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mercoledì 29 gennaio 2020

Sistema di gestione per la qualità

Sono una persona pigra, pigrissima. E proprio per questo, sono una maniaca dell'organizzazione.
Le due cose non son affatto in contraddizione: un'attività ben organizzata produce risultati migliori in meno tempo e con meno fatica. Ai pigri conviene tantissimo essere organizzati e io ho sempre cercato di organizzare al meglio i miei doveri - lo studio, il lavoro, le incombenze domestiche - per avere più tempo a disposizione per lo svago e il riposo.

Già da bambina avevo capito che una buona organizzazione poteva aiutarmi a coltivare al meglio la mia pigrizia. Alle elementari uscivo da scuola a mezzogiorno e mezzo e alle due e mezza, massimo le tre, i miei compiti per casa erano già finiti e verificati dalla nonna Ester, così potevo dedicare tutto il resto del pomeriggio al gioco. Era fondamentale fare bene i compiti al primo colpo, perché la nonna non mi aiutava e non mi correggeva: li controllava e, se erano sbagliati - o anche solo in disordine - li dovevo rifare. Quindi era opportuno prestare attenzione alle spiegazioni della maestra, leggere con attenzione i libri di testo e tenere bene in ordine i quaderni, in modo da avere poi la maggiore quantità possibile di tempo libero. È stata una scuola di vita straordinaria, mi ha insegnato un principio fondamentale che ha profondamente influenzato tutta la mia esistenza: conviene sempre fare le cose per bene.
Non è nemmeno stata molto lunga, come lezione. Il primo giorno di scuola media, dopo aver fatto i compiti ho preso i miei quaderni e li ho portati alla nonna per la consueta verifica, ma lei non li ha nemmeno guardati: "Sono una maestra elementare, non una professoressa. Questo non è di mia competenza". Altra grandissima lezione: bisogna imparare a camminare con le proprie gambe. Oppure con il le stampelle o il deambulatore, ma quello l'ho scoperto parecchi anni dopo.


Con il passare degli anni, allo studio si sono affiancate le prime faccende domestiche e anche lì ho capito presto che conveniva organizzarsi: che si trattasse di cucinare, di stirare o fare le pulizie, era tutto più facile e veloce se prima di cominciare si faceva un programma di lavoro e si preparavano tutte le attrezzature necessarie. Quella in cui vivo ora è la mia quarta casa e quando ho progettato la cucina, avevo già perfettamente chiara la destinazione d'uso di ogni ripiano o cassetto: lì i piatti, qui le pirofile, là le padelle, qua le casseruole... In diciassette anni ho fatto solo qualche piccolo aggiustamento, l'ultimo dopo essere uscita dall'ospedale, quando per cause di forza maggiore il ripiano dei bicchieri ha dovuto cedere un po' di spazio ai medicinali, che ormai non ci stanno più nello spazio che fino all'anno scorso era più che sufficiente per contenerli.


Con il tempo, ho trasformato la mia mania per l'organizzazione in un lavoro: da più di vent'anni faccio consulenze di organizzazione aziendale.
Tutti i miei clienti sono stati tormentati fino allo sfinimento dalle mie raccomandazioni di definire procedure e istruzioni operative, di tenere in ordine le postazioni di lavoro, di documentare le attività svolte e i risultati ottenuti, di registrare e analizzare tutte le non conformità, per trovare soluzioni e  analizzare le cause e adottare azioni correttive per evitare di ripetere gli stessi errori. Sistemi di gestione per la qualità, li chiamano; io dico sempre che è semplice buon senso.
Qualche anno fa sono anche tornata all'università, addirittura due volte, per approfondire il metodo lean, che mira a eliminare tutti gli sprechi e organizzare ogni processo per ottenere i risultati richiesti nel più breve tempo e con il minimo impiego di risorse: praticamente la mia filosofia di vita! Una postazione di lavoro lean è ordinatissima: un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto, tutto quello che serve a portata di mano, niente spazio sprecato per ciò che che non serve.



L'inizio del lavoro in azienda come dipendente per me è stata una sfida: sarei stata capace di mettere in pratica tutto quello che avevo predicato per anni ai miei clienti?
La risposta è sì.
Ho scritto procedure per tutte le principali attività, registro ed elaboro tutti i dati che possono essere utili per controllare i processi e misurare le prestazioni e i livelli di servizio, pianifico il lavoro attraverso bacheche virtuali per il visual management... Non mi pesa, è il mio modo naturale di lavorare e mi ci trovo bene.*


Sono abituata da tempo all'idea che questa mia maniacale ossessione per l'organizzazione mi dia da vivere. Negli ultimi mesi però, mi sono resa conto che mi permette anche di sopravvivere.
La programmazione delle attività, l'ordine e la precisione dei gesti non sono più solo una questione di efficacia ed efficienza, di pigrizia o di risparmio: sono diventati uno strumento indispensabile per la mia sicurezza.
Vestirmi, lavarmi, cucinare, salire e scendere le scale, spostarmi dentro e fuori casa, usare il bagno... per qualsiasi attività quotidiana devo seguire sequenze precise di movimenti e avere a portata di mano tutto quello che mi serve, altrimenti rischio seriamente di farmi male.
Ci ho messo diversi giorni per identificare la migliore procedura di entrata e uscita dalla doccia, quella che riduce al minimo il rischio di cadere, e devo comunque applicarla sempre con la massima attenzione perché è un'operazione al limite della stabilità. Naturalmente devo anche avere il mio sgabello con i braccioli e il deambulatore, altrimenti diventa un suicidio. Il pavimento del bagno deve essere sempre asciutto e la zona di passaggio libera da tappeti, altrimenti le stampelle o il deambulatore potrebbero scivolare o impigliarsi.
Dopo aver rischiato un incidente, ho capito che posso usare le creme per il viso, il corpo o le mani soltanto quando vado a letto, e intendo dire proprio quando sono sul materasso e non ho in programma di alzarmi almeno per le successive due ore, perché usare il deambulatore o le stampelle con le mani anche solo un pochino unte, è davvero pericoloso. È il motivo per cui mi servivano le penne capacitive (graziegrazie!): mi permettono di usare l'e-reader o il cellulare anche dopo aver messo la crema senza ungere lo schermo.


Trasportare oggetti è molto difficile per me, a volte impossibile, se sono ingombranti e/o devo trasferirli da un piano all'altro della casa; una cosa apparentemente banale come spostare un foglio A4 senza piegarlo può trasformarsi in un'impresa davvero ardua. È il motivo per cui ho bisogno di tante cose doppie, da tenere a portata di mano in diverse posizioni: i due deambulatori, diverse paia di stampelle, i caricabatterie e gli auricolari per i telefoni...
Prima di iniziare a cucinare qualsiasi cosa, devo preparare sul piano di lavoro tutto quello che può servire e pianificare la sequenza delle attività per ridurre al minimo gli spostamenti. Se mentre sto lavorando in piedi mi accorgo che mi manca qualcosa che si trova un metro più in là, non posso semplicemente fare due passi di lato per prenderlo: devo sedermi sulla carrozzina, sbloccarla, spostarmi di fronte al punto in cui si trova quello che mi serve, bloccare la carrozzina, alzarmi, prendere il necessario, sedermi, sbloccare la carrozzina, tornare al punto iniziale, bloccare, e alzarmi di nuovo. Devo anche essere sicura che ogni cosa sia esattamente al suo posto, altrimenti potrei non riuscire a raggiungerla; per esempio, il sale grosso e l'olio devono essere non solo sullo scaffale giusto, ma anche nelle posizioni giuste, perché quando sono davanti ai fornelli, per evitare di spostarmi li devo prendere alla cieca, senza vederli.

In sostanza, anche a casa ho bisogno di pianificazione, procedure, ordine e gestione di non conformità e azioni correttive: il mio sistema di gestione per la qualità domestico.



*Nota per i miei clienti: è la dimostrazione che non vi chiedo cose impossibili!

4 commenti:

  1. Leggo sempre con piacere quello che scrivi e conoscere una parte del tuo vissuto di quando ancora non ti conoscevo e mi fai ricordare la casa di tua nonna Ester dove ho avuto il piacere di essere accolta. Mi hai anche fatto ricordare che la frase "Un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto" avevo 12 anni quando lessi questa frase all'interno di un armadio per farmaci del reparto dove ero ricoverata per l'epatite A e non l'ho mai dimenticata (ero già ordinata di mio) e ho sempre cercato di metterla in pratica scontrandomi molto spesso per chi non capiva e quindi non la condivideva, specialmente al lavoro.
    Scusami se mi sono dilungata e concludo dicendoti che la mia ammirazione, per come vivi tutte le prove che ti chiede la vita, cresce sempre di più!!! Un'abbraccio anche a Renato, Aki e Fergus...Mila

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  2. Incapace di mantenere l'ordine e refrattaria all'organizzazione, presente!
    Hai proprio ragione a causa del disordine si perde tanto tempo, leggere questo spiegone è stato, per me, rasserenante.
    Inarrivabile.

    Un abbraccio, Gio.

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  3. SEI VERAMENTE FENOMENALE...................NELLa VITA TI E' SERVITO ESSERE COSI'.
    BRAVISSIMA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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