibo e poi l'ambiente e la disponibilità e abbiamo selezionato Villa Curtis Vadi, dove si mangia molto bene, c'è una bellissima sala per il banchetto, un delizioso parco e il maître Rudi si è messo a nostra disposizione per soddisfare ogni richiesta. 
La dimensione della sala ci ha permesso di invitare tutte le persone che desideravamo avere vicine per condividere la nostra gioia; non tutti hanno potuto partecipare, ma sono venuti in tanti, anche da lontano (Roma, Novara, Monza e Modena) e alla fine eravamo novanta!


Una volta scelta la location e fissata la data, sono entrata in modalità "macchina da guerra" per preparare e organizzare tutto in poco meno di tre mesi: inviti, menu, segnaposto, tableau de mariage, confetti, bomboniere, piccoli doni per bambini e ragazzi, intrattenimento musicale e addobbi floreali. 
Gli andirivieni ospedalieri del mese di luglio mi avevano costretta a sospendere i preparativi, ma ho recuperato in agosto e per il giorno della festa tutto era pronto.


piccole saponette profumate come bomboniere

ogni tavolo aveva il nome di un corpo celeste

menu e segnaposto

una golosissima confettata!

peluches per i più piccini, libri da colorare e pastelli per i bambini, giochi tascabili e piccoli gadget legati alle passioni di ognuno per i ragazzi

Con l'occasione mi sono decisa a realizzare un'idea che avevo in mente da tempo: l'album fotografico del nostro matrimonio. Ho creato un fotolibro per noi e due più piccoli che abbiamo regalato la sera della festa alla mamma di Renato e alla zia Carla.


Avevo anche preparato un libro degli ospiti per raccogliere auguri e dediche, ma pochi giorni prima dell'evento, durante una notte insonne a causa delle elettroformiche, ho avuto un'idea migliore e in due giorni ho realizzato, stampato e ritagliato quasi sessanta biglietti con cornici colorate che abbiamo appeso nella sala del ricevimento. Prima della cena ho invitato tutti a sceglierne uno e riempirlo con un pensiero, un augurio o una riflessione: è stato un grandissimo successo!


Un paio di giorni prima sono stata dalla parrucchiera per tagliare e colorare i capelli. Ha cercato di convincermi a tornare sabato per sistemare la piega, ma nemmeno per sogno: sabato mattina dovevo fare il prelievo per le analisi pre-chemio e al pomeriggio c'erano le semifinali del campionato europeo di pallavolo femminile.

Il giorno della festa siamo arrivati al ristorante un po' in anticipo per sistemare i segnaposto, appendere i biglietti colorati e concordare gli ultimi dettagli; il personale aveva preparato tutto nel migliore dei modi, la sala allestita in modo semplice ed elegante e un ricchissimo buffet per accompagnare gli aperitivi all'aperto. 


Abbiamo ricevuto gli ospiti nel parco e dato il via ai festeggiamenti.


Dopo l'aperitivo ci siamo spostati in sala per la cena, che è stata deliziosa.


Prima del sorbetto, ho avuto un cedimento fisico, la mia schiena reclamava a gran voce un po' di riposo. Niente paura, avevo messo in conto questa possibilità e l'ottimo Rudi mi aveva fatto preparare un divano nella stanza adiacente in modo che potessi stendermi. Mi sono riposata per un quarto d'ora circa, ho preso un antidolorifico e poi ho potuto tornare nella sala principale e godermi la festa fino alla fine e ne valeva assolutamente la pena, perché Claudio e Dante, i Versi Divini, hanno accompagnato la serata con le loro chitarre e un repertorio di cantautori italiani e gli invitati l'anno animata con esibizioni canore e simpatici giochi. Ma soprattutto perché da qualsiasi parte mi girassi, intorno a me vedevo solo sorrisi, quei sorrisi sinceri che si riflettono anche negli occhi, che mi dicevano che tutti erano davvero felici di essere lì a condividere la nostra festa, confermando la frase che avevo creato per i segnaposto.


Al momento di scegliere il menu, non avevamo trovato un accordo sulla torta: io preferisco quelle con crema e frutta, mentre Renato ama il cioccolato. Abbiamo optato per un compromesso che ha accontentato tutti! 


Come per il matrimonio, avevamo chiesto di non farci regali, ma di sostenere l'associazione In Famiglia che mi accompagna a Padova per visite e terapie. La cassetta delle offerte si è riempita e ieri abbiamo devoluto all'associazione una cifra importante, che si aggiunge agli importi che alcuni avevano già versato direttamente nei giorni precedenti tramite bonifico.


Per non perdere le buone abitudini, ripeto anche il viaggio di nozze e domani vado a Padova per un tour de force che durerà tutto il giorno: visita di controllo di terapia del dolore, visita oncologica e  chemioterapia.


lunedì 31 agosto 2026

Diario felino - Se non ci fossi io...

Caro diario,
Qui mi tocca prendere in mano la situazione perché l'umana in questi giorni è impegnatissima a trafficare con menù, segnaposto, nastri, fiori e girasoli per quella faccenda della festa che sta organizzando e ha poco tempo e soprattutto poca voglia di scrivere.


Ma i lettori del blog stanno aspettando notizie, non si può mica lasciarli in ansia! 
Ah, se non ci fossi io...

Ti ricordi di me? Sono quello con i soprannomi più sfigatti della famiglia: Ettorino (6,2kg di "Ettorino", ma vabbè...) e soprattutto Topo, con tutte le sue varianti: Topino, Topone (oh, umani, decidetevi: o sono piccolo, oppure sono grande, non è che cambio dimensione a giorni alterni! Ma sono disposto a perdonare l'umana, perché mi chiama "Topino mio" solo quando siamo in fase di coccole), Topide, Topinambur, eccetera. Di recente l'umano, che è  appassionato di scienza, ha letto che è stata scoperta una nuova particella subatomica chiamata Toponio*. C'è bisogno di dire altro?


Sia come sia, ormai sulla faccenda dei soprannomi sono rassegnato. 
Invece nelle scorse settimane sono stato davvero preoccupato per l'umana, che a luglio è stata proprio tanto male e ho dovuto farle da infermiere a tempo pieno per diversi giorni. 
Ora però sta decisamente meglio e non ha più bisogno di assistenza continua, ma vado a controllarla almeno due o tre volte durante la giornata e un paio di volte di notte, che non si sa mai. 

Qualche giorno fa ha avuto finalmente l'esito della TAC che aveva fatto il giorno prima di ferragosto. Inizialmente lei e l'umano si erano preoccupati perché la radiologa raccomandava una biopsia della parete vescicale e segnalava un possibile problema anche al rene destro, ma poi due urologhe hanno esaminato le immagini e concordano entrambe che le anomalie della vescica non sembrano di natura tumorale e che il problema al rene è stato solo momentaneo, si è risolto subito.
Le hanno anche comunicato che l'intervento per rimuovere la zona alterata sarà probabilmente programmato per ottobre, così c'è il tempo di riprendere la chemioterapia già la prossima settimana, se le analisi saranno buone, e questo è molto importante, dato che il ciclo di fine luglio era saltato per via delle emorragie.
Lo so che pare strano essere contenti di fare la chemioterapia, ma se serve per tenerla in vita...

 Ettore




*Il Toponio è la particella composta più massiccia mai osservata, l'unione momentanea di un quark top e del suo antiquark.

martedì 18 agosto 2026

Ma quanta fatica...

Sto ragionevolmente bene, finalmente.
Ma quanta fatica...
Dopo la rimozione del catetere mi sono goduta qualche giorno di relativo benessere, con tanta stanchezza ma senza particolari disturbi. Il sabato successivo siamo usciti per alcune commissioni e mi sono resa conto che era la prima volta in quasi due mesi che mi allontanavo da casa per andare in un posto che non fosse un ospedale.


Ma le vecchie abitudini sono dure a morire, così martedì scorso ero di nuovo in ospedale per la cistoscopia. 
Dopo una prima occhiata, l'urologa ha girato lo schermo in modo che anch'io potessi vedere le immagini dell'interno della vescica: non mi sono piaciute. Rispetto all'esame di fine giugno, la zona della cicatrice mi è sembrata decisamente più arrossata e irritata e c'erano alcune macchie scure che non ricordavo di aver visto nell'esame precedente. Nemmeno all'urologa è piaciuto ciò che vedeva: quell'area alterata è un ricettacolo di batteri e una promessa di nuove infezioni ed emorragie. Mi ha messa in lista per un intervento TURV*, per cercare di ripristinare la parete vescicale rimuovendo le zone danneggiate, su cui sarà necessario anche un esame istologico, perché non hanno davvero un bell'aspetto. 
Usciti dall'ospedale con la prospettiva non proprio entusiasmante di tornare in sala operatoria, anche se per un intervento endoscopico relativamente poco invasivo, abbiamo cercato consolazione...

...e senza nemmeno sensi di colpa, dato che il mese scorso ho perso quasi cinque chili!

Dato che la cistoscopia è un esame invasivo che comporta un certo rischio di infezione, e considerati i miei disastrosi precedenti, l'urologa mi aveva prescritto un ciclo preventivo con due antibiotici per sei giorni.
La buona notizia è che ho capito che gli innumerevoli episodi di nausea e il vomito delle settimane precedenti erano dovuti agli antibiotici: probabilmente ne ho presi talmente tanti nell'ultimo anno che il mio stomaco non sopporta più nemmeno quelli che in passato non mi avevano mai creato problemi. 
La cattiva notizia, di contro, è che ho passato altri cinque giorni con nausea e vomito più o meno devastanti e mi è anche andata bene, perché venerdì avevo la UroTAC e il cortisone di cui mi ero dovuta imbottire per l'allergia al mezzo di contrasto ha avuto anche un buon effetto antiemetico, per cui almeno quel giorno e parte del successivo sono stata graziata, anche se ho dovuto sopportare il solito cattivo sapore in bocca che mi ha costretta a "correggere" l'acqua con succo di limone per riuscire a idratarmi adeguatamente. La TAC mi ha lasciato in omaggio anche due grossi ematomi, uno sul braccio destro e l'altro sulla mano sinistra, perché anche le mie vene non ne possono più di essere sforacchiate ed è sempre più difficile trovare un accesso. 
Finiti gli antibiotici è finita anche la nausea, a confermare la mia ipotesi sulla causa.

Ora si aspetta.
Per l'esito della TAC armiamoci di pazienza: l'infermiera ha detto che di solito ci vogliono dieci giorni, anche se trattandosi di esame in post-ricovero, spero che arrivi più velocemente, e in base a quello si deciderà come procedere sia dal punto di vista chirurgico, sia da quello oncologico, perché in tutto questo bailamme, la chemioterapia è ancora in sospeso.
Nel frattempo ieri ho ripreso il lavoro, dopo quasi un mese e mezzo di malattia, e nel tempo libero mi dedico a una delle mie attività preferite: l'organizzazione di una festa!
Perché, nonostante tutto, continuo ostinatamente a cercare di rendere la mia vita più bella che posso.



*TURV (resezione vescicale transuretrale): intervento chirurgico endoscopico per rimuovere i tumori o lesioni della parete vescicale.

lunedì 3 agosto 2026

Odissea

E andare come spinto dal destino
verso una guerra, verso l’avventura
e tornare contro ogni vaticino
contro gli Dei e contro la paura.

Francesco Guccini - Odysseus


Nel post precedente scrivevo che se non ci fossero stati problemi, avrei potuto rimanere a casa.
Ma quando mai...
La sera del giorno dopo la sacca del catetere era strapiena di sangue e sono dovuta tornare in pronto soccorso, dove per fortuna ho trovato un'eccellente dottoressa, che dopo i soliti lavaggi - un paio di maiali - mi ha fatto sistemare su un letto in astanteria, vicino a una cara signora con cui ci siamo fatte una piacevole compagnia.
Il giorno seguente mi hanno rivista gli urologi, che hanno consigliato di sentire anche Castelfranco per valutare meglio la situazione. Ho chiamato e spiegato e mi hanno detto che mi avrebbero fatto sapere.
L'emoglobina stava di nuovo scendendo velocemente e benché non avesse ancora raggiunto livelli di emergenza, con l'emorragia che continuava era solo questione di tempo, quindi la dottoressa di turno in pronto soccorso nel pomeriggio di martedì mi ha proposto di fare subito un'altra trasfusione, senza aspettare di debilitarmi troppo. E con questa sono arrivata a 43.

Verso sera la situazione è migliorata e l'urologa che è passata a vedermi in pronto soccorso ha detto che se le urine fossero rimaste chiare, il pomeriggio del giorno seguente avrebbero potuto dimettermi.
Mercoledì mattina tutto bene, ma ancora nessuna notizia da Castelfranco. Ho mandato una mail di sollecito e nel primo pomeriggio Sara, un'amica conosciuta attraverso questo blog, è andata personalmente in reparto, munita di regolare delega, a verificare che la mia richiesta fosse stata presa in carico: sì, gli urologi di Castelfranco si erano messi in contatto con i colleghi di Portogruaro e stavano valutando se fosse opportuno trasferirimi o continuare qui con il programma diagnostico già definito.
Nel primo pomeriggio la situazione è peggiorata all'improvviso: il catetere si è completamente bloccato e ho dovuto chiamare aiuto. L'infermiere ha eseguito il lavaggio ed è uscito un coagulo enorme.
E con questo, addio alle speranze di dimissione, credevo: come potevo andare a casa in quelle condizioni?
Dopo circa mezz'ora è arrivato il medico di turno che ha deciso di dimettermi perché il liquido nel tubo era chiaro. E grazie al caxxo che era chiaro: avevamo appena fatto il lavaggio!
L'infermiere era basito e non sapeva più come scusarsi, ma ovviamente non era responsabile del comportamento del cogl... medico.
Ho chiesto cosa ne pensavano gli urologi, e il cogl... medico ha risposto che non li aveva consultati, perché "tanto non fanno niente". E mi ha mandata via, senza nemmeno darmi indicazioni sulla terapia antibiotica da seguire a casa, informazione indispensabile perché il farmaco che mi avevano dato in ospedale può essere somministrato soltanto in flebo oppure con un'iniezione intramuscolare così dolorosa che si consiglia di utilizzare anche un anestetico locale, quindi avevo bisogno di sapere come sostituirlo a domicilio. "Senta Castelfranco" è stata la risposta.*

È esattamente quello che ho fatto.
Sono passata da casa a cambiarmi e darmi una lavata e poi siamo partiti alla volta di Castelfranco, scelta che si è rivelata quanto mai opportuna perché dopo poche ore il catetere era di nuovo ostruito.
Quando sono arrivata a Castelfranco, ho scoperto che tutti gli urologi erano già andati via, mi avrebbe visto comunque il medico di turno in pronto soccorso.
Ho dovuto attendere quattro ore prima di essere visitata: avevo un codice verde e prima di me c'era un codice giallo, a cui mentre aspettavo se ne sono aggiunti altri due, oltre a una quindicina di codici bianchi, alcuni dei quali attendevano già da cinque o sei ore, e un'altra quindicina di pazienti già in carico, in attesa di esami o consulenze. Ho poi scoperto che per gestire questo enorme carico di lavoro c'erano soltanto una dottoressa, tre infermieri, di cui una al triage, e una OSS. Ormai per lavorare in pronto soccorso non basta nemmeno più essere eroi, bisogna essere disposti a diventare martiri.


Dopo circa tre ore di attesa ho chiesto una barella perché non ce la facevo più a rimanere seduta e mi hanno sistemata immediatamente in un corridoio interno, con telino impermeabile e sacchetto di emergenza, perché il disagio e la stanchezza mi avevano provocato un poderoso attacco di conati di vomito e mi era venuta la febbre.
La dottoressa mi ha sgridata perché non avevo verificato che ci fossero ancora urologi in servizio prima di partire, ma io avevo dato per scontato, evidentemente sbagliando, che almeno uno facesse il turno fino alle 20.
Altro lavaggio, altri coaguli, non molti né particolarmente grossi, ma una volta che sono stati aspirati, il catetere ha ripreso a drenare regolarmente. Altra agocannula nel braccio, altro prelievo di sangue, poi mi hanno spostata in uno dei cubicoli nella zona di osservazione.
La struttura del pronto soccorso di Castelfranco è notevole, con diversi ambulatori e sale visita attrezzate, una predisposta per l'isolamento in caso di pazienti infettivi, e una zona di osservazione molto ben organizzata, con diversi cubicoli per le barelle e alcune stanze a due letti, tutte ben visibili dalla postazione di controllo, direttamente o tramite telecamere, e tutte dotate di campanello di emergenza, a differenza di Portogruaro in cui nelle sale di osservazione non ci sono campanelli e chi ha un problema deve urlare per chiedere aiuto, mentre i letti di astanteria hanno il campanello, ma non sempre funziona. Il mio, manco a dirlo, non funzionava e finché c'era la mia compagna di stanza, ha suonato lei per me quando ne ho avuto bisogno, mentre mercoledì pomeriggio, quando si è bloccato il catetere, lei era già stata trasferita e mi sono dovuta alzare, piegata in due dal dolore, per raggiungere il campanello dell'altro letto. 
Le analisi erano abbastanza buone e la situazione non era così urgente da richiedere l'intervento dell'urologo reperibile, ma nemmeno così banale da consentire la dimissione: mi hanno spostata dalla barella al letto e mi hanno tenuta in osservazione per la notte.
Il mattino seguente sono stata visitata da un'urologa che ha verificato con l'ecografo che non ci fossero altri coaguli e ha confermato la validità del programma diagnostico stabilito a Portogruaro, sottolineando anzi che le tempistiche previste per cistoscopia e TAC, entrambe programmate per la prossima settimana, sono molto più rapide di quelle che avrebbero potuto proporre a Castelfranco.
Potevo tornare a casa.

Il viaggio di ritorno è stato faticoso, il catetere mi rende difficile stare seduta, e appena arrivata a casa ho fatto una doccia e poi mi sono messa a letto, dove sono rimasta sostanzialmente fino a stamattina, alzandomi solo per andare in bagno, sotto la costante sorveglianza di Ettore, che credo non sia mai stato lontano da me per più di due ore al giorno e ogni volta che mi muovevo per cambiare posizione, si avvicinava per verificare che stessi bene e riempirmi di fusa e coccole.


La situazione è migliorata lentamente: giovedì ancora tracce di sangue e diversi piccoli coaguli, venerdì un po' meno, sabato e domenica finalmente liquido limpido e chiaro. 
Stamattina quindi mi sono alzata al colmo dell'ottimismo per andare in ospedale a togliere il catetere... e mentre mi vestivo il liquido nel tubo si è di nuovo colorato di rosa. Sconforto.
Però la cosa si è esaurita subito, nel giro di pochi minuti era di nuovo chiaro e al lavaggio eseguito in ambulatorio non c'erano coaguli né sangue: via il catetere, finalmente!
Dopo tanti giorni mi sembra ancora strano potermi muovere senza l'ingombro del tubo e della sacca e poter stare seduta senza fastidi, una libertà a cui mi ero quasi disabituata.

Sono ancora piuttosto debole e mi stanco molto facilmente, ma i problemi di nausea e vomito si sono ridotti e ho ricominciato a mangiare, anche se con porzioni molto ridotte perché ho poco appetito. Ma sono tutti piccoli traguardi di normalità.
La prossima settimana ho cistoscopia e uroTAC: speriamo che possano dare qualche indicazione più chiara sulle cause del problema e soprattutto le possibili soluzioni.


Mi rendo conto che c'è un grande assente in questo racconto, ma solo nel racconto: in tutta questa odissea, Renato è sempre stato al mio fianco. 
Mi ha accompagnata ovunque, ha passato tante, troppe notti in bianco aspettando ore e ore nelle sale d'attesa in pronto soccorso e tante, troppe volte è andato al lavoro con solo un paio d'ore di sonno alle spalle e tante, troppe volte è uscito in anticipo per portarmi in ospedale o venirmi a prendere. È venuto a trovarmi ogni giorno in ospedale, portandomi biancheria pulita e altre cose utili, ha contrabbandato cibi sfiziosi quando facevo fatica a mangiare. Ha cucinato per me a casa e mi ha portato in camera i pasti, le bottiglie d'acqua sempre fresca, i farmaci, la frutta, la pizza. Ha passato più volte al giorno l'aspirapolvere in camera e sul letto per raccogliere i peli di Ettore. Ha sopportato il mio malumore, asciugato le mie lacrime e abbracciato la mia paura.
Lui c'è sempre e io non so nemmeno immaginare quale costo di fatica, paura e dolore sia necessario per rimanermi vicino in questo percorso così impervio e accidentato e mi sento in colpa per tutto quello che deve sopportare per me. Lo so che non è "colpa mia", ma è "a causa mia" e mi dispiace.


*Ci tengo a sottolineare che il cogl... medico che mi ha dimessa è stato un'eccezione: tutti gli altri che si sono occupati di me in pronto soccorso, medici, infermieri e OSS, l'hanno fatto con grande professionalità, attenzione e gentilezza.


domenica 26 luglio 2026

Ripartiamo da zero

Venerdì sono dovuta tornare per l'ennesima volta al pronto soccorso perché le urine erano di nuovo piene di sangue.
Ancora lavaggi, i primi terribili con un catetere rigido, i successivi comunque fastidiosi perché l'urologa ha ripetuto più e più volte l'aspirazione, cercando di raggiungere ogni parte della vescica per eliminare tutti i coaguli presenti, controllando la situazione con l'ecografo ogni due o tre passaggi. E nonostante tutto questo, l'ecografia continuava a mostrare qualcosa di strano nella parte bassa.
Nel frattempo era arrivato anche l'esito dell'ultima coltura: non una, ma ben due infezioni, per fortuna trattabili con antibiotici comuni che si possono assumere a domicilio.
È chiaro che c'è qualcosa che non va, ma non è per niente chiaro cosa, quindi l'urologa ha deciso di ripartire da zero.


Devo tenere il catetere almeno per una decina di giorni, per favorire l'espulsione dei coaguli e far "riposare" la vescica e nel frattempo trattiamo le infezioni con una settimana di antibiotici ad alto dosaggio e una a dosaggio ridotto. Quando toglieremo il catetere, è previsto un trattamento locale con acido ialuronico, che durante il ricovero si era dimostrato abbastanza efficace per rinforzare la parete vescicale.
E poi indaghiamo: devo ripetere l'uroTAC e la cistoscopia, per capire cos'è quell'anomalia che si vede nell'ecografia, e poi esame urine e coltura per verificare che i batteribastardi siano stati debellati.
Un programma ragionevole e condivisibile, ma lungo e pesante, non facile da sopportare avendo già sulle spalle la fatica delle scorse settimane.

C'è di buono che non è previsto ricovero: se non ci sono problemi particolari, posso restarmene a casa.
Se non ci sono problemi, appunto.
Ieri è andata abbastanza bene: non avevo più febbre, il sanguinamento si era fermato e a parte la stanchezza non avevo grossi fastidi. 
Invece quando mi sono svegliata stamattina il contenuto della sacca era di nuovo rosso scuro, con diversi coaguli, l'emoglobina era scesa, anche se non a livelli di emergenza, e sono stata tormentata per tutto il giorno dalla nausea. 
Quando Renato mi ha chiesto se doveva portarmi in ospedale, mi sono messa a piangere. Non ci voglio tornare, non voglio stare ancora lontano da casa, sono stanca di stare male.
Per fortuna già in tarda mattinata il sanguinamento si è fermato e non c'è stato bisogno di tornare in pronto soccorso, sono rimasta con il mio infermiere preferito, che in questi giorni è in servizio 24 ore su 24... perché lui sa!


Ma mi sento sempre addosso la minaccia di altri guai, come una spada di Damocle appesa a un filo troppo sottile, perché ogni volta che un problema sembra risolto, ne escono due di nuovi.
Ah, naturalmente con tutti questi casini di fare la chemioterapia non se ne parla proprio: rinviata a data da destinarsi. Giusto per farci sentire ancora meno tranquilli...


giovedì 23 luglio 2026

Cose che vanno, che restano, che tornano

Sono stata dimessa lunedì pomeriggio e sono tornata a casa, molto provata e non completamente guarita.

Mi sono lasciata alle spalle tanti piccoli e grandi fastidi ospedalieri. 
Le lenzuola piene di pieghe che mi segnano la pelle e i telini impermeabili che mi fanno sudare.


Il bagno senza doccetta, in cui per lavarmi mi sono dovuta aiutare con un bicchiere riempito più e più volte. 
Il cambio turno alle sette del mattino e le flebo da cambiare a mezzanotte.
Il tè della colazione, così acido che dopo qualche giorno ci ho rinunciato.
L'ago di Huber per il port, che si erano finalmente decisi a utilizzare dopo che si era chiuso il quinto accesso venoso sulle braccia ormai coperte di ematomi, e che ha funzionato benissimo senza darmi il benché minimo fastidio, ma il cerotto che lo copriva mi faceva prudere da matti la pelle.
Un rumore gorgogliante e ininterrotto in camera che non sono mai riuscita a capire da dove provenisse: l'impianto dell'aria condizionata oppure il sistema di distribuzione di gas medicali?
L'antibiotico ospedaliero che mi ha devastato lo stomaco. 
Lavarmi a pezzi, con la sensazione di non essere mai davvero pulita; la prima cosa che ho fatto a casa è stata una lunga doccia. 
L'odore di ospedale, che non è quello forte ma non sgradevole del disinfettante, ma il lezzo stantio della malattia che si attacca ovunque, tanto che Renato ha lavato anche la biancheria che non avevo ancora indossato.  


Ma ci sono altre cose che mi sono dovuta mio malgrado portare a casa. 
La debolezza estrema che mi rende difficile affrontare anche uno sforzo minimo come lavarmi i denti. 
La difficoltà di mangiare persino i cibi di cui sono più golosa e che ora riesco appena ad assaggiare. 
La faccia pallida e sbattuta, invecchiata di cinque anni in pochi giorni, il corpo flaccido e cadente per la perdita di diversi chili di muscoli.


L'acufene, il fischio alle orecchie di cui soffro da molti anni, che nelle ultime settimane è fortissimo, e un probabile ulteriore calo dell'udito, per cui fatico tantissimo a capire qualsiasi cosa mi venga detta. 


E poi ci sono le cose che pensavo di aver superato e invece sono tornate. 
I fastidi urinari e qualche linea di febbre che fanno sospettare che ci sia ancora un'infezione, anche se sembra impossibile dopo il bombardamento di antibiotico.
La nausea che ogni tanto fa ancora capolino. 
La sensazione di sconforto perché evidentemente c'è ancora qualcosa che non va, ma non riesco a capire cosa. 

Questa fatica non è ancora finita e io sono tanto, tanto stanca.  


sabato 18 luglio 2026

Oscillando

Ho passato quasi una settimana senza scrivere semplicemente perché stavo troppo male. 
Sono stati giorni molto pesanti, in un tunnel di sofferenza di cui non si vedeva l'uscita, e non ho voglia di parlarne.
Finalmente va un po' meglio. 

Ho completato il ciclo di antibiotico, un farmaco a uso esclusivamente ospedaliero che spero abbia picchiato sul batteriobastardo con la stessa forza con cui mi ha devastato lo stomaco. 
Stamattina mi hanno tolto il catetere e oggi sono stata abbastanza bene, ma stasera la nausea sta facendo di nuovo capolino. Uffa.
Però forse domani o lunedì si torna a casa e non so se essere felice o spaventata, perché sicuramente a casa il recupero è più veloce, ma ho paura di stare di nuovo male: oscillo tra speranza e timore.



domenica 12 luglio 2026

Unità di misura non convenzionali

Sono in ospedale da giovedì con una brutta cistite emorragica. Molto emorragica: ho appena finito la terza trasfusione di sangue.


Dopo due giorni passati a sanguinare ed espellere coaguli enormi, giovedì sera ero distrutta, non riuscivo più a fare nemmeno i pochi passi dal letto al bagno, avevo la febbre e alla misurazione casalinga l'emoglobina risultava molto bassa, così ho chiesto a Renato di portarmi in ospedale. 
Sono rimasta un giorno e mezzo in pronto soccorso poi finalmente si è liberato un posto in reparto, in realtà un'intera stanza, perché sono in isolamento infettivo per l'ennesimo batteriobastardo.
Non c'è molto che si possa fare per fermare la perdita di sangue: antibiotico ospedaliero contro l'infezione, sospensione di tutti i farmaci con effetti anticoagulanti, controllo frequente del livello di emoglobina. Ma soprattutto aspettiamo che smetta.

Ho creato una nuova unità di misura per quantificare il sangue che viene aspirato quando mi fanno i lavaggi: il maiale scannato, che corrisponde alla quantità di sangue che viene raccolta quando si uccide un maiale.
I primi lavaggi sono stati da due maiali ciascuno, poi siamo scesi a uno e infine a mezzo. Ma tra un lavaggio e l'altro nella sacca continuano a raccogliersi maiali, al ritmo di tre o quattro al giorno. 


E poi ci sono le formiche ferocissime, la nausea, il vomito, la stanchezza, la nostalgia di casa, lo sconforto per troppe cose che vanno storte troppo spesso. 
Come sempre ci vuole tanta, tanta pazienza. 

Ancora una volta ho tante persone da ringraziare. 
Nello e Serena che si sono occupati di me anche da molto lontano, con aiuti più preziosi di quanto possiate immaginare.
Tutte le persone che mi sono vicine in mille modi, con un messaggio, un pensiero, un augurio. 
I donatori di sangue che ogni giorno salvano innumerevoli vite. 
A tutti voi, grazie. 


venerdì 3 luglio 2026

Livello successivo

Non è ancora stato possibile rivalutare la TAC perché la scorsa settimana la mia oncologa non ha potuto partecipare alla riunione multidisciplinare del gruppo sarcomi mentre ieri mancavano i radiologi. Speriamo che la prossima settimana ci siano tutti e riescano a visionare le immagini.

Nel frattempo però l'oncologa è riuscita a organizzarmi una visita urgente di terapia del dolore, perché sto avendo grandi difficoltà a gestire gli assalti acuti di elettroformiche, che hanno mantenuto più o meno sempre la stessa frequenza, ogni 3/4 settimane, ma sono passati da una durata di 18/30 ore a 48/60, mettendo a dura prova la mia capacità di sopportazione e rendendo spesso necessaria l'assunzione di antidolorifici "di emergenza", potenti e a effetto rapido, ma con effetti collaterali spesso pesanti: più di una volta mi sono trovata a dover scegliere se tenermi il dolore oppure cercare di arginarlo al prezzo di diverse ore di nausea e vomito.
La visita è stata interessantissima. 
Il medico palliativista ha esaminato con molta attenzione la mia storia clinica e mi ha spiegato i meccanismi del dolore neuropatico, il funzionamento delle diverse categorie di farmaci e le interazioni tra loro. 


Ho capito quindi che il dosaggio della mia terapia di base, quella che prendo ogni giorno, era davvero troppo basso, addirittura inferiore a quello che viene utilizzato inizialmente per valutare la tollerabilità dei farmaci e che ha un'efficacia terapeutica molto limitata. Non è colpa dei medici che mi avevano seguita prima: loro avevano proposto un dosaggio maggiore ma io, sempre restia ad assumere antidolorifici, avevo preferito mantenere l'assunzione più bassa possibile fintantoché la situazione fosse rimasta gestibile. Ora però non lo è più.
Ho scoperto anche che un farmaco che mi era stato prescritto per ridurre gli effetti collaterali degli oppioidi andava in contrasto con un altro, quindi la terapia è stata completamente modificata, sostituendo un farmaco, portando da una a due le somministrazioni giornaliere e aggiungendo un ulteriore farmaco che però inizierò a prendere tra qualche giorno, perché è meglio applicare una modifica per volta, per poterne valutare con precisione gli effetti.

Il giorno dopo la visita, quando ancora non avevo potuto iniziare la nuova terapia perché quando Renato era andato in farmacia la rete telefonica era KO in tutta la zona e non era possibile accedere alle ricette elettroniche, è partito un massiccio attacco di elettroformiche ferocissime.
Non era il solito dolore, localizzato in un punto ben preciso che ormai ho imparato a riconoscere, ma scosse elettriche fortissime in corrispondenza delle ultime due dita del piede fantasma. Un dolore atroce su cui anche i farmaci di emergenza avevano un effetto limitato, dolore da piangere, e non è un modo di dire: ho pianto davvero tanto negli ultimi tre giorni.


Ho ricontattato il servizio di terapia del dolore e il medico stamattina mi ha richiamata, benché fosse fuori servizio per un'emergenza familiare: bisogna accelerare i tempi e passare subito al dosaggio superiore, quello che inizia ad avere un'efficacia terapeutica significativa.
Lo accetto. Ho resistito per sette anni con dosi infinitesime, ma per tutelare la qualità di vita è il momento di passare al livello successivo.

giovedì 18 giugno 2026

Volpate preventive

L'esito della uroTC è stato inconcludente. Non ci sono masse né lesioni, non si vede nemmeno più il calcolo rilevato a dicembre nella colecisti, ma il tessuto adiposo addominale appare alterato, senza però evidenza patologica. Dato che prima dell'intervento di ottobre sembrava che ci fosse soltanto una massa tumorale ben delimitata e invece si è poi scoperto che anche tutto il tessuto intorno era malato, non siamo del tutto tranquilli e nei prossimi giorni la mia oncologa farà esaminare le immagini anche dai radiologi dello IOV, che hanno a disposizione tutta la mia storia degli ultimi anni e possono eseguire confronti e valutazioni più mirate.

Nel frattempo io continuo a guadagnare punti per il Premio Volpe.

1. Abbiamo dovuto sostituire il televisore del salotto, che si era guastato in modo irreparabile. Per fortuna avevo acquistato l'estensione di garanzia, per cui ho dovuto sborsare solo un centinaio di euro per un apparecchio nuovo di zecca. 
Qualche giorno fa, mentre guardavo un telefilm, non sono riuscita a capire una parte di un dialogo e volevo tornare indietro di una quindicina di secondi per riascoltarlo. Ho trafficato un po' con il telecomando nuovo, brontolando perché i pulsanti sembravano invertiti e per andare indietro dovevo premere il pulsante di destra anziché quello di sinistra.
Solo dopo aver indirizzato numerose maledizioni a fantomatici progettisti incapaci ho realizzato che stavo tenendo il telecomando al contrario.


2. Lunedì, prima di uscire a cena con la cugina e comare di matrimonio ho infilato i pantaloni.
Senza prima togliere i pantaloncini corti che avevo portato durante la giornata.

3. Quando ero piccola, i gancetti del reggiseno erano per me uno dei grandi misteri degli adulti: non capivo come facessero mia madre e le mie zie ad agganciarli dietro la schiena senza guardare. Quando è arrivato anche per me il momento di usare il reggiseno, ho capito che in realtà sono geniali, fatti in modo da poterli agganciare e sganciare facilmente con la sola guida del tatto.


Sono rimasta quindi molto perplessa, un paio di giorni fa, perché non riuscivo assolutamente ad agganciarli. 
Stavo indossando il reggiseno al contrario.


Dato che sono reduce dalla ventottesima seduta di chemioterapia, potrei giocarmi la carta del chemo brain... se non fosse che tutti questi episodi si sono verificati nei giorni immediatamente precedenti la terapia, quando avevo ormai smaltito la precedente!



venerdì 29 maggio 2026

Tranquilli, non sono io!

Stamattina UroTAC, in una struttura convenzionata perché in ospedale i tempi sarebbero stati biblici.
Avviso infermiera e tecnico di essere allergica al mezzo di contrasto, con reazione severa, ma che stiano tranquilli, perché dopo averlo scoperto, ho fatto una quarantina di TAC in vent'anni, undici solo negli ultimi cinque, con la premedicazione e sempre senza problemi.
Ovviamente non sono tranquilli: allertano l'anestesista e mi consigliano di fare l'esame in ospedale, la prossima volta. Come se non ci avessi provato...


L'infermiera ha centrato perfettamente la vena al primo tentativo e l'esame è stato rapido e privo di complicazioni. 
Scansioni velocissime con una macchina di ultima generazione: la prima volta che ho fatto una TAC con apparecchio a 128 slice mi aveva sorpreso non trovare il display con il conto alla rovescia dei secondi per le apnee, che indica per quanto tempo bisogna trattenere il fiato in modo da rimanere immobili durante la scansione, ma già alla prima passata avevo capito che con queste apparecchiature veloci non è più necessario, perché si tratta di 5/10 secondi al massimo. 


Dopo l'esame sono rimasta in attesa per una mezz'oretta, con l'agocannula ancora nel braccio per prudenza, in caso fosse stato necessario somministrare velocemente un farmaco per una reazione tardiva, possibilità remota perché non ne ho mai avute in passato, ma non si sa mai.
Nel frattempo ho scambiato qualche parola con le altre persone in attesa e dopo qualche minuto la signora che aveva fatto la TAC subito prima di me ha iniziato a lamentarsi di un prurito insistente, che peggiorava e si estendeva con il passare del tempo. Le ho consigliato di segnalare il problema al personale sanitario ed è andata a bussare alla porta della stanza di controllo della TAC. 


Posso solo immaginare il momento di panico dell'infermiera e del tecnico nel sentire bussare e parlare di reazione, dato che erano già in allerta* per me, ma ho visto chiaramente il loro sollievo quando hanno capito che non era quello che temevano, ma un problema non grave, da trattare semplicemente con un antistaminico. 
Tranquilli ragazzi, non sono io!

Ora sono alle prese con il consueto saporaccio metallico in bocca che rende cattivo tutto quello che mangio, e soprattutto che bevo, e con la sonnolenza da antistaminico. 
Vado a fare un pisolino, così stasera sarò pronta per lo spettacolo! 



* ho scoperto che si pronuncia allérta, con la "e" chiusa e anche che tralice ha l'accento sulla "i" (tralìce) e incavo sulla "a" (incàvo): utilità degli audiolibri! 

giovedì 28 maggio 2026

Prendiamo al volo le giornate buone

Le giornate si susseguono, scandite da problemi più o meno fastidiosi: una volta sono le formiche malefiche, un'altra il sangue nelle urine, un'altra ancora i crampi addominali, il dolore lombare, la nausea, l'intestino bloccato oppure iperattivo... e spesso due o più di questi insieme.


La sensazione, inquietante, è che tutti questi disturbi siano collegati tra loro e che ci sia qualcosa che non va nella parte bassa del mio addome, ma non si capisce cosa. E allora andiamo ancora di esami: lunedì ho consegnato i campioni per la citologia urinaria, domani ho una TAC urologica, tra un mese la cistoscopia.
La situazione è oggetto di scambi di messaggi con le amiche e come al solito quando c'è di mezzo ZiaCris, salta fuori qualcosa di simpatico.


Nel frattempo prendiamo al volo le giornate buone, decidendo all'ultimo momento di uscire, se sto bene, per un pranzo di pesce, una pizza con gli amici o per assistere a un evento sportivo, ma è capitato anche di dovermi tirare indietro all'ultimo momento, e intendo proprio pochi secondi prima di uscire, per un improvviso attacco di crampi.

Tengo le dita incrociate per domani sera, perché c'è un evento davvero straordinario, in cui si fondono musica e danza, immagini e parole, scienza e poesia. Lo scorso anno avevo assistito alla prima rappresentazione e ne ero rimasta assolutamente incantata, ci tengo molto a rivederlo.
Se siete da queste parti, ve lo consiglio senz'altro!




mercoledì 6 maggio 2026

Due viaggi in due giorni

Lunedì ho fatto l'ecografia all'addome, organizzata con grande tempestività dal gruppo multidisciplinare sarcomi per verificare l'anomalia sul fegato rilevata nella PET.

Prima di tutto, grazie a Tania che mi ha accompagnata. 
Mi avevano comunicato l'appuntamento giovedì pomeriggio per lunedì mattina, Renato non poteva accompagnarmi perché aveva il dentista, venerdì era festa e non c'era la possibilità di contattare l'associazione In Famiglia per chiedere un passaggio, quindi ho messo un annuncio su Facebook e nel giro di venti minuti Tania, avvisata dal fratello Eros, mi ha telefonato per dare la sua disponibilità.


L'ecografia non ha rilevato niente di strano: c'è il piccolo calcolo nella colecisti che si vedeva già nella TAC di dicembre scorso, la solita steatosi epatica, ma nessuna massa visibile. È quindi probabile che la PET abbia semplicemente rilevato un'infiammazione biliare legata al calcolo (vi ricordate le due coliche di marzo?) e non ci sia nulla di preoccupante. Tra due o tre mesi ripeteremo comunque la TAC.

Le analisi pre-chemio erano ottime per quanto riguarda il fegato, un po' meno per globuli bianchi e rossi, ma comunque ampiamente entro i limiti di sicurezza per autorizzare la chemioterapia di ieri, la ventisettesima. Per me è molto importante mantenere la programmazione della terapia questo mese e il prossimo, perché a luglio ho già tre uscite teatrali programmate e se spostiamo l'infusione di giugno anche solo di una settimana, potrebbe essere un problema.  


Il viaggio di ieri è stato un po' travagliato: abbiamo trovato un tratto di autostrada chiuso e qualche rallentamento per cantieri stradali, ma sono arrivata comunque in tempo, pochi minuti prima dell'orario previsto per la visita oncologica. Ho dovuto però attendere una buona mezz'ora perché la gestione di alcune situazioni contingenti aveva fatto accumulare un po' di ritardo nel programma delle visite. 

Durante le attese ospedaliere non mi guardo più di tanto in giro, di solito gioco con il telefono, però mi capita di accorgermi di qualche situazione particolare che si svolge proprio vicino a me e ieri ce ne sono state tre che mi hanno colpita. 
Una è stata proprio tra quelle che hanno generato il ritardo nelle visite: un ragazzo molto giovane per cui i medici stavano organizzando con urgenza la crioconservazione del seme prima di iniziare una terapia che l'avrebbe reso sterile.
La seconda riguardava una signora in attesa, che non si era accorta che avevano chiamato per ben due volte il suo numero di prenotazione, tanto che il medico è dovuto uscire dall'ambulatorio a chiamarla per nome. In un primo momento la cosa mi ha infastidita, poi la signora mi è passata proprio accanto e ho visto la sua espressione mortificata, ma soprattutto di totale smarrimento, l'espressione di chi ha appena sbattuto violentemente contro un muro che fino a mezzo secondo prima semplicemente non c'era. Ho notato anche che aveva un numero di prenotazione molto alto, segno che la visita era stata prenotata da poco, e ho pensato che probabilmente era la sua prima visita, forse per questo non sapeva bene come funzionasse il sistema di chiamata e forse era quello il motivo del suo smarrimento: doveva affrontare qualcosa di nuovo, inaspettato e spaventoso. Il fastidio iniziale è stato sostituito dalla comprensione: avrei voluto abbracciarla.
La terza è stata la famiglia che è entrata in ambulatorio subito prima di me: due genitori con una bambina di due o tre anni nel passeggino. Ho sperato con tutto il cuore che non fosse lei la paziente, ma la situazione sarebbe difficile e triste anche se la malattia avesse colpito uno dei genitori, 

Subito dopo la mia visita sono salita al Day Hospital, ho visto che il mio numero era già stato chiamato e mi sono precipitata nella sala assegnata.
C'erano addirittura due letti liberi, quindi ho potuto occuparne comodamente uno, disponendo tutto il mio armamentario di bottiglia dell'acqua, caramelle, cellulare, auricolari e stilo capacitivo per giocare più comodamente mentre ascolto un audiolibro durante le due ore di infusione.
Tutto tranquillo, sono arrivata a casa abbastanza presto, stanca e assonnata per effetto dell'antistaminico, ho mangiato qualcosa e poi mi sono addormentata sul divano con la Trappy a farmi compagnia.


Dopo cena sono andata a letto presto, ma nel frattempo l'effetto del cortisone aveva superato quello dell'antistaminico e sono rimasta sveglia fino a molto tardi. Poi però ho dormito bene.
Oggi l'effetto della chemio si fa sentire soprattutto con tanta stanchezza e il solito sapore cattivo in bocca, che dovrebbe durare fino a stasera, gestibile abbastanza bene con alimenti saporiti e speziati e qualche caramella tra un pasto e l'altro. Resta il problema delle bevande, perché non riesco a sostituire l'acqua. Posso bere un bicchiere di succo di frutta, una tazza di infuso o qualche sorso di una bibita, ma non ne tollero di più: quando ho sete, mi serve acqua e l'acqua oggi ha un pessimo sapore. Pazienza.

In effetti sono anche un po' rimbambita... più del solito, intendo.
Poco fa ho registrato i dati delle ultime bollette di casa nel file che mi sono costruita per tenere sotto controllo consumi e spese di energia elettrica, gas e acqua e mi sono fermata un po' a cercare di ricordare cosa significasse la colonna "auto" nel foglio dei consumi elettrici. Autolettura? Automatismo? No, significa semplicemente auto, cioè automobile: è la colonna in cui registro la quantità di energia utilizzata nel mese per ricaricare la mia macchina elettrica. Ripeto: il file l'ho fatto io e lo aggiorno ogni due o tre mesi. Andiamo bene...

sabato 25 aprile 2026

Questione di allenamento

La PET della settimana scorsa rileva:
- ulteriore riduzione della captazione sulla costola destra
- situazione invariata al polmone sinistro
- nuova area sospetta nella parte inferiore del fegato, da approfondire
- alcune zone di lieve alterazione nella parte bassa dell'addome, forse esiti di chirurgia
Come sempre la situazione è incerta. 
La chemioterapia continua a funzionare straordinariamente bene sulle metastasi toraciche, mentre sembra che la malattia stia di nuovo avanzando a livello addominale.
L'oncologa porterà il caso in discussione alla prossima riunione multidisciplinare, giovedì, per valutare come procedere, in particolare per quanto riguarda il sospetto sul fegato, per il quale il referto della PET raccomanda ulteriori controlli.

In altri tempi, nell'attesa sarei stata logorata dall'incertezza, ma adesso alle spalle ho vent'anni di allenamento, nei quali ho dovuto imparare a gestire le attese senza devastare la mia qualità di vita.


Questa è stata forse la conquista più importante del mio lungo periodo di convivenza con il cancro: ho imparato ad aspettare.
Ci ho lavorato tanto, tantissimo. 
Nei post dei  primi anni di questo blog si legge chiaramente la mia difficoltà a gestire i periodi dei controlli e i giorni di attesa dei risultati: se avessi continuato così, sarei crollata in poco tempo, non avrei mai potuto reggere per vent'anni una simile tensione.
 
Un po' alla volta ho imparato a confinare il pensiero degli esiti a momenti precisi della giornata, in modo che non condizionasse tutto il mio tempo. Ho imparato che nella grande maggioranza dei casi un posticipo di alcuni giorni, o anche di qualche settimana, non fa differenza nella gestione della malattia. Ho curato sempre di più la mia qualità di vita, cercando di riempire il mio tempo con ciò che mi rende più felice e serena e di dedicare il minimo indispensabile alle preoccupazioni. Ho accettato la possibilità che qualcosa - o anche tutto - vada storto.
È stato un lavoro molto lungo e molto faticoso, ma ne è valsa la pena.


Ora aspetto e basta, senza fare previsioni, senza alimentare ansie né illusioni, senza nemmeno pensarci tanto. 
Ho di meglio da fare che macerarmi nell'attesa, anche se le cose non vanno benissimo: continuo ad avere problemi rilevanti a livello urologico, ho spesso mal di schiena e faccio molta fatica a stare seduta e un paio di volte al mese le elettroformiche mi regalano due o tre notti in bianco. 
Ma proprio per questo cerco di stare meglio possibile e di sfruttare al massimo le giornate buone. 
Lo scorso fine settimana siamo andati a teatro e a vedere gara 3 della finale scudetto di pallavolo femminile e in questi giorni stiamo rivedendo per la millesima volta la trilogia del Signore degli Anelli.
Stare bene è (anche) una questione di allenamento.


domenica 5 aprile 2026

Auguri!


Messaggio di un amico:  
Cosa ci fa un coniglio sul biglietto degli auguri? Hai i gatti in sciopero?🤔
Non sia mai! 



sabato 28 marzo 2026

Geremiade

Avrei dovuto aggiornare il blog diversi giorni fa, ma ogni volta che provavo a mettere insieme le parole il risultato aveva un tono lamentoso che non è quello che voglio trasmettere.
Mi rendo conto che è difficile raccontare questo periodo senza sembrare una lagna. Ci provo e se non dovessi riuscire, abbiate pazienza, silenziatemi e passate oltre. 


Dopo la trasferta a Castelfranco di due settimane fa sono finita altre due volte in pronto soccorso.

Prima c'è stata un'infezione urinaria che richiedeva subito un antibiotico; era domenica e la guardia medica mi ha indirizzata in pronto soccorso, dove sarebbe stato possibile prelevare anche un campione per l'urinocoltura. 
Non conoscendo il batterio responsabile dell'infezione, non si può sapere a priori quale antibiotico sarà efficace, quindi si tira a indovinare, scegliendone uno ad ampio spettro e sperando che funzioni e l'urinocoltura serve per confermare o meno - a posteriori - la validità della scelta.
Ho dovuto insistere parecchio perché il medico richiedesse l'esame, che lui riteneva superfluo perché servono alcuni giorni per avere l'esito. 
Il problema è che se non si preleva il campione prima di iniziare l'antibiotico, poi la cosa va per le lunghe: bisogna aspettare di finire il ciclo di terapia, attendere 5-7 giorni prima di fare il prelievo e poi altri 4-5 giorni per l'esito, con il rischio che nel frattempo l'infezione si complichi se il primo farmaco non ha funzionato: mi è successo due volte l'anno scorso, quindi sono piuttosto sensibile all'argomento. 
Alla fine sono riuscita a convincere il medico a mandare il campione in laboratorio e qualche giorno dopo ho avuto la conferma che era stato scelto l'antibiotico giusto. Meglio così. 

Il catetere vescicale gigante è stato un tormento: nei tre giorni in cui l'ho dovuto sopportare ho maturato la convinzione che dovrebbe essere classificato come crimine contro l'umanità e quando finalmente l'ho tolto, il sollievo è stato enorme... ma di breve durata, perché qualche ora dopo ho avuto una colica biliare molto dolorosa e accompagnata da nausea e vomito. Fortunatamente avevo in casa un antidolorifico efficace per questo tipo di problema: Renato mi ha fatto l'iniezione e il dolore si è calmato. Dato che avevo usato l'ultima fiala, il giorno dopo ho chiesto alla mia dottoressa la prescrizione per ricomprare il farmaco e tenerlo a disposizione in caso di necessità. La ricetta è stata emessa nel tardo pomeriggio, quando Renato era già tornato dal lavoro e non ho ritenuto necessario farlo uscire di nuovo per andare in farmacia, si poteva senz'altro aspettare il giorno dopo: "Non vorrai mica che mi venga un'altra colica proprio stanotte!"
C'è bisogno di dirlo?
Quella notte ho avuto un'altra colica e sono dovuta tornare in pronto soccorso a farmi somministrare proprio quel farmaco.

L'odissea era finalmente conclusa, ma ne ho pagato le conseguenze ancora per qualche giorno, con una sensazione di malessere generale e tanti piccoli fastidi. 
Mi sono ripresa giusto in tempo per affrontare  la ventiseiesima chemioterapia, martedì scorso.
Credo però di aver accumulato una buona dose di stress, fisico ed emotivo, perché ne ho sentito  più del solito gli effetti: subito tanta stanchezza e da ieri sera anche nausea, oltre a un feroce attacco di elettroformiche malefiche che stanotte mi ha costretto a scegliere tra due modi di passare la notte in bianco: prendere l'antidolorifico che avrebbe placato il dolore, ma aumentato la nausea oppure tenermi le bestiacce malefiche? In ogni caso sapevo che difficilmente sarei riuscita a dormire. 


Ho tentennato per più di un'ora, sperando che il dolore si attenuasse, ma poi mi sono dovuta arrendere e ho inghiottito a malincuore la compressa di oppioide. Nel giro di un'ora il dolore si è calmato e ho iniziato a vomitare anche l'anima.